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Golan in prima pagina finché Assad sarà impegnato a difendere il suo regime

 

L’indagine delle Forze di Difesa israeliane sui fatti di domenica al confine con la Siria rivela che i dimostranti siriani e le loro molotov hanno innescato l’esplosione di alcune mine causando la morte di otto o dieci di loro. Le forze israeliane hanno invocato per tre volte una “tregua” per consentire alla Croce Rossa di raccogliere i feriti, ma ogni volta i dimostranti ne hanno approfittato per cercare di guadagnare terreno.
Secondo le forze israeliane, molti dei dimostranti siriani che domenica hanno preso d’assalto la recinzione di confine e il valico di frontiera di Quneitra (in occasione dell’anniversario della guerra dei sei giorni del 1967, ribattezzato Giornata della Naksa o “arretramento”) si sono procurati le ferite, talvolta mortali, causando la detonazione di mine anticarro notoriamente posizionate da tempo su entrambi i versanti della frontiera. Secondo l’esame dei fatti condotto dalle forze armate israeliane, i dimostranti che hanno innescato le esplosioni delle mine non hanno usato alcuna precauzione, né si erano muniti di semplici strumenti come degli estintori: un comportamento irresponsabile che ha messo in gravissimo pericolo loro stessi e gli altri presenti. Alcuni di loro, specie all’altezza del valico di Quneitra, hanno anche gettato ordigni incendiari sui campi minati, con lo stesso risultato.
Secondo la valutazione riferita da fonti militari israeliane, diversi dimostranti hanno riportato gravi conseguenze o hanno perso la vita a causa dell’impossibilità della Croce Rossa di raggiungerli, dovuta al rifiuto dei dimostranti di cessare le violenze per consentire lo sgombero dei feriti. I comandanti delle Forze di Difesa israeliane hanno proclamato ben tre “tregue”, ma ogni volta i dimostranti ne hanno approfittato per cercare di avanzare.
Fonti dell’opposizione siriana, da tre mesi sotto il fuoco della repressione del regime di Bashar Assad in molte località del paese, sostengono che i dimostranti erano per lo più contadini siriani poveri, pagati 1.000 dollari ciascuno per partecipare all’assalto al confine israeliano e a tale scopo trasportati al confine in modo organizzato, con autobus messi a disposizione dalle autorità di Damasco. Secondo tali fonti, le autorità siriane avrebbero anche promesso fino a 10.000 dollari alle famiglie di chi fosse eventualmente rimasto ucciso negli scontri. (Da: YnetNews, 6.6.11)

La Siria sostiene che domenica, al confine, sarebbero rimasti uccisi 23 dimostranti e 350 feriti, numeri che l’esercito israeliano ritiene grossolanamente esagerati e che nessuno, nemmeno la Croce Rossa, ha potuto verificare. Secondo i primi risultati dell’inchiesta dell’esercito israeliano, i soldati hanno fatto un uso delle armi estremamente contenuto e mirato, sparando solo alle gambe dei trasgressori e solo dopo ripetute intimazioni in arabo e colpi in aria d’avvertimento. Alti ufficiali israeliani hanno confermato che le operazioni di domenica sono state condotte in modo da ridurre al minimo possibile il numero di feriti. Tutte le vittime si sono verificate sul versante siriano del confine, un dato che rende più complesso da parte delle Forze di Difesa israeliane l’accertamento dei dati esatti, che comunque devono essere molto inferiori a quelli diffusi dalle autorità siriane. Israele accusa la Siria d’aver creato ad arte una deliberata provocazione allo scopo di sviare l’attenzione interna e mondiale dalla perdurante sanguinosa repressione delle proteste anti-regime al suo interno. Polizia e militari siriani hanno assistito al tentativo di irruzione oltre confine senza intervenire in alcun modo per prevenirlo. La folla di dimostranti era anche accompagnata da équipe della tv di stato siriana. (Da: Ha’aretz, 6.6.11)

La ben preparata risposta delle Forze di Difesa israeliane al nuovo tentativo di far irrompere rivoltosi civili attraverso la frontiera settentrionale del paese ha fatto arrivare ai vicini ostili il fermo messaggio che Israele prende molto sul serio la difesa della propria sovranità. La confusione che si era registrata il 15 maggio, quando gruppi di attivisti erano riusciti ad attraversare il confine, ha spinto i comandi a fortificare la linea di frontiera e a posizionare un numero adeguato di soldati, con alti ufficiali presenti sul terreno pronti a reagire rapidamente agli sviluppi con nuovi ordini. Anche questa volta c’era il rischio che la situazione andasse fuori controllo, con un numero di vittime ben superiore, se le forze israeliane non avessero fatto tesoro dell’esperienza del mese scorso. I comandi hanno concentrato le truppe nelle aree giuste, presso Majdal Shams e Quneitra, e nessun militare si è lasciato cogliere di sorpresa quando dalla Siria è giunta la notizia, poi rivelatasi falsa, che la marcia verso il confine era stata cancellata. Le Forze di Difesa israeliane sono perfettamente consapevoli che devono combattere una guerra per i mass-media, oltre a quella per la difesa dei confini. Per questo ai soldati era stata data istruzione di aprire il fuoco soltanto dopo aver dato ripetuti avvertimenti contro il tentativo di forzare il confine. (Da: Jerusalem Post, 6.6.11)

Le alture del Golan hanno cessato di essere il fronte tranquillo dello stato d’Israele. La valutazione è che, finché il presidente siriano Assad sarà impegnato a difendere con la violenza il suo potere, e forse la sua stessa vita, le alture del Golan resteranno sulle prime pagine dei giornali. I siriani spingeranno i palestinesi nei punti di attrito con le Forze di Difesa israeliane, lungo il confine, nel tentativo di creare continui scontri che contribuiscano a distogliere l’attenzione locale e globale dalla profonda crisi interna siriana. L’organizzazione di queste nutrite dimostrazioni popolari non viene fatta coi social network di internet. Facebook giocherà forse un ruolo importante in Egitto, in Libia e in Tunisia, ma sul fronte palestinese non c’è nulla di nuovo: i palestinesi continuano ad essere docili strumenti nelle mani dei regimi di Siria, Libano, Giordania, Egitto e della stessa Autorità Palestinese, che li manovrano a piacere. Non è un caso se domenica i confini d’Israele con Giordania e Libano sono rimasti tranquilli, giacché le autorità di quei paesi hanno preferito, per il momento, mantenere la quiete. Ma se lo stallo diplomatico continuerà, questo potrebbe non essere più vero per l’Autorità Palestinese. (Da: Yediot Aharonot, 6.6.11)

DOCUMENTAZIONE
L’attivista siriano per i diritti umani Muntaha Al-Atrash, intervistato il 4 aprile scorso dal quotidiano arabo edito a Londra Al-Sharq Al-Awsat, ha dichiarato: “Ogni volta che chiediamo libertà e democrazia, ci dicono che il nostro scontro con Israele è più importante delle meschine questioni interne".
Per la versione in inglese dell’intervista, si veda:
http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/207/0/5203.htm

Nella foto in alto: Un video di origine sconosciuta, messo on-line dall’opposizione siriana, mostra soldati siriani che si fanno beffe dei corpi di civili uccisi dalle forze repressive del presidente Assad. Secondo le fonti dell’opposizione, il filmato sarebbe stato girato sul tetto di una moschea della città meridionale di Dara’a, epicentro delle proteste anti-regime. La tv Al-Arabiya ha mandato in onda una parte del video oscurando il volto delle vittime. Nella versione completa del filmato (raggiunta da decine di migliaia di contatti su YouTube) si sentono i militari scherzare fra loro. Uno ad esempio dice: “Papà ti aveva detto di stare attento, ma non l’hai fatto” rivolto al corpo di un uomo apparentemente colpito da un proiettile in testa a distanza ravvicinata, mentre un altro militare siriano dice all'operatore che vuole avere una copia del video.
Per la parte del filmato mandata in onda dalla tv Al-Arabiya, si veda:
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4079027,00.html

Pubblicato il 28/7/2011 alle 12.0 nella rubrica Diario.

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