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Ma a Gaza non c'è nessuna crisi umanitaria, lo afferma la Croce Rossa

 

Oltre al Corriere c'è anche Repubblica sulla Flotilla, G. Cadalanu, Inviato o volontario ?
Testata: liberacittadinanza.it
Data: 25 giugno 2011
Pagina: 16
Autore: Giampaolo Cadalanu
Titolo: «Gaza, l'appello degli attivisti: l'Italia protegga la Flotilla. Il governo: tenteremo di fermarvi»

La REPUBBLICA di oggi, 25/06/2011, a pag.16, con il titolo "Gaza, l'appello degli attivisti: l'Italia protegga la Flotilla. Il governo: tenteremo di fermarvi", pubblica un articolo di Giampaolo Cadelanu, il quale, secondo quanto riportato dal sito ufficiale dei pacifisti-violenti, farà parte della (possibile) prossima Flotilla.Ma nel suo articolo, questo non lo specifica.
Prende poi uno strafalcione, grave per uno che sta per imbarcarsi, Alice Walker, che lui cita, non è l'autrice del "colore viola", ma la figlia.
Ne abbiamo scritto già ieri, nel riportare la presenza di Viviana Mazza del CORRIERE della SERA, anche per Cadelanu valgono le stesse domande.
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=40285
Segue, da L'OCCIDENTALE, l'articolo di Costantino Pistilli, nel quale viene riportata la dichiarazione dell Croce Rossa, secondo la quale a Gaza non c' è nessuna crisi umanitaria. Come la mettiamo ?

Ecco gli articoli:

La Repubblica-Giampaolo Cadelanu: "Gaza, l'appello degli attivisti: l'Italia protegga la Flotilla. Il governo: tenteremo di fermarvi"

La Franesina non ha nessuna intenzione di schierarsi a difesa della Freedom Flotilla e dei cittadini italiani che saranno imbarcati nel viaggio verso Gaza. Anzi, il ministero degli esteri " vuole adoperarsi per evitare la partenza" del convoglio intenzionato a forzare il blocco israeliano al largo della Striscia. L'appello dei militanti al governo è stato respinto nettamente: per Franco Frattini " il modo migliore per portare assistenza agli abitanti di Gaza è quello di inviare gli aiuti umanitari attraverso gli appositi valichi terrestri, evitando ogni tipo di provocazione". Tanto più che dopo l'anno scorso la missione della flottillaa finita tragicamente con l'assalto delle truppe nspeciali israeliane alla nave turca " Mavi Marmara" che apriva il convoglio e l'uccisione di nove persone.
Ma i militanti non ci stanno e hanno chiesto l'intervento di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: " Ci muoviamo con mezzi assolutamnete pacifici, siamo disarmati e non riteniamo di essere una minaccia per Israele: il governo italiano è tenuto a garantire l'incolumità dei cittadini italiani che saranno in acque internazionali e disarmati". La delegazione italiana, accompagnata da un robusto numero di giornalisti, sarà a bordo della nave "Stefano Chiarini", carica, garantiscono gkli organizzatori, di medicinali, aiuti alimentari e sacchi di cemento per la ricostruzione della Striscia.
Intanto Israele sottolinea che la sua linea non è cambiata. La marina militare dello Stato ebraico si prepara a bloccare la strada alla flottiglia, annunciando che userà gli idranti. Essa "rappresenta un pericolo per la sicurezza dei civili israeliani", ribadisce un portavoce militare, secondo cui consentendo la libera navigazionbe verso Gaza si consentirebbe ai "terroristi di Hamas" la possibilità di rifornisrsi di armi da utilizzare contro Israele.
Di opinione completamente diversa la sxcrittrice afroamericana Alice Walker, che iin una intervista a Foreign Policy ha annunciato l'intenzione di far parte della spedizione.. L'autrice "del colore viola" sottolinea che la missione delle navi non è solo quella di portare aiuti, quanto soprattutto quella di " portare attenzione" sulla situazione dei palestinesi. La Walker ricorda che la riapertura del valico fra la Striscia e l'Egitto è insufficiente: " Si possono solo portare due valigie, non si possono certo ricostruire le fognare in questo modo".

L'Occidentale- Costantino Pistilli: " A Gaza non c'è nessuna crisi umanitaria (parola di Croce Rossa)

"Non c'è nessuna crisi umanitaria a Gaza e la situazione, nonostante la grande attenzione dei media, non è eccessivamente grave", è quanto dichiarato da Mathild Redmatn, vice direttore della Croce Rossa nella Striscia, che ha aggiunto: "Israele ha il legittimo diritto di proteggere la propria popolazione civile". Ciononostante, un’altra Flottiglia composta da circa venti convogli è pronta per portare nella Striscia di Hamas irenici aiuti umanitari.

Da parte sua, Israele ha già approvato il passaggio e la consegna di materiali per un valore di 100 milioni, necessari per costruire 1.200 nuove case e 18 nuove scuole nella stessa Striscia e Robert Serry, inviato Onu per il Medio Oriente, ha espresso “soddisfazione per questo passo importante". Il maggiore Guy Inbar, portavoce del ministero della Difesa israeliano per l'unità che coordina le attività di Israele con Gaza e in Cisgiordania, ha assicurato che i lavori per la ricostruzione di Gaza saranno gestiti dalle agenzie delle Nazioni Unite che si occupano del popolo palestinese, in linea con l’Accordo firmato tra l’Autorità nazionale e l’Onu ma mai implementato da quando Hamas è salito al potere a Gaza.

Nel frattempo, ogni due settimane Israele veicola circa 50.000 tonnellate di merci nell Striscia. Oltre ad accelerare il flusso di materiali da costruzione lo Stato ebraico dall'inizio del 2011 ha ricevuto 1.500 domande spedite dagli abitanti di Gaza per l'assistenza sanitaria in Israele. Dal mese di aprile l'ottanta per cento dei candidati è stato ammesso.

Hamas, invece, continua a ricevere armi di contrabbando attraverso i valichi di frontiera e via mare dal confine con l’Egitto, tra cui l'artiglieria e missili made in Iran. Durante questa settimana sono piovuti da Gaza due missili Qassam contro il sud d’Israele. Gerusalemme ha risposto bombardando un tunnel utilizzato per portare le armi ai terroristi nella Striscia.

Israele si prepara ad affrontare i peggiori scenari, vista l’instabilità provocata nell’intera area mediorientale dalla Primavera araba e dalle continue minacce che piovono da Teheran. Problemi che si riversano sui confini israeliani resi ancora più insicuri da una situazione interna palestinese per nulla salda: l’incontro sponsorizzato dall’Egitto tra Khaled Mashaal, capo dell’ufficio politico del movimento islamico, e il leader di Fatah, Abu Mazen, è stato rimandato sine die a causa del disaccordo sulla nomina del premier.

Le divergenze tra le due fazioni erano iniziate quando il Comitato centrale del partito Fatah aveva annunciato il nome di Salam Fayyad, attuale primo ministro dell’Anp, come candidato-premier del nuovo esecutivo. Una scelta che non è piaciuta per nulla ad Hamas che ultimamente ha visto mettere in prigione 11 membri del partito per ordine di Abu Mazen.

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Pubblicato il 26/6/2011 alle 16.3 nella rubrica Diario.

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