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Dal G8 fondi per l'Egitto. Un 'premio' per l'apertura del valico di Rafah ?

Cronaca di Maurizio Molinari. Ibrahim Refat cerca di minimizzare le conseguenze

Testata: La Stampa
Data: 27 maggio 2011
Pagina: 18
Autore: Maurizio Molinari - Ibrahim Refat
Titolo: «Il nuovo Egitto apre la frontiera di Gaza»

Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 27/05/2011, a pag. 18, l'articolo di Maurizio Molinari dal titolo "  Obama-Sarkozy. Soldi e sostegno alle rivolte arabe", a pag. 19, l'articolo di Ibrahim Refat dal titolo "  Il nuovo Egitto apre la frontiera di Gaza", preceduto dal nostro commento.
Ecco i due articoli:

Maurizio Molinari - "  Obama-Sarkozy. Soldi e sostegno alle rivolte arabe"


Maurizio Molinari, Barack Obama

Barack Obama e Nicolas Sarkozy spingono il G8 a varare il sostegno economico alle rivolte arabe e premono per la linea dura contro i dittatori, ma l’ostacolo da superare è la Russia, che si mostra più disponibile a cooperare sull’assedio a Muammar Gheddafi anziché sulle sanzioni contro Bashar Assad, suo stretto alleato. I leader di Stati Uniti e Francia si muovono in sintonia, con azioni convergenti. Obama presenta la «partnership economico-commerciale » con Egitto e Tunisia, le uniche nazioni arabe dove finora le rivolte hanno prevalso, per incentivare ovunque le riforme, e il summit la approva, assieme alla disponibilità del Fmi di elargire 35 miliardi di prestiti. Sarkozy guida le trattative sull’affondo contro i dittatori che fanno strage di cittadini. Il capo dell’Eliseo redige una bozza di condanna dei leader di Damasco colpevoli di «ricorrere a forza e intimidazioni contro i civili» che include anche sanzioni contro Assad e consiglia al colonnello libico Gheddafi di «andarsene in fretta» perché «prima lascia il potere più potrà scegliere la destinazione». Ovvero, la finestra di tempo per negoziare l’esilio sta per chiudersi. FraUsa e europei l’intesa è solida. «Con il britannico David Cameron andiamo mano nella mano» riassume Sarkozy. Anche il premier giapponeseNaoto Kan converge durante il bilaterale con Obamamentre il nodo da sciogliere è russo. Il Presidente Usa incontra Dmitry Medvedev cercandone il consenso sull’approccio complessivo alle rivolte arabe. Ciò che più conta è reclutare il Cremlino nelle pressioni su Gheddafi perché le posizioni russe a favore di un dialogo diretto fra regime e ribelli vengono considerate dalla Nato ossigeno per il Colonnello assediato. Mike McFaul, consigliere sulla Russia della Casa Bianca, spiega: «Il Presidente ha parlato conMedvedev sull’importanza di rompere l’impasse in Libia, ma non posso rivelare i dettagli». Poiché la Russia è uno dei maggiori fornitori d’armi di Tripoli sin dalla Guerra Fredda, Obama vuole che Medvedev giochi questa carta per spingere Gheddafi a lasciare il potere. È un fronte sul quale McFaul vede delle aperture russe,mentre sulla Siria l’atmosfera è tutt’altra perché Assad è l’alleato arabo più importante di Mosca. «La Russia ha buone relazioni con molti Paesi, in Nord Africa e Medio Oriente, che possono risultare utili a promuovere le riforme» sottolinea Ben Rhodes, consigliere strategico di Obama, limitandosi ad auspicare la partecipazione di Mosca a una «vasta coalizione per aumentare la pressione sul regime siriano». Il linguaggio cauto cela la difficile limatura del testo anti-Assad: Mosca si oppone a nominarlo direttamente. D’altra parte Medvedev ha parlato al telefono proprio con Assad prima di arrivare al G8, attestando l’esistenza di un legame privilegiato. Anche sul piano di sostegno economico a Egitto e Tunisia, Obama vuole coinvolgere Medvedev affinché l’approvazione del piano abbia il massimo impatto, e qui l’assenso arriva senza esitazioni. Nel complesso, Obama punta ad allargare alla Russia la strategia Usa-Ue per favorire le riforme arabe. I dodici accordi bilaterali firmati - dal Nagorno-Karabakh al regime dei visti - confermano la volontà di consolidare le relazioni su più fronti dopo la ratifica dello Start.Ma su tale strada si frappongono due difficoltà di rilievo. È McFaul a descriverle: l’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio bloccata dal veto della Georgia, e il sistema antimissile della Nato. A tale proposito McFaul spiega che «sono in corso tre negoziati paralleli,militari e politici, ma il problema è che loro temono il posizionamento in Europa di intercettori che in futuro potrebbero minacciare i missili intercontinentali russi: alla base c’è un problema di fiducia». Medvedev lo riassume così: «L’intesa sulla difesa antimissile? Forse avverrà fra i leader del 2020».

Ibrahim Refat : "  Il nuovo Egitto apre la frontiera di Gaza"


Fratelli Musulmani

Il nuovo Egitto 'democratico', dopo aver permesso ad alcune navi da guerra iraniane di attraversare il Canale di Suez, ha annunciato l'apertura del valico di Rafah. Una pessima notizia per Israele, ottima per i terroristi di Hamas.
Non c'è da stupirsi, visto lo stretto legame fra Hamas e Fratelli Musulmani.
A stupire, invece, è la linea adottata dalla Stampa. Il pezzo di Refat cerca, senza riuscirci, di minimizzare le conseguenze derivanti dall'apertura del valico. Hamas potrà ricevere armi e tutto ciò di cui ha bisogno per attaccare Israele. La Striscia di Gaza, contrariamente a quanto scrive Refat, non è sotto assedio. Semplicemente Israele controlla ciò che entra ed esce, per difendersi dagli attentati dei terroristi. Se Hamas non cercasse di cancellare lo Stato ebraico e non lanciasse razzi, non ci sarebbe bisogno di controlli così stretti e severi.
Ma, nell'articolo di Refat, non c'è traccia dei razzi di Hamas contro la popolazione israeliana, come mai?
Questo è il nuovo Egitto 'democratico' al quale il G8 vorrebbe dare dei finanziamenti. Uno Stato che appoggia i terroristi di Hamas contro Israele può essere definito democratico?
Ecco l'articolo:

La giunta militare al potere in Egitto dopo la caduta di Mubarak ha deciso di riaprire inmodo permanente il valico di Rafah, nell’estremo Sud della Striscia di Gaza, a ridosso del confine egiziano. La decisione ha scatenato contrastanti reazioni fra Hamas e Israele, che impone un blocco alla striscia di Gaza dal 2007. Per Hamas si tratta di «una scelta coraggiosa e positiva in pieno accordo con il sentimento dell’opinione pubblica egiziana, palestinese e araba». Per il vicepremier israeliano, Silvan Shalom, la riapertura del valico, invece, «rappresenta uno sviluppo pericoloso che può favorire l’ingresso di armi e di membri diAlQaeda». Tra gli obiettivi del Cairo c’è anche quello di accelerare la riconciliazione tra il presidente Abu Mazen e Hamas. Obiettivo che non viene smentito dalle autorità egiziane, che hanno confermato che intendono in questo modo mettere fine alle divisioni fra i palestinesi e completare il processo di rappacificazione. Un altro obiettivo non dichiarato dal Cairo, invece, è quello di distanziarsi dalla politica impopolare dell’ex regime di Hosni Mubarak. Per tutti questi anni l’ex raiss aveva collaborato con Israele al mantenimento dell’assedio alla Striscia di Gaza. Naturalmente il valico di Rafah non sarà un colabrodo, come sostiene Israele. Sarà aperto su base giornaliera dal 7 alle 17 tutti i giorni salvo i giorni festivi e le festività nazionali sotto gli occhi vigili dei mukabarat (l’Intelligence egiziana). I palestinesi maschi sotto i 18 anni e sopra i quaranta saranno esentati dal visto d’ingresso, stesso trattamento sarà riservato alle donne di tutte le età. E al contrario la riapertura del valico potrebbe ridurre il proliferare di tunnel sotterranei utilizzati in questi anni per il contrabbando di merce e armi fra Gaza e l’Egitto. Alle reazioni negative di Israele ha risposto, dal G8 di Deauville, il capo negoziatore dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Saeb Erekat, che ha accusato Gerusalemme di agire in modo da rendere impossibile la soluzione dei «due Stati per due popoli» chiesta dal presidente americano Barack Obama. Erekat ha condannato la costruzione di 60 nuovi alloggi per coloni a Gerusalemme Est.

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Pubblicato il 29/5/2011 alle 11.0 nella rubrica Diario.

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