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Onore al Dr. Shai Sokker, israeliano, che ha guidato il team che per ha costruito il primo fegato artificiale Realizzato primo fegato umano in provetta

Sebbene un fegato sia composto di circa 100 miliardi di cellule, quello costruito da Sokker e compagni e' di solo 100 milioni di cellule, grande come una nocciolina, ma funziona.

 

È “mini” ma funziona: ecco il primo fegato realizzato in provetta

Non è ancora pronto per essere impiantati nei pazienti, date il suo formato “mini”, ma risulta perfettamente funzionante, proprio come quello vero: è il primo fegato umano della storia ad essere realizzato laboratorio.

Un grande passo avanti, quello compiuto dai ricercatori americani di Anthony Atala, dell’Istituto di medicina rigenerativa del Baptist Medical Center della Wake Forest University di Winston Salem (nello stato della North Carolina), che potrà tornare utile sia come modello per nuovi farmaci sia per i trapianti su persone con insufficienza epatica.

I risultati del lavoro saranno presentati nel corso dell’American Association for the Study of Liver Diseases di Boston. Shay Soker, coordinatore della ricerca, si dice “entusiasta” del traguardo raggiunto dalla sua equipe, ma tiene a precisare che questo non è che la fase iniziale di un lungo cammino e che prima che i pazienti possano trarre beneficio dalla scoperta bisogna superare ancora degli ostacoli.

Il primo di questi è quello del rigetto dell’organo trapiantato ed è pertanto necessario, come ha spiegato l’esperto, “valutare se questi organi sono sicuri per i pazienti stessi”. Solo superato questo si può pensare di crearne uno di dimensioni compatibili al corpo umano. Per creare il mini fegato, Soker e la sua squadra si sono avvalsi di una base animale di supporto, svuotata di tutte le sue componenti cellulari (con il cosiddetto processo di “decellularizzazione”realizzato con dei detergenti) e dotata solo di un’impalcatura di collagene e vasi sanguigni, per poi riempirla, attraverso un vaso sanguigno, di cellule umane: staminali adulte epatiche (cioè le cellule precursori del fegato di cui esiste una riserva in ciascun individuo) e cellule endoteliali (cioè quelle che costituiscono i vasi sanguigni).

Messi al posto giusto questi componenti, il tutto è stato messo in un bireattore, una sorta di incubatrice in cui il fegato è stato nutrito. Tempo una settimana e il mini fegato si è dimostrato funzionante. Resta da vedere ora se l’organo si rivela tale anche una volta trapiantato in animali. Solo dopo si può pensare di crearne uno di dimensioni compatibili al corpo umano.

Non è la prima volta che il gruppo di ricerca di Atala si distingue nel campo dell’ingegneria dei tessuti per la costruzione di organi in provetta. Già nel 2006, con un lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Lancet”, gli studiosi dell’Istituto erano riusciti a realizzare un pene artificiale in grado di restituire la fertilità ai conigli che presentavano un apparato genitale danneggiato.

Felicità sessuale dei conigli a parte, i successi dell’equipe sono importanti soprattutto per gli uomini: i risultati del loro lavoro secondo, gli urologi, potrebbero, infatti, segnare la parola “fine” a tutti i problemi di erezioni di cui soffrono alcuni uomini. E il gruppo di Atala non si ferma qua: nella rigenerazione di organi e tessuti e terapia cellulare i lavori continuano: sono in cantiere anche pancreas e reni.

Dopo il primo polmone in provetta, ricostruito in vitro da medici dell’università americana di Yale, si fa ora più lunga la lista degli organi realizzati in laboratorio. Se si continuasse su questa strada, partendo da cellule staminali del paziente stesso, un giorno non si potrebbe escludere la possibilità che ciascuno di noi, semmai dovesse nascere la necessità, potrebbe avere i propri “pezzi di ricambio” già a disposizione.

Pina D’Errico

da BARIMIA.INFO

 

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Pubblicato il 2/11/2010 alle 10.30 nella rubrica Made in Israel.

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