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Egitto. Un miliardario al di sopra della legge

Condannato a morte. Anzi no, a 15 anni di carcere. Succede in Egitto, ma solo se si è miliardari e membri del Partito Nazional Democratico di Mubarak. E’ la sentenza, rivista, per Hisham Talaat Moustafa, condannato come mandante dell’omicidio della popolare popstar libanese Suzanne Tamim. E’ stata una storia di sesso e affari loschi che ha tenuto inchiodata l’attenzione degli egiziani dal 2008, da quando, cioè, la popstar è stata trovata con la gola tagliata nella sua camera d’albergo nel Dubai. La cantante aveva appena respinto una proposta di matrimonio di Moustafa. Secondo l’accusa, quest’ultimo avrebbe ingaggiato un sicario, Mohsen al Sukkari, per ucciderla nell’albergo in cui era ospite. Che, tra parentesi, era di proprietà di Moustafa. Dopo un primo processo Moustafa è stato condannato per omicidio e condannato a morte. La sentenza era stata letta dagli egiziani come la prova che nessuno, nemmeno un membro dell’élite di potere, è al di sopra della legge. Poi, però, il tribunale stesso che lo aveva condannato ha chiesto di rifare il processo per vizi di procedura. E ieri ha commutato la pena in 15 anni di carcere. Ergastolo, invece, per l’esecutore materiale dell’omicidio. L’Egitto ha dato una prova di rigettare la pena di morte. Ma per gli egiziani è solo la dimostrazione che l’élite di potere è veramente sempre al di sopra delle legge. Lo ricorderanno alle prossime elezioni.

L'Opinione 29 settembre 2010

 

 

Pubblicato il 29/9/2010 alle 22.58 nella rubrica Diario.

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