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Gerusalemme non finanzi piĆ¹ Ong pacifiste e anti-israeliane

Angelo Pezzana
a destra l'accusa di "Im Tirzu" contro Naomi Chazan (foto in centro) con corno verde

Negli ultimi anni Israele ha dovuto non solo confrontarsi con i nemici esterni (terroristi palestinesi, libanesi, siriani, iracheni, iraniani), ma anche con un avversario in patria, particolarmente insidioso, perché sotto la copertura di un non meglio precisato “pacifismo”, ha quasi sempre portato avanti gli argomenti di chi vuole la distruzione dello Stato sionista. Finora, in nome della democrazia, tutti questi gruppi sono stati accettati e addirittura finanziati con soldi pubblici. I risultati sono però stati devastanti, e improvvisamente anche l’opinione pubblica israeliana si è svegliata e ha detto basta, dopo aver scoperto che, ad esempio, gran parte delle informazioni contenute nel Rapporto Goldstone sulla guerra a Gaza del gennaio dello scorso anno erano state fornite non solo da Hamas, come molti avevano creduto, ma da quelle ong (organizzazioni non governative) israeliane che anche i lettori di Libero conoscono, avendone raccontato imisfatti in diversi articoli. I loro nomi sono B’Tselem, che ha come obiettivo lo smantellamento dei posti di blocco, come dire via libera all’ingresso di chi vuole farsi esplodere fra i civili israeliani, poi l’Associazione per i diritti civili, quella dei Medici per i diritti umani, una selva di sigle dai nomi accattivanti, ma tutte con il preciso obiettivo di mirare a colpire l’imma - gine di Israele a livello internazionale, grazie ai fondi milionari raccolti in tutto il mondo dal Nif (New Israel Fund), un’organizzazione ritenuta fino ad oggi semplicemente umanitaria, mentre in realtà eseguiva gli ordini dei “benefattori”, in gran parte fondazioni americane, come Ford, Soros, Carter e, in parte, anche la Lega Araba. Su Maariv, il giornalista Ben Caspit ha calcolato che il bilancio annuale del Nif è di 25 milioni di dollari annui, distribuiti a pioggia in nome della difesa della democrazia, in realtà vanno a finanziare qualunque azione che diffami Israele a livello mondiale. La presidente, Naomi Chazan, è adesso sotto inchiesta parlamentare, dopo che l’atti - vità della sua organizzazione è diventata di pubblico dominio grazie alla denuncia presentata da “Im Tirzu”, un gruppo di giovani che si definiscono nuovi sionisti, nel senso che ne vogliono riproporre i valori. La sinistra di Meretz,ma soprattuto le varie Ong che rischiano di vedersi tagliare i fondi, hanno subito gridato alla caccia alle streghe, senza per altro aver individuato chi possa essere il Joseph McCarthy locale in arrivo. La verità è che è saltato in aria un perverso sistema di finanziamento, pericoloso per la sicurezza interna di Israele. Speriamo che l’indagine parlamentare non abbia dei tempi all’italiana e che i riflettori siano ben puntati. Di una guerra interna parallela Israele non ne ha proprio bisogno.

Pubblicato il 28/9/2010 alle 8.7 nella rubrica Diario.

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