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L'unione fa la forza. Nel kibbutz la vacanza alternativa

 

Venire in Israele e non visitare un kibbutz significa perdere uno dei capisaldi culturali oltre che sociologici dello Stato ebraico. Kibbutz è una parola che vuol dire raggruppamento e, nella sua forma più arcaica, risale ai primi insediamenti sionisti in Palestina allorché, sul lago di Tiberiade, nel 1909 venne fondata una comunità basata su rigide regole egualitaristiche e sul concetto di proprietà comune. Il motto fu «lavoro a favore della comunità»: ovvero, denaro ma servizi gratuiti dalla culla alla tomba e un sussidio basato sulle necessità individuali e il numero dei familiari. A importare questo modello furono soprattutto sionisti provenienti dalla Russia che vollero applicare alla lettera i dettami dell'ideologia di Marx, ovvero: «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni». Un modello che nel secondo dopoguerra riscontrò il plauso dell'ambasciatore sovietico che dichiarò agli israeliani: «Bravi, con i kibbutz siete riusciti a realizzare un micro-Stato collettivo come neppure in Russia ha mai avuto luogo». […]
Mimmo Di Marzio

Pubblicato il 14/4/2010 alle 17.59 nella rubrica Kibbutz.

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