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Contro la crisi si scommette anche sui bond islamici

 

Mentre i mercati crollano, cresce l'interesse degli investitori per la finanza islamica. La Dubai Bank pianifica di vendere quest'anno circa 500 milioni di dollari in bond islamici come parte di un programma di emissioni per cinque miliardi di dollari per finanziare una crescita che può vederla diventare una fonte globale di prestiti islamici entro il 2013.

La banca, non quotata, sezione del Dubai Banking Group (Dbg), potrebbe vendere la sua prima tranche nel prossimo «paio di mesi», in base alle condizioni di mercato, ha detto nei giorni scorsi l'amministratore delegato Salaam Al-Shaksy, citato dall'Arabian Business online. Il Dubai Banking Group, che fa capo alla Dubai Holding, di proprietà del sovrano di Dubai, detiene una partecipazione del 40% nella Bank Islam, la più antica e più grande banca islamica della Malesia (proprio la Malesia e gli Emirati Arabi Uniti, rispettivamente con il 60% e il 25% delle emissioni globali, sono i Paesi cardine del mercato dei bond islamici).

I bond islamici, o 'sukuk', sono strumenti di raccolta di capitali che hanno caratteristiche simili a quelle di una obbligazione convenzionale, con la differenza che, per rispondere alla legge coranica si basano solo su attività patrimoniali. La sharia, infatti, vieta l'interesse sui prestiti (il "riba") e la speculazione, oltre agli investimenti in settori non socialmente responsabili.  Conformandosi al divieto dell'Islam riguardante gli interessi sui prestiti, i "sukuk" remunerano i titolari attraverso i frutti di investimenti paralleli, come gli affitti di proprietà immobiliari.

La finanza islamica, tra l'altro, continua a crescere a ritmi vertiginosi (in media del +15% l'anno), con uno sviluppo dovuto sia alla grande disponibilità di denaro liquido nei Paesi produttori di petrolio sia all'allargamento della base economica nel mondo musulmano. Di qui l'esigenza di nuovi prodotti finanziari rispettosi del Corano, ma guardati con forte interesse anche dalle banche occidentali.

Nella sua nuova emissione, l'islamica Dubai Bank ha scelto la svizzera Ubs e la britannica Standard Chartered come banche pilota per la collocazione e ha già ricevuto dai potenziali investitori una buona risposta per la vendita dei "sukuk", ha detto Al-Shaksy. I bond saranno quotati alla Borsa di Londra e a quella di Dubai.

La decisione della Dubai Bank di vendere 'sukuk' giunge nel momento in cui il forte malessere che ha colpito i mercati convenzionali può favorire l'ulteriore diffusione della finanza islamica, che fino ad ora è stata relativamente al riparo dagli effetti della frenata dell'economia globale.

Pubblicato il 29/9/2008 alle 22.48 nella rubrica Diario.

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