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Islam/ Tra sciiti e sunniti, in rete è guerra di hacker -focus

 

 La Jihad era già sbarcata in Internet dove i forum islamico-radicali da tempo ospitano messaggi e minacce del mondo fondamentalista. Ma ora sta nascendo un fenomeno nuovo, la guerra virtuale. Sciiti e sunniti, che da 1.300 anni si scontrano a colpi di dottrina e di spada, ora lo fanno anche in a colpi di click: è esploso un vero e proprio conflitto tra hacker di diversa appartenenza settaria.

I siti-vittime si contano ormai a centinaia ed eminenti imam e predicatori di una parte e dell'altra forniscono le armi ideologiche ai pirati informatici, puntando su una possibile vittoria dei propri internauti, che sarebbe il segno d'una supremazia tecnologica d'una confessione sull'altra. Non mancano "campo d'addestramento" virtuali per gli "shahid". Su alcuni siti sciiti c'è un bando per iscriversi a corsi di formazione per hacker combattenti volontari nella guerra del mouse.

Scorrendo i siti web e alcuni giornali arabi, ci si accorge che non si tratta di semplice schermaglie tra smanettoni. La cronaca parla, per esempio, di "un attacco coordinato" degli hacker sunniti, che avrebbe distrutto oltre 300 siti web della fazione opposta. Mutuando la definizione dal Grande Satana americano, gli sciiti avrebbero risposto con una "vendetta chirurgica", che avrebbe "messo completamente fuori uso" 77 importanti siti sunniti, tra cui il diffusissimo Islam.net gestito da un noto predicatore saudita.

E come tutte le guerre che si rispettino, la propaganda la fa da padrona. A seconda di quale sponda del Golfo sia la fonte dell'informazione, la guerra ha avuto inizio per "una provocazione del nemico". Per l'agenzia stampa iraniana Fars News, "il tutto ha avuto inizio a maggio scorso, quando un gruppo di hacker sunniti" ha fatto irruzione nel sito web del grande ayatollah sciita Ali al Sistani. In quell'occasione è stata fatta un'operazione di "defacement" del sito: al posto del'homepage appariva un collegamento a una "registrazione audio" nella quale si prendevano in giro le "fatwa sessuali" della massima guida spirituale dell'Islam sciita.

Non è andata allo stesso modo per il foglio elettronico saudita Elaph, che considera l'irruzione nella versione on-line del quotidiano degli Emirati al Khaleej, avvenuta nello stesso mese di maggio, come la "prima provocazione" che ha dato il via alle ostilità. Alcuni hacker si sarebbero introdotti nel sito, con un banner in cui era raffigurato il Golfo con la scritta: "Il nome vero è 'Golfo Persico': era e rimarrà sempre così". Grande affronto per gli arabi (in stragrande maggioranza sunniti) che danno il nome 'arabo' allo stesso Golfo.

Ma, a prescindere da chi abbia ragione, sta di fatto che i dotti delle due confessioni non hanno fatto niente per calmare le acque. Anzi, almeno due tra i più autorevoli tra loro hanno assunto posizioni che hanno ulteriormente acceso gli animi. "Gli estremisti (sunniti) non vogliono far arrivare la voce dei sciiti al mondo", è stato il commento dell'ayatollah di Qom Nasir Mekram Shirazi, parlando dell'attacco informatico al sito internet di al Sistani. E ha rincarato la dose aggiungendo: "I pirati nemici devono sapere che i giovani sunniti affluiranno sempre in maggior numero verso lo sciismo".

Considerazione che è stata respinta al mittente dall'eminente predicatore egiziano Sheikh Youssif al Qaradawi il quale, dalla tv satellitare araba al Jazeera, ha invitato i sunniti "a stare in guardia e fare fronte contro la marea sciita". E, facendo riferimento anche alla guerra informatica in corso, ha aggiunto: "Con piccole cellule infiltrate nella società, gli ayatollah dell'Iran cercano di provocare sedizione e scontro con la maggioranza sunnita".

Intanto, le battaglie informatiche continuano. Il volto diuna ragazza dipinto con la bandiera dell'Iran blocca la prima pagina di molti siti sunniti con un verso del Corano che spiega la ragione della rappresaglia sciita: "Aggredite colui che vi ha aggredito". Ovviamente, nell'attacco ai tradizionali rivali wahabiti non manca un accenno all'eterno nemico: accanto al volto della ragazza iraniana, c'è la stella di David spezzata in due, come a rappresentare una primazia sciita nella lotta a Israele.

Pubblicato il 29/9/2008 alle 21.24 nella rubrica Diario.

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