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Il bordello dell'orrore: premiati col sesso gli schiavi di Auschwitz

 

Un'altra vergogna del Führer finisce finalmente sotto gli occhi di tutti : domani nella capitale viene inaugurata nel Memoriale antinazista di Neuengamme la mostra "Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern" che documenta la prostituzione forzata nei campi di sterminio. Si squarcia definitivamente il velo che, in nome del "pu dore della memoria delle vittime", ha occultato fino ai nostri giorni uno dei capitoli più infami della condizione femminile nel Terzo Reich. La prostituzione entrò ad Auschwitz per volontà di Heinrich Himmler, il capo supremo delle Ss. Porta la sua firma il decreto dell'11 giugno 1942 che autorizzava i comandanti dei lager «a fornire femmine nei bordelli ai detenuti più laboriosi». Il provvedimento era illustrato come «un incentivo» per la produttività dei deportati che dovevano lavorare nei lager a sostegno dell'econo mia bellica. Un «premio di produzione» per i più instancabili. Nella visuale dei gerarchi nazisti, il sesso, oltre a stimolare la laboriosità degli internati, doveva anche costituire un forte deterrente contro l'omosessualità serpeggiante nelle baracche. Non doveva comunque dare nell'occhio e nel decreto si raccomandava di nascondere alla vista dei visitatori il bordello del lager, come avveniva per i forni crematori. La prima baracca a luci rosse fu aperta a Mauthausen nel giugno 1942. Le altre seguirono a ruota ad Auschwitz (un postribolo nel campo centrale e l'altro a Monowitz), Gusen, Buchenwald, Flossenburg, Dachau, Sachsenhausen e Mittelbau-Dora. Le schiave del sesso dovevano essere assolutamente ariane di ceppo germanico. Se scarseggiava il personale, si faceva uno strappo alla regola per le polacche. Erano tassativamente escluse le donne ebree e rom. In genere venivano riciclate come prostitute le condannate a pene detentive per reati comuni o per avere "contaminato la razza" in rapporti con uomini non ariani. La mostra di Nuengamme respinge la tesi che si trattasse di volontarie attratte da sconti di pena. Furono obbligate a concentrarsi nel lager femminile di Ravensbrück e da lì smistate nei bordelli accanto alle camere a gas. Privilegiate per la qualità del cibo e dell'alloggio e per l'igiene personale, erano però sepolte vive perchè non potevano mai uscire all'aperto nel tempo libero. «Queste donne erano rottami umani quando furono liberate alla fine della guerra - racconta la viennese Irma Trksak, sopravvissuta all'inferno di Ravensbrück -. Ogni giorno dovevano concedersi ad un'infinità di uomini. Uscirono dai lager distrutte, rovinate per sempre, molte sull'orlo della morte». E per la maggior parte di esse non c'è stato alcun risarcimento. La visita al bordello era scrupolosamente regolamentata dai burocrati di Adolf Hitler. L'incentivo sessuale era negato agli internati ebrei e russi. Occorreva presentare una richiesta scritta, la cui autorizzazione veniva resa nota pubblicamente durante l'appello mattutino. Era autorizzato soltanto "un coito in posizione normale" e una finestrella serviva alle SS per controllare il rispetto della norma.

ENZO PIERGIANNI

Pubblicato il 6/11/2007 alle 23.0 nella rubrica Diario.

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