San Francisco/Roma - Se i "Crostini di Spuma di Tonno", la "Zuppa di Pesce Passato", il "Dolce di Tagliatelle" non suonano affatto come cibi di tradizione ebraica è perchè appartengono alla cucina di derivazione italiana . Le connessioni, le vicinanze, le derivazioni ma anche le differenze delle due arti culinarie sono alla base di "Cucina Ebraica: Flavors of the Italian Jewish Kitchen" (edito da Chronicle Books), ultimo scritto di Joyce Goldstein, nota consulente americana per il settore ristorazione, membro fondatore del Board of Directors dell'International Association of Women Chefs and Restaurateurs.
I viaggi in Italia dell'autrice di "Mediterranean The Beautiful" risalgono al 1957; fu allora che divenne immediatamente "fanatic italophile", "una italofila fanatica", come ebbe a dire. Già proprietaria del San Francisco's Square One, figlia di emigrati russi in USA, Goldstein si scoprì presto amante dell'italian way of life : dall'arte, alla lingua, alla cultura, al cibo, l'Italia rapì il suo cuore, lo scrive spesso lei stessa. Figlio di questi viaggi e degli studi sulla cultura culinaria del Bel Paese è " Cucina Ebraica: Flavors of the Italian Jewish Kitchen".
Recentemente uscito nelle librerie, il libro è un omaggio fotografico ad una cucina che affonda le radici nella romanità. Non è esattamente il primo posto che si abbia in mente per cercare un menu Rosh Hashanah. Gli ebrei in Italia, però, possono rintracciare le loro radici in questo sfondo culturale dal momento che sono una delle più vecchie comunità ebree al mondo, secondo il giudizio della Goldstein. In ogni angolo della "diaspora", i piatti riconducibili alla comunità ebraica attraverso le epoche hanno usato la propria creatività adattando le cucine regionali alle leggi del kashrut.
La parola "ghetto" arriva dal sedicesimo secolo veneziano. Nel mondo vario della comunità ebraica in Italia, molte piccole parole diventano emblematiche, così come quelle del Sephardismo uscito dalla Spagna e del Ashkenazismo giunto dalla Germania e dall'Europa orientale. Si prendano tutte quelle tradizioni culinarie, le rispettive regole dietetiche, si avrà un senso molto insolito dell'osservare la cultura e la storia. Joyce Goldstein, in "Cucina Ebraica", dimostra che la cultura e la storia sono commestibili.