Chi brucia le bandiere sparge odio, porta a bruciare i libri ed a legittimare chi brucia le persone, offende i simboli di popoli e fedi dovrebbe essere proibito per legge». Elie Wiesel è scosso di fronte alle immagini delle bandiere di Israele e degli Usa bruciate a Torino. «Una città che conosco e che apprezzo» sottolinea il premio Nobel per la Pace e testimone della Shoà.
Cosa ha pensato di fronte alle immagini di Torino? «Ad una fiammata di odio che ferisce una città importante, storica, dell’Italia come è Torino».
Che tipo di odio è? «E’ odio contro il prossimo. Chi brucia le bandiere di Israele o degli Usa, come chi boicotta la Fiera del Libro perché ospite è lo Stato Ebraico, esprime un’intolleranza contro i simboli dell’identità del proprio prossimo. Di altri cittadini ed altre nazioni. E’ un’intolleranza violenta che deve essere confrontata, respinta, sconfitta. Con il contributo di tutti. E’ compito di ognuno reagire all’odio».
Come? «Bisogna rispettare i simboli di Stati, popoli, fedi. E’ la base stessa della convivenza umana. Servono leggi per punire chi offende questi simboli perché con tali gesti si delegittimano culture, esseri umani, aprendo le porte a crimini più orrendi. Dovrebbe essere vietato per legge in Italia di bruciare le bandiere di altre nazioni come di offendere i simboli di qualsiasi popolo o fede. Ma forse è già così? Davvero non ci sono leggi capaci di proibire tali dimostrazioni di odio? Mi sembra difficile da credere».
Perché pone il problema della carenza di leggi... «Mi ha sorpreso che nessuno sia intervenuto, la polizia, il servizio d’ordine del corteo. Come è possibile che nel mezzo di una piazza di una delle maggiori città d’Italia si possa manifestare l’odio verso il prossimo senza che nessuno intervenga per impedire lo scempio? Se grave è la responsabilità di chi commette questi atti odiosi, grande è la responsabilità di chi deve intervenire per impedirli».
Cos’altro fare per rispondere a chi brucia le bandiere? «La risposta più bella della città di Torino potrebbe venire dalle aule delle sue scuole».
Perché? «L’educazione è il migliore antidoto contro l’intolleranza. Servono lezioni sulla Storia contemporanea, sui crimini che sono stati commessi nel Novecento, affinché le nuove generazioni sappiano quali sono le conseguenze quando si brucia un libro, si brucia un simbolo, si odia un essere umano come un popolo intero. Ho visto le immagini di Torino, mi ha colpito che erano in pochi a compiere l’atto fisico di bruciare le bandiere mentre tanti erano lì a osservare passivi, e vi erano anche dei giovani. La passività legittima il portatore di odio. Serve più impegno nell’educazione delle nuove generazioni».
Negli Anni 30 erano i nazifascisti a bruciare i libri ebraici, oggi è l’estrema sinistra bruciare le bandiere di Israele... «Ogni uomo ha la terribile capacità di esprimere odio. Può essere di destra, di sinistra o di centro o di qualsiasi fede, origine, provenienza. Per evitare che ciò avvenga bisogna studiare, conoscere quali orrende conseguenze tale odio può scatenare, su tutti».
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