Mentre Israele veniva colpito sul suo territorio da un nuovo lancio di razzi Qassam da Gaza, il suo governo subiva un attacco politico concentrico. Dopo una settimana internazionale “anti-apartheid”, tutta rivolta contro il solo Stato ebraico, è la volta della diplomazia: prima la Chiesa, poi il presidente siriano Bashar al Assad e infine il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (in visita in Siria e a colloquio con Assad), tutti hanno puntato il dito contro il governo Netanyahu e la sua decisione di costruire nuove case a Gerusalemme Est. “Israele, anche se di facciata si presenta come uno Stato laico e gestore di libertà, si comporta sempre di più come un regime militare confessionale giudaico” ha dichiarato monsignor Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme nella cattedrale di San Lorenzo, alla presenza dell’arcivescovo di Genova (nonché presidente della Cei) Angelo Bagnasco. Nei Territori palestinesi - ha aggiunto Twal - esiste “qualche analogia con Israele, in modo particolare per Gaza, dove si sta costituendo una specie di Stato confessionale musulmano anche se nei Territori i cristiani sembrano essere più considerati”. Insomma, il partito islamico Hamas, che domina a Gaza con metodi totalitari, è “qualcosa di simile” alla democratica Israele. Questo è il pensiero della Chiesa cattolica locale. Quanto a Bashar al Assad, invece: “Israele non può essere preso come un partner se risponde con più insediamenti e la violazione dei luoghi sacri”. Violazione che non esiste, se non nella propaganda islamica. “Occorre - dice ancora Assad - porre fine all’assedio e porre fine anche all’occupazione dei territori occupati nel 1967”. Comprese le alture del Golan, da cui, prima del 1967, l’artiglieria siriana colpiva i civili israeliani. Il Presidente della Repubblica Napolitano non ha certo spezzato una lancia a favore della democrazia israeliana. Anzi, ha ribadito che: “Siamo molto preoccupati per i nuovi insediamenti a Gerusalemme Est e per le conseguenze che possono scaturire”. Quanto al Golan, Napolitano afferma che: “vi sia stato il sostegno dell’Italia alla Siria affinché possa recuperare il Golan occupato”. Almeno su quest’ultimo punto, Fabrizio Cicchitto, presidente del PdL alla Camera: “Diverso (dalla questione delle costruzioni a Gerusalemme Est, ndr) è il discorso sulla restituzione delle alture del Golan perché da esse nel passato sono venuti ad Israele attacchi, incursioni e possibilità di iniziative devastanti. Di conseguenza - spiega - la restituzione delle alture del Golan, a nostro avviso, può esser fatta da Israele solo in seguito ad una solida pacificazione globale di tutta la regione”.
L'Opinione 19 marzo 2010
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LiberaliPerIsraele il 20/3/2010 alle 18:24 | |