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22 luglio 2009

Perché due stati (palestinesi)?

 

Tilman Tarach

[…] La Giordania, come il resto delle aree palestinesi, faceva parte originariamente del Mandato sulla Palestina governato dall’Impero Britannico: un’area che avrebbe garantito abbastanza spazio per uno stato ebraico e uno stato arabo. La Giordania, che oggi copre il 78% di quell’area, venne creata dai britannici nel 1922, separandola come “Transgiordania”. Invece, quello che resta oggi delle aree palestinesi, comprendente Israele più la Cisgiordania e la striscia di Gaza e il cui totale non è molto più grande del Kuwait, difficilmente potrebbe sostenere due stati sovrani, men che meno se questi due stati sono ostili fra loro.
Guardiamo ai fatti: il territorio della Giordania è più di quattro volte quello di Israele, la sua densità di popolazione è solo un sesto di quella di Israele. La maggioranza dei profughi palestinesi che fuggirono durante le guerre del 1948 e del 1967 vive oggi in Giordania e circa il 60% di tutti i giordani si definisce palestinese.
Fino al 1967 la Cisgiordania era occupata dalla Giordania: in realtà, fu formalmente annessa dalla Giordania e gli arabi palestinesi che vi vivevano erano considerati giordani (in molti casi ancora oggi hanno passaporto giordano). Ma, significativamente, nessuno di loro pensò di lanciare una intifada contro la Giordania per creare uno stato palestinese in Cisgiordania, così come nessun arabo palestinese combatté mai a Gaza contro gli egiziani, che occupavano la striscia di Gaza dal 1948 [senza annetterla formalmente]. La lotta armata si è sempre ed esclusivamente diretta contro l’esistenza di Israele.
Quando venne fondata, nel 1964, l’Olp non invocava affatto la liberazione dei territori allora occupati da Giordania ed Egitto, bensì la distruzione di Israele. All’epoca, nessuno all’interno dell’Olp parlava di uno stato palestinese: nemmeno Ahmed Shukeiri, presidente dell’Olp fino a tutto il 1967. Nell’articolo 24 della sua Carta versione 1964, l’Olp ancora rinunciava esplicitamente ad ogni rivendicazione di sovranità su Cisgiordania e striscia di Gaza (“Questa organizzazione non esercita alcuna sovranità regionale sulla Cisgiordania nel Regno Heshemita di Giordania, né sulla striscia di Gaza”). La strategia cambiò solo dopo la guerra del 1967, quando quei territori, non più occupati da Giordania ed Egitto, caddero sotto il controllo di Israele. Ma già nel 1965 l’Olp si vantava di aver ucciso 35 ebrei, e il numero andò crescendo col passare degli anni. Il che dimostra la malafede della recriminazione, ripetuta come un mantra, secondo cui le aggressioni contro ebrei sarebbero solo una reazione all’occupazione israeliana dei territori, che invece ebbe luogo solo con la guerra dei sei giorni del 1967.
Com’è ben noto, quello stesso anno Israele offrì di negoziare la restituzione di praticamente tutti i territori occupati in cambio di una pace autentica, ma la Conferenza degli stati arabi dell’agosto 1967 a Khartoum rispose con i famosi tre no: “no alla pace con Israele, no al riconoscimento di Israele, no a negoziati con Israele”.
Il presidente tunisino Habib Bourguiba fu l’unico leader arabo che, già nel 1965, prese posizione a favore di un accordo con Israele. La Conferenza di Khartoum invece ribadì la vecchia posizione del famigerato muftì di Gerusalemme Amin al-Husseini: neanche un centimetro del sacro suolo musulmano venga concesso per la creazione di uno stato sovrano ebraico.
A questo proposito andrebbe ricordato che fu Jimmy Carter il primo a proporre uno stato palestinese in Cisgiordania e striscia di Gaza: fino ad allora l’Olp non fece sua questa proposta.
In realtà la sola possibile soluzione, contro la quale nemmeno i palestinesi possono sollevare ragionevoli obiezioni, è la seguente: la Cisgiordania (o gran parte di essa) venga unita alla Giordania e la striscia di Gaza all’Egitto. (Quando, nel febbraio 2008, i palestinesi abbatterono la barriera di confine fra striscia di Gaza ed Egitto riversandosi nel Sinai, lo fecero al grido di “siamo un popolo solo”, rivolto agli egiziani). Secondo i sondaggi, il 30% dei palestinesi che vivono oggi in Cisgiordania darebbero favorevoli a una tale soluzione. Che però incontra la resistenza della dinastia Hashemita di Giordania, che teme di perdere il trono: per questo nel 1988 essa ha rinunciato alle sue rivendicazioni territoriali a ovest del Giordano. Come riporta il quotidiano giordano Al-Ghad, re Abdullah considera l’ipotesi di una confederazione fra Giordania e Cisgiordania come una “cospirazione contro il suo regno e contro i palestinesi”.
Tutti i più noti gruppi armati palestinesi aborriscono questo piano. Per loro, la creazione di un secondo stato palestinese a ridosso della Giordania è sempre stato soltanto un pretesto per nascondere le loro autentiche politiche contro Israele: il riconoscimento di una Giordania allargata alla Cisgiordania come lo stato dei palestinesi li priverebbe di questo fondamentale pretesto.
Il loro vero obiettivo è sempre stato la cancellazione dello stato di Israele e, con la loro fasulla rabbia contro l’“arroganza sionista”, essi continuerebbero a perseguire quell’obiettivo anche se gli ebrei d’Israele si ritirassero fino a Tel Aviv o sulla sommità di Masnada.

(Da: Jerusalem Post, 7.07.09)

Nell’immagine in alto:
SOPRA – La bandiera dalla Giordania: basata sulla bandiera della Rivolta Araba contro l’Impero Ottomano durante la prima guerra mondiale, è formata dai colori dei califfati e dinastie Abasside, Omaiade, Fatimide, Andalusa. Usati per la prima volta nel 1917, questi colori divennero quelli del pan-arabismo. La stella a sette punte rappresenterebbe i sette versi della prima Sura del Corano, la città di Aman e l’unità dei popoli arabi.
SOTTO – Bandiera palestinese: originariamente usata dallo sceriffo Hashemita Hussein durante la Rivolta Araba contro l’Impero Ottomano, venne adottata nel 1917 come bandiera del Movimento Nazionale Arabo. Come variante della bandiera giordana, venne adottata ufficialmente dal’Olp nel 1964 come bandiera del popolo palestinese e, a partire dal 1988, come bandiera dello “stato di Palestina”. È praticamente identica alla bandiera del Baath, il partito del nazional-socialismo pan-arabo.




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