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4 luglio 2013

i pretoriani

 


Pretoriani

Introduzione

I pretoriani per la loro funzione di guardia del corpo dell’imperatore furono protagonisti della storia dell’impero romano. Il corpo, costituito da ottimi soldati, fu utilizzato per affermare nuovi imperatori o mantenere al potere i vecchi. La storia dei pretoriani quindi segue, quando non ne è addiritura artefice, la storia imperiale.

Storia
Delle “coorti pretorie” esistevano già nella repubblica; erano formate da fanteria scelta al servizio dei generali delle legioni, ma comunque non si trattava di un corpo permanente. La milizia vera e propria venne creata da Augusto tra il 29 ed il 20 a.C. a seguito di una congiura contro la sua persona. Augusto decise di creare 9 coorti che, per motivi di sicurezza, erano stanziate: 3 a Roma e 6 in altre città della penisola; le coorti erano agli ordini dei prefetti del pretorio, carica quest'ultima che rappresentava l’apice della carriera equestre in quanto era a stretto contatto con la figura dell’Imperatore. Ogni coorte era inquadrata da un Tribuno e sei centurioni.


Il vessillo dei pretoriani

Sotto Tiberio (con il prefetto Seiano verso il 20-23 d.C.) furono riuniti in un unico grande accampamento costruito sul Viminale, alla periferia della città, noto con il nome “castra praetoria”, i pretoriani assunsero il “vexillum” dello scorpione in quanto Tiberio era nato sotto il segno zodiacale dello scorpione.

I pretoriani intervennero per la prima volta nella vita politica nel 41 d.C. con l’uccisione di Caligola e l’acclamazione di Claudio (e ogni pretoriano ricevette dal nuovo imperatore 15.000 sesterzi). Il 15 gennaio del 69 i pretoriani, sostenuti dalle altre truppe, uccisero Galba ed elessero Ottone come imperatore. Nel periodo che va da Vespasiano a Marc’Aurelio non si intromisero nel gestione dell’impero, ma quando salì al trono Commodo i pretoriani, dopo avergli salvato la vita e sostenuto nei primi anni di governo, furono complici della sua morte. Eliminarono anche il suo successore Pertinace; il 22 marzo 222 assassinarono Eliogabalo ed elessero imperatore Alessandro Severo. Nel 238 - d'accordo con il Senato e la plebe - i pretoriani elessero imperatore l'allora tredicenne Gordiano III che fu in seguito assassinato dal prefetto Filippo.

Dopo un lungo periodo di silenzio in cui furono sempre i militari, salvo un caso in cui furono i senatori ad eleggere l'imperatore, i pretoriani si fecero risentire quando combatterono con grande eroismo nella battaglia di ponte Milvio (312 d.c.) a fianco di Massenzio, ma dopo la vittoria del suo avversario Costantino, quest'ultimo sciolse definitivamente la guardia e smantellare l’accampamento del Viminale.

Il loro numero
Gli studiosi si sono scontrati sulla questione di quanti uomini contasse ognuna di queste coorti, diciamo che, secondo studi archeologici abbastanza accreditati, sembra che il loro numero delle coorti variò nel corso del tempo: ai tempi di Augusto erano 9 (pari a 4.500 uomini), prima del 47 passarono a 12 , nel corso del 69 durante la guerra civile; Vitellio, che aumentò anche gli effettivi di ogni coorte portandola a 1.000 uomini, arrivarono a 16, per un totale di 16.000 pretoriani. Sotto Vespasiano, che riportò tutto all'ordinamento di Augusto, ritornarono ad essere 9; per essere nuovamente aumentate a 10 con Domiziano (5.000 uomini) e così rimasero fino quasi allo smantellamento del corpo, anche se sotto Settimio Severo arrivarono a contare 10.000 uomini.


Il reclutamento
Il corpo fu inizialmente arruolato tra i migliori legionari italici (meglio ancora, fino a Tiberio, se provenienti dall’Etruria, Lazio, Umbria e dalle colonie più antiche (Tac., Ann., IV, 5, 5)). Con Claudio i pretoriani potevano provenire anche dalla Gallia Cisalpina. Nel II secolo l'86/89 % dei pretoriani è italico. Con Settimio Severo scompaiono gli italici e il loro posto è preso totalmente da provinciali che, comunque, hanno cittadinanza romana. Secondo M. Durry si trattava di persone di basso livello, mentre A. Passerini sostiene che essi provenissero dalle famiglie di notabili. Probabilmente tra i 2 ha ragione quest'ultimo poiché il posto di pretoriano, per diversi motivi, era molto ambito e quindi i notabili facevano di tutto per fare entrare i propri figli nel corpo. Dopo Caracalla (a causa della Constitutio Antoniniana) tutti gli abitanti dell’impero potevano entrare a farne parte.

Durata del servizio
La durata del servizio era la prima importante differenza rispetto alle legioni e agli altri corpi militari: i pretoriani restavano in servizio solo 16 anni mentre i legionari dai 20 ai 25 anni; è ovvio che, chi ne aveva la possibilità, si arruolava tra i pretoriani e non tra i legionari. Il congedo avveniva ogni 2 anni il 7 gennaio.

La paga
La paga era la seconda differenza: fissata da Augusto a 750 denari annui, alla fine del I° secolo fu portata a 1.000 (gli aumenti furono introdotti da Claudio e da Domiziano), nel III° secolo (Settimio Severo) ricevevano 1.500 denari, per raggiungere i 2.500 denari sotto il regno di Caracalla. Oltre al normale stipendio vanno aggiunti i premi che diversi imperatori, nel I e nel II secolo e tutti gli imperatori nel III, dettero a questo corpo per assicurarsi la sua fedeltà. Inoltre non va scordata la liquidazione che era superiore a quella dei legionari.

La vita quotidiana
Come i legionari, anche i pretoriani dormivano nell’accampamento; la differenza tra un normale campo legionario e il campo sul Viminale è che il primo era presso il limes, esposto ai barbari, il secondo era a Roma, centro politico ed economico dell’impero. Appena si svegliavano i pretoriani iniziavano gli allenamenti e dopo un abbondante pasto potevano godere delle terme, degli anfiteatri, dei bar e dei tanti servizi offerti dalla capitale. Molto apprezzati erano gli incontri tra gladiatori che, oltre ad essere un spettacolo erano anche un modo per addestrarsi osservando le tecniche applicate dai combattenti.

L’accampamento
Il campo dei pretoriani era costruito tra il Viminale e l’Esquilino, al di là delle mura serviane, ossia, come diremmo noi, nell’immediata periferia (Tac., Ann., IV, 5, 5 – Dio. Cass., LVII, 19, 6). Il campo misurava m 440 X 380, cioè 16,72 ha, a ovest del quale era approntata un’area per le esercitazioni o “campus”. Le mura del “castra”, alte sotto Tiberio 3/5 metri, furono danneggiate durante la guerra civile e ricostruite da Vespasiano. Quando Aureliano fornì di mura la città, l’accampamento dei pretoriani fu inglobato.
 
 
Pretoriani

L’equipaggiamento
Il carattere unico della guardia pretoriana si rifletteva anche nell'equipaggiamento: i pretoriani, infatti, pur essendo un'unità militare a tutti gli effetti e come tale poteva prendere parte a battaglie campali o a operazioni belliche, era dotata di una propria uniforme. Il termine uniforme in questo caso è quanto mai proprio dal momento che, grazie alle fonti archeologiche, sappiamo che i membri della guardia pretoriana disponevano di diversi equipaggiamenti che venivano utilizzati a seconda delle circostanze di impiego. La prima è più originale caratteristica dell'equipaggiamento dei pretoriani era il suo aspetto che volutamente richiamava l'antichità; pur essendo nati in età imperiale, infatti, i pretoriani vestivano indumenti di stile repubblicano. Benchè fosse una monarchia di fatto, l'impero romano restava infatti formalmente una repubblica e la continuità con la forma di governo repubblicana era evocata dall'uso di simboli tipici di quell'età. La guardia pretoriana, quindi doveva simboleggiare con il suo aspetto questo carattere di continuità con la repubblica. I pretoriani portavano un elmo di tipo Montefortino, come quello dei legionari di Cesare, una cotta di maglia di ferro al posto dell'armatura tipica dei primi secoli dell'Impero e uno scudo ovale, invece del classico scudo legionario rettangolare dell'età imperiale. In particolari occasioni, come mostra un bassorilievo di età claudiana che ritrae un gruppo di pretoriani, i membri della guardia sono raffigurati con un tipo di elmo dotato di una vistosa cresta. Alcuni portavano anche sopra gli altri indumenti e alla corazza una semplice tunica, probabilmente di colore rosso, simile alla tunica dei littori, i funzionari che rapresentavano l'autorità delle magistrature repubblicane. Lo scudo era ovale, mentre al fianco destro era il classico gladius. In guerra, i pretoriani portavano un equipaggiamento simile a quello degli altri legionari, da cui si distinguevano per l'utilizzo del simbolo dello scorpione, dipinto sugli scudi e sui vessilli. 

 
Elmo pretoriano (ricostruzione)                   Gladius (ricostruzione)

Rielaborato da Signaferre
http://hurricane_53.ilcannocchiale.it/post/1925900.


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