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11 novembre 2006

La censura contro la verità su Israele



Il giorno in cui scoppiò l'intifada, Tuvia Grossman viaggiava per
Gerusalemme in taxi per visitare il Muro Occidentale. Involontariamente
diventò famoso in tutto il mondo: il 30 settembre 2000, il New York Times,
Associated Press e altre importanti agenzie di stampa pubblicarono la foto
di un giovane uomo, insanguinato e ferito, inginocchiato sotto un poliziotto
israeliano che brandisce un randello (vedi locandina). La didascalia lo
identifica come una vittima palestinese delle recenti agitazioni, con la
chiara implicazione che sia stato il soldato israeliano a colpirlo. La vera
identità della vittima venne alla luce quando il dottor Aaron Grossman di
Chicago, spedendo questa lettera al N.Y. Times, spiegò: "riguardo alla foto
del soldato israeliano e del palestinese a pagina A5 sul Monte del Tempio,
il palestinese è in realtà mio figlio, Tuvia Grossman, uno studente ebreo di
Chicago. Lui e due suoi amici sono stati tirati fuori dal loro taxi a
Gerusalemme da un gruppo di arabi palestinesi, e sono stati seriamente
picchiati e feriti. Quella foto non può essere stata scattata al Monte del
Tempio, perché non ci sono stazioni di servizio sul Monte del Tempio e,
sicuramente, nessuna con un'insegna in ebraico, come quella che si può
chiaramente vedere dietro il soldato israeliano che sta cercando di
proteggere mio figlio dalla folla". Il modo distorto con cui è stato
rappresentato dai mass media questo episodio, decriptato nel linciaggio di
alcuni ragazzi ebrei per mano dei palestinesi, è solo uno dei tantissimi
esempi di disinformazione mediatica relativa alla drammatica questione
mediorientale di cui questa coraggiosa pellicola tratta.
Il film dei registi Jacques Tarner e Philippe Bensoussan, uscito da molti
mesi in Francia, ha suscitato molta indignazione aprendo un interessante
dibattito sull'attendibilità dei media. Il documentario evidenzia come molti
giornalisti che coprono il conflitto in medioriente siano sistematicamente
schierati dalla parte dei palestinesi e, non raramente, facciano prova di un
antisemitismo mai sopito in Europa che trova nell'ostilità verso lo Stato di
Israele un nuovo terreno sul quale esprimersi.
Tra gli eventi trattati dai registi merita menzione il famoso filmato che
ritrae la morte del piccolo Mohamed al-Dura nelle braccia del padre,
trasmesso da France 2, attribuita ai cecchini israeliani, mentre, spiegano
Tarnero e Bensoussan, nè questi, nè i tiratori palestinesi che li
fronteggiavano potevano vederli (in realtà una commissione d'inchiesta
accertò che i proiettili provenivano dalla parte in cui erano appostati i
tiratori palestinesi ma questo dettaglio non fu mai ripreso dall'operatore
arabo-francese di France 2).
La lista dei media e dei giornalisti è lunga e comprende anche gli inviati
della Rai che avevano riaffermato il loro "impegno" di parte presso
l'Autorità nazionale palestinese dopo che i loro colleghi di Rete 4
(minacciati di morte per quelle sconvolgenti riprese) avevano mandato in
onda il linciaggio di due soldati israeliani all'interno di un posto di
polizia palestinese.
Altrettanto scioccanti sono le immagini, tratte dalla televisione
palestinese (mai trasmesse in Italia), dei bambini che impersonano la parte
dei kamikaze nelle recite scolastiche o inneggiano all'uccisione degli ebrei
nelle trasmissioni del pomeriggio sotto lo sguardo benevolo degli adulti.
Non è un caso che il film, dedicato al giornalista del Wall Street Journal
Daniel Pearle (rapito e ucciso in Pakistan con un coltello che gli sgozza la
gola mentre è costretto a gridare "sono ebreo"), sia uscito in Francia,
nazione in cui gli atti di aggressione e violenza contro gli ebrei sono
all'ordine del giorno, dove le Sinagoghe vengono incendiate nell'assoluta
impunità dei responsabili e nell'indifferenza delle autorità e dove i
cimiteri israeliti subiscono indegne profanazioni.
Spesso una certa intellighenzia ha accusato il mondo dei mass-media di
deformare la rappresentazione della realtà ma, in questo caso, gli stessi
intellettuali hanno adottato la più rigida censura su tale film,
inabissandolo nel silenzio e nell'oblio, probabilmente perché molti di essi
si sentono chiamati in causa, sicuramente perché difendere una certa scomoda
verità non ha mai fatto tendenza.
Durata: 1h e 40'

Un ultimo dettaglio: in Italia Decryptage non è in proiezione presso alcun
cinema.
http://www.multicinema.it/articolo_leggi.asp?ida=18
*Luca Cosentino*




permalink | inviato da il 11/11/2006 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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