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16 settembre 2010

Paura dell’islam, una fiction spacca in due i vertici Rai

 
 
 

Il progetto di Martinelli sulla battaglia dell’11 settembre 1683 che salvò l’Europa è stato approvato. Ma con il voto contrario di consiglieri di sinistra e presidente

 
  

Un altro film di Renzo Martinelli crea scompiglio in Rai e forti divisioni tra i consiglieri. Il regista, ieri, ha incassato l’approvazione del Cda per la pellicola-fiction dedicata a Marco d’Aviano, il prete che fermò l’invasione musulmana nel 1683, ma con una dura presa di posizione contraria degli esponenti di centro sinistra. Martinelli, già regista del Barbarossa e del Mercante di pietre non è nuovo a queste polemiche, ogni suo lavoro viene sottoposto a un fuoco di fila di critiche soprattutto in relazione alla sua amicizia con Bossi. Spesso viene additato come il regista del senatür che tiene molto a creare una cultura e una cinematografia leghista. Lui difende il suo film e parla di una «operazione di alto profilo che vuole far conoscere un grande personaggio della storia europea senza scadere in una visione anti-islamica».

Ma vediamo prima le critiche. Il contratto per la produzione del nuovo film (che anche questa volta verrà realizzato in due versioni, una per il cinema, l’altra per la tv) è stato approvato con il voto contrario dei due consiglieri vicini al centrosinistra, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten e del presidente Paolo Garimberti, che hanno sollevato dubbi sia di natura editoriale che economica. Al film la Rai parteciperà con una quota di 4,1 milioni di euro più un altro milione e tre di Rai Cinema. Racconta come d’Aviano realizzò la «Lega santa», l’alleanza che consentì alle truppe cristiane di respingere l’assalto delle armate ottomane a Vienna proprio nella notte tra l’11 e il 12 settembre del 1683. Nel ruolo del protagonista dovrebbe esserci (sono ancora in trattativa) Joseph Fiennes (Shakespeare in love) e nel cast due amici del regista, Murray Abraham e Harvey Keitel. Alla sceneggiatura ha lavorato Valerio Massimo Manfredi, il maggiore scrittore italiano di romanzi storici. Il set apre a marzo.

«Abbiamo votato no - spiega Rizzo Nervo - per vari motivi: intanto mentre la versione per la tv verrà intitolata “Marco d’Aviano”, quella per il cinema dovrebbe intitolarsi “11 settembre”, il riferimento è all’11 settembre 1683, dove furono i cristiani a massacrare i musulmani respingendo l’assalto a Vienna. Ci sembrava francamente sbagliato e inopportuno che il servizio pubblico partecipi alla produzione di un film che si preannuncia marcatamente anti-islamico e che ha un titolo provocatorio». «Inoltre - aggiunge Rizzo Nervo - abbiamo posto un problema di investimenti: non si conosce ancora la quota che metterà Rai Cinema, ma già la quota Rai di 4,1 milioni di euro per una fiction di prima serata per cui si prevede uno share del 18% su Raiuno è fuori dai parametri aziendali. Terzo punto, abbiamo ricordato che il precedente di Barbarossa dal punto di vista dei ricavi aziendali non è stato certo esaltante: al botteghino è stato un flop e in tv non sappiamo ancora come andrà: dovrebbe andare in onda a dicembre».

Alle critiche il regista risponde che a suo parere i consiglieri non hanno letto la sceneggiatura. «Noi abbiamo cercato di scrivere un film che tiene in considerazione entrambi i punti di vista: cristiano e islamico. I due protagonisti, Marco d’Aviano e Karà Mustafa sono intimamente convinti di essere nel giusto. Noi vogliamo andare alla radice della divisione tra Occidente e Oriente che risale a quella battaglia in cui i cristiani fermarono gli ottomani che stavano per invadere Vienna e volevano arrivare fino a Roma». E quindi non bastava lasciare al film il titolo Marco d’Aviano? «Purtroppo lui non è molto conosciuto e invece dovrebbe diventare un simbolo per l’Europa come Giovanna D’Arco. Quindi per dare al film un maggiore impatto pensiamo di intitolarlo “11 settembre”. Del resto anche Bernard Lewis ha messo in relazione le due date». E per quanto riguarda il piano finanziario? «Il 40 per cento è coperto dalla Rai, il 20 per cento dalla tv pubblica polacca, il 10 dall’Austria e il restante dagli sponsor. La versione per la Tv sarà abbondantemente ripagata dalla pubblicità. Confidiamo nella risposta del pubblico in sala e soprattutto nella vendita all’estero». E se finisse come per il Barbarossa che è stato respinto al cinema? «Quel film ha avuto tantissimi compratori all’estero, deve ancora affrontare la prova televisiva. Al cinema è andato male anche per il pregiudizio ideologico che c’è sempre in Italia, è stato criticato da tutti perché non rientra nei giri della sinistra». Ma lei ottiene i finanziamenti perché rientra nei «giri» di Bossi? «La risposta è solo una: questa è una grande coproduzione internazionale, italiana, polacca, austriaca, con attori di Hollywood».

http://www.ilgiornale.it/spettacoli/paura_dellislam_fiction_spacca_due_vertici_rai/16-09-2010/articolo-id=473711-page=1-comments=1

 




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16 settembre 2010

L'Iran, Israele e quella risposta militare che non arriva mai

di Andrea Gilli - Giornalettismo
L'attacco viene dato per imminente ormai da cinque anni. In realtà, l'opzione
militare continua ad avere due ostacoli: uno logistico, l'altro politico.
Da qualche settimana, le voci che dichiarano oramai imminente un attacco
israeliano contro l'Iran si sono moltiplicate in maniera impressionante.
Bisogna crederci? Sono parte di uno spin mediatico o riflettono realmente l'evoluzione
delle dinamiche militari in atto? In questo articolo cercherò di dare una
breve risposta.
CINQUE ANNI - In primo luogo, bisogna ricordare che l'attacco contro l'Iran
viene dato per imminente oramai da almeno cinque anni. Nel settembre 2005,
di fronte alle voci che, appunto, davano anche allora per certo l'attacco,
scrissi un articolo sul sito online della rivista Ideazione dal titolo
eloquente: perché una guerra all'Iran non è possibile. E' brutto citarsi. E'
ancora più brutto ricordare di avere avuto ragione. E' sempre meglio, però,
di aver fatto una previsione completamente errata come quelle dei vari
Podhoretz, Schlesinger, Ledeen e compagnia cantante. Nel frattempo, però,
sono passati cinque anni e l'Iran ha fatto certamente dei passi avanti nello
sviluppo della sua tecnologia nucleare. La domanda è quanto grandi siano
stati questi passi. Non lo sappiamo. Nel 2007, la NIE (National Intelligence
Estimate) affermò che l'Iran non avrebbe raggiunto la tecnologia necessaria
per fabbricare un'arma nucleare prima del 2013. Nel 2009, nuovi rivelazioni
dell'intelligence USA hanno alzato il livello della minaccia. Negli ultimi
mesi, lo stesso presidente Obama ha alzato i toni contro l'Iran, segno
(forse?) di un incremento della minaccia nucleare iraniana. Bisogna dunque
concludere che Israele attaccherà?
LO SPIN MEDIATICO - Dipende. Personalmente, pur non potendo escludere questo
sviluppo, non sono ancora convinto che possa avvenire. In primo luogo,
questo spin mediatico ha un solo effetto: quello di mettere l'Iran sul chi
vive. Un attacco contro i reattori nucleari iraniani richiede, per la sua
riuscita, l'effetto sorpresa. Lo spin mediatico sta solo producendo il
risultato opposto. Per fare un esempio, nel settembre 2007, Israele ha
distrutto un sito siriano intento a sviluppare armi nucleari. Nessuna
informazione sul sito era stata resa nota sui media internazionali. Nessuna
voce di un attacco fu rivelata. Dell'attacco si seppe solo nella primavera
2008 (sette mesi dopo) quando l'amministrazione Bush, volendo far fallire il
dialogo tra Israele e Siria, rese noti i dettagli dell'operazione. Vi sono
poi considerazioni puramente operative e militari. Uno studio del 2007
pubblicato sulla rivista International Security rivelava come Israele avesse
i mezzi per portare a termine l'attacco con successo. Queste considerazioni
valgono, ovviamente, sulla carta. Come Clausewitz ha detto quasi duecento
anni fa, la guerra è estremamente semplice. Ma in guerra, anche le cose più
semplici diventano difficili. Un attacco all'Iran richiede segretezza,
sorpresa, coordinamento, operazioni complicate da un punto di vista
logistico, fisico e psicologico. Il minimo errore può essere fatale per
tutta l'operazione. Israele, dunque, è chiaro che vorrà compiere questo
passo quando non vedrà davvero altre alternative.
I DUE OSTACOLI - Due ostacoli si oppongono a questo sviluppo. Il primo è,
sempre, operativo. Il secondo è politico. Operativamente è impossibile
determinare se l'attacco abbia successo o no. Anche assumendo che l'IDF (l'aeronautica
militare israeliana) sia in grado di portare a termine l'operazione senza il
minimo errore, ciò non significa che le capacità nucleari vengano annientate
o ritardate sensibilmente. E soprattutto, non c'è modo di stabilirlo. Gli
iraniani non sono stupidi. Verosimilmente, si sono cautelati non solo
moltiplicando il numero di siti, ma anche proteggendoli e nascondendoli. Il
secondo ostacolo è di natura politica: gli Stati Uniti. Vista la precaria
situazione in Iraq e in Afghanistan, Washington non è disposta a pagare la
reazione iraniana ad un attacco israeliano. La ragione per cui Obama ha
iniziato ad alzare i toni può, in parte, quindi essere spiegata con la
volontà di rassicurare Israele. A sua volta, non è impossibile che lo spin
mediatico a cui abbiamo assistito recentemente sia semplicemente una mossa
per costringere Obama nell'angolo. Di fronte ad un Presidente che alza i
toni ma non vuole fare nulla, Israele e i suoi alleati nei media USA possono
aver deciso di far sembrare la minaccia iraniana più imminente.
I PROBLEMI DI OBAMA - L'attuale presidente degli USA, in calo nei sondaggi
e, in generale, nell'efficacia del suo governo, sta affrontando una
moltitudine di sfide. Sul campo politico-militare, la fine delle operazioni
di combattimento in Iraq vede, dall'altra parte, le crescenti difficoltà in
Afghanistan. Obama sa che per vincere in questo teatro, ed essere rieletto
nel 2012, ha bisogno di pace, stabilità e quindi del sostegno (diretto o
indiretto) iraniano. A meno di sviluppi preoccupanti, non credo che vorrà
cambiare posizione. Proprio per questo, come durante l'avvicendamento tra
Bush e Obama, credo che le chances migliori per un attacco di Israele siano
verso la fine del first term, quando l'assenza di una chiara leadership
americana rimuoverebbe almeno uno dei due ostacoli ad un attacco israeliano.
Ciò, ovviamente, non significa che un attacco ci sarà allora, né tanto meno
che non ci sarà. Il punto centrale sul quale bisogna ragionare è però un
altro. Cinque anni fa ci dicevano che bisognava attaccare al più presto l'Iran
perché altrimenti sarebbe entrato in possesso della bomba atomica. Al di là
che bisogna ancora chiarire se un Iran nucleare sia davvero una minaccia, i
fatti parlano chiaro: l'Iran non è ancora una potenza nucleare. E a non
averlo attaccato, ci abbiamo solo guadagnato. Mi sembra la strada giusta da
seguire.
Giornalettismo




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 16/9/2010 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 settembre 2010

Islamofobia? HATE MAIL? oppure semplice bilancio degli attentati islamisti del mese di Agosto 2010

Attentati islamici del mese di agosto 2010

Date Country City Killed Injured Description
2010.08.31 Afghanistan Badakhshan 3 0 Three Oxmam humanitarian workers are taken out in a brutal roadside blast.
2010.08.31 Afghanistan Kabul 3 12 Three supreme court employees are riddled with bullets by Holy Warriors.
2010.08.31 Israel Hebron 4 0 A pregnant woman is among four young Jews gunned down in cold blood by Palestinian terrorists.
2010.08.30 Afghanistan Jalalabad 1 3 The Taliban assassinate a local official with a bomb.
2010.08.30 Iraq Baghdad 1 3 Jihadi car bombers kill a civilian.
2010.08.30 Somalia Mogadishu 4 8 Four guards at the presidential palace are killed during an al-Shabaab mortar attack.
2010.08.29 Afghanistan Kabul 6 0 Five election workers and a candidate are kidnapped and murdered by Taliban freedom fighters.
2010.08.29 Philippines Bukidnon 0 2 ‘Irate Muslims’ throw a grenade into a Catholic church during mass.
2010.08.29 Chechnya Tsentoroi 7 5 A wave of armed Islamists attack a village, killing at least seven.
2010.08.29 Thailand Narathiwat 1 0 A 2-year-old boy dies after being shot in the head by Muslim militants.
2010.08.29 Iraq Mosul 5 12 A woman is among five Iraqis murdered by Islamic terrorists.
2010.08.29 Pakistan Khyber 2 4 The Taliban kill two local soldiers with a roadside bomb.
2010.08.29 Thailand Pattani 2 0 A middle-aged Buddhist couple are shot to death in their pickup by Islamic separatists.
2010.08.28 Thailand Narathiwat 1 0 A 40-year-old man is shot in the head by Muslim militants.
2010.08.28 Pakistan Khyber 1 0 A local soldier is kidnapped and shot full of holes by Mujahideen.
2010.08.28 Yemen Abyan 10 2 Ten local soldiers are ambushed and killed by terrorists who burn their bodies while chanting ‘Allah akbar.’
2010.08.27 Iraq Mosul 1 0 The body of a Christian man is found several days after he is kidnapped.
2010.08.27 Nigeria Borno 3 0 Boko Haram Islamists shoot three policemen to death in two drive-bys.
2010.08.27 Iraq Shurqat 3 3 A suspected al-Qaeda attack leaves three dead.
2010.08.27 Iraq Baaj 3 0 Three Iraqis are gunned down by Muhahid.
2010.08.27 Iraq Mahaweel 2 0 A blast takes down two civilians.
2010.08.27 Thailand Yala 1 0 A young woman is shot to death by Religion of Peace proponents.
2010.08.27 Iraq Kirkuk 1 3 A child is taken down by Islamic bombers.
2010.08.27 Iraq Mosul 2 0 A middle-aged Buddhist couple is brutally murdered by Muslim gunmen as they are returning from market.
2010.08.27 Pakistan Ghaziabad 1 0 A 35-year-old mother of three is killed by her brother on suspicion of unauthorized sex.
2010.08.27 Thailand Pattani 1 0 A 21-year-old man is murdered by Muslim gunmen.
2010.08.26 Thailand Narathiwat 1 0 A 30-year-old teacher is shot to death by Islamic radicals while leaving school.
2010.08.26 Afghanistan Kunduz 8 1 Eight policemen are machine-gunned to death by Taliban ambushers.
2010.08.26 Thailand Pattani 1 0 A 42-year-old civilian dies from injuries after being shot twice in the chest by Muslim militants.
2010.08.26 Somalia Mogadishu 14 8 Fourteen Somalis are shredded by two al-Shabaab bomb blasts.
2010.08.26 Iraq Mosul 4 11 Children are among the casualties in a series of Mujahideen attacks.
2010.08.26 Iraq Muqdadiya 6 0 Six Sunnis are gunned down by suspected al-Qaeda.
2010.08.26 Pakistan Bajaur 1 0 Islamists murder the son of a surrendered militant.
2010.08.26 Thailand Pattani 1 0 A 52-year-old man is killed in a Muslim ambush.
2010.08.26 Thailand Yala 1 0 Muslim terrorists gun down a Buddhist railway worker.
2010.08.26 Philippines Balili 4 0 Maranao Muslims pull four people off a bus and shoot them to death.
2010.08.25 Pakistan Bajaur 1 0 Islamic militants shoot a tax collector to death on his way home.
2010.08.25 Iraq Baghdad 63 277 Jihadis take out over sixty Iraqis in a series of coordinated blasts from Basra to Kut.
2010.08.25 Afghanistan Badghis 3 0 Two Spanish soldiers training local cops are shot to death along with their translator by their driver.
2010.08.25 Yemen Zinjibar 4 1 al-Qaeda gunmen on motorcycles massacre four security men in a drive-by.
2010.08.25 Thailand Pattani 1 0 A 57-year-old rubber tapper is killed by drive-by Jihadis.
2010.08.25 Pakistan Mohmand 2 2 A mother and her 9-year-old child are brutally murdered by Islamist gunmen.
2010.08.25 Pakistan Swat 3 6 Three Christian aid workers helping flood victims are kidnapped and murdered by Islamic fundamentalists.
2010.08.24 Iraq Fallujah 2 2 Two children are successfully killed by Mujahideen bombers in a blast that also leaves their mother wounded.
2010.08.24 Mali Bamako 1 0 An older pensioner taken prisoner by al-Qaeda is murdered in captivity.
2010.08.24 Pakistan Peshawar 1 0 A peace activist and father is killed in captivity by Sunni militants.
2010.08.24 Pakistan Bajaur 1 0 A young man is abducted and murdered by Tehreek-e-Taliban.
2010.08.24 Iraq Baqubah 3 13 Three Iraqis are taken out by a Fedayeen suicide bomber.
2010.08.24 Iraq Baghdad 3 0 A man at a market and another in his home are among three gunned down by Muslim assassins.
2010.08.24 Somalia Mogadishu 33 150 A barbaric assault on a hotel by Muslim terrorists leaves women, children and more than a dozen visiting lawmakers dead.
2010.08.23 Pakistan South Waziristan 26 40 A suicide bomber at a seminary sends two-dozen other souls to Allah.
2010.08.23 Pakistan Kurram 8 10 Islamist bombers take out seven tribal elders and a teacher at a school.
2010.08.23 Thailand Pattani 2 4 Two civilians are machine-gunned to death by Muslim insurgents in separate attacks.
2010.08.23 Iraq Baghdad 3 15 A mortar attack and separate bombing at a coffee shop leave three dead.
2010.08.23 Pakistan Matni 3 3 Three people are blown to bits by Mujahid bombers at a market
2010.08.23 Pakistan Landikotal 2 0 Local Taliban burn two men alive in their truck.
2010.08.23 Iraq Baiji 7 0 Suspected al-Qaeda shoot seven oil workers to death.
2010.08.22 Tajikistan Dushanbe 5 1 Islamic militants beat five prison guards to death.
2010.08.22 India Kulgam 2 0 A mother and her teen daughter are brutally murdered in their own home by Religion of Peace gunmen.
2010.08.22 Pakistan Dera Ismail Khan 1 0 Sunni terrorists gun down an innocent Shia father of two young children.
2010.08.22 India Pulwama 1 0 Islamic radicals murder the son of a welfare employee.
2010.08.22 Pakistan Peshawar 1 3 A civilian is taken down in a militant ambush.
2010.08.22 Iraq Mussayab 1 11 One employee is killed when a sectarian bomb blast rips through a store.
2010.08.21 Afghanistan Paktika 8 5 Eight Afghans are murdered by Taliban bombers in two attacks.
2010.08.21 Dagestan Kizlyar 1 3 Children are among the casualties when Jihadis attempt to blow up a passing car.
2010.08.21 Afghanistan Helmand 6 0 Six Afghan cops are bound and executed by religious hardliners.
2010.08.21 Afghanistan Heart 2 0 Two men are shot to death by the Taliban (the second in Kandahar).
2010.08.21 Pakistan Baghlia 6 5 Six members of a peace committee are blow to bits by Mujahid bombers.
2010.08.21 Ethiopia Addis Ababa 0 1 A popular church leader is brutally assaulted by Muslims with wooden clubs.
2010.08.21 Iraq Baghdad 3 1 Three cops are taken down by Islamic terrorists in separate attacks.
2010.08.20 Pakistan Dera Ismail Khan 2 1 Islamic militants are suspected of gunning down two cops.
2010.08.20 Pakistan Sanghar 1 0 A leader of the peaceful Ahmadi sect is shot in the head by orthodox Sunni.
2010.08.20 Thailand Yala 1 0 A 63-year-old civilian is shot to death by Muslim terrorists.
2010.08.20 Yemen Loder 11 0 Eleven local soldiers are killed when al-Qaeda militants fire a rocket into a passing vehicle.
2010.08.20 Iraq Baghdad 3 6 Jihadis shoot an electrical worker to death and take out two other civilians with a bomb.
2010.08.20 Afghanistan Helmand 30 17 Some thirty workers and guards are massacred when Islamic fundamentalists assault a construction company.
2010.08.20 Afghanistan Kandahar 1 0 A civilian is brutally executed and tied between two roadside bombs by the Taliban.
2010.08.19 Yemen Abyan 2 1 al-Qaeda militants machine-gun two cops to death at point-blank range.
2010.08.19 Pakistan Orakzai 1 0 A security guard is gunned down by Muslim militants.
2010.08.19 Iraq Mosul 3 4 A kidnapped civilian is among three Iraqis murdered in separate attacks.
2010.08.19 China Xinjiang 7 14 An explosives-laden vehicle is plowed into a crowd and detonated, leaving seven dead.
2010.08.19 Afghanistan Nangarhar 2 14 Two civilians are killed when the Taliban blow up a fuel truck.
2010.08.19 Afghanistan Logar 2 0 The bodies of two men are discovered after they were kidnapped and murdered in captivity.
2010.08.19 Algeria Baghlia 3 4 Fundamentalists ambush a group of soldiers, killing three.
2010.08.18 Pakistan Nazimabad 1 0 A children’s doctor is shot to death by sectarian rivals.
2010.08.18 Iraq Tikrit 2 3 Two civilians are blown to bits by a Jihadi bomb.
2010.08.18 Iraq Diyala 3 0 Three brothers are brutally murdered on their own farm by Mujahideen.
2010.08.18 India Sopore 1 2 Islamic militants attack a lawmaker’s home, killing a guard.
2010.08.18 India Kulgam 2 0 Two civilians grazing cattle are abducted and murdered by Religion of Peace radicals.
2010.08.18 Afghanistan Kandahar 1 0 A suicide bomber takes out an Afghan cop.
2010.08.18 Pal. Auth. Gaza 1 0 A 62-year-old woman is murdered outside her own home by Islamic fundamentalists.
2010.08.18 Iraq Mosul 4 2 Four Iraqis are taken down in separate terror attacks.
2010.08.17 Iraq Baghdad 10 46 Sunni militants detonate a fuel tanker in a Shia neighborhood, incinerating ten innocents.
2010.08.17 Russia North Ossetia 2 23 Two people are dead and twenty-three others injured in a suicide attack and separate cafe bombing.
2010.08.17 Iraq Baghdad 61 129 Over sixty young Iraqis lining up for work are senselessly cut to shreds by a Shahid suicide nail-bomber.
2010.08.17 Iraq Diyala 3 0 An auditor and two judges are assassinated by Islamic terrorists in separate attacks.
2010.08.17 Pakistan Peshawar 2 0 Two civilians are murdered at a mosque by Taliban gunmen.
2010.08.17 Somalia Mogadishu 1 2 A civilian is killed when Mujahideen toss a grenade at a police station.
2010.08.17 Afghanistan Spin Boldak 8 0 Eight civilians are murdered by a Taliban bomb attack on a home.
2010.08.17 Afghanistan Zabul 2 0 A man and his wife are shot to death in their home by religious extremists.
2010.08.17 Pakistan Karachi 1 0 A leader of a minority religious sect is gunned down by mainstream rivals.
2010.08.16 Afghanistan Heart 5 2 Three women and a child are among five civilians killed by a Taliban bomb attack on their car.
2010.08.16 Somalia Mogadishu 9 53 Nine refugees are killed when al-Shabaab Islamists attack a displaced persons camp.
2010.08.16 Iraq Muqdadiya 4 9 Four Iranian pilgrims on a bus are targeted and killed by Sunni bombers. Women and children are among the victims.
2010.08.16 Afghanistan Ghazni 2 5 A remote-controlled bomb on a bridge takes out two civilians.
2010.08.16 Pakistan Karachi 4 0 Sunnis shoot four Shia to death in separate attacks.
2010.08.16 Somalia Elasha Biyaha 1 0 A cleric who advocated peace is assassinated by Islamists.
2010.08.16 Afghanistan Kunduz 2 0 A couple in their 20′s is stoned by Islamic fundamentalists for having sex. The man has to be finished off with a gunshot.
2010.08.16 Afghanistan Farah 2 0 Two people are killed when Taliban gunmen fire into a bazaar.
2010.08.15 Iraq Numaniya 1 0 Muslim gunmen murder an Iraqi pharmacist who had returned from studies in the U.S.
2010.08.15 Iraq Jurf al-Sakhar 3 2 Three worshippers are shot to death outside a mosque by sectarian rivals.
2010.08.14 Thailand Pattani 1 0 A local cop is shot to death by Islamic militants while traveling to work.
2010.08.14 Pakistan Sindh 2 8 A woman and boy are left dead when Muslim rivals attack each other over where to build a madrasah.
2010.08.14 Thailand Yala 2 0 A Buddhist man and wife are brutally murdered by Muslim gunmen while riding to their plantation.
2010.08.14 Afghanistan Kunduz 1 0 A local cop is shot to death by Uzbeki Islamists.
2010.08.14 Afghanistan Dam Abad 3 1 Three children are torn apart by a rocket fired into their home by Islamic hardliners.
2010.08.14 Egypt Shimi 0 11 Eleven Christians are injured in assaults by Muslims stirred to anger by a local cleric.
2010.08.14 Iraq Baghdad 6 15 Islamic terrorists take down six Iraqis in a series of attacks, including policemen who were set on fire.
2010.08.14 India Sopore 1 0 Islamic terrorists kidnap and murder a civilian.
2010.08.13 Pakistan Quetta 1 0 Sunni fundamentalists are suspected of firing into a barbershop, killing the owner.
2010.08.13 Yemen Lahj 1 0 A man is gunned down in an al-Qaeda drive-by outside a mosque.
2010.08.13 Afghanistan Herat 4 12 The Taliban ambush a convoy of security guards, killing four.
2010.08.12 Iraq Baaj 4 0 A bomb placed by Jihadis kills four disposal workers.
2010.08.11 Pakistan Mohmand 1 3 A woman is killed, and her three sons injured, when militants fire a rocket into their home.
2010.08.11 India Rajouri 2 21 Lashkar e-Toiba terrorists fire on a bus, murdering two civilians, including a woman.
2010.08.11 Iraq Baghdad 1 1 Jihadis gun down two cops and kill a civilian with a bomb.
2010.08.11 Pakistan Karachi 2 0 Two Shias are shot to death by Sunnis in separate drive-by attacks.
2010.08.11 Iraq Sadiya 11 4 Islamists lure eight police to their deaths by first killing three members of a family and then booby-trapping the house.
2010.08.10 Iraq Baghdad 5 16 Terrorists take down five Iraqis with two bombs.
2010.08.10 Afghanistan Kabul 5 1 Blood and body parts are scattered about following a double suicide attack that leaves five Afghans dead.
2010.08.10 Afghanistan Helmand 5 0 Five local security personnel are killed when Islamic fundamentalists fire a rocket through their vehicle.
2010.08.10 India Baramulla 3 0 Islamic radicals machine-gun three cops to death.
2010.08.10 Pakistan Mohmand 3 0 Three members of a security patrol are killed in an ambush by Islamic militants.
2010.08.09 Thailand Narathiwat 1 0 Muslim terrorists stab and partially behead a young plantation worker.
2010.08.09 Iraq Baghdad 3 10 Three traffic cops are taken down by Jihadi bombers.
2010.08.09 Afghanistan Badghis 1 0 A pregnant woman accused of adultery is whipped 200 times and then shot three times in the head by Islamic fundamentalists.
2010.08.08 Iraq Fallujah 4 14 Four civilians lose their lives in two car bombings.
2010.08.08 Indonesia Bekasi 0 12 A mob of hundreds of Muslims chase and beat Christian worshippers after disrupting their service.
2010.08.08 Iraq Ramadi 8 50 Eight Iraqis are pasted by Jihadi bombers.
2010.08.07 Iraq Garma 3 15 al-Qaeda militants detonate a bomb outside a home, killing three residents.
2010.08.07 Afghanistan Helmand 1 0 A British father of four is shot to death by a Taliban prisoner who seizes a weapon on his way to a prayer session.
2010.08.07 Afghanistan Nuristan 10 0 Ten members of a medical team, including Christian doctors, are pulled out of their cars and executed by devout Muslim fundamentalists, who spare an Afghan able to recite the Quran.
2010.08.07 Iraq Basra 43 185 Over forty people are massacred by Islamic terrorists at a market. Most burn to death in a fire caused by bombs.
2010.08.07 Thailand Pattani 2 1 A Buddhist husband and wife are murdered by Muslim gunmen in their motorcycle shop. Their 4-year-old nephew is wounded.
2010.08.07 Afghanistan Maiwand 1 1 A child is murdered by Sunni bombers.
2010.08.07 Thailand Yala 1 0 Muslim terrorists kill an off-duty soldier on his motorcycle.
2010.08.07 Thailand Narathiwat 1 0 A 43-year-old Buddhist woman is brutally machine-gunned to death by Muslim radicals on her farm.
2010.08.07 Afghanistan Helmand 5 13 A bomb hidden in a wheelbarrow leaves five innocents dead.
2010.08.06 Iraq Baghdad 2 13 Two civilians are blown to bits by Jihadi bombers.
2010.08.06 Iraq Kirkuk 1 0 Muslim radicals shoot a woman to death.
2010.08.05 India Baramulla 1 2 Islamic militants fire on a security patrol, killing one member.
2010.08.05 Ingushetia Nazran 2 0 Two cops are gunned down by suspected Islamic separatists.
2010.08.05 Pakistan Quetta 1 1 Islamic militants open fire on an oil tanker, killing the driver.
2010.08.05 Iraq Abu Ghraib 3 0 A woman is among three people shot to death in their home by Muslim radicals.
2010.08.05 Iraq Baghdad 6 8 Two shootings by terrorists take down six Iraqis.
2010.08.05 Iraq Tikrit 3 0 An al-Qaeda attack leaves three people dead.
2010.08.05 Yemen Abyan 3 1 al-Qaeda terrorists ambush and kill three members of a patrol.
2010.08.05 Afghanistan Kunduz 7 13 A Fedayeen suicide bomber murders seven local police.
2010.08.05 Philippines Zamboanga 5 24 A suicide bomber at an airport murders five other people.
2010.08.04 Afghanistan Helmand 1 0 A young child is killed in a fundamentalist IED attack.
2010.08.04 Thailand Pattani 1 0 A Buddhist is gunned down in an Islamist drive-by.
2010.08.04 Afghanistan Uruzgan 1 1 Terrorists detonate a bomb at a bazaar, killing one civilian.
2010.08.04 Somalia Bondhere 3 12 Three cleaning women are exterminated by an al-Shabaab bomb blast.
2010.08.04 Pakistan Peshawar 4 11 A hero cop is among four blown apart by a Shahid suicide car bomber.
2010.08.03 Iraq Kut 12 55 Two car bombs at a market leave a dozen people dead and fifty others wounded.
2010.08.03 Dagestan Makhachkala 2 0 Two police officers are assassinated by Islamic separatists at a market.
2010.08.03 Iraq Mosul 9 15 Two vicious bombings leave nine Iraqis dead.
2010.08.03 Iraq Baghdad 5 0 The Islamic State of Iraq machine-guns five soldiers to death at point-blank range.
2010.08.02 Jordan Aqaba 1 5 A Palestinian rocket attack on an Israeli resort overshoots its mark and kills a taxi driver in Jordan.
2010.08.02 Afghanistan Faryab 4 3 Four civilians are cut to pieces by Taliban gunmen.
2010.08.02 Iraq Baghdad 10 22 A coffee shop and a residential neighborhood are among a series of bomb blast sites that leave ten dead.
2010.08.02 Iraq Fallujah 3 7 A 4-year-old girl is among three sleeping family members murdered by Islamic bombers.
2010.08.02 Afghanistan Kandahar 5 1 Five children are blown apart by a suicide car bomber.
2010.08.01 Pakistan South Waziristan 2 0 Religious extremists kill two local soldiers with a roadside bomb.


(DAL SITO SPAGNOLO PATRIA JUDIA)




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16 settembre 2010

Umorismo ebraico

Due rabbini si incontrano, uno dice all'altro: Ti ricordi che ti avevo detto che mi avevano rubato la Bici? Beh, non ci crederai ma Sabato scorso leggendo la Parasha dei Dieci Comandamenti, arrivato a "Non commettere adulterio"....mi sono ricordato dove l'avevo lasciata!




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16 settembre 2010

BARBARA PUBBLICA ESECUZIONE IN IRAN



 

 

 
 
CLICCA QUI PER VEDERLA http://sarbazevatan.multiply.com/video/item/73




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16 settembre 2010

L'11/9 ha molto a che fare con l'ebraismo e con Israele

Ha a che fare perchè, forse non lo sai, ma il mondo arabo HA DECISO che quell'atto di guerra è stato compiuto dal Mossad.
Ha a che fare perchè gli... USA hanno provato sulla propria pelle ...cosa significa essere attaccati a casa propria dando la speranza a Israele che avessero finalmente compreso cos'è l'islamismo.
Ha a che fare perchè un certo bin Ladin ha sempre legato OGNI attentato terroristico al problema palestinese del quale, come ogni arabo, se ne fotte altamente.
Non è vero che Israele è un paese dove un ebreo "... non viva a partire dalla paura".
Non so se sia mai stato così, certamente non è così ora.
I genitori DEVONO scortare i propri figli a scuola per timore di rapimenti.
Alcune zone del Paese, di un paese sovrano, NON sono accessibili agli ebrei.
L'apertura e la chiusura delle scuole in città come Siderot e Asqelon non vengono salutate dal gioioso vociare dei ragazzi, ma dalla paura che un Qassam, lanciato proprio a quell'ora precisa, piombi nel bel mezzo del gruppo di ragazzi.
I ragazzi israeliani a 18 anni DEVONO indossare una divisa e dopo l'addestramento vanno a fare i soldati, non pretendendo di esportare la democrazia o per imporre la pace, ma per difendere il proprio Paese, e ci rimettono la pelle.
Questi ragazzi hanno dei genitori che vivono quei 2 o 3 anni (dipende dal sesso) come un incubo, poi ce ne sono alcuni, come i genitori di Gilad Shalit, il cui incubo non ha mai fine.
E potrei continuare all'infinito.
Se non è questo vivere nella paura non so cosa altro sia.
Le speculazioni sulle vittime le fanno gli altri e non certo gli ebrei.
Le hanno fatte i dietrologi, come Giulietto Chiesa, che continuano a sostenere che l'attentato sia stato addirittura realizzato dall'amministrazione americana.
Ad una precisa domanda sul perchè l'avessero fatta la sua risposta fu: "Non posso saperlo, non tocca a me dare queste risposte."
Vero che esiste una parte dell'occidente che ritiene Israele figlio della Shoà, ignorando completamente la storia e quando fu sotterrato il primo seme del Paese che è oggi.
Ma questo problema non lo si risolve pretendendo di dire agli cosa odiare e cosa no.
Posso dirti cosa provo io quando ho a che fare con un palestinese in Israele.
Sono cauto, molto cauto e sempre pronto a reagire, non gli volto mai le spalle e sono sempre attento di avere le spalle al muro.
Se mi sorride, mi si rizzano i capelli dietro la nuca e sto ancora più attento.
E se capita, come è capitato, di vedergli un coltello in mano, penso solamente a toglierglielo e puntarlo alla sua di gola prima che tagli la mia.
Esagerato?
Non credo proprio."
 

Enrico Cobra Plinsky Renzetti

 

__._,_.___




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16 settembre 2010

E nella Gerusalemme liberata (dai palestinesi) gl’israeliani reclamano Yonit Levy

Il video, palesemente taroccato con un programma di computer-grafica, non aveva più di tanto destato stupore. Anche se le immagini mostravano le città di Gerusalemme e Tel Aviv “liberate”, edifici importanti del governo Netanyahu in fiamme e bandiere palestinesi ovunque lungo lo Stato ebraico.

A far irritare, più del solito, gl’israeliani però è stata una scena di due secondi circa. Si vede lo studio principale del telegiornale di Arutz shtaim (Canale 2), una delle emittenti più seguite nel paese. E al posto della bella Yonit Levy, è seduto un uomo triste e con lo scialle bianco-nero di Hamas pronto a condurre il tg. Un cambiamento radicale per gl’israeliani. Abituati a sentire ogni sera le notizie più importanti dalla voce della Levy.

Il video della “liberazione” d’Israele

Il video dura poco più di un minuto e quaranta e s’intitola “La grande liberazione”. È stato realizzato da due membri del gruppo terrorista di Hamas (uno vive in Cisgiordania, l’altro a Gaza) e sta spopolando da qualche giorno tra i navigatori palestinesi. Un filmato che aggiunge poco alla sfida mediatica avviata da anni da Gerusalemme e i miliziani di Hamas, ma che per la prima volta introduce un elemento di novità: la rivoluzione nei palinsesti televisivi israeliani. Un affronto per gli ebrei, così affezionati al tubo catodico.

 

La ricostruzione palestinese: i palazzi del potere israeliano a fuoco dopo l'attacco di Hamas (Falafel Cafè)

Nella ricostruzione, con in sottofondo una musica da kolossal drama, si sente un rifugiato palestinese dire «Con il volere di Dio, la Jihad ci riporterà nella nostra terra». Nella scena successiva c’è un manipolo di studenti che chiede al professore come diventare membri attivi della resistenza. E così via: con scene di battaglia (ricostruita al computer), con i luoghi simbolo dello Stato ebraico (l’Alta corte di giustizia e la Banca centrale) andare a fuoco e i festeggiamenti finali per aver riconquistato il territorio.

Si vedono palestinesi mentre passeggiano lungo la promenade “liberata” di Tel Aviv, bandiere palestinesi che sventolano un po’ ovunque, muezzin che cantano (cosa che succede già, a dire il vero), macchine che agitano bandiere bianco-rosso-verde-nero lungo la Ayalon Highway, una delle vie più trafficate di Tel Aviv e infine l’edizione centrale del telegiornale che celebra la liberazione.

«Con questo video vogliamo dare una mano alla resistenza», hanno detto i due creatori Mohammed al-Amriti e Eieman Hijazi ai reporter del quotidiano online Ynet. «Speriamo che il filmato venga preso e trasmesso da tutte le emittenti arabe per lanciare un messaggio a tutto il globo: noi vinceremo». Per chiudere poi con la promessa finale: «con un po’ di soldi, possiamo produrre nuovi cortometraggi di questo tipo ogni tre mesi».

Leonard Berbery

falafel cafè




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15 settembre 2010

Ecco a voi: Hamas in “La liberazione di Gerusalemme e Tel Aviv”

Un nuovo filmato di Hamas intitolato “La grande liberazione” che descrive la distruzione di Israele manda in visibilio il web arabo: vi si vede una immaginaria battaglia finale “per la liberazione della Palestina” che comprende bombardamenti su Tel Aviv e Gerusalemme, e un nuovo telegiornale del Canale Due (israeliano) con tanto di conduttore con kefiah al collo.
Il filmato, il cui trailer è particolarmente popolare in questi giorni in Cisgiordania e striscia di Gaza (in attesa dell’uscita della versione completa), è stato creato da due attivisti di Hamas nella striscia di Gaza e mostra una simulazione grafica del bombardamento e distruzione, a Gerusalemme, dell’Alta Corte di Giustizia, della Banca d’Israele e della settecentesca sinagoga di Hurva (recentemente restaurata). Dopodiché si vedono automobili con bandiere palestinesi che corrono lungo la Ayalon Highway, una delle principali arterie dell’area metropolitana di Tel Aviv.
All’inizio del video, un profugo palestinese dice: “Inshallah [se Dio vuole], la jihad [guerra santa] riprenderà la patria”. Nella sequenza successiva alcuni scolari palestinesi proclamano al loro insegnante che vogliono unirsi alla “resistenza” (lotta armata); fanno seguito le immagini di un palestinese armato che delinea l’operazione di “liberazione”. Dopo che Israele è stato attaccato con successo e “liberato”, si vedono i palestinesi che festeggiano sul lungomare e per le strade di Tel Aviv.
Al culmine del video appare la celebre sigla d’apertura del telegiornale serale del Canale Due israeliano: ma al posto della conduttrice Yonit Levy compare un palestinese ritratto mentre si appresta a leggere le notizie annunciando la “liberazione di Tel Aviv e della Palestina”.
Secondo Muhammad al-Amriti, uno dei due autori, il film sarebbe stato fatto in risposta ai “video che istigano al sionismo e che incoraggiano a bombardare la moschea di Al-Aqsa”. “Avevamo pensato di realizzare un video d’animazione – spiega al-Amriti – ma poi abbiamo optato per un film vero e proprio. Speriamo che possa essere mandato in onda da tutti i canali satellitari che sostengono la resistenza. Questo film – conclude al-Amriti – è un regalo al popolo della striscia di Gaza e della Palestina”.

(Da: YnetNews, Jerusalem Post, 14.9.10)

Nelle foto in alto: Dal filmato di Hamas, la distruzione della sinagoga di Hurva e della Banca d’Israele a Gerusalemme, bandiere palestinesi su Tel Aviv “liberata”

Per vedere il filmato:
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3953458,00.html




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15 settembre 2010

“Sì, sono antisemita”

 MEMRI-TV ha diffuso il video di un discorso tenuto dallo sceicco Safwat Higazi, trasmesso dalla tv di Hamas Al-Aqsa , nel quale lo sceicco diceva fra l’altro:
“Essere uccisi è ciò che vogliamo e che ci auguriamo. È il martirio per Allah. Vorrei essere con i giovani delle Brigate Al-Qassam, passargli uno dei loro missili, tergere dai loro volti la polvere di un missile lanciato, gridare con loro “Allah Akbar” (Dio è grande) e spedire all’inferno quei figli di scimmie e maiali (gli ebrei) sulle ali dei razzi Qassam. La jihad (guerra santa) è la nostra via. Gli ebrei meritano di essere uccisi, meritano la morte. Distruggete tutto là da loro”.
Il video è visibile (con sottotitoli in inglese) alla seguente pagina del sito MEMRI: http://www.memritv.org/clip/en/1972.htm

Stando al quotidiano libanese Daily Star, Safwat Higazi, fondatore e segretario generale di Dar Al-Ansar for Islamic Affairs, nel gennaio 2008 guidò un convoglio di 21 veicoli diretto alla striscia di Gaza con forniture mediche e alimentari, ma venne fermato dalla polizia egiziana.
Il 24 dicembre 2008 ha emesso una fatwa secondo la quale chiunque neghi la Sunna è un infedele e un pazzo, e deve essere ucciso.

Il 4 gennaio 2009 lo sceicco Higazi ha reagito alla diffusione del suo discorso da parte di MEMRI intervenendo alla tv egiziana Al-Nas. Ecco alcuni brani della reazione di Higazi.

Safwat Higazi: "Un’organizzazione israelo-americana che segue i mass-media arabi, chiamata MEMRI, ha accusato diversi eminenti chierici e sceicchi musulmani apparsi su canali tv arabi, fra cui Sallah Sultan e Safwat Higazi, di istigare all’uccisione di ebrei e all’odio verso gli Stati Uniti. […] Questo è per noi un grande onore. Sì, sono antisemita. Sì, odio il sionismo. Sì, il Giorno del Giudizio non arriverà finché non combatteremo gli ebrei. Queste sono le parole del Profeta, piaccia o non piaccia. […] Sì, siamo nemici di questa gente. Siamo nemici di tutti coloro che saccheggiano la nostra terra e i nostri diritti, e siamo nemici del governo americano e di chiunque aiuti i nostri nemici, l’America e tutti gli altri. Sì, li odiamo. Sì, siamo loro nemici. Per Allah, solo i nostri governanti ci impediscono di prendervi. Per Allah, se ci lasciassero, vi divoreremmo completamente, vi azzanneremmo coi nostri denti. Non staremmo ad aspettare armi, e razzi e proiettili. Se i nostri governanti ce lo permettessero, vi agguanteremmo per le strade e vi divoreremmo coi nostri denti. […] Sì, siamo i vostri nemici e continueremo ad essere i vostri nemici fino al giorno in cui Gesù figlio di Maria discenderà a combattervi, chiamando all’unione nell’islam, la religione del Profeta Muhammad”.

Il video è visibile (con sottotitoli in inglese) alla seguente pagina del sito MEMRI:
http://www.memritv.org/clip/en/1983.htm

(Da: MEMRI)

ALTRI FILMATI (in inglese):

Hamas: In Their Own Voices
http://www.memritv.org/hamas.wmv

Hamas indoctrination of Kids: Bombs more precious than children
http://it.youtube.com/watch?v=YIBNRVgq59Y

Hamas launch rockets from Gaza on innocent civilians in Israel
http://it.youtube.com/watch?v=K3IBttqOAgA

Children of Hamas: Where is UNICEF?
http://it.youtube.com/watch?v=eTGbP55HGi8

Palestinian children presented as warriors in Hamas clip
http://it.youtube.com/watch?v=LB7nMZOjxyw&feature=PlayList&p=06C4B84D4344DF6F&playnext=1&index=33

Hamas teaching children to kill Jews
http://it.youtube.com/watch?v=59C17RJoyVU&feature=PlayList&p=227144A3DDF6C197&playnext=1&index=28

 




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15 settembre 2010

Dove il fanatico squilibrato è la regola (e dipende dai governi)

Barry Rubin
La notizia che uno squilibrato ministro di culto di una chiesa incredibilmente piccola in Florida intendeva bruciare delle copie del Corano è diventata un evento globale. Il progetto del tizio è stato condannato praticamente da tutti, anche se qualcuno ha tenuto a precisare che, sul piano strettamente costituzionale, ne avrebbe avuto il diritto. Diverse le ragioni – tutte evidenti – per queste critiche universali, che in sostanza si riconducono a due: si trattava di un insulto a una religione, totalmente fuori luogo in una società che si vuole tollerante; e poi un tale gesto avrebbe messo in pericolo cittadini americani e gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti, spingendo altri musulmani alla violenza.
Un sacco di americani giudiziosi e di buon cuore si sono sentiti personalmente in colpa. Del tutto a sproposito, bisognerebbe aggiungere. Ho sentito un giovane dire: “Com’è che sento l’impulso di avvicinare i musulmani per la strada e salutarli in pace, mostrando loro che gli americani non sono tutti fanatici razzisti? Che ne è stato del mio bel paese? Il giorno in cui degli americani iniziano a bruciare il Corano è il giorno della vittoria di Osama bin Laden”. Sì, è questo il frutto di anni di persuasione al senso di colpa: la più piccola macchia sulla società occidentale, o su Israele, è la dimostrazione che essi sono il male, mentre bubboni grandi come elefanti in altri paesi vengono tranquillamente ignorati.
Eppure, non si dovrebbe definire un paese in base ai suoi individui più estremisti ed isolati. I musulmani si convincono che tutti gli americani sono fanatici razzisti solo se gli vengono raccontate un sacco di bugie sul conto dell’America. E per gli americani sarebbe da sciocchi credere ad un'assurdità così fuori misura. In realtà al giorno d’oggi, in fatto di tolleranza, la società americana può vincere con facilità qualunque confronto con il resto del mondo. D’altro canto, un sacco di americani fanno a gara col resto del mondo su chi è più anti-americano.
Ciò che non viene mai fatto notare è che l’equivalente del gesto minacciato dal reverendo in Florida avviene praticamente ogni giorno in decine di luoghi un po’ in tutto il Medio Oriente e nel mondo a maggioranza islamica, e non per mano di singoli svitati senza alcun seguito, bensì ad opera di personaggi influenti della politica e della religione, o di mass-media che godono di enorme seguito. Ogni giorno vengono riversate dosi massicce di menzogne, allo scopo di fomentare la gente a odiare l’occidente. Ogni giorno vi sono buddisti, cristiani, indù ed ebrei che subiscono persecuzioni e a volte vengono fisicamente cacciati da paesi a maggioranza musulmana, senza che nessuno nel potente establishment occidentale se ne accorga, e men che meno protesti.
Purtroppo è vero che le regioni del mondo a maggioranza musulmana stanno al fanatismo razzista come l’Arabia Saudita sta al petrolio, e Hollywood sta al cinema. Avevo pensato di inserire qui qualche esempio specifico, ma i casi sono talmente tanti che preferisco rinviare il lettore alla consultazione di siti [in inglese] come MEMRI, Palestinian Media Watch, Foreign Broadcast Information Service, Survey of World Broadcasts, o all’edizione in inglese dei giornali arabi.
A proposito, secondo dati dell’FBI relativi al 2008, negli Stati Uniti si sono registrati dieci volte più manifestazioni di antisemitismo (per l’esattezza 1.013) che di pregiudizio anti-islamico (105). E quante sono state le manifestazioni di odio anti-cristiano, nel 2008, negli Stati Uniti? Solo quattro meno di quelle anti-musulmane (101). Ma non si dimentichi che negli Stati Uniti, in Europa e in Israele i comportamenti fanatici sono opera di soggetti privati: trasmissioni radio, pastori cristiani o singoli cittadini che agiscono in nome e per conto proprio, a fronte – su questi temi – di una disapprovazione politica e sociale del 99%. Quando invece calunnia, istigazione e odio religioso, nazionale, etnico o di altro genere si verificano in Medio Oriente, sono quasi sempre il frutto di atti dei governi, o approvati dai governi. Coloro che lo fanno sono spesso sul libro paga dei governi, hanno accesso a istituzioni controllate dallo stato e vengono ricompensati per ciò che fanno e dicono. A differenza della disapprovazione al 99% che impera in occidente per azioni e parole “di odio”, nel Medio Oriente a maggioranza islamica praticamente nessuno osa levare la voce contro questi comportamenti, ad eccezione di un minuscolo gruppo di moderati (spesso perseguitati).
Non è tutto. Per quante condanne, atti di contrizione e atti di tolleranza abbiano luogo in occidente, per quante moschee vengano costruite o restaurate con i soldi dei contribuenti americani (spesso in paesi dove sarebbe impossibile costruire una chiesa), per quante volte il segretario di stato Usa dica “il santo Corano” anziché semplicemente “il Corano”, e per quanto le parole “islam” e “islamismo” restino tenacemente bandite dai documenti governativi americani, tutti questi sforzi non avranno praticamente alcun impatto sull’opinione pubblica in Medio Oriente. Perché? Perché, da un lato, l’attitudine della gente è stata accuratamente preparata a rifiutarsi di credere e ad essere ostile; e dall’altro perché ben pochi di loro sentiranno mai parlare di questi sforzi, giacché i loro mass-media semplicemente non li riportano.
Tutto questo giustifica la presenza in occidente di estremisti fanatici o del rogo del Corano? Naturalmente no. Ma c’è qualcos’altro che tutto questo non giustifica: rifiutarsi di riportare, analizzare e condannare ciò che avviene quotidianamente nei paesi a maggioranza islamica, per di più con il sostegno del pubblico e l’approvazione ufficiale.
Quali sono i motivi di tale rifiuto? In breve: la paura che dire la verità scateni "l’ira dei musulmani"; la convinzione che si abbia il diritto di criticare solo il proprio paese (o i propri alleati) e la propria religione, ma che esercitare un razionale spirito critico nel discutere i paesi o le religioni altrui sia in qualche modo “razzista”; il panico all’idea che dare informazioni sul fanatismo e l’estremismo di milioni di altri incoraggi qualche oscuro pastore in Florida con solo cinquanta seguaci a bruciare una copia del Corano. Ma questa paralisi non è come le democrazie dovrebbero funzionare: non è così che la gente può proteggere le propria libertà e il proprio modello di società e di vita.

(Da: Jerusalem Post, 13.9.10)

Nelle foto in alto: altri “roghi” sempre all’ordine del giorno nei paesi mediorientali a maggioranza islamica. Nessuna offesa, nessuno sdegno?

 




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15 settembre 2010

Vili e spietati

Esattamente 1.400 giorni dopo il sequestro del soldato israeliano Gilad Schalit (nel corso di un attacco oltrefrontiera, da parte di terroristi palestinesi di Gaza, che causò anche la morte di due soldati), le Brigate Izz a-Din al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno diffuso  sul loro sito web un filmato in animazione grafica in cui, fra l’altro, si vede l’ostaggio israeliano tornare a casa in una bara.
Nel cartone animato in 3D, intitolato “Il sentimento nella società sionista circa Shalit”, si vede il padre Noam Schalit, ormai invecchiato e col bastone, che vaga sconsolato fra vent’anni per la strade d’Israele stringendo una foto del figlio ancora in cattività. Sullo sfondo si sente la voce di Gilad tratta dal nastro diffuso da Hamas lo scorso settembre. Verso la fine del filmato appare sullo schermo una scritta che dice: “Gli sforzi del governo israeliano hanno avuto successo. Dopo uno scambio di prigionieri, Noam Schalit finalmente incontra il figlio Gilad”. A quel punto si vede l’anziano padre che siede in attesa al valico di Erez fra striscia di Gaza e Israele finché non gli viene consegnata una bara coperta dalla bandiera israeliana. “No!” grida il vecchio, e si sveglia. L’espediente del sogno (che termina con la scritta “c’è ancora speranza” e il simbolo delle Brigate Izzadin A-Qassam) serve a far trapelare la spietata ed esplicita minaccia.
Nel corso del video, viene anche ventilata la minaccia di far fare all’ostaggio israeliano la stessa fine di Ron Arad, il copilota israeliano caduto nelle mani di terroristi libanesi nel 1986 e mai più restituito. Il padre di Gilad viene rappresentato mentre raccoglie un giornale con l’annuncio di un’offerta di 50 milioni di dollari a chi darà informazioni su suo figlio: un esplicito riferimento all’offerta di 10 milioni di dollari fatta da Israele per informazioni sulla sorte di Arad.
“Ci rivolgiamo alla società sionista, e non ai suoi esponenti eletti”, hanno spiegato i rappresentanti di Hamas, aggiungendo al loro messaggio una minaccia: “Se il nemico insisterà con la sua testardaggine, se ne pentirà. Ma il suo dispiacere non avrà alcun valore. Shalit non vedrà la luce del giorno finché il vostro governo non pagherà il prezzo che abbiamo fissato. Se rifiuterà le condizioni che abbiamo posto, finirete col pagare un prezzo molto più alto”.
Verso la fine del filmato Hamas ribadisce inoltre che intende investire sforzi nel tentativo di prendere in ostaggio altri israeliani, e minaccia di farlo su scala molto più ampia di quanto sia stato fatto finora: “L’organizzazione continuerà le sue attività volte a mettere le mani su altri amici di Shalit: talmente tanti che il governo sionista sarà costretto a creare un ministero apposito per i sionisti prigionieri e sequestrati” afferma il video, nel quale Noam Shalit viene rappresentato mentre si dirige appunto verso l’immaginario ministero “dei prigionieri e dispersi”.
Il vero Noam Shalit ha reagito alla diffusione del video di Hamas dicendo: “E’ una vergogna che i capi di Hamas continuino a optare per la guerra psicologica, per chissà quanto tempo ancora, contro la nostra famiglia e contro il pubblico israeliano, anziché occuparsi dello scambio di prigionieri e autorizzare la proposta di scambio mediata dalla Germania, che è sul loro tavolo da quattro mesi senza risposta”. Noam Shalit ha anche fatto riferimento ad una lettera che ha recentemente inviato al capo del politburo di Hamas, Khaled Meshal, con sede a Damasco. “Come abbiamo sottolineato nella lettera – ha detto Shalit – così facendo i capi di Hamas privilegiano i loro interessi politici rispetto agli interessi del popolo palestinese, rimandando continuamente la scarcerazione di mille detenuti palestinesi ed anche la liberazione della popolazione civile della striscia di Gaza dal soffocamento politico ed economico che patisce da anni come conseguenza diretta del sequestro di nostro figlio Gilad”. Astenendosi dal commentare la sua rappresentazione nel video di Hamas, il padre del giovane israeliano in ostaggio ha aggiunto: “Sarebbe meglio che la dirigenza di Hamas la smettesse di produrre filmati e messe in scena, e si preoccupasse piuttosto dei veri interessi dei detenuti palestinesi e dei semplici civili di Gaza che da troppo tempo sono tenuti in ostaggio dai loro stessi capi”.
L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato il filmato afferamando che “l’uso cinico dei sentimenti della famiglia Shalit fatto dai capi di Hamas, solo due giorni dopo che Israele ha reso possibile il trasferimento fuori da Gaza di una bambina per ricevere le cure mediche necessarie a salvarle la vita, testimonia meglio di qualunque altra cosa la vera natura di questa organizzazione. Si tratta di un ennesimo, vile gesto da parte di Hamas con lo scopo di permettere alla sua dirigenza di non prendere nessuna decisione sulla recente proposta di mediazione”.
Secondo un funzionario dell’ufficio del primo ministro, “da quattro mesi i capi di Hamas evitano di rispondere a un accordo umanitario mediato dall’Egitto e messo sul loro tavolo dal intermediario tedesco: un’offerta che è stata raggiunta con entrambe le parti e che condurrebbe all’immediato ritorno di Gilad Shalit sano e salvo alla sua famiglia e alla sua gente”.

Questo fine settimana, su richiesta di re Abdullah di Giordania Gerusalemme ha acconsentito al trasferimento ad Amman, via Israele, della figlia gravemente malata di Fati Hamad, ministro degli interni di Hamas ed ex capo del suo braccio armato. La bambina di 3 anni, accompagnata dalla madre, è stata trasportatda da Gaza, attraverso il valico di Erez, all’ospedale israeliano Barzilai di Ashkelon, dove è stata presa in cura da un team di medici israeliani, per poi essere trasferita in elicottero ad Amman. In quanto ministro degli interni di Hamas, Fati Hamad è il capo dei servizi di sicurezza di Hamas che, va ricordato, tiene in ostaggio l’israeliano Gilad Shalit da quasi 4 anni, vietandogli anche solo la visita di un medico della Croce Rossa.

(Da: YnetNews, Jerusalem Post, Ha’aretz)

Nell’immagine in alto: una delle ultime inquadrature del filmato di Hamas: il padre Noam Shalit vede arrivare da Gaza la bara del figlio coperta dalla bandiera israeliana

Il video è visibile su:
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3880360,00.html

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1165199.html

http://www.youtube.com/watch?v=wQbpt3wXgDs&feature=player_embedded




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15 settembre 2010

“Solo la jihad può liberare il paese dalla sozzura ebraica”

Qui di seguito, alcuni brani tratti dal programma per bambini palestinesi “I pionieri di domani”, andato in onda sulla tv di Hamas Al-Aqsa il 2 aprile 2010.

Nassur, l’orsacchiotto: “Cari bambini, quando saremo cresciuti diventeremo martiri, a Dio piacendo. […] Sì, Saraa, i pionieri di domani libereranno la Moschea di Al-Aqsa. I bambini, i pionieri di domani, e non solo la striscia di Gaza e la Cisgiordania, ma tutto il mondo, mia cara Saraa e cari bambini. […] Va avanti, gli ascoltati stanno aspettando…”
Bambina in collegamento telefonico: “Chiamo dall’Olanda”.
Nassu: “Dall’Olanda, Wow!”
Bambina ospite si Saraa in studio: Benvenuta”
Nassur: “Da dove, in Olanda, mio caro?”
Saraa (conduttrice): “Saluti al nostro popolo in Olanda. […] Che cosa ti piacerebbe cantarci?”
Bambina in collegamento telefonico: “Quando diventeremo martiri”
Nassur: “Avanti su, fatele coraggio, battete le mani”
Saraa: “Su, forza”
Nassur: “Su, forza”.
Bambina in collegamento telefonico (cantando, accompagnata dalle bambine in studio):
“Quando saremo martiri andremo in Paradiso
quando saremo martiri andremo in Paradiso
No, non dite che siamo troppo piccoli. Questa vita ci ha fatti adulti.
Senza Palestina la nostra infanzia non ha nessun significato.
Senza Palestina la nostra infanzia non ha nessun significato.
Anche se ci dessero tutto il denaro del mondo, non ci farebbero dimenticare
Sono pronta a sacrificare il mio sangue per il mio paese
Senza Palestina la nostra infanzia non ha nessun significato.
Senza Palestina la nostra infanzia non ha nessun significato”.
Saraa: “Grazie mille”.
Nassur: “Un bell’applauso”.

(Da: Memri, 14.4.10)

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):
http://www.memritv.org/clip/en/0/0/0/0/0/0/2468.htm

La pagina di MERMI TV con filmati della tv Al-Aqsa (in inglese):
http://www.memritv.org/content/en/tv_channel_indiv.htm?id=




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15 settembre 2010

“In occidente non sono liberi come da noi”

 
 
Quelli che seguono sono alcuni brani tratti da un dibattito televisivo sulla negazione della Shoà mandato in onda dall’emittente Al-Alam (Iran) l’8 agosto 2010.


Autore siriano Muhammad Nimr Al-Madani: «Ho letto tutto ciò che è stato scritto sull’Olocausto [sic], sia da coloro che lo negano sia da coloro che sostengono che è avvenuto. Innanzitutto, quelli che sostengono che l’Olocausto ha avuto luogo non hanno alcuna prova.»
Conduttore: «Quelli che sostengono che ha avuto luogo?»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì.»
Conduttore: «Su cosa basano le loro affermazioni?»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Su nient’altro che una menzogna. Coloro che [sostengono] l’annientamento forniscono prove deboli. Per dirla tutta, in occidente non osano parlare liberamente…»
Conduttore: «Né fare ricerche obiettive.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Esatto. Non godono della libertà che abbiamo noi. […]»

Ricercatore ed editore siriano Muhammad Shaykjani: «Innanzitutto, c’è un versetto del Corano che dice: “Così l’uccisione dei loro figli venne presentata favorevolmente a molti politeisti”. Coloro che uccidono bambini per usare il loro sangue per avvicinarsi al Dio del sacrificio sono passati ad uccidere figli di cristiani, a Londra e a Parigi, in Svizzera e in Austria. Furono espulsi dalla Gran Bretagna quando vennero trovati dei bambini assassinati durante una delle loro festività. In Siria uccisero un prete cristiano e gli assassini vennero giustiziati. In molti paesi, nella festa della matzah di Sion [sic] uccidevano la gente e prendevano il sangue delle vittime per impastare la matzah di Sion.» [Nota: Mustafa Tlass, per oltre trent’anni una delle figure più in vista della politica siriana, cofondatore del partito Ba’ath e ministro della difesa con il presidente Hafez Al-Assad e poi con il figlio Bashar, pubblicò nel 1983 un libro intitolato La mazah di Sion (riferimento alle azzime pasquali) nel quale si sostiene come “fatto storico accertato” l’omicidio rituale ad opera degli ebrei. Il 21 ottobre 2002 il quotidiano in lingua araba edito a Londra Al-Hayat annunciava “a grande richiesta” l’ottava ristampa del libro e nuove traduzioni in inglese, francese e italiano].

Muhammad Nimr Al-Madani: «Gli ebrei hanno mescolato filosofa, religione e politica. Nel corso della storia hanno continuamente sviluppato la loro religione secondo le circostanze, finché sono arrivati al sionismo. L’ebraismo è arrivato a significare sionismo, e in tempi recenti l’ebraismo è arrivato a significare “olocaustismo”. […] Secondo la Torah, il Signore ha ingiunto loro di fare un rogo sacrificale di sette giorni. Il rogo è un sacro rituale di culto. Ritengo che questa sia la prova della falsità dell’Olocausto, e la prova biblica che essi hanno elaborato la menzogna dell’Olocausto sin dalla Torah. Il loro affidarsi alla Torah dimostra che l’Olocausto è una menzogna, e che non è mai avvenuto. E mostra anche che l’Olocausto è profondamente radicato nella loro mente e nei loro rituali.»
Conduttore: «A pagina 64 del suo libro, ad esempio, lei scrive che l’Antico Testamento descrive con grande accuratezza come costruire un forno crematorio.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì. C’è un testo che descrive come costruire il Tempio per il forno crematorio: le sue colonne, i suoi ornamenti di rame e così via.»
Conduttore: «Descrive il forno crematorio nei particolari.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì. Ad esempio, la sua dimensione è di circa 2 metri. Si tenga presente che gli inceneritori negli ospedali nazisti tedeschi dove bruciavano i corpi dei malati [sic] erano di 2 metri ovvero 190 centimetri. Il che è simile agli inceneritori che loro considerano forni crematori.»
Conduttore: «Sulla copertina interna del libro si legge una citazione del presidente Mahmoud Ahmadinejad. Come mai ha deciso di stampare una citazione di Ahmadinejad? È…»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Possiamo mostrarlo alla telecamera… Sono stato molto felice quando il presidente iraniano ha negato l’Olocausto. Dal momento che sono convinto che si deve combattere questa menzogna, mi sono sentito pieno di ammirazione per le parole del presidente iraniano.»
Conduttore: «Dice: “Israele deve essere cancellato dall’esistente”.»
Muhammad Nimr Al-Madani: «Sì, è giusto. Prima di tutto, il presidente iraniano è il primo leader del mondo che ha abbracciato la negazione dell’Olocausto. Si tratta di un grande evento. In secondo luogo, lo stato di Israele deve essere spazzato via dall’esistente, come già disse l’imam Khomeini […].»

(Da: www.memri.org, 8.9.10)

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):
http://www.memritv.org/clip/en/0/0/0/0/0/0/2593.htm

 




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14 settembre 2010

MOTOVEDETTA LIBICA DONATA DALL'ITALIA SPARA A NOSTRO PESCHERECCIO

Brutta avventura per un motopesca di Mazara del Vallo, bersaglio nella tarda serata di ieri, secondo quanto denunciato dai dieci marittimi dell’"Ariete", dei colpi di mitra sparati dagli uomini di una motovedetta libica che pattugliava la zona di mare, a circa 31 miglia dalle coste del Paese africano di cui la Libia rivendica il controllo. Nessun ferito, solo molta paura, per questa nuova puntata della ‘guerra sul mare tra i pescatori siciliani e le autorità libiche che rivendicano la loro competenza su una fetta consistente del mare Mediterraneo che separa l’Isola dalla Libia.L’equipaggio dell’"Ariete", un peschereccio di 32 metri iscritto alla marineria di Mazara, ha riferito che gli era stato intimato di fermarsi, ma è riuscito ad allontanarsi, evitando l’abbordaggio. Questa mattina, intorno alle 7.30, il motopesca ha raggiunto Lampedusa. La Guardia costiera ha avviato un’inchiesta per verificare l’accaduto e accertare fatti e responsabilità."Il mio motopeschereccio stava incrociando e non stava pescando". Lo ha detto Vincenzo Asaro, l’armatore mazarese dell’"Ariete", il motopesca mitragliato nella notte da una motovedetta libica. Asaro ha anche assicurato come la sosta a Lampedusa sia stata "una formalità per denunciare l’evento imprevisto" e che nelle prossime ore l’"Ariete" "riprenderà il mare per un’altra battuta di pesca". Intanto da Lampedusa filtrano le prime indiscrezioni sul racconto degli uomini dell’equipaggio. In particolare uno dei sette italiani a bordo ha riferito che "la motovedetta battente bandiera libica era del tutto simile ai mezzi usati dalla Guardia di Finanza italiana". Potrebbe dunque trattarsi di una delle sei motovedette che l’Italia ha "regalato" alla Libia per il pattugliamento della costa nell’ambito dei controlli anti immigrazione.

 Ed ecco serviti siam! Sono passati solo pochi giorni da quando Gheddafi e Berlusconi hanno dimostrato grande amore, amicizia pura e collaborazione eterna fra i due stati e il beduino lo ha già fregato. Signor Presidente del Consiglio, ma è possibile che Lei sia così fiducioso nel prossimo? Non  si è reso ancora conto che non deve fidarsi di nessuno? Doveva anche fare un regaluccio di sei motovedette alla Libia per avere questo risultato? Ma si rende conto che i musulmani provano solo odio per i cristiani e se potessero ( e arriverà il giorno che potranno e lo faranno) ci eliminerebbero tutti quanti?

E i politici dove li mettiamo, in quale canto?  Secondo Lei “ vogliono che andiamo avanti e che continuiamo a fare le riforme". Riforme che saranno portate avanti anche con l'apporto dei finiani. Loro, ha osservato Berlusconi, "hanno dichiarato a più riprese di volere essere leali con gli italiani e rispettare il programma, e su questo punto sono assolutamente sicuro". E no, caro Presidente, allora Lei se le cerca le grane. Finiani proviene da Fini, indi una persona che la odia al massimo, vuole la Sua carica, la contesta in continuazione, nei concioni non esprime certamente simpatia per Lei. Parte degli italiani vedono Fini come la peggior catastrofe e con tutti gli scandali familiari non avrà certamente dei voti , anzi ha perso molti suoi seguaci. Vuole vincere? Allora corra solo con la Lega, perché Bossi le ha sempre dimostrato sincerità. Questa è mia personale opinione, tocca a Lei prendere decisioni, ma si ricordi il vecchio adagio: “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” E Lei saprà valutare i politici che ha intorno. Auguri, signor Presidente!

ERCOLINA MILANESI




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14 settembre 2010

“Mi sono sempre sentito a casa mia”

Sever Plocker
Mi sono sentito israeliano sin dall’istante in cui i miei genitori, benedetta sia la loro memoria, mi portarono in Israele, cinquant’anni fa. Sì, sono già passati 50 anni.
Non mi sentivo meno israeliano dei miei amici nel campo di transito, che provenivano dall’Iraq, dall’Ungheria, dal Marocco o dalla Russia. Né mi sentivo meno israeliano dei miei coetanei nati in questo paese, che studiavano con me a scuola e all’università e che, come me, affrontavano l’impegno del servizio militare.
A costo di deludere tanti nuovi sociologi, devo dire che non mi sono mai sentito respinto, disprezzato, inferiore o invidioso dei miei amici nati in Israele. Non c’è mai stato un solo momento in cui non mi sia sentito a casa mia.
Difficoltà con la lingua? Ebbi dei problemi, con la lingua. Ma l’ebraico – è un segreto di pulcinella – non è una lingua difficile.
Ricordo con nostalgia i viottoli del campo di transito, i versi degli sciacalli vicini alla nostra baracca, i falò e il mio primo appuntamento, accompagnato dall’inebriante profumo dei frutteti. Sì, questo era un paese nuovo per me. Ma non era un paese straniero.
Per questo resto sorpreso quando mi capita di leggere le dozzine di libri e articoli comparsi negli ultimi anni ad opera di ex immigrati bambini sulle terribili difficoltà dell’integrazione che hanno dovuto sperimentare dopo il loro arrivo in Israele, e sullo scontro culturale che ebbero con i loro arroganti interlocutori nati in Israele. E resto sorpreso a leggere dei traumi che si sono portati dietro per il resto della loro vita.
Non ho avuto la fortuna di passare attraverso, o di essere formato da esperienze così incise nella coscienza, reali o immaginarie che fossero. Non sono portatore di alcun trauma da integrazione, e non potrete cavarmi fuori nessuna rimossa memoria delle umiliazioni dell’immigrato.
Non venni umiliato, e non ero nemmeno un immigrato. Ero il figlio di una famiglia di ebrei appena “saliti” in Terra d’Israele che vivevano molto al di sotto della linea di povertà, e mi sentivo parte integrante della israelianità tutt’attorno a me.

(Da: YnetNews, 14.04.08)

Nella foto in alto: Campo di transito per nuovi immigrati in Israele, negli anni '50
 




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14 settembre 2010

Sono un profugo (ebreo)

Danny Ayalon
In qualità di membro in carica di un governo democratico, può sembrare strano che io mi definisca “un profugo”. Eppure mio padre, i suoi genitori e tutta la sua famiglia fanno parte di quel milione circa di ebrei che vennero espulsi o costretti ad abbandonare le terre arabe. Mio padre e la sua famiglia erano algerini, membri di una comunità ebraica vecchia di migliaia di anni le cui origini risalivano a ben prima della conquista araba del nord Africa ed della stessa nascita dell’Islam. Dopo aver ottenuto l’indipendenza, l’Algeria accordò la cittadinanza soltanto ai cittadini musulmani, cacciando via l’autoctona comunità ebraica e con essa quella parte della mia famiglia.
Sebbene siano moltissime le persone che fanno costantemente riferimento ai profughi arabo o palestinesi, ben pochi sono coloro che almeno sanno dell’esistenza dei profughi ebrei dalle terre arabe. Mentre gli arabi che fuggirono o lasciarono la Palestina Mandataria e Israele ammontano grossomodo a 750.000 persone, i profughi ebrei dalle terre arabe furono circa 900.000. Prima che nel 1948 venisse creato lo stato di Israele, v’era quasi un milione di ebrei nelle terre arabe, là dove oggi essi non arrivano a 5.000 in tutto.
Un’importante differenza fra i due gruppi sta nel fatto che molti arabi palestinesi furono attivamente coinvolti nel conflitto contro Israele lanciato dalle circostanti nazioni arabe, mentre viceversa gli ebrei delle terre arabe avevano vissuto pacificamente per secoli, se non millenni, nei rispettivi paesi di origine, sovente nella condizione sottomessa di “dhimmi”. Inoltre i profughi ebrei, dal momento che erano più urbanizzati e istruiti rispetto ai più rurali palestinesi, avevano accumulato maggiori proprietà e ricchezze, che furono costretti a lasciarsi alle spalle nei loro ex paesi. Esperti economisti hanno stimato che, in cifre odierne, l’ammontare totale dei beni perduti dai profughi ebrei nelle terre arabe, comprese le proprietà comunitarie come scuole, sinagoghe e ospedali, sia quasi il doppio di quello dei beni perduti dai profughi aplestiensi. Non basta. Bisogna anche ricordare che, negli anni ’50, Israele restituì più del 90% dei conti bancari bloccati, delle cassette di sicurezza e di altri averi appartenuti ai profughi palestinesi (mentre nulla del genere è accaduto per i profughi ebrei).
Anche se il numero dei profughi ebrei e dei loro beni è maggiore di quello dei palestinesi, la comunità internazionale sembra essere a conoscenza solo ed esclusivamente della condizione di questi ultimi.
Vi sono numerose importanti organizzazioni internazionali dedicate ai profughi palestinesi. Esiste una Conferenza che viene indetta ogni anno dalle Nazioni Unite, ed esiste un’agenzia-profughi che è stata appositamente istituita per i profughi palestinese: mentre per tutti gli altri profughi del mondo esiste un’unica agenzia, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), i palestinesi sono sotto l’egida di una loro specifica agenzia esclusiva, la United Nations Relief and Works Agency (UNRWA). Il budget per il 2010 dell’UNRWA (per i profughi palestinesi) è pari a circa la metà del budget dell’UNHCR (per tutti gli altri profughi del mondo). Altrettanto impressionante è il fatto che l’UNHCR si vanta di aver trovato “soluzioni durevoli” per “decine di milioni” di profughi dal 1951, anno della sua istituzione; mentre l’UNRWA non si vanta d’aver trovato “soluzioni durevoli” nemmeno per un solo profugo palestinese.
Come non tutto ciò non fosse già abbastanza distorto, si dia un’occhiata alle definizioni e a come esse vengono applicate: normalmente la definizione di “profugo” si applica solamente alla persona che è fuggita e ha cercato rifugio; nel caso dei palestinesi, invece, viene definita “profugo” non solo colui che è fuggito, ma anche tutti i suoi discendenti per sempre all’infinito. Dunque, stando alla definizione con cui l’UNRWA conferisce lo status di profugo, io stesso sarei un profugo.
Ma io non mi considero affatto un profugo. Io sono un fiero cittadino dello stato d’Israele. I profughi ebrei, infatti, hanno trovato in Israele la loro piena espressione nazionale. Allo stesso modo, anche i profughi arabi dovrebbero dare espressione alle loro aspirazioni nazionali in uno stato palestinese (e non in Israele).
Con i negoziati diretti che stanno ricominciando fra Israele e palestinesi, i riflettori torneranno a puntare su questa questione. Il cosiddetto “diritto al ritorno” è una falso giuridico. La risoluzione 194 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che sarebbe la fonte giuridica di tale “diritto”, non menziona affatto la parola “diritto”, non è legalmente vincolante e, come tutte le attinenti risoluzioni dell’Onu, usa il termine intenzionalmente ambiguo di “profughi” senz’altri appellativi.
La risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tuttora considerata la principale cornice giuridica per risolvere il conflitto arabo-israeliano, afferma che una composizione di pace globale in Medio Oriente deve necessariamente comprendere “un’equa regolamentazione del problema dei profughi”. Non viene fatta nessuna distinzione fra profughi arabi e profughi ebrei. In effetti, uno dei principali estensori di quella risoluzione, il giudice Arthur Goldberg, all’epoca capo della rappresentanza Usa all’Onu, disse: “La risoluzione pone l’obiettivo di ‘arrivare un’equa regolamentazione del problema dei profughi’. Queste parole si riferiscono ragionevolmente sia ai profughi arabi che ai profughi ebrei”.
Di più. Tutte le conferenze e gli accordi di pace che hanno visto la partecipazione o la firma di Israele e vicini arabi hanno sempre usato il termine “profughi” senza qualificazioni restrittive. Durante le famose trattative di Camp David nel luglio 2000, l’allora presidente Usa Bill Clinton, intercessore e ospite dei negoziati, disse: “Vi dovrà essere una qualche sorta di fondo internazionale istituito per i profughi. Credo che esista un certo interesse, piuttosto interessante, da entrambe le parti, nel fatto che vi sia anche un fondo che indennizzi gli israeliani che furono resi profughi dalla guerra scoppiata subito dopo la nascita dello stato di Israele. Israele è pieno di persone, di ebrei, che vivevano in paesi prevalentemente arabi e che arrivarono in Israele perché erano stato resi profughi nelle loro terre d’origine”.
Nel 2008 il Congresso americano ha approvato la House Resolution 185 che per la prima volta garantisce eguale riconoscimento ai profughi ebrei prescrivendo che d’ora in poi il governo di Washington riconosca che tutte le vittime del conflitto arabo-israeliano devono essere trattate allo stesso modo. Sono fiero del fatto che la Knesset nel febbraio di quest’anno ha approvato una mozione che rende gli indennizzi agli ebrei profughi dai paesi arabi dopo il ‘48 parte integrante di qualunque futuro negoziato. Il disegno di legge israeliano prevede che “lo stato di Israele non firmi, direttamente o per delega, nessun accordo o trattato con un paese o un’autorità su una composizione politica in Medio Oriente senza garantire i diritti dei profughi ebrei dai paesi arabi conformemente al trattato Onu sui rifugiati”.
Prima del 1948 c’erano circa 900.000 ebrei nelle terre arabe, mentre oggi ne rimangono solo poche migliaia. Dove sono lo sdegno internazionale, i convegni, i proclami che invocano giustizia e risarcimenti? La questione dei profughi palestinesi è diventata un’arma politica per bastonare Israele, e la Lega Araba ha ordinato ai suoi stati membri di non accordare la cittadinanza alle loro popolazioni palestinesi. Intanto Israele ha accolto tutti i suoi profughi in fuga: sia dalla Shoà, sia dalle persecuzioni ed espulsioni nelle terre arabe.
Le persone come mio padre, le centinaia di migliaia di persone che arrivarono in Israele e i milioni di israeliani discendenti da quei profughi, hanno diritto al risarcimento. È fondamentale che questa questione torni all’ordine del giorno della comunità internazionale affinché non si debba ancora una volta assistere a un trattamento asimmetrico e distorto per arabi ed ebrei, nel conflitto arabo-israeliano.

(Da: Jerusalem Post, 1.9.10)

Nella foto in alto: il vice ministro degli esteri israeliano Danny Ayalon, autore di questo articolo

Questa la definizione ufficiale UNRWA di “profugo palestinese” (in inglese):
“Under UNRWA's operational definition, Palestine refugees are people whose normal place of residence was Palestine between June 1946 and May 1948, who lost both their homes and means of livelihood as a result of the 1948 Arab-Israeli conflict. [...] The descendants of the original Palestine refugees are also eligible for registration. When the agency started working in 1950, it was responding to the needs of about 750,000 Palestine refugees. Today, 4.7 million Palestine refugees are eligible for UNRWA services.”
http://www.unrwa.org/etemplate.php?id=86

Per il testo della risoluzione Onu 302 (istituzione dell'UNRWA), si veda (in inglese):
http://www.mfa.gov.il/MFA/Foreign%20Relations/Israel%20and%20the%20UN/Selected%20resolutions/UN%20GA%20Resolution%20302-%20Assistance%20to%20Palestine%20refu

Si veda anche:

Justice for Jews from Arab Countries (in inglese):
http://www.justiceforjews.com

ews indigenous to the Middle East and North Africa (in inglese):
http://www.jimena.org

 




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14 settembre 2010

La storia, questa sconosciuta


 

 

Kothel, Gerusalemme
Uno degli argomenti più usato da coloro che vogliono dimostrare che Israele avrebbe rubato la terra ai palestinesi è l'acquisto dei terreni da parte degli ebrei che andavano in Palestina dalla metà dell'800 per salvarsi dai pogrom che erano diventati abituali nei Paesi dell'Europa dell'est.
Già il termine "acquisto" dovrebbe far capire che "rubare" non è il termine adatto. Se c'è uno che compra c'è chi vende e questo mi pare anche ovvio.
Sulla base di questo ragionamento allora gli extracomunitari che acquistano una casa in Italia stanno rubando?
Mi si dirà: no, non stanno rubando, però se dopo aver comprato le case di un intero quartiere pretendono di dichiarare quel quartiere come parte di uno stato a se stante allora si che la cosa assume altre e ben diverse connotazioni.
Vero, ma l'Italia è una nazione con un territorio ben definito, leggi e regole riconosciute da tutti gli organismi internazionali.
La Palestina dell'800 era una landa desolata facente parte dell'impero ottomano, abitata da arabi e ebrei, le cosiddette terre coltivabili erano in parte piccoli fazzoletti attorno ad una fonte di acqua, la stragrande maggioranza di queste terre erano invece solo deserto.
Dopo la prima guerra mondiale la Palestina entrò a far parte del cosiddetto "Mandato Inglese", non era una nazione, non aveva una capitale e, soprattutto, non esisteva un nazionalismo arabo che ne rivendicasse il possesso.
Il nazionalismo arabo venne "sollecitato" come risposta al nazionalismo ebraico, spesso con l'aiuto degli inglesi che ritenevano di poter mantenere in piedi il loro "mandato" favorendo gli scontri tra le due entità, araba e ebraica, mostrando così al resto del mondo quanto fosse necessaria la presenza inglese in quell'area al fine di evitare dei massacri.
Gli ebrei avevano portato in Palestina un nuovo modo di vivere e un'organizzazione civile che non si era mai vista in quelle zone, scuole, ospedali, sindacati, ed una sorta di auto governo che aveva lo scopo di provvedere a tutti i bisogni della comunità ebraica.
Gli arabi non avevano nulla di tutto ciò, la loro organizzazione era ancora tribale, con la predominanza di alcune famiglie di "effendi" su tutto il resto della comunità.
Spesso questi "effendi" avevano ricevuto terre e ricchezza grazie ai servigi resi all'autorità ottomana ed il loro unico interesse era veder crescere le proprie ricchezze personali.
L'arrivo degli ebrei segnò per costoro, i possessori delle terre, un ulteriore, e insperato, modo per poter guadagnare soldi attraverso la vendita dei loro latifondi.
"L'offerta araba di terreni eccedette sempre la domanda da parte degli ebrei." (K.Stein, 1984).
Il sindaco di Gerusalemme tra il 1920 e il 1934, Raghib al-Nashashibi, fu uno di quelli che trasse grandi introiti dalla vendita delle sue terre agli ebrei.
È credibile che un "nazionalista arabo" venda le proprie terre alla controparte ebraica il cui nazionalismo era già noto da decine di anni?
Non mi pare proprio.
Piuttosto è la dimostrazione dell'inesistenza del nazionalismo arabo.
Enrico Cobra Pliskin Renzetti

 


 




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14 settembre 2010

Benvenuti in Eurabia, dove Maometto è già il più diffuso dei neonati

 

 Simona Verrazzo : " Un altro partito islamico. Olanda Mecca d’Europa "

L’Olanda si conferma il paese del nord Europa dove i musulmani sono meglio organizzati a livello politico, nonostante l’ultraconservatore Partito della libertà di Geert Wilders sia riuscito a mandare quattro rappresentanti all’Europarlamento di Strasburgo.Il Partito musulmano olandese (Nmp) ha annunciato che presenterà suoi candidati alle elezioni municipali dell’anno prossimo in cinque Comuni: Almere, Noordoostpolder, Amsterdam, l’Aja e Rotterdam. Quest’ultima è da gennaio la prima città d’Europa a essere governata da un sindaco musulmano, il laburista Ahmed Aboutaleb, di origini marocchine.A dare l’annuncio è stato il leader del partito, Henny Kreeft, olandese convertito all’islam negli anni Novanta che nel 2007 ha fondato l’Nmp. La formazione ha natura confessionale, non a caso il programma politico sarà presentato dopo il 19 settembre: dopo la fine del Ramadan, il mese sacro ai musulmani che inizia il 21 agosto. Kreeft ha anche detto che l’Nmp si presenterà in altre cinque città, per un totale di dieci, ma non ha indicato quali. Un eventuale buon risultato del Partito musulmano olandese alle municipali del prossimo anno potrebbe avere un peso anche a livello nazionale, visto che nel 2011 si svolgeranno le elezioni legislative. In Finlandia, il Finnish Islamic Party sta invece avendo una vita travagliata. Fondato nel 2007 da Abdullah Tammi, convertito all’islam negli anni Settanta, oggi è un’organizzazione politica. Da due anni sta portando avanti una raccolta di firme per ottenere lo status di “partito” e concorrere alle elezioni. Nelle municipali del 2008 ha mancato l’obiettivo, ma ha già cominciato a muoversi per le legislative del 2011. Il “programma verde” (colore sacro all’islam) è improntato a un rigido fondamentalismo: il divieto di vendita degli alcolici nei negozi, l’esonero per gli studenti di materie non conformi all’islam, un codice di un abbigliamento non immorale ecc. In Danimarca non c’è un vero e proprio partito islamico, anche se un discorso lo merita la Liberal alliance, che nelle elezioni del 2007 ha ottenuto 5 seggi al Parlamento di Stoccolma. Uno dei suoi fondatori e leader è Naser Khader, di padre palestinese e madre siriana. Da 2 anni è deputato e in cima al suo programma ha messo la coesistenza tra i principi democratici occidentali e l’islam. È stato invece chiuso nel 2006 l’Islamic Party of Britain. Fondato nel 1989 da David Musa Pidcock, convertito all’islam nel 1975, l’unico successo elettorale è del 1990, quando si votò per rieleggere il deputato del distretto di Bradford North. Pidcock ottenne 800 preferenze e non entrò nella Camera dei comuni.

Il FOGLIO - "  Benvenuti in Eurabia, dove Maometto è già il più diffuso dei neonati"

Roma. In Olanda il nome Mohammed è oggi il più usato fra i nuovi nati. L’inesorabile statistica, indice di una islamizzazione rampante, non arriva dal corsaro Geert Wilders, che con il suo Partito per la libertà è oggi in testa a tutti i sondaggi politici. Il dato viene dal servizio di intelligence nazionale, l’Svb. Nelle quattro più grandi città dei Paesi Bassi – Amsterdam, Rotterdam, l’Aia e Utrecht – Mohammed, con le variazioni di Mohammed e Muhammad, è il nome più diffuso tra i nuovi nati. Addirittura all’Aia, variazioni dei nomi del Profeta sono al primo, al secondo e al quinto posto. Ad Amsterdam Mohamed e Mohammed sono al primo e al quarto posto, staccando di gran lunga nomi tipicamente olandesi come Adam e Max. Le nuove statistiche sull’Olanda giungono in contemporanea con le invadenti proiezioni sulla presenza islamica nel Vecchio Continente. Nel 2050, un quinto degli europei sarà musulmano. Il venti per cento. Per essere più comprensibili, due persone su dieci. Non a caso di “bomba demografica a orologeria che sta trasformando il nostro continente” parla il quotidiano britannico Daily Telegraph, pubblicando i dati emersi dagli studi più aggiornati su questo fenomeno. Aggiunge anche, il Telegraph, che ad aggravare la situazione è il fatto che l’Unione europea sta del tutto ignorando questo trend rivoluzionario. Nella capitale belga Bruxelles, e nemmeno da poco, al primo posto nella classifica dei nomi più diffusi tra i neonati c’è proprio Mohammed. Fatta eccezione per il secondo nome più usato – l’ebraico Adam – i successivi cinque sono nell’ordine gli islamici Rayan, Ayoub, Mehdi, Amine e Hamza. Nella cattolicissima Austria Si calcola che, se la popolazione europea di fede musulmana è più che raddoppiata negli ultimi trent’anni, analogo raddoppio sarà registrato entro il 2015. E di lì, a salire, fino ad arrivare a quel 20 per cento globale. Fino a giugno le stime ufficiali calcolavano una presenza musulmana in Germania variabile dai 3,1 ai 3,4 milioni. Poi il ministero degli Interni ha diffuso un’indagine in base alla quale in Germania vivrebbero tra i 3,8 e i 4,3 milioni di fedeli islamici; oltre il 5 per cento della popolazione. Nel 1945 erano seimila, nel 1971 250 mila, nell’81 un milione e 700 mila. Nel 2026, stando all’inchiesta del giornalista americano Christopher Caldwell autore di un libro sull’Eurabia, i musulmani saranno per esempio maggioranza nella britannica Birmingham e ancor prima nella vicina Leicester. Un altro studio calcola inoltre che di questo passo questa popolazione supererà la non musulmana in Francia e in buona parte dell’Europa occidentale per la metà del secolo. Considerato anche il fatto che in città come la francese Marsiglia e l’olandese Rotterdam la percentuale islamica sia già ora del venticinque per cento, del venti nella svedese Malmö, del quindici a Bruxelles e del dieci a Londra, Parigi e Copenhagen. E ancora: in Austria, cattolica al novanta per cento nel Ventesimo secolo, l’islam sarà la religione maggioritaria nel 2050 almeno tra la popolazione al di sotto dei 15 anni. Nella Amsterdam del regista Theo van Gogh, ucciso da un islamista olandese, l’islam è oggi la prima religione professata dall’intera popolazione.

Il FOGLIO - "  Compagni che non sbagliano"


Burqini, burqa, niqab. Tre simboli di sottomissione e degradazione della donna

Dietro al cimitero islamico di Kabul, in cima a una collina che un tempo era coperta di alberi ma poi la guerra civile ha reso completamente spoglia e brulla, c’è una piccola piscina costruita dai sovietici. “Ci nascondevamo tra gli alberi – raccontano gli afghani che allora erano bambini – per vedere le russe che facevano il bagno in costume”. Ma non erano invasori atei e comunisti? Vero, rispondono, ma per quanto possa sembrare blasfemo, almeno nelle città qualcosa di buono lo fecero: per esempio la scuola dell’obbligo anche per le bambine, in classi miste. Viene in mente la vasca sulla collina di Kabul a sentire la storia arrivata l’altroieri dalla Francia: una donna francese, Carole, convertita all’islam a 17 anni, si è presentata alla piscina pubblica di Emerainville coperta dalla testa ai piedi da un “burqini”, neologismo falso per un costume che del bikini non ha nulla e ha tutto del burqa, ma più fasciante per riuscire a nuotare. Il bagnino l’ha ovviamente bloccata (ovviamente perché lo dice il regolamento, non si entra in acqua vestiti), lei è andata alla polizia per denunciare la “discriminazione”. “Può darsi che il volto si veda con quel ridicolo costume, ma è ovvio che si tratta di una provocazione politica”, protesta André Gerin, parlamentare comunista che guida la commissione Legislativa per vietare che le donne islamiche girino con il velo sul volto. Non un leghista d’Oltralpe, non uno scherano di Le Pen. Un comunista per i diritti e la dignità delle donne, uno che torna a occuparsi di cose serie.

La REPUBBLICA - " Yale non pubblica le vignette di Maometto "


" Oh, dice che è morto protestando per le vignette su Maometto. Ha diritto lo stesso alle 72 vergini? "

NEW YORK - "The Cartoons That Shook the World" della Yale University Press non conterrà le 12 vignette "blasfeme" su Maometto pubblicate nel 2005 in Danimarca, pur se l´argomento dello studio sono per l´appunto loro. E non conterrà nemmeno il Maometto dell´Inferno di Doré. Lo ha consigliato alla casa editrice un autorevole gruppo di esperti di Islam: troppo sangue per quelle vignette, troppe violenze. Di tutt´altro avviso molti intellettuali di Yale: è "codardia accademica".




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14 settembre 2010

“Consapevoli dell’ingiustizia che venne fatta agli ebrei”

Un articolo pubblicato di recente dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, a proposito dell’iniziativa del ministero pensionati israeliano di citare in giudizio gli stati arabi per la restituzione di proprietà e beni abbandonati da ebrei costretti a fuggire da quei paesi verso Israele, sta suscitando vasta eco un po’ in tutto il mondo arabo. L’Algeria, in particolare, ha già reagito affermando che non ha alcuna intenzione di onorare la richiesta di risarcimento.
Sono decine i giornali e siti web arabi che hanno ripreso con evidenza l’articolo.
Il ministero israeliano per gli affari dei pensionati si è rivolto di recente al milione di ebrei israeliani immigrati dai paesi arabi chiedendo loro di compilare domande di indennizzo in vista di una causa legale, una sorta di class action, che il ministero intende approntare con lo scopo di ottenere la restituzione delle proprietà perdute. Il ministero ha anche evocato la possibilità di intavolare negoziati indiretti con i paesi interessati come strumento per fissare degli indennizzi.
Secondo il progetto, che è stato avviato dalla vice ministro Lea Nass, all’interno del ministero verrebbe creato un apposito dipartimento incaricato di gestire le domande di risarcimento.
L’articolo di Yedioth che dava conto di questa iniziativa è stato ampiamente ripreso da un grande numero di testate arabe e citato da molti siti web: ad esempio, è stato rilanciato dal quotidiano egiziano al-Akhbar, dall’agenzia di stampa palestinese, dal sito web Syria News, dal giornale indipendente del Cairo el-Fagr e tanti altri.
“La copertura data dai mass-media in tutto il mondo arabo – ha commentato la vice ministro Nass – dimostra che anche nei paesi arabi la gente è ben consapevole dell’ingiustizia che è stata fatta agli ebrei cacciati dai paesi arabi e islamici”.

(Da: YnetNews, 27.07.10)

Nella foto in alto: Ebrei profughi da paesi arabi accolti in un campo di transito, in Israele, nei primi anni ’50

 




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13 settembre 2010

LA SESSUALITA' TRA ISLAM E OCCIDENTE


 

 

 

Molti uomini musulmani considerano le loro donne come una sorta di "oggetto costante di tentazione", per cui si sentono in dovere, avendo della donna anche una concezione di "bene privato", di coprirle con abiti lunghi fino ai piedi e con veli per la faccia (burka) o foulard per la testa, al fine di sottrarle agli sguardi di altri uomini e al fine naturalmente di tenere la donna sottomessa. L'oppressione della donna è di tipo ideologico.
In occidente l'oppressione che la donna subisce è più di tipo economico. Qui infatti gli sfruttatori la usano come "oggetto di tentazione" semplicemente per fare quattrini, e quindi sono costretti a scoprirle e a sottoporle a varie umiliazioni.
Entrambe le culture sono maschiliste. La differenza sta nel fatto che quella islamica è più moralista, più formale e meno legata al denaro. Nella sua semplicità essa è anche più primitiva di quella occidentale. Ma "primitiva" non significa meno "umana", perché quanto a "disumanità", il cinismo occidentale non conosce confini.
I musulmani non si fidano dei loro istinti, in quanto si considerano dei "deboli" sul piano sessuale. Gli occidentali invece cercano di promuovere gli istinti più bassi per far soldi o per narcotizzare gli individui che potrebbero rifiutare il senso di questa società, basata unicamente sul profitto.
Da noi, quando gli individui più influenzabili -sotto la pressione degli stimoli più bassi- commettono azioni illecite, tutta la responsabilità viene fatta cadere su di loro. Nel senso cioè che in Occidente, da un lato, ogni sorta di "vizio" è lecito, mentre, dall'altro, chi non vi resiste e non ha buone coperture e protezioni, paga senza potersi avvalere di alcuna attenuante sociale.
Viceversa, i musulmani, temendo il peggio, si premuniscono in anticipo, a livello collettivo, cioè obbligando tutte le donne a un determinato comportamento: lo stesso fatto di poter avere sino a un massimo di quattro mogli, escluse le concubine, rientra in questa logica primitiva.
Gli occidentali sanno bene che il vizio è sempre a loro disposizione (prostituzione, pornografia, adulterio...) e sanno che se lo rifiutano è solo per una scelta personale, non per un'esigenza di moralità collettiva.
Per un islamico la prostituzione può essere superata autorizzando la poligamia nel diritto matrimoniale; se la poligamia è troppo onerosa, è possibile autorizzare la prostituzione con la finzione del cosiddetto "matrimonio di piacere" (ci si sposa e ci si divide in pochissimo tempo. Questo è previsto esplicitamente nel codice civile iraniano che consente di sposare, oltre alle quattro mogli regolari, altre donne. Ma è vietato nel diritto musulmano sunnita, anche se le autorità religiose sunnite autorizzano i loro fedeli che si trovano in occidente per studi o per lavoro, a sposare donne monoteiste, con la segreta intenzione di separarsene, alla fine del loro soggiorno, perché in teoria è escluso dal diritto musulmano avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio). 
L'uomo occidentale contemporaneo è troppo smaliziato per accettare formalismi del genere. Anzi, da quando ha accettato il cristianesimo la sua coscienza è diventata più profonda. Ecco perché, quando vuole compiere azioni moralmente illecite, spesso non ha scrupoli nel farle nel peggiore dei modi.
La depravazione è un prodotto tipicamente occidentale. L'individuo borghese, con l'attuale livello di consapevolezza che possiede, è disposto, in questo campo, ad accettare delle limitazioni solo quando è in gioco non la morale, ma il denaro, cui tiene di più che al sesso. Ad es. l'occidentale forse sarebbe anche disposto a ostacolare la prostituzione se gli si dimostrasse, dati alla mano, ch'essa favorisce la diffusione dell'Aids, la quale comporta ingenti spese sanitarie.
I limiti alle deviazioni sessuali da noi vengono posti solo dopo aver costatato certe spiacevoli conseguenze sul piano economico. Ecco perché una qualunque morale alternativa a quella borghese deve anzitutto mettere in discussione il primato che si concede al profitto.
ISLAM E FEMMINISMO
I) Il velo
Il Corano chiede alle donne musulmane di coprirsi con dei mantelli affinché si distinguano dalle altre e non vengano offese. Non impone il velo. Ma l'obbligo è sempre stato considerato tale per discriminare e sottomettere le donne. Oggi lo è ancora in Arabia Saudita, Oman, Emirati Erabi, Qatar, Kuwait: tutti Paesi in cui esistono anche gli Harem.
Negli altri Stati, a partire dagli anni '20, il velo non è più un obbligo legale, anche se -soprattutto nelle campagne- continua ad essere usato. Il motivo sta nel fatto che dopo la colonizzazione occidentale, il velo è stato usato dalle donne per affermare la propria identità contro l'invasore (come simbolo nazionale). Ad es. nel 1955 in Algeria, i movimenti femminili legati alla rivoluzione anticoloniale invitavano le donne a togliersi il velo. Ma quando il governo francese diede inizio alla repressione, tutte le donne algerine tornarono a metterselo.
In Turchia, dove è stato vietato all'inizio del secolo, l'uso del velo è in ripresa. In Iran, sotto lo shah, le donne ottennero che l'obbligo fosse abolito, ma sotto gli sciiti esso è stato ripristinato.
Alcuni sostengono che lo scopo principale del velo è quello di smorzare i desideri che potrebbero suscitare la bellezza, il profumo, la voce stessa delle donne, le quali inoltre, essendo più che altro viste come "tentatrici", devono portare vestiti ampi, così da non attirare sguardi maschili.
A volte le donne decidono di mettersi il velo proprio per difendersi dall'uomo che vede in loro solo la "femmina" ed è quindi incapace di parlare con loro in modo naturale. Il velo quindi viene portato per paura di una società violenta per tradizione, cui si è aggiunta la violenza del colonialismo occidentale.
II) L'harem
E' il luogo in cui vivono le mogli e le concubine del padrone. Nessun uomo che non sia il padrone o i guardiani può entrarvi. E' diviso in due parti: la prima ospita gli appartamenti delle mogli (al massimo quattro); nella seconda vivono le concubine (in numero illimitato).
Le concubine, a differenza delle mogli, devono essere in ogni momento e per tutto il tempo che viene loro richiesto, a disposizione del padrone. Queste donne vivono quasi esclusivamente all'interno dell'harem: quando escono devono portare il velo e non destare in alcun modo l'attenzione di altri uomini.
Oltre che nell'intera Penisola araba (con l'eccezione dello Yemen), gli harem esistono anche in Marocco e Pakistan (in Iran sono esistiti fino alla rivoluzione sciita del '79). Sino alla fine dell'800 sono esistiti in tutto il mondo islamico. Dopo la I guerra mondiale la loro abolizione ha rappresentato una delle prime conquiste delle donne musulmane.
III) La donna nel Corano
Nel Corano le differenze tra uomo e donna nascono sulla base dei diritti e doveri dei due sessi, avendo questo libro una natura prevalentemente giuridica. Le donne stanno un gradino più in basso quanto a posizione sociale (ad es. nel diritto patrimoniale ereditario il figlio maschio ha la parte di due femmine). La discriminazione più grande avviene nel diritto matrimoniale, in quanto l'uomo può sposare al massimo quattro donne contemporaneamente, anche se il Corano esclude che l'uomo con più di una moglie possa essere imparziale e giusto.
Il Corano parla anche di una subordinazione della donna all'uomo dovuta a fattori naturali, poiché così vuole Allah. In sostanza, il mondo arabo è una cultura patriarcale, patrilineare. Tende ad associare l'uomo alla sfera pubblica e la donna alla sfera privata.
IV) Costume sociale
Nella pratica musulmana restare nubili è considerato un fatto negativo, ispira sfiducia. Non ci sono "zitelle" né vedove inconsolabili. Normalmente qualsiasi individuo in condizione di riprodursi, deve sposarsi. Se questo vale per gli uomini, per le donne è addirittura una necessità.
Il matrimonio non ha alcun carattere di sacramento. E' piuttosto un contratto che legalizza le unioni sessuali. Il diritto ignora la comunione dei beni tra i coniugi.
L'atteggiamento di superiorità e di paternalismo dell'uomo è verificabile soprattutto nei confronti delle mogli, sorelle, amanti, ma non nei confronti della madre.
La prostituzione formalmente è vietata, in quanto non ci può essere atto sessuale al di fuori del matrimonio. Di fatto però si è creato l'artificio del "matrimonio di piacere", con cui un uomo e una donna sconosciuti che vogliono avere una relazione sessuale, dichiarano davanti a due testimoni di volersi sposare. Una volta consumato l'atto, con un'altra cerimonia, sempre davanti a due testimoni, si separano. In tal modo la prostituzione è legale e controllata.
V) La situazione in Arabia Saudita
Il livello di analfabetismo delle donne è altissimo, soprattutto tra le donne di 40-50 anni, anche se non vi sono statistiche che lo dimostrino.
E' il marito che decide se la moglie può lavorare o no, se deve lasciare il lavoro o no. Il Corano non chiede che le donne contribuiscano al reddito familiare.
Le donne non possono guidare l'auto. Molti uomini si rifiutano di accompagnarle al lavoro perché i lavori svolti insieme agli uomini vengono considerati sconvenienti per le donne.
Le donne possono studiare medicina e infermeria o al massimo diventare insegnanti elementari, ma i posti di lavoro sono molto limitati.
Non esistono organizzazioni femminili (d'altra parte in questo paese non esiste neppure la Costituzione, né si tengono libere elezioni, né esiste una Corte di giustizia. Tutto il potere è nelle mani di 5.000 membri della famiglia reale).
Il marito può divorziare in qualunque momento, basta che paghi gli alimenti; la donna può farlo solo se dimostra di essere stata malmenata.
L'8 marzo non esiste come festa.
VI) In generale
Nei paesi dove vige la legge coranica le donne sono separate dagli uomini non solo nella moschea, ma ovunque, anche negli uffici pubblici. Tutta la vita sociale è costruita su questa divisione sessuale. Bambini e bambine sono trattati in modo diverso sin dalla nascita. Nei confronti delle bambine l'educazione è molto più severa. Spesso quando la donna si emancipa viene accusata dagli uomini di seguire le "mode occidentali".

 


 




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