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20 settembre 2010

La pelle degli ebrei non fa notizia

notizia

Aprendo i giornali questa mattina, sarebbe stato da aspettarsi di leggere la notizia del lancio su Israele di bombe al fosforo, le armi chimiche che bruciano la pelle bandite dalla Convenzione di Ginevra. Non una riga. Non un editoriale di sdegno. Non una domanda su che tipo di armi Hamas abbia stoccato a Gaza e chi gliele abbia fornite. Sono gli stessi giornali che fecero circolare accuse false contro Israele sull'uso del fosforo a Gaza, costringendo la Croce Rossa Internazionale a chiarire che Israele, come ogni altro esercito regolare, usava il fosforo per illuminare i campi di battaglia. Adesso che un movimento terrorista, antisemita, messianico e teocratico lancia armi chimiche sulla popolazione civile israeliana per causare la maggiore distruzione possibile, i giornali lasciano passare la notizia in cavalleria. D'altronde la pelle bruciata degli ebrei è da sessant'anni che non fa notizia in Europa.




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20 settembre 2010

Bellissimo, breve filmato: Io sono Israele

Bellissimo, brevissimo, verissimo 

filmato di presentazione di Israele:  




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20 settembre 2010

Un sito Internet per convertirsi all'ebraismo

Diventare ebrei. Per scelta. Un fenomeno nuovo e inaspettato. Specie se si considera che l'ebraismo, contrariamente all'Islam e al cristianesimo, non è una religione che tende a fare proselitismo. Eppure le conversioni all'ebraismo sono sempre esistite. E contano anche nomi del cinema come Elizabeth Taylor e Marilyn Monroe o della musica, come Madonna. Secondo un'interpretazione mistica la persona che si converte all'ebraismo possiede un'anima ebraica che sta cercando una casa. In termini pratici chiunque, dopo un adeguato periodo di studio, sia pronto a vivere secondo i principi della halakhà, la legge sacra, può essere convertito e diventare ufficialmente ebreo.
Nei fatti però, molti rabbini, specialmente quelli ortodossi, non solo sono contrari alle attività di proselitismo ma addirittura scoraggiano le conversioni. Charlotte, uno dei personaggi del serial «Sex and the City», bussa per ben tre volte alla porta di una sinagoga di New York, animata dal fermo desiderio di diventare ebrea. Porta che le si richiude puntualmente in faccia. Fino a quando la sua insistenza non supera la diffidenza del rabbino. La scena del telefilm, per quanto fittizia, rispecchia una certa chiusura di una parte delle comunità ebraiche, in genere quanto meno circospetta nei confronti dei nuovi arrivati. Un atteggiamento che ha generato varie polemiche in seno alle comunità americane, specie alla luce dell'ultimo censimento che vede il numero degli ebrei in calo e delle comunità decisamente invecchiate. Anche per via dei figli nati da matrimoni misti che vengono considerati ebrei solo se la madre lo è.
Contro questo rigore si batte il Jewish Outreach Institute di New York che promuove un'educazione ebraica dei figli nati da matrimoni misti. Questione controversa quella delle conversioni, anche perché i rabbini ortodossi non riconoscono la conversione all'ebraismo effettuata da rabbini di altre correnti, considerandole incomplete. Eppure aumentano i casi di conversione. Scelta che per alcuni è un ritorno. Molti infatti sono i casi di persone in Spagna, Portogallo e Brasile di persone che, pur essendo ufficialmente cattoliche, avevano conservato delle abitudini familiari, come l'usanza di accendere candele, retaggio del rituale ebraico. Sono i discendenti dei marrani, ebrei convertiti a forza al cattolicesimo che, ora, tornano alla loro fede di origine.
Il rabbino Celso Kukierkon, che creato il sito convertingtojudaism.org conferma il trend: «Recentemente sempre più persone scelgono di convertirsi all'ebraismo. Conduco diversi seminari all'anno negli Usa e in varie parti del mondo. Molti dei convertiti provengono dal protestantesimo, ma ci sono anche cattolici, seguaci di religioni orientali e anche musulmani. Rimango sempre colpito dalla conoscenza e dalla serietà dimostrata da chi decide di diventare ebreo». Persone di ogni età e ceto sociale. E di ogni provenienza geografica. Perché si registrano nuovi ebrei anche nei posti più impensati come l'Africa o l'India. O la Polonia, come il caso di alcuni bambini, ormai anziani, scampati all'Olocausto e allevati nella fede cattolica.


Gianni Verdeoliva


 




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20 settembre 2010

Marco Travaglio ma lui davvero? Pare proprio di sì




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19 settembre 2010

RAMADAN A MOSCA, UNA SORPRESA?

 

È l’islam alla russa, versione odierna. Di solito discreto, silenzioso, invisibile. Ma venerdi d’improvviso i moscoviti han ricordato che la loro città ospita la più grande comunità musulmana d’Europa: 2 milioni su 10 abbondanti, 20 milioni in tutta la Federazione. Sempre più a corto di spazio e luoghi di culto. Tra proteste e discussioni. La nostra Lucia Sgueglia c'era...

Lucia Sgueglia

MOSCA – 55mila schiene che si protendono al suolo all’unisono, in segno di preghiera e ringraziamento ad Allah, a mezzogiorno in punto, in pieno centro, tra il vecchio stadio Olimpico, il 5 stelle Renaissance e la Prospettiva della Pace, occupando ogni centimetro di strade e vicoli circostanti la moschea centrale, Zafar. Intorno la polizia blocca il traffico, ingorghi interminabili, tra truppe antisommossa, cani anti-esplosivo e metal detector, chiuso il metrò. Altro che Viale Jenner. Così appariva Mosca venerdi scorso per Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan, il termine del mese di digiuno. Una folla pia e pacifica, quasi tutti uomini: dal Caucaso russo, i venditori di frutta dell’Azerbaijan, i gasterbeiter dell’Asia Centrale ex sovietica, gli studenti stranieri di fede islamica iscritti in una delle università cittadine, i colletti bianchi tatari. È l’islam alla russa, versione odierna. Di solito discreto, silenzioso, invisibile. Ma d’improvviso i moscoviti han ricordato che la loro città ospita la più grande comunità musulmana d’Europa, una presenza abitualmente rimossa dall'identità cittadina: 2 milioni su 12 milioni di abitanti, 20 milioni in tutta la Federazione. Sempre più a corto di spazio.

E quella folla oggi a Mosca fa discutere e preoccupare: “Spaventoso” commenta una ragazza su Facebook, “Ma è davvero Mosca?”; “Moskvabad” ironizza un blogger ripreso dalla popolare radio Echo. E fa protestare: all’estrema periferia della capitale russa, quartiere operaio di Tekstilshchiki, Viale Volga: là dove oggi sorge l’unico parco della zona, c’è il progetto di costruire una nuova moschea. 4mila metri quadri, madrassa inclusa. Era ora: Mosca ne ha solo 4, di piccole dimensioni. Da anni il sindaco Luzhkov si rifiuta di accogliere le suppliche dei mufti. Che però all’indomani della strage del metro di Mosca a marzo, opera di due kamikaze che ha fatto 40 morti, hanno avvertito: i niet delle autorità rischiano di far proliferare luoghi di culto non ufficiali, e credo non ortodossi. A Tekstilishchki sabato son scesi in piazza in 700: preoccupati che il traffico già infernale peggiori, di non poter portare a spasso i propri cani, con una petizione hanno raccolto un migliaio di firme contro la moschea. Ricordano che la circoscrizione gli ha negato il permesso di costruire una chiesa ortodossa. Ma il Patriarcato ne progetta 509 nei prossimi anni a Mosca, nonostante quelle già esistenti restino spesso vuote durante la settimana. Bizzarro che ancora una volta a portare i russi in piazza non sia l’opposizione al governo, ma questioni "di quartiere". Tra l'altro, accanto alla moschea di Zafar durante il Ramadan era stato allestito un "tendone della fratellanza" per accogliere anche i moscoviti non musulmani e fargli conoscere le tradizioni della festa, ghiottonerie incluse, con l'appoggio del Comune: un'importante gesto di pr da parte dei mufti, tuttavia ignorato completamente dai media e dai cittadini.

Impreparati e sorpresi all’evento i moscoviti, non così le autorità, in allerta seria dagli attentati del metrò, e che oggi si ritrovano un Caucaso di nuovo ribollente: ieri Makhachakala, in Daghestan, ha visto una battaglia urbana tra forze dell’ordine, blindati inclusi, che ha lasciato uccisi almeno 10 guerriglieri e vari poliziotti. E proprio venerdi scorso, a chiusura del Ramadan, 20 vittime a Vladikavkaz, Ossezia del Nord, Russia, per un attentato kamikaze, il secondo da agosto. Mentre il ministro degli interni Nurgaliev ricorda che da gennaio i crimini legati al terrorismo in Russia sono stati 500. Ma Cremlino e Casa Bianca ci vanno cauti a soffiare sul fuoco delle tensioni interreligiose: la Russia è un paese multietnico e multireligioso per Costituzione, da secoli convive con l’islam, oggi seconda religione del paese per numero di devoti, le sue guide spirituali sono tradizionalmente leali al Potere, soprattutto in Tatarstan, la Kazan madre dei tatari, la seconda etnia del paese dopo i russo-slavi-ortodossi. Non a caso, venerdi il tandem Putin-Medvedev non ha dimenticato di rivolgere i propri auguri ufficiali alla comunità islamica russa per la festa.

http://www.lettera22.it/mondo/asia/6858-ramadan-a-mosca-una-sorpresa-14-9-10.html




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19 settembre 2010

DEDICATA AL TENENTE ALESSANDRO ROMANI

"Io sono stato quello che gli altri non volevano essere. Io sono andato dove gli altri non volevano andare. Io ho fatto ciò che gli altri non volevano fare. Io non ho preteso niente da quelli che non sanno dare. Con rabbia ho accettato di essere criticato come se avessi commesso uno sbaglio ad accettare il mio dovere. Ho visto il volto del terrore ed ho sentito il freddo morso della paura. Ho gioito per il dolce gusto di dare un momento d’amore. Ho pianto, ho sofferto e ho sperato.... ma più di tutto, ho vissuto quei momenti che gli altri dicono sia meglio dimenticare. Rientrato in patria agli altri Potrò dire che sono orgoglioso Per tutto quello che sono Stato....un Soldato."




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19 settembre 2010

Ritorna Anno Zero di Michele Santoro: rinfreschiamoci la memoria...

Di Emanuel Baroz.
 

santoroHo atteso qualche giorno prima di riuscire a trovare le parole giuste per esprimere lo SDEGNO provato mentre guardavo la trasmissione di Michele Santoro giovedì scorso, trasmissione che avevo deciso di non guardare (in questo ha avuto pienamente ragione Deborah Fait) ma che, dopo le polemiche, mi sono forzato a vedere in replica.

Ma la rabbia non è sbollita. Non che la conduzione della trasmissione mi abbia stupito, perché la faziosità del personaggio credo sia ormai nota, ma la reazione di Lucia Annunziata ritengo sia stata significativa di come non fosse più possibile rimanere inermi spettatori di fronte a tanta (dis)informazione a senso unico, e la replica rabbiosa di Santoro (“cerchi meriti da qualcuno?”) alla critica dell’ex direttore della RAI credo sia sintomatica di come il conduttore di “Anno Zero” intenda la professione di giornalista.Chissà la deontologia professionale che fine ha fatto nel caso di quest’uomo, e chissà se questa sarà FINALMENTE la fine professionale di un insopportabile tribuno televisivo che – ahinoi – è stato anche parlamentare europeo.

Da segnalare inoltre che a seguito defezione dell’ultima ora per motivi di salute del Presidente della Comunità Ebraica Riccardo Pacifici, era stata proposta a Santoro la presenza del vicepresidente della Comunità, Stefano Valabrega, ma il dittatore di “Anno Zero” ha rifiutato la proposta asserendo che non conosceva il sostituto di Pacifici…tanto per rendere noto a tutti come viene costruita questa trasmissione.

 

Santoro e la “ricerca dei meriti”

FAZIOSITA’ E ALLUSIONI

Se il “martire dell’informazione” diventa mago delle allusioni

Una brutta pagina di tv quella consegnataci l’ altra sera da Michele Santoro ad «Annozero». Imbarazzante. La sua faziosità è nota, la decisione di rappresentare una sola parte del conflitto che insanguina la Striscia di Gaza va messa in conto, la sua retorica votata a una sempre più spinta demagogia non è condivisa da molti ma fa ormai parte del panorama televisivo italiano; ciò che è inaccettabile sono le parole con cui ha liquidato Lucia Annunziata.

Nel momento in cui l’ ex presidente della Rai ha deciso di abbandonare la trasmissione, Santoro le si è rivolto così: «Fai la giornalista, non venire qui a criticare come si fa la trasmissione… O cerchi meriti da qualcuno?». Dire a un altro che dissente per cercare il beneplacito, magari una cambiale a scadenza, di qualcun altro (e chi poi? Israele? Berlusconi? i vertici del Pd? la Trilateral?) è un’ insinuazione di basso livello, intollerabile. Ma le allusioni malevole, specie se dette in un momento d’ ira, quando saltano i nervi e si perde il controllo di sé, sono spesso rivelatrici di una filosofia di fondo. Speriamo che all’ Annunziata, per ritorsione, non venga ora la tentazione di scrivere una biografia professionale di Santoro nelle vesti di «cercatore di meriti».

Parlare in un talk show di guerra è sempre difficile e di fronte a certe immagini che arrivano da Gaza si resta annichiliti. Non l’imparzialità, si chiede, non il senso della misura ma almeno la possibilità di essere minoranza (pensarla in un modo differente). Con Santoro è impossibile, proprio non le sopporta, le minoranze. Potesse le eliminerebbe. In nome della democrazia, sia chiaro. Con il conduttore schierato, con l’ inviato Corrado Formigli schieratissimo, con lo spazio eccessivo concesso ai ragazzi della comunità palestinese di Milano, era difficile per Lucia Annunziata, che pure non era avvolta in una bandiera con la stella di David, sostenere il contraddittorio. Se n’ è lamentata, ha semplicemente fatto presente che «qui si presentano al 99,9 per cento soltanto le ragioni palestinesi». Apriti cielo! Santoro l’ ha caricata di insulti, l’ ha congedata con un odioso «non sprechiamo tempo», se l’ è presa persino con Walter Veltroni invitandolo a rendersi utile, ad andare a Gaza e non in Africa.

E al Presidente della Camera Gianfranco Fini che ieri ha telefonato a Claudio Petruccioli per denunciare «il livello di decenza» superato in trasmissione, Michele Santoro ha risposto sul suo sito con strafottenza, sotto la rubrica «VAF» (acronimo di Valutazione A Freddo): «In un Paese normale il livello della decenza lo supera un Presidente della Camera che, travalicando i suoi compiti istituzionali, interviene per richiedere una censura nei confronti di un giornalista che sta compiendo il suo dovere di informare l’ opinione pubblica».

Censura, naturalmente. Quella del martire dell’ informazione è la parte che gli riesce meglio. Nessuno pretende l’ equidistanza da Santoro; nessuno si aspetta che, a inizio trasmissione, spieghi che c’ è una certa differenza tra chi vuole la cessazione del lancio dei Qassam e chi vuole la cancellazione di Israele; nessuno desidera mettergli la mordacchia del pluralismo, ma deve smetterla di credersi l’ unico alfiere della libertà d’ espressione e accusare gli altri di essere schiavi sciocchi di qualche potere. Non è la prima volta che il populismo, la faziosità, l’ ideologia lo confinano nella disinvoltura intellettuale. Chi è incapace di vincere i suoi mali, non tragga però piacere nell’ addossarli ad altri.

Aldo Grasso

(Fonte: Il Corriere della Sera, 17 Gennaio 2009)




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19 settembre 2010

E gli obiettivi israeliani di Hezbollah finiscono in un mazzo di carte da gioco

 

leonard berberi falafel cafè

Si sono fatti il loro personalissimo mazzo di carte. Un po’ come avevano fatto gli americani durante la seconda guerra del Golfo, nel 2003.

E proprio dagli odiati americani, i vertici di Hezbollah, il partito religioso libanese, hanno copiato l’uso politico-militare delle carte da gioco. Il tutto per vendicare la morte di Imad Mughniyeh, uno dei capi dell’organizzazione ucciso a Damasco nel febbraio del 2008.

A rivelare l’esistenza di queste carte è stato il giornale del Kuwait “Al-Rai Al-Aam”. Che ha svelato anche gli obiettivi made in Israel che secondo Hezbollah dovrebbero essere eliminati. Al vertice, l’asso, c’è il direttore del Mossad, Meir Dagan. Seguono il capo dell’Idf (l’esercito israeliano) il generale Gabi Ashkenazi, quindi Amos Yadlin (alla guida dell’intelligence dell’esercito), Ehud Olmert (ex primo ministro) e Dan Halutz (ex capo dello staff del presidente).

Le carte sono solo uno degli esempi della guerra nascosta tra Israele e Hezbollah sul fronte delle eliminazioni mirate. Stando a diverse fonti, quest’estate i miliziani sciiti libanesi erano quasi riusciti a uccidere «un alto ufficiale dell’esercito ebraico», mentre l’intelligence israeliana non ha mai fatto mistero di voler eliminare Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah e uno degli ostacoli più evidenti al processo di pace nell’area.




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19 settembre 2010

Dove c'è BarAllah c'è Gaza !!! :-D




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19 settembre 2010

La sfida della principessa saudita «Fatemi guidare anche in Arabia»

Tradizione e potere Amira al-Tawil è moglie del magnate Al Walid Bin Talal

«All'estero già al volante, il mio Paese cambi»
Le è proibito guidare in Arabia Saudita, l'unico paese al mondo a imporre
ancora questo divieto alle donne. Lei lo fa lo stesso, all'estero per ora.
«Ho una patente internazionale e guido la macchina quando viaggio», ha detto
Amira al-Tawil, moglie del principe Al Walid Bin Talal, in un'intervista al
quotidiano saudita Al Watan. «Sono pronta a guidare anche nel Regno saudita
quando sarà permesso», ha aggiunto. Amira non è la prima saudita a farsi
paladina di questa libertà negata. E il suo non è uno schiaffo alle autorità
come quello delle 47 saudite che nel 1990 si misero al volante nelle strade
di Riad: circondate dalla polizia, furono arrestate, i loro «tutori»
(parenti uomini) redarguiti e l'anno dopo arrivò una fatwa contro le donne
alla guida. La sua non è nemmeno una sfida come quella dell'intellettuale
Wahida Al Huwaider: pure lei ha preso la patente all'estero, ma poi in
assenza di risposta alla petizione di 3.000 firme lanciata con altre
attiviste per il diritto alla guida, si è fatta riprendere mentre violava il
divieto nel paesino saudita di Dahran, l'anno scorso, per la festa della
donna.

E ha postato il video su YouTube. Amira non è nemmeno la prima principessa a
dire una cosa simile. «Cosa farebbe se fosse regina per un giorno?», fu
chiesto alla 60enne Lolwah Al Faisal, figlia del precedente sovrano, due
anni fa a Davos. «Lascerei che le donne guidino », rispose, aggiungendo tra
le risate del pubblico: «Oppure introdurrei un sistema di trasporti
fantastico ». Ma le parole di Amira hanno un peso. Le autorità sostengono
che il divieto serve ad evitare «tentazioni » derivanti dall'interazione con
gli uomini. La principessa nota la contraddizione: «Preferisco guidare
l'auto con mia sorella o un'amica accanto, anziché andare con un autista che
non è mio parente » (come fanno molte saudite). E poi non è una donna
qualunque. Palestinese, amica di Rania di Giordania, ha sposato nel 2006 Al
Walid Bin Talal, 53 anni, il 19? uomo più ricco del mondo secondo Forbes (e
uno dei 100 più influenti per Time). Socio di Berlusconi (entrò in Mediaset
nel '95) e di Murdoch, ha accumulato la sua fortuna con investimenti
effettuati attraverso la «Kingdom Holding Company» (Citibank, Aol, Apple,
Four Seasons Hotel, Motorola...). Nipote di re Abdallah, è rimasto fuori
dalla politica saudita. Ma ha promosso il dialogo con l'Occidente e i
diritti delle donne. Quando potranno, dice, sarà il primo a incoraggiare la
moglie e la figlia a guidare. Intanto, per il suo jet privato ha assunto la
prima pilota saudita donna.
 




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18 settembre 2010

Fatwa contro la vignettista Molly Norris

è la libertà di opinione in salsa islamica

Testata: Il Foglio
Data: 18 settembre 2010
Pagina: 3
Autore: La redazione del Foglio
Titolo: «Molly non esiste più. Fatwa contro una vignettista di Seattle»

Una fatwa condanna a morte la giornalista americana Molly Norris. Nessuna protesta in Italia da parte di giornalisti nè femministe. I primi hanno la firma facile, ma con gli opportuni distinguo, se c'è di mezzo l'islam il silenzio è d'obbligo. Le seconde si sono estinte nel corso degli anni, una prece.
Ecco la cronaca del FOGLIO di oggi, 18/09/2010, a pag.3, con il titolo " Molly non esiste più. Fatwa contro una vignettista di Seattle ". Se l'è cercata, sembra abbia commentato il sen.Andreotti.


Molly Norris

Roma. Non ha fatto in tempo Angela Merkel, premiando il vignettista danese Kurt Westergaard, a ricordare che la libertà d’espressione è un pilastro della democrazia, che dall’altra parte del mondo un’altra umorista, stavolta cittadina americana, era costretta a nascondersi a causa delle minacce dell’islamismo. Dopo aver proposto ironicamente di disegnare immagini del profeta islamico Maometto per stimolare il dibattito sulla libertà di parola, la vignettista Molly Norris ha dovuto nascondersi in seguito a minacce. Secondo il Seattle Weekly, giornale per cui lavora la disegnatrice, l’Fbi ha invitato Molly Norris a “sparire”. Norris ha cambiato identità e città, diventando un “fantasma”. Anwar al Awlaki, un religioso islamico di origini americane collegato ad al Qaida che si nasconde in Yemen, ha scritto che Norris è un “obiettivo primario”. Secondo Awlaki, in questi casi “la medicina prescritta dal Messaggero di Allah è l’esecuzione”. Una vera e propria fatwa, stavolta da parte di un americano contro un altro americano. Norris aveva lanciato la propria provocazione per protestare contro le minacce di violenza verso quanti avevano disegnato Maometto, una pratica ritenuta “blasfema” nella cultura islamica. L’argomento è stato al centro delle cronache cinque anni fa, quando il vignettista Westergaard scatenò una battaglia culturale, diplomatica e politica attorno alla libertà di espressione in Danimarca. Quest’anno la serie tv South Park ha generato nuove polemiche e minacce, rappresentando Maometto in veste di orso. Il concorso “Everybody Draw Mohammad Day” (Il giorno in cui tutti disegnano Maomettò) proponeva di ospitare “rappresentazioni creative” del Profeta. L’idea di partenza del gruppo su Facebook, che ha riunito oltre centomila persone, era di “difendere la libertà di espressione” e si ispirava al lavoro della disegnatrice americana Norris. Questa, lo scorso aprile, aveva creato un fumetto contro la decisione della rete tv Comedy Central di censurare ogni riferimento a Maometto in un episodio di South Park. “I terroristi hanno minacciato i creatori di South Park, non lasciamo che i terroristi la vincano!”, aveva proclamato Norris. Gli autori di South Park, Trey Parker e Matt Stone, sono stati avvertiti che avrebbero fatto “la fine di Theo van Gogh”. Con la fatwa di Awlaki, è la prima volta che un imam americano minaccia di morte una sua concittadina. Awlaki ha assistito, non solo spiritualmente, tre degli attentatori dell’11 settembre in una moschea della Virginia, alle porte di Washington; qualche anno più tardi è entrato in contatto con il maggiore Nalid Hasan, musulmano osservante che ha ucciso tredici colleghi nella base texana di Fort Hood. E’ anche stato il consigliere del nigeriano Farouk Abdulmutallab, che il giorno di Natale del 2009 voleva far saltare un volo Northwest diretto a Detroit. Il presidente Obama ha ordinato già l’eliminazione di Awlaki. Secondo il capo della commissione per la Sicurezza nazionale alla Camera, Jane Harman, l’imam Awlaki è “il terrorista numero uno in termini di minaccia concreta agli Stati Uniti”. A Seattle, il direttore del giornale per cui lavora la vignettista messa in fuga, Mark Fefer, comunica ai lettori del settimanale: “Avrete notato che la vignetta di Molly Norris non è sul giornale di questa settimana. Perché Molly non esiste più”.


lettere@ilfoglio.it
 




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18 settembre 2010

Uno Yom Kippur in allerta

Il commento di Stefano Magni

Testata: L'Opinione
Data: 18 settembre 2010
Pagina: 13
Autore: Stefano Magni
Titolo: «Uno Yom Kippur in allerta»

Sull' OPINIONE di oggi, 18/09/2010, a pag.13, con il titolo "Uno Yom Kippur in allerta", il commento di Stefano Magni:


Stefano Magni    Moshe Dayan,Arik Sharon

Yom Kippur, il giorno dell’espiazione. Tutta Israele si ferma, così come tutte le comunità ebraiche nel mondo. Fino a questa sera, mezzi pubblici, esercizi commerciali, servizi pubblici, quotidiani e siti di news, saranno fermi, spenti, muti. Ma il conflitto non si ferma. E gli israeliani ricordano l’attacco di sorpresa, lanciato da Siria ed Egitto, proprio nel giorno dello Yom Kippur del 1973. Per la prima volta dal 1948, Israele rischiò concretamente di essere travolta dal nemico. Oggi l’Egitto non è più un nemico. Ma la Siria è ancora, tecnicamente, in guerra con lo Stato ebraico. Rispetto al 1973, inoltre, ci sono nemici in più: Hamas e gli alleati della guerriglia palestinese, Hezbollah e i movimenti vicini ad Al Qaeda insediatisi nel Libano del Sud. Insomma, nonostante i colloqui di pace siano in corso, l’atmosfera in Medio Oriente è tutt’altro che quieta ed è comprensibile lo stato di massima allerta esteso a tutte le forze armate e di sicurezza israeliane. Tutti i valichi al confine della Cisgiordania (amministrata dall’Autorità Nazionale Palestinese) sono stati chiusi fino a questa sera. Le truppe sono in stato di allerta al confine con la striscia di Gaza, dominata da Hamas. E proprio alla vigilia dello Yom Kippur, uno dei leader del movimento islamista, Iyad Abu Shalabiya, è stato ucciso dai militari israeliani in un’operazione anti-terrorismo a Tulkarm (Cisgiordania). Era considerato responsabile per gli ultimi lanci di razzi e colpi di mortaio partiti da Gaza contro bersagli civili israeliani: 10 ordigni, fra cui una Katyusha, erano piovuti il giorno prima sulla regione di Eshkol. Uno di essi era un’arma incendiaria artigianale: conteneva fosforo bianco. Oltre alla minaccia sui confini con i territori palestinesi, si temono anche disordini interni. Trecento poliziotti sono stati dispiegati ad Acri, nel timore di una sollevazione di arabi israeliani islamisti, come quelli avvenuti due anni fa. Nonostante il processo di pace, la Siria, consultata nei giorni scorsi dagli Stati Uniti, proprio nell’ambito di questi negoziati, mantiene un atteggiamento ostile. Ha rifornito di missili Hezbollah. Fra questi ci sono anche missili balistici tattici Scud, che possono colpire tutto il territorio israeliano. Mantiene sul Golan una forza militare di tutto rispetto. E nei prossimi giorni riceverà nuove armi dalla Russia, nonostante le proteste del governo di Gerusalemme. L’accordo fra Damasco e Mosca prevede la fornitura di armi pericolosissime per la sicurezza dello Stato ebraico: missili da crociera supersonici P-800 Yakhont, in grado di colpire ogni unità della marina israeliana.

Per inviare all'Opinione il proprio parere, cliccare sulla e-mail sottostante.


diaconale@opinione.it
 




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18 settembre 2010

ROM, BURKA E IPOCRISIA

Certe posizioni europee francamente non le capisco o – meglio - le considero del tutto demagogiche, come le prese di posizione contro la Francia solo perché Sarkozy ha  richiesto l’allontanamento non “di tutti i  Rom” dal suolo francese, ma solo di parte di quelli che non vogliono risiedere nei campi nomadi organizzati e non siano di nazionalità francese.

Allo stesso modo non capisco perché non si debba chiaramente sostenere a livello europeo che ciascuno è libero di professare la religione che crede, ma nei limiti della legge e quindi che coprirsi in modo integrale impedendo il proprio riconoscimento è e deve essere vietato.

E’ comunque offensivo equiparare queste prese di posizione alle deportazioni naziste (non fosse anche per rispetto ai milioni di morti nei lager), mentre piuttosto sarebbe ora che ciascun paese collabori concretamente con gli altri partner europei nella lotta all’immigrazione clandestina assumendosene in quota-parte le proprie responsabilità.

Va denunciato – per esempio – come, dopo che l’Italia è riuscita a bloccare il traffico di carne umana dalla Libia (pagando questo paese a peso d’oro e sopportando la tracotanza impunita di quell'arrogante ed insopportabile caprone di Gheddafi), l’immigrazione clandestina prende ora altre strade, come quelle dell’est europeo la cui frontiera è un colabrodo. Ma sue queste cose l’Europa, Barroso e la sua corte progressista abbozzano, e tacciono...

Maeco Zacchera




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17 settembre 2010

Molti si domandano per quale motivo c’è tanta commozione la sera di Kippur

Donato Grosser

Molti si domandano per quale motivo c’è tanta commozione la sera di Kippur quanto il chazan intona il Kol Nidre’. Il Kol Nidre’ non è una preghiera. Viene enunciato dal chazan circondato da due maggiorenti della comunità che formano un Bet Din di tre persone. E in qualità di Bet Din, questi tre dayanim cancellano i giuramenti e i voti di coloro che incautamente hanno fatto promesse solenni o dichiarazioni giurate. L’atto di cancellare i giuramenti è molto importante perché giuramenti in vano o in falso sono classificati tra i peccati gravi e nessuno di noi vuole arrivare a Yom Kippur con il peso di questi peccati.

D’altra parte si può obiettare che i giuramenti non sono cosa molto frequente; e allora perché tanta commozione per il Kol Nidre’?

Una risposta la possiamo forse trovare nel leggere il Messillat Yesharim di R. Moshe’ Chaim Luzzatto (Ramchal). Nel quarto capitolo Ramchal scrive che la Teshuva’, la possibilità che l’’Eterno ci ha dato di cancellare i nostri peccati, è un grande atto di misericordia. A rigore di legge quando una persona pecca dovrebbe ricevere la punizione immediatamente, la punizione dovrebbe essere totale e il peccatore non dovrebbe avere nessuna possibilità di riparare il malfatto.

E invece, scrive Ramchal, la misericordia divina da’ tempo al peccatore; egli non viene punito immediatamente, la punizione non è totale e il peccatore ha la possibilità di pentirsi. Con la Teshuva’, l’atto di sradicare il desiderio che ha por tato al peccato viene considerato alla stregua dello sradicamento del peccato stesso. Quando il penitente riconosce il proprio peccato, lo confessa all’Eterno e sente angoscia per il peccato commesso, il rammarico è simile a quello di una persona che si è pentita di aver fatto un voto o un giuramento e si rivolge al Bet Din per annullarlo.

Cosa possiamo imparare dalle parole di Ramchal?

A chi ha giurato o fatto un voto e si è pentito di averlo fatto, il Bet Din chiede: “Avresti fatto il giuramento o il voto se avessi saputo come sarebbe stato difficile mantenerlo”? Se la risposta è “No”, il Bet Din ha la possibilità di dichiarare che il giuramento o il voto è stato fatto per errore e lo annulla.

E così come per un giuramento è possibile ottenerne l’annullamento da un Bet Din terrestre, di Kippur nel partecipare con il chazan nel dire il Kol Nidre’, imploriamo implicitamente che lo stesso trattamento ci venga riservato dal tribunale celeste per i nostri peccati. In questo modo il Kol Nidre’, nato come dichiarazione pubblica di annullamento dei giuramenti e dei voti, è diventato anche una preghiera di tutto Israele.




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17 settembre 2010

Festa del Kippur a Gerusalemme

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-984fd18e-9ba3-45fa-aa80-a6cdad7f5056-tg1.html




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17 settembre 2010

Se l'uomo morde il cane fa notizia: Ma e' l'islam che ha migliaia di reverendi Jones che ogni giorno 22 volte al di' ammazzano bruciano bandiere USA DK UK Israele

 

Se l'uomo morde il cane fa notizia: 

Ma e' l'islam che ha migliaia di reverendi Jones che ogni giorno che Allah mette in terra,

 22 volte al giorno ammazzano esseri umani e

 bruciano bandiere USA Danimarca UK Israele o  simboli cristiani ebraici, pagani o di liberta'.

Vedere sotto tabella assassinii islamici Agosto 2010

Marcus Prometheus

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Riportiamo dalla STAMPA di oggi, 15/09/2010, a pag. 29, l'articolo di

 Vittorio Emanuele Parsi dal titolo " Anche l'islam ha tanti reverendi Jones ".


Vittorio Emanuele Parsi

Ma quanti «reverendi Jones» ci sono nel mondo islamico e quanto grande è il loro seguito? La sconsiderata minaccia di questo oscuro pastore di un’ancor più sconosciuta chiesa evangelica della Florida, peraltro neppure attuata, di bruciare il Corano ha offerto il pretesto per l’ennesima strage di cristiani nel subcontinente indiano. Tutto ampiamente e drammaticamente previsto, ma oggi, mentre contiamo le vittime innocenti di una violenza inaccettabile, è impossibile fare a meno di sottolineare che, se bruciare i libri è esecrabile, ammazzare persone innocenti è peggio. Perentorie, in tal senso, le parole del vescovo di Jammur & Kashmir nell’intervista rilasciata a La Stampa di ieri, «non si può giustificare con una proposta offensiva la soppressione di vite innocenti», e neppure di quella del «colpevole» autore della proposta, mi sentirei di aggiungere. Non dovrebbe mai essere dimenticato del resto che, per quanto non sia condivisibile dar fuoco ai simboli e alle effigi che non ci piacciono, una simile pratica rientra pur sempre nella libertà d’espressione, la quale nelle democrazie gode della massima tutela, perché se la prima vacilla trascina nella sua caduta anche le seconde. Non per caso, una trentina d’anni fa, la Corte Suprema riconobbe il diritto di bruciare la bandiera degli Stati Uniti come un esercizio, per quanto detestabile, di tale libertà, dichiarando incostituzionali le norme che ben 48 Stati dell’Unione su 50 avevano adottato a difesa del vessillo a stelle e strisce. È del tutto evidente che «l’amor di Patria» e il «timor di Dio» sono sentimenti in sé rispettabili e sacri per i rispettivi credenti, ma sarebbe una deroga inammissibile al principio della libertà di espressione pretendere che ciò che per gli uni o gli altri è «sacro e inviolabile» venisse sottratto all’esercizio di una delle principali libertà, sia pure in forme, lo ripetiamo, assai discutibili. 
La «prevedibilità» della violenza scatenata in India contro cristiani colpevoli solo di essere tali, non toglie niente alla sua inaccettabilità e pretestuosità. È solo l’ennesima manifestazione della dilagante e crescente intolleranza nell’Islam, una vera e propria malattia che sta soffocando le società dove l’Islam è religione maggioritaria, e che rischia di restringere gli spazi di libertà anche nelle nostre società. Che siano le vignette danesi, le provocazioni di un idiota o più sofisticate polemiche culturali, quando un qualunque imam leva la voce per scatenare la violenza è sicuro di trovare seguito e, troppo spesso, anche la connivenza delle autorità (basti pensare ai cristiani impiccati in Pakistan per blasfemia dopo «regolare processo»). Come ha sottolineato ieri Angelo Panebianco con l’abituale franchezza sul Corriere, «la “loro” malattia dovrebbe essere, ma non è, il nostro primo argomento di discussione».
Nei giorni scorsi i media sono stati accusati di aver «creato il mostro», facendo del reverendo Jones un personaggio planetario. La verità è che l’attenzione che i media occidentali hanno dedicato a Jones semplicemente obbedisce a un vecchio adagio della professione: «un cane che morde un uomo non fa notizia, un uomo che morde un cane è una notizia». Proprio perché viviamo in società laiche e liberali, ci fa specie e desta il nostro sdegno ogni deriva della versione del sentimento religioso oggi prevalente in Occidente. Secoli di guerre civili di religione intra-occidentali ci hanno dolorosamente vaccinato rispetto ai rischi dell’uso politico e violento delle religioni e insegnato i vantaggi della tolleranza.
Diversamente stanno le cose in gran parte del mondo islamico, nel quale l’utilizzo politico del movente religioso gode di un successo tanto maggiore quanto più è estremo e dove anche i media, troppo spesso, giocano un ruolo diverso. Non è un caso che, a scatenare i professionisti della violenza religiosa in Kashmir sia stata la diffusione di immagini della «profanazione» del Corano da parte dell’iraniana Press Tv, cioè della televisione di un Paese la cui legislazione considera normale la lapidazione delle adultere...

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Attentati islamici del mese di agosto 2010 

SETTECENTO SETTANTA DUE MORTI  scondo la mia somma

  = 22 al giorno, quasi uno all'ora, ed il doppio di feriti

 



Date Country City Killed Injured Description
2010.08.31 Afghanistan Badakhshan 3 0 Three Oxmam humanitarian workers are taken out in a brutal roadside blast.
2010.08.31 Afghanistan Kabul 3 12 Three supreme court employees are riddled with bullets by Holy Warriors.
2010.08.31 Israel Hebron 4 0 A pregnant woman is among four young Jews gunned down in cold blood by Palestinian terrorists.
2010.08.30 Afghanistan Jalalabad 1 3 The Taliban assassinate a local official with a bomb.
2010.08.30 Iraq Baghdad 1 3 Jihadi car bombers kill a civilian.
2010.08.30 Somalia Mogadishu 4 8 Four guards at the presidential palace are killed during an al-Shabaab mortar attack.
2010.08.29 Afghanistan Kabul 6 0 Five election workers and a candidate are kidnapped and murdered by Taliban freedom fighters.
2010.08.29 Philippines Bukidnon 0 2 ‘Irate Muslims’ throw a grenade into a Catholic church during mass.
2010.08.29 Chechnya Tsentoroi 7 5 A wave of armed Islamists attack a village, killing at least seven.
2010.08.29 Thailand Narathiwat 1 0 A 2-year-old boy dies after being shot in the head by Muslim militants.
2010.08.29 Iraq Mosul 5 12 A woman is among five Iraqis murdered by Islamic terrorists.
2010.08.29 Pakistan Khyber 2 4 The Taliban kill two local soldiers with a roadside bomb.
2010.08.29 Thailand Pattani 2 0 A middle-aged Buddhist couple are shot to death in their pickup by Islamic separatists.
2010.08.28 Thailand Narathiwat 1 0 A 40-year-old man is shot in the head by Muslim militants.
2010.08.28 Pakistan Khyber 1 0 A local soldier is kidnapped and shot full of holes by Mujahideen.
2010.08.28 Yemen Abyan 10 2 Ten local soldiers are ambushed and killed by terrorists who burn their bodies while chanting ‘Allah akbar.’
2010.08.27 Iraq Mosul 1 0 The body of a Christian man is found several days after he is kidnapped.
2010.08.27 Nigeria Borno 3 0 Boko Haram Islamists shoot three policemen to death in two drive-bys.
2010.08.27 Iraq Shurqat 3 3 A suspected al-Qaeda attack leaves three dead.
2010.08.27 Iraq Baaj 3 0 Three Iraqis are gunned down by Muhahid.
2010.08.27 Iraq Mahaweel 2 0 A blast takes down two civilians.
2010.08.27 Thailand Yala 1 0 A young woman is shot to death by Religion of Peace proponents.
2010.08.27 Iraq Kirkuk 1 3 A child is taken down by Islamic bombers.
2010.08.27 Iraq Mosul 2 0 A middle-aged Buddhist couple is brutally murdered by Muslim gunmen as they are returning from market.
2010.08.27 Pakistan Ghaziabad 1 0 A 35-year-old mother of three is killed by her brother on suspicion of unauthorized sex.
2010.08.27 Thailand Pattani 1 0 A 21-year-old man is murdered by Muslim gunmen.
2010.08.26 Thailand Narathiwat 1 0 A 30-year-old teacher is shot to death by Islamic radicals while leaving school.
2010.08.26 Afghanistan Kunduz 8 1 Eight policemen are machine-gunned to death by Taliban ambushers.
2010.08.26 Thailand Pattani 1 0 A 42-year-old civilian dies from injuries after being shot twice in the chest by Muslim militants.
2010.08.26 Somalia Mogadishu 14 8 Fourteen Somalis are shredded by two al-Shabaab bomb blasts.
2010.08.26 Iraq Mosul 4 11 Children are among the casualties in a series of Mujahideen attacks.
2010.08.26 Iraq Muqdadiya 6 0 Six Sunnis are gunned down by suspected al-Qaeda.
2010.08.26 Pakistan Bajaur 1 0 Islamists murder the son of a surrendered militant.
2010.08.26 Thailand Pattani 1 0 A 52-year-old man is killed in a Muslim ambush.
2010.08.26 Thailand Yala 1 0 Muslim terrorists gun down a Buddhist railway worker.
2010.08.26 Philippines Balili 4 0 Maranao Muslims pull four people off a bus and shoot them to death.
2010.08.25 Pakistan Bajaur 1 0 Islamic militants shoot a tax collector to death on his way home.
2010.08.25 Iraq Baghdad 63 277 Jihadis take out over sixty Iraqis in a series of coordinated blasts from Basra to Kut.
2010.08.25 Afghanistan Badghis 3 0 Two Spanish soldiers training local cops are shot to death along with their translator by their driver.
2010.08.25 Yemen Zinjibar 4 1 al-Qaeda gunmen on motorcycles massacre four security men in a drive-by.
2010.08.25 Thailand Pattani 1 0 A 57-year-old rubber tapper is killed by drive-by Jihadis.
2010.08.25 Pakistan Mohmand 2 2 A mother and her 9-year-old child are brutally murdered by Islamist gunmen.
2010.08.25 Pakistan Swat 3 6 Three Christian aid workers helping flood victims are kidnapped and murdered by Islamic fundamentalists.
2010.08.24 Iraq Fallujah 2 2 Two children are successfully killed by Mujahideen bombers in a blast that also leaves their mother wounded.
2010.08.24 Mali Bamako 1 0 An older pensioner taken prisoner by al-Qaeda is murdered in captivity.
2010.08.24 Pakistan Peshawar 1 0 A peace activist and father is killed in captivity by Sunni militants.
2010.08.24 Pakistan Bajaur 1 0 A young man is abducted and murdered by Tehreek-e-Taliban.
2010.08.24 Iraq Baqubah 3 13 Three Iraqis are taken out by a Fedayeen suicide bomber.
2010.08.24 Iraq Baghdad 3 0 A man at a market and another in his home are among three gunned down by Muslim assassins.
2010.08.24 Somalia Mogadishu 33 150 A barbaric assault on a hotel by Muslim terrorists leaves women, children and more than a dozen visiting lawmakers dead.
2010.08.23 Pakistan South Waziristan 26 40 A suicide bomber at a seminary sends two-dozen other souls to Allah.
2010.08.23 Pakistan Kurram 8 10 Islamist bombers take out seven tribal elders and a teacher at a school.
2010.08.23 Thailand Pattani 2 4 Two civilians are machine-gunned to death by Muslim insurgents in separate attacks.
2010.08.23 Iraq Baghdad 3 15 A mortar attack and separate bombing at a coffee shop leave three dead.
2010.08.23 Pakistan Matni 3 3 Three people are blown to bits by Mujahid bombers at a market
2010.08.23 Pakistan Landikotal 2 0 Local Taliban burn two men alive in their truck.
2010.08.23 Iraq Baiji 7 0 Suspected al-Qaeda shoot seven oil workers to death.
2010.08.22 Tajikistan Dushanbe 5 1 Islamic militants beat five prison guards to death.
2010.08.22 India Kulgam 2 0 A mother and her teen daughter are brutally murdered in their own home by Religion of Peace gunmen.
2010.08.22 Pakistan Dera Ismail Khan 1 0 Sunni terrorists gun down an innocent Shia father of two young children.
2010.08.22 India Pulwama 1 0 Islamic radicals murder the son of a welfare employee.
2010.08.22 Pakistan Peshawar 1 3 A civilian is taken down in a militant ambush.
2010.08.22 Iraq Mussayab 1 11 One employee is killed when a sectarian bomb blast rips through a store.
2010.08.21 Afghanistan Paktika 8 5 Eight Afghans are murdered by Taliban bombers in two attacks.
2010.08.21 Dagestan Kizlyar 1 3 Children are among the casualties when Jihadis attempt to blow up a passing car.
2010.08.21 Afghanistan Helmand 6 0 Six Afghan cops are bound and executed by religious hardliners.
2010.08.21 Afghanistan Heart 2 0 Two men are shot to death by the Taliban (the second in Kandahar).
2010.08.21 Pakistan Baghlia 6 5 Six members of a peace committee are blow to bits by Mujahid bombers.
2010.08.21 Ethiopia Addis Ababa 0 1 A popular church leader is brutally assaulted by Muslims with wooden clubs.
2010.08.21 Iraq Baghdad 3 1 Three cops are taken down by Islamic terrorists in separate attacks.
2010.08.20 Pakistan Dera Ismail Khan 2 1 Islamic militants are suspected of gunning down two cops.
2010.08.20 Pakistan Sanghar 1 0 A leader of the peaceful Ahmadi sect is shot in the head by orthodox Sunni.
2010.08.20 Thailand Yala 1 0 A 63-year-old civilian is shot to death by Muslim terrorists.
2010.08.20 Yemen Loder 11 0 Eleven local soldiers are killed when al-Qaeda militants fire a rocket into a passing vehicle.
2010.08.20 Iraq Baghdad 3 6 Jihadis shoot an electrical worker to death and take out two other civilians with a bomb.
2010.08.20 Afghanistan Helmand 30 17 Some thirty workers and guards are massacred when Islamic fundamentalists assault a construction company.
2010.08.20 Afghanistan Kandahar 1 0 A civilian is brutally executed and tied between two roadside bombs by the Taliban.
2010.08.19 Yemen Abyan 2 1 al-Qaeda militants machine-gun two cops to death at point-blank range.
2010.08.19 Pakistan Orakzai 1 0 A security guard is gunned down by Muslim militants.
2010.08.19 Iraq Mosul 3 4 A kidnapped civilian is among three Iraqis murdered in separate attacks.
2010.08.19 China Xinjiang 7 14 An explosives-laden vehicle is plowed into a crowd and detonated, leaving seven dead.
2010.08.19 Afghanistan Nangarhar 2 14 Two civilians are killed when the Taliban blow up a fuel truck.
2010.08.19 Afghanistan Logar 2 0 The bodies of two men are discovered after they were kidnapped and murdered in captivity.
2010.08.19 Algeria Baghlia 3 4 Fundamentalists ambush a group of soldiers, killing three.
2010.08.18 Pakistan Nazimabad 1 0 A children’s doctor is shot to death by sectarian rivals.
2010.08.18 Iraq Tikrit 2 3 Two civilians are blown to bits by a Jihadi bomb.
2010.08.18 Iraq Diyala 3 0 Three brothers are brutally murdered on their own farm by Mujahideen.
2010.08.18 India Sopore 1 2 Islamic militants attack a lawmaker’s home, killing a guard.
2010.08.18 India Kulgam 2 0 Two civilians grazing cattle are abducted and murdered by Religion of Peace radicals.
2010.08.18 Afghanistan Kandahar 1 0 A suicide bomber takes out an Afghan cop.
2010.08.18 Pal. Auth. Gaza 1 0 A 62-year-old woman is murdered outside her own home by Islamic fundamentalists.
2010.08.18 Iraq Mosul 4 2 Four Iraqis are taken down in separate terror attacks.
2010.08.17 Iraq Baghdad 10 46 Sunni militants detonate a fuel tanker in a Shia neighborhood, incinerating ten innocents.
2010.08.17 Russia North Ossetia 2 23 Two people are dead and twenty-three others injured in a suicide attack and separate cafe bombing.
2010.08.17 Iraq Baghdad 61 129 Over sixty young Iraqis lining up for work are senselessly cut to shreds by a Shahid suicide nail-bomber.
2010.08.17 Iraq Diyala 3 0 An auditor and two judges are assassinated by Islamic terrorists in separate attacks.
2010.08.17 Pakistan Peshawar 2 0 Two civilians are murdered at a mosque by Taliban gunmen.
2010.08.17 Somalia Mogadishu 1 2 A civilian is killed when Mujahideen toss a grenade at a police station.
2010.08.17 Afghanistan Spin Boldak 8 0 Eight civilians are murdered by a Taliban bomb attack on a home.
2010.08.17 Afghanistan Zabul 2 0 A man and his wife are shot to death in their home by religious extremists.
2010.08.17 Pakistan Karachi 1 0 A leader of a minority religious sect is gunned down by mainstream rivals.
2010.08.16 Afghanistan Heart 5 2 Three women and a child are among five civilians killed by a Taliban bomb attack on their car.
2010.08.16 Somalia Mogadishu 9 53 Nine refugees are killed when al-Shabaab Islamists attack a displaced persons camp.
2010.08.16 Iraq Muqdadiya 4 9 Four Iranian pilgrims on a bus are targeted and killed by Sunni bombers. Women and children are among the victims.
2010.08.16 Afghanistan Ghazni 2 5 A remote-controlled bomb on a bridge takes out two civilians.
2010.08.16 Pakistan Karachi 4 0 Sunnis shoot four Shia to death in separate attacks.
2010.08.16 Somalia Elasha Biyaha 1 0 A cleric who advocated peace is assassinated by Islamists.
2010.08.16 Afghanistan Kunduz 2 0 A couple in their 20′s is stoned by Islamic fundamentalists for having sex. The man has to be finished off with a gunshot.
2010.08.16 Afghanistan Farah 2 0 Two people are killed when Taliban gunmen fire into a bazaar.
2010.08.15 Iraq Numaniya 1 0 Muslim gunmen murder an Iraqi pharmacist who had returned from studies in the U.S.
2010.08.15 Iraq Jurf al-Sakhar 3 2 Three worshippers are shot to death outside a mosque by sectarian rivals.
2010.08.14 Thailand Pattani 1 0 A local cop is shot to death by Islamic militants while traveling to work.
2010.08.14 Pakistan Sindh 2 8 A woman and boy are left dead when Muslim rivals attack each other over where to build a madrasah.
2010.08.14 Thailand Yala 2 0 A Buddhist man and wife are brutally murdered by Muslim gunmen while riding to their plantation.
2010.08.14 Afghanistan Kunduz 1 0 A local cop is shot to death by Uzbeki Islamists.
2010.08.14 Afghanistan Dam Abad 3 1 Three children are torn apart by a rocket fired into their home by Islamic hardliners.
2010.08.14 Egypt Shimi 0 11 Eleven Christians are injured in assaults by Muslims stirred to anger by a local cleric.
2010.08.14 Iraq Baghdad 6 15 Islamic terrorists take down six Iraqis in a series of attacks, including policemen who were set on fire.
2010.08.14 India Sopore 1 0 Islamic terrorists kidnap and murder a civilian.
2010.08.13 Pakistan Quetta 1 0 Sunni fundamentalists are suspected of firing into a barbershop, killing the owner.
2010.08.13 Yemen Lahj 1 0 A man is gunned down in an al-Qaeda drive-by outside a mosque.
2010.08.13 Afghanistan Herat 4 12 The Taliban ambush a convoy of security guards, killing four.
2010.08.12 Iraq Baaj 4 0 A bomb placed by Jihadis kills four disposal workers.
2010.08.11 Pakistan Mohmand 1 3 A woman is killed, and her three sons injured, when militants fire a rocket into their home.
2010.08.11 India Rajouri 2 21 Lashkar e-Toiba terrorists fire on a bus, murdering two civilians, including a woman.
2010.08.11 Iraq Baghdad 1 1 Jihadis gun down two cops and kill a civilian with a bomb.
2010.08.11 Pakistan Karachi 2 0 Two Shias are shot to death by Sunnis in separate drive-by attacks.
2010.08.11 Iraq Sadiya 11 4 Islamists lure eight police to their deaths by first killing three members of a family and then booby-trapping the house.
2010.08.10 Iraq Baghdad 5 16 Terrorists take down five Iraqis with two bombs.
2010.08.10 Afghanistan Kabul 5 1 Blood and body parts are scattered about following a double suicide attack that leaves five Afghans dead.
2010.08.10 Afghanistan Helmand 5 0 Five local security personnel are killed when Islamic fundamentalists fire a rocket through their vehicle.
2010.08.10 India Baramulla 3 0 Islamic radicals machine-gun three cops to death.
2010.08.10 Pakistan Mohmand 3 0 Three members of a security patrol are killed in an ambush by Islamic militants.
2010.08.09 Thailand Narathiwat 1 0 Muslim terrorists stab and partially behead a young plantation worker.
2010.08.09 Iraq Baghdad 3 10 Three traffic cops are taken down by Jihadi bombers.
2010.08.09 Afghanistan Badghis 1 0 A pregnant woman accused of adultery is whipped 200 times and then shot three times in the head by Islamic fundamentalists.
2010.08.08 Iraq Fallujah 4 14 Four civilians lose their lives in two car bombings.
2010.08.08 Indonesia Bekasi 0 12 A mob of hundreds of Muslims chase and beat Christian worshippers after disrupting their service.
2010.08.08 Iraq Ramadi 8 50 Eight Iraqis are pasted by Jihadi bombers.
2010.08.07 Iraq Garma 3 15 al-Qaeda militants detonate a bomb outside a home, killing three residents.
2010.08.07 Afghanistan Helmand 1 0 A British father of four is shot to death by a Taliban prisoner who seizes a weapon on his way to a prayer session.
2010.08.07 Afghanistan Nuristan 10 0 Ten members of a medical team, including Christian doctors, are pulled out of their cars and executed by devout Muslim fundamentalists, who spare an Afghan able to recite the Quran.
2010.08.07 Iraq Basra 43 185 Over forty people are massacred by Islamic terrorists at a market. Most burn to death in a fire caused by bombs.
2010.08.07 Thailand Pattani 2 1 A Buddhist husband and wife are murdered by Muslim gunmen in their motorcycle shop. Their 4-year-old nephew is wounded.
2010.08.07 Afghanistan Maiwand 1 1 A child is murdered by Sunni bombers.
2010.08.07 Thailand Yala 1 0 Muslim terrorists kill an off-duty soldier on his motorcycle.
2010.08.07 Thailand Narathiwat 1 0 A 43-year-old Buddhist woman is brutally machine-gunned to death by Muslim radicals on her farm.
2010.08.07 Afghanistan Helmand 5 13 A bomb hidden in a wheelbarrow leaves five innocents dead.
2010.08.06 Iraq Baghdad 2 13 Two civilians are blown to bits by Jihadi bombers.
2010.08.06 Iraq Kirkuk 1 0 Muslim radicals shoot a woman to death.
2010.08.05 India Baramulla 1 2 Islamic militants fire on a security patrol, killing one member.
2010.08.05 Ingushetia Nazran 2 0 Two cops are gunned down by suspected Islamic separatists.
2010.08.05 Pakistan Quetta 1 1 Islamic militants open fire on an oil tanker, killing the driver.
2010.08.05 Iraq Abu Ghraib 3 0 A woman is among three people shot to death in their home by Muslim radicals.
2010.08.05 Iraq Baghdad 6 8 Two shootings by terrorists take down six Iraqis.
2010.08.05 Iraq Tikrit 3 0 An al-Qaeda attack leaves three people dead.
2010.08.05 Yemen Abyan 3 1 al-Qaeda terrorists ambush and kill three members of a patrol.
2010.08.05 Afghanistan Kunduz 7 13 A Fedayeen suicide bomber murders seven local police.
2010.08.05 Philippines Zamboanga 5 24 A suicide bomber at an airport murders five other people.
2010.08.04 Afghanistan Helmand 1 0 A young child is killed in a fundamentalist IED attack.
2010.08.04 Thailand Pattani 1 0 A Buddhist is gunned down in an Islamist drive-by.
2010.08.04 Afghanistan Uruzgan 1 1 Terrorists detonate a bomb at a bazaar, killing one civilian.
2010.08.04 Somalia Bondhere 3 12 Three cleaning women are exterminated by an al-Shabaab bomb blast.
2010.08.04 Pakistan Peshawar 4 11 A hero cop is among four blown apart by a Shahid suicide car bomber.
2010.08.03 Iraq Kut 12 55 Two car bombs at a market leave a dozen people dead and fifty others wounded.
2010.08.03 Dagestan Makhachkala 2 0 Two police officers are assassinated by Islamic separatists at a market.
2010.08.03 Iraq Mosul 9 15 Two vicious bombings leave nine Iraqis dead.
2010.08.03 Iraq Baghdad 5 0 The Islamic State of Iraq machine-guns five soldiers to death at point-blank range.
2010.08.02 Jordan Aqaba 1 5 A Palestinian rocket attack on an Israeli resort overshoots its mark and kills a taxi driver in Jordan.
2010.08.02 Afghanistan Faryab 4 3 Four civilians are cut to pieces by Taliban gunmen.
2010.08.02 Iraq Baghdad 10 22 A coffee shop and a residential neighborhood are among a series of bomb blast sites that leave ten dead.
2010.08.02 Iraq Fallujah 3 7 A 4-year-old girl is among three sleeping family members murdered by Islamic bombers.
2010.08.02 Afghanistan Kandahar 5 1 Five children are blown apart by a suicide car bomber.
2010.08.01 Pakistan South Waziristan 2 0 Religious extremists kill two local soldiers with a roadside bomb.

 






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17 settembre 2010

Riconoscere Israele come stato nazionale del popolo ebraico

Giora Eiland
Ultimamente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu insiste nel dire che un accordo sullo status finale coi palestinesi esigerà che essi approvino non solo il concetto di “due stati”, ma anche la più esplicita formulazione “due stati per due popoli”. In altre parole, dovranno accettare il concetto che, così come lo stato palestinese sarà lo stato nazionale del popolo palestinese, allo stesso modo lo stato di Israele dovrà essere riconosciuto come lo stato nazionale del popolo ebraico.
Prima di Netanyahu, si era già pronunciata nello stesso senso l’allora ministro degli esteri Tzipi Livni, e a quanto pare una consistente maggioranza degli ebrei israeliani appoggia questa richiesta di principio, benché ve ne siano alcuni altri che sembrano non capire “come mai è così importante”. Eppure la richiesta formulata dal primo ministro è più importante di quanto possa apparire a prima vista. Non si tratta di una questione meramente semantica. Si tratta anzi di una condizione necessaria (sebbene non necessariamente sufficiente) per garantire un accordo che sia stabile.
Vi sono almeno due motivi per questo. Il primo ha a che fare con la richiesta israeliana che l’accordo ponga definitivamente fine al conflitto e alle rivendicazioni arabe. I palestinesi distinguono fra riconoscere che lo stato di Israele esiste di fatto e riconoscere il suo diritto ad esistere. Il campo che sostiene il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non ha problemi con la prima formulazione: “Israele esiste ed evidentemente vale la pena riconoscere il dato di fatto sul piano diplomatico, giacché è in questo modo che i palestinesi possono assicurarsi ciò che solo Israele può dare. È una convenzione che va bene per il presente, poi per il futuro, chi lo sa…”. L’intero concetto di “hudna” (tregua a lungo termine) si fonda su un approccio che abbraccia il compromesso nello sforzo di strappare ciò che si può ottenere al momento, senza abbandonare il proposito di combattere per ottenere di più in futuro. Per tenere a freno tali pretese future, soprattutto riguardo alla questione dei profughi (e al loro cosiddetto “diritto al ritorno”, di fatto un diritto di invasione), bisogna affermare l’impegno dei palestinesi ad accettare il diritto di Israele ad esistere come stato nazionale ebraico. Inoltre, l’iniziativa della Lega Araba impegna tutti gli stati arabi a riconoscere Israele una volta che questi abbia firmato un trattato di pace coi palestinesi (e con la Siria). Che genere di riconoscimento sarebbe? Israele ha un chiaro interesse a ricevere un pieno riconoscimento: vale a dire il riconoscimento del suo diritto a preservare, in quest’angolo del mondo, uno stato nazionale ebraico. Se questo non si può ottenere dai palestinesi, non si potrà certamente ottenere dagli altri stati arabi.
Il secondo motivo ha a che fare con lo status degli arabi israeliani (o palestinesi israeliani, come oggi preferiscono definirsi). Agli occhi dei palestinesi, lo stato d’Israele è lo stato “di tutti i suoi cittadini”: non ha e non deve avere alcun carattere nazionale. Se, in base a un compromesso, avrà un carattere nazionale, esso dovrà rappresentare allo stesso modo le due “nazionalità” che vi vivono: ebrei e (arabo-)palestinesi. Se il futuro stato palestinese non riconoscerà lo stato di Israele come stato nazionale del popolo ebraico, non vi sarà alcuna possibilità che lo accettino come tale i palestinesi che vivono dentro Israele. Se non insisteremo su questo punto, nel giro di una o due generazioni ci ritroveremo con una situazione in cui gli arabi israeliani rivendicheranno (magari anche con la violenza) non solo eguali diritti civili (che è legittimo), ma anche eguali diritti “nazionali”. E lo stato palestinese li appoggerà automaticamente in questa loro pretesa (che equivarrebbe a porre fine all’autodeterminazione ebraica), magari anche facendone motivo per rompere il trattato di pace. Per ridurre questo rischio, o perlomeno creare una situazione in cui gli stati del mondo capiscano e appoggino la posizione di Israele di fronte a questo rischio, bisogna chiaramente definire (in modo concordato da tutte le parti in causa) lo stato di Israele come stato nazionale del popolo ebraico.

(Da Ynet News, 15.09.10)

Nell’immagine in alto: Tutta la pubblicistica del nazionalismo irredentista palestinese ripropone invariabilmente la mappa esplicita delle sue rivendicazioni territoriali: lo stato di Israele è cancellato dalla carta geografica
 




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17 settembre 2010

Edilizia sostenibile: a Tel Aviv arriva l'Eco-Torre firmata Azouri

Materiali sostenibili, efficienza energetica e risparmio idrico: tutto questo e molto altro nel progetto dell’Azouri Brothers Building. Venti piani di nuova sostenibilità per Israele

(Rinnovabili.it) – E’ quasi giunta al termine la prima fase dei lavori per la realizzazione del secondo edificio ‘verde’ d’Israele. Dopo il Development Design Center dell’Intel ad’Haifa certificato con il LEED, anche Tel Aviv è pronta a mostrare il suo gioiello di sostenibilità. Nella piena consapevolezza delle contenute risorse idriche ed energetiche del Paese, il progetto, del valore di oltre 50 milioni di dollari, ricerca un’anima green fin dalla scelta dei materiali edilizi, privilegiando quelli locali e riciclati, nel rispetto delle “procedure nazionali di manutenzione ecologica”. I suoi ideatori, Ronen e Alon Azouri dell’Azouri Brothers Building, avevano come obiettivo principale quello di creare un complesso di uffici che avesse un basso impatto ambientale ed un’alta efficienza nella gestione delle propri consumi. L’Eco-Torre – così battezzata da Ronen Azouri- sarà caratterizzata un impianto di trattamento e riciclaggio delle acque grigie che, una volta depurate, un sistema di tubature ridistribuirà per gli scarichi igienici e l’innaffiatura dei ‘giardini pensili’ risparmiando fino a circa 13.000 litri al giorno. “E’ ridicolo – ha commentato Azouri – utilizzare l’acqua potabile per queste cose”. A ciò vanno ad aggiungersi altre misure specifiche di risparmio idrico, come i rubinetti con accensione a infrarossi o sistemi di controllo dell’umidità. “La relazione del nostro ingegnere stima un consumo di circa 18.000 litri d’acqua almeno al giorno (rispetto ad un edificio per uffici convenzionale), ma io voglio essere prudente, ritenendo più equo parlare di 16.000 litri che se si moltiplica per 300 giorni , significa un risparmio di oltre quattro milioni di litri all’anno”.

Ai fini di minimizzare il dispendio energetico sono stati impiegati doppi vetri isolanti, in parte realizzati con materiale riciclato, che consentono di ridurre il guadagno termico del 25% mentre permettono il passaggio di circa il 62% della luce naturale. Per il rifornimento dell’elettricità sul tetto verranno posizionati moduli solari ed è in stato di valutazione la possibilità di installarvi anche delle turbine eoliche; un piccolo impianto solare termico fornirà invece l’acqua calda per due docce a disposizione di quanti utilizzeranno la bici per recarsi in ufficio. Pannelli di cartone pressato e riciclato forniranno i rivestimenti esterni mentre i pavimenti impiegheranno solo legno certificato.
Ronen Azouri sta inoltre stilando un protocollo per agevolare la manutenzione del complesso nel pieno rispetto ambientale: “La maggior parte dei rifiuti saranno riciclati; forniremo i contenitori per separare carta, cartone e vetro, là dove possono essere facilmente scartati e raccolti. Voglio che tutti partecipino e si sentano fieri di seguire il protocollo, perché un concetto vincente deve coinvolgere le persone nel modo giusto”. L’apertura ufficiale dell’Eco-Torre è prevista per marzo 2011, ma già per gennaio sono attesi i primi inquilini dell’edificio.




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17 settembre 2010

Israele acquista caccia americani F 35, in grado di colpire Iran

 


 

Netanyahu: Rafforziamo le nostre capacità militari
L'esercito israeliano ha deciso di dotarsi di nuovi caccia americani F 35 costruiti dalla Lockheed Martin per rafforzare le proprie capacità militari. Lo ha indicato oggi un comunicato dell'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu. "L'acquisto dei caccia più moderni del mondo è un passo importante per rafforzare la potenza militare dello Stato d'Israele", ha detto Netanyahu, secondo quanto riporta il comunicato. Israele acquisterà 20 jet militari per quasi 3 miliardi di dollari, e i primi velivoli saranno consegnati a partire dal 2015. Gli F35 sono in grado di raggiungere l'Iran senza essere intercettati dai radar.
 




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17 settembre 2010

La Turchia s’avvicina all’Iran, non all’Europa

 

ENGLISH HERE



Il nominalismo dell’attuale percezione internazionale di ciò che è buono e giusto è davvero formidabile. Sembra un diritto umano al Consiglio d’Europa l’uso del burqa, appare indispensabile ai liberal americani, compreso il presidente, costruire una moschea a Ground Zero, appare quasi irrinunciabile iscrivere all’islam moderato personaggi palesemente intenti a stabile il califfato universale, come Tarik Ramadan. Adesso è la volta di lodare il risultato del referendum turco, come destinato a condurre per mano in Europa il Paese di Kemal Atatürk, ed è infatti l’Ue la più dedita ad applaudire la vittoria. Peccato che si possa dire che il referendum appena conclusosi segna la fine del kemalismo, e dà il benvenuto istituzionale non a una Turchia più laica e democratica, ma all’erdoganismo avanzante.

Anni fa, da inviata, cercai di capire che cosa era la Turchia e se era pronta a entrare in Europa come chiedeva: incontrai la migliore borghesia turca in un lungo viaggio per il Paese, professionisti colti ed eleganti, donne raffinate. Ma una volta tornata a Istanbul nel «giorno del korban», il sacrificio di pecore agnelli e mucche nelle strade della città, trovai uno spettacolo in così estrema contrapposizione con ciò che avevo visto fino a quel giorno da sconcertarmi completamente. L’islam più antico occupava e tingeva di rosso le piazze e le moschee, sbaragliava sul campo della modernizzazione.

Gli articoli della Costituzione che sono stati aboliti sono quelli che consentivano al militare e al giudiziario di avere un potere inconsueto in una democrazia. Ma inconsueto era anche stato il passato dell’Impero Ottomano, straordinario il suo senso di sé, e grande la rivoluzione con cui Atatürk aveva sorretto sul f ilo dell’impossibile una società che aveva abolito la scrittura araba, il capo coperto, la discriminazione sessuale e il canto dei muezzin. La Turchia ce l’ha fatta a conservarsi laica e filoccidentale con uno sforzo che è stato spesso anche caratterizzato da azioni di prepotenza e da violazioni di diritti umani. È stato un male? Certamente è stata inflitta sofferenza, ma l’atteggiamento dei militari e dei giudici non è stato mosso da interessi personali, elettorali, economici.

Contro il potere laico è sorto il perenne vincitore Erdogan. Non c’è dubbio che il suo cavallo di battaglia sia stato l’islam, le accuse e l’arresto dei militari, l’adozione di una politica mediorientale che lo hanno portato fino a votare contro le sanzioni all’Iran. La sua retorica anti-israeliana ha raggiunto e promosso nel Paese punte spaventevoli. Gli Stati Uniti hanno bloccato la nomina di Francis Ricciardone alla carica di ambasciatore ad Ankara perché ritenuto «troppo mor bido per avere a che fare con l’attuale governo».

Capace in politica economica, la Turchia ha promosso incontri in serie e firmato accordi con i peggiori dittatori mediorientali. Il presidente siriano Bashar Assad ha proposto proprio ieri, per festeggiare la vittoria del suo alleato, che la Turchia riprenda il suo ruolo di mediazione con Israele; il ministro degli esteri Davutoglu ha incontrato a metà luglio il leader di Hamas, Khaled Mashal; la simpatia per Ahmadinejad non è un segreto. Ed è notizia recente che l’intelligence turca e la Guardia rivoluzionaria iraniana avrebbero firmato un accordo per assistere Hezbollah nel ricevere armi.

L’atteggiamento antisraeliano, culminato nella vicenda della flottiglia diretta a Gaza, è stato uno strumento di propaganda popolare fantastico per Erdogan: più che la sua politica di modernizzazione, che ancora si deve misurare, sono state le sue urla contro Shimon Peres a Davos e il film alla tv di stato in cui i soldati israeliani uccidevano innocenti bambini palestinesi che hanno riportato un senso di appartenenza militante islamica, la percezione di essere al centro di un mondo che in questi anni ha sofferto sotto il tallone liberale e laico.

Difficile dunque, anche se è bello sperarlo, immaginare che questa vittoria porti la Turchia in Europa, piuttosto che nell’orbita del nuovo polo strategico ispirato da Teheran.
 

Fiamma Nirenstein il giornale




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