.
Annunci online

  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
Diario
 








  







Liberali per Israele 






     
  A Shuny 
                     

    
  




 Contatori visite gratuiti


23 settembre 2008

IRAN: ANALISTA KUWAIT, COSI' VIVIAMO NEL TERRORE PER NUCLEARE TEHERAN

 

Oggi il Kuwait "e' un paese sotto minaccia, che vive nella paura" per lo sviluppo del nucleare da parte di Teheran: cosi' Sami Al-Faraj, analista e presidente del Kuwait Centre for Strategic Studies, spiega ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL lo stato d'animo degli abitanti dell'emirato dinanzi all'aggravarsi della crisi e alle voci su un piano segreto avallato dall'ayatollah Khamenei per accelerare la produzioni di armi nucleari. Il Kuwait, diviso dalla Repubblica islamica da un sottile braccio di mare, si sente infatti coinvolto direttamente soprattutto per quanto riguarda l'impianto di Bushehr, che dista 200 chilometri. Kuwait City "sarebbe la prima citta' colpita, nel caso succedesse qualcosa a Bushehr", ricorda Al-Faraj senza precisare se il riferimento sia a un possibile guasto nella centrale nucleare o a un attacco militare straniero. "Qui la gente pensa che non sia giusto pagare le conseguenze di Bushehr - aggiunge l'esperto - Il fatto e' che credo che qualcosa prima o poi andra' male: e' uno scenario pericoloso".


23 settembre 2008

Diffidare della Siria

 

Ileana Ros-Lehtinen

Mentre tutto il mondo civile condannava l’invasione russa della Georgia, altri paesi si affrettavano a celebrarla. Tra questi la Siria, il cui uomo forte Bashar Assad, durante una recente visita a Mosca, ha proclamato il suo sostegno alle operazioni della Russia, e intanto si dava allo shopping di armamenti convenzionali annunciando la sua disponibilità a schierare sistemi missilistici russi sul territorio siriano.
Eppure vi sono paesi europei pronti a premiare il bellicosi regime siriano con un “Accordo di associazione” che garantirebbe al regime di Assad l’agognata legittimazione politica, nonché assistenza materiale. Si tratta di sviluppi assai preoccupanti.
La Siria continua a sponsorizzare organizzazioni terroriste islamiste come Hezbollah e Hamas, che minacciano la stabilità e la sicurezza di molti paesi del Medio Oriente. Gli aiuti siriani a questi gruppi continuano imperterriti nonostante le ripetute risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e gli energici sforzi da parte di Stati Uniti e altri paesi, compresa la Francia, per cercare di spingere Damasco a interromperli. Ma ora esponenti francesi sembrano inclini a cambiare strada, come si è visto la scorsa settimana durante la visita del presidente Nicolas Sarkozy in Siria.
Gran parte delle attività del regime sono concentrate sul Libano, che la Siria ha sempre considerato uno stato cliente dove si permette di trattare in modo spietato coloro che sfidano la sua autorità. Il regime siriano da tempo si rifiuta di cooperare per portare davanti alla giustizia i responsabili dell’assassino dell’ex primo ministro libanese Rafiq al-Hariri, un vigoroso avversario dell’ingerenza siriana in Libano, nonostante una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu le imponga di farlo. Il che non sorprende, visto che tutte le prove disponibili indicano una complicità siriana nell’assassinio di Hariri.
Prima di firmare qualunque accordo o di procedere con la normalizzazione dei rapporti con Damasco, gli europei dovrebbero tener conto dell’atteggiamento tenuto da questo regime verso i tanti trattati che ha già sottoscritto in passato, e la lunga lista di violazioni dei suoi impegni internazionali.
Nel 2005 la Siria si prese l’impegno di attenersi a quanto previsto dal Codice di Condotta Euro-Mediterraneo per la Lotta al Terrorismo, in base al quale avrebbe dovuto impedire attivamente ai terroristi di acquisire soldi e armi, smantellare le loro reti organizzative, negare loro asilo e santuari. Invece l’evidenza dimostra che il regime siriano ha continuato ininterrottamente a fornire armi, fondi e covi sicuri alle organizzazioni islamiste.
Ancora più inquietante è il curriculum della Siria in fatto di proliferazione nucleare. In quanto firmataria del Trattato di Non Proliferazione, la Siria si è impegnata a non acquisire mai armi nucleari e fare tutto ciò che è in suo potere per impedire che la tecnologia e i materiali necessari per questo tipo di armi raggiungano altri paesi. Invece, nonostante le risentite smentite di Damasco, vi sono prove evidenti che la Siria era molto vicina al completamento di un reattore nucleare, realizzato con l’assistenza della Corea del Nord, quando Israele nel settembre scorso lanciò il suo raid aereo. Funzionari dell’intelligence americana hanno pubblicamente affermato che, se fosse diventato operativo, quel reattore avrebbe potuto produrre abbastanza plutonio da costruire almeno due ordigni nucleari entro un anno. Intanto Damasco continua a impedire agli ispettori dell’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, di esaminare il sito colpito nel raid per determinare le dimensioni delle attività nucleari siriane.
Sembra una storia già sentita? In effetti, nel suo approccio alle armi nucleari la Siria sta seguendo le orme dell’Iran. Il mondo ha fatto ben poco per fermare le ambizioni atomiche dell’Iran. Bisognerebbe imparare da quegli errori. Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Francia e agli altri stati membri dell’Unione Europea di costringere Damasco a garantire agli ispettori AIEA pieno accesso a tutti gli impianti nucleari siriani. Gli europei devono aumentare le pressioni sulla Siria se si vuole sventare le mire nucleari del regime.
I leader europei dovrebbero bloccare tutte le attività verso un Accordo di Associazione con Damasco. Dovrebbero piuttosto esigere che la Siria cessi in modo verificabile le sue interferenze in Libano, il suo sostegno alle organizzazioni terroriste islamiste e la sua corsa alle armi nucleari, chimiche, biologiche e agli strumenti per lanciarle. Dovrebbero anche chiarire che la Siria deve fare tutto questo come pre-condizione se vuole essere trattata come un partner responsabile e accolta negli organismi dell’occidente. Se l’Europa preferirà ignorare le lezioni dell’inerzia e dell’accomodamento come ha fatto con l’Iran e l’aggressione russa alla Georgia, optando per una strada simile anche nei confronti della Siria, presto avremo tutti da pentircene.

(Da: Jerusalem Post, 20.09.08)

Nella foto in alto: l’autrice di questo articolo Ileana Ros-Lehtinen, membro della Commissione Esteri del Congresso Usa


23 settembre 2008

Attentato a Gerusalemme: arabo si lancia con l'auto contro i passanti, 13 feriti

 

L'attentatore ucciso a colpi di arma da fuoco
L'attentatore ucciso a colpi di arma da fuoco

A Gerusalemme un attentatore arabo ha lanciato la sua auto, una Bmw nera, sui passanti in una strada molto affollata della città vecchia. I feriti, in totale, sono 13, di cui due  in gravi condizioni.

Secondo il comandante della polizia di Gerusalemme, Ilan Franco, l'uomo alla guida è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dai soldati che si trovavano in mezzo alla folla. Franco ha aggiunto che l'attentatore era un palestinese residente di Gerusalemme est, che apparentemente ha agito da solo.

Per la tv israeliana, l'auto era intestata a un residente di Jabel Mukaber, un villaggio arabo all'interno dei confini cittadini di Gerusalemme. Ambulanze e squadre di polizia si sono precipitate sul posto e i servizi di sicurezza hanno trasportato i feriti negli ospedali di Gerusalemme. 

La tv israeliana ha mostrato il video di un soldato ferito su una barella, che si teneva la testa mentre veniva caricato su un'ambulanza. La radio israeliana ha detto che i soldati dei corpi di artiglieria stavano girando per Gerusalemme prima della festività del Capodanno ebraico, che cade la prossima settimana.

Si tratta del terzo attentato negli ultimi mesi a Gerusalemme in cui passanti ebrei vengono investiti intenzionalmente. Anche nei casi precedenti l'attentatore è stato ucciso sul posto. Nei due casi passati la polizia è giunta alla conclusione che gli attentatori abbiano agito in maniera "spontanea".

__._,_.___


22 settembre 2008

"Modello Jenin" a Hebron

 
Israeli Ministry of Foreign Affairs Flash Presentation attempting to rebut Palestinian claims on the damage in Jenin. Also available at the MFA's website

Temendo un tentativo da parte di Hamas di prendere il controllo di Hevron con la forza, il Primo Ministro Palestinese, Salam Fayyad (foto) ha chiesto al governo israeliano la possibilità di espandere la giurisdizione delle forze della sicurezza di Abu Mazen. La mossa consisterebbe in una diminuzione delle misure d’azione dell’esercito israeliano nella “città dei Patriarchi” dove vivono in maniera altamente conflittuale ebrei ed arabi.

 
Secondo quanto riportato dal sito del quotidiano Yediot Aharonot, la richiesta è stata discretamente inoltrata ad alti funzionari diplomatici, che non l’hanno apertamente rifiutata, ma l’hanno condizionata al miglioramento del piano di difesa. La proposta è stata discussa in un incontro tra Fayyad e funzionari israeliani alla presenza dell’inviato speciale dagli Stati Uniti per il Medio Oriente, il Generale James Jones.
 
Il ministro palestinese ritiene che l’espansione dell’Autorità da lui rappresentata rafforzerà le motivazioni e la determinazione a mantenere la calma. Permettere alle truppe palestinesi di operare a Hevron, secondo Fayyad, indebolirà l’influenza di Hamas e impedirà il deterioramento della sicurezza.
 
Hevron è stata indicata come la città che ha maggiori probabilità di cadere nelle mani del gruppo fondamentalista che ha già preso il controllo di Gaza con un violento e sanguinoso golpe lo scorso anno e dalla “città dei Patriarchi” potrebbe minacciare l’intera Autorità Palestinese.
 
Il piano proposto potrebbe seguire il modello di Jenin, che ha già ottenuto successo in due operazioni svoltesi in quell’area. Israele, sempre secondo questo piano, manterrebbe il diritto ad entrare in azione, in caso di grave emergenza e continuerebbe la cooperazione tra i suoi servizi di intelligence e le forze palestinesi per prevenire le minacce e le attività terroristiche di Hamas nella zona.
 
Il mandato di Mahmud Abbas scadrebbe il 9 gennaio prossimo, ma in assenza di nuove elezioni, dovrebbe succedergli Abdel Aziz Dweik, un ufficiale di Hamas e portavoce del Consiglio Legislativo, che è attualmente detenuto in un carcere israeliano.
 
I vertici a Gerusalemme sperano quindi che Abu Mazen resti in carica e si preoccupano del rischio che Fatah non raggiunga un accordo con Hamas sul proseguimento del mandato, poiché ciò comporterebbe inevitabilmente lo scoppio di violenti scontri tra le due fazioni anche nel West Bank, così come è già successo a Gaza.
 
Ecco perché da maggio, in un programma supervisionato dagli Stati Uniti di cui si accennava sopra, all’Autorità Palestinese è stato permesso di estendere il controllo a Jenin e in tutta l’area circostante. Questo programma, che ha avuto l’approvazione anche del quartetto Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Onu, nota Haaretz, ha trasformato Jenin, che fino all’aprile del 2002 fu un famigerato covo di terroristi nel quale vennero preparati i più sanguinosi attentati, un esperimento da prendere a modello e una speranza che il processo di pace possa proseguire in una nuova fase più costruttiva.

Elena Lattes
Agenzia radicale

agenziaradicale@inwind.it


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. "Modello Jenin" a Hebron

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 22/9/2008 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 settembre 2008

Donne e sessualità nel mondo ebraico: Yarona Pinhas

 yarona_pinhas.jpg

"Se l'uomo è stato creato dalla terra e dal soffio vitale, due componenti tra di loro opposti, la donna è stata costruita da Dio da una costola, tolta all'uomo addormentato. La costola è un osso: la donna, quindi, è la struttura portante, è l'interiorità, il fondamento che non si consuma facilmente. Osso, in ebraico, si dice 'etzem, da cui derivano le parole: potenza, autentico, di se stesso, indipendenza. Con la sua qualità di sostegno interno, la donna è l'elemento strutturante dell'uomo e non solo, della psiche umana". Yarona Pinhas, giovane israeliana studiosa della religione ebraica, autrice di due saggi: La saggezza velata. Il femminile nella Thorà e Onda sigillata. Acqua,vita e parola, editi in Italia dalla Giuntina, ci parlava ieri sera dei suoi studi e della concezione della donna del mondo ebraico, in un conferenza intitolata Leggere la Bibbia oggi: l'attualità dei personaggi e la forza della parola.
Comunemente si pensa che la condizione della donna ebrea nell'antichità fosse di sottomissione all'uomo e di soggezione. Vorrei conoscere la sua opinione in proposito.
Ci sono pregiudizi da sfatare. lo li affronto nel libro La saggezza velata in un capitolo intitolato La Mishnà, il Talmud e la donna dove parlo della tutela della donna ebrea nell'antichità. La donna ebrea era una donna tutelata, aveva diritto ad un contratto matrimoniale che stabiliva ciò che l'aspettava e poteva chiedere il divorzio anche per ragioni alle quali oggi non penseremmo mai. Per esempio poteva chiedere il divorzio se il marito era un conciatore e lei non sopportava più l'odore delle pelli.
L'uomo aveva il dovere di garantire alla moglie una situazione economica buona e di renderla felice sul piano sentimentale. L'uomo non soltanto doveva apprezzare la donna ma doveva starle vicino, comperarle dei gioielli e sempre prestarle attenzione. Prima di decidere di studiare o di lavorare all'estero doveva chiedere il suo consenso. Se un uomo voleva partire per affari, per alcuni anni, prima doveva concedere il divorzio alla moglie in modo da lasciarla libera e se andava in guerra, si stabiliva che se non fosse tornato la moglie avrebbe potuto rifarsi una vita.
Questa idea della possibilità di scelta da parte della donna, rispetto al rimanere nel matrimonio oppure no, è rivoluzionaria ancora oggi. Inoltre ci sono delle leggi bibliche che la tutelano in vedovanza. Se noi pensiamo che in India una vedova era nelle mani di tutti e spesso veniva bruciata con il marito, se pensiamo che per i greci la donna forse non aveva anima e non si sapeva cosa fosse, possiamo vedere una enorme differenza di status.
Aristotele definiva la donna " ..variante difettiva della specie.." e tra i greci ci furono molte discussioni per stabilire se la donna fosse un essere umano oppure no, e se fosse fornita di un'anima. Anche gli ebrei come i greci, però, recitano una preghiera nella quale ringraziano per non essere nati donna. Tu cosa pensi in proposito?
Gli ebrei pensavano che la donna avesse l'anima, assolutamente, e fosse il fondamento della casa. E' solo avendo una madre ebrea che si è ebrei, conta la discendenza materna e non quella paterna. Questo è molto interessante. Riguardo alla preghiera che dice " Ti ringrazio perché mi hai fatto uomo e non donna..."c'è chi ci ride sopra. Gli uomini dicono "Pensa a tutti i compiti che spettano alla donna.
Meno male che sono nato uomo!" Scherzi a parte, un'altra idea è che ci sono tantissimi precetti ai quali la donna non è obbligata perché ha già tanti compiti da svolgere in casa, allora l'uomo si sente privilegiato perché può compiere quei precetti, come per es. la preghiera in sinagoga. Però ogni venerdì sera, dopo la benedizione, si recita un'altra preghiera che viene dai proverbi e dice ".... la donna di valore chi la troverà? E' più preziosa delle perle...". Sono ventidue versi di elogio e di ringraziamento alla donna.
Dove è stata emarginata la donna nella tradizione ebraica?
Sicuramente nello studio perché in genere gli uomini studiavano e le donne no. Però nel Medio Evo noi troviamo anche donne studiose della Torà o dedite agli affari. A quei tempi , in tutti gli ambienti, le donne stavano in casa e l'uomo andava fuori. E' l'uomo che ha prodotto la cultura. Negli ultimi anni, però, anche negli ambienti più ortodossi sono state istituite delle scuole per le donne e le donne che lo vogliono possono dedicarsi a studi finora ritenuti maschili. Oggi in Israele ci sono molti rabbini che insegnano in strutture per donne e ci sono sempre più donne esperte di Thorà. L'ebraismo ortodosso non accetta il rabbinato femminile perché sostiene che i compiti della donna siano altri, invece tra gli ebrei riformati ci sono molte rabbine.
Tradizionalmente tutte le funzioni al di fuori della casa erano date al maschile e tutto ciò che lavora nell'interiorità era dato al femminile, perché se la donna non tiene la casa e non educa bene i figli poi andiamo incontro a gravi problemi. Però, oggi, anche le donne ultrareligiose lavorano e spaziano al di fuori con il consenso della comunità.
Nella Bibbia appaiono molte figure femminili che salvano il popolo, da Deborah a Ester...
Nella Bibbia le donne sono dietro le quinte, sono loro però che hanno sempre provocato un capovolgimento nella Storia. A partire da Eva grazie alla quale tutti noi siamo qui. Anche le quattro madri d'Israele hanno fatto la Storia. Sara dice ad Abramo "Prenditi Agar!", poi gli dice "Lascia Agar e mandala via!" e Dio dice "Ascolta la voce di tua moglie!". Le figure femminili nella Bibbia non sono passive, sono forti e guerriere, profetesse e donne di conoscenza.
S. Agostino stabilisce nel quinto secolo che nell'essere umano la predisposizione al male è innata. Si nasce con la predisposizione al male che poi sarebbe sostanzialmente predisposizione alla sessualità. San Paolo quattro secoli prima, nella lettera ai Romani, aveva sostenuto che per l'uomo è impossibile non peccare. Cosa pensano gli ebrei in proposito?
Secondo la religione ebraica bisogna godere di ogni bene di Dio, del denaro, del cibo e anche del rapporto con la donna. Però tutto dipende da come lo si fa e con chi lo si fa. La sessualità va goduta nel matrimonio con un'intenzione di santità. Della sessualità, nell'ebraismo, si ha una visione mistica che la considera una sorta di preghiera perche l'unione tra l'uomo e la donna fa si che la dualità diventi una unità. Ciò significa che la sessualità non viene condannata al contrario è un elogio a Dio.
Ha uno scopo procreativo ma nello stesso tempo se ne deve gioire e la mancanza di soddisfazione sessuale è una delle ragioni per le quali la donna può chiedere il divorzio. Siamo venuti su questa terra per godere non per soffrire però bisogna conoscere il limite tra il bene e il male che nell'ebraismo è rappresentato dai cinque si e i cinque no delle tavole della Legge. Il senso è di fare tutto ma nel rispetto delle Leggi. Il concetto di peccato tra ebraismo e cristianesimo è completamente diverso.
Peccato è una parola che in ebraico non esiste, la nostra parola significa "mancare il bersaglio" "sbagliare". E se hai sbagliato lo paghi per l'eternità oppure finché non hai rimediato con la capacità di trasformare quello che hai fatto di sbagliato. Il male non è un'entità a sé, è l'uomo che decide cosa fare, se impara a dominare la sua parte istintiva riesce a goderne. In cosa consiste il lavoro di educazione? Nell'imparare a governare e a sublimare la propria parte istintiva e a non esserne succubi.
______________________________________
Yarona Pinhas è nata in Eritrea ed è giunta in Israele con la famiglia nel 1975. Si è laureata in storia dell'arte e linguistica all'Università Ebraica di Gerusalemme presso la quale ha svolto attività di ricerca. Di particolare interesse i suoi lavori sugli oggetti di culto ebraici italiani e sulla documentazione di oggetti e sinagoghe dell'ebraismo marocchino, turco e ceco. Lettrice all'Orientale di Napoli, ha insegnato anche a Roma presso diverse istituzioni, quali il Pitigliani e l'Agenzia ebraica. In tempi più recenti è impegnata nella conduzione di seminari di autosviluppo personale e di corsi sulla Cabbalà, sull'ebraismo e sull'arte ebraica.
 
Dalla mitica Anna Rolli


22 settembre 2008

New York, proteste contro Ahmadinejad per esecuzioni bambini

 

Un gruppo di attivisti iraniani, con sede negli Stati Uniti, ha organizzato una manifestazione contro il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, che sarà oggi a New York per partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo riferisce il quotidiano israeliano "Haaretz".

"Ahmadinejad perché stai giustiziando i bambini?" E' la scritta che campeggia su uno striscione che verrà esposto nel corso della protesta nei pressi del Palazzo di vetro dove verrà issato "il muro della vergogna" con foto e documenti delle esecuzioni.

Secondo Nazanin Afshin-Jam, portavoce di "Stop Child Executions Campaign", uno degli organizzatori della manifestazione, in Iran negli ultimi anni sono stati impiccati sei bambini e altri 130 sono detenuti in attesa di essere giustiziati. La crisi internazionale sul programma nucleare di Teheran ha distolto l'attenzione dell'Occidente sugli abusi nei confronti dei bambini e sulle violazioni dei diritti dell'uomo in Iran, ha sottolineato Afshin-Jam.


22 settembre 2008

La tenacia di Tzipi Livni

 

Aluf Benn

L’OBIETTIVO
Tzipi Livni è una ragazza tenace. I giornalisti che l’hanno incontrata negli anni scorsi, quando era ancora un ministro di secondo piano nel governo Sharon, e che ne hanno seguito l’ascesa fino ai vertici, hanno ascoltato i suoi discorsi e le sue dichiarazioni e hanno potuto sentire un messaggio costante: sono qui per perseguire un solo obiettivo, quello di uno stato che sia ebraico e democratico; ecco perché sostengo la creazione di uno stato palestinese, a condizione che esso rappresenti la soluzione nazionale per tutti i palestinesi esattamente come Israele rappresenta la soluzione nazionale per gli ebrei.
La caparbietà della Livni ha raccolto mercoledì i suoi primi frutti, con la vittoria nelle primarie del partito Kadima. Ora ciò che la separa dalla carica di primo ministro è solo riuscire a negoziare la nuova coalizione di governo.
Durante l’anno trascorso, Tzipi Livni ha imparato ad ascoltare i consiglieri e ha saputo raccogliere attorno a sé, per la sua campagna nelle primarie, la maggior parte della squadra politica e comunicativa che fu di Ariel Sharon. Ma la Livni è ben diversa da Sharon. Appartiene a un’altra generazione e non è caratterizzata da quel cinismo, quell’umorismo graffiante e tutte quelle storie di guerra che erano i tratti tipici di Sharon. Ama farsi capire, ma tende a non prendersela per ciò che la stampa dice di lei né a lamentarsi dei giornalisti, come sono soliti fare tanti altri politici. Per lei la cosa importante dimostrare fiducia in se stessa e un pizzico di distacco. Chi la incontra per la prima volta resta colpito dalla sua franchezza. Nei corridoi della Knesset è meno benvoluta perché è stata classificata già da tempo come un’aspirante alla corona ambiziosa e temibile.
La Livni mette per iscritto i suoi pensieri. La sua attenzione è meno concentrata sulle grandi idee e più sulla soluzione dei problemi. Tende a occuparsi dei dettagli. È così che ha imbastito quello che divenne noto come il “compromesso Livni”, che permise a Sharon di far approvare al governo il disimpegno dalla striscia di Gaza senza l’appoggio di Benjamin Netanyahu. È così che stese la bozza della piattaforma di Kadima, ed è così che suggerì a Ehud Olmert la via d’uscita politica dalla seconda guerra in Libano.
Ma in tutti questi casi, c’era sempre qualcuno sopra di lei che prendeva la decisione finale, assumendosene la responsabilità. Ora non potrà più permettersi questo lusso. Da adesso in avanti, questo sarà il lavoro di Tzipi Livni, e sarà messa alla prova dai suoi colleghi politici, dai mass-media e dall’opinione pubblica.

CHI L’HA SCELTA
La critica principale alla Livni, se e quando varerà il nuovo governo sotto la propria guida, sarà che non ha ricevuto un mandato dall’elettorato, bensì solo dai membri votanti del partito Kadima. La recriminazione che sono state solo 20.000 persone a decidere chi sarà il prossimo primo ministro d’Israele è già echeggiata durante la campagna delle primarie, e sicuramente acquisterà forza. Per la verità, la Livni non è la prima persona in Israele che viene chiamata alla testa del partito di governo a metà legislatura in seguito a una decisione interna del partito. Tra i precedenti si ricordano David Ben-Gurion nel 1955, Levi Eshkol nel 1963, Golda Meir nel 1969, Yitzhak Rabin nel 1974 e Yitzhak Shamir nel 1983. Senza dimenticare l’attuale primo ministro che venne scelto da una persona sola, Ariel Sharon, quando lo nominò suo vice.
L’ascesa al vertice di Olmert e della Livni insegnano che la posizione di vice primo ministro, inscritta nella legge solo dal 2001, garantisce un considerevolissimo vantaggio nelle successive battaglie politiche. Insomma, per dirla in termini brutali, è piuttosto vantaggioso posizionarsi in modo tale che tra sé e la poltrona di primo ministro si trovano solo un ictus o un’indagine giudiziaria. È una lezione che non mancherà d’ora in poi di fare scuola tra i politici.

LA RIVINCITA DEI PRÌNCIPI
La rotazione della carica di primo ministro tra Yitzhak Shamir e Shimon Peres, due decenni fa, diede vita a due gruppi in competizione fra loro per la futura leadership del paese: i cosiddetti prìncipi del Likud contro il “gruppo degli otto” laburisti. Uno era il gruppo formato dai figli dei vecchi leader del Beitar, di Etzel e dell’Herut (formazioni delle destra sionista); l’altro era il gruppo dei giovani parlamentari che osavano esprimere posizioni più a sinistra di quelle della dirigenza di allora del partito laburista.
La storia mostra che i prìncipi hanno vinto alla grande. Due di loro, Netanyahu e Olmert, sono già stati primi ministri, e ora sta per diventarlo la Livni. Sia Olmert che la Livni hanno conosciuto un radicale cambiamento delle loro posizioni politiche e oggi sembrano più simili al “gruppo degli otto”, nessuno dei quali peraltro è mai arrivato al vertice del governo: né Haim Ramon, né Yossi Beilin, né Amir Peretz né Avrum Burg.
Alle prossime elezioni Netanyahu e Livni si affronteranno faccia a faccia, stando alle prevsioni. Bibi contro Tzipi: il figlio dello storico che fu segretario particolare di Jabotinsky contro la figlia dell’ufficiale operativo dell’Etzel. Sarà una dolce rivincita, sebbene tardiva, per quel campo “revisionista” che, da “piccola minoranza relegata a destra” che era, si è guadagnato il centro dell’arena politica israeliana.

(Da: Haartez, 18.09.08)

Nella vignetta in alto: Il mio nome è Livni. Tzipi Livni.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. La tenacia di Tzipi Livni

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 22/9/2008 alle 19:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 settembre 2008

«Ahmadinejad come Hitler»: scontro Italia-Iran

 

Se il ministero degli Esteri iraniano ci ha messo ben cinque giorni prima di presentare formale protesta alla nostra diplomazia per il discorso pronunciato martedì scorso da Silvio Berlusconi durante un pranzo a Parigi con gli esponenti dell’associazione ebraica Keren Hayesod, la Farnesina non perde tempo e replica a stretto giro. Trasformando quello che era un intervento a porte chiuse - e se una cronista di un’agenzia di stampa non fosse riuscita a intrufolarsi nella sala sarebbe uscito probabilmente un po’ edulcorato - in un vero e proprio scontro diplomatico.
Ma andiamo con ordine. Martedì, dopo essere stato premiato come «Uomo dell’anno» da Keren Hayesod, Berlusconi è piuttosto tranchant sia sull’Iran che sulle ultime sortite del presidente Mahmoud Ahmadinejad. «Credo - dice il premier - che dovremmo avere tutti la massima attenzione nei confronti delle follie di chi, magari solo per ragioni politiche interne, vorrebbe cancellare Israele dalla carta geografica». E subito dopo: «Già una volta c’è stato un tal signore che all’inizio sembrava un democratico e che poi ha fatto quello che ha fatto. E voi purtroppo sapete a chi mi riferisco... ». Insomma, difficile non coglierci un parallelo tra Ahmadinejad (che in più di un’occasione ha predicato la «cancellazione» di Israele) e Adolf Hitler.
Passano cinque giorni e l’Iran presenta rimostranze formali al numero due dell’ambasciata italiana a Teheran Alessandro Monti (l’ambasciatore Alberto Bradanini ancora non si è insediato ufficialmente) definendo le parole di Berlusconi «non degne del popolo italiano e della sua ricca cultura». Di più. Per il portavoce del ministero degli Esteri, Hassan Qashqavi, Berlusconi ha tenuto «un atteggiamento non equilibrato che va oltre le regole protocollari per un capo di governo europeo». Poche ore e arriva la replica della Farnesina. Che di fatto conferma per filo e per segno quanto detto, seppure in via non ufficiale, dal Cavaliere. Il premier, si legge nella nota, «si riferiva alle ripetute dichiarazioni di parte iraniana che hanno messo in dubbio eventi storici acclarati come l’Olocausto e addirittura l’esistenza dello Stato di Israele». D’altra parte la pensa allo stesso modo l’ex presidente iraniano Mohammad Khatami che ieri è tornato a criticare il suo successore definendo i suoi slogan anti israeliani e anti-occidentali «il migliore dei regali per Israele».
Dal governo italiano, dunque, arriva una replica chiara alla diplomazia iraniana. Con la Farnesina che arriva a auspicare che Teheran «assuma un atteggiamento più responsabile in campo internazionale nel rispetto della dignità e del diritto all’esistenza di ogni nazione e di ogni cultura». Posizione, questa, niente affatto nuova visto che è da mesi che il ministro degli Esteri Franco Frattini propone l’adozione di nuove sanzioni Onu contro l’Iran che rifiuta il negoziato sul dossier nucleare. Argomento che potrebbe essere ripreso questa settimana all’assemblea generale delle Nazioni Unite in programma a New York.
adalberto signore
giornale


22 settembre 2008

iTunes, la censura cinese e le canzoni pro Tibet

 

A Pechino non piace l'antologia per il Dalai Lama.

Sono finite le Olimpiadi e come era prevedibile non hanno fatto miracoli. Il rapporto tra Internet, il governo di Pechino e le aziende occidentali che sgomitano per trovare un posto al sole nel nuovo immenso mercato cinese continua a essere piuttosto difficile. In questi giorni stiamo assistendo al caso iTunes. A partire dalla scorsa settimana, ancora a Olimpiadi in corso, l'accesso al negozio musicale online di Apple è stato bloccato ai residenti cinesi. Di spiegazioni ufficiali, neanche l'ombra. Ma sembra che ad aver scatenato la censura del governo sia stata la presenza nel negozio di una raccolta di brani dal titolo inequivocabile - Songs For Tibet - firmata da vari artisti tra cui Sting, Alanis Morrissette, Moby e Damien Rice.

Oggi i principali siti d'informazione segnalano che il blocco è stato tolto. Gli utenti cinesi possono tornare ad acquistare la musica digitale su iTunes. Tutta, tranne proprio Songs For Tibet. Sono gli ingegneri di Pechino a esser riusciti autonomamente a bloccare il singolo disco o è iTunes che ha accettato di toglierlo dai suoi scaffali virtuali per i cittadini cinesi? E se anche fosse vera la prima ipotesi, come dovrebbe comportarsi l'azienda americana, il cui negozio online è un simbolo di ricchezza, varietà artistica e culturale e libertà da qualsiasi censura, di fronte a una simile ingerenza esterna?

Per Apple il terreno è sdrucciolevole, forse ancora di più di quanto lo sia stato in passato per Google, Yahoo e tutti i big dell'informatica che hanno dovuto scendere a compromessi con il governo cinese per non bloccare la propria espansione nel grande paese dell'Estremo Oriente. Agli occhi di molti, la società di Steve Jobs rappresenta ancora un esempio alternativo, virtuoso, quasi puro rispetto ai metodi e ai vizi del capitalismo più spregiudicato. Secondo una vulgata forse un po' sbiadita, ma ancora assai diffusa, Apple è buona mentre Microsoft e le altre sono cattive.

E' una condizione che per anni ha favorito la rinascita e il boom della "mela" e dei suoi prodotti, ma che oggi rischia di avere un effetto boomerang. Nel recente passato Apple si è già trovata a che fare con polemiche di natura etica legate alla Cina: un paio d'anni fa venne accusata di permettere condizioni di lavoro degradanti negli stabilimenti asiatici in cui venivano assemblati i suoi iPod. Accuse da cui uscì brillantemente. Adesso si trova di fronte a un nuovo bivio: chiudere un occhio e accettare le condizioni e le regole imposte da Pechino per poter mantenere aperte le sue operazioni in Cina, o ribellarsi (anche solo con una presa di posizione ufficiale) in nome di quell'integrità morale che i cittadini occidentali chiedono a gran voce quando scendono in piazza a manifestare ma che per ora le grandi aziende hanno sempre preferito lasciare in secondo piano per seguire le ragioni del commercio?

AGGIORNAMENTO 27/8 ore 15.03: secondo Digital Music News, che cita un paio di fonti locali, l'album Songs For Tibet è da qualche ora di nuovo disponibile anche per gli utenti cinesi di iTunes. "La reintegrazione potrebbe essere legata alla reazione dei media contro la messa al bando del disco", si legge sul sito, "anche se la precedente censura lascerà forse un retrogusto". Le reazioni dei media, per quanto violente e legate a censure e violazioni della libertà d'espressione più gravi, in realtà non hanno sempre sortito effetti così immediati. Bisognerà quindi attendere qualche comunicato ufficiale (di Apple o del governo cinese) per saperne di più. Sempre che tali comunicati arrivino.


22 settembre 2008

Oriana,Livorno e i saraceni

 

Leggendo il libro postumo di Oriana Fallaci “Un cappello pieno di ciliegie”,ho avuto la gradita sorpresa di una lunga e dettagliata descrizione della mia natia Livorno, rapportata all’epoca medicea.

Molte notizie mi erano note ,altre no, ciò dimostra una puntigliosa ed accurata ricerca storica dell’autrice, che, evidentemente, ha potuto visionare documenti normalmente non disponibili o di non facile reperibilità.

Il prestigio della scrittrice e l’ ampia diffusione del libro amplificheranno, ad un vasto pubblico, la conoscenza di questa città, nota, ai più, solo per il porto commerciale.

Tra l’altro descrive il monumento icona della città i “i quattro Mori” eseguito da Pietro Tacca tra il 1620 e il 1623.L’opera, in bronzo, rappresenta, incatenati alla base del monumento, i pirati “saraceni”, i terroristi islamici dell’epoca, fatti schiavi nelle imprese marittime dei Cavalieri di Santo Stefano di cui Ferdinando I era Gran Maestro.

Le statue bronzee furono esemplate dal vivo su alcuni schiavi delle galere a Livorno, allora sede della flotta dei cavalieri, mentre la sovrastante statua in marmo del Granduca è opera dello scultore Giovanni Bandini, circa 1595.

Erano anni che, questi pirati del mare, imperversavano sull’italiche coste, razziando tutto ciò che trovavano sulla loro strada e lasciandosi alle spalle una scia di sangue e di morte. Le loro scorrerie si spingevano anche nell’entroterra, ne fanno fede le numerose torri di avvistamento che si ergono tutt’oggi nelle campagne e vicino ai borghi.

La sconfitta dei saraceni fu dovuta al coraggio dei cavalieri di S. Stefano e del loro Gran Maestro Ferdinando 1° di Toscana.

Bei tempi quelli in cui gli uomini avevano gli attributi !!!

Oggi piccoli e smelensi personaggi, privi di colonna vertebrale, e più simili ad amebe antropomorfiche, che ad Uomini, pontificano e predicano buonismo, tolleranza, accoglienza in un’esaltazione paranoica di masochismo.

I saraceni di allora sono i muslim di oggi.

 sarcastycon


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Oriana Livorno e i saraceni

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 22/9/2008 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


22 settembre 2008

Shoah: Germania, aiuto a famiglie

 

Elenco redatto da ricercatori archivio federale tedesco

Shoah: Germania, aiuto a famiglie

 Una lista con 600mila nomi di ebrei tedeschi perseguitati durante il nazismo per aiutare i discendenti a risalire alla sorte dei loro cari. L'elenco e' stato messo a punto dai ricercatori dell'archivio federale tedesco. La lista, che non verra' resa pubblica per ragioni di privacy, verra' distribuita al museo dell'Olocausto Yad Vashem in Israele, al Museo dell'Olocausto di Washington negli Usa nonche' al Jewish claims conference e all'International tracing service.


22 settembre 2008

Francia, non vuole che sposi un cristiano, madre ferisce la figlia

 

Contraria a nozze figlia,la ferisce

Francia, in cella una madre musulmana

Una madre di famiglia, 49 anni, algerina e musulmana, ha ferito la figlia 20enne, promessa in sposa a un ragazzo francese cristiano. Sarebbero state incompatibilità religiose a scatenare l'ira della donna, che, armata di un coltello rovente, ha provocato un'ustione di secondo grado alla figlia. Da qui la denuncia e la sentenza della procura: sei mesi di detenzione con la condizionale e un periodo di cura di 3 anni.

La donna che vive a Mulhouse, cittadina nel nord della Francia, aveva più volte intimato alla figlia di rompere la relazione con il giovane, arrivando persino a minacciarla di morte. La ragazza temeva che prima o poi la madre sarebbe passata alle vie di fatto. E così è successo.

Agli inquirenti del tribunale cittadino che l'hanno interrogata l'algerina ha ammesso le minacce ma ha aggiunto che non sarebbe mai andata oltre quel gesto. La donna ha espresso poi il proprio rimpianto per quello scatto di violenza.

Quanto alla figlia, ora è in imbarazzo: "Voglio bene a mia madre" ha detto la 20enne. "La mamma - ha aggiunto la ragazza - aveva incontrato i genitori del mio fidanzato e io speravo che le cose potessero risolversi, ma alla fine mi ha detto che, anche se lui si fosse convertito, il suo sangue sarebbe rimasto quello di un cristiano".

La comprensione della figlia tuttavia non è bastata: la procura ha chiesto per la madre sei mesi di detenzione e un periodo di prova e cura di tre anni in una clinica psichiatrica. Il 26 ottobre il giudice vaglierà il caso.


22 settembre 2008

Sulla strada maledetta con i nostri soldati nel mirino dei talebani

 


Una pista solitaria, che si snoda come un serpente in mezzo alle montagne di sabbia della desolata provincia afghana di Badghis. Il paesaggio è spettacolare, ma in un attimo può trasformarsi nell’inferno per le colonne italiane che sono costrette ad infilarsi sulla strada maledetta. Come è successo per ben due volte nelle ultime 48 ore.

Venerdì la compagnia Demoni stava rientrando da Bala Murghab, l’avamposto nell’Afghanistan occidentale che in agosto i soldati italiani della brigata Friuli, avevano strappato ai talebani con le unghie e con i denti. Una trappola esplosiva li attendeva al varco lungo la pista maledetta. Uno dei blindati Lince del convoglio ha resistito al botto dell’ordigno piazzato dai talebani. I soldati italiani chiamano questi scatoloni di acciaio e tecnologia «salvavita». E non a caso il primo caporal maggiore Attilio Porcaro, 24 anni, è rimasto solamente contuso, poche escoriazioni e un colpo di frusta. Lo hanno portato via in elicottero. Il mezzo, però, era danneggiato e la colonna ha bivaccato a Mangan, una piccola base in costruzione.

I talebani devono avere calcolato tutto e quando i bersaglieri si sono rimessi in marcia, ieri mattina, li hanno attaccati di nuovo. Prima con un ordigno esplosivo sulla stessa pista maledetta. La bomba, per fortuna, era sul ciglio della strada e la colonna ha proseguito senza subire particolari danni. Subito dopo, però, i tagliagole islamici hanno fatto scattare un’imboscata. «Sono stati esplosi colpi di armi da fuoco e lanciati dei razzi contro i blindati che hanno risposto con le mitragliatrici Browning. In appoggio sono intervenuti anche gli elicotteri Mangusta» spiega da Herat il colonnello Carmelo Abisso. Fortunatamente nessun danno.

Il portavoce del contingente italiano nell’Afghanistan occidentale precisa: «Non è ancora un tiro al piccione, ma i due attacchi sono segnali che ci mettono in guardia». Dal quattro agosto i soldati italiani si sono spinti fino a Bala Murghab, una ridente vallata nel desolato paesaggio delle montagne di sabbia. Rifugio sicuro per i talebani della zona dove non avevano mai visto un soldato della Nato. Bala Murghab è a una quindicina di chilometri dal poroso confine con l’ex repubblica sovietica del Turkmenistan. I talebani usano la vallata come via di traffico per l’oppio diretto verso l’Europa in cambio di armi.

La compagnia Aquile del 66° reggimento Trieste ha vissuto a Bala Murghab il battesimo del fuoco tenendo i ruderi di un vecchio cotonificio trasformato in fortino. «Ci tiravano razzi Rpg da tutte le parti. Anche la base era sotto attacco. Non dimenticherò mai le fiammate delle esplosioni all’interno dell’avamposto, dove la mia compagnia rispondeva al fuoco. Mi sono attaccato alla mitragliatrice Browning e ho cominciato a sparare» racconta il primo caporalmaggiore Pasquale Campopiano, 27 anni, di Caserta. Il 5,6 e 7 agosto i talebani hanno cercato di travolgere il fortino, ma gli italiani non hanno mollato e gli attacchi sono proseguiti a fasi alterne.

I bersaglieri colpiti nei giorni scorsi avevano appena ricevuto il cambio al «fortino» dagli alleati spagnoli. Chi scrive aveva percorso prima di loro la pista maledetta con un altro convoglio italiano. I Predator, velivoli pilotati a distanza, precedono la colonna segnalando qualsiasi movimento sospetto. Una macchina con un solo uomo al volante potrebbe essere minata. I kamikaze, però, si sono fatti furbi e a bordo piazzano dei manichini per evitare di dare nell’occhio. Dentro un blindato Lince bisogna allacciarsi le cinture, come piloti di formula uno, proprio per evitare di venir sbalzati per aria da un’esplosione. Chi sta in ralla, la botola sopra il tetto, ha il dito sul grilletto della mitragliatrice Browning. E nelle dieci ore di viaggio fino alla base sicura di Qal i Nau si trasforma in una sfinge di sabbia.

L’incubo peggiore sono le trappole esplosive facili da piazzare su una pista di sabbia. Un americano che viaggiava sulla stessa pista, ma su un gippone basso Humvee, si è ritrovato le due gambe staccate di netto dall’esplosione ed è morto dissanguato. Fra le montagne di sabbia le poche abitazioni sembrano villaggi fantasma e lungo la strada si incrociano solo pastori o nomadi con le mandrie di cammelli. Anche loro un potenziale pericolo: non sai mai se si prestano a fare da vedetta ai talebani.

fausto biloslavo


22 settembre 2008

“MILANO, LA CITTA’ MULTIETNICA”

 

Trecentomila stranieri hanno scelto Milano, negli ultimi dieci anni, come loro futura patria e fra metropoli e provincia sono aumentati del 236 per cento, raggiungendo quota 422mila.

Nel comune di Milano vi sono 159.000 immigrati residenti- 37.000 stranieri irregolari- 16.000 stranieri regolari non residenti. Le comunità più rappresentate vengono da: Filippine ( 35mila)-Egitto (30mila)-Perù (19mila) e Cina 19mila.

Le stime sono fornite dall’undicesimo rapporto sull’immigrazione straniera redatto dall’Osservatorio della provincia di Milano e Fondazione Ismu. Il quadro che emerge è quello di una città che con i comuni limitrofi assorbe più del 50% della popolazione extracomunitaria presente nella regione. Nella sola Milano vi sono ancora circa 37mila immigrati non regolari ai quali si deve aggiungere altri 34mila clandestini nascosti nei comuni dell’hinterland.

Ma quanti sono gli immigrati in Italia in questo momento? Ogni giorno arrivano barconi di extracomunitari, indi è impossibile fare un conto preciso. Mano a mano che li sistemano nei centri di accoglienza forse li conteranno, però tra quelli che fanno la fuga durante il trasporto e l’incessante afflusso, la vera entità non si saprà mai.

I romeni e gli albanesi scelgono i piccoli centri, le cittadine forse perché più facili da controllare.

Ma la preferenza degli immigrati è la Lombardia perché regione ricca che offre lavoro a chi intende lavorare seriamente. Quattro immigrati su dieci hanno un lavoro fisso, a Milano, mentre il tasso di disoccupazione è fermo al 5,7 per cento .

Gli extracomunitari che abitano in casa di proprietà aumentano in continuazione, a differenza degli italiani che la devono vendere per poter continuare a vivere.

Secondo Boni della Lega vi sono ancora migliaia di irregolari e che il loro numero tende a salire e “per questo dobbiamo fare in modo di identificare i clandestini e provvedere alla loro espulsione, così come previsto dalla legge”.

Quanti sono già stati espulsi però rimane un mistero.

 

ercolinamilanesi


22 settembre 2008

DOPO 33 MESI FINISCE L'ERA OLMERT

 Tzipi Livni e Ehud Olmert all'odierna riunione di gabinetto (Reuters)

Trentatre' mesi dopo aver raccolto lo scettro di Ariel Sharon alla guida di Israele si e' conclusa la parabola politica di Ehud Olmert. Travolto da una serie di scandali e dalla disastrosa guerra dell'estate del 2006 contro Hezbollah nel Libano meridionale, Olmert si e' dimesso. Da parte l'ex premier, che resta in carica per l'ordinaria amministrazione, ha sempre respinto le accuse di frode. Tra le tante quelle su alcuni viaggi compiuti come sindaco di Gerusalemme e poi come ministro del Commercio e dell'Industria, di cui si fece rimborsare le spese da diversi soggetti e organizzazioni ebraiche, compreso lo Stato di Israele. Ancora in piedi anche le indagini sui presunti fondi illeciti per 150.000 dollari ricevuti dal finanziere americano Morris Talansky. Olmert, ex sindaco di Gerusalemme per quasi un decennio, entro' nel governo di unita' nazionale nel 2003. Diventato il piu' stretto alleato di Sharon all'interno del Likud nella battaglia condotta dal premier per il ritiro dalla Striscia di Gaza lo ha subito seguito in Kadima, partito di centro nato nel novembre del 2005. Non presentatosi alle primarie di Kadima, vinte mercoledi' dalla rivale, il ministro degli Esteri Tzipi Livni, che salvo sorprese potrebbe succedergli alla guida del governo


22 settembre 2008

Israele, l’ora del premier Tzipi Livni. Come cambia lo scenario

 

 

Tzipi Livni è il nuovo Primo Ministro di Israele. Dopo Golda Meir, è la prima volta di una donna al timone dello Stato ebraico. Le analogie si sprecano: entrambe hanno fama di un carattere spigoloso e risoluto. La Livni ha già svolto un ruolo importante, come Ministro degli Esteri, rafforzando la partnership con gli USA grazie ad un realismo e ad un pragmatismo che in molti hanno apprezzato. Certo, la figura dell’ormai ex premier Ehud Olmert è stata ingombrante, soprattutto sotto il profilo della visibilità e del consenso interno. Adesso si aprono spazi più ampi, in cui la Livni dovrà dimostrare il proprio valore politico. Davanti a lei ci sono molte sfide, interne, regionali ed internazionali.

Innanzitutto, il futuro politico di Kadima, il partito centrista fortemente voluto da Ariel Sharon, costretto a non guidarne le sorti se non per qualche mese, a causa della grave malattia che lo tiene ancora in coma vegetativo. Olmert sembrò il candidato ideale a traghettare la nuova creatura fuori dalla tradizionale contrapposizione partitica tra laburisti e Likud, in un frangente nel quale Israele ha particolarmente bisogno di unità nazionale. Ma gli scandali finanziari, non da oggi, fanno parecchio clamore a Tel Aviv ed hanno travolto lo stesso Olmert.

Sulla Livni riposano ora le speranze di un ruolo di leadership maggiore per Kadima nella definizione dei processi politici, in un contesto nel quale sono numerosi i fronti aperti. C’è un accordo con la Siria da definire, rispetto al quale sono stati avviati solo timidi contatti diplomatici, mediati dalla Turchia. La situazione di sicurezza in Libano è precaria ogni giorno di più, con Hezbollah che torna ad assumere atteggiamenti ambigui e di provocazione. Il dossier iraniano continua a sollevare preoccupazioni, alla luce soprattutto dei recenti allarmi lanciati dal Mossad e dalla CIA su una possibile accelerazione del programma nucleare di Teheran alla vigilia delle elezioni presidenziali. Inoltre, i venti di guerra fredda che soffiano nel mondo, hanno condotto per ora ad un riavvicinamento della Russia all’Iran. Ultima, ma non ultima, è evidentemente la questione palestinese, congelata verso una frammentazione pericolosa delle parti in causa che non consente ad Israele di avere un interlocutore politico-diplomatico affidabile. Gaza è saldamente – e drammaticamente – nelle mani di Hamas, o meglio della costellazione che ruota attorno ad Hamas e che a volte si spara contro. In Cisgiordania, la leadership di Abu Mazen è quanto mai debole e le infiltrazioni di jihadisti sono costanti.

Questa elevata instabilità si associa ad una congiuntura economica preoccupante. La produzione è ferma, mentre l’inflazione continua a crescere, così come la disoccupazione. C’è da mettere mano alla politica monetaria del Paese e ad un nuovo allargamento dei mercati, essenziali per tenere alta anche la reputazione politica di Israele.

Sfide non semplici, quindi. La Livni, ex spia del servizio interno e ormai politica di esperienza, potrebbe innanzitutto mettere mano alla squadra di governo, per favorire una “seconda partenza” che gli israeliani si augurano possa essere quella buona.

Gianluca Ansalone


22 settembre 2008

La sharia legalizzata in UK

 

 

 

 

 

 

 

L’Inghilterra continua a distinguersi per la sua irrazionalità multi-etnica; infatti, il sistema giudiziario britannico sembra riconoscere l’autorità dei tribunali islamici sui cittadini di fede musulmana per alcune questioni civili come il divorzio, il maltrattamento in famiglia e contestazioni finanziarie.

 


Chi conosce la giurisprudenza islamica sa quanto le donne sono considerate essere di seconda categoria e che non godano di alcun diritto nei confronti dei supermaschi e l’Inghilterra avrebbe deciso di non tutelare più queste disgraziate, lasciandole alla merce della legge islamica, la famigerata sharia sulla quale abbiamo spesso scritto.

L’arcivescovo di Canterburry lo aveva già annunciato, alcuni mesi fa, dichiarando che “l’introduzione della sharia in Inghilterra era un fatto inevitabile”, bontà sua, però speravamo che fosse soltanto una sua opinione poco condivisibile. Invece, ben cinque tribunali coranici sono in funzione a Londra, Birmingham, Manchester, Bradford e Nuneaton. Prossimamanete , saranno attivati le corti di Edimburgo e Glasgow. Il tutto sotto la leadership dello sceicco Siddiqi, capo del Muslim Arbitration Tribunal di Nuneaton nel Warwikshire.

Le prime sentenze sono state già emesse da più di un anno e sono anche state applicate. A quanto risulta, i problemi di maltrattamento alle donne sotto il tetto coniugale sono stati risolti, consigliando ai mariti aguzzini di gestire la propria collera e così sembra che il matrimonio sia stato salvato. Preferiamo non pensare alla vita di queste donne dopo la sentenza.

Molte donne che avevano presentato denuncia alle autorità britanniche l’ hanno ritirata, probabilmente “convinte” che non avevano scelta. Siddiqi lo considera un fatto più che positivo perché si sono salvati dei matrimoni dando alle coppie una seconda opportunità di cominciare il loro rapporto matrimoniale ed ha aggiunto che «ci limitiamo a regolare gli affari della nostra comunità ».

Potremo rispondere allo sceicco Siddiqi, che la sua comunità avrebbe il dovere di integrarsi nel paese in quale hanno scelto di vivere ed integrarsi significa anche rispettare le leggi di quel paese e che la legge di un paese democratico impone il rispetto del coniuge!

Per ciò che riguarda la legge coranica sul divorzio, forse è necessario specificare che il marito musulmano non ha bisogno di ricorrere ad un giudice per ottenere il divorzio e che è sufficiente per lui pronunciare tre volte di seguito la volontà di divorziare che automaticamente il “Khoul” (divorzio) è effettivo, senza appello per la donna mentre per la donna è leggermente diverso visto che deve chiederlo ad un giudice che ha il compito di fare un tentativo di riconciliazione. Il Corano specifica anche che “ Ad ogni donna che richiede il divorzio senza motivi, il profumo del Paradiso è interdetto!”.

Due pesi e due misure se consideriamo che i motivi per cui una donna potrebbe avere il desiderio di divorziare non sono ritenuti motivi per la legge islamica.

Per ciò che riguarda la legge sulle eredità, invece, i musulmani hanno un concetto molto semplice: ai maschi spetta il doppio che alle femmine, il conto è presto fatto, essendo la donna un mezzo essere, gli spetterà la metà.

Che tutto questo venga tollerato in un paese europeo ha veramente dell’incredibile, mentre in paesi musulmani come la Turchia, il Marocco e la Tunisia sono state fatte riforme che vietano per esempio la poligamia.

Un altro fatto molto interessante arriva dall’Egitto: una donna, Iqbal Abul Nasr, si è rivolta al tribunale islamico per avere un chiarimento. Non aveva sentito il cellulare squillare e quindi non aveva risposto alla chiamata del marito. Poco dopo, aveva ricevuto tre SMS dal marito ( un ingegnere) che gli comunicava che stava divorziando perché non aveva risposto. Il tribunale ha espresso il suo giudizio considerando legale il divorzio poiché il matrimonio è considerato un contratto e che, visto che il marito ha deciso di recedere, il divorzio è valido. Questo è il primo caso di divorzio musulmano tramite SMS.

Logan’s Centro Studi sul Terrorismo
 


21 settembre 2008

Viaggio ad Auschwitz andata e ritorno

 

Di ritorno a Milano da un viaggio magistralmente organizzato da Anat Levy e Zhala Cohen Pour a Cracovia - Birkenau-Auschwitz, con il preziosissimo aiuto di Marcello Pezzetti e Rav Simmantov mi preme scrivere ora a caldo alcune mie impressioni su un viaggio molto interessante ed emozionante.

Durante la visita al "quartiere ebraico " di Cracovia e successivamente al "ghetto" , dalle parole di Marcello Pezzetti ho avuto un assaggio della vita degli ebrei durante la guerra e a tratti come era stata vissuta . Tali nozioni erano facilitate dal fatto che le case erano rimaste intatte ad oggi come erano allora. Addirittura alcune case fatiscenti dentro il ghetto sono rimaste esattamente le stesse e sono ora addirittura abitate da cittadini polacchi nelle medesime condizioni, medesimo colore, medesime finestre etc,,, Era una situazione irreale, guardare queste stesse abitazioni , immaginare la vita degli ebrei dentro durante la guerra e nel medesimo istante vedere sbucare dalla veranda o dalla finestra un giovane polacco del 2008 in maniche di camicia con la sigaretta in mano a guardarci divertito. La piazza con le sedie grandi e piccole in mostra ci mandava immediatamente indietro nel tempo a " vedere " i ragazzi e bambini attraversare il ponte di ferro sulla Vistola con le sedie delle loro classi tra le braccia. E' una immagine crudele ma che purtroppo rappresentava solo l'inizio del supplizio . Ai margini del ghetto vi era una grande scuola dove venivano lasciati i bambini degli uomini che andavano a lavorare fuori dal ghetto durante il giorno , e che poi venivano ritirati al loro rientro. Suggestiva era la posizione della scuola che aveva di fronte una parete rocciosa di immensa dimensioni impossibile da valicare e una collina a strapiombo come confine . Struggente era la ricostruzione di Pezzetti della deportazione di questi bambini e le reazioni dei genitori che al loro rientro non trovavano più nessuno ad aspettarli.

La mattina seguente era una bella giornata di sole, e prima di salire a bordo del pullman che doveva portarci a Birkenau ho confidato a Marcello le mie paure e i miei timori. Nel mio immaginario ho sempre visto i campi coperti di neve, gli ebrei infreddoliti senza scarpe nel fango gelido , il cielo cupo e grigio , gli alberi secchi senza foglie etcc,, Ora che c'è il sole e tanto verde, il contesto era cambiato e avevo paura di "non sentire" la sofferenza patita , di non " provare" l'emozione di orrore che ho sempre custodito dentro di me e quindi di non capire la giusta dimensione di quanto fosse accaduto. Insomma sono venuto qui non solo per capire ma per "provare " . non chiedetemi cosa, non lo so neanche io,,,

Una volta alla Judenrampe con il vagone fermo davanti a noi, Marcello ci ha scaraventati improvvisamente dentro il contesto della storia iniziando subito con la fatidica " selezione" e continuando con l'ingresso del campo fino alle camere a gas , spiegando poi tutto l'iter del processo di morte nei dettagli.

Il mio timore si era in effetti avverato. Non riuscivo a " sentire" la morte, e le domande di tanti di noi erano tutte di carattere "procedurali". Volevamo capire come facevano a gestire il flusso degli arrivi, i numeri, la loro provenienza, come regolavano il traffico di questo andare e venire delle persone in tutte queste vie del campo , chi vedeva e chi no , il criterio di selezione ogni volta , il numero di morti per volta etc,,,, Nemmeno con il kaddish fatto davanti alle lapidi delle fosse comuni riuscivo a liberare il mio sentimento di orrore. Ecco, mi sono detto, è accaduto esattamente quello che temevo. Riuscire a commuoversi davanti ad una scena di un film ambientato dentro il campo, con dei volti a cui ci siamo abituati da qualche minuto dal suo inizio e magari con una musica da sottofondo appropriata al caso, era immensamente più facile che " provare" il disdegno di fronte ad una fossa comune senza volti e senza musica... E' orribile quello che dico e quello che provo, mi vergogno per questo, ma è la mia realtà in questo preciso momento.

Dopo una lunga marcia della "grande via" che tagliava il campo, siamo giunti alle latrine e alla baracca dei bambini. Al racconto del ragazzo di nome Sergio De Simone impiccato in modo atroce con un gancio da macello assieme ad altri 18 o 20 ragazzi sono crollato psicologicamente . Mi si sono chiusi gli occhi e ho visto mio malgrado la scena di fronte , e nello stesso momento chiudevo ferocemente gli occhi cercando di scacciare tali immagini. Erano fortissime. Questo era il mio primo choc del viaggio.

Come un automa sono salito poi nel pullman dove abbiamo proseguito per il campo di Aushwitz il quale a confronto di Birkenau sembrava niente di meno che un campo di prigionia normale ( che D-o mi perdoni per queste parole che non vogliono essere offensive verso le migliaia di persone morte e trucidate lì ). Di nuovo mi prende la sensazione strana che mi spinge ad approfondire l'aspetto burocratico del campo e considerare da un punto di vista estraneo le atrocità fatte.

Ma qualcosa comincia a cambiare quando ci addentriamo nel padiglione degli "oggetti" degli internati . Capelli, occhiali, valigie con scritte dei nomi ebraici , scarpe, protesi, mi riportano alla giusta realtà. Ecco finalmente qualcosa che appartiene agli ebrei morti e che si trova di fronte ai miei occhi. Come se avessi bisogno di prove visibili di oggetti , cose tangibili che posso immaginare addosso ai milioni di ebrei trucidati , per iniziare a scendere negli inferi di questo inferno e realizzarne l'immensità.

Visitando il padiglione di Israele, entro da una porta sbagliata da solo e inizio per caso il giro all'incontrario. L'atmosfera qui cambia del tutto, tutti i muri sono dipinti di nero, e comincio a sentirmi più cupo e angosciato. Come se fossi spinto da qualcuno, comincio a salire all'indietro le scale giungendo dentro una grande sala con delle foto di atrocità immani di uomini, donne e bambini mandati alla morte appese sui muri. Ecco di nuovo il grande choc. Questa volta barcollo, mi siedo su una panca in mezzo alla sala e stremato mentalmente mi chiedo nuovamente come sia potuto accadere . In quel preciso momento mia madre giunge alla stessa panca provenendo dal percorso originario e pure lei scioccata comincia a scusarsi e giustificarsi dicendo " Noi non sapevamo niente, in Libano la vera guerra non è arrivata e nessun rumore di queste atrocità era pervenuta , io avevo 8 anni e nessuno mi aveva detto o saputo niente di tutto questo ,," . Crollo psicologico di famiglia.

L'indomani mattina andando a visitare la sinagoga di Cracovia, il mio amico Alberto Eman mi chiede : " Ora che hai visto tutto questo , cosa ne deduci ? cosa ti porti con te ? cosa cambierà nella tua vita ? e che cosa vorresti fare di questa esperienza ? " . Ho semplicemente risposto che non mi reputo un illuso , che le cose viste possono ripetersi assolutamente perché l'essere umano è capace di tutto, anche di ripetere gli errori e orrori del passato , ma che la risposta a tutte le sue domande è una sola, Israele.

L'ebreo dovunque viva, non sarà mai amato, ma solo tollerato fintanto che le cose non cambiano in peggio purtroppo. Ma con Israele, la prospettiva cambia di 360°. Abbiamo uno Stato dove possiamo andare in ogni momento, uno Stato che protegge gli ebrei in pericolo ovunque nel mondo, uno Stato che deve essere sempre forte e che deve essere sostenuto da tutti gli ebrei del mondo . Quindi mi porto dentro una esperienza terribile, che mi spingerà ad appoggiare lo Stato d'Israele ,a combattere per la sua sopravvivenza , a lavorare per garantire il suo futuro ed il futuro degli ebrei nel mondo intero. Fintanto Israele è forte e viva, mai nessuna tragedia simile potrà avvenire. Possa D-o ascoltare queste parole.

Samy Blanga

www.morasha.it


21 settembre 2008

Alitalia: debito di mezzo milione di dollari in Israele

 

 I conti bancari e proprieta' dell'Alitalia in Israele sono stati posti sotto sequestro a causa di un debito di mezzo mln di dollari. Secondo il quotidiano finanziario The Marker, la richiesta di sequestro e' stata fatta dall'ente aeroportuale israeliano dopo l'annuncio del responsabile della gestione commissariale della compagnia in Italia che saranno onorati solo i debiti maturati dal 29 agosto in poi. La direzione dell'Alitalia in Israele afferma di non aver ricevuto alcun avviso.


21 settembre 2008

I reparti speciali della nostra Polizia addestrano la scorta di Gheddafi

 

 

Nella primavera scorsa sono già venuti, e l'anno prossimo torneranno. Uomini della sicurezza libica, tra cui gli addetti alla protezione del leader Muammar Gheddafi, sono stati e saranno addestrati dagli specialisti dei Nocs italiani, le «teste di cuoio» che oggi celebrano i trent'anni di attività. Si tratta di corsi di tre settimane full immersion nei quali gli «allievi» provenienti dalla Jamahiriya imparano nuove tecniche riguardanti l'uso di armi da fuoco, movimenti di scorte e protezione, guida operativa.

La decisione di sviluppare la collaborazione tra Italia e Libia in questo particolare settore è stata ribadita nei recenti accordi tra i due Paesi, suggellati dal viaggio del presidente del Consiglio a Tripoli. È una forma ulteriore di assistenza verso uno Stato che in questo momento può aiutare il governo di Roma a fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. E nella stessa area nord-africana, un'analoga operazione è stata avviata con la Tunisia, a livelli più avanzati. In questo caso saranno gli uomini dei Nocs a recarsi a Tunisi, per realizzare gli addestramenti in uno scenario più vicino possibile al «teatro operativo» di chi deve imparare. Lì — come altrove, dopo l'11 settembre 2001 — l'emergenza da affrontare è la minaccia del terrorismo di matrice islamica, e l'attenzione è puntata sulle tecniche riguardanti il trattamento degli esplosivi. Non solo disinnesco, ma anche modalità d'azione per entrare in ambienti protetti da sistemi elettrici, muri o porte blindate.

I libici invece continueranno a venire a Roma, nel centro di Spinaceto dove il comandante dei Nocs Paolo Gropuzzo — 48 anni, il quinto nella storia del corpo — guida 140 uomini che lavorano suddivisi in cinque sezioni: Operativa, Protezione, Supporto tecnico-logistico, Sanitaria e Studi sperimentazione e addestramento. Loro stessi affinano di continuo la preparazione ad attività che negli ultimi tempi si sono spostate, per frequenza, dagli interventi operativi (all'inizio nelle operazioni anti-terrorismo interno, poi nei sequestri di persona e nella cattura dei latitanti considerati più pericolosi) alla protezione di personalità a più alto rischio. Dopo le stragi mafiose del 1992 furono loro a occuparsi della scorta al neo-procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli, e negli ultimi tempi si sono occupati della sicurezza dei più importanti capi di Stato o di governo in visita in Italia, da Bush a Peres, da Putin ad Ahmadinejad, da Blair alla Merkel.

Con l'ampliamento della comunità europea la collaborazione e gli addestramenti si sono allargati verso i Paesi dell'ex area d'influenza sovietica. Nel marzo scorso, di notte, nella metropolitana di Roma chiusa al pubblico, sei reparti di altrettante nazioni dell'Unione hanno svolto un'esercitazione simulando l'intervento per la liberazione di ostaggi rinchiusi nei treni che attraversano i sotterranei della città. Insieme ai Nocs c'erano reparti delle «teste di cuoio» di Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Grecia e Repubblica ceca.

Giovanni Bianconi


sfoglia     agosto   <<  2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11  >>   ottobre
 

 rubriche

Diario
La cucina ebraica
Filmati e humour
Documenti
Israele
Archivio
Ebraismo
Viale dei giusti e degli eroi
Made in Israel
Il meglio in libreria
Kibbutz

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Komunistelli
il reazionario
animaliediritti
Facebook
yahoo gruppi
informazione
israele
ucei
hurricane
CERCO CASA
Esperimento
Antikom
societapertalivorno
iljester
lehaim
milleeunadonna
lideale
bendetto
focusonisrael
asianews
viva israele
giuliafresca
stefanorissetto
ilberrettoasonagli
pensieroliberale
jewishnewssite
ControCorrente
Fort
Centro Pannunzio
bosco100acri
essere liberi
Fiamma
Maralai
Nomi in Ebraico
Barbara
Raccoon
Salon-Voltaire
Frine
Serafico
Enzo Cumpostu
Israele-Dossier.info
Dilwica
300705
Deborah Fait
Nuvole di parole
calendario laico
gabbianourlante
imitidicthulhu
Fosca
Geppy Nitto
Topgonzo

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom