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  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
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31 gennaio 2009

Islam fuorilegge.LA POLIZIA METROPOLITANA DI LONDRA AGGREDITA ED UMILIATA DAGLI ISLAMICI

 BASTA CON LA "SINDROME DELLE TRE SCIMMIE" (NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO): BASTA ALL'ISLAM-IZZAZIONE D'OCCIDENTE! SALVIAMO I DIRITTI DEI BAMBINI E DELLE DONNE!

La Libertà d'Espressione è messa al muro

di Brigitte Gabriel


Care tutte, cari tutti,
in questo primo mese del 2009 abbiamo assistito ad una strabiliante evoluzione che, tutto considerato, ci toglie ogni dubbio: siamo certi che l'integralismo islamico è entrato in Occidente.
 
Per quanto concerne l'America è dal 2002 che cerco di sensibilizzare in merito a questo problema: esso non è confinato al terrorismo, e non si tratta di "combattere il terrorismo". Il terrorismo è solo una tattica fra le molte altre, nell'arsenale dell'integralismo islamico.
 
Ho già detto -per chiunque abbia voluto ascoltare- che gli islamisti stanno avanzando nel loro progetto di sovversione e trasformazione dell'Europa, e perciò stanno muovendo passi importanti in America.
 
Ho raccontato il mio vissuto personale [nota: Brigitte Gabriel], di come gli islamisti, passo dopo passo, hanno preso possesso del mio Paese, il Libano. Ho spiegato di come hanno usato il nostro concetto di Libertà e l'invito alla Tolleranza e al Multiculturalismo, contro di noi, per portare a termine il loro obiettivo finale. L'islamizzazione del Libano. Ora stanno usando le stesse strategie contro l'Occidente.
 
Nelle tre settimane passate abbiamo assistito:
- ad una violenta protesta islamica in Gran Bretagna, dove una folla inferocita (urlante "Allahu Akbar) dava la caccia -sì, proprio dava la caccia- a dozzine di poliziotti britannici, che stavano ai posti di servizio per controllare lo svolgersi dell'evento. Guardate questo video, per rendervene conto! (Siate avvisati che esso contiene un linguaggio offensivo e profano)


 


- ad islamisTi pro-Hamas, anti-Israele che guidavano dimostrazioni in America, urlando frasi di lodi a Hitler per quello che fece agli ebrei, sbraitando all'indirizzo degli ebrei "tornate nei forni", e attaccando fisicamente coloro che erano contro la dimostrazione;
- alla Corte d'Appello di Amsterdam che ordina la condanna del parlamentare Geert Wilders perchè ha fatto delle affermazioni che "insultano" e danneggiano "il senso religioso" degli islamici [nota: "Fitna"];
- alla condanna della parlamentare austriaca Susanne Winter, accusata di "incitamento (all'odio)" - vedere convicted of “incitement,”
http://www.earthtimes.org/articles/show/251964,austrian-far-right-legislator-convicted-of-anti-muslim-incitement.html  a causa delle affermazioni che ha fatto, inclusa quella che dice "il profeta Mohammad era un pedofilo" (nota: articolo sulla pedofilia nell'Islam);
- alle marce islamiche di protesta in Italia che sono terminate con i dimostranti - in un atto palesemente intimidatorio, che conducevano una preghiera islamica di massa direttamente sulla piazza di un Luogo di Culto cattolico - piazza Duomo a Milano;
- al Rapporto ufficiale del governo americano - vedere release of an official U.S. government report,
http://thebulletin.us/articles/2009/01/23/top_stories/doc49781a64e0d2b381984861.txt  il quale certifica che il gruppo terrorista Hezbollah libanese sta formando delle cellule terroristiche negli Stati Uniti, che potrebbero diventare attive;
- alle Nazione Unite che continuano a procedere con l'organizzazione della Conferenza "Durban II" (nota: "Durban II"), ed al suo Documento di presentazione, il quale è poco altro che un testo anti-israeliano e un invito a sopprimere le "diffamazioni" pubbliche delle religioni - e meglio, dell'Islam. Il Documento è stato realizzato parallelamente agli sforzi dell'Organizzazione della Conferenza Islamica, che cerca di far passare, presso la Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, una risoluzione che condanna la pubblica "diffamazione" dell'Islam.


Care tutte e cari tutti, la Libertà d'Espressione è chiaramente messa al muro. L'Islam radicale sta avanzando e la sua crescita si fa più evidente e imponente ogni singolo giorno che passa.
 
Quale politico eletto -dal popolo e per il popolo-, in Occidente, avrà ora il coraggio di dire qualcosa contro l'avanzata dell'Islam radicale? Di certo le Azioni penali contro i parlamentari Wilders e Winter avranno un effetto ammutolente per i parlamentari di tutto l'Occidente.

Quante zone dovranno ancora apparire in Europa, il cui accesso ai non-islamici ed alla polizia è vietato, perché controllato dagli islamici? Stiamo già assistendo all'esistenza di queste enclavi islamiche. In America, alcuni distretti controllati dagli islamici come Dearbor sono già islamicamente soprannominati "Dearborn-istan".

Cosa accadrà -in America- quando 50'000 dimostranti islamisti, urlanti e violenti, cercheranno di aggredire e cacciare le Forze di Polizia, impiegate Al mantenimento dell'ordine pubblico? La Polizia sarà in grado di utilizzare la forza necessaria per contenere questi islamisti? E se lo farà, dovremo attendere le condanne di gruppi come il CAIR (the Council on American-Islamic Relations)? Ed in che modo risponderanno i governi occidentali, ed i politici occidentali -eletti dal popolo e per il popolo-?

E se le Forze di Polizia retrocedono e scappano, come è successo recentemente in Gran Bretagna, quale messaggio verrà dato agli islamisti?  

Con gli annunci del neo-eletto alla Presidenza americana Obama Hussein Barak, prendiamo atto che verranno elimitani gli interrogatori anti-terrorismo in cui si usano mezzi coercitivi. Ed allora, la nuova Amministrazione avrà il coraggio di utilizzare metodi alternativi, per proteggere gli americani da gruppi di cellule terroristiche, come quelle di Hezbollah (libanesi), Hamas (islamopalestinesi) e AlQuaeda (afghanopakistani), che sono già presenti negli Stati Uniti?

Sta diventando di una chiarezza cristallina, come il 2009 sarà un anno critico, per quanto riguarda gli sforzi da mettere in campo nella lotta contro la rapida avanzata dell'Islamofascismo. Nelle prossime settimane l'Associazione "Act for America" [nota: "Act for America"] esporrà i programmi organizzati per arginare questa avanzata, al fine di limitare la distruzione della Civiltà occidentale, e dei Diritti dei Bambini e delle Donne [nota: "Fatwa che autorizza il matrimonio con le bambine" e "donne sfregiate con l'acido"].  

Vogliate informarvi e impegnarvi anche voi, prima che l'integralismo islamico sia diventato troppo potente in Occidente, e diventi impossibile da fermare.  

Grazie per l'attenzione, Brigitte Gabriel


NOTE:

1 Brigitte Gabriel, Profilo -in inglese-
http://en.wikipedia.org/wiki/Brigitte_Gabriel -in francese- http://bgabriel.wordpress.com/
 
2 "Fitna", Documentario -sottotitoli in inglese-
http://wikileaks.org/wiki/Fitna_anti-islam_movie_by_Geert_Wilders
 
3 La pedofilia nell'Islam -in inglese-
http://www.islamreview.com/articles/PEDOPHILIA_IN_ISLAM.shtml
 
4 "Durban II" organizzata da islamici e Nazioni Unite (da boicottare) -in tedesco, francese e inglese-
http://boycottdurban2.wordpress.com/
 
5 "CAIR" (che cos'è, spiegato nel Rapporto Anti-CAIR, in cui si chiarisce come il CAIR sia colluso con il terrorismo islamico) -in inglese-
http://www.anti-cair-net.org/
 
6 Associazione "Act for America" -in inglese-
http://www.actforamerica.org

7 "Fatwa -decisione religiosopolitica- che autorizza il matrimonio con le bambine" -in italiano-
http://scettico72.splinder.com/post/19587733
 
e "donne sfregiate con l'acido: i perchè" -sottotitoli in inglese-
http://www.youtube.com/watch?v=D0U3NmQuvAM


http://www.lisistrata.com:80/cgi-bin/02lisistrata/index.cgi?action=viewnews&id=193


31 gennaio 2009

La sinistra smetta di appoggiare l'odio fanatico dell'Ucoii

 



 La sinistra smetta di appoggiare l'odio fanatico dell'Ucoii

Come ai vecchi tempi, ai tempi del Gran Muftì di Gerusalemme, alleato di Hitler, un musulmano fondamentalista, Izzadin Edir, portavoce dell'Ucoii, a nome della sua organizzazione, indica al pubblico disprezzo un ebreo, ne fa il nome e il cognome, lo accusa di fomentare gli animi, di seminare odio.
Vecchia, vecchissima accusa già contenuta nel Corano e poi intrinseca alla cultura religiosa e politica dell'Islam. La «colpa» di Pacifici è di avere pronunciato queste parole:
«È necessario tendere la mano per facilitare l'integrazione di culture diverse, ma nello stesso tempo pretendere il rispetto delle più elementari norme della nostra Costituzione, a partire dalle libertà civili per le donne e l'utilizzo dei luoghi di preghiera non come luoghi d'incitamento all'odio, come in molte moschee avviene».
Tanto basta al portavoce della più grande organizzazione islamica in Italia per «lapidare» a parole Riccardo Pacifici. Il problema - si badi bene - è ben più grave dell'arroganza e della violenza verbale del rappresentante dell'Ucoii. Il problema vero è che Izzadin Edir è stato abituato a esprimersi in questo modo, è stato corteggiato, vezzeggiato, tutta l'intolleranza della sua organizzazione è sempre stata portata in palmo di mano dai suoi interlocutori della sinistra italiana.
Pure, sul Corano distribuito per 15 anni in Italia dall'Ucoii si leggevano queste parole «il ruolo abbietto degli ebrei nella storia». Sullo stesso Corano, è scritto tutt'oggi che Allah destina al ruolo di comando nella famiglia l'uomo e che la donna, se vuole il divorzio, «può pagare un compenso», novella schiava, e così, solo così, può riscattarsi e diventare libera.
Naturalmente, c'era l'Ucoii, anche se mascherata - al solito - dietro le manifestazioni di Milano e di Bologna che si sono concluse con la provocatoria preghiera davanti al Duomo delle due città. Naturalmente, c'è l'Ucoii, dietro tutte le manifestazioni in cui in questi giorni sono state bruciate le bandiere d'Israele. Non naturalmente, questi figuri, trovano da anni una sponda - e più di una sponda - in una larga parte del mondo politico e culturale della sinistra italiana - Pd incluso, purtroppo - tanto enfatico nel deprecare la Shoà, quanto distratto - se non complice - nei confronti dei nuovi antisemiti.

Il Tempo


31 gennaio 2009

Spagna contro Israele: il ritorno dell'Inquisizione

 

l'analisi di Danielle Sussmann

Testata: Informazione Corretta
Data: 31 gennaio 2009
Pagina: 1
Autore: Danielle Sussmann
Titolo: «Spagna contro Israele: il ritorno dell'Inquisizione»

Tzipi Livni ha rischiato di non recarsi a Bruxelles per spiegare ed illustrare la realtà concreta dell’operazione israeliana, a causa delle voci di un arresto pendente nei suoi confronti da parte della Corte Internazionale Europea dell’Aja. Tali arresti nel tempo si sono diretti contro diversi responsabili, tra cui Ariel Sharon, e funzionari sia governativi che dell’esercito israeliano. Tuttavia, ad oggi, ogni avviso di garanzia (conducente all'arresto) è rimasto simbolico, oltre alla decisione di non applicarla contro un capo di stato o ministro in carica. L’arresto l’hanno sfiorato per la prima volta, ufficiali dell’esercito israeliano per ordine della Gran Bretagna. Doron Almog, ex Comandante del Sud di Israele, era già atterrato nel Regno Unito per sostenere una serata di beneficenza per bambini disabili quando venne a sapere che rischiava l’arresto se entrava nel Paese. Un altro ufficiale si guardò bene dal scendere dall’aereo.
La vergogna a cui soggiace la Corte Internazionale Europea dell’Aja si è già manifestata nella condanna della barriera difensiva israeliana. Delegittimata da Israele, la Corte Internazionale Europea prosegue il suo vergognoso cammino ascoltando solo le fonti palestinesi e i Paesi che le legittimano.
La Spagna si è arrogata il diritto di far processare chiunque ritenga passibile dell’accusa di terrorismo e di crimini di guerra. Si è prodotta nell’ignobile cancellazione degli eventi celebrativi della Giornata Internazionale della Memoria, confondendo volutamente la tragedia europea della Shoah con l’offensiva israeliana a Gaza contro Hamas. Non paga, sostiene da due giorni una ONG palestinese che ha chiesto l’incriminazione di otto generali israeliani equiparati a Bin Laden anch'esso passibile di arresto. Tra essi, Dan Halutz comandante dell’Israeli Air Force nel 2001 e Binyamin Ben-Eliezer quale Ministro della Difesa all’epoca. Il primo è accusato in particolare per l’operazione Defensive Shield del 2001 in cui è stato ucciso il leader terrorista Saleh Shehadeh con una bomba da una tonnellata sganciata da un F-16 in un attacco mirato su Gaza City.
Il Ministro della Difesa Ehud Barak ha respinto con vigore le accuse. “Chi considera l’assassinio di un terrorista un “crimine contro l’umanità” vive in una concezione che ribalta il mondo. Tutti gli ufficiali della Difesa, sia in passato che nel presente, hanno agito correttamente nel nome dello Stato di Israele e con l’impegno di difendere i cittadini israeliani.” Barak ha sostenuto l’esigenza di un comitato di difesa legale per l’esercito approvato dal Consiglio dei Ministri. Mercoledì 28 gennaio, un anonimo sito web pubblicava le versioni in ebraico ed inglese degli avvisi di garanzia per più di una dozzina di politici israealiani e leaders della Difesa. Benché la maggioranza degli avvisi di garanzia riguardassero la recente Operazione Cast Lead su Gaza, altri si riferivano alle azioni di Ben-Eliezar (attuale Ministro delle Infrastrutture) quando era comandante delle forze speciali Sayyeret Shaked nella Guerra dei Sei Giorni del 1967. Il sito lancia un appello a chiunque “abbia informazioni sulla presenza dei sospetti fuori dai confini di Israele e di notificarlo subito al “Prosecutore” dell’Aja di cui fornisce l’indirizzo per contattarlo. Le schede sono complete di cenni biografici e descrizioni fisiche dei sospetti.
Siamo tornati all’Inquisizione spagnola.


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90


31 gennaio 2009

Ecco come sarebbe Osama «in borghese»

 

L’immagine FA PARTE dell’agenda ANNUALE usa SUL terrorismo

Osama Bin Laden «in borghese»

In un’elaborazione al computer compare in abiti occidentali, con giacca e cravatta, barba curata

L'immagine di osama Bin laden rielaborata al computer
L'immagine di osama Bin laden rielaborata al computer

WASHINGTON – Osama in abiti occidentali, con giacca e cravatta, barba curata. Non è una nuova foto segnaletica del fondatore di Al Qaeda ma è un’elaborazione al computer del National Counterterrorism Center statunitense. Un’immagine contenuta all’interno dell’agenda che ogni anno fissa gruppi, personaggi e simboli del terrorismo. Per gli americani Bin Laden continua ad essere nascosto in qualche punto lungo l’esteso confine Afghanistan-Pakistan. Nella zona sarebbe arrivato anche il figlio Saad, per anni «ospitato» in Iran. L’ultimo messaggio audio, diffuso alla vigilia dell’insediamento di Obama, ha rafforzato negli 007 l’idea che stia molto male: la sua voce – sostengono – era molto affaticata. Spiegazioni che non convincono quanti ritengono che sia morto da tempo e che i suoi interventi siano solo una messinscena. O, peggio, una manipolazione. Nelle ultime analisi statunitensi si afferma che il movimento di Bin Laden, per quanto abbia seguaci regionali, avrebbe perso la capacità strategica e, soprattutto, molti operativi.

«NERVOSISMO» - Alcuni esperti si sono spinti ancora più oltre definendo Al Qaeda e lo stesso Osama «irrilevanti». Una difficoltà alla quale ha alluso lo stesso Obama sottolineando come i leader terroristi sembrino «nervosi» per il cambio della guardia a Washington. Ossia non saprebbero bene come affrontare gli Usa ora che il nemico storico – George Bush – se ne è andato. Le prime mosse di Osama mettono insieme vecchi sistemi e novità. C’è continuità con il passato per quanto riguarda le incursioni nei santuari del radicalismo in Pakistan – azioni affidate ai velivoli senza pilota – le pressioni su Islamabad. C’è, invece, il tentativo di restringere il campo d’azione con l’Afghanistan «focus della battaglia» e i qaedisti bersaglio principale. E’ probabile che Obama – e vedremo se vi riuscirà – voglio evitare le generalizzazioni dell’amministrazione Bush che aveva trasformato la guerra ad Al Qaeda in una lotta contro ogni forma di estremismo violento. Una campagna che è stata recepita dal mondo musulmano come una crociata, ha disperso le forze e rallentato l’intervento nello scacchiere afghano.

Guido Olimpio
corriere


31 gennaio 2009

La pecorella, ahimè, è un po' nazi

 

Poiché il Dottor Malvone la ritiene questioncella troppo poco “seria” e, soprattutto, troppo poco “complessa” per essere degna della sua augusta attenzione, tocca a noi occuparci, nel Giorno della Memoria, di Sua Eccellenza Monsignor Richard Williamson, oggi Vescovo della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Abbiamo visionato il filmato nel quale il prelato esprime le sue autorevoli opinioni sull’olocausto. Ne abbiamo ammirato il linguaggio pacato e ragionevole, assolutamente British, lontano da ogni fastidiosa enfasi pretesca, come pure dalla feroce sbracatura di un Ahmajinejad, per non dire della metallica prosa hitleriana. Proprio una persona educata e educated, questo squallido pezzo di merda felicemente riammesso, qual pecorella smarrita, nell’ovile di Santa Madre Chiesa.

Abbiamo anche letto la risposta di Sua Eminenza il Cardinal Bagnasco alle “ingiuste” critiche della comunità ebraica italiana. «Mentre esprimiamo il nostro apprezzamento per l'atto di misericordia del Santo Padre - spiega Bagnasco -, manifestiamo il dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro Vescovi interessati circa la Shoah; dichiarazioni peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso riprese con intento strumentale; dichiarazioni - conclude Bagnasco - già ripudiate dalla stessa Fraternità».

Ci consola che un Cardinale esprima il suo “apprezzamento” per un atto del Papa. Ci consola, ma, come dire, non ci sorprende. Consola anche che il Bagnasco manifesti “dispiacere” per le dichiarazioni del suo neocollega Williamson. Anche a noi “dispiace” quando ci macchiamo la cravatta di ragù, oppure la nostra squadra perde una partita, o, fatto assai più grave, troviamo l’automobile strisciata. Ognuno ha i suoi “dispiaceri”, e mal comune mezzo gaudio: e noi siamo –saremmo- lieti di poter condividere un pezzo di gaudio con un’Eminenza Reverendissima.

Peccato ci sia quel “peraltro”, che rovina tutto.

Quel “peraltro”, con ciò che segue, significa che il Sig. Bagnasco, senza alcun dubbio seguendo le istruzioni del suo capo, non vuole stare neppure un secondo sul banco degli imputati. E, per fare questo, rifiuta di sottostare alla logica più elementare. Il fatto che dichiarazioni espresse nel passato siano riprese proprio adesso dipende non da “intento strumentale”, ma dal fatto che adesso è stata tolta la scomunica. E, a ben guardare, è stato fatto qualcosa di più: il Papa poteva semplicemente togliere la scomunica, ma riammettere le pecorelle come preti semplici: invece il Papa li ha riammessi come vescovi, ratificando le nomine di Lefebvre che furono all’origine della scomunica stessa. Perciò, da ieri, la Chiesa ha un vescovo negazionista. E, invece di fare ammenda per la sua pessima scelta di tempo (subito prima del Giorno delle Memoria) attacca il tempismo “strumentale” dei critici. E chiude, il Bagnasco, addirittura con una chiamata in causa della “Fraternità” lefebvriana, mai riconosciuta dalla Chiesa, ma qui citata come autorevole appoggio alle sue tesi.

Il fatto è che la Chiesa raramente ammette gli errori, ma mai –mai- tollera che siano altri a dettarle i tempi dell’ammissione. Ci ha messo mezzo millennio a riabilitare Galileo. Ci ha messo 15 anni a cacciare Marcinkus. Può sorprendere che, per bocca del collega tedesco di Bagnasco, dichiari: «Williamson dovrà ritirare prima o poi le sue affermazioni»? E infatti le ritirerà, vedrete che le ritirerà. Ma col tempo, a seguito di spontaneo ripensamento, in modo che nessuno pensi che la Chiesa obbedisce alle richieste di qualcuno. Nel frattempo, la Chiesa Cattolica Apostolica Romana ha, a tutti gli effetti, un vescovo nazista. Nessun problema: mica è il primo. 
topgonzo


31 gennaio 2009

Ebrei? Al forno!

 

AL FORNO! – IL VESCOVO NEGAZIONISTA WILLIAMSON AL PAPA: “LE CHIEDO DI ACCETTARE LA MIA SINCERA MANIFESTAZIONE DI RAMMARICO PER LE FRASI IMPRUDENTI (SIC!) E GLI INUTILI PROBLEMI E ANGUSTIE CHE HO CAUSATO” – AGLI EBREI, NISBA. NEMMENO UN CENNO…

(Agi/Efe) - Il vescovo lefebvriano Richard Williamson ha chiesto scusa al Papa per le sue affermazioni negazioniste sulla Shoah. In una lettera, pubblicata dal sito web Panorama Catolico Interacional, il presule ha manifestato al prefetto per la Congregazione del Clero, il cardinale Dario Castrillon Hoyos, il suo "rammarico" per le polemiche sollevate dalle "frasi imprudenti" che aveva rilasciato a una tv svedese, lo scorso novembre, quando aveva messo in dubbio l'Olocausto e negato l'esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento.

VESCOVO RICHARD WILLIAMSON

"In mezzo a questa tremenda bufera causata dai miei commenti imprudenti alla tv svedese, le chiedo di accettare con il dovuto rispetto la mia sincera manifestazione di rammarico per gli inutili problemi e angustie che ho causato a lei e al Santo Padre"




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31 gennaio 2009

Nuove strategie per combattere Hamas

 

La riunione del gabinetto di sicurezza che si è tenuta ieri sera nelle sale del ministero della difesa di Tel Aviv è solo l'ultimo evento in ordine di tempo che abbiamo registrato in questi ultimi due giorni. Voci di corridoio danno per scontato che durante la riunione sono stati concordati con i vertici militari tutta una serie di obiettivi nella striscia di Gaza, che verranno eventualmente colpiti, di volta in volta, nel caso in cui gli attentati contro militari israeliani dovessero continuare. Come negli anni passati si tornerebbe al vecchio sistema che l'esercito non deve aspettare ordini da parte del governo prima di agire, ma avendo carta bianca può mettere in atto delle azioni di ritorsione, più o meno importanti, a seconda dell'atto terroristico subito. Il ricorso a questo tipo di politica dovrebbe, almeno secondo le intenzioni, innalzare il livello di guardia in modo che Hamas e i suoi militanti si convincano a pensare due volte prima di compiere qualsiasi gesto contro la cittadinanza o i militari israeliani e dovrebbe diminuire i tempi per dare un maggiore impatto psicologico ad ogni reazione. L'attentato dove ha perso la vita un soldato israeliano ed altri tre sono stati feriti, è stato=2 0rivendicato dalla Jiad Islamica, ma per Israele la responsabilità ricade comunque su Hamas. Da qui la violenta risposta dell'aeronautica di Gerusalemme, che ha più volte bombardato la striscia Philadelphia, il confine che divide l'Egitto con la striscia di Gaza. Bombardamenti che potrebbero essere il preludio a nuovi scontri. In Israele non si parla d'altro, al punto che le discussioni su questo argomento hanno soppiantato di gran lunga le dispute politiche che solitamente precedono le elezioni, lasciando così gran parte della popolazione in attesa degli eventi. Le truppe che stanziano intorno alla striscia di Gaza sono state messe in stato di allarme e la stessa cosa, a distanza di qualche ora, è accaduta anche per tutte le basi del Nord Israele. Potrebbe anche trattarsi di una precauzione che serve unicamente a costringere i militari di stanza i confini a mantenere alto il livello di attenzione, ma queste decisioni improvvise ed in certi versi anche immotivate, soprattutto per quello che riguarda il nord, potrebbero nascondere invece delle sorprese non gradite. Chi gira nelle grandi città come Tel Aviv, Gerusalemme o Haifa, non ha potuto non notare che la presenza della polizia e dei servizi di sicurezza si è fatta più costante. Questo, sommato ad altri segnali che arrivano sia dalla strada che fra le righe dei maggiori quotidiani, fa ben capire che il ministero degli interni ha preso molto seriamente le minacce di Hamas sulla riapertura della stagione degli a ttentati suicidi. I responsabili della sicurezza, di conseguenza, non se la sentono di prendere sotto gamba una minaccia di questo tipo e mettono in atto ogni precauzione che serva ad evitare spiacevoli eventi e prevenire lutti e dolori che avrebbero una forte ripercussione all'interno di Israele, un grave attentato in questo momento sconvolgerebbe completamente le prossime elezioni e l'assetto futuro della Knesset (il parlamento israeliano) aggiungendo altri mandati all'estrema destra di Liberman. È chiaro, a questo punto, che la tenuta dell'attuale cessate il fuoco, ed in qualche senso anche la composizione del nuovo parlamento israeliano dipende da come Anie, il primo ministro palestinese, ed il suo governo decideranno di comportarsi nei prossimi giorni.
Michael Sfaradi
l'opinione


31 gennaio 2009

Le vittime israeliane del terrorismo dal 2000 ad oggi.

 

                 

 Shiraz Nehmad, 7, and her sister Liran, 3, of Rishon Lezion were two of 11 people killed in a suicide bombing on Saturday evening near a yeshiva in the ultra-Orthodox Beit Yisrael neighborhood in the center of Jerusalem.


 


In questo sito sono elencate tutte le vittime israeliane provocate dagli assasini palestinesi dal 2000 al 9 maggio 2009.
Ci sono le storie e le foto di donne, bambini, giovani e anziani trucidati con bombe, cinture esplosive, fucili, kalashnikov, coltelli e bulldozer.
Sono le vittime della nuova Shoà del popolo ebraico, sono le persone che sono state trucidate in quanto appartenenti al popolo ebraico, in un devastante ripetersi di orrori che non sembrano avere fine.

http://www.mfa.gov.il/MFA/Terrorism-+Obstacle+to+Peace/Memorial/2000/In+Memory+of+the+Victims+of+Palestinian+Violence+a.htm
 


30 gennaio 2009

Davos

 

Ieri sera ho assistito su un canale americano al convegno di davos ,
ovviamente si sono soffermati sul discorso tra l'altro veramente
bello di Shimon Peres che ha spiegato perfettamente le ragioni di
Israele e il comportamento del esercito di Israele a Gaza .

Come molti sanno alla fine del incontro il primo ministro turco
Erdogan , ha preteso di prendere la parola e in Turco ha accusato
Israele di uccidere deliberatamente i bambini palestinesi .

la cosa gia sa di ridicolo detta da un primo ministro di un paese
della NATO se poi ci aggiungiamo i problemi interni dela Turchia con
Kurdi e Armeni allora Erdogan doveva solo stare zitto , poi giusto
per capire che faccia di bronzo a Erdogan , io aggiungo che ha fatto
la sua scenata ad uso e consumo del pubblico arabo , visto che
continua tranquillamente a fare affari con Israele non ultimi
l'acquisto di decione di aerei senza pilota ( droni ) prodotti dal
aviazione Israeliana .

Pietosa la scena finale dove Erdogan si alza e se ne va via senza
salutare ne Peres ne Bak Ki Moon Segretario generale del Onu , mentre
stringe calorosamente la mano ad Amir Mussa , segretario della lega
araba e ministro degli esteri egiziano, lo stesso Mussa a fine
conferenza si alza e se ne va via di fretta e furia per non dovere
stringere la mano a Peres , che e rimasto tranquillamente a
chiaccherare con gli intervistatori e con Bar Ki Moon .

E questi 2 sarebbero in rapporti di pace e buone relazioni con
Israele , figurarsi gli altri.

Alon


30 gennaio 2009

Weisz e i due scudetti di Auschwitz quando il Bologna insegnava calcio

 

Nel giorno della Memoria una lapide al Dall´Ara ricorderà il tecnico ungherese di origine ebrea

 

 

Da oggi, per sempre, Arpad Weisz, l´allenatore del Bologna che tremare il mondo fa, sarà al Dall´Ara, lo stadio dei bolognesi e anche il suo, dove vinse due scudetti, scoprì Andreolo e Biavati, portò il Bologna ai vertici del calcio europeo, quando nel 1937 a Parigi, i suoi ragazzi in rossoblù stesero i Blues del Chelsea per 4-1 alla fine di un torneo che aveva il prestigio e la caratura di una Champions League d´oggi. Ci tornerà nel ricordo dei tifosi, grazie ad una targa che verrà scoperta alle 12,30 nel giorno della Memoria per le vittime dell´Olocausto. Come toccò tragicamente in sorte a lui e alla sua famiglia, la moglie Elena e i figli Roberto e Clara, scomparsi ad Auschwitz, 65 anni fa. Il cappello, lo sguardo serio ma sereno e un pallone in mano: Weisz appare così in una delle rare foto dei quattro anni da bolognese che visse in via Valeriani 49, a mille passi dallo stadio. Veniva da Milano dove aveva fatto grande l´Ambrosiana Inter, facendo esordire Peppin Meazza e vincendo uno scudetto nel '29. Weisz aveva 34 anni, nessuno dopo, così giovane, ha mai vinto lo scudetto come allenatore. Poi qui fu solo pura gloria: ad Andreolo, dà lo scettro da regista, a Biavati, cambia ruolo e lo mette sulla fascia così che il "passo doppio" del ragazzo della Fondazza, diventa l´incubo di tutti i terzini. Quando all´Inter non si fidano più del portiere Ceresoli perché sospettano un mal di schiena, Weisz va da Dall´Ara e gli dice: «Presidente prendiamolo noi», facendolo diventare l´erede di Gianni. Quel Bologna è anche calcio moderno: nel campionato 1936-37, dei trenta punti a disposizione nei match fuori casa ne conquista 20. Un record ancora oggi imbattuto, figlio di sei vittorie, a San Siro, a Marassi a Roma. Weisz gioca con 5 giocatori dietro, prende pochissimi gol e si specializza negli 1-0.
Con lui diventano giocatori da leggenda Fiorini e Sansone, Fedullo e Reguzzoni, Montesanto e Busoni. Nemmeno il ritiro dal gioco di Schiavio mina il Bologna di Weisz, che dopo aver battuto la Lazio di Piola nel campionato che si conclude nel '37, va a Parigi. È un trionfo amplificato anche dalla stampa estera. La vittoria è celebrata dal regime fascista, che solo un anno dopo però non ha pietà, quando con le leggi razziali costringe il tecnico come "ebreo straniero" e la famiglia a lasciare l´Italia. Da lì una vita in fuga per l´Europa, poi il fatale arresto, la deportazione e la fine, di stenti, di troppo lavoro e poco cibo, il 31 gennaio del '44 ad Auschwitz.
Tutta questa storia, inspiegabilmente in oblio per lunghi anni l´ha ricostruita Matteo Marani, direttore del Guerin Sportivo. Una casuale curiosità all´inizio, poi la tenacia da cronista per ricostruire una vita, anche a costo di scoprire una tragedia, perché a tutti sia concesso il diritto al ricordo, alla memoria. L´ha aiutato come in una bella favola che alla fine vince anche contro gli orchi, l´incontro con Giovanni Savigni, che era un piccolo compagno di banco di Roberto Weisz: due bambini, i grembiuli neri e le ginocchia sbucciate nel cortile delle Bombicci, le elementari in Saragozza. È grazie ad una lettera all´amico spedita da Parigi e ritrovata da Savigni nel cassetto, che Marani ha potuto finalmente tirare il filo e raccontare fino in fondo il dramma di Arpad e della sua famiglia. «Credo che con oggi si chiuda il mio libro - dice Marani - Weisz, questo piccolo ungherese torna dove ha lavorato e il suo ricordo diventa memoria del Bologna e della città. Mi piacerebbe ora che gli si dedicasse una via».
Oggi Giovanni sarà alla cerimonia, insieme con Francesca Menarini. Per i tifosi del Bologna sarà l´omaggio al tecnico che portò gloria ai colori rossoblù. Giovanni penserà semplicemente a Roberto che un giorno se ne andò perché gli orchi lo inseguivano. 
Luca Sancini


30 gennaio 2009

Così l'Iran riarma Hamas

 

Ad una settima dalla conclusione dell’operazione Piombo Fuso il riarmo di Hamas è già diventato la principale fonte di preoccupazione per Israele e per la comunità internazionale.

Mentre la Marina di Gerusalemme ha bloccato una nave iraniana diretta a Gaza ufficialmente carica di aiuti umanitari, l’intelligence militare ha reso noto che navi noleggiate dall’Iran (sponsor politico, finanziario e militare di Hamas) ormeggiate nel Mediterraneo orientale a breve distanza dalla città palestinese di Rafah, all’estremità sud della Striscia di Gaza, hanno sbarcato di notte contenitori stagni carichi di armi condotti da alcuni subacquei verso pescherecci palestinesi in attesa nelle vicinanze. Questi battelli hanno infine trainato i contenitori verso la costa di Gaza dove sono state prese in consegna da Hamas.

L’intensità dei traffici clandestini di armi organizzati dall’Iran per rimpinguare gli arsenali di Hamas (distrutti per il 60 per cento secondo fonti israeliane) di armi e razzi da lanciare contro il territorio israeliano è confermata anche dalla mobilitazione della 5a Flotta statunitense che ha mobilitato la Task Force 151, ufficialmente impegnata a contrastare i pirati somali nel Golfo di Aden, per intercettare i cargo iraniani

La settimana scorsa, la San Antonio, nave da assalto anfibio e unità comando e centro di controllo della task force, ha abbordato un cargo russo battente bandiera cipriota. La nave è stata dirottata in un porto egiziano sul Mar Rosso dove è stata setacciata e secondo fonti non confermate, a bordo c’erano armi provenienti dal porto iraniano di Bandar Abbas, base logistica dei pasdaran ( i Guardiani della Rivoluzione iraniana) dalla quale salpano le armi dirette a Gaza attraverso i rifornimenti diretti navali o seguendo una rotta che vede il carico sbarcare in Somalia e risalire il Sudan e poi l’Egitto affidate a trafficanti che raggiungono via terra il Sinai e utilizzano i tunnel di Rafah.

Nonostante Israele abbia annunciato di aver distrutto con i bombardamenti l’80 per cento dei tunnel, i trafficanti hanno rapidamente riparato i danni e le autorità di Hamas hanno accompagnato i giornalisti a Rafah per mostrare l’efficienza delle gallerie utilizzate per contrabbando e traffico di armi. Per questo Gerusalemme preme sull’Egitto affinché raddoppi la presenza di polizia sul versante occidentale del confine con Gaza bloccando i traffici illeciti che si sviluppano sotto il Philadelphia Corridor, la strada che corre lungo il confine tra Gaza ed Egitto.

Anche alla luce di queste considerazioni Hamas ha proclamato la vittoria su Israele al termine di 23 giorni di guerra e al di là della propaganda potrebbe non avere tutti i torti. Sul campo di battaglia le truppe israeliane hanno avuto buon gioco a sgominare, con perdite limitate a dieci soldati, i miliziani di Hamas che però hanno cercato in ogni modo di evitare il confronto diretto e oggi Hamas non solo mantiene il controllo politico e militare sulla Striscia di Gaza ma le sue milizie sono quasi intatte. Se poi riuscirà a rifornirsi di nuovi razzi inclusi i pesanti Fajr iraniani con gittata di circa 80 chilometri la minaccia per Israele potrebbe ingigantirsi già nelle prossime settimane.

Gianandrea Gaiani Panorama


30 gennaio 2009

Ahmadinejad: "Obama confessi che l’11/9 fu una cospirazione sionista"

 


 

E’ sempre un piacere dialogare con i mullah. Ieri, durante la lunga intervista trasmessa dal canale satellitare al-Arabiya, il presidente Obama aveva ribadito “l’importanza di parlare con Teheran” per “stabilire con chiarezza dove siano le nostre differenze, ma anche dove esistano strade potenziali di progresso”. Obama aveva riassunto le colpe del regime di Teheran: le minacce a Israele, il programma atomico per dotarsi dell’arma nucleare, l’appoggio alle organizzazioni terroristiche della regione. Nonostante tutto: “Se il governo iraniano mostrerà la volontà di aprire il suo pugno, troverà da parte nostra una mano tesa”.

Oggi arriva la risposta di Ahmadinejad a cui probabilmente nessuno ha mai chiarito cos’è una stretta di mano. Il presidente iraniano chiede a Obama di dire la verità sugli attentati dell’11 Settembre. E’ la solita solfa cospirazionista che, purtroppo, conosciamo bene anche in Italia grazie a personaggi del calibro di Maurizio Blondet, Claudio Moffa o Giulietto Chiesa. L’11/9 sarebbe il frutto di un complotto organizzato da agenti israeliani annidati nell’amministrazione Bush. “Così come sull’Olocausto – aggiunge Ahmadinejad – anche sull’11/9 non fu rivelata la verità, ma gli attentati furono un pretesto per attaccare l’Iraq e l’Afghanistan e uccidere milioni di persone”. Più che la politica della “mano tesa” a Obama saranno cadute le braccia. 

Il presidente iraniano ha anche chiesto agli Usa di scusarsi per i “crimini” commessi contro l’Islam: “Vi siete schierati contro il popolo iraniano negli ultimi 60 anni”, e ha definito “terroristi” tutti i gruppi che si oppongono al regime religioso che prese il potere nel 1979. Conclusione: “Se parlate di cambiamento bisogna mettere fine alla presenza militare americana nel mondo, dovete ritirare le truppe e restare all’interno delle vostre frontiere”. Con una postilla: “Mettete fine al sostegno dato ai sionisti senza radici”. L’impressione è che la nuova strategia del bastone e della carota, di cui Obama sembra andare tanto fiero, con Teheran sia praticamente inutile.

L’intervista di Obama ha provocato una serie di reazioni anche in altri ambienti del mondo arabo e musulmano. I Talebani, per esempio, gente abituata a decapitare soldati e civili senza farsi troppi scrupoli, si permettono di giudicare come “un passo positivo per la pace e la stabilità” del Medio Oriente la decisione di Obama di chiudere Guantanamo. “Usare la forza contro le popolazioni indipendenti del mondo – spiegano – ha perso efficacia”. Ecco il rischio di tendere la mano ai propri avversari, tu la tendi e quelli si prendono tutto il braccio. Tra un po’ diranno che i veri pacifisti sono loro.

Reazione identica ai Talebani è stata anche quella di Hamas che ha valutato “positivamente” la scelta di George Mitchell come nuovo inviato speciale americano in Palestina. Secondo Ahmed Youssef, un ufficiale di Hamas intervistato da Al-Jazeera, “Credo che potremo raccontargli molte cose buone”. Ma per i palestinesi di Gaza una cosa è il dire e l’altra è il fare. Molti arabi ci vanno con i piedi di piombo nel commentare l’intervista obamiana, mostrandosi scettici di fronte alla possibilità che la politica americana possa cambiare in modo sostanziale: “Non posso essere ottimista fino a quando non vedrò qualcosa di tangibile – ha detto Hatem al-Kurdi, un ingegnere 35enne di Gaza City – Chiunque può dire delle belle parole ma devi farle seguire da azioni concrete”. 

Può essere opportuno, infine, fare una riflessione generale sulle reazioni dei governanti arabi e islamici all’intervista di Al-Arabiya. Fa sorridere che gli stessi leader arabi che si sono congratulati con Obama per la nuova politica della “mano tesa” restino quella accozzaglia di principi e monarchi, mullah e ayatollah, autocrati e dittatori, aggrappati al potere da qualche decennio e che hanno tolto ogni speranza di libertà e di cambiamento ai loro popoli. Leader che per lungo tempo, e ancora oggi, hanno incoraggiato il terrorismo, alimentato la corruzione, violato i diritti umani nei loro Paesi. Quelli della mano mozza più che della mano tesa.

Roberto Santoro



30 gennaio 2009

Ti do la figurina di Hitler oratore se tu mi dai quella del Fuerer con Mussolini ...

 

 L'album delle figurine di Hitler

Oltre alle favole sulle origini della razza ariana, la gioventù nazista poteva sfogliare prima di andare a dormire un libro di fotografie del Fuhrer. La raccolta di immagini di Adolf Hitler sorridente insieme alla giovane figlia del ministro della propaganda Joseph Goebbels e ad altri bambini era paragonabile a un album di figurine di calcio della Panini. Lo rende noto il quotidiano britannico The Daily Mail che mostra le foto dell’album riportato alla luce dopo anni dalla fine della Seconda guerra mondiale da un soldato britannico. La raccolta fu un’idea di Goebbels per mitizzare ancor di più la figura del Fuhrer ed era composta da 138 pose in totale. Nei negozi i tedeschi potevano acquistare le foto e poi incollarle sull’album dove Hitler era raffigurato in maniera rassicurante come un soldato, un diplomatico o uno zio affettuoso. Il libro ha una spessa copertina con inciso in stile gotico “Adolf Hitler” ed è uno dei tanti messo in commercio nel corso del 1930 in Germania. Giovedì l’album sarà messo all’asta dai noti banditori Mullock e ha un valore stimato per centinaia di sterline.

Il ministro della propaganda ha scritto un’introduzione e delle didascalie che accompagnano le immagini. Ci sono foto del Fuhrer nella sua veste di oratore e animatore delle folle ma anche scatti in compagnia del fondatore della Luftwaffe Hermann Goring e di Benito Mussolini. “I tedeschi erano ansiosi di riempire le pagine e completare l’album proprio come i bambini godono nel completare il loro album dei calciatori”, ha detto al Daily Mail Richard Westwood-Brookes della casa d’aste Mullock. “Vi sono nel libro – ha aggiunto - alcune immagini di Hitler che ne mostrano spesso il lato più umano che non siamo abituati a vedere. La raccolta è stata diffusa nel 1936 durante l’anno dei Giochi Olimpici a Berlino nel 1936. Goebbels era un genio del male perché sfogliare le foto di questo album significa imprimere in maniera indelebile l’immagine di Hitler nella mente dei tedeschi”. Westwood-Brookes ha spiegato, inoltre, che ci c’erano altre raccolte in circolazione durante il terzo Reich sulla marina tedesca, l’esercito e l’aviazione. “Quelli erano gli anni durante i quali la propaganda del Reich raggiungeva il suo culmine e il Fuhrer stava trasformando il Paese secondo i suoi progetti”.

Il Velino



30 gennaio 2009

Il figlio dell'ayatollah smaschera Ahmadinejad: "Sei di origini giudaiche"!!!

 


Smascherato! 

Il presidente iraniano Mahamoud Ahmadinejad sarebbe di origini ebraica ed il suo vero cognome sarebbe 'Sporjian'. "Nome giudaico", del quale si troverebbe traccia addirittura nel 'estratto del foglio di famiglia' all'anagrafe di Aradan, il comune di nascita del nemico giurato dello stato di Israele contro il quale ha piu' volte auspicato la sua distruzione.

A sostenerlo, è Mehdi Khazali, figlio del potente ayatollah Abulqassim al Khazali, ex membro del potente Consiglio dei guardiani della Rivoluzione e tutt'oggi vicinissimo all'attuale capo di stato iraniano.

In un articolo intitolato "Gli ebrei in Iran", pubblicato domenica scorsa sul suo sito web personale, Mehdi Khazali, da anni noto oppositore di Ahmadinejad, fa "esplodere una bomba" destinata a provocare inevitabili conseguenze, come scrive oggi il sito web della tv satellitare saudita al Arabiya. Khazali, scrive di avere "appreso ultimamente che Ahmadinejad, che ha sempre esitato di ostentare la sua religiosità, che è di origini ebraiche e che la sua famiglia ha radici giudaiche".

A sostegno della sua tesi, invita a consultare "la pagina delle note del certificato di nascita" del presidente al comune di Aradan dove risulterebbe che "il nome di famiglia e' stato cambiato da 'Sporjian' a Ahmadinejad.

"Se tutto ciò verrà confermato - scrive Khazali a distanza di 4 mesi dalle elezioni presidenziali - il cerchio del potere, della ricchezza e degli intrallazzi sara' chiuso" spiegando che "potere, ricchezza e intrallazzi sono radicati questa volta nella generazione degli ebrei in Iran". Nell'articolo, Ahmadinejad, viene paragonato al 'dittatore' iracheno Saddam Hussein, che anche lui avrebbe modificato l'albero della famiglia per farla risalire all'imam Ali Bin Taleb, cugino del Profeta maometto e santo veneratissimo dai musulmani sciiti.

RaiNews24



30 gennaio 2009

Umorismo islamico ...

 


Il cardinale rivolgendosi al Papa (che legge un manuale base sull'Islam)
"Santità, un uomo di pace per voi" 


Un musulmano va nell'aldilà ma il Profeta non lo fa entrare in paradiso. "Perché Signore, sono sempre stato buono!", si dispera il fedele che continua a chiedere il motivo del rifiuto divino. E il Sommo, dopo averlo tenuto sulle spine un bel po' gli dice: "Sorridi, sei su Scherzi a parte!"

Tempo fa il Mossad (Intelligence israeliana ndr) aveva diffuso francobolli afrodisiaci che avrebbero indotto i fedeli egiziani a peccare e quindi a non meritare il Paradiso (Egitto)

Dio manda l'angelo della morte a prendere l'anima di un presidente arabo (il siriano Assad, ndr). L'angelo parte, ma tarda a tornare. Quando finalmente l'angelo fa ritorno - solo - Dio gli chiede. "Dove sei stato?". "Signore - risponde l'angelo - mi han catturato quelli dei servizi segreti siriani. Mi hanno picchiato e continuavano a chiedermi: Chi ti manda?". E Dio, anche lui terrorizzato dai servizi segreti siriani, gli chiede: "Non glie l'avrai mica detto, spero?!" (Siria)

Un ragazzino arabo viene interrogato a scuola dalla maestra: "Come ti chiami?". Risponde: "Ahmed ben Nour!". L'insegnate ribatte: "Non è possibile vivere in Francia con un nome simile, d'ora in poi sarai Amedeo Benoist!". Tornato a casa, quando la mamma lo chiama, non le risponde e infine dichiara: "Non mi chiamo più Ahmed, ma Amedeo Benoist. Son diventato francese!". La madre lo rimprovera aspramente e il padre addirittura lo picchia. Tornato a scuola malconcio, si sente chiedere dalla maestra cosa gli sia successo. Risponde: "Ero francese solo da un paio d'ore e due arabi mi hanno aggredito!"

Un presidente arabo in carica da moltissimi anni (Mubarak, ndr), vecchio, ma che non pensa affatto di lasciare il potere, si sente chiedere: "Signor Presidente, i cittadini vogliono sapere dove e quando terrà il discorso d'addio". "D'addio? - chiede lui con sorpresa - Perché? Vogliono andarsene?" (Egitto)

... Un burlone chiese al califfo Harun al-Rashid: "Se fossi senz'acqua, cosa daresti per averne?". Lui eispose: "La metà del mio regno". "E se non riuscissi a liberarti la vescica, cosa daresti per poterlo fare?". "Tutto il mio regno!" ribatté prontamente il sovrano. "Vale la pena di ammazzarsi per un potere la cui metà vale una bevuta e che tutto insieme vale una pisciata?" osservò il primo, facendo scoppiare dal ridere il califfo.

Da il Giornale


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30 gennaio 2009

Sinistra alla frutta: ridotta a voce dell'islam

 


Asserviti alla causa islamica pur di sopravvivere ...

In nulla Epifani rassomiglia ormai a un sindacalista. Non ne ha l’epica e il fervore; anzi, persino quando litiga col governo, gli si legge in faccia: il suo cruccio più vero è semmai l’impotenza, la confusione che si ritrova in casa appena rientra alla Cgil. E appunto cosa ti fa, mentre il sindacato si sta sfaldando in ogni suo nesso consueto? Non trova di meglio che imitare le manie di Pannella, e promettere un referendum, ma solo per dovere impiegatizio, annoiato lui stesso. Né sta meglio un Vendola. Questo miracolato, che solo i precari umori del Sud sempre mutevoli resero governatore delle Puglie, aggiunge ora il suo partitino comunista agli altri otto già esistenti. E tanto è preso ogni volta che parla da qualche afflato che infiora con intenti da poetastro ogni discorso. Ma oltre non va. Insomma, si parli di sindacato o di comunisti, pentiti o meno, il risultato è sempre lo stesso: si rivelano, soltanto a sentirli parlare, loro stessi inetti a quanto si propongono. Eppure mai in una crisi epocale ch’è la peggiore dal 1929, il momento parrebbe così favorevole alle loro manie. Invece eccoli lì, Veltroni compreso: una sinistra vera, e capace di fatti, non c’è più, come almeno ha l’onestà di ammettere Bertinotti.

Certo il sentire di sinistra ha molto da criticare, e non poche volte, io direi, persino a ragione. Ma poveretti gli è rimasto ben poco da dire per fare davvero. Pur di infervorarsi per Obama, come fosse tutto un film, non vedono quanto costui sia anche il prestanome degli stessi potenti che con Clinton hanno iniziato molti dei nostri guai. E il «keynesismo», quel di più di spesa che Veltroni reclama, ma davvero poi è di sinistra? In America implica di regalare i soldi di tutti alle solite banche; in Italia alla Fiat. Insomma tante corsette e urlacci in piazza, sventolando rosse bandiere, per sussidiare infine la Borsa. Ed è forse normale il compiacersi mentre i maghrebini invadono Lampedusa, così rinnovando le conquiste dei pirati saraceni loro antenati che razziavano le nostre coste? Certo compiacerà le cerebralità strane del professor Negri il quale ha sostituito le plebi cosmopolite agli operai di Marx, e però così progettando rivoluzioni peggiori di quella russa. Giacché l’allucinazione cosmopolita asseconderà alla fine solo gli islamisti. E intanto al Nord comunque rende gli operai ancora più leghisti, dandogli un secondo solido argomento per non essere più di sinistra. Il primo è il rifiuto di Epifani di quella contrattazione di secondo livello che li farà guadagnare un po’ meglio.

Insomma la sinistra, sindacale e no, sta ormai annegando nelle sue presunzioni, che erano dunque solo chiacchiere astratte se sono finite così male. Ben poco tra l’altro materialiste. Perché «il movimento reale delle cose» le ha portate al ridicolo e all’impotenza. Se a fare sindacato ci fossero sindacalisti veri, e non i crucciati Epifani, ben altro sortirebbe da questa crisi: la contrattazione di secondo livello sarebbe occasione di lotta e di nuovi nessi sociali. E qualche miglior futuro ci sarebbe pure per i partiti di sinistra, se non fossero i Vendola a fondarli. Se solo ci si accorgesse che il problema non è quello di eccitare le plebi, o incastrarle in qualche nuova mania. Ma di sottrarre gli uomini al nulla massificante; dunque ridare loro funzioni, forme e gerarchie, ovvero plasmare comunità concrete. Forse è il caso che a queste cose cominci a pensare sul serio almeno la destra, visto che una sinistra incapace ha rinunciato a farlo.

Geminello Alvi


30 gennaio 2009

E se gli italiani fossero più antisemiti oggi che al tempo del fascismo, delle leggi razziali, e della caccia agli ebrei per mandarli a morire nelle camere a gas?

 

È il dubbio che mi pesa sull’anima, leggendo i risultati dell’inchiesta sull’antisemitismo in Italia pubblicata sul Corriere della Sera di ieri. Lo stesso Corriere è rimasto così sconcertato dai dati da minimizzarli nel titolo, che dice: «Sono antisemiti 12 italiani su 100».
Ma non è così. Gli antisemiti che si dicono tali oggi in Italia sono il 45 per cento, suddivisi in varie categorie di «pregiudizio»: chi (il 10 per cento) per antigiudaismo religioso-culturale; chi (l’11 per cento) perché ritiene gli ebrei troppo potenti e poco patrioti; chi (il 12 per cento) perché ce l’ha con Israele e con quella scocciatura che è la Shoah. Infine, c’è un 12 per cento di antisemiti per tutte queste ragioni insieme. Si aggiunga che soltanto il 12 per cento dice di non avere pregiudizi. Mentre il 43 per cento si dichiara soltanto «indifferente» al problema. Il titolo più giusto sarebbe stato: «Non sono antisemiti 12 italiani su 100».
Nel 1938, quando il fascismo approvò le leggi razziali, avevo 12 anni, vivevo a Modena, andavo a scuola e al circolo del tennis, ero anche, ahimè, un balilla. Ciò detto, fino ad allora noi non avevamo sofferto di pregiudizi antisemiti.
A proposito dell’affare Dreyfus in Francia, ci era stato detto che questo non sarebbe mai potuto accadere in Italia, dove gli ebrei eroi del Risorgimento erano innumerevoli, dove c’erano stati primi ministri e ministri della guerra ebrei, ebrei la prima e l’ultima medaglia d’oro della Grande Guerra, ebreo il generale Ottolenghi, già precettore del Re. Ci dicevano con convinzione che in Italia l’antisemitismo era scomparso. Noi giovani non ne avemmo alcun segno, fino al giorno fatale delle leggi razziali. Dopo la guerra, gli otto o novemila ebrei italiani assassinati nei lager tedeschi li attribuimmo ai nazisti e ai fascisti, che giudicammo cattivi italiani. Mentre i 25 mila circa che si salvarono lo dovevano all’aiuto di buoni italiani, di quasi sconosciuti «Giusti» cristiani.
Così ci riconciliammo presto con l’Italia repubblicana, e pensammo che dopo la Shoah l’era dell’antisemitismo fosse finita. Quando nacque lo Stato d’Israele, gli italiani ci parvero tutti o quasi tutti filo-israeliani. Rassegnarci, sessant’anni dopo, all’idea di un’Italia largamente antisemita, è così difficile da farci sembrare sbagliati quei dati. Ma sembra che siano veritieri. Neanche possiamo «consolarci» pensando che il nuovo antisemitismo si debba all’effetto, che speriamo momentaneo, della guerra di Gaza. L’effetto Shoah-Gaza riguarda solo il 12 per cento degli antisemiti italiani. Gli altri lo sono per motivi più radicati, non occasionali.
Rimugino fra me e me questi dati, con il turbamento che si può immaginare, cercando di consolarmi col pensiero che tanti antisemiti, attorno a me, non li vedo proprio. Ma forse sono un privilegiato. Cerco spiegazioni, e non le trovo. Trovo soltanto un pensiero, un monito: state attenti, amici non ebrei, che la Shoah non ricorda una tragedia ebraica, ma una tragedia europea. Non riguarda le vittime, ma i colpevoli. Il Giorno della Memoria non è fatto per ricordare gli ebrei morti, ma i non ebrei che li hanno ammazzati. È fatto per mettervi in guardia contro le idee ignobili dei carnefici, nella speranza che queste idee siano morte. Sembra che non lo siano.
Non è importante che al Giorno della Memoria partecipino gli ebrei. Noi non ne abbiamo bisogno, per ricordare. Sono i non ebrei che debbono parteciparvi, col pentimento nell’anima. Il Giorno della Memoria non è fatto per noi. È fatto per voi.
 
la STAMPA l'editoriale di Arrigo Levi


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30 gennaio 2009

Nencini, suo nonno e il campione

 

 Suor Alfonsina e suor Eleonora guardavano fuori, attraverso le
fessure della Ruota degli Innocenti, e vedevano due gambe muscolose che
uscivano da un paio di pantaloni attillati e corti. Sussurravano un nome,
«Bartali», perché la fama aveva valicato le mura del monastero di San
Quirico, clausura per clarisse. Gino Bartali, che aveva vinto il Giro
d'Italia nel '36 e nel '37 e il Tour nel '38, per almeno 40 volte, dopo l'8
settembre 1943, salì a San Quirico in Assisi, tra San Francesco e il
Vescovado, con la sua Legnano rossa e verde. Nascosti nella canna, sotto il
sellino o dentro le impugnature del manubrio, portava foto e documenti di
ebrei. Documenti da falsificare, per permettere le fughe. Partiva da
Firenze, faceva più di 200 chilometri di strade secondarie e di montagna,
addosso una maglia con scritto «Bartali».

Qualche volta lo fermarono, i tedeschi, a un posto di blocco, ma finiva che
gli facevano domande di ciclismo. A San Quirico Bartali consegnava alla
madre superiora carte e foto, che poi venivano portate in una tipografia, lì
dietro, tre minuti di buon passo. Gli ebrei ottenevano così le identità
necessarie a circolare e a raggiungere l'Abruzzo, oltre la linea Gustav,
nell'Italia già liberata. Il primogenito di Bartali, Andrea, è andato ad
Assisi, ha ritrovato le suorine, utranovantenni, e i luoghi di queste
imprese non sportive del padre. È andato a ricercare la tipografia, ha
trovato al suo posto uno degli innumerevoli negozi di souvenir di Assisi, ma
dentro c'era ancora la stampatrice che servì a salvare le vite di centinaia
di ebrei. E lo stesso percorso era già stato compiuto da Riccardo Nencini,
presidente del Consiglio regionale toscano, segretario del Partito
socialista e nipote del campione che fu considerato l'erede di Bartali,
Gastone Nencini: «La nuova madre superiora ci fece leggere il diario della
superiora di quei tempi, dove erano annotate le visite di Bartali»,
racconta. E Andrea Bartali dice: «A proposito delle polemiche su Pio XII e
gli ebrei, io credo che fosse necessario il permesso papale per far entrare
uomini in un convento di clausura».

Bartali era un militante dell'Azione cattolica e tramite monsignor Elia
Dalla Costa entrò in contatto con l'organizzazione Delasem, che assisteva i
profughi ebrei. Talvolta, a metà strada tra Firenze e Assisi, fermava la
bici alla stazione di Terontola. Come in un film, il suo arrivo calamitava
le persone presenti, i soldati tedeschi e italiani intervenivano per
disperdere l'assembramento e gruppi di ebrei e di perseguitati politici
venivano fatti salire sui treni. Quest'anno, in quella stazione, è stata
scoperta una lapide in ricordo di Bartali. «Prima dei viaggi verso Assisi -
racconta Andrea Bartali - papà aveva fatto molti "allenamenti" andando in
bicicletta da Firenze fino a Genova. A Genova gli venivano consegnati dei
fondi che venivano da conti depositati in Svizzera da ebrei di tutto il
mondo e lui li portava a Firenze».

Il presidente Ciampi diede la medaglia d'oro al merito civile a Bartali per
aver protetto l'esistenza di almeno 800 ebrei.

Andrea Garibaldi



29 gennaio 2009

Crisi profonda.Il figlio dell'ayatollah smaschera Ahmadinejad: "Sei di origini giudaiche"

  

                                


Il figlio dell'ayatollah smaschera Ahmadinejad: "Sei di origini giudaiche"

Teheran | 28 gennaio 2009
 Il presidente iraniano Mahamoud Ahmadinejad sarebbe di origini ebraica ed il suo vero cognome sarebbe 'Sporjian'. "Nome giudaico", del quale si troverebbe traccia addirittura nel 'estratto del foglio di famiglia' all'anagrafe di Aradan, il comune di nascita del nemico giurato dello stato di Israele contro il quale ha piu' volte auspicato la sua distruzione.
A sostenerlo, è Mehdi Khazali, figlio del potente ayatollah Abulqassim al Khazali, ex membro del potente Consiglio dei guardiani della Rivoluzione e tutt'oggi vicinissimo all'attuale capo di stato iraniano.
In un articolo intitolato "Gli ebrei in Iran", pubblicato domenica scorsa sul suo sito web personale, Mehdi Khazali, da anni noto oppositore di Ahmadinejad, fa "esplodere una bomba" destinata a provocare inevitabili conseguenze, come scrive oggi il sito web della tv satellitare saudita al Arabiya. Khazali, scrive di avere "appreso ultimamente che Ahmadinejad, che ha sempre esitato di ostentare la sua religiosità, che è di origini ebraiche e che la sua famiglia ha radici giudaiche".
A sostegno della sua tesi, invita a consultare "la pagina delle note del certificato di nascita" del presidente al comune di Aradan dove risulterebbe che "il nome di famiglia e' stato cambiato da 'Sporjian' a Ahmadinejad.
"Se tutto ciò verrà confermato - scrive Khazali a distanza di 4 mesi dalle elezioni presidenziali - il cerchio del potere, della ricchezza e degli intrallazzi sara' chiuso" spiegando che "potere, ricchezza e intrallazzi sono radicati questa volta nella generazione degli ebrei in Iran". Nell'articolo, Ahmadinejad, viene paragonato al 'dittatore' iracheno Saddam Hussein, che anche lui avrebbe modificato l'albero della famiglia per farla risalire all'imam Ali Bin Taleb, cugino del Profeta maometto e santo veneratissimo dai musulmani sciiti.


29 gennaio 2009

Iran: il 16% degli uomini ha avuto esperienze gay

 

 

Secondo lo studio di un’università iraniana il 24% della popolazione femminile ed il 16% della popolazione maschile del paese mediorientale avrebbero avuto rapporti con persone dello stesso sesso. A rivelarlo è Parvaneh Abdul Maleki, sociologo iraniano, che ha presentato i risultati della sua ricerca alla Conferenza sul Benessere nella Famiglia al termine della quale la stampa iraniana ha parlato del dossier come di un rapporto su una devianza sessuale in via di trattamento.

Lo studio non si è limitato alla ricerca sull’omosessualità che, ricordiamo, in Iran è ancora punita con la pena di morte, ma ha scavato nelle abitudini sessuali di uomini e donne del paese rivelando la massiccia diffusione anche di altre pratiche giudicate deplorevoli nel paese islamico. Il 73% degli uomini ed il 26% delle donne intervistate hanno dichiarato di praticare la masturbazione mentre sono altrettanto interessanti i dati provenienti dagli intervistati cresciuti in ambienti religiosi ultraconservativi: l’86% hanno avuto relazioni eterosessuali fuori dal matrimonio, il 4% hanno avuto relazioni omosessuali mentre il 75% dichiara di aver visionato materiale pornografico.

Sarebbe interessante sentire cos’avrebbe da dire in merito Ahmadinejad che negli USA, giudicando il “fenomeno dell’omosessualità” distruttivo per la società e criticando il modello di tolleranza e accettazione americano, aveva negato l’esistenza delle persone omosessuali nel suo paese, salvo poi ritrattare dicendo che in realtà ne esisterebbero solo alcune. Intanto i gruppi che si battono per i diritti umani denunciano che dalla rivoluzione del 1979 ad oggi sarebbero state giustiziate fra le 3000 e le 4000 persone con l’accusa di aver avuto rapporti con persone del loro stesso sesso.

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