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22 luglio 2013

Medio Oriente: Storia del conflitto arabo-israeliano per la Palestina

 

A cura di Federico Punzi

1917 - La dichiarazione di Balfour

Arthur Balfour
Arthur Balfour

Il movimento sionista, nato verso la fine del XIX secolo in reazione al crescente antisemitismo che si stava sviluppando in Europa, allo scopo di creare in Palestina una patria per gli ebrei di tutto il mondo, aveva ottenuto, sia in Europa che negli Stati Uniti, il sostegno e l'approvazione di ambienti influenti e significativi settori di opinione pubblica. Lo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914 rappresentò l'occasione per la nascita dei primi insediamenti in Palestina, allora territorio dell'Impero ottomano.

Sul finire del 1917, il ministro degli Esteri inglese Arthur Balfour, in una lettera al barone Lionel Rothschild, si esprimeva a favore della creazione di un 'focolare degli ebrei' in Palestina, ma non a spese dei palestinesi. Obiettivi politici della 'dichiarazione di Balfour' erano sia le adesioni degli ebrei americani alla causa della guerra, sia la presenza di ebrei amici degli inglesi in Palestina, in vista di un migliore controllo del Canale di Suez.

1920 - Il mandato britannico in Palestina

Il crollo dell'Impero ottomano a seguito della sconfitta nella prima guerra mondiale significò, per la prima volta, confini politici, anche se sotto il protettorato inglese, per la Palestina, che fino ad allora era stata considerata come un'entità geografica. Il mandato inglese fu stabilito alla conferenza di pace del 1920 e sancito dalla Lega delle Nazioni due anni più tardi, con dei documenti istitutivi di cui faceva parte anche la Dichiarazione di Balfour. La maggior parte del territorio sottoposto al mandato inglese (mappa 1) riguardava la Transgiordania, i territori a Est del fiume Giordano, l'attuale Giordania, che i britannici nel 1921 lasciarono agli arabi e affidarono al governo della famiglia degli Hashemiti. Né gli arabi, né gli ebrei erano soddisfatti della situazione, che non si modificò nei 28 anni successivi del governo britannico della Palestina, e che causò innumerevoli violenze.

I britannici avevano promesso di rispettare i diritti dei non ebrei nella regione e di consentire ai leader arabi di avere i propri Stati indipendenti, ma gli arabi pensarono che la Palestina dovesse diventare uno Stato arabo indipendente, il che non era ciò che pensavano gli inglesi, i quali annunciarono che nella regione sarebbe stato creato un 'focolare ebraico', ma che esso sarebbe stato compreso nella Palestina e non avrebbe coinciso con l'intero Paese.

I primi disordini arabi contro il sionismo scoppiarono in quello stesso anno, poi nel 1929 una disputa sul Muro del pianto scatenò una rivolta araba e un appello per la jihad islamica. Di conseguenza gli ebrei cominciarono ad armarsi e ambedue le parti cominciarono ad affrontarsi con attentati terroristici. Il nazismo e l'antisemitismo crescenti in Europa rinforzarono il sionismo e diedero maggiore impulso all'immigrazione ebraica in Palestina, cosicché gli arabi, temendo per il controllo del paese, reagivano con la violenza.

In seguito ai disordini arabi del maggio 1921, venne nominata la Commissione d'Inchiesta Haycraft, la quale concluse che gli arabi erano stati i responsabili dello scoppio della violenza, ma riconobbe il problema dell'ansia araba causata dagli impegni presi dalla diplomazia britannica a sostegno degli ebrei.

1948 - Nasce Israele, è subito guerra

Dopo la seconda guerra mondiale, l'aspirazione nata col sionismo degli ebrei di tutto il mondo ad avere una patria in Palestina ricevette un'ulteriore impulso dal riconoscimento della tragedia dell'Olocausto. Così, nel novembre 1947, le Nazioni Unite decretarono la fine del protettorato britannico entro il 15 maggio del 1948 e la successiva divisione della Palestina in uno Stato arabo e in uno israeliano, con Gerusalemme 'zona internazionale' (mappa 2). Gli ebrei in Palestina accettarono la divisione, mentre gli arabi confinanti reagirono negativamente.

Ben-Gurion proclama lo Stato d'Israele
Ben-Gurion proclama lo Stato d'Israele

Il 14 maggio 1948, il leader sionista David Ben-Gurion proclamò lo Stato di Israele, ma solo poche ore dopo truppe egiziane, irachene, siriane, transgiordane e libanesi invasero la nuova nazione. Neanche un anno dopo, nel luglio del 1949, gli israeliani avevano respinto l'invasione, espandendo anzi i confini del loro Stato raggiungendo quasi quelli che la Palestina aveva avuto sotto il protettorato britannico. Israele venne ufficialmente riconosciuto da oltre 50 paesi in tutto il mondo, ed entrò a far parte delle Nazioni Unite.

Nel 1949, Israele firmò armistizi con Egitto, Giordania, Siria e Libano, acquisendo un territorio ben più ampio di quello che gli aveva assegnato l'Onu nel 1947 (mappa 3). La Giordania ebbe il controllo sulla Cisgiordania e su una parte di Gerusalemme, le zone che l'Onu, dividendo la Palestina, aveva assegnato ad 'uno Stato arabo'. L'altra parte di Gerusalemme rimase sotto Israele.

1956 - La crisi di Suez

Nell'Ottobre del 1956, durante la crisi provocata dall'occupazione egiziana del Canale di Suez, Francia e Gran Bretagna assicurarono a Israele pieno sostegno per l'invasione della penisola del Sinai. Israele occupò Gaza, Sharm el Sheikh, da dove è possibile controllare l'accesso al Golfo di Aqaba, e la maggior parte della regione del Sinai a est del canale. Questo avrebbe consentito di distruggere basi militari egiziane. Infatti, a seguito di accordi precedentemente presi con Israele, Francia e Inghilterra ripresero il controllo del canale di Suez, ma Usa e Urss condannarono l'operazione e le Nazioni Unite dichiararono un cessate il fuoco imponendo un contingente di pace nella regione. Le truppe israeliane si ritirarono nel marzo del 1957.

1959 - Al Fatah e l'Olp

Nel 1959 Yasser Arafat e Abu Jihad (Khalil al Wazir) fondarono Al Fatah, un movimento di guerriglia per la liberazione della Palestina da Israele. Negli anni '60 crebbe rapidamente, fino a diventare la più grande e la più ricca delle organizzazioni palestinesi. Nel 1969 Arafat divenne il presidente dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), un organismo creato nel 1964 per raccogliere diversi gruppi palestinesi e che si era stabilito in Giordania.

Colpi di artiglieria tra israeliani e palestinesi residenti in Giordania e una serie di dirottamenti aerei e attentati da parte dei guerriglieri palestinesi fecero temere che l'Olp potesse prendere il controllo della Giordania. L'esercito giordano cacciò allora l'Olp fuori dal Paese nel 1971 con un'azione violenta e sanguinosa. L'Olp si trasferì in Libano. Nel settembre 1972 un gruppo palestinese noto come 'Settembre nero' uccise 11 atleti israeliani che partecipavano alle Olimpiadi di Monaco.

1967 - La guerra dei sei giorni

Nel 1967, di fronte ad una mobilitazione di truppe da parte di Egitto, Siria e Giordania, Israele giocò d'anticipo e il 5 giugno l'aviazione israeliana distrusse la flotta aerea egiziana a terra, mentre colonne di carri armati e reparti di fanteria israeliani conquistarono le alture del Golan alla Siria, la Cisgiordania e la Città Vecchia di Gerusalemme alla Giordania, Gaza e la Penisola del Sinai all'Egitto (mappa 4). Il 10 giugno, la guerra si concluse con un cessate il fuoco imposto dalle Nazioni Unite. La risoluzione approvata allora dall'Onu chiedeva il ritiro israeliano, ma mentre la versione in inglese parlava di ritiro "da territori occupati" (da alcuni), quella in francese esigeva un ritiro "dai territori occupati" (da tutti).

1973-1979 - La guerra dello Yom Kippur e gli accordi di Camp David

Nell'ottobre del 1973, nel corso di Yom Kippur, una delle maggiori festività ebraiche, l'Egitto e la Siria attaccarono Israele, che, pur con perdite considerevoli, riuscì, non solo a respingere gli attacchi, ma persino ad avanzare fino al Canale di Suez occupando una parte di territorio egiziano a ovest del canale. Nel 1974 Israele concluse una serie di trattati, a seguito dei quali ritirò le sue truppe mantenendo solo il controllo del Sinai e firmò un cessate il fuoco anche con la Siria.

Menachem Begin, Anwar Sadat e Jimmy Carter a Camp David
Menachem Begin, Anwar Sadat
e Jimmy Carter a Camp David
Il marzo del 1979 è la data degli accordi di Camp David tra Menachem Begin e il presidente egiziano Anwar Sadat. I governi di Egitto ed Israele misero fine allo Stato di guerra fra i due paesi. Israele restituì il Sinai all'Egitto (mappa 5) e questo riconobbe ufficialmente l'esistenza dello stato di Israele.

Gli anni '80 - Il Libano e l''Intifada'

Poche settimane dopo il ritiro dal Sinai, l'aviazione israeliana bombardò le basi dell'Olp a Beirut e nel Libano del Sud, come rappresaglia per gli attacchi sferrati per molti anni attraverso la frontiera. L'esercito israeliano invase il Libano e circondò Beirut, fermandosi per iniziare negoziati con l'Olp. Dopo dieci settimane di intensi bombardamenti, l'Olp accettò di lasciare Beirut sotto la protezione di una forza multinazionale e di risistemarsi in altri Paesi arabi. Israele si ritirò dalla maggior parte del Libano nel 1985, ma continuò a mantenere il controllo di una zona cuscinetto lungo il confine che aveva creato nel 1978.

Nel 1987 i palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme si rivoltarono contro gli israeliani in un movimento che divenne noto come 'intifada', la 'rivolta'. Le manifestazioni continuarono per anni e Arafat arrivò a proclamare l'Olp come il governo in esilio di uno 'Stato di Palestina'.

1993 - La dichiarazione di Oslo

Nel 1993 con la mediazione del ministro degli Esteri norvegese Johan Holst, Israele e l'Olp, il Movimento per la Liberazione della Palestina, negoziarono in segreto a Oslo una "Dichiarazione dei principi". Il documento fu firmato a Washington il 13 settembre del 1993 dal leader dell'Olp Yasser Arafat e dal primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin. Israele accettò il ritiro delle truppe da Gaza e dalla Cisgiordania, con l'eccezione della città di Hebron, e l'autogoverno palestinese di questi territori. Nelle "Lettere di reciproco riconoscimento" allegate alla "Dichiarazione", Israele riconosceva l'Olp come legittimo rappresentante del popolo palestinese e l'Olp riconosceva a Israele il diritto di esistere.

1995 - L'assassinio di Rabin

Il 5 maggio del 1994, al Cairo, venne firmato un primo accordo per l’autonomia di Gaza e Gerico. Nonostante gli attentati aggravassero la tensione già alta, pochi giorni dopo l'esercito israeliano lasciò Gerico e la striscia di Gaza. Il 26 ottobre venne firmato il trattato di pace tra lo Stato d’Israele e il Regno Hashemita di Giordania. Arafat entrò a Gaza, fece prestare giuramento ai membri dell'Autorità palestinese e assunse il controllo della politica nei campi dell'Istruzione, della Cultura, della Sicurezza sociale, del Turismo, della Salute e del Fisco. Nel 1995 Rabin e Peres firmarono un accordo per allargare le aree dell'autonomia palestinese, affidando all'Autorità palestinese il controllo di sei importanti città della Cisgiordania, ma non passò molto tempo e il primo ministro israeliano Rabin venne assassinato da uno studente israeliano con collegamenti a gruppi estremisti di destra.

1996 - Arafat presidente

Nel 1996, nelle prime elezioni della storia dei palestinesi, Yasser Arafat veniva eletto presidente a stragrande maggioranza, mentre in Israele il leader del partito di destra Likud, Benjamin Netanyahu sconfiggeva di misura Shimon Peres, succeduto a Rabin, e riprendeva la costruzione di insediamenti israeliani nei territori occupati e a Est di Gerusalemme, causando nuovi scontri tra palestinesi e coloni israeliani.

Nel 1997 la città di Hebron veniva restituita ai palestinesi, ma attentatori sucidi palestinesi si fecevano esplodere in un mercato all'aperto di Gerusalemme, uccidendo 15 persone e ferendone 170. La responsabilità fu rivendicata dal gruppo estremista islamico Hamas e il governo israeliano dichiarò che le trattative di pace sarebbero continuate solo quando fosse terminato il terrorismo, condizione a tutt'oggi pregiudiziale.

1998 - 'Terra contro Pace'

Solo nel 1998 Netanyahu e Arafat riuscivano a sottoscrivere un accordo a Wye Mills, in Maryland, con la mediazione del presidente americano Bill Clinton. L'accordo prevedeva lo scambio 'terra contro pace': repressione dei gruppi terroristici, ritiro parziale dell'esercito israeliano, trasferimento del 14,2% della Cisgiordania sotto il controllo palestinse, corridoi di libero passaggio tra Gaza e Cisgiordania, liberazione di 750 detenuti palestinesi e costruzione di un aeroporto palestinese a Gaza.

2000 - Il fallimento della nuova Camp David

Ehud Barak, Bill Clinton e Yasser Arafat a Camp David

Nel settembre del 1999, dopo la vittoria elettorale del laburista Ehud Barak su Netanyahu, Barak e Arafat firmarono una accordo per attuare gli accordi di Wye Mills. Di fronte a un nuovo blocco dei negoziati per un trattato definitivo di pace, Bill Clinton invitò nel luglio 2000 Barak e Arafat a un vertice a tre a Camp David, in Maryland, ma senza ottenere risultati. Al centro delle estenuanti trattative le questioni controverse di Gerusalemme e del rientro dei profughi.

Tra il 21 e il 26 gennaio 2001, falliscono anche i colloqui di Taba: nessun vertice a tre Bush, Barak, Arafat, ma incontri tra due delegazioni di altissimo livello che ripartono dalle trattative di Camp David, senza tuttavia giungere ad un accordo.

Sharon alla Spianata delle Moschee, la nuova 'Intifada'

Il 24 maggio del 2000, Israele ha annunciato la fine dell'occupazione militare della regione meridionale del Libano, durata 22 anni. Le truppe israeliane avevano cominciato a ritirarsi dalla zona di sicurezza di 15 chilometri il 22 maggio. Il 28 settembre del 2000, la visita del leader dell'opposizione israeliana di destra Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee provoca la violenta reazione dei palestinesi a Gaza e nella Cisgiordania, i quali cominciano ad attaccare le forze militari israeliane con pietre e armi da fuoco. Il linciaggio di due soldati israeliani a Ramallah provoca la reazione militare di Israele.

Sharon, che meglio sa interpretare la richiesta di sicurezza della società israeliana, forte anche delle debolezze e divisioni interne al partito laburista, stravince le elezioni promettendo minori aperture di Barak nel negoziato con l'Anp, ritenuta responsabile dell'Intifada e delle omissioni nei confronti delle organizzazioni terroristiche palestinesi.

E' l'inizio della nuova Intifada, che, in un crescendo di violenze, provocherà la morte di moltissimi civili israeliani, a causa dell'utilizzo massiccio di kamikaze palestinesi in attentati firmati da tutte le maggiori organizzazioni terroristiche, e del ministro israeliano del turismo Zeevi. Israele reagisce bombardando le strutture dell'Anp in alcune città palestinesi, con tank e bulldozer nei campi profughi, e tenta, con esecuzioni mirate, di indebolire le organizzazioni del terrore.

 

  Le mappe

Territori soggetti al mandato britannico
Territori del mandato britannico

Spartizione della Palestina secondo il piano dell'Onu

Spartizione della Palestina secondo il piano dell'Onu

Confini di Israele dopo la guerra dei seu giorni

I confini di Israele dopo il ritiro dal Sinai

  • Il Piano Tenet



  •  

    http://www-5.radioradicale.it/servlet/VideoPublisher?cmd=segnalaGoNew&livello=s7.1&file=uni_punzi_0_20020403182409.txt




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    20 giugno 2013

    Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica: Adolf Hitler, Berlino 22 11 1941


     

     

     

    Il Gran Muftì di Gerusalemme e        SS Mussulmane (Divisione Handshar)

    Adolf Hitler

    In quella terribile data il Gran Muftì di Gerusalemme, la più alta autorità sunnita, dichiarò che il Nazismo e l’Islam avevano gli stessi valori e gli stessi nemici, affermazione discutibile per quanto riguarda l’Islam laico e tutti i tentativi di riforma a cominciare da quello del sudanese Mohamed Taha, ma purtroppo innegabile per l’ islam integralista, Wawabismo sunnita e il Khomeinismo sciita. In cambio dello schieramento di tutto l’Islam, Siria, Giordania, Iran, Irak e Egitto, a favore di Hitler il progetto iniziale dell’espulsione degli Ebrei fu sostituita dallo sterminio, uno sterminio completo come quello compiuto dal Profeta Maometto sulle tribù israelite dell’Arabia, ree di aver rifiutato di riconoscerlo come Messia .

    La soluzione finale risale al febbraio del 1942. Il tale occasione fu anche fondata la XIII divisione SS, la divisione bosniaco palestinese, per intenderci erano quelli che andavano a massacrare i partigiani serbi con il Corano sotto braccio e seguivano la prescrizione ( è contenuta nella Sura numero nove di segare gambe e braccia ai nemici dell’Islam. Sempre nella stessa occasione Hitler e Himller si scusarono con il Gran Mufti di Gerusalemme, perché questa ignobile Europa giudaico cristiana aveva osato fermare l’Islam a Vienna. A proposito di Vienna, qualcuno ricorda la data in cui l’assedio fu spezzato? L’11 settembre. Certo. L’11 settembre 1683 il monaco italiano Marco d’Aviario con 80.000 uomini spazzò via l’assedio di Vienna: 300.000 tra cavalieri e fanti. Senza quella vittoria non avremmo avuto Kant. Non è un caso che la tecnologia, dalla vaccinazione al cellulare, dall’energia atomica alla resezione epatica secondo Tong Tan Tun, si sia sviluppata dove le religioni sono incerte (Giudaismo, Cristianesimo, Buddismo), dove abbiano dei margini per il dubbio e la rielaborazione filologica. Solo dove la filologia è permessa si sviluppa la filosofia. Senza filosofia non c’è pensiero scientifico, senza pensiero scientifico non può esserci pensiero tecnologico.

    Il Corano è dettato, non ispirato. Non è permessa nessuna rielaborazione filologica. Il corano si impara a memoria e basta. L’islam vieta le narrazioni ( l’unica che è riuscita a formarsi, nonostante i divieti, Le mille e una notte è attualmente vietata nella maggioranza degli stati integralisti), vieta il pensiero scientifico, perché la realtà appartiene a Allah ed è una mancanza di rispetto esplorarla. Vieta la musica (Allah il misericordioso verserà piombo fuso nelle orecchie di coloro che in vita avranno ascoltato musica) Islam vuol dire sottomissione. L’islam vieta la libertà. L’identità islamica è fortissima e totalitaria. Chi è islamico è islamico e basta.

    Silvana De Mauri diavolineri.net


    15 aprile 2013

    E per italiani dell'Ucei possibile servizio militare in Israele



     "Il cittadino straniero che venga iscritto
    nell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane acquista di diritto
    la cittadinanza italiana a sua domanda, da presentare tramite
    l'Unione al Ministero dell'Interno, mantenendo altresì la
    cittadinanza israeliana se già ne sia titolare. La cittadinanza
    italiana è acquisita anche dalla moglie e dai figli minori del
    cittadino di cui al comma 1, mantenendo anch'essi la cittadinanza
    israeliana". E' il primo articolo di un disegno di legge
    sull'acquisto della cittadinanza italiana da parte degli ebrei,
    presentato da Presidente emerito Francesco Cossiga.

    "Le persone che siano iscritte all'Unione delle Comunità
    Ebraiche Italiane che acquistino anche volontariamente la
    cittadinanza italiana - prevede ancora Cossiga - possono
    mantenere la cittadinanza israeliana, se già ne siano titolari.
    Il cittadino italiano iscritto all'Unione delle Comunità Ebraiche
    Italiane, che acquista anche volontariamente la cittadinanza
    israeliana mantiene di diritto anche la cittadinanza italiana. Le
    stesse disposizioni si applicano al coniuge ed ai figli minori,
    ancorché non siano iscritti all'Unione delle Comunità Ebraiche
    Italiane".

    "I cittadini italiani che siano iscritti all'Unione delle
    Comunità Ebraiche Italiane, ancorché non siano anche cittadini
    dello Stato d'Israele - è l'ultimo punto del disegno di legge del
    presidente emerito - possono liberamente e senza autorizzazione
    delle autorità italiane prestare servizio militare anche
    volontario nelle forze di difesa ed anche servizio in altre
    amministrazioni dello Stato d'Israele".




    permalink | inviato da il 15/4/2013 alle 14:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


    2 marzo 2013

    L’ISLAM IN EUROPA



    Islam e Occidente nel Medioevo

    • I primi contatti tra Islam e Occidente furono gli scontri tra i gruppi arabo-islamici, il mondo bizantino e le popolazioni del Caucaso.
    • Le relazioni tra Islam ed Europa sono iniziate con le invasioni arabo-islamiche nei territori europei alla fine del VII secolo d.C., seguite dalla conquista omayyade della Spagna all’inizio dell’VIII secolo.
    • L’espansione dei governi arabo-islamici in Spagna verso occidente si è fermata con la vittoria europeo-cristiana nella battaglia di Tolosa del 721 d.C., sotto il condottiero Duca di Aquitania.
    • Anche la Sicilia cadde sotto il governo arabo, divenendo un Emirato arabo tra il IX e l’XI secolo, quando i Normanni la invasero conquistandola.

    Le relazioni tra musulmani, cristiani ed ebrei nella Spagna araba medievale 

     al-Andalus

     Bernard Lewis, storico del Medio Oriente

    • Lo scambio culturale tra musulmani, cristiani ed ebrei nella Spagna governata dagli arabi, e in al-Andalus nello specifico, è stato oggetto di un ampio dibattito che comprende diverse voci.
    • La posizione tradizionale considera al-Andalus un esempio di armonia multiculturale, definita, “convivencia”. Secondo questa visione, il moderato governo islamico avrebbe favorito il fiorire della cultura ebraica, il pacifico sviluppo delle comunità cristiane e l’avanzamento scientifico dei musulmani.
    • Altri autori ritengono che al-Andalus non possa esser considerato un esempio di pacifica coesistenza. Mark Cohen sostiene che il dialogo interreligioso sia un mito storico, funzionale alla condanna delle persecuzioni anti-ebraiche da parte dei cristiani.
    • Dario Fernández-Morera pure ritiene che la “convivencia” sia un mito storico; secondo quest’autore, dipingere il governo islamico nella Spagna medievale come un esempio di tolleranza è semplicemente funzionale al sostegno del multiculturalismo e all’attacco alla cristianità.
    • Infine, Bernard Lewis spiega che la presunta accettazione positiva della diversità da parte dell’Islam sia una visione a-storica e teologicamente errata.
    • Questi autori evidenziano che i non musulmani, chiamati “dhimmi”, erano soggetti allo status giuridico speciale della “dhimma”, che accordava diritti limitati e specifici doveri ai non-musulmani soggetti a un governo islamico, ivi compreso il pagamento della jizya (la tassa sugli infedeli), la proibizione di andare a cavallo, le limitazioni all’esercizio del culto, e anche a volte l’obbligo di portare segni distintivi.
    • Altresì, questi autori documentano episodi di violenza anti-ebraica e anti-cristiana, benché tale violenza non fosse istituzionalizzata in politiche di persecuzione come accadeva nei governi cristiani.

    L’Islam e l’Occidente nella modernità

     Mappa dell'Impero Ottomano

    • Dopo anni di scontri, invasioni e guerre, le popolazioni turco-islamiche conquistarono Costantinopoli nel 1453. Con la caduta dell’Impero Bizantino, il regno islamico si sviluppa rapidamente nel potente Impero Ottomano, che si espandeva da occidente, con la conquista dell’Ungheria e dei Balcani, a oriente, verso la Persia, l’Arabia e l’Africa del Nord.
    • Le invasioni ottomane per mare e per terra interessavano l’intera Europa: nel Mediterraneo, i Turchi dovettero affrontare l’influenza e il potere della Repubblica di Venezia; nell’Europa Centrale, i turchi combatterono contro gli austro-ungarici; mentre le invasioni turche arrivarono fino alla Polonia e all’Islanda.

     La Battaglia di Lepanto

    • La prima battuta d’arresto delle invasioni ottomane in Europa si ebbe con la sconfitta ottomana nella battaglia di Lepanto del 1571, quando la marina turca fu Battuta dall’alleanza degli eserciti dell’Europa del Sud guidata da Venezia, per il consolidamento dell’influenza “italiana” nel Mediterraneo e per la preservazione della supremazia cristiana in Europa.

     Eugenio di Savoia

    • La seconda battuta d’arresto delle invasioni ottomane in Europa fu la sconfitta dell’esercito ottomano nella battaglia di Zenta del 1699, sotto la guida del condottiero Principe Eugenio di Savoia (Eugene von Savoy), seguita dal Trattato di Karlowitz, che segna l’inizio del progressivo declino dell’influenza ottomana nell’Europa Centrale.
    • In seguito alla caduta dell’Impero Ottomano nel 1922, gli Stati di recente formazione hanno adottato istituzioni occidentali, ivi comprese costituzioni, parlamenti e governi, così come ideologie occidentali, compresi il fascismo, il socialismo e il nazionalismo. Tra questi Stati, la Turchia ha affrontato un importante processo di secolarizzazione e occidentalizzazione.

    Le comunità islamiche contemporanee in Europa



    • Le comunità islamiche in Europa comprendono comunità musulmane storiche, originarie del periodo ottomano, e comunità musulmane costituite da immigrati e dai loro discendenti.
    • Le comunità musulmane storiche sono presenti in Grecia (Tracia), Bulgaria e in altri Stati non membri dell’UE (Albania, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro).
    • Le comunità musulmane più recenti hanno origini dai Paesi nordafricani (Marocco, Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto), Paesi subsahariani (principalmente dal Mali, Camerun e Sudan), dai Paesi arabi (principalmente Egitto, Giordania e Iraq) e dai Paesi asiatici (principalmente dall’Iran, Pakistan, India e Bangladesh).
    • Le più grandi comunità islamiche risiedono in Francia (Marsiglia, Parigi) di origine araba, in Austria (Vienna) e Germania (Berlino) di origine turca, nei Paesi Bassi (Amsterdam) di origine turca e araba, in Belgio (Bruxelles) di origine turca e araba, in Danimarca e Svezia (Copenaghen, Stoccolma e Malmö) di origine turca e araba, e nel Regno Unito (Londra e Birmingham) origine asiatica e araba.

    Impatto culturale



    • Nel contesto della tutela delle minoranze, le minoranze islamiche richiedono il riconoscimento della shari’a (legge islamica), nell’attuazione dell’autonomia collettiva. Il Regno Unito ha riconosciuto le corti arbitrali islamiche (volontarie) in materia di diritto di famiglia e per una certa parte anche di diritto contrattuale.
    • In molti Stati europei, le istituzioni sono di fronte al dilemma del riconoscimento di istituzioni giuridiche islamiche come, per esempio, la poligamia, attraverso le richieste di unione famigliare per moglie e figli dei matrimoni poligami.


    • Le comunità islamiche godono della libertà religiosa, benché non sempre sia loro garantita la libertà di costruire nuovi siti religiosi. Per citare alcuni esempi: la controversia sulla moschea in Svizzera, dove nel 2009 un referendum ha introdotto il divieto di costruire nuovi minareti; il Regno Unito, dove il progetto non ancora eseguito di ampliamento della moschea di Stratford comporterebbe la costruzione della più grande moschea in Europa; la Germania, dove il progetto di una nuova moschea a Monaco ha scatenato proteste popolari; e l’Italia, dove attivisti politici cercano di impedire alle comunità islamiche di costruire nuove moschee.


    • La mobilitazione islamica in Europa è aumentata in conseguenza all’11 settembre 2001, con episodi di terrorismo islamico, proteste e scontri.


    • Gli attacchi terroristici in Europa colpiscono obiettivi europei, giustificati dalla politica estera europea, come l’attacco terroristico a Madrid nel 2004 e l’attacco alla metropolitana di Londra nel 2005, così come obiettivi non europei, come l’attacco ai turisti israeliani in Bulgaria del 2012. Una particolare forma di terrorismo islamico è diretta contro obiettivi ebraici in Europa, come gli attacchi alla scuola ebraica di Tolosa nel marzo 2012.
     Theo van Gogh
    • La mobilitazione islamica comprende anche proteste contro comportamenti o posizioni percepiti come lesivi della sensibilità islamica. È il caso della controversia conseguente alla pubblicazione dei fumetti che ritraevano Maometto nel giornale danese Jyllands-Posten e ripubblicati da molti altri giornali, incluso il francese “Charlie Hebdo” oggetto di un attacco terroristico. Il regista olandese Theo van Gogh fu assassinato nel 2004 per il suo film “Submission”, ritenuto dall’Islam blasfemo. Casi simili di mobilitazione anti-europea riguardano la controversia sul film “Innocence of Muslims”, considerato molto lesivo della sensibilità islamica e blasfemo. Un certo numero di politici e intellettuali europei vive sotto minaccia di morte per le posizioni sull’Islam e sull’integrazione dei musulmani in Europa.
    • Per favorire l’integrazione dell’Islam nelle società europee, si sono create molte istituzioni in sostegno del dialogo tra comunità islamiche e Paesi ospitanti, come il “Conseil des Musulmans de France”, la “Comisión Islámica de España”, la “Consulta per l’Islam italiano”, il “Muslim Council” nel Regno Unito, e il “Zentralrat der Muslime” in Germania. Spesso queste istituzioni sono accusate di comprendere organizzazioni dell’Islam militante, mettendo in dubbio il modello di integrazione che si concretizza nel “dialogo istituzionalizzato”.




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    26 ottobre 2012

    Breve storia di Israele ... per chi non la conoscesse


     

     

    Premetto che non sono né Israeliano né Ebreo (e mi spiace quasi). Scrivo questi appunti non esaustivi per fornire un po’ di chiarezza a coloro che sparlano di argomenti vitali senza nemmeno prendersi la briga di informarsi. Ho sentito negli anni affermare che Israele sarebbe uno Stato grande come l’Italia, e che gli Ebrei hanno cacciato via dalla Palestina popolazioni indigene per stabilirvisi negli anni ’40.

    Dunque, partiamo dall’inizio.

    Israele ha una superficie di 20.770 kmq, inferiore a quella della Sicilia (25.710 kmq), con una popolazione di 6.700.000 di abitanti (la Sicilia ne ha 5.087.000, e la sola area urbana di Milano ne ha 7.400.000). È circondata dai seguenti stati islamici confinanti:

    Siria kmq 5.087.000 abitanti 17.585.540

    Libano kmq 10.452 abitanti 3.826.018

    Egitto kmq 1.001.450 abitanti 77.505.756

    Giordania kmq 92.300 abitanti 5.153.378

    A cui bisogna aggiungere altri 3.702.212 di Palestinesi su un territorio di 6.220 kmq che porta un totale di 107.772.904 di musulmani confinanti. Alle spalle di queste popolazioni vi sono altre centinaia di milioni di musulmani.

    [fonte Wikipedia]

    RISALENDO ALLE ORIGINI DELLA STORIA.

    Gli Ebrei, chiamati anche Israeliti e Giudei o Cananei, verso il 2000 a.C. assieme ad altre tribù Semite scendono dalla Mesopotamia per approdare nelle terre disabitate della costa, chiamata in seguito Palestina, dove si stabiliscono. È il periodo dei patriarchi, Abramo, Isacco, Giacobbe, ecc.

    Qui prosperano e si movimentano verso le regioni circostanti, specie l’Egitto. Dopo il XVII sec. a.C. le tribù ebree che abitavano in Egitto (dove vivevano in pace coi locali) fanno ritorno in Palestina perché invise ai nuovi conquistatori dell’Egitto, gli Hyksos (stirpi mesopotamiche) e si riuniscono alle tribù ebraiche qui rimaste. È l’epoca di Mosè.

    In Palestina le varie tribù ebree continuano a vivere fino alla fine dell’VIII sec., quando il loro regno viene invaso dagli Assiri (che per capirci vivevano in un territorio identificabile con l’attuale Irak). Dopo un assedio di tre anni, la capitale giudaica Samaria è conquistata e la popolazione ebrea deportata a Babilonia (la prima diaspora). Tutta la terra dei Giudei viene colonizzata da Babilonesi e Siriani (ricorda qualcosa …).

    Bisogna aspettare che l’impero babilonese venga attaccato e distrutto dai Persiani (odierni Iraniani) per vedere la fine della cattività degli Ebrei in terra straniera (anche questo ricorda qualcosa). Nel VI sec. gli Ebrei ricominciano a tornare in Palestina perché il re persiano Ciro li libera dalla schiavitù trattandoli con amicizia (oggi verrebbe da ridere).

    In Palestina gli Ebrei vivono in pace (relativa, per quei tempi) fino alla conquista di Alessandro Magno. Un alternarsi di conquiste egiziane ha termine con la conquista della Palestina da parte dei Romani. Siamo nel 64 a.C.

    La repressione romana fu terribile. Sul fatto che Gesù fosse ebreo e fosse nato in Palestina direi, almeno su questo, che non c’è chi possa dubitarne.

    Un fenomeno completamente nuovo si ebbe tre secoli dopo, quando politicamente il cristianesimo fu forte abbastanza da prevalere sull’ebraismo, tanto da far nascere un antisemitismo religioso (vedasi Editto di Milano, 313, e, per chi volesse, il mio libro sul Concilio di Nicea).

    Arriviamo al 624 d.C.

    Maometto con le tribù beduine inizia le sue conquiste e disperde le comunità israelite dell’Arabia settentrionale. La dominazione musulmana della Palestina durò fino al 1918, tranne i brevi periodi costituiti dai regni dei crociati.

    Gli Arabi si insediano in Palestina.

    Nel 1517 la Palestina diventa parte dell’impero ottomano (Turco).

    Dal 1880 nasce in Europa un movimento ebreo tendente a far tornare in Palestina gli ebrei esiliati (sionismo).

    Nella Prima guerra mondiale la Turchia era alleata della Prussia.

    Alla fine della guerra Gerusalemme è liberata dalle truppe inglesi che proclamano il ritorno di un insediamento statale ebraico nella terra originaria di Palestina (discorso del ministro inglese lord Balfour), ma in realtà la promessa non è mantenuta e la Gran Bretagna si assume il mandato della Palestina.

    Nel 1929 il ritorno delle famiglie ebree in Palestina produce scontento nelle popolazioni musulmane tanto da far scoppiare scontri violentissimi.

    Nel maggio 1942 il Programma Baltimore a New York rivendica la ri-costituzione di uno Stato ebraico sul territorio originario di Palestina. Nel frattempo le famiglie ebree nel mondo continuano a comperare terreni in Palestina che gli Arabi sono ben contenti di vendere a peso d’oro: si tratta perlopiù di terre abbandonate, inabitate e non coltivate.

    Tuttavia, negli anni succede esattamente questo: le famiglie immigrate di Ebrei iniziano a coltivare le terre acquistate e a costruire paesi fiorenti. In una parte degli Arabi abitanti in Palestina sorge un sentimento di invidia e gelosia per l’operosità degli Ebrei, abilmente pilotato da capipopolo che alimentano ostilità nei confronti degli Ebrei per proprie mire politiche. La Grande rivolta araba (1935-1939) è un’esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l’indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell’immigrazione ebraica e l’espulsione dei nuovi arrivati.

    Dopo la Seconda guerra mondiale i paesi palestinesi abitati dai coloni ebrei, scampati al genocidio di sei milioni di loro durante una delle pagine più buie della storia umana, diventano sempre più città fiorenti, dove prima secoli di dominazione araba non avevano prodotto nulla e la popolazione musulmana seguitava a vivere poveramente. Gli scontri armati diventano di intensità sempre maggiore fra fazioni arabe ed Ebrei.

    La situazione peggiora fino al punto che la Gran Bretagna nel 1947 decide di abbandonare il mandato della Palestina. Gli Ebrei riescono a difendersi e a mantenere i loro territori.

    Nel novembre del 1947 l’Assemblea Plenaria dell’Onu, dopo sei mesi di lavoro da parte dell’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), delibera la Risoluzione n. 181, ossia la spartizione della Palestina in due Stati, uno ebraico («con molte zone desertiche» fonte Wikipedia) e uno arabo, con Gerusalemme città internazionale.

    Il 15 maggio 1948, il mandato britannico scade ufficialmente e finalmente viene proclamato lo Stato sovrano indipendente di Israele ponendo termine al sionismo. Le truppe britanniche si ritirarono.

    Il giorno dopo, 16 maggio, «gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania attaccarono il neonato Stato di Israele. L’offensiva venne bloccata dal neonato esercito israeliano le forze arabe vennero costrette ad arretrare. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse circa 700 mila profughi arabi. In seguito all’armistizio e al ritiro delle truppe ebraiche l’Egitto occupò la Striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra» (fonte Wikipedia).

    Nel 1967, per propri calcoli politici all’interno del mondo arabo, il presidente egiziano Nasser si mette alla testa di una minaccia contro Israele alleandosi con Siria e Giordania, ammassando truppe corazzate ai confini. Con un attacco lampo di sei giorni l’esercito israeliano sbaraglia gli eserciti nemici e conquista la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, e la Striscia di Gaza che le permettevano di controllare meglio i terreni da cui erano provenuti gli attacchi.

    «Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando Egiziani e Siriani al di là delle posizioni iniziali. In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l’Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele» (fonte Wikipedia).

    Gli anni recenti sono stati caratterizzati da continui conflitti armati fra l’Olp e gli Israeliani, fino a quando nel 1982 l’esercito israeliano costrinse l’Olp a fuggire trasferendosi in Tunisia.

    «Per lungo tempo l’Olp rifiutò di assumere come base per il dialogo la risoluzione 242 dell’Onu (che prevedeva il ritorno ai confini di prima della “guerra dei sei giorni”, legittimando così le conquiste territoriali israeliane del 1948-1949), finché nel 1988 la sua linea si ammorbidì consentendo l’avvio di un cauto e non sempre coerente avvicinamento fra le opposte posizioni» (fonte Wikipedia). Quando tutto sembrava iniziare a svolgersi verso una soluzione, Arafat proclamò la Prima Intifada (lotta armata) pensando (erroneamente) di poter ottenere molto di più, o, probabilmente, ritenendo che il proprio ruolo di capo militare non potesse trasformarsi in quello di politico. È molto più facile comandare un esercito terroristico che una nazione, e nessuno dell’Olp aveva intenzione di creare uno Stato palestinese che avrebbe decretato la fine del senso di esistere della lotta armata. Chi ci rimise fu il popolo palestinese che rimane tuttora in miseria nonostante miliardi di dollari stanziati dall’Occidente e finiti nelle casse dell’Olp.

    Nel 1993 si attua un vertice di pace a Washington che prevede un accordo sul ritiro da Gaza. Mediazione di Clinton. Israele accetta ma gli attacchi palestinesi ai civili non smettono: continuano stragi di Israeliani.

    Un nuovo vertice per la pace a Washington non riuscì a convincere con le sue proposte Arafat sui termini della pace e le trattative conobbero così un cocente fallimento. Nell’ultimo periodo, la nuova strategia di Hamas di ricorrere ad attentati suicidi contro i civili ebrei ha ulteriormente acuito la tensione, facendo irrigidire le posizioni degli Israeliani.

    La morte del leader dell’Olp Arafat (primavera 2004) ha finalmente sbloccato la situazione e l’elezione del suo successore Abu Mazen ha portato, tra innumerevoli azioni di guerriglia e di contro-guerriglia, di attentati terroristici palestinesi e di “uccisioni mirate” e dure ritorsioni israeliane contro civili palestinesi, allo sgombero (unilateralmente disposto nel 2005 dal premier israeliano Ariel Sharon) della Striscia di Gaza, consegnata in novembre all’Anp, sui cui valichi è stata chiamata a vigilare una forza di polizia della Comunità Europea, comandata da un generale dei Carabinieri dell’esercito italiano.

    In questo delicato momento, in cui al-Fatah è disposta a riconoscere Israele e a lavorare per uno Stato palestinese, Hamas séguita a proclamare la distruzione di Israele, in ciò fomentata da Hezbollah filo iraniano.

    Il resto è cronaca quotidiana.

    fonti:

    Limes – Rivista di geopolitica, Karl Ploetz – Enciclopedia della Storia – Mondadori, Michel Mourre – Dizionario di Storia Universale – Mondadori, Benedetto Conforti – Le Nazioni Unite – Cedam, Bendetto Conforti – Lezioni di diritto internazionale – Editoriale Scientifica, Carlo Jean – Geopolitica – Laterza, Henry Kissinger – Gli anni della Casa Bianca – Mondadori

    Grazie per l’attenzione

    Andrea




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 26/10/2012 alle 7:59 | Versione per la stampa


    5 ottobre 2012

    Storia taciuta degli "ebrei arabi" e della loro cacciata



     

     

     
     

    Quasi un milione, fuggiti, espulsi, cacciati.
    Questo è il numero incerto degli ebrei che hanno dovuto lasciare i paesi arabi in un esodo silenzioso che la falsa storiografia del Medio Oriente non ha voluto vedere.
    Saggi, romanzi e film stanno ora per rompere un silenzio durato quasi un secolo, smontando menzogne e luoghi comuni, rompendo anche la dolorosa reticenza delle vittime: perché è una storia che noi, ebrei dei paesi arabi, abbiamo raccontato sottovoce.
    Se ne è discusso ieri sera a Milano: Fiona Diwan e Luisa Grego, nate in terre arabe, hanno presentato il film documentario "L'esodo silenzioso" di Pierre Rehov, regista francese nato in Algeria, e hanno poi invitato ad una "riflessione" altri tre figli del Medio Oriente, Magdi Allam, Gad Lerner e il sottoscritto, nella scomoda veste di testimone e di autore di un romanzo che racconta la stagione dei pogrom antiebraici e dell'intolleranza arabo-islamica. Unico europeo "doc" Carlo Panella.
    Più di mille persone hanno assistito una discussione non banale, anticipata dalla visione di un film crudo, dalle tinte forti, pregio e difetto di un documentario di denuncia.
    Ma la Storia è più complessa: difficile semplificare o raccogliere in un concetto le vicende che per 1400 anni si sono dipanate su un territorio esteso due volte e mezzo la superficie dell'Europa geografica (quella dagli Urali all'Atlantico!).
    Ancora più difficile, e sbagliato, considerare gli arabi un unicum, come vorrebbero i pan-arabisti.
    La necessità storica di ebrei e arabi, degli israeliani e dei palestinesi, di avere una storiografia redentrice ha generato e moltiplicato stereotipi e luoghi comuni: "arabi ebrei hanno sempre vissuto insieme in pace", "gli ebrei nei paesi arabi sono sempre stati perseguitati e sottoposti alla sharìa e alla condizione di dhimmi.
    Il mito arabo vuole che l'esodo degli ebrei sia una conseguenza della nascita dello Stato d'Israele; o che i pogrom antiebraici siano stati episodici e innocui, in alcuni casi addirittura organizzati dai "sionisti".
    Invece la storia è ben altra.


    Per 2000-2400 anni, gli ebrei hanno vissuto nelle terre che oggi consideriamo arabe. L'arrivo degli arabi-islamici 1300 anni fa nelle terre che vanno dall'Eufrate all'Atlantico ha comportato lo scontro degli arabi con le popolazioni residenti, ebrei inclusi: Caima, l'ultima regina marocchina a resistere all'invasione araba, era per l'appunto berbera ed ebrea.
    Il Patto di Omàr stabilì 1100 anni fa la possibilità per il residente di fede ebraica o cristiana di vivere in condizione di dhimmi, di protetto: pagando una tassa si poteva avere qualche diritto e salva la vita.
    Una condizione invidiata dagli ebrei europei che per mille anni sono fuggiti dalle terre cristiane verso quelle islamiche.
    Grandi pensatori, matematici e medici divennero presto, e per secoli, consiglieri di sultani e monarchi. Epoche di splendore si sono però alternate con il buio più cupo: non sono mancati pogrom e sterminio.

    Alcune date: anno 700, intere comunità massacrate dal re Idris I del Marocco; 845, promulgati in Iraq decreti per la distruzione delle sinagoghe; 861, nascita dell'obbligo per gli ebrei di portare un abito giallo, una corda al posto della cintura; 1006, massacro degli ebrei di Granata; 1033, proclamata la caccia all'ebreo Fez, 6000 morti; 1147-1212, ondata di persecuzioni e massacri nel Nord Africa; 1293, distruzione delle sinagoghe in Egitto e Siria; 1301, i Mammelucchi costringono gli ebrei a portare un turbante giallo; 1344, distruzione delle sinagoghe in Iraq; 1400, Pogrom in Marocco in seguito al quale si contano a Fez solo undici ebrei sopravvissuti; 1535, gli ebrei della Tunisia vengono espulsi (o massacrati); 1676, distruzione delle sinagoghe nello Yemen; 1776, sterminio degli ebrei di Basra, Iraq; 1785, massacri di ebrei in Libia; 1790-92, distruzione delle comunità ebraiche in Marocco; 1805-15-30, pogrom di Algeri; 1840, persecuzioni e massacri a Damasco; 1864-1880, pogrom a Marrakesh; 1869 eccidi a Tunisi; 1897, massacro di Mostganem in Algeria; 1912, pogrom a Fez.
    Del resto a iniziare fu lo stesso Maometto, nel 624, sterminando le tribù ebraiche della penisola arabica.

    Ma la tragedia su grande scala per gli ebrei è arrivata, anche in Medio Oriente, all'inizio del Novecento, con il crollo dell'Impero Ottomano e l'approdo del teorie nazionaliste fra i popoli arabi privi di identità e di leadership.
    Annichilito da cinque secoli di opprimente dominazione ottomana, il mondo arabo si è risvegliato cento anni fa diviso per criteri etnici e in strutture tribali.
    I movimenti politici di quel mondo, piuttosto che esprimere un'opzione di carattere propriamente politico, cioè di governo della realtà, hanno risolto in primis l'esigenza di rappresentare il movente identitario, spesso puramente etnico o religioso; un deficit di cultura politica ha surrogato ricorrendo a un codice fondativo tipico delle politiche identitarie di gruppo: il "riscatto della propria nazione".
    Se la dinastia hashemita di Hussein, sceicco di Mecca e Medina, firma tre accordi con il movimento sionista per accogliere i fratelli ebrei nella loro patria natia, in Egitto la teoria pan-islamica (e dopo quella pan-araba) con la costituzione del partito dei "Fratelli Musulmani" nel1929 definisce gli ebrei "elemento estraneo alle terre islamiche": la dhimma non basta più, gli ebrei diventano nemici.
    È per "restaurare la purezza dell'Islàm" che l'emiro di Riyadh, il wahhabita Ibn Saud, rovescia nel 1925 il Re hashemita Hussein, impossessandosi dell'Arabia da allora definita, appunto, Saudita; è perché considerato traditore che Abdallàh, figlio di Hussein, viene assassinato da estremisti nazionalisti a Gerusalemme, dentro alla Moschea di Omàr.

    Nel 1945 gli ebrei di Aden, Algeria, Bahrein, Egitto, Libano, Libia, Marocco, Siria, Tunisia e Yemen erano 862.050: oggi sono 7.500.
    Imprecisi i dati per altri paesi arabi e islamici.
    Ma il silenzio è stato anche nostro, delle vittime e di Israele.
    La mitologia israeliana, definita da una capace leadership ashkenazita, ha sempre sottovalutato la vicenda degli "ebrei arabi" (come ci chiamava Golda Meir), privilegiando raccontare il riscatto degli ebrei europei, raffinati intellettuali tornati al lavoro della terra e scampati al più grande pericolo del mondo, il nazismo.
    Noi, che da secoli ci siamo confrontati, nel bene e nel male, con gli arabi, abbiamo considerato la nostra vicenda come una tappa, quasi banale, nello scontro arabo-ebraico.
    Il nostro esodo non ci ha meravigliato perché, così come per italiani ed austriaci, il nostro è stato uno scontro tra nazioni: "loro" gli arabi , "noi" Israele.
    Siamo usciti, quasi per miracolo, derubati di tutto e con una lunga scia di sangue, ma a testa alta, da vincitori: riscattati "noi" dalle vittorie di Israele, infuriati e umiliati "loro" dalle cocenti sconfitte.
    Le nostre ferite erano, e rimangono, poca cosa rispetto all'enormità della Shoah; le nostre ferite molto ricompensate dalle nuove libertà recuperate in Occidente o in Israele: unico punto in comune con la Shoah la scomparsa di un mondo: la civiltà araba-ebraica, fatta di conflitto e coesistenza, è stata una generosa mistura di cultura e arte, di lingue e cibi, di proverbi, odi, timori e benedizioni.
    La rivisitazione di quell'epoca e di quell'esperienza è per noi, nati sotto le palme del Mediterraneo, è un'occasione importante: per guarire una ferita noi ebrei, per guardarsi allo specchio e ricostruire la propria memoria gli arabi. La pace non nasce dall'oblio.
    Victor Magiar - Il Foglio
    Jewish Population in Arab Countries

    .............1945.....1958....1968....1976....2001

    Aden.........8000......800.......0.......0.......0

    Algeria....140000...130000....1500....1000.......0

    Bahrain.......600......500.....100......50......30

    Egypt.......63500....40000....1000.....400.....100

    Iraq.......140000.....6000....2500.....350.....100

    Lebanon......6950.....6000....3000.....400.......0

    Libya.......38000.....3750.....100......40.......0

    Morocco....270000...200000...50000...18000....5500

    Syria.......35000.....5000....4000....4500.....100

    Tunisia....105000....80000...10000....7000....1500

    Yemen.......55000.....3500.....500.....500.....200

    Others.....100000...............................50

    TOTAL..... 962050...475550...72700...32240....7530
    http://video.google.ca/videoplay?docid=-693217217048940768
    ---------------------------------------------------------------------------------------------------------- 
    Questo video, che raccomando di guardare anche se lungo, 45 min,
    racconta la tragedia degli ebrei dei paesi arabi nel momento della
    fondazione di Israele, e' in inglese ma molto chiaro.   
     
     

     

     




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 5/10/2012 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    16 agosto 2012

    Ebrei esiliati dalla Palestina? Per alcuni storici una invenzione

    La tesi, corredata da vari riferimenti storici, è del Prof Shlomo Sand, professore di Storia all'università di Tel Aviv.
    La diaspora non nasce con l’espulsione in massa degli ebrei della Palestina, che non ci fu, ma da successive conversioni in Africa del Nord, in Europa del Sud ed nel Medio-Oriente. Ecco qualcosa che farà vacillare una delle basi del pensiero sionista.
    Secondo i nazionalisti israeliani le tribolazioni del popolo ebreo lo condussero nello Yemen, in Marocco, in Spagna, in Germania, in Polonia e fino in Russia. E la sua la sua unicità non fu alterata.
    Queste idee sono l’opera di rimanipolatori, di talento, del passato, dalla seconda metà del xix° secolo.
    I nazionalisti ebrei hanno cercato di bloccare ogni tipo di deviazione rispetto alla versione ufficiale dominante.
    Gli "studiosi" sionisti si raggrupparono in dipartimenti esclusivamente dedicati “alla storia del popolo ebreo”.
    Questi ricercatori “autorizzati” del passato non parteciparono neppure al dibattito “dei nuovi storici”, iniziata alla fine degli anni 1980. La maggior parte degli attori di questo dibattito pubblico formularono nuove questioni sul passato ebreo e sionista. Si contavano anche nelle loro fila laureati venuti dall’estero. Dai “dipartimenti di storia ebrea” giunsero, in compenso, soltanto delle voci apprensive e conservatrici.
    Ed ecco che nel corso degli anni 1980 questi miti fondatori vacillano. Le scoperte della nuova archeologia contraddicono la possibilità di un grande esodo nel XIII° secolo a.c . Inoltre Mosè non ha potuto fare uscire gli ebrei dell’Egitto e condurli verso “la terra promessa” per la semplice ragione che all’epoca questa… era nelle mani degli Egiziani. Non si trova del resto nella storiografia alcuna traccia di una sommossa di schiavi nell’impero dei faraoni, né una conquista rapida del paese di Canaan perpetrata da elementi stranieri.
    Non esiste neppure un segno dei sontuosi regni di Davide e di Salomone. Le scoperte del decennio passato mostrano l’esistenza, all’epoca, di due piccoli regni: Israele, più potente, e Juda, la futura Giudea. Gli abitanti di quest’ultimo regno non subirono nessun esilio nel VI° a.c., come sostenuto dai nazionalisti israeliani.
    L’esilio dell’anno 70 della nostra era, ha effettivamente avuto luogo?
    I Romani non hanno mai esiliato nessun popolo su tutto il lato orientale del Mediterraneo. Ad eccezione dei prigionieri ridotti in schiavitù, gli abitanti della giudea continuarono a vivere sulle loro terre, anche dopo la distruzione del secondo tempio (70 d.c.).
    Una parte di loro si convertì al cristianesimo nel IV° secolo, mentre la grande maggioranza si congiunse all’Islam in occasione della conquista araba al VII° secolo. La maggior parte degli ideatori sionisti lo sapevano: come Yitzhak Ben Zvi e David Ben Gourion, rispettivamente il futuro presidente e il fondatore dello Stato di Israele; lo hanno scritto fin nel 1929, anno della grande sommossa palestinese. Tutti e due citano più volte il fatto che i contadini della Palestina sono i discendenti degli abitanti dell’antica Giudea(1).
    Poiché non c’è mai stato un esilio dalla Palestina romanizzata? Da dove vengono i numerosi ebrei che popolano il bacino del Mediterraneo fin dall’antichità?
    Dietro la cortina della storiografia nazionale si nasconde una stupefacente realtà storica. Dalla sommossa dei Maccabei, nel II° secolo a.c, alla sommossa di Bar-Kokhba nel II° secolo d.c., il giudaismo fu la prima religione proselitista (che si proponeva di fare proseliti-nda). Gli Asmonei avevano già convertito di forza gli Idumenei del sud della Giudea ed gli Itureeni di Galilea, e annessi al “popolo di Israele”. Sulla base di questo regno, il giudaismo si espanse in tutto il Medio-Oriente e il Mediterraneo. Nel primo secolo della nostra era apparve, nell’attuale Kurdistan, il regno ebreo di Adiabène, e non sarà l’ultimo regno a “giudaizzarsi”: altri lo faranno successivamente.
    Gli scritti di Flavio Giuseppe (storico scrittore, storico, politico e militare romano di origine ebraica-nda) non costituiscono la sola testimonianza dell’ardore proselitista degli ebrei. Da Orazio a Seneca, da Giovenale a Tacito, molti autori latini ne esprimono il timore. Il Mishna e il Talmud(2) autorizzano questa pratica della conversione (forzata-nda) – anche se, di fronte alla pressione ascendente del cristianesimo, i savi della tradizione talmudica esprimeranno riserve al suo riguardo.
    La vittoria della religione di Gesù, all’inizio del IV° secolo, non mette fine all’espansione del giudaismo, ma rilega il proselitismo ebreo ai margini del mondo culturale cristiano. Nel V° secolo appare così, nei territori dell’attuale Yemen, un regno ebreo vigoroso dal nome di Himyar, i cui i discendenti conserveranno la loro fede dopo la vittoria dell’islam e fino ai tempi moderni. Inoltre i cronisti arabi ci danno la notizia dell’esistenza, nel VII° secolo, di tribù berbere giudaizzate: di fronte alla spinta araba, che raggiunse l’Africa del Nord alla fine di questo stesso secolo, appare la figura leggendaria della regina ebrea Dihya el-Kahina,che tentò di fermarla. Alcuni Berberi giudaizzati prenderanno parte alla conquista della penisola iberica, che pose le basi della particolare simbiosi tra ebrei e musulmani, caratteristica della cultura ispano-araba.
    La conversione di massa più significativa si verifica tra il Mar Nero ed il Mar Caspio: riguarda l’immenso regno kazaro, nel VIII° secolo. L’espansione del giudaismo, dal Caucaso all’Ucraina attuale, genera comunità multiple, che le invasioni mongole del XIII secolo respingono in gran numero verso l’est dell’Europa. Là, con gli ebrei venuti dalle regioni slave del Sud e dagli attuali territori tedeschi, porranno le basi della grande cultura yiddish(4).

    Israele, sessanta anni dopo la sua fondazione, rifiuta di concepirsi come una repubblica che esiste per tutti i suoi cittadini. Circa un quarto di loro non sono considerati come ebrei e, secondo lo spirito delle sue leggi, questo Stato non è loro. In compenso, Israele si presenta sempre come lo Stato degli ebrei del mondo intero, anche se non si tratta più di profughi perseguitati, ma una etnocrazia (potere dell'etnia-nda) senza frontiere giustifica la discriminazione rigorosa che pratica invece nei confronti di una parte dei suoi cittadini attuata invocando il mito della nazione eterna, ricostituita per raccogliersi “sulla terra dei suoi antenati”.

    Lo sviluppo di qualsiasi storiografia spesso si imbatte nell'invenzione della nazione. Questa fu il sogno di milioni di esseri umani nel XIX° secolo e durante una parte del XX°. Ma la fine di quest’ultimo secolo ha visto questi sogni iniziare a rompersi. I ricercatori, in numero sempre crescente, analizzano, dissecano e smantellano le grandi ideologie nazionalistiche, ed in particolare i miti dell’origine comune care alle cronache del passato. Gli incubi d’identità di ieri faranno posto, domani, ad altri sogni d’identità.
    Come gli ebrei si impossessarono delle terre degli arabi
    A partire dagli anni trenta del XX secolo, e ancor più dopo il termine del II conflitto mondiale e la tragedia dell'Olocausto, la Palestina vide fortemente alterata la sua composizione demografica, con la minoranza ebraica avviata a diventare maggioranza grazie all'acquisto di terreni reso possibile dai fondi concessi ai profughi ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista.

    Negli anni venti e trenta numerose furono le dimostrazioni di protesta da parte dei movimenti palestinesi, che sovente sfociarono in veri e propri scontri a tre tra l'esercito di Sua Maestà britannica, i residenti arabi e i gruppi armati dei coloni ebrei. Spesso gli attriti non erano dovuti all'immigrazione in sé, ma ai differenti sistemi di assegnazione del terreno: gran parte della popolazione locale per il diritto inglese non possedeva il terreno, ma per le abitudini locali possedeva le piante che vi venivano coltivate sopra (tra cui gli alberi di ulivo, che erano la coltura prioritaria e che, vivendo anche secoli, divenivano dei "beni" passati di generazione in generazione nelle famiglie), di conseguenza molti terreni usati dai contadini arabi erano ufficialmente (per la legge inglese) senza proprietario e venivano quindi acquistati dai coloni ebrei appena immigrati (o loro affidati).

    Questo, unito alle regole con cui venivano solitamente gestiti i terreni assegnati ai coloni (la terra doveva essere lavorata solo da lavoratori ebrei e non poteva essere ceduta o subaffittata a non ebrei), di fatto toglieva l'unica fonte di sostentamento e lavoro a moltissimi insediamenti arabi preesistenti.

    (1) Cf. David Ben Gourion e Yitzhak Ben Zvi, « Eretz Israël » nel passato e nel presente (1918, in yiddish), Gerusalemme, 1980 (in ebraico) e Ben Zvi, La Nostra popolazione nel paese (in ebraico), Varsavia, Comitato esecutivo dell’Unione della giovinezza e Fondo Nazionale ebreo, 1929.
    2) La Mishna, considerata come la prima opera della letteratura rabbinica, è stata completata nel secondo secolo DC. Il Talmud riassume tutte le diserzioni rabbiniche sulla legge, i costumi e la storia degli ebrei. Esistono due Talmud: quello della Palestina scritto tra il terzo e il quinto secolo, e quello babilonese, terminato alla fine del quinto secolo AC.
    Articolo correlato: Non sapevo. Come gli ebrei espulsero gli arabi dalla Palestina
    Riferimenti:
    1) http://www.altrainformazione.it/wp/come-fu-inventato-il-popolo-ebreo/
    2) http://wapedia.mobi/it/Conflitti_arabo-israeliani#1.
     




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    5 luglio 2012

    Ricordi di un mondo distrutto

    Una via del quartiere ebraico di Lublino, 1937.
    Il ghetto di Lublino aveva vecchie case e palizzate fatte di tronchi d'albero. Le vie erano tortuose. Le ruote dei carretti trainati dai cavalli tremavano sul selciato. Figure ricurve emergevano agli angoli delle strade come fantasmi. Ogni volta che ho percorso questa strada, il cielo era grigio e un velo sinistro ricopriva gli edifici. La casa al centro è quella del gran tzaddik Jacob Isaac ha-Hozeh, il Profeta di Lublino. E', a quanto ne so, l'unica foto che esista della sua casa, che fu distrutta dai nazisti.



     

    A partire dalla notte del 27 ottobre 1938, le SS deportarono diecimila Ebrei polacchi che avevano trascorso gran parte della loro vita in Germania e si consideravano tedeschi. Li si svegliò, si concessero loro dieci minuti per vestirsi e raccogliere i loro effetti personali e li si ammassò in vagoni ferroviari. I treni presero la direzione del confine polacco, ma si fermarono dieci km. prima. Gli Ebrei dovevano continuare a piedi fino in Polonia. Questa marcia era particolarmente estenuante per i più anzani, fra cui papà e mamma di Herschel Grynszpan, di 17 anni. Il 7 novembre, Grynszpan, esiliato a Parigi, uccise il terzo segretario dell'ambasciata tedesca. Questo assassinio fornì al regime hitleriano il pretesto per scatenare la "notte dei cristalli". Io passavo per le vie di Berlino in uniforme nazista per fissare su alcune foto e alcuni filmati questo avvenimento atroce. Gli Ebrei tedesco-polacchi furono raggruppati in caserme infette a Zbaszyn, vicino alla frontiera tedesca. Le condizioni erano tali, a prescindere dall'inverno, che le persone si ammalarono; 68 morirono di polmonite. Il rappresentante americano della società delle Nazioni esigette che si facesse qualcosa. L'ambasciatore polacco qualificò il rapporto di "costruzione ebraica". Sentivo che occorrevano prove delle condizioni di vita al campo di Zbaszyn. Non era difficile entrarvi: mi unii semplicemente a un gruppo di nuovi arrivati. Uscirne era molto più complicato, ma io dovevo far  uscire queste foto, e in fretta. Dopo due tentativi falliti, fuggii nottetempo saltando dal primo piano della caserma. Riuscii ad evitare i cocci di vetro e il fil di ferro. Recitai la preghiera "Ascoltami o Israel!" e la preghiera di ringraziamento per essere sfuggito al pericolo. Prima dell'alba, potei allontanarmi di corsa da quel luogo così poco ospitale. Quando le mie foto arrivarono a Ginevra, il rappresentante polacco urlò: "Chi ha fatto queste foto?". Mi rincresce di non essere stato là per dirgli che ero stato io.


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    11 agosto 2010

    Notizie quotidiane da Israele (in inglese)

    Questi i link ai principali siti israeliani dove si possono consultare notizie quotidianamente aggiornate (in inglese):

    Ha’aretz
    http://www.haaretz.com/

    Jerusalem Post
    http://www.jpost.com

    YnetNews
    http://www.ynetnews.com

    Jerusalem On Line
    http://www.jerusalemonline.co.il/home.asp

    Israel Broadcasting Authority - English Tv News
    http://www.iba.org.il/


    Chi desidera ricevere una sintesi quotidiana (in inglese) di editoriali e principali notizie dai giornali israeliani, può iscriversi gratuitamente alla seguente mailing-list: http://www.mfa.gov.il/MFA/aspx_dir/newsletter

     




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    17 maggio 2010

    Ebraismo poco conosciuto. I 'marrani'. Note su una identità negata e sofferta

    Ebrei spagnoli del Sec. XIV

    Fonte::www.spazioforum.net/.../index.php?t12706.html

    <<Nell’antica Sefarad si calcola che in un quarto di secolo, dal 1391 al 1415, la comunità ebraica perse almeno centomila membri. Nacque la figura ibrida e complessa dei “marrani”. Il battesimo forzato si rivelò una barriera insuperabile che segnò il destino dei marrani, li separò dalla comunità, senza offrirgliene una nuova, li bandì in una terra di nessuno, chiusi nel mezzo tra ebraismo e cristianesimo, li destinò ad una tensione irrisolvibile, ad una scissione che li lacerò prima ancora di ogni tortura.
    Così i marrani furono improvvisamente l’“altro” rispetto ai cristiani, ma anche rispetto agli ebrei. Sensi di colpa, rimorso e privazione, inadeguatezza, non-appartenenza, estraneità, impossibilità di essere sé, li accompagnarono nella loro storia secolare. Furono condannati ad una identità negata e incompleta, ad un sé scisso e frammentato.
    Soffrirono per un triplo esilio: come ebrei erano esiliati da Sion; come conversos erano esclusi dalla vita ebraica; come giudaizzanti sopravvivevano in un ambiente sempre più ostile, circondati da spagnoli in cerca di “identità” autentica e purezza del sangue. Esiliati nell’esilio, si considerarono ebrei potenziali per aspirazione, per il loro persistere in un ebraismo sempre più privato di contenuti, un ebraismo per sottrazione. Scherniti dai cristiani, perché non riconoscevano che il messia era già venuto, non abbandonarono mai la “esperanza” nel loro Messia, una speranza che cedeva spesso a una nostalgia verso un passato immemoriale, ma che non si spense mai e restò, ancora nel Novecento, una delle poche indelebili tracce del marranesimo.
    Un nuovo capitolo dell’ebraismo italiano potrà essere scritto quando ai marrani del sud verrà concesso il riscatto e il ritorno che hanno atteso>>.

    Donatella Di Cesare, filosofa

    Fonte: "lUnione informa" - 03.05.2010

    Dona Grazia Mendes, la signora dei marrani

     

     

     

    Breve Bibliografia
     
    Opere generali
    C. Roth, Storia dei Marrani, ristampato da Marietti edizioni, Milano 2003

    B. Netanyahu, The Marranos of Spain, New York 1966
     
    R. Bonfil, Gli Ebrei in Italia nell’epoca del Rinascimento, Sansoni Editori, Firenze 1991
     
    A. Leoni, La Nazione ebraica spagnola e portoghese negli Stati Estensi, Luisé editore, Rimini 1992
     
    Gli Ebrei in Italia, a cura di C.Vivanti, 2 vol., Einaudi,Torino 1996-97
     
    L’Inquisizione e gli ebrei in Italia, a cura di M.Luzzati, Roma- Bari 1992

    Y.H. Yerushalmi, Dalla Corte al Ghetto. La vita, le opere, le peregrinazioni del marrano Cardoso nell’Europa del 600, Milano 1991
     
    Opere specifiche sui conversos
     
    Ebrei e cristiani nell’Italia medievale e moderna. Conversioni, scambi e contrasti,
    A cura di M. Luzzati, M. Olivari e A.Veronese, Roma 1988

    L’identità dissimulata: Giudaizzanti iberici nell’Europa cristiana dell’età moderna,
    a cura di P.C. Yoli Zorattini, Firenze 2000

    Ebrei: identità e confronti
    , “Zachor, V (2001-2002)

    I. Yovel, Spinosa and other Eretics, 2 vol. Princeton 1989
     
    Opere specifiche su Donna Grazia Mendes
     
    C. Roth, Danna Grazia Ha Nasì ed il Duca di Nasso (non più reperibile)
     
    M.G. Muzzarelli, Beatrice de Luna, vedova Mendes, alias Donna Grazia Nasi: un’ebrea influente. In Rinascimento al femminile, pp. 83-116, Editori laterza 1991
     
    M. Racanelli, Grazia Mendes, L’identità marrana al femminile, Ancona 2004

    Fonte: Comunità Ebraica di Bologna

    di Ines Miriam Marach

    Riadattamento di una lezione tenuta, presso la Comunità ebraica di Bologna all’interno del ciclo “Donne ed ebraismo” nell’aprile 2007.
     
    Le movimentate e a volte rocambolesche vicende di Donna Gracia Mendes, la Seniora, figura femminile emblematica del XVI secolo, sono state fonte d’ispirazione per tanti scrittori di romanzi di avventura; la sua vita è sicuramente stata un romanzo ed il suo essere marrana, cioè appartenente a due identità così differenti e differenziate l’ha consegnata alla storia come modello attivo di donna, forse precursore dell’emancipazione femminile e vivace protagonista all’interno della società del suo tempo.

    Al di là dei contributi romanzati, che solo talvolta si avvalgono di fonti storiche, non mancano, nella storiografia specifica sulla cultura ebraica rinascimentale, e su quella sefardita, gli apporti di studiosi come Roth, Bonfil, Leoni, Yoli Zorattini, per citarne solo alcuni, che hanno sicuramente ricostruita e ben documentata l’interessante ed intrigante figura di Grazia Mendes.Roth ne ha anche pubblicato una biografia, ormai introvabile, ripresa da una studiosa dell’Università di Urbino, uscita nel 2004.

    Chi è allora questa donna che ha cercato di cambiare il destino del popolo ebraico nel XVI secolo?

    Grazia Ha-Nasì nasce nel 1510 (o forse nel 1511 secondo alcune fonti) in Portogallo, da una famiglia di probabile provenienza spagnola in seguito all’Editto di espulsione del 1492; il percorso di vita del suo gruppo familiare, come di tanti altri, rientrò in quel evento che Cecil Roth definisce il più romanzesco episodio della storia umana: il marranesimo (il fenomeno del cripto giudaismo) che per quanto ancora abbastanza enigmatico, costituisce infatti un capitolo fondamentale e allo stesso tempo tragico, della storia degli ebrei della diaspora in molti paesi dell’Europa occidentale, soprattutto fra XVI e XVII secolo.
     
    La complessa identità dei marrani (gli anussim,” i costretti “) era caratterizzata da forme ben determinate di esercizio della vita religiosa, basate sulla dissimulazione di un'appartenenza proibita, quella ebraica e sulla simulazione di una falsa appartenenza, quella cristiana.
    Il termine marrano che lo storico spagnolo Carobaroja intende riferito ad un gruppo di persone non del tutto omogeneo nel tempo e nello spazio è un antico termine spagnolo dispregiativo dalla radice araba, con cui s’indicava il maiale giovane, attribuito prima ai mussulmani, poi agli ebrei, alludendo alla prescrizione sia per gli uni che per gli altri di considerarlo animale impuro, associandoli quindi a questo.
    L’uso del termine partì dalla regione di Castiglia in epoca medievale, luogo in cui si verificarono le prime conversioni forzate. 
    In Italia si affermò nel secolo XVI con l’arrivo dei profughi portoghesi dove prese accezione comune dell’ebreo che dopo essere stato battezzato tornava ad essere ebreo apertamente.
    Roth fa coincidere l’origine del marranesimo portoghese col fenomeno dei nuovi cristiani, nato in Spagna verso la fine del 1300.
    In seguito la Riconquista da parte degli stati cristiani, che dominarono poi tutta la penisola iberica, la condizione degli ebrei andò gradualmente peggiorando fino ad arrivare al momento in cui le intense predicazioni domenicane portarono ondate di violenza che travolsero le juderias, i quartieri ebraici di Castiglia e di Aragona; le fonti riportano come più cruenta la strage di Siviglia perpetrata il mercoledì delle ceneri del 1391.
     
    Fu così compromessa in modo irrimediabile la vita delle comunità ebraiche spagnole e poste le basi per una serie di limitazioni all’autonomia degli ebrei, che nel volgere di un secolo sarebbero sfociate nell’espulsione del 1492, decretata da Isabella e Ferdinando dopo la riunificazione dei regni di Castiglia ed Aragona.
    In questo contesto nasceva il problema dei converso, i nuovi cristiani, convertiti a forza o spontaneamente per salvarsi la vita, che costituirono per le autorità cristiane un elemento di disagio ideologico.
    Gli esuli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492 si sparsero in ogni angolo del bacino del Mediterraneo, in gran numero si recarono oltremare, soprattutto nei paesi mussulmani, ma anche in alcuni stati italiani, seppure in piccola percentuale; è quanto sostiene Roberto Bonfil che scrive che la loro consistenza numerica fu piuttosto trascurabile tranne forse all’inizio quando gruppi abbastanza elevati numericamente stazionarono in Italia in transito per l’oriente.
     
    Ma la maggior parte varcò il confine e si fermò in Portogallo in cui gli ebrei erano ancora abbastanza tollerati, fino al 1497, quando fu imposto il battesimo forzato;
    pena pagata per non adempiere a tale ordine era l’espulsione.
    Se per alcuni storici (Roth per primo) il termine marrano è sinonimo di converso secondo altri, il vero fenomeno del marranesimo, inteso proprio come cripto giudaismo, dilagò in Portogallo quando quasi tutti, per salvare anche le proprie attività, presero il battesimo continuando però segretamente, nel proprio interno, ad essere ebrei.      
     
    Con l’introduzione nel 1536 dell’Inquisizione anche in Portogallo ed il conseguente rischio di essere scoperti e processati, la maggior parte dei marrani partirono alla volta dei Paesi Bassi (Amsterdam e Anversa furono i centri più importanti) e dell’Italia.
    Roma, ed Ancona (nello Stato pontificio), Venezia, Ferrara e più tardi Livorno, furono i luoghi in cui maggiormente si concentrarono le comunità marrane.
     
    Anche alla famiglia di Gracia, gli ha Nasì (i principi), come a tutti gli ebrei rifugiati in Portogallo, toccò la sorte del battesimo forzato imposto il 4 marzo 1497; Gracia nacque quindi col nome cristiano di Beatriz de Luna.
    Nel 1528 sposò in Portogallo Franzisco Benveniste Mendes, ricco mercante marrano ma forse anche rabbino, con cerimonia pubblica di rito cattolico, preceduta da quello ebraico celebrato privatamente in tutta segretezza, quindi con regolare ketubbà che ne fissava anche la dote.
    Ciò provocò parecchie complicazioni di carattere giuridico di cui accennerò soltanto ai fini della narrazione degli eventi riguardanti la sua vita e la sua storia.
    Seguì poco dopo la nascita di una figlia, Reyna.
     
    Nel 1536, anno dell’Inquisizione Gracia rimase vedova in giovane età.
    Il marito, in una dichiarazione testamentaria prima della morte, affidò le sorti della moglie nonché la gestione della metà del proprio patrimonio al fratello Diogo, uomo abile negli affari, con interessi nei Paesi Bassi, che alla morte di Francisco gestì e controllò anche tutte le sue finanze.
    A seguito l’istituzione dell’Inquisizione, Gracia lasciò il Portogallo con la figlia Reyna, il nipote Joao Miguez (alias Yosef ha-nasì), la sorella Brianda e qualche altro membro della famiglia, diretta ad Anversa, dove la comunità marrana portoghese
    (in prevalenza mercanti di spezie ) trovò in parte rifugio.
     
    Ad Anversa Gracia ebbe contatti col medico Amato Lusitano (alias Giovanni Rodrigo Amato) che troverà in seguito anche a Venezia e a Ferrara.
    Dopo questo primo passaggio già maturava in lei il desiderio ed il progetto di ritornare apertamente all’ebraismo.
    Poco dopo il trasferimento dei beni ad Anversa, Gracia affiancò il cognato dimostrando una grande capacità imprenditoriale e stabilendo alleanze con le più facoltose famiglie dei Paesi Bassi tanto che le fu proposto dalle alte sfere, un matrimonio combinato fra la figlia Reyna e un rampollo cristiano, richiesta che ella rifiutò categoricamente, ma che dovette scontare fuggendo da Anversa. 
    I legami di Grazia con la famiglia del marito divennero sempre più stretti quando nel 1540 Diogo Mendes sposò la sorella Brianda con la quale ebbe una figlia.
    Diogo emise un documento in cui Grazia e la figlia erano ugualmente beneficiate dal patrimonio di Francisco. Alla morte di Diogo nel 1542 Gracia divenne amministratrice del patrimonio dei Mendes, cosa che indispettì non poco la sorella.  
     
    Nel 1546, Grazia lasciò Anversa e passando da Lione approdò a Venezia, crogiuolo di genti e di culture dove l’ondata migratoria sefardita era prevalentemente marrana; nel 1541 venne infatti creato il ghetto vecio per gli ebrei levantini residenti temporaneamente in città, in realtà ex marrani tornati all’ebraismo nell’Impero turco. Qui scoppiò la disputa fra Gracia e la sorella per il patrimonio dei Mendes che finì con la denuncia da parte di Brianda alle autorità veneziane con l’accusa di essere giudaizzante.
     
    Dopo essere stata imprigionata Gracia o Beatriz come la si vuol chiamare, nel 1549   raggiunse Ferrara, importante polo di riferimento per tutti gli esuli, chiedendo garanzie per la sua permanenza ai reggenti e dove iniziò il cammino di ritorno all’ebraismo.
    A Ferrara la clemenza degli Estensi nei confronti degli ebrei era ormai risaputa; infatti avevano trasformato, nel corso di pochi anni i loro territori in luoghi di rifugio in cui attirare mercanti portoghesi provenienti da Anversa e dalla Turchia, tendenza già concretizzata con l’arrivo degli esuli dalla Spagna prima e quelli provenienti dalla Boemia nel 1532, a cui furono accordati gli stessi privilegi (riguardanti soprattutto lo svolgimento delle proprie attività) del già stabile gruppo italiano.
     
    Difficile capire quando giunsero i primi marrani portoghesi (mercanti per lo più, ma anche medici, rabbini, artigiani) probabilmente fra il 1531 e il 1536 quando in Portogallo fu stabilita in modo definitivo l’Inquisizione.
    Nel 1538 Ercole II, che confermò i decreti già emessi dai suoi predecessori in favore degli ebrei spagnoli, delegò al marchese Moreto “ampia facoltà e piena autorità di poter convenire circa li datii et franchigie … con tutti li singuli spagnoli et parimenti Con tutti i singuli che haverano la lingua spagnola e con tutti i singuli che haverano la lingua portugallese…”
    Questo fu il clima che Gracia trovò al suo arrivo a Ferrara; nel breve periodo della sua permanenza, si è già accennato, abbandonò l’identità cristiana e tornò all’ebraismo studiando i testi tradizionali sotto la guida del rabbino Soncino.
    Importante per la sua formazione ebraica fu l’amicizia con Benvenida Abravanel, grazie la quale si avvicinò allo studio della mistica ebraica.
    Ma sia per Gracia che per tutti gli altri marrani approdati a Ferrara e nelle altre città italiane la condizione di doppia identità religiosa aveva sicuramente creato non pochi problemi, disagi psicologici e spirituali che sconvolgevano la vita di ogni singolo individuo.
    “Il marrano giudaizzante (cito lo storico Yovel) visse in alienazione non solo nell’ambiente cristiano ma anche nella propria intima essenza, che non poteva esprimersi nella sua vita attuale; e così, in effetti la sua vita e la sua natura rimasero in reciproca opposizione”.  
     
    Gracia quindi percepì questi disagi provandoli lei stessa e si adoperò per alleviare le sofferenze dei suoi corregionali ad aiutarli ad uscire dalla clandestinità e recuperare la religione d’origine; divenne benefattrice della comunità, cooperando per affermare la cultura sefardita, che aveva già grandi esponenti come l’umanista Abraham Farissol e la famiglia Abravanel, Isacco e Yeudà Abravanel, filosofo ed esegeta noto anche come Leone ebreo, giunti a Ferrara dal regno di Napoli dopo il 1542.
    In particolare fu proficua la collaborazione che Gracia ebbe col tipografo Avraham Usque a cui offrì la sua disponibilità finanziaria per pubblicare opere tradotte dall’ebraico in giudaico - spagnolo, al fine di renderle accessibili alla popolazione sefardita, in particolare ai marrani che stavano per tornare all’ebraismo.
    In particolare una traduzione della Bibbla in lengua espagnola (conosciuta poi come la Bibbia di Ferrara, di cui ne esistono ancora due esemplari dedicati, uno a Gracia e l’altro ad Ercole II), a cui fece seguito un Lybro de Oracyones de todo l’anno che sempre Avraham Usque pubblicò con Yom Tov Attias.
    Avraham Usque insieme a Shemuel Usque (di cui non è accertata la parentela) furono due personaggi rappresentativi della cultura sefardita ferrarese dell’epoca.
    Anch’essi godettero dei privilegi accordati dai reggenti di casa d’Este che permise loro non solo di essere i promotori dell’attività tipografica ferrarese ma anche di essere intermediari fra gli Estensi e la nazione portoghese; non per niente Shemuel Usque definì Ferrara come il porto più sicuro e identificò nella protezione di Ercole II “la via che conduce alla consolazione finale di Israele”.
     
    Sempre Shemuel pubblicò un testo in lingua portoghese “consolacao as tribolacaoens de Israel” (Consolazione delle tribolazioni d’Israele), narrazione in chiave metaforica della travagliata storia del popolo ebraico.  
    Anche Ercole II fu un personaggio chiave nella vita di Gracia e di tutti i marrani ferraresi, lo fu anche riguardo gli eventi di Ancona di cui si parlerà più avanti.
     
    Il 23aprile 1555 mentre ad Ancona infuriavano le persecuzioni Ercole II, su richiesta specifica di Gracia, emise un decreto sottoforma di salvacondotto ad alcuni profughi portoghesi e spagnoli ai quali accordò le stesse concessioni che i papi avevano concesso ai portoghesi di quel luogo.
    A questo decreto di Ercole II ne seguì un secondo che invitava i mercanti levantini di Ancona di abbandonare la città promettendo loro accoglienza, motivata dal desiderio di “ empir questa nostra cittade di mercanti spetialmente di quella natione”.
    Non sembra comunque che l’afflusso di portoghesi da Ancona a Ferrara sia stato ragguardevole.
    Gli storici sono comunque concordi nell’affermare che i due decreti di Ercole II vanno interpretati come un aperto e coraggioso rifiuto alla politica repressiva di Paolo IV che sembrò assommare in sé i più fanatici aspetti della controriforma essendo anche il promotore, con l’emissione della Bolla Cum Nimis Absurdum, dell’istituzione dei ghetti e fautore della revoca dei privilegi accordati dai suoi predecessori ai marrani portoghesi di Ancona che furono i primi a soffrire del suo zelo religioso.
     
    Il 30 aprile 1556 ritirò le lettere di protezione che aveva concesso sperando di fare di Ancona il centro di smistamento dei traffici col levante e ordinò immediati provvedimenti contro di loro.
    I marrani pertanto predisposero la raccolta di denaro per ottenere una tregua ma tutto fu vano. Fra tutti i processati, con l’accusa di essere cristiani e di giudaizzare in privato, 25 di loro, 24 uomini ed una donna (Donna Mayora), furono mandati sul rogo.
    Fu inutile per loro negare di non avere mai ricevuto il battesimo.
    Tutti sapevano che negli ultimi 60 anni nessun ebreo dichiarato aveva potuto vivere in Portogallo. Altri 26 si finsero pentiti e furono deportati a Malta, il rimanente trovò rifugio fuori dello Stato pontificio.
     
    All’epoca degli avvenimenti di Ancona, Gracia e sua figlia, che nel frattempo aveva sposato il cugino Joao Miguez (Yosef ha Nasì) avevano abbandonato Ferrara e si erano già trasferite a Costantinopoli; inserite all’interno sia della corte del Sultano Selim II, che della comunità ebraica si prodigarono a rinnovarla e rinvigorirla con l’istituzione di sinagoghe e accademie di insegnamento e altre attività sociali.
    Questo suo importante ruolo favorì l’intervento del Sultano che in data 9 marzo 1556 indirizzò al Paolo IV una lettera arrogante in cui protestava contro il disumano trattamento nei confronti dei marrani, alcuni dei quali erano suoi sudditi e ne chiedeva la liberazione.
     
    I fatti che seguirono sembrano essere unici nella storia. Grazia Mendes si rese conto che l’unica arma che possedevano gli ebrei per opporsi all’odio del papa era quella economica; con l’aiuto del sultano organizzò un completo boicottaggio del porto di Ancona, dirottando su Pesaro tutti i traffici mercantili e commerciali con l’Oriente.
    Secondo Roth il tentativo fallì soprattutto perché gli ebrei di Ancona si appellarono per revocare la decisione che avrebbe scatenato l’odio del Papa contro di loro. E ancor peggio, il Duca di Urbino che vide svanire un suo sogno, decretò l’espulsione dei marrani dal suoi territori.
     
    Riguardo l’intervento di Gracia su Ancona, Ioshua Soncino, nota autorità rabbinica dell’epoca e suo tutor a Ferrara scrisse:
    “La signora incoronata, il glorioso diadema delle genti d’Israele, vita signorile, gloria incoronata, bella ghirlanda, la più saggia delle donne d’Israele, con la sua forza e ricchezza tese una mano ai poveri per salvarli e renderli felici in questo mondo e nel prossimo”.
     
    Per concludere non mi sembra azzardato mettere in relazione la figura di Grazia con Ester. Entrambe cambiano le sorti del loro popolo; Ester lo salva dallo sterminio decretato dal perfido Amman, Grazia, il cui nome ebraico dopo il ritorno definitivo all’ebraismo fu Hanna (nome composto dalle iniziale delle tre mizwot importanti della donna, challà, nerot e niddà, con cui sembra voler affermare la propria ebraicità) lotta per la salvezza dei marrani portoghesi, aggiudicandosi il primato di essere la donna più benefica e amata del mondo ebraico di quel tempo.
    Nel già citato testo di Shemuel Usque l’autore stesso afferma che se Grazia non avesse lasciato il Portogallo e non avesse svolto la sua missione in favore dei marrani, la storia del popolo ebraico di quel periodo sarebbe stata diversa.




    Piero P.




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    10 aprile 2010

    PROMEMORIA 10 aprile 1957 - Riapre il Canale di Suez dopo tre mesi di chiusura in seguito alla Crisi di Suez

     

     

     


    Riapre il Canale di Suez dopo tre mesi di chiusura in seguito alla Crisi di Suez.

    La Crisi di Suez è un conflitto che nel 1956 vide l'Egitto opporsi all'occupazione militare del Canale di Suez da parte di Francia, Regno Unito ed Israele.
    La crisi si concluse quando l'URSS minacciò di intervenire al fianco dell'Egitto e gli Stati Uniti, temendo l'allargamento del conflitto, costrinsero inglesi, francesi ed israeliani al ritiro.
    In prospettiva, il ruolo svolto da USA e URSS nel conflitto è oggi letto come il loro definitivo riconoscimento ad uniche superpotenze planetarie a discapito dell'Europa.

    Antefatti
    Il Canale di Suez venne inaugurato nel 1869, finanziato congiuntamente dai governi di Francia ed Egitto. Nel 1875, il governo britannico di Benjamin Disraeli acquistò la quota egiziana, ottenendo il controllo parziale sul canale. Nel 1882, il Regno Unito occupò militarmente l'Egitto, allora parte dell'impero ottomano, e assunse de facto il controllo del canale. Questo era d'importanza strategica, fungendo da collegamento tra il Regno Unito e il suo "Impero indiano", e l'area nel suo complesso era strategica per l'Africa Settentrionale e il Vicino Oriente. La Convenzione di Costantinopoli, nel 1882, dichiarò il canale zona neutrale sotto protezione britannica. Con la sua ratifica l'Impero Ottomano convenne di permettere il libero transito del naviglio internazionale sia in tempo di pace che di guerra.
    L'importanza del Canale fu chiara durante entrambe le guerre mondiali. Durante la prima, fu chiuso ai bastimenti non alleati da francesi e britannici. Durante la seconda fu difeso tenacemente nel corso della Campagna del Nord Africa.
    Daniel Yergin, uno storico dell'industria del petrolio, ha scritto:
    Nel 1948, il Canale perse improvvisamente la sua tradizionale ragione d'essere, poiché l'anno precedente l'India era diventata indipendente, e il controllo del Canale non poteva più essere mantenuto sulla base del fatto che era critico per la difesa dell'India o di un impero che stava venendo liquidato. Eppure, nello stesso esatto momento, il Canale stava guadagnando un nuovo ruolo — non come autostrada dell'impero, ma del petrolio. Il Canale di Suez era la via per cui la maggior parte del petrolio del Golfo Persico arrivava in Europa, tagliando le 11.000 miglia nautiche (20.000 km) del viaggio attorno al Capo di Buona Speranza e verso Southampton a 6.500 miglia nautiche (12.000 km). Nel 1955, il petrolio costituiva i due terzi del traffico complessivo del Canale, e parimenti due terzi del petrolio destinato in Europa passavano attraverso di esso. Affiancato a nord dagli oleodotti della Tapline e della Iraq Petroleum Company, il Canale era lo snodo critico nella struttura post-guerra dell'industria petrolifera internazionale.
    Le truppe britanniche vennero ritirate dalla Palestina nel 1947 e lo stato di Israele venne istituito formalmente nel 1948, subito seguito dalla guerra arabo-israeliana del 1948, che stabilì l'indipendenza di Israele. (Si veda Storia di Israele, Storia dell'Egitto).
    Nel 1952, ufficiali dell'esercito egiziano al comando di Gamal ?Abd al-Na?er rovesciarono la monarchia di Re Faruq e allontanarono un anno dopo il generale Muhammad Nagib che essi avevano nominato Presidente provvisorio della Repubblica d'Egitto. Abbandonando le politiche cooperative con le potenze europee, il nuovo governo affermò un'identità indipendente e nazionalista araba. Questo portò ad un conflitto con le potenze europee sul Canale di Suez. Specialmente quando venne completato il porto israeliano di Eilat, a metà degli anni 1950, il conflitto si surriscaldò sull'unico accesso ad esso, lo Stretto di Tiran. L'Egitto interferì in vari modi con i mercantili israeliani e con quelli destinati verso Israele a partire dal 1949, a seconda della situazione politica internazionale dell'epoca.
    Nel periodo 1953–1956 le forze di difesa israeliane lanciarono diversi grandi attacchi di rappresaglia, progettati in parte per enfatizzare la potenzialità militare di Israele. Questa politica di ritorsione fu una grossa fonte di dispute interne tra "i falchi", guidati da David Ben-Gurion e "le colombe", guidate dal suo per breve tempo successore, Moshe Sharett. Ciò portò talvolta a forti critiche esterne da parte delle Nazioni Unite e perfino dai sostenitori di Israele, come gli Stati Uniti. Paradossalmente, alcuni degli attacchi più grandi e più criticati si svolsero durante il mandato di Sharett, con il nuovo capo di stato maggiore delle difese israeliane, il "falco" Moshe Dayan, che sperava di provocare la guerra e un guadagno di obiettivi territoriali e militari.
    Tra il 1949 e il 1956 tra i rifugiati palestinesi ci furono molti "infiltrati disarmati 'economici' e sociali" in Israele. Mentre ci furono alcuni fedayn violenti, talvolta organizzati dal Mufti a Gaza, e sovvenzionati da altri stati arabi come l'Arabia Saudita, Egitto e Giordania scoraggiarono pubblicamente l'infiltrazione palestinese in Israele, anche se ci furono alcuni episodi di sabotaggio e di spionaggio egiziani. Il raid di Gaza del 28 febbraio 1955, nel quale forze di difesa israeliane uccisero quaranta soldati egiziani, fu il punto di svolta nelle relazioni tra Egitto e Israele. A seguito di questo incidente l'Egitto iniziò a sponsorizzare incursioni ufficiali di fedayn e commando in Israele, talvolta attraverso il territorio della Giordania (che ancora si opponeva ufficialmente a questi raid), continuando al contempo a scoraggiare l'infiltrazione "privata" palestinese. Ci furono colloqui segreti, attraverso vari intermediari e con vari mezzi, tra Egitto e Israele, ma il Raid di Gaza e il successivo Raid di Khan Yunis, vi posero fine.
    Per tutto il 1956, le tensioni tra Israele ed Egitto aumentarono, con i fedayn egiziani che lanciavano frequenti incursioni nel territorio israeliano, e Israele che lanciava raid di rappresaglia in territorio egiziano. Il 26 luglio 1956, l'Egitto, guidato dal Presidente Gamal ‘Abd al-Naser, annunciò la nazionalizzazione del Canale di Suez, una vitale rotta commerciale verso oriente, in cui le banche e le imprese britanniche detenevano una quota del 44%. Questo fu fatto allo scopo di aumentare i guadagni per finanziare la costruzione della Diga di Aswan, sul fiume Nilo. In precedenza, statunitensi e britannici avevano accettato di aiutare a pagare questo progetto, ma cancellarono il loro appoggio dopo che l'Egitto aveva acquistato carri armati dalla Cecoslovacchia comunista, all'epoca sotto il controllo dell'Unione Sovietica, ed esteso il riconoscimento diplomatico alla Cina comunista. Le migliorate relazioni con i cinesi furono il risultato della Conferenza di Bandung del 1955, nella quale Nasser aveva chiesto ai Cinesi di usare la loro influenza sui sovietici per rifornire l'Egitto degli armamenti necessari.
    Il Primo Ministro britannico dell'epoca, Sir Anthony Eden, cercò di persuadere l'opinione pubblica del suo paese della necessità di una guerra e quindi, forse nel tentativo di rievocare il patriottismo della seconda guerra mondiale, paragonò la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser, al nazionalismo di Benito Mussolini e Adolf Hitler di venti anni prima. Comunque è interessante notare che il primo paragone tra i due dittatori e Nasser durante la crisi venne fatto dal capo dell'opposizione laburista Hugh Gaitskell, e dal quotidiano Daily Mirror, un tabloid orientato a sinistra. Eden era stato uno strenuo oppositore della politica di appeasement portata avanti da Neville Chamberlain, e sostenne che uno sfoggio di forza era necessario per impedire a Nasser di diventare un'altra minaccia militare espansionista.
    Nei mesi che seguirono la nazionalizzazione del canale (o meglio della compagnia che lo gestiva, la Compagnie universelle du canal maritime de Suez), si svolse un incontro segreto tra Israele, Francia e Regno Unito a Sèvres, fuori Parigi. I dettagli dell'incontro emersero solo anni dopo, poiché le registrazioni vennero distrutte. Tutte le parti concordarono che Israele doveva invadere e che britannici e francesi sarebbero intervenuti successivamente, istruendo gli eserciti egiziano e israeliano a ritirare le proprie forze ad una distanza di 10 miglia (16 km) dai lati del canale, e piazzando quindi una forza d'intervento anglo-francese nella zona del canale attorno a Porto Said. Questo piano venne chiamato "Operazione Musketeer".

    Invasione
    Il 29 ottobre, Israele invase la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai e fece rapidi progressi verso la zona del canale. Come previsto dall'accordo, Regno Unito e Francia si offrirono di rioccupare l'area e separare le parti in lotta. Nasser (la cui nazionalizzazione della compagnia era stata accolta con gioia dall'opinione pubblica egiziana) rifiutò l'offerta, cosa che diede alle potenze europee un pretesto per una invasione congiunta per riprendere il controllo del canale e rovesciare il regime di Nasser. Per appoggiare l'invasione, numerose forze aeree, comprendenti molti aerei da trasporto, erano state posizionate a Cipro e a Malta da britannici e francesi. I due campi aerei di Cipro erano così congestionati che un terzo campo, che si trovava in condizioni dubbie, dovette essere rimesso in sesto per accogliere gli aerei francesi. Perfino il RAF Luqa di Malta era estremamente affollato dagli aerei del RAF Bomber Command. Il Regno Unito dispiegò le portaerei Eagle, Albion e Bulwark, mentre la Francia fece stazionare la Arromanches e la Lafayette. In aggiunta le britanniche Ocean e Theseus funsero da trampolino di lancio per il primo assalto elitrasportato della storia. Regno Unito e Francia iniziarono a bombardare l'Egitto il 31 ottobre per costringerlo a riaprire il canale. Nasser rispose affondando tutte e 40 la navi presenti nel canale, chiudendolo in pratica fino all'inizio del 1957.
    Il 5 novembre sul tardi, il terzo battaglione del reggimento paracadutisti si lanciò sul campo aereo di El Gamil, ripulendo l'area e stabilendo una base sicura per i rinforzi e gli aerei di appoggio in arrivo. Alle prime luci del 6 novembre i commandos britannici del NOS 42 e del 40º Commando Royal Marines assalirono le spiagge con mezzi da sbarco della seconda guerra mondiale. Le batterie delle navi da guerra in posizione al largo iniziarono a sparare, dando un buon fuoco di copertura per gli sbarchi e causando danni considerevoli alle batterie egiziane. La città di Porto Said subì gravi danni e venne vista in fiamme.
    Incontrando una forte resistenza, il commando numero 45 andò all'assalto con gli elicotteri e allo sbarco si mosse verso l'interno. Diversi elicotteri vennero colpiti dalle batterie sulle spiagge subendo perdite sostenute. Il fuoco amico degli aerei britannici causò pesanti perdite al 45º Commando. Combattimenti di strada e casa per casa erano all'ordine del giorno. Una dura opposizione arrivò da postazioni di cecchini ben trincerati, che causarono diverse perdite.

    Cessate il fuoco e ritiro
    L'operazione per prendere il canale ebbe molto successo dal punto di vista militare, ma fu un disastro politico a causa di fattori esterni. Oltre che con quella di Suez, gli Stati Uniti stavano trattando la quasi simultanea crisi ungherese, ed affrontarono l'imbarazzante situazione (in particolare agli occhi del Terzo Mondo) di criticare l'intervento militare sovietico, tacendo al tempo stesso sulle azioni dei suoi due principali alleati europei. Cosa forse più importante, gli USA temevano anche un allargamento del conflitto dopo che l'URSS minacciò di intervenire a fianco dell'Egitto e lanciare attacchi con "tutti i tipi di moderne armi di distruzione" (seppur non l'abbiano mai dichiarato, era chiaro che i sovietici intendessero un attacco nucleare) su Londra e Parigi.
    Quindi l'amministrazione Eisenhower costrinse Regno Unito e Francia ad un cessate il fuoco che in precedenza aveva detto agli alleati che non avrebbe richiesto. Parte della pressione che gli Stati Uniti usarono contro il Regno Unito fu finanziaria, poiché Eisenhower minacciò di vendere le riserve statunitensi della sterlina, provocando così il crollo della valuta britannica. Ci fu anche una parte di scoraggiamento per via della critica da parte dei primi ministri del Commonwealth, il canadese St. Laurent e l'australiano Menzies, in un periodo in cui il Regno Unito continuava a guardare al Commonwealth come ad una entità importante, in quanto residuo dell'Impero Britannico, e come ad un sostenitore automatico degli sforzi britannici nel restare una potenza mondiale.
    Il governo britannico e la sterlina finirono entrambi sotto pressione. Eden fu costretto a dimettersi, e le forze d'invasione si ritirarono nel marzo 1957. Prima del ritiro, Lester Pearson, ministro degli esteri canadese, si era presentato all'ONU suggerendo la creazione di una Forza di emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) a Suez per "mantenere i confini in pace mentre si cercava un accordo politico". Le nazioni Unite accettarono entusiasticamente e la forza venne inviata, migliorando enormemente le condizioni dell'area. Lester Pearson venne premiato con il Nobel per la pace nel 1957 per i suoi sforzi. La forza di emergenza dell'ONU fu una creazione di Pearson, ed egli è considerato il padre del moderno concetto di "peacekeeping".

    Conseguenze
    Le dimissioni di Eden segnarono, almeno fino alla guerra delle Falkland, la fine dell'ultimo tentativo fatto dai britannici di stabilire, come scrive Scott Lucas, "che il Regno Unito non aveva bisogno dell'avallo di Washington per difendere i propri interessi". Comunque, Nigel Ashton sostiene "che la strategia britannica nella regione cambiò molto poco alla luce dei fatti di Suez. Macmillan ebbe la stessa determinazione di Eden nel fermare Nasser" anche se fu più volenteroso nel cercare in futuro l'appoggio statunitense per questo scopo. In un certo senso, segnò anche la fine simbolica dell'Impero Britannico, anche se in realtà era in declino da decenni, anche prima della seconda guerra mondiale. La crisi segnò anche il trasferimento del potere alle nuove superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica.
    L'incidente dimostrò anche la debolezza della NATO circa le consultazioni preliminari con gli alleati prima di usare la forza e la mancanza di pianificazione e cooperazione della NATO al di fuori del teatro europeo. Dal punto di vista del Generale Charles de Gaulle, gli eventi di Suez dimostrarono che in caso di reale bisogno, la Francia non doveva fare affidamento sugli alleati, in particolare gli USA, che potevano perseguire scopi differenti.
    La crisi aumentò grandemente la posizione di Nasser all'interno del mondo arabo e aiutò a promuovere il panarabismo. Essa velocizzò il processo di decolonizzazione, in quanto le restanti colonie di Francia e Regno Unito divennero indipendenti negli anni seguenti. In reazione alla guerra, il governo egiziano espulse quasi 25.000 ebrei egiziani confiscandone le proprietà, e ne mandò all'incirca altri 1.000 in prigione o in campi di detenzione.[1] D'altra parte, Suez fu l'ultima occasione nella quale gli USA dimostrarono un significativo scetticismo verso Israele e le sue politiche nei confronti dei vicini arabi, in seguito, particolarmente durante la presidenza di Lyndon B. Johnson, dimostrarono un completo (anche se non incondizionato) appoggio per Israele.
    Dopo Suez, Aden e l'Iraq divennero le principali basi per i britannici nella regione.
    Per l'inizio del 1957 tutte le truppe israeliane si erano ritirate dal Sinai.

     

     

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    6 aprile 2010

    La Cisgiordania non e’ e non e’ mai stata territorio “palestinese”

    soltanto l’inettitudine e la “dhimmitudine” dei molti governi israeliani laburisti dal 1967 ha permesso al mondo di considerare il West Bank/Cisgiordania “territorio palestinese occupato”.

    La Cisgiordania e’ stata militarmente occupata per 19 anni (1948-1967) da quello che si chiamava nel 1948 il Regno di Transgiordania, entita’ artificiale creata dagli inglesi nel 1922 con il nome di Sheikdom of Transjordan, a seguito di una guerra di aggressione e pertanto illegale secondo il diritto internazionale ed i principi delle Nazioni Unite. I villaggi e le magnifiche cittadine che Israele ha costruito in quella parte del paese che storicamente si chiama Giudea e Samaria, sono dal mondo che “ignora” chiamati erroneamente “insediamenti”, ma secondo il diritto internazionale sono a tutto diritto villaggi e cittadine facenti parte dello Stato di Israele.

    Che ai filo-arabi piaccia o no, il diritto internazionale non e’ una cosa che uno possa tirare come la gomma o possa essere oggetto di opinioni ed in quella regione il diritto internazionale e’ rappresentato dalle due risoluzioni della Societa’ delle Nazioni alla Conferenza di San Remo del 1920 e del 1924. Nella prima si istituisce il Mandato di Palestina che comprendeva l’area del presente Stato di Israele, incluso il West Bank (del Giordano) e la Transgiordania con il preciso ed unico obbiettivo di preparare la creazione di uno Stato degli Ebrei (di tutto il mondo) e ahime’ la Societa’ delle Nazioni nomina come Mandataria la perfida Albione (l’Inghilterra) e le affida in amministrazione fiduciaria la Palestina.

    Nella Risoluzione di San Remo nel 1920 la Societa’ delle Nazioni ingloba la Dichiarazione Balfour del 1917 che dopo aver dichiarato che il Governo di Sua Maesta’ (britannica) fara’ di tutto per facilitare la creazione di una “national home” in Palestina per il popolo Ebraico (”for the Jewish people”) aggiunge che “…niente sara’ fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti comunita’ non-ebraiche in Palestina, o i diritti e lo status di cui godono gli Ebrei in qualsiasi altra nazione”. (”…nothing shall be done which may prejudice the civil and religious rights of existing non-Jewish communities in Palestine, or the rights and political status enjoyed by Jews in any other country”).
    Questo e’ piu’ importante di quello che sembri a prima vista, perche’ il corpo supremo che allora creava e rappresentava la legge internazionale, la Societa’ delle Nazioni, sentenzia che di tutte le popolazioni nel Mandato di Palestina, l’unico popolo ad avere diritti politici e quindi diritto ad avere uno stato (”national home per tutti gli Ebrei che vogliano stabilirvisi) e’ solo ed esclusivamente il popolo Ebraico, mentre gli altri non-ebrei, avranno garantiti tutti i diritti “civili e religiosi”. E nessuno puo’ dire che lo Stato di Israele al giorno d’oggi non onori questi obblighi.

    Nel 1922, la “perfida Albione”, proditoriamente e alla faccia dei suoi obblighi come nazione fiduciaria del Mandato di Palestina, sottrae il 76% del territorio del Mandato, la Transgiordania, e lo consegna al figlio del suo amico Hussein, Sceriffo della Mecca e capo della tribu’ degli Hashemiti, che fuggiva dall’Arabia incalzato dal predone Ibn Saud che finira’ per prendersi tutta l’Arabia. Pertanto, Abdallah, uno straniero dell’Arabia diviene Sceicco di Transgiordania ed il territorio viene battezzato Sceiccato di Transgiordania mentre suo cugino Feisal viene insediato dalla stessa Inghilterra in quello che diviene Iraq. Nel 1946 lo Sceiccato cambiera’ nome in Regno Hashemita di Transgiordania, ma ciononostante verra’ riconosciuto solo dalla Gran Bretagna e nel 1947 dal Pakistan!

    A seguito del furto della maggior parte del Mandato di Palestina da parte della Gran Bretagna, la Societa’ delle Nazioni, sollecitata dalla ladra, (ma maggior vincitrice della Grande Guerra), emette una seconda risoluzione nel 1924 sempre a San Remo, in cui si ribadiscono tutti i principi ed i punti della prima Risoluzione, salvo per la correzione che il confine orientale del Mandato di Palestina e’ la riva sinistra del Giordano e che per quanto riguarda il territorio ad est del Giordano una diversa soluzione e’ stata trovata.

    I principi, le risoluzioni e le responsabilita’ della Societa’ delle Nazioni sono stati ereditati, assorbiti ed inglobati nella carta costituente delle Nazioni Unite e mai abrogati. Fanno quindi parte del diritto internazionale compresa anche la realta’ che la Cisgiordania/West Bank/Giudea e Samaria non sono territori palestinesi o territori occupati, ma parte integrante dello Stato di Israele, voluto e riconosciuto dalle Nazioni Unite. La spartizione dell’area votata nel 1947 dall’Assemblea dell’ ONU in uno stato ebraico ed uno arabo, in primis non e’ vincolante in quanto e’ una risoluzione dell’Assemblea e non del Consiglio di Sicurezza, e in secundo e’ stata nullificata dalla non accettazione degli stati arabi e dall’aggressione militare al neonato Stato di Israele del 15 Maggio 1948 da parte di 5 eserciti arabi.

    E’ solo la stupidita’ e la sottomissione alla prepotenza eurabica ed americana dei governi di sinistra israeliani, dal tempo dei tragici e fallimentari Accordi di Oslo (1993-1995) che i diritti di Israele sono calpestati e capovolti.

    Chiamare i villaggi e le cittadine israeliani in Giudea e Samaria, “insediamenti” e’ una falsificazione storica, per non parlare della parte est di Gerusalemme. Purtroppo tutto il mondo ha abbracciato la narrativa araba e rifiuta di leggere la storia di quella martoriata regione e di informarsi veramente. Ciononostante tutti vogliono parlare della questione palestinese e sentenziare con auto-assegnatasi autorita’.

    Enzo Nahum

     

     




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    6 aprile 2010

    Vittimismo il mio o presentazione di una realtà storica?

     

    Numero di volte in cui Israele viene menzionato nel Vecchio Testamento : oltre 700.
    Numero di volte in cui Gerusalemme viene menzionata nel Corano : nessuna.
    Numero di leader arabi che hanno visitato Gerusalemme quando era sotto la potestà araba (dal 1948 al 1967) : 1.
    Rifugiati arabi scappati quando la terra è diventata israeliana : 600.000.
    Ebrei rifugiati scappati dagli stati arabi : 600.000.
    Agenzie dell’ONU che si occupano dei rifugiati palestinesi : 1.
    Agenzie dell’ONU che si occupano dei rifugiati di tutti gli altri paesi del mondo : 1.
    Stati ebraici esistiti sulla terra chiamata Palestina : 3.
    Stati arabi o islamici esistiti sulla terra chiamata Palestina : 0.
    Attacchi terroristici effettuati da Israeliani dal 1967 ad oggi : 1.
    Attacchi terroristici effettuati da arabi o musulmani dal 1967 : migliaia.
    Percentuale di ebrei che hanno lodato l’attacco terrorista di matrice israeliana : 1%.
    Percentuale di palestinesi che lodano i terroristi islamici : 90%.
    Stati ebraici : 1.
    Democrazie ebraiche : 1.
    Stati arabi : 19.
    Democrazie arabe : nessuna.
    Donne arabe uccise annualmente da padri e fratelli per motivi di “onore” : migliaia.
    Donne ebraiche uccise da padri e fratelli per motivi di onore : nessuna.
    Numero di culti ebraici o cristiani permessi in Arabia Saudita : nessuno.
    Numero di culti islamici permessi in Israele : illimitati.
    Arabi a cui Israele permette di vivere in insediamenti arabi : 1.250.000.
    Numero di ebrei a cui l’autorità palestinese permette di vivere in insediamenti ebraici : nessuno.
    Sentenze dell’ONU che condannano un paese arabo per violazione dei diritti umani : nessuna.
    Sentenze dell’ONU che condannano Israele per violazione dei diritti umani : 26.
    Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul Medio Oriente dal 1948 al 1991: 148.
    Numero di risoluzioni contro Israele : 97.
    Numero di risoluzioni contro uno stato arabo : 4.
    Numero di paesi arabi che sono stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite : 16.
    Numero di volte in cui Israele è stato membro delle Nazioni Unite : nessuna.

    Numero di risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU che condannano Israele : 322.
    Numero di risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU che condannano uno stato arabo : nessuna.
    Percentuale di votazioni delle Nazioni Unite in cui i paesi arabi hanno votato insieme agli Stati Uniti nel 2002 : 16.6%.
    Percentuale di votazioni alle Nazioni Unite in cui gli israeliani hanno votato insieme agli Stati Uniti nel 2002 : 92.6%.
    Percentuale di accademici,studiosi del Medio Oriente, che difendono il Sionismo ed Israele : 1%.
    Percentuale di studiosi del Medio Oriente che credono nella diversità e nella multiculturalità nei campus universitari : 100%.
    Percentuale di persone che credono che Israele non abbia il diritto di esistere, e che credono che anche qualche altro paese non abbia diritto di esistere : 0%.
    Percentuale di persone che credono che, di tutti i paesi al mondo, solo Israele non abbia il diritto di esistere, e tuttavia negano di essere antiebraici : quasi il 100%.
    Musulmani nel mondo : oltre un miliardo.
    Dimostrazioni islamiche contro il terrorismo : circa 2..




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    26 marzo 2010

    ORIGINE DELL’ANTISEMITISMO ISLAMICO NEGLI ANNI TRENTA

    Durante la seconda guerra mondiale, in molte parti del mondo arabo si manifestarono simpatie per il nazismo, non tanto come adesione alle dottrine hitleriane, quanto come ostilità contro gli inglesi. Il leader del movimento arabo palestinese - gran muftì di Gerusalemme HajJ
    Amin al Husayni - si schierò apertamente a fianco di Hitler con il duplice obiettivo di interrompere l’insediamento ebraico in Palestina e di realizzare, a fianco della Germania ma grazie ad una guerra santa dell’Islam, la “Soluzione finale” del problema ebraico in tutto il mondo.
    La storia del Muftì Husayni aiuta ad inquadrare la genesi dell'antisemitismo musulmano.
    La sconfitta dell’Impero ottomano durante la prima guerra mondiale segnò, dopo secoli di conquiste dell’Islam, la fine del Califfato. La Palestina era sotto mandato britannico e, in seguito alla dichiarazione Balfour, gli ebrei di tutto il mondo vennero incoraggiati a raggiungere la loro «Terra promessa» in vista di un probabile futuro Stato ebraico. In questo contesto, nel 1921, Hag Amin al-Husayni venne nominato Muftì di Gerusalemme e divenne il più importante leader islamico del Medio Oriente; è forse il nonno dell’attuale fondamentalismo islamico e della lotta armata (Intifada) contro gli ebrei condotta oggi da numerose organizzazioni terroristiche islamiche. Il Muftì fu il primo politico a proclamare la jihad contro le "potenze anglo-giudee" osteggiate da Hitler. Il suo appello a creare un "Nuovo Ordine Mondiale" è del 1931, data del primo congresso islamico mondiale, che si svolse a Gerusalemme. Ma Hag Amin al-Husayni si rifiutò di limitare la jihad a Gerusalemme, allora sotto mandato britannico: si immaginava già che l'emigrazione ebrea dall'Europa avrebbe portato a un nuovo Stato, dopo la dichiarazione Balfour, l'emigrazione dovuta ai pogrom in Russia ed ai regimi nazifascisti che crescevano in Europa. Siglò così un’alleanza con la Germania, spingendo le nazioni islamiche verso la jihad e il nazifascismo.
    Parallelamente, nel 1928 nacquero i “Fratelli Musulmani”, organizzazione integralista dalla quale deriva Hamas. "Alla fine degli anni '30, l'organizzazione Fratelli Musulmani aveva filiali in ogni provincia egiziana. Dieci anni dopo contava 500.000 membri nel solo Egitto e un'ampia e fedele rete di sostenitori politici in Palestina e in tutto il Medio oriente arabo2". Le nefaste idee del fondatore al-Bannah suonavano inequivocabili: "Non vi sarà giustizia né pace in terra fino a quando non saranno istituiti il dominio del Corano e il blocco dell'Islam". Anche gli scritti di Sayyid Qutb, contemporaneo di al-Bannah e del Muftì sono ancor oggi la base ideologica del terrorismo sunnita e della jihad sciita. Qutb ha ispirato Khomeini, Arafat e Osama Bin Laden (che studiò a Gedda col fratello di Qutb, poco prima di entrare in contatto con i Fratelli Musulmani).
    Durante la Seconda Guerra Mondiale, Al Husayni, arrivato a Berlino, diventò assiduo frequentatore di Himmler. Andò ad Auschwitz, accompagnato da Eichmann, ed esortò le guardie a lavorare con "maggiore efficienza e diligenza". Annotò sul diario che Eichmann era "un diamante rarissimo, il vero salvatore degli arabi". A Berlino trasmise proclami via radio in arabo e propose a Himmler la formazione della famigerata divisione SS Handschar, che massacrò il 90% degli ebrei di Bosnia.
    Nel frattempo, un capitolo importante della Shoah ebbe luogo nell’Africa settentrionale. Se in quei territori non vennero istituiti veri e propri campi di sterminio, parecchie migliaia di ebrei vennero reclusi in oltre cento campi di lavoro dove il lavoro forzato, la tortura, la deportazione e le esecuzioni erano la regola. Nel Nord Africa nazi-fascista, fra il ‘40 e il ’43, trovarono la morte tra 4.000 e 5.000 ebrei.
    Dopo la guerra, scampato a Norimberga, al-Husayni si divise tra l’Egitto, dove rinsaldò i rapporti con Sayyid Quøb e Hassan al-Bannah, rispettivamente il teorico e il fondatore dei Fratelli musulmani, e Beirut: qui pose sotto la sua ala protettiva un suo giovane parente che
    negli anni successivi diventerà un protagonista della politica mediorientale: Yasser Arafat che,
    dopo aver militato all’inizio degli anni '50 nei Fratelli Musulmani, diventò così suo allievo ed
    erede di Al Husayni. Quest’ultimo riuscì a imporre la leadership di Arafat sui palestinesi,
    utilizzando come collante proprio l'antisemitismo. Morì a Beirut nel 1974.

    Dall’appendice del libro di David G. Dalin e John F. Rothmann, La mezzaluna e la svastica. I segreti dell’alleanza fra il nazismo e l’Islam radicale, Lindau, 2009, corrispondenza e documenti:

    Estratto della Lettera del Muftì a Hitler, 20 gennaio 1941, Baghdad

    ...E adesso, dopo tanti altri paesi della penisola arabica, è giunto il momento della Palestina. Il suo caso, Eccellenza, le è ben noto poiché anche la Palestina ha sofferto della perfidia inglese. Si
    tratta di creare un ostacolo all’unità e all’indipendenza dei paesi arabi contrapponendoli
    direttamente agli ebrei di tutto il mondo, nemici pericolosi le cui armi segrete sono il denaro, la
    corruzione e l’intrigo, oltre alle baionette britanniche. Da vent’anni ormai ci ritroviamo faccia a
    faccia con queste diverse forze. Armati di una fede invincibile nella loro causa, gli arabi di
    Palestina hanno combattuto con i mezzi più rudimentali. La questione della Palestina, inoltre, ha
    unito tutti i paesi arabi in un odio comune per gli inglesi e gli ebrei. Se l’esistenza di un nemico
    comune è il preludio alla formazione di un’unità nazionale, possiamo dire che il problema
    palestinese ha accelerato questa unità. Dal punto di vista internazionale, gli ebrei di tutto il
    mondo hanno accordato la propria fedeltà all’Inghilterra nella speranza che, in caso di vittoria,
    essa riesca a realizzare i loro sogni in Palestina e anche nei vicini paesi arabi. Se gli arabi vengono
    aiutati a sconfiggere gli obiettivi sionisti, gli ebrei, soprattutto quelli americani, si
    demoralizzeranno vedendo svanire nel nulla l’oggetto dei loro sogni, tanto che non saranno più
    così entusiasti di aiutare la Gran Bretagna e si ritireranno prima della catastrofe.

    Il gran Muftì di Palestina Muhammad Amin al-Husaynii



    Testo dei telegrammi inviati da Himmler e Ribbentrop al Muftì il 2 novembre 1943, giorno del
    ventiseiesimo anniversario della Dichiarazione Balfour. Il discorso del Muftì e questi telegrammi furono riportati in un pamphlet dal titolo «Discorso di Sua Eminenza il gran Muftì alla manifestazione di protesta del 2 novembre 1943 contro la Dichiarazione Balfour». Il pamphlet fu pubblicato dall’Islamische Zentralinstitut di Berlino legato al Muftì.


    A Sua Eminenza Il Grossmufti di Palestina Amin al-Husaynii

    Segue il testo del telegramma di Himmler:
    Sin dalla sua nascita il Movimento Nazionalsocialista ha iscritto sulla sua bandiera la lotta contro ’ebraismo mondiale. Pertanto ha sempre seguito con simpatia la battaglia degli arabi, animati dal loro amore per la libertà, contro gli intrusi ebrei. Il riconoscimento di questo nemico e della battaglia comune contro di esso costituisce la solida base dei legami naturali tra la Grande Germania nazionalsocialista e i maomettani che in tutto il mondo amano la libertà. Con questo pensiero le trasmetto, nell’anniversario dell’empia Dichiarazione Balfour, i miei sinceri saluti e auguri per la vittoria finale della vostra battaglia.

    Segue il testo del telegramma di Ribbentrop:
    Mando i miei saluti a Sua Eminenza e a quanti si trovano oggi nella capitale del Reich al raduno da lei presieduto. La Germania è legata alla nazione araba da antichi rapporti di amicizia e oggi più
    che mai siamo alleati. L’eliminazione del cosiddetto focolare nazionale ebraico e la liberazione di
    tutte le terre arabe dall’oppressione e dallo sfruttamento delle potenze occidentali è parte
    inalterabile della politica del Grande Reich tedesco. Possa arrivare presto l’ora in cui la nazione
    araba costruirà il proprio futuro e stabilirà l’unità in piena indipendenza.

     
     
     
     
     
     
     




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 26/3/2010 alle 7:59 | Versione per la stampa


    1 marzo 2010

    Parliamo di Hebron 3

     

     

    Dopo il pogrom del 1929 e la deportazione degli ebrei da Hebron, i sopravissuti della Comunita' tentarono tra enormi difficolta' di ritornare nella citta' dei loro Padri.

    Una delle figure di spicco di quel periodo fu Rabbi Yaakov Slonim, la cui famiglia fu assassinata durante i tumulti, ma egli non fu solo, molti condivisero le sue aspirazioni e i suoi sogni.

    Dopo aver superato ostacoli di ogni genere, nella primavera del 1931, un gruppo di famiglie ritorno' a Hebron guidate da Rabbi Heiem Begaio e Avraham Franco. Rimasero a Hebron per 4 anni cercando con ogni sforzo di svilupparsi e consolidarsi nonostante l'atmosfera ostile che li circondava.

    Quando nel 1936 altri tumulti scoppiarono e si paventava un altro eccidio gli inglesi deportarono ancora tutti gli ebrei: in piena notte li ricaricarono sui camion e li portarono fuori dalla citta'. Ancora una volta trionfavano terrore e violenza con il supporto delle autorita' inglesi e ancora una volta la minuscola e pacifica comunita' ebraica di Hebron svani' nel nulla.



    Nel 1948 i giordani conquistarono Giudea e Samaria , inclusa Hebron. Le autorita' giordane completarono la distruzione dei pochi ebrei abbarbicati a quella terra e di qualsiasi forma di vita ebraica.

    L'antico quartiere ebraico fu raso al suolo (come a Gerusalemme) e al suo posto fu insediato il mercato, gabinetti pubblici furono costruiti al posto dei luoghi santi dell'ebraismo, e la casbah fu allargata sulle antiche case degli ebrei. L'antica Sinagoga di Abramo fu fatta crollare e al suo posto fu costruito un recinto per capre, pecore e asini .

    Altre case di ebrei, come l'antico ospedale Hadassa e la Beit Romano furono usate come uffici per i conquistatori giordani.

    L'antico cimitero ebraico , incluso il cippo a onore dei martitri del 1929, fu completamente distrutto. Le pietre tombali , qui come a Gerusalemme, furono usate per lastricare le strade e per costruire edifici.

    Hebron rimase senza ebrei per 20 anni.

    Nel 1967, dopo che i Giordani insieme ad altre cinque nazioni arabe avevano perso la guerra per l'annientamento di Israele , la Giudea e la Samaria furono liberate e gli arabi di Hebron temendo la vendetta per i fatti del 29 e 36 si arresero senza sparare un colpo.



    Il capo dell'IDF, Generale Shlomo Goren, fu il primo ebreo ad entrare a Hebron, entro' da solo e prosegui' verso la Grotta della Machpela' dove ricevette l'articolo di resa della citta'.

    Quello era il momento opportuno per i figli di Hebron di ritornare a prendere possesso delle loro terre e delle loro case per sempre.

    Purtroppo il governo esito' e gli ebrei di Hebron dovettero arrangiarsi da soli.

    Un gruppo di famiglie rientro' subito, altri seguirono all'inizio del 1968 e coll'andare del tempo, nonostante le difficolta' e i pericoli, la comunita' crebbe e si stabilizzo'.

    Tre anni piu' tardi il governo decise di costruire un insediamento nell'antica Kiriat Arba a pochi chilometri dal centro di Hebron e dal 1971 la comunita' si estese fino a raggiungere le 7000 persone, religiosi e laici.

    Kiriat Arba oggi ha una piccola zona industriale , centri commerciali, una grande varieta' di scuole religiose e laiche e centri sociali.

    Le antiche sinagoghe distrutte furono ricostruite e restaurati gli scavi di palazzi dell'era cananea e delle parti della citta' dell'epoca del Primo e Secondo Tempio, tutto era stato sepolto con spregio sotto metri di immondizie.

    Gli avvenimenti degli anni tra il 1994 e il 1996 portarono Hebron ad essere il centro dell'attenzione internazionale.

    Nel settembre del 1993, gli accordi di Oslo diedero all'OLP la totale autonomia su Giudea, Samaria e Gaza e il primo risultato di questo accordo fu la creazione della polizia palestinese composta da ex terroristi e terroristi ancora in carica e il ritiro dell'esercito di Israele dai centri urbani lasciando tutto in mano all'autorita' palestinese che si occupo' di tutto meno che della difesa degli ebrei.

    Quelli che molti paventavano si verifico' e incomincio' un altro periodo di efferati attentati anche se era pronto il premio Nobel per la pace per il Capo dell'OLP , Yasser Arafat.

    Vi furono molti attacchi terroristici nella zona e molti ebrei furono uccisi. Dal 1993 gli attacchi del terrore contro gli ebrei continuarono senza sosta con le piu' svariate armi , dai coltelli, alle bombe , ai sassi, ai fucili e numerosi ebrei di Hebron tra cui alcuni bambini, la piu' piccola di tre anni, furono uccisi.

    Una settimana prima della festa di Purim del 1994 Hamas fece circolare un volantino per annunciare un prossimo e massiccio attacco alla comunita' ebraica e per ordinare agli arabi di chiudersi in casa.

    La sera di Purim centinaia di arabi urlanti gli stessi slogan di sempre : "ALLAH E' GRANDE ! MORTE AGLI EBREI!" correvano per le strade della cittadina terrorizzando gli ebrei che credevano di essere ritornati al 1929.

    Il giorno dopo, Purim, il dottor Baruch Goldstein un medico chirurgo di Kiriat Arba che aveva dovuto curare o dichiarare la morte di numerose vittime del terrorismo arabo, entro' nella grotta della Machpela' e apri' il fuoco uccidendo 29 arabi. Dopo questo gravissimo attentato si riparlo' di evacuare gli ebrei da Hebron ma durante la festa della pasqua ebraica (Pessach) una grande manifestazione ebbe luogo per protestare contro la minaccia del Governo di sradicare gli ebrei dalla loro citta' santa.

    Il rispetto degli accordi di Oslo e il trasferimento di tutti i territori liberati nel 1967 all'OLP metteva in pericolo la vita di migliaia di ebrei specialmente dei 400 che vivevano al centro di Hebron, cuore dell' area popolata da arabi ostili molti dei quali identificati come gli assassini del 1929.

    Dopo l'attentato del 1994 agli ebrei fu vietato di entrare nella Grotta della Machpela' e per un anno intero furono costretti a pregare all'aperto, lontani dagli arabi.

    Dopo l'inchiesta condotta dal giudice Meir Shamgar risulto' enorme il numero di attacchi e omicidi che aveva colpito i cittadini ebrei di Hebron e di Kiriat Arba prima del folle gesto di Baruch Goldstein.

    Questo pero' non poteva sminuire la gravita' dell'attentato condannato all'unanimita' e con forza da tutti poiche' gli israeliani, non abituati al terrorismo ebraico, se ne vergognavano moltissimo.

    Il Governo decise la permanente separazione fisica tra i gruppi e nego' agli ebrei il permesso di visitare la Tomba di Isacco che si trova in pieno quartiere arabo.

    Queste decisioni del governo di Israele prese allo scopo di evitare altre tragedie, provocarono tuttavia una forte opposizione a causa del calpestato diritto degli ebrei di poter avere un legame continuo e libero con le proprie radici.

    Ledecine di attentati arabi non avevano provocato nessuna punizione alla popolazione araba, un unico attentato di un ebreo porto' alla punizione di tutta la comunita' ebraica da parte del suo stesso governo.

    Nel 1995, a Taba, il destino di Hebron fu segnato, la citta' fu irresponsabilmente regalata a Arafat e l'esercito si ritiro' dall'85% dell'area .

    L'assassinio di Rabin, 4 novembre 1995, incoraggio' la sinistra israeliana ad accusare la destra e i religiosi e approfitto' dell'atmosfera di dolore, vergogna, e confusi sentimenti di colpa degli israeliani per concludere la svendita delle antiche terre ebraiche liberate nel 1967 dall'occupazione giordana.

    Furono evacuati gli ebrei dalle citta' di Giudea e Samaria, Jenin, Shechem, Tulkarm, Bet Lechem, Ramallah e Kalkilia. Gli uomini dell'OLP entrarono nelle citta' come vincitori .

    Le bandiere di Israele furono dissacrate e bruciate.

    La probabile evacuazione di Hebron paventava l'avvicinarsi all'orlo di un abisso da cui non si sarebbe piu' risaliti.

    Cancellare la presenza ebraica da Hebron poteva significare cancellare 4000 anni di storia e nessuno doveva assumersi tale responsabilita'.

    Povera la Nazione che dimentica la sua Storia.



    Probabilmente non ci sara' mai piu' il ricongiungimento tra la Citta' Santa dei Padri e lo stato di Israele ma la missione di Abramo non e' conclusa e per gli ebrei Hebron e'
    * il passato, il presente e per sempre*

    Deborah Fait




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 1/3/2010 alle 10:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    16 ottobre 2009

    Israele, la storia dei Settlers di Gaza (coloni per qualcuno) in un museo



     

     

     
    Sotto tiro palestinese

    Verrà inaugurato nei prossimi giorni a Gerusalemme un museo dedicato a Gush Katif, gruppo di insediamenti israeliani nella striscia di Gaza sgomberati nell'agosto 2005. Vuole documentare "la storia degli abitanti di questa fascia costiera, affinché non vengano dimenticate le fiorenti località distrutte", ha spiegato il responsabile del progetto. Un centro-archivio del Katif è stato già aperto a Nitzan, a nord di Ashkelon. Il centro documenta 35 anni di esistenza delle 17 colonie smantellate da Ariel Sharon. Migliaia le fotografie, dozzine di documenti, una cinquantina di libri e testimonianze di numerosi ex residenti. Alla cerimonia di inaugurazione, le poste israeliane hanno presentato il francobollo dedicato al Gush.
    "Coloro che ricordano il passato saranno in grado di costruire il futuro" dice Dror Vanunu, responsabile del centro. Kobi Bornstein, tra i fondatori del centro, dice che il Gush "riflette la storia d'Israele, la comunità, l'agricoltura, l'insediamento, la fede, il sionismo". Lo sgombero dei villaggi ebraici israeliani dalla striscia di Gaza e di parte della Cisgiordania settentrionale ha significato la chiusura di 42 centri assistenziali day-care, 36 asili, sette scuole elementari e tre scuole superiori; cinquemila scolari sono stati inseriti in altre scuole; smantellate 38 sinagoghe; 166 aziende agricole israeliane sono essere chiuse, con la perdita di posti di lavoro anche per cinquemila palestinesi; infine, 48 sepolture del cimitero ebraico di Gush Katif sono state riesumate e trasferite in Israele, comprese quelle di sei abitanti uccisi da terroristi.
    Il centro di Nitzan serve a documentare uno dei capitoli più straordinari e dolorosi della storia d'Israele. Si prevedevano spargimento di sangue, una pioggia di missili Kassam sui soldati e i cittadini nel Gush Katif. Niente di tutto questo è successo l'estate del 2005. Ci fu tanta disperazione, qualche scontro fisico ma soprattutto la dimostrazione di forza morale di Israele e dei suoi più indomiti cittadini. Erano ottomila ebrei a fronte di un milione e 324mila arabi. Sono la storia d'Israele.

    velino giulio meotti




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 16/10/2009 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    25 agosto 2009

    I muri nel mondo

     

    Sono numerosissimi i Paesi che ergono muri alle loro frontiere. Spesso lo fanno per evitare migrazioni massiccie, altre volte per separare popolazioni in lotta fra loro. Solo uno Stato, però, viene... http://www.youtube.com/watch?v=e2b8X4q7bm0




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    20 agosto 2009

    Scoperto nella Città di David un “sontuoso palazzo romano” del III secolo e.v.

     

     

    Un “sontuoso” palazzo romano di due piani, di oltre 1.000 metri quadri, è stato rinvenuto nel parco archeologico della Città di David (il nucleo originario di Gerusalemme), poco fuori le mura attuali della Città Vecchia di Gerusalemme.
    In precedenza gli archeologi ritenevano che le rovine romane del III secolo e.v. si estendessero solo fino ai bordi delle mura della città vecchia ottomana. Ma la scoperta di questo palazzo nell’area del parcheggio Givati, fuori dalle mura e adiacente alla Città di David, suggerisce che le costruzioni romane arrivassero fino al fondo della Valle di Silwan. Lo spiega Doron Ben-Ami, direttore degli scavi.
    “La scoperta ci ha sorpresi – dice Ben-Ami – Non ci aspettavamo di trovare resti di costruzioni romane entro la Città di David. È sorprendente quanto la struttura sia grande. Finora abbiamo scoperto 1.000 metri quadri e la struttura si estende ancora al là dei limiti dell’area di scavo”.
    Secondo Ben Ami, il ritrovamento ha già rivoluzionato la cognizione degli storici sull’insediamento romano a Gerusalemme. “La supposizione prevalente tra gli studiosi che la collina della Città di David restasse fuori dalla zona dell’insediamento romano al tempo di Aelia Capitolina [dal II secolo e.v.] non è più valida”, spiega Ben-Ami.
    La fastosità dell’edificio è evidente nelle sue dimensioni e nei manufatti recuperati all’interno della struttura, afferma il comunicato della Antiquities Authority. Al centro c’era un grande cortile aperto, circondato da colonne. Tra le colonne e le camere accanto al cortile correvano delle gallerie. L’edificio si ergeva per due piani ed era coperto da tetti di tegole. Tra le rovine è stata trovata una quantità di frammenti di affreschi, da cui gli archeologi hanno dedotto che alcuni dei muri delle stanze fossero intonacati e decorati con pitture colorate. I disegni colorati che ornavano le pareti intonacate consistevano principalmente in motivi geometrici e floreali.
    La ricchezza architettonica, la planimetria e in particolare i manufatti ritrovati tra le rovine attestano il carattere inequivocabilmente romano dell’edificio. I reperti più notevoli sono una figurina di marmo raffigurante un pugile e un orecchino d’oro con pietre preziose incastonate.
    L’edificio, costruito durante il III secolo e.v, fu colpito da un terremoto nel IV secolo le cui conseguenze sono ancora evidenti nell’area degli scavi: i muri cedettero e le pietre crollate, ammucchiate al suolo, coprirono i muri del piano terra, alcuni dei quali sono ancora in piedi e raggiungono una considerevole altezza.
    Fra le rovine sono stati rinvenuti elementi architettonici, come mosaici e molti frammenti di affreschi, che decoravano le stanze del secondo piano. Le monete trovate tra le macerie e sui pavimenti indicano che il crollo del palazzo avvenne intorno al 360. “Abbiamo davanti a noi la testimonianza archeologica degli effetti del terremoto che colpì la nostra regione nel 363 e.v.” dice Ben-Ami, e aggiunge: “Non conosciamo altri edifici del periodo romano scoperti in Israele che abbiano una planimetria simile a quella di questo edificio. I paralleli contemporanei più vicini sono situati in siti del II-IV secolo scavati in area siro-libanese. Si tratta di ‘palazzi urbani’ del periodo romano scoperti ad Antiochia, Apamea e Palmira. Se il parallelo è corretto allora, nonostante le dimensioni e l’opulenza, significherebbe che l’edificio era originariamente usato come residenza privata”.

    (Da: Jerusalem Post, MFA,17.08.09)

    Nella foto in alto: Orecchino d’oro e pietre preziose rinvenuto fra le rovine del “palazzo urbano” del III sec. e.v. scoperto a Gerusalemme




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 20/8/2009 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    14 agosto 2009

    Se la storia di Mosè fosse stata raccontata da alcuni giornali ai giorni nostri

    Schiavitù in Egitto

    Un sorvegliante egiziano è stato abbattuto oggi da un estremista ebreo di nome Mosé. La famiglia del sorvegliante ucciso nonostante non fosse armato accusa la comunità internazionale di averlo abbandonato. «Amava la vita», racconta suo fratello, commosso fino alle lacrime. « Voleva sposarsi e avere dei figli, una casa e degli schiavi, come tutti. Ora è finita. Perché questa ingiustizia? Perché questa umiliazione?». Il portavoce del Faraone denuncia oggi la comunità internazionale che «fa una politica dei due pesi e delle due misure» che torna sfrontatamente a vantaggio degli Ebrei. Le fonti ebraiche pretendono che le condizioni di vita che imporrebbe loro il Faraone sarebbero poco confortevoli, in particolare per i neonati di sesso maschile. Tuttavia, nessuna fonte indipendente ha potuto confermare questi addebiti.

    Una delegazione diplomatica Europea inviata sul posto non ha potuto portare a termine la sua missione a causa dell'oscurità totale in cui gli Ebrei hanno fatto piombare il paese. Il dirigente ebreo Mosé, responsabile dell'assassinio mirato del sorvegliante egiziano e di altri delitti di cui lo accusano le ONG locali, martella che il suo popolo dovrebbe poter occupare il Sinai e Canaan. I dirigenti di questo paese, fra cui il celebre Og, re di Bashan, protestano di fronte all'ingiustizia (leggere domani il nostro supplemento speciale di otto pagine sulla spoliazione e colonizzazione dei popoli di Canaan).

    Il Quai d'Orsay ha condannato «le azioni inaccettabili e sproporzionate del dio degli Ebrei che, opponendo dieci piaghe a un problema minimo, la schiavitù, che d'altra parte respingiamo, non da prova di quella buona fede che costituirebbe una premessa tale da incoraggiare gli Egiziani a riconsiderare le frustate se soltanto venisse loro proposto una prospettiva politica e non la forza bruta che condanniamo fermamente».

    A Parigi, degli intellettuali hanno firmato una petizione intitolata "Giustizia per i Faraoni". Questo testo è pieno di sdegno per il fatto che «siano state utilizzate delle rane per terrorizzare la popolazione egiziana, invece di essere state cotte e servite con la salsa bernese, come è d'uso presso la gente civilizzata». Questo appello che chiede la fine dell'umiliazione inflitta al Faraone, esige parimenti «che il mantenimento della schiavitù sia garantito dall'ONU, perché questo è il solo modo di assicurare la stabilità, la dignità e la giustizia immediata per la regione».

    Su iniziativa di diversi comuni, verrà presentata in Francia un'esposizione itinerante ("Sofferenza e disperazione dei geometri egiziani"), accompagnata da un ciclo di conferenze sul tema: «Come volete che quaranta secoli vi contemplino se gli Ebrei si rifiutano di costruire le piramidi?».

    Un appello a manifestare contro l'uso abusivo delle acque del fiume da parte degli Ebrei è stato lanciato dall'associazione "NIL Obstat", che denuncia in particolare la trasformazione arbitraria delle acque egiziane in sangue. Si sono uniti all'appello il MRPA (Movimento contro il Razzismo Antifaraonico), la LDH (Lega per la Discriminazione degli Ebrei), la LCR, la CGT, SUD, LO, FO, ATTAC, i Verdi e il PCF. I manifestanti si riuniranno davanti alla piramide del Louvre e marceranno fino all'obelisco della Concorde.

    José Bové ha dichiarato su Canal Minus che erano stati gli Ebrei a organizzare la schiavitù degli Ebrei, dato che il Faraone stesso era un agente ebreo, il tutto al fine di infastidire gli Egiziani. Questa eventualità sembrerebbe provata dal modo inspiegabile con cui un ebreo di nome Giuseppe è riuscito a infiltrarsi nei circoli più alti del potere egiziano.

    Questi pesanti sospetti che pesano sugli israeliti e sul governo mosaico saranno oggetto di una serie di inchieste di cui inizieremo la pubblicazione domani.

    © Yigal Palmor per Upjf




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 14/8/2009 alle 18:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    5 giugno 2009

    Baghdad, Giugno 1941: una storia che in pochi conoscono

    BAGHDAD, 1-2 GIUGNO 1941, POGROM “FARHUD”

    pogrom-farhud1Il Pogrom Farhud (farhud in arabo = devastazione), perpetrato a Baghdad il giorno di Shavuoth 1941 e protrattosi per due giorni (1 e 2 Giugno 1941) non e’ molto conosciuto. Secondo alcune fonti furono massacrati almeno 600 ebrei in quei giorni. Qui di seguito troverete una testimonianza di quell’atroce episodio

    […] Il 30 maggio, Rashid Ali Kailani e il Gran Muftì di Gerusalemme, que­st’ultimo con le sue centinaia di seguaci, fuggirono a Teheran, approfittando della copertura diplomatica dei convogli organizzati dagli ambasciatori tede­sco e italiano. Hajj Amin al Husseini si salvò grazie a un passaporto diplomatico prosaicamente intestato al signor Rossi Giuseppe. Prima di abbandonare Baghdad, però, i militari golpisti, tra cui anche Adnan Khayrallah, zio e padre spirituale di Saddam Hussein, ordinarono un pogrom nel quartiere ebraico.

    Questo il ricordo di una ebrea di Baghdad, testimone di quella giornata:

     

    A Baghdad c’erano quattro club per gli ebrei: il Rashid, lo Zawra, il Rafidain e il Laura Kadoorie e c’era anche un club misto di arabi ed ebrei, nella zona di Mansour, dove si giocava a Bingo, si nuotava, c’erano le «notti orientali», feste, musica. A marzo e aprile le ragazze si facevano collane di fiori d’arancio e la città ne profumava. Frequentavamo la so­cietà araba, ci sentivamo iracheni come loro, a casa parlavamo l’arabo e avevamo molti usi in comune, per esempio quello che le mogli non chiamavano mai i mariti per nome, ma «eben ammy», il figlio di mio suocero, o «abu flan», il padre del figlio maggiore [...].

    A fine maggio del 1941, Rashid Ali Kailani e gli ufficiali scapparono in Iran, l’esercito iracheno si arrese senza condizioni agli inglesi e al Palmach - la brigata ebraica che ha combattuto al fianco degli inglesi - e si ritirò distrutto.Gli inglesi ebbero la meglio e marciarono verso Baghdad; corse voce che il piccolo re e il reggente fossero tornati e che si sarebbe formato un governo filoinglese. Noi ebrei tirammo un sospiro di sollievo.

    Di colpo, una sera di giugno, il primo giorno di Shavuot, sentimmo degli spari, le radio e le telecomunicazioni erano state distrutte dalla Roval Force.Gli arabi attaccarono i quartieri ebraici di Baghdad, centi­naia di ebrei furono uccisi, tirati giù dagli autobus, accoltellati da gio­vani armati e lasciati morire dissanguati per la strada, migliaia di case e negozi saccheggiati.

    II pogrom durò quarantotto ore, gli omicidi avvennero quasi tutti nella notte, i saccheggi il giorno dopo. Sentii con le mie orecchie i musulma­ni gridare: «Farhood, farhood-intissar al Islam ala el Yeehod!» («Sac­cheggiate, saccheggiate, è la vittoria dei musulmani sugli ebrei!»). L’uni­ca via di fuga era salire sul tetto.

    Tremo ancora al ricordo delle terribili scene della popolazione terroriz­zata che salta da una terrazza all’altra scappando. Hitler, possano il suo nome e il suo ricordo essere spazzati via, era al culmine del suo trionfo.

    Trecento (ma secondo alcune fonti addirittura seicento) furono gli ebrei vitti­me del pogrom, durante il quale furono distrutti 586 loro negozi e 911 case.(da Carlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, Rizzoli, pp.95-96)

    Aggiungo che oltre alle centinaia di morti vi furono anche migliaia di feriti.

    Aggiungo che voglio ricordare questo massacro perché a troppi, occupati a tempo pieno a chiamare massacro e sterminio e genocidio la morte delle unità e delle decine di una parte, non resta più tempo per occuparsi delle centinaia e delle migliaia dell’altra parte.

    Aggiungo che durante i due giorni e due notti di massacro l’esercito inglese, accampato alla periferia di Baghdad, non ha mosso un dito per impedirlo o fermarlo (ricorda qualcosa?), ma nessuno si è mai sognato di accusare l’esercito inglese, o il suo comandante, o la Gran Bretagna, o il suo ministro della difesa, di crimini contro l’umanità.

    Aggiungo, per chi dovesse avere qualche problema di memoria, che questo massacro, così come tanti altri che lo avevano preceduto e tanti altri ancora che lo hanno seguito, non era una “legittima e comprensibile reazione” alle “infamie” commesse dallo stato di Israele, perché lo stato di Israele non c’era.

    Aggiungo – e concludo – che nel 1941 gli ebrei iracheni, presenti nell’area da circa due millenni e mezzo, ossia almeno un millennio prima degli arabi, erano circa 150.000; nel 1948 erano circa 135.000; nel 2001 ne erano rimasti circa 200. Oggi ce ne sono sette a Baghdad, meno di 100 in tutto l’Iraq. Perché Hitler è vivo e lotta insieme a loro, con il fattivo aiuto e l’entusiastico tifo di milioni di euroarabi.

    Barbara


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