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La cucina ebraica
 








  







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27 novembre 2013

Insalata di avocado con uova sode


Insalata di avocado con uova sode, inserito originariamente da fugzu.

Ecco un'altra ricetta proveniente dal libro di Roberta Anau e Elena Loewenthal " Cucina Ebraica" Ed. Fabbri.

E' un antipasto tipico israeliano.

INGREDIENTI
(6 persone)

3 avocadi
2 cipollotti freschi
3 uova sode
1 melagrana matura (6 cucchiaini di gelatina di melagrana)
succo di 1 limone (fatto espresso si può evitare)
foglie di menta fresca

SALSA
3 cucchiai aceto di mele
3 cucchiai olio extravergine di oliva
1 cucchiaino miele acacia
succo di 1 arancia
sale,pepe qb

PROCEDIMENTO

Cuocete in acqua le uova per 10 minuti, dal momento del bollore, rendendole sode.

Sbucciatele subito e lasciatele a raffreddare in acqua fredda.

In una ciotola mescolate l'aceto, il succo di arancia, il miele, il sale e pepe: emulsionate il tutto aggiungendo un po' per volta l'olio, finchè otterrete una salsa cremosa.

Sgranate in una scodella la melagrana.

Tagliate gli avocadi a metà e facendo una lieve rotazione spaccateli a metà e togliete il grosso seme centrale.
Sbucciateli e tagliateli a fette lasciando intatta la parte del picciolo.

Disponete il frutto a ventaglio in ciascun piatto, posizionate anche le uova sode tagliate a pezzetti, i cipollotti tagliati finemente (compresa la parte verde).

Spolverate con i chicchi di melagrana e irrorate il tutto con la salsa.
Decorate con qualche foglia di menta tritata.

CONSIDERAZIONI

Noi siamo golosi di avocado e questa ricetta è stata una vera rivelazione. E' importante partire da avocadi al giusto punto di maturazione. Con una leggera pressione la superficie dovrà cedere e si dovranno sbucciare, spellandosi con facilità.

Non avevo arance fresche ho così usato succo di frutta di arancia. Non essendo ancora stagione di melograne ho abbinato un cucchiaino di gelatina di melograna che avevo fatto l'anno scorso: la variazione si è sposata perfettamente.

Ho fatto il piatto e l'ho servito subito quindi ho evitato di utilizzare il limone per rallentare l'ossidazione dell'avocado sbucciato. Volevo evitare anche che il sapore di limone prevalesse sugli altri.
Mi sono dimenticata di aggiungere qualche foglia di menta fresca... e ci sarebbe stata davvero bene.

Nell'insieme ciascun ingrediente non prevale ma crea una melodia unica di note diverse. L'avocado e l'uovo possono risultare pesanti e uniformi come sapori ma conditi e abbinati così diventano leggeri e ti viene voglia di mangiarne e mangiarne ancora.

Vi posso solo aggiungere che mio figlio odia le uova sode ma ha divorato l'intera preparazione spazzando anche il piatto.

Aspetto che mi regalino una melagrana per riprovare la ricetta con tutti gli ingredienti indicati.

CONSIDERAZIONI 2 


Non ho parole, ci siamo quasi, arance e melograne ci sono.. le arance non sono ancora quelle buonissime invrenali... ma ci stiamo avvicinando alla perfezione.
 




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20 novembre 2013

PIZZA EBRAICA o PIZZA DI BERIDDE


Questa ricetta ha una lunga ed ancora dubbiosa storia. Cercando su internet si trovano poche fonti - incerte - sulle origini di questo dolce. Il problema del mondo 2.0 è che spesso vieni depistato da scritti totalmente campati in aria... La cosa certa è che quella che vi sto per presentare, è una delle ricette ebraiche più apprezzate da chi frequenta il Ghetto qui a Roma: la Pizza ebraica, volgarmente chiamata Pizza di Beridde. Questo "signor" Beridde, sembra non essere nessuno, è solo una storpiatura dialettica della parola Berit Milah o Brit Milah (alleanza). Questo temine si riferisce al particolare rapporto instaurato tra Dio ed il suo popolo, oppure, un'altra fonte menziona il "patto del taglio", (circoncisione). Mishmarot è un'antica usanza della comunità giudaica che si riunisce alla vigilia della circoncisione, per leggere e studiare passi biblici e composizioni liturgiche. Mishmarot è usato anche per indicare turni di veglia che dovevano essere fatti dai Sacerdoti, per verificare che il fuoco - custodito da qualche parte - non si spegnesse mai. Ho riunito queste indicazioni a seguito di una ricerca, dovuta alla mia inesauribile curiosità; spero di non aver riportato cose errate. Forse qualcuno di voi mi potrà dare informazioni più chiare e dettagliate. Nel frattempo, godiamoci questa specialità che potrete gustare al Forno Boccione, a Portico d'Ottavia a Roma, uno tra i più rinomati del Ghetto.

CE L'HO, CE L'HO, MI MANCA ...!

200g farina di mandorle
300g farina 00
150g zucchero
125ml olio di semi
160ml Vin Santo (o vino liquoroso)
100g arancia candita
100g cedro candito
100g uvetta
100g ciliegie candite
100g mandorle pelate
100g pinoli




A META' DEL LAVORO ...
Preriscaldare il forno a 250°. Mischiare lo zucchero con le due farine e, con l'aiuto delle fruste da impasto, cominciate ad amalgamare aggiungendo l'olio a filo. Finito l'olio l'impasto non sarà ancora omogeneo, quindi, procedete allo stesso modo versando il vino. Io l'ho usato tutto, ma voi regolatevi sul momento, perchè l'impasto non deve essere troppo appiccicoso. Ora, prepariamo i canditi: la ricetta originale prevede tocchi molto grossi; io li preferisco di un taglio medio, ovvero, 2-3 volte più grandi di quelli che si trovano nei supermercati già pronti, ma sicuramente meno grandi degli originali. Tostate leggermente mandorle e pinoli. Cominciate ad aggiungere questi ingredienti all'impasto, un pò per volta, e lavorate il tutto con le mani; spingete con i pugni per aiutarvi. Una volta incorporati canditi e frutta secca, adagiate l'impasto su una spianatoia infarinata, dividetelo a metà e create due rotoli appiattiti, ognuno da 20cm di lunghezza e 10-12cm circa di altezza. Con un coltello, o un raschia pasta, dividete l'impasto in 8 panetti; su ogni panetto praticate 4 incisioni che serviranno a sporzionarli una volta cotti. Posizionate le vostre porzioni su di una leccarda rivestita di carta forno, infornate per 20 minuti fin quando la base della Pizza non sarà bruciacchiata. Sì, questo dolce deve essere così, ma vi accorgerete che quel bruciato non sarà carbonizzato, bensì caramellato.

CI SI DIVERTE MANGIANDO ...
Suggerimenti: in molte ricette ho visto che viene usato il vino caldo o tiepido. Io, personalmnete, lo uso a temperatura ambiente. Per quanto riguarda la farina di mandorle, le quantità sono incerte: c'è chi ne mette di più, c'è chi ne mette di meno. Io con 200g rimango soddisfatta; nella Pizza del Forno Boccione non si sente eccessivamente l'aroma della farina di mandorle. Attenzione alla cottura, non fate cuocere troppo i panetti altrimenti si biscotteranno completamente: la base deve essere caramellata, ma l'interno dovrà rimanere più morbido.
http://torsolo-di-mela.blogspot.it/2012/12/pizza-ebraica-o-pizza-di-beridde.html




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22 ottobre 2013

Impade: buonissimi dolci tradizionali ebraici

 

Voglio proporvi le impade: sono dei buonissimi dolci tradizionali ebraici che ancora oggi si possono trovare nei panifici e pasticcerie del Ghetto di Venezia.

Ingredienti:

per la pasta:

500 gr. di farina,
275 gr. di zucchero,
3 uova piccole o medie,
125 ml. di olio di mais.

per il ripieno:

250 gr. di mandorle dolci,
250 gr. di zucchero,
2 uova,
la scorza grattugiata di 1 limone non trattato.






Diporre la farina a fontana e versare nell'incavo le uova intere. Impastare un po' e aggiungere via via lo zucchero e l'olio.
Lavorare fino ad ottenere un impasto di consistenza morbida ed elastica (come una pasta frolla)
Lasciare riposare il tutto e passare alla preparazione del ripieno.
Tritare le mandorle, versarle in una scodella e unirvi lo zucchero, la scorza tritata del limone e le uova e mescolare con cura.
Riprendere l'impasto e ricavarne un rotolo di circa 2 cm. di diametro
tagliare dei tronchetti lunghi circa 5 cm.
Schiacciarli con il mattarello in modo da ottenere delle sfoglie larghe circa 5 cm. e mettere al centro un po' di ripieno.
Unire i bordi della pasta premendoli in modo che si saldino e creino una sorta di "crestina" e poi piegare le estremità ad angolo in modo che il biscotto assuma una forma a leggera "esse".
Disporre le impade su una lastra da forno (io ho usato il foglio di silicone) ed infornare a 200° per 5 minuti e poi abbassare la temperatura a 180° e continuare la cottura per altri 15 minuti circa.
Sfornare e cospargere di zucchero a velo.
Questi biscotti sono tipici per la Pasqua ma si trovano (e si gustano!!) tutto l'anno.


16 luglio 2013

Ricette Israeliane e Cucina Israeliana




 L'ARTE DELLA CUCINA ISRAELIANA
La cucina israeliana per come è conosciuta al giorno d'oggi trova le sue origini nel 1948 quando venne creato lo stato d'Israele. Quando il popolo d'Israele si riunì da ogni parte del mondo, molti portarono con sé le ricette tradizionali delle loro prime comunità ebraiche.
Ci sono state diverse influenze sulla cucina ebraica nell'arco dei secoli. La religione era unica, come si può vedere nei molti piatti speciali preparati per feste particolari nel corso dell'anno. Diverso era l'impatto delle abitudini culinarie dei paesi dove le famiglie ebree si stabilirono. Un buon esempio di quanto detto è il pesce Gefilte che era originariamente un piatto dell'Europa orientale adottato e sviluppato dai cuochi ebrei nelle diverse forme nelle quali viene ora servito – dolce, in agro, guarnito con nocciole o come polpette di pesce.
Il Goulash ungherese ha la sua versione ebrea e la pasta – così spesso associata alla cucina italiana - ha un'ampia varietà di stili kosher (ricette permesse dalla religione ebraica). Un'altra influenza ancora sull'alimentazione ebraica furono le tradizioni culinarie dei piatti ebrei originari conservati dalle casalinghe che hanno conservato attentamente le ricette preziose. In Israele si possono trovare tutte. La cucina israeliana racchiude tutte queste influenze e chiunque apprezzi la buona cucina può trovare grande piacere nell'assaporare i vari piatti.

Gefilte Fish

Carpa stufata aromatizzata alle mandorle


Ingredienti

2 libbre di carpe, 1 grossa cipoll affettata, 2 uova, 1 fetta di pane bianco immersa in acqua e fatta asciugare, 1 cucchiaio colmo di farina di matzo o di pangrattato, 1 cucchiaio di mandorle, sgusciate e tritate, 2 cucchiai d'acqua, 1 cucchiaio d'olio per frittura, 1 cucchiaino d'acqua, 1 uovo sodo, sale, pepe

Preparazione

Pulire bene il pesce, e affettarlo. Con un coltello affilato rimuovere la polpa lasciando lo scheletro intatto. Mettere la pelle su di un piatto e tenere da parte. Saltare la cipolla in un po' d'olio. Sminuzzare la polpa di pesce insieme al pane, che è stato immerso in acqua, mandorle, cipolla fritta e l'uovo sodo. In una ciotola mischiare il pesce sminuzzato, 2 uova, 2 cucchiai d'acqua, pangrattato, sale, pepe e 1 cucchiaino di zucchero. Mescolare bene. Farcire la pelle tenuta da parte con il preparato di pesce. Mettere in brodo di cottura, coprire e sobbollire per ½ ora a fuoco basso.


28 giugno 2013

Marak teimani Zuppa speziata di carne Ricette Ebraiche








ingredientipreparazione:
1 libbra di manzo, 1 cucchiaio di foglie di sedano tritate, 5 spicchi d’aglio, ¼ di cucchiaino di pepe nero, 2 pomodori, pelati e tagliati a cubi, 3 cardamoni interi, sale, 1 cucchiaio di prezzemolo, tritato, 2 cucchiai d’olio per frittura, coriandolo, 6 tazze d’acqua.Cuocere la carne in acqua per circa 30 min. Rimuovere la carne, e riporla a parte. Friggere in olio l’aglio, il coriandolo, le foglie di sedano, prezzemolo e i pomodori. Aggiungere alla carne. Condire con sale, pepe, e aggiungere il cardamone. Mescolare e continuare a cuocere per altri 15 minuti

 


 

la ricetta e’ stata presa dal sito


 

http://www.kosherlive.comWeb site  created  byeffepi . Tutti i diritti sono riservati. Questo NON e’ un sito creative commons ,mamaghella


 

Chiedo scusa se ho sbagliato l’unica variante che ho fatto e tritare la carne e farne delle polpettine e usato il brodo di cottura filtrato(spero di non aver cambiato troppo le regole….


http://www.petitchef.it/ricette/marak-teimani-zuppa-speziata-di-carne-ricette%A0ebraiche-fid-889028




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18 giugno 2013

Cucina giudaico romanesca: Gli aliciotti con l'indivia




Ingredienti per due persone
250 gr di aliciotti (alici non eccessivamente grandi)
500 gr. di indivia
4 o 5 cucchiai di olio extravergine di oliva
abbondante pepe
sale q.b.

Per questa ricetta oltre all'indivia abbiamo altre protagoniste...


le alici!




Preparazione
Lavare, tagliare, asciugare e salare l'indivia, come per il risotto della ricetta precedente.
Lavate, aprite a metà le alici, deliscatele e 
privatele della testa e della coda.
Prepariamo adesso una sorta di tortino:
In una teglia o pentola di coccio ben unta di olio extravergine di oliva adagiamo una base di indivia che pepiamo (il sale già lo abbiamo messo) e irroriamo con un po' di olio. 
Disponiamo sopra per tutta la superficie gli aliciotti. 
Stessa cosa: pepe, poco sale, e olio. 
Terminiamo con una generosa dose di indivia. Olio e pepe.
Copriamo e facciamo cuocere sul fornello per una decina di minuti, per far appassire la verdura e far evaporare un po' di acqua. 
Trasferiamo poi in forno a 180° per circa 20, 30 minuti, fino a che si è formata una crosticina superficiale e l'acqua sia ben evaporata.
Ed eccolo qui il bel tortino che da tanto volevo provare.
Volete sapere se è buono?? Di più!! E' ottimo!



Per preparare questa ricetta mi sono avvalsa delle notizie riportate sui seguenti libri: 
La cucina romana e ebraico-romanesca di Giuliano Malizia
La mia cucina ebraico romanesca di Bruna Tedeschi
oltre ai buoni consigli presi su youtube qui . Io mi sono appassionata alla cucina ebraico romanesca proprio grazie ai bellissimi e esaustivi video caricati da Amos Guetta per la cucina ebraica e devo ammettere che le verdure preparate da loro hanno una marcia in più (come non ricordare i carciofi alla giudia? Mitici!!). Piatti poveri, ma di gran gusto, come anche tutta la cucina romana. 

http://elly-chezentity.blogspot.it/2012/11/a-tutta-indivia-per-un-bel-risotto.html




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17 giugno 2013

Conosciamo Boccione, l’antico forno del ghetto ebraico di Roma

 

A Roma, in Via del Portico d’Ottavia, nel cuore di quello che oggi, per convenzione, si chiama ancora il “ghetto ebraico” (ma che corrisponde solo grossomodo all’area dell’antico ghetto di Roma, praticamente tutto demolito all’inizio del secolo XX) c’è una pasticceria, senza insegna, dalle vetrine spoglie e un po’ spartana.
La si immagina idealmente gemellata con un altra patisserie europea, in rue de Rosiers a Parigi, anch’essa ugualmente spartana e anch’essa al centro della vita del quartiere ebraico Marais.
Per gli ebrei romani questo monumento alla tradizione è Boccione, per tutti gli altri si chiama usando diverse parafrasi: “il forno del ghetto”, “la pasticceria degli ebrei”, “il negozio dei dolci kasher”. Quello che è noto a tutti, invece è che dal piccolo retrobottega escono delizie incredibili che risalgono ad una tradizione antichissima, dolci di ogni forma e misura secondo le norme alimentari ebraiche (cucina kasher), che accompagnano la vita religiosa di ogni festività israelitica.
Il segreto da una decina d’anni non è più tanto segreto, Boccione compare in decine di guide nazionali ed estere e non è raro imbattersi in comitive di turisti che sostano di fuori dalla porta a vetri domandandosi del perché di tanta celebrità. Spesso si vedono fare a fila anche preti, suore e altri religiosi ed ogni tanto, spunta fuori chi racconta che anche il papa sia goloso dei dolcetti della tradizione ebraica.

La famiglia che lo gestisce è l’unica erede di una tradizione culinaria che risale al medioevo e che ha visto tramandarsi le ricette di padre in figlio, come si usa fare per la millenaria tradizione orale religiosa. Degli altri gruppi famigliari impegnati nell’arte dolciaria sopravvivono solo i ricordi dei discendenti, che a tratti rivendicano l’originalità o la particolare bontà di questo o quel manicaretto (molti citano, ad esempio, la “pizza di occhialone” come di un dolce di insuperata bontà).
Le specialità di questo forno, non sono poi tantissime, perché Boccione non segue certo la moda, ci si adegua piuttosto ai ritmi della giornata e dell’anno religioso. La mattina potete trovare i cornetti giganti, e le veneziane (brioche con la crema), il pomeriggio la tradizione invece vuole che siano i “bruscolini” caldi incrostati di sale a regnare nelle enormi tielle poste sul bancone. Il venerdì (prima dello Shabbat, giorno di riposo) abbiamo la treccia con i zuccherini e le ciliegie candite, il panettone, la challah (il pane del sabato, che già gli amici di Ginger conoscono) e i tradizionali “ginetti” biscottoni dall’impasto semplice - appena aromatizzato al limone - eccellenti da spezzettare e buttare in un caffellatte.
Poi abbiamo una golosa accoppiata: “pizza e biscottini”. La cosiddetta “pizza di beridde” sono dei panetti dolci preparati con canditi, mandorle, pinoli e uva passa. Il nome viene dall’uso che se ne fa prevalentemente in occasione della nascita di un figlio maschio. Stesso uso per i “biscottini”, dolcetti duri a forma di rondelle, delizia di mandorle, cacao, e cannella. Una menzione a parte meritano le torte: sono crostate chiuse, ricoperte di pasta, con ripieno di ricotta e marmellata di visciole o ricotta e cioccolato. E da sole valgono la visita. Qualcuno lascia dei soldi extra sul bancone, qualcun’altro quando le mangia, si commuove, dicono.
Nelle festività poi, Boccione da il meglio di sé: dolce tipico della festività di Purim (il carnevale ebraico, per essere sbrigativi) è il “tortolicchio” una mattonella durissima di impasto con miele, mandorle e zuccherini all’anice. A Pesach invece (la Pasqua, durante la quale è proibito il consumo di cibi lievitati) si fa la fila per le ciambellette (biscottini dall’impasto semplice di uova, zucchero, farina e olio), gli amaretti di pasta di mandorle, il pan di spagna (non lievitato) e le celebri “pizzarelle col miele“, le spettacolari polpettine di azzima tritata impastata con cacao, pinoli, uva passa e tuffate nell’olio bollente.
gingerandtomato




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10 giugno 2013

Cucina mediorientale. la ricetta di "Hummus bi tahina"

Ingredienti:
 Ceci lessati  250 g
 Spicchi d'aglio  2
 Tahina  2 cucchiai
 Limone  1
 Prezzemolo  1 mazzetto
 Peperoncino e/o paparica  1 / pizzico
 Olio do oliva  2 cucchiai
 Sale  

 Preparazione:

   Mettere nel frullatore i ceci, la tahina (E' una crema oleosa che si ottiene dai semi di sesamo tostati e spremuti. E' molto densa e di color nocciola. Molto usata in Medio Oriente), il succo di limone, i spicchi d'aglio pestato, se neccerario dell'acqua, e il sale; frullare a bassa velocità per 30 secondi fino ad ottenere un composto omogeneo abbastanza denso.


 Presentazione:

   Servire in una ciotola comune e decorare con il prezzemolo tritato, un pizzico di peperoncino e/o paprica e un filo di olio d'oliva. Servire con pane tostato.


 Consiglio

   Per non usare i ceci lessati in scatola si può prepararli da soli a casa (sono più buoni e più genuini). Mettere i ceci nell'acqua la sera prima, la mattina scolateli e trasferiteli in una pentola con dell'acqua in ebollizione. Lasciate cuocere a fuoco lento per 45 minuti e scolateli

 

 
Humus (crema di ceci)
da Mirna Musiani - Bologna

Questa crema di origine libanese può costituire un antipasto o uno spuntino saporito, un ripieno per tramezzini e tartine, o puo' essere incluso in un buffet freddo. Ingredienti per 2 tazze di humus:

  • 1 tazza di ceci
  • 2 cucchiai di olio all'aglio (vedi sotto) oppure 2 cucchiai di olio di oliva mescolato con 1 spicchio d'aglio schiacciato
  • qualche goccia di olio di oliva
  • 1 cucchiaio di tahin chiaro (il tahin è una crema di sesamo)
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • sale marino
Per la guarnizione:
  • qualche goccia di olio di oliva
  • un pizzico di paprika in polvere (o peperoncino)
  • olive nere
  • rametti di prezzemolo
  • spicchi di limone
1) Pulite i ceci e ammollateli per una notte in tre tazze d'acqua.
2) Portateli a bollore in una pentola pressione. Schiumateli
3) Cuoceteli a pressione per 1 ora e 1/2. Controllate che i ceci siano molto morbidi: se non è cosí, continuate a cuocerli.
4) Scolateli e conservate l'acqua di cottura.
5) Fatene una purea usando tanta acqua di cottura quanto basta per formare una purea densa.
6) Mescolate tutti i sapori nella purea regolando la consistenza, se necessario, con l'acqua di cottura dei ceci, fino ad ottenere un composto cremoso e denso. Verificate il gusto quando l'humus e' freddo e regolatelo di sale a piacere: ogni sapore dovrebbe essere presente, ma nessuno dovrebbe prevalere.
7) Servite su un piatto basso guarnendo in modo variopinto.

Secondo la tradizione l'Humus si serve freddo con il pane pitta (che si trova in molte panetterie) e con olive e insalata. I crackers, le chips di mais e le gallette di riso sono valide alternative al pane.
Un'altra idea è usare bastoncini di verdure crude o scottate, come sedano o carote, da intingere nell'humus.

Olio all'aglio - metodo lento per grandi quantità

Prendete diverse teste d'aglio fresche
Sbucciate gli spicchi, metteteli in un vaso di vetro e copriteli con olio d'oliva.
Lasciate 6 settimane in un luogo fresco prima di usare l'olio. Gli spicchi d'aglio si possono usare per cucinare.
Si conserva per molti mesi in un luogo fresco

Olio all'aglio - metodo veloce per piccole quantità

Prendete alcune teste d'aglio, sbucciatele e tritatele.
Mettetele in una piccola casseruola e copritele d'olio d'oliva.
Riscaldate molto delicatamente finché sarà caldo, ma non lasciatelo sfrigolare.
Coprite e lasciate raffreddare.
Filtrate e buttate via l'aglio.
Conservate l'olio in un vaso di vetro.

 




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5 giugno 2013

Ricette israeliane





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22 maggio 2013

Da Israele la formula EatWith: cene in famiglia per turisti


Si chiama “EatWith” ed è la nuova “avventura” che consente ai turisti che si recano in Israele di vivere l’emozione dell’accoglienza all’interno delle case israeliane, un’esperienza unica e autentica.

 

Attraverso “EatWith” infatti i visitatori possono scegliere di cenare in decine di case israeliane in ogni parte del Paese e in differenti ambienti: dal loft alla moda a sud di Tel Aviv alle antiche case in pietra di Gerusalemme, alle belle abitazioni rurali nei Kibbutz. I turisti potranno spaziare dai piatti tradizionali ortodossi a Gerusalemme ai pic-nic asado-style argentini; dai piatti gourmet creati da chef di fama internazionale alle feste ungheresi con le antiche rovine romane di Cesarea sullo sfondo.

 

Gli ospiti hanno anche la possibilità di visitare le aziende agricole e corsi d’acqua in tutto Israele, dove i prodotti locali sono coltivati e pescati. Ogni casa o struttura extraalberghiera è stata accuratamente selezionata in base alla storia personale, ai servizi che offre, agli spazi di intrattenimento e alla qualità del cibo.

 

I padroni di casa possono accogliere un numero variabile di ospiti, da due a 20, a seconda dello spazio e delle condizioni meteorologiche. I prezzi vanno da 100 NIS a 300 NIS per ospite (1 NIS = 0,21 euro), in base al prezzo delle materie prime, dell’esperienza culinaria del padrone di casa e dello stile dell’evento o manifestazione proposti.

 

Per fornire informazioni dettagliate è stato anche creato un sito ad hoc: eatwith.com.


www.eatwith.com




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25 marzo 2013

Dolci e golose ricette ebraiche





Gli Ebrei non sono portatori di ricettine, ma di una cultura gastronomica, fatta in parte dalle prescrizioni rituali, che ha portato ciascuna comunità ad adattare ed adattarsi alle materie prime del territorio di insediamento.
Quindi la cucina ebraica non esiste.
O meglio, esistono piatti legati a momenti della vita comunitaria e religiosa e alle festività ebraiche, ma non nella cucina di tutti i giorni.
Esistono prescrizioni rituali e religiose e poi esistono TANTE cucine ebraiche.
A Lodz nessun ebreo ha mai cucinato i carciofi alla giudia così come solo a Livorno l'intreccio della cultura ebraica e il loro precoce uso del pomodoro ha portato alle triglie alla livornese.
Poi c'è stato anche lo scambio opposto, cioè di piatti maturati nella comunità ebraica che sono ritornati nella città intera, divenendo patrimonio comune.
Perchè, soprattutto in Italia, gli ebrei sono stati, sono e saranno degli italiani di serie A, come tutti.


Tasche di Amman
Ingredienti:
1 e 1/2 bicchiere di semola, 2 uova, 1/2 bicchiere d'acqua, pocosale, 1/2 bicchiere di pinoli (o mandorle o noci), 3 cucchiai di zucchero, olio, miele.
Impastare il semolino con il sale, le uova e l'acqua. Fare una sfoglia sottile. Tritare i pinoli (o le noci) con lo zucchero. Tagliare la sfoglia a quadrati di 5cm di diametro, mettere in mezzo un cucchiaino del composto di pinoli, piegare a metà in modo da formare dei triangoli che andranno chiusi molto bene per non far uscire il ripieno in cottura. Friggerli in olio bollente e, appena raffreddate immergerle nel miele.

Orecchie di Hamman (diverse dalle tasche di Amman)

Ingredienti: 200 grammi di farina, 2 uova, 2 cucchiai di olio, 150 grammi di zucchero, sale, 1 limone, 1/2 bustina di lievito in polvere,1 cucchiaio e mezzo di uva sultanina, un cucchiaio di miele, 1 cucchiaio di gherigli tritati, 1/2 dozzina di biscotti secchi, cannella.

Unire la farina con le uova battute, un cucchiaio di olio, uno di zucchero, la bustina di lievito, un pizzico di sale e la buccia grattugiata di limone fino a formare un impasto liscio e sodo. Coprire con uno strofinaccio e intanto preparare l’impasto per il ripieno: mescolare insieme un cucchiaio d’olio, lo zucchero rimasto, l’uva sultanina, le noci, il miele e i biscotti sbriciolati: Rimestare bene il tutto, scaldandolo in un tegame. Quindi spianata la pasta, ritagliare dei quadrati e poggiare su ogni quadrato uno o due cucchiaini di ripieno. Ripiegare lungo la diagonale e saldare i bordi. Poggiare i triangoli sulla piastra del forno preriscaldato a 190 gradi e che avrete precedentemente unto. Cuocere per 30 minuti.

Cedrini di Purim
Ingredienti:
330gr di mandorle dolci, 320gr di zucchero a velo, 50gr di cedro candito, 80gr di cioccolato fondente, 2 bicchierini di liquore dolce (tipo gran marnier...), 1 uovo, un pizzico di vanillina.
Tritare finissime le mandorle e mescolarle con lo zucchero, l'albume ed il liquore. Fare un impasto liscio da stendere con il mattarello e tagliarlo a piccoli dischi che verranno riempiti con un impasto fatto di cedrini, cioccolata grattugiata insieme al rosso d'uovo e a una puntina di zucchero. Chiudere i dischi come i ravioli. Non necessitano cottura.




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11 febbraio 2013

Cucina italo-ebraica d’oltreoceano

"Classic Italian Jewish Cooking" di Edda Servi Machlin è un omaggio a un ricco patrimonio culturale e conservazione di una comunità

New YorkDuemila anni di storia di ebrei in Italia; contaminazioni tra cucina ebraica e quella italiana; diaspora di ebrei italiani nel mondo: Edda Servi Machlin racconta tutto questo nel suo nuovo libro dal titolo "Classic Italian Jewish Cooking".

Un libro di ricette italo-ebraiche riporta a tradizioni antiche, ma anche storie di diaspora ebraica, a partire dallo scenario del paese toscano di Pitigliano in cui l'autrice è nata; il libro di ricette vuole riportare un valore aggiunto originale alla conoscenza della cucina italiana oltreoceano con la sua sfumatura ebraica, che non rientra nei libri di ricette classici della cucina italiana.

A emergere in particolare sono i cibi delle feste, in cui è particolarmente visibile la presenza della tradizione ebraica: le ricette sono quelle degli ebrei non solo della località toscana, ma anche quelle di Venezia, Bologna e altre città con una forte comunità. In particolare, si tratta di una tradizione unica, di origine prevalentemente sefardita, che riprende tradizioni culinarie dell'Europa centro-orientale: Orecchi di Aman o Muggine in Bianco, insieme ad altri antipasti, paste, zuppe.

Il ricettario si presenta come una preziosa raccolta di oltre 300 ricette, omaggio a un ricco patrimonio culturale e regalo agli amanti del cibo; ma anche la conservazione di una tradizione per una comunità oltreoceano di ebrei provenienti dalla "Gerusalemme d'Italia".

Emigrata in America alla fine degli anni '50, la Servi Machlin ora vive a Manhattan, ma non ha più voglia di ritornare in Italia. Sullo stesso tema ha già scritto altri libri, con l'obiettivo di conservare una parte della memoria storica degli ebrei italiani




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24 gennaio 2013

Cucina delle diverse comunità ebraiche nel mondo






 Polpette marocchine in uso nella comunità ebraica di Marrakesh
INGREDIENTI (per 6 persone): 
carne macinata (1/2 kg), cipolle rosse (2), patate (2), riso (9 pugni), peperoni gialli (2), carote (1kg), uvetta (3 bicchieri), pinoli (1 bicchiere), cumino (2 cucchiai), battuto di prezzemolo (2 cucchiai), passata di pomodoro (2 bottiglie), farina (1 bicchiere), uova (2), olio. Tempo di preparazione: 1 ora e 1/2 - Tempo di cottura: 1 ora e 1/2 PREPARAZIONE:
Mescolare la carne con 1 cipolla tritata, le uova, il prezzemolo, le patate tritate e crude, metà dose di cumino e metà dose di uvetta. Preparare delle polpettine tonde e passarle nella farina. Mettere in una pentola antiaderente con olio e passata di pomodoro già pronta (insaporita con la cipolla tritata molto fine), cuocere piano e coperto per 1 ora almeno e cospargere di un pizzico di cumino e uvetta. Il resto servirà dopo. A parte preparare i peperoni: tagliarli a piccoli pezzettini e cuocerli in pentola antiaderente con un cucchiaino di uvetta, olio e sale. Fare lo stesso con le carote, tagliate a fettine lunghe e sottili, scottandole prima per 10 minuti.
Lessare il riso, aggiungere il cumino, l'uvetta rimasti e i pinoli. Disporre il tutto in un grande vassoio con il riso al centro, sopra la verdura e intorno le polpette. Servire molto caldo.




Pizzarelle ricetta della comunità ebraico romana
Ingredienti: 4 azzime (normali), 4 uova, 8 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale, pinoli, uva sultanina, cioccolato amaro, miele
Mettere a bagno le azzime la sera prima, il giorno dopo, strizzarle bene fra le mani, metterla in un’insalatiera finendo di romperle con la forchetta. Incorporare le uova e gli altri ingredienti. Friggere in olio abbondante, prendendo una piccola quantità d’impasto con un cucchiaio precedentemente bagnato nell’olio della padella.
Quando sono dorate, scolarle nel colabrodo o nella carta paglia. Indi accomodarle sul piatto da portata e versarci sopra il miele sciolto con un po’ d’acqua.
Pizza d’azzima
1 azzima a persona, olio, sale, pepe, qualche filetto di alice
Bagnare velocemente l’azzima e metterla nella teglia oleata. Ricoprirla con abbondante olio, pomodoro già cotto, qualche filetto di alice, sale, pepe. Infornare e servire calda





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15 settembre 2012

Le migliori ricette ebraico tripoline

 

A gentile richiesta di molti amici che l'hanno assaggiata a casa mia...



La safra
è un dolce arabo/tripolino molto sano , i suoi ingredienti semplici e la preparazione banale.
Ma in ogni famiglia c'è una ricetta diversa.
Io ,dopo un anno di esperimenti credo di essere arrivato alla perfezione, per il mio palato, e a sentire i miei amici ,anche del loro .( tripolini ma anche romani).
Perciò a differenza di tante massaie tripoline che gelosamente conservano le loro ricette, (creando un danno gravissimo a mio avviso) ecco la mia ricetta
Sàfra
Usare un bicchiere da circa 200 grammi ovvero una tazza da cappuccino o un bicchiere di plastica bianco usa e getta (non pienissimo)... i contenitori indicati hanno una capienza di circa 190 grammi di semola.
LA ricetta è semplicissima
La preparazione banale
MA io ci ho messo un anno per arrivarci....
Intanto accendi il forno a 170 / 175 gradi
(Smìd)Semola 5 bichieri pari a circa 1 kilo
( zìc)Olio di semi di arachidi (non oliva troppo protagonitsa) un bicchiere scarso circa 175 grammi
(sàkkar)Zucchero un bicchiere e un quarto circa 250 grammi
(zbìb)Uva passita , o sultanina (zbìb) un bicchiere circa 200 grammi
(mmàiia)Acqua 1 bicchiere e 3 quarti (ovvero 2 meno un quarto) circa 350 grammi
Zucchero per il liquido 1 bicchiere e mezzo circa 300 grammi
Acqua per il liquido 1 bicchiere e mezzo circa 300 grammi
Preparazione:
In un contenitore fondo miscelare tutta la semola con l'olio
Una volta ben misti aggiungere tutti gli altri ingredienti nell'ordine
Zucchero 250 una 200 acqua 350(l'acqua puo essere leggermente diminuita o aggiunta a seconda del grado di umidita')
Quando tutto è ben mischiato
Preparare una teglia circolare di 30 cm di diametro , rivestire con carta forno, versarci l'impasto tutto. Spianarlo . verra fuori uno strato di circa 2 centimetri.
Mettere al forno( si puo acendere anche al momento) a mezza altezza , controllando che non ci siano teglie ne sotto ne sopra.
Al forno ci potra' stare dai 50 a 90 minuti a seconda del forno... elemento importantissimo è il colore ,(colore biscotto scuro, non chiaro)
A metà cottura tirare fuori dal forno e tagliare a quadretti il dolce ... a fine cottura è difficile farlo..
a meta cottura i quadretti di circa 4 x 4 cm sono facili da tagliare , potrebbe essere utile ripassare il taglio anche a fine cottura .
Nel frattempo avrete messo sul fuoco un bricco(breq) , tegamino, con 300 grammi di zucchero e 300 di acqua . far bollire per 15 minuti a fuoco lento .
Quando il dolce è cotto si sforna e si versa sopra il liquido anche esso bollentissimo.
OPtionals: si puo fare senza uva
Si puo decorare con un cucchiaio di sesamo (jeljelan) sparso sopra.(il sesamo da un suo sapore che non a tutti piace)
Si puo decorare con una mandorla sgusciata (luz) per ogni quadretto , in tal caso va segnato il quadretto ad inizio cottura , vi si mette la mandorla per meta' immersa nell'impasto.. e comunque a meta cottura si ripassa il taglio dei quadretti., è piu bello che saporito.
Ci sono alcune versioni per cui si usa mettere parte dell'impasto sopra e parte sotto farcendo il mezzo con pasta di datteri(c.màr) o pasta di mandorle.( a me non piacciono)
Ci sono versioni in cui si una il miele(asèl) di api ( ma da un sapore più forte, a me non piace )
Nell'impasto si puo aggiungere bucia di arancia grattugiata.(kshòr lim)
Nel liquido si puoaggiungere e bollire un po di limone spremuto(lìm kàres)
Esiste poi la versione che si chiama ghelb el lus ovvero cuore di mandorla dove c'è un ingrediente che è la mastica (msèkcia) ma è un'altra storia.
Domande inutili
A cui rispondo in anticipo :
la semola non deve essere il semolino della buitoni per bambini, ma quello che si usa per il kus kus(non il precotto) si compra da fornai e dai kosher vari,
non si usa lievito (hmìra)
non si usano uova(dàhhe)
piu è cotta è piu è croccante fate a vs gusto a me piace croccantissima
si mangia la mattina con il caffe(kàua)
la sera con il te' (shài)
a merenda è sublime .
All'uscita del digiuno di kippùr è una droga.
Calda viene rubata dai bambini
Secca, dopo un mese di armadio è ancora commestibile.
Si conserva in armadio in un contenitore chiuso per non essiccala.
Beazlaha'

 


16 luglio 2012

Israele e la sua gastronomia

Quale punto di convergenza di immigranti da tutto il mondo, Israele è un Paese dai sapori vari e molteplici. Israele offre una cucina dai mille sapori, immigranti da tutto il mondo hanno importato uno stile ed una cucina particolare. Difficile scegliere tra le molte tradizioni culinarie. Dall’Europa, per esempio, sono arrivati lo schnitzel viennese, ovvero la cotoletta impanata, il gulasch ed il borscht (zuppa di barbabietole con patate). Dal Marocco, Yemen e Iraq l’abitudine di iniziare il pasto con vari antipasti. Piatti molto diffusi sono la pasta e la pizza, il purè di ceci con pasta di sesamo, limone e cumino detto hummus; gustose verdure o foglie di vite farcite con noci riso e carne e moltissime varità di insalate di melanzane. Tra i secondi sono popolari il kebab o piatti arabi come il masnaf (riso agnello, erbe, noci, limone) e il mussaka (a base di melanzane e carne trita). Dal Marocco il Tabule (cous cous condito). Ma lo snack “nazionale” è il falafel, panino di pane arabo con polpettine di verdura, hummus e altre salsine gustose. In Israele si mangia a tutte le ore e le specialità locali sono molte: lo snack nazionale, il falafel nel tipico pane (pita), o il pesce di San Pietro appena pescato dal Lago di Tiberiade, magari accompagnato da uno dei pregiati vini israeliani riconosciuti a livello internazionale.

CIBO KASHER
Secondo le norme stabilite dalla legge ebraica, è proibito mangiare alcuni alimenti, come il maiale e i frutti di mare, e la carne non può essere servita assieme a pietanze a base di latticini. Viene chiamata kasher la cucina conforme a tali norme. Benché molti alberghi e ristoranti e la maggior parte dei supermercati si adeguino a tali norme alimentari, esistono anche diversi locali in tutto il Paese che servono menù non kasher. Esiste anche il vino kasher. La vite, privata dei germogli per i primi tre anni, non dà frutti. Li può dare solo a partire dal quarto anno. Da questo momento il vino verrà prodotto solo ogni sette anni secondo una legge dell’Antico Testamento. A fine torchiatura viene celebrata una cerimonia durante la quale si disperde l’1% del vino prodotto per simboleggiare la quota anticamente versata al tempio di Gerusalemme.

TERRA DI HOUMOUS, TAHINA, FALAFEL E PITA
“Come è la cucina israeliana”? Questa è una delle curiosità più diffuse sia per chi si appresta al viaggio, e naturalmente anche per chi arriva per la prima volta in questa zona all’estremità orientale del bacino mediterraneo. Lo Stato moderno di Israele è il prodotto di una immigrazione relativamente recente e proveniente dai luoghi più disparati del mondo, dallo Yemen alla Polonia. Conseguentemente, non esiste una vera e propria cucina locale, ma piuttosto una interessante fusione tra elementi diversissimi. Ci sono però alcuni piatti, tipici della cucina mediterranea mediorientale, che sono sempre presenti e complementano anche i manicaretti più sofisticati: Il Houmous, una gustosa purè di ceci cosparsa di ottimo olio d’oliva crudo. La Tahina, crema ricavata da pasta di sesamo e succo di limone. I Falafel, polpette vegetali di ceci bolliti con erbe profumate passate in friggitrice. La Pita, il buonissimo pane rotondo fatto di farina, acqua, sale e lievito. Se aggiungiamo una insalata mista, questi elementi da soli potrebbero diventare un pasto goloso, completo e molto salutare con i ceci proteici, la pasta di sesamo che è un ottimo supplemento di calcio, l’olio d’oliva per la longevità e l’insalata tricolore per tante vitamine e sorrisi! “Beteiavon” (Buon Appetito in lingua ebraica).
di Sergio Cigliuti, consulente tecnico e guida

I VINI ISRAELIANI
Nel paese dove l’acqua è stata tramutata in vino, questo non poteva che essere meraviglioso, molti sono infatti i premi internazionali attribuiti al vino israeliano. Per Israele la storia della moderna produzione vinicola inizia nell’ultimo ventennio del Diciannovesimo secolo. Le sue origini sono legate alla lungimiranza del barone Edmond Rothschild e all’abilità dei suoi enologi. Centri vinicoli nati allora per volere del magnate - quali Rishon le-Zion e Zichron Ya’acov - godono oggi del riconoscimento e della stima mondiale. Nei decenni, alla cooperativa nata a Rishon e universalmente nota come Carmel, si sono aggiunte altre aziende di calibro internazionale, quali la Golan Heights Winery, la Barkan Wine e la Eliaz Binyamina. In Israele, clima e caratteristiche geologiche favoriscono la produzione di diverse qualità di vino.

CURIOSITÀ
La Bibbia menziona sette specie di piante che sono native della terra d’Israele, prima fra tutte il grano, che è il pane degli uomini, seguono l’avena, il nutrimento per gli animali, il fico che nell’antichità, seccato, costituì scorta di zuccheri e vitamine per i lunghi viaggi nei deserti, il melograno, simbolo di fertilità nel rito e nell’arte ebraica, la palma da dattero sorgente del miele menzionato nelle Antiche Scritture e dalla quale si producevano cesti e cordami, poi l’uva che ai tempi di Dalila e Sansone veniva coltivata, come oggi nelle valli adiacenti a Gerusalemme, ed infine l’ulivo ed il suo olio col quale venivano “unti” i Re d’Israele. Il visitatori potranno apprezzare gli ottimi vini che oggi sono prodotti in Israele, alcuni dei quali rinomati in tutto il mondo. Il pane è davvero ottimo, specialmente quello tradizionale rotondo denominato “Pita”, fatto di acqua, farina e sale e cotto brevemente in forno. I prodotti caseari sono eccellenti e vale la pena di visitare qualche ristorante, nelle zone del Monte Carmelo oppure in Galilea, dove si possono ordinare scelte di formaggi locali che sono serviti con un po’ d’insalata fresca, qualche fettina di peperone al forno o marinato, una punta di composta di mango, pane ancora caldo e qualche buon assaggio di vino rosso. Nelle zone del Mar Morto e lungo il deserto dell’Aravah esistono immense coltivazioni di datteri, che possono essere acquistati anche freschi da settembre in poi. L’olio d’oliva spremuto a freddo prodotto in queste terre da migliaia di anni, è uno dei gusti più piacevoli della cucina Israeliana. Infine una curiosità: uno dei primi pionieri moderni d’Israele, Aaron Aronson, scoprì nel 1906 in Galilea la famosa pianta di grano endemica denominata “Emmer Wheat”, che poi divenne la “Madre del Grano” da cui la scienza agronomica moderna ha derivato tutte le tipologie di grano che sono utilizzate oggi per la produzione agricola industriale in tutto il Mondo. Dalla scoperta di Aaron Aronson sono anche derivate le varietà di grano duro che sono impiegate per la produzione dei migliori tipi di pasta italiana. Visitando la Galilea è possibile fare una passeggiata sulle colline dove ha avuto luogo questa importante scoperta, ancora oggi si trovano spighe di grano selvatico che crescono spontaneamente in queste zone dove le tradizioni antichissime rimangono più vive che mai, ed è proprio questo aspetto che trasforma gesti semplici come spezzare il pane o degustare un bicchiere di vino, in piccole esperienze che hanno un senso più profondo del solito se si visita Israele. Di Sergio Cigliuti - Consulente turistico e guida

LE SETTE SPECIE DELLA BIBBIA
L’Antico Testamento descrive Israele come terra modesta, che non offre enormi ricchezze ma allo stesso tempo elargisce naturalmente sette specie di piante endemiche che costituiscono una buona base per la vita: Il Grano, pane degli uomini. L’Avena, il “pane” per gli animali. L’Uva, da cui il vino che ancora oggi gli Ebrei usano per benedire ogni pasto. Il Fico, che veniva consumato fresco oppure schiacciato in grandi torte da preservare in anfore di terracotta. Il Melograno, frutto bello e nutriente, ricco di semi e quindi simbolo di fertilità. L’Ulivo, il cui olio purissimo, oltre che per complementare l’alimentazione, era impiegato come simbolo sacro dal Sommo Sacerdote del Tempio durante la cerimonia per l’Unzione dei Re di Israele. E infine la Palma da Dattero, i cui frutti venivano pestati per fare il miele. La “Terra stillante latte e miele”, dunque, erano i luoghi dove c’erano molte palme e capre…una delle molte sottigliezze che si capiscono meglio visitando Israele.
di Sergio Cigliuti, consulente tecnico e guida
 




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13 giugno 2012

Tabule di bulgur

 

TaboulePremetto che amo le ricette semplici, con una particolare attenzione agli ingredienti.  questo piatto è un’insalata di bulgur, grano spezzato e precotto.
Un contorno sostanzioso
Per 6 persone
Tempo di preparazione 1 notte di ammollo e 10 min
Tempo di cottura 0 min


  • Per il Bulgur
    200g di Bulgur
    Acqua quanto basta per ricoprirlo e tenerlo ammollo per la reidratazione, aggiungerne a mano a mano che cresce il suo volume. Oppure seguite le indicazioni della confezione, ma in genere il vero bulgur è già stato cotto e va solo reidratato.

  • Per le altre verdure
    Un mazzo intero di prezzemolo
    Due rametti di menta fresca
    300g di pomodori maturi (altre versioni prevedono il peperone crudo tagliato a cubetti e il cipollotto, io, per motivi digestivi li ho omessi, fate a vostro piacimento)
    Il succo di un limone
    Sale
    Olio ev

    Questo piatto è molto estivo, dura abbastanza, se conservato in frigo, e si mangia freddo, ecco la ragione per cui lo propongo a luglio, lo fate il venerdi sera e lo mangiate tutto il we, accompagnato da una carne ai ferri o ad un pesce al sale.
    Tagliate tutte le verdure, il prezzemolo e la menta tritateli alla mezzaluna, i pomodori a cubetti, unite al bulgur scolato e condite con abbondante olio, almeno 4 o 5 cucchiai, sale e il succo del limone.

    La presenza del limone rende difficile l’abbinamento con un vino, perché non provate con una birra ghiacciata o un thè freddo alla menta!?

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    6 giugno 2012

    Le frittelle ebraiche

     


    Le frittelle ebraiche sono una ricetta che si tramanda da generazioni tra le famiglie di religione ebraica. Sono composte da elementi molto poveri e semplici, ma nell'insieme molto nutrienti.


     Ingredienti
    2 patate
    2 1/2 cucchiai di farina
    1/2 bicchiere di acqua effervescente
    1 uovo
    50 gr di parmigiano 

     Preparazione
    Tagliate le 2 patate alla julienne, grattugiate il parmigiano, versate 1/2 bicchiere di acqua effervescente, aggiungete un uovo e 2 cucchiai e 1/2 di farina. Messo tutto in una terrina, mescolate gli ingredienti fin quando non otterrete una pasta cremosa.
    Mettete una padella sul fuoco e riempitela per metà di olio per friggere. Prendete un cucchiaio e riempitelo per metà del composto; appoggiatelo dentro l'olio e schiacciate dolcemente con una forchetta. Fate lo stesso fin quando la padella non sarà piena. Friggete il tutto e, quando le frittelle saranno dorate come patatine fritte, poggiatele su un vassoio con carta assorbente. Asciugate le frittelle e aggiungete sopra un pizzico di sale.
    Wikibooks, manuali e libri di testo liberi.


    29 maggio 2012

    Biscottini di frolla all’olio per Shavuot - Labna

    Questi biscottini di frolla all’olio li faceva sempre mia nonna per Shavuot, la festa ebraica delle primizie e della mietitura, che cade proprio in questi giorni.

    La frolla con cui facciamo questi biscottini è molto buona e leggera perchè è senza burro: è particolarmente indicata per gli intolleranti al latte, ma anche per i più salutisti.

    Per una quantità industriale di biscotti (quanti dipende dalla forma che date), occorre avere

    • 3 uova
    • 2 tazzine da caffè di olio di semi
    • 2 taffine da caffè di zucchero bianco
    • 1/2 cucchiaino di lievito per dolci
    • farina q.b.

    In una ciotola capiente mescolate col cucchiaio di legno tutti gli ingredienti, poi cominciate ad aggiungere farina fino ad ottenere un impasto bello compatto, che non si attacca alle mani.
    Quando l’impasto è fatto, potete procedere con le formine, poi infornare i biscotti a 180 per circa 15 minuti.

    La tradizione, a casa mia, è che i biscottini di shavuot siano molto piccoli e abbiano forme (fatte rigorosamente a mano) di oggetti della vita quotidiana: borsette, occhiali, forbici, scale, fiocchi…
    I biscotti di shavuot si danno specialmente ai bambini: mia nonna li metteva nei pentolini e questo rendeva noi nipotine molto felici!

    Tuttavia, ovviamente non è obbligatorio fare i biscotti di shavuot: con lo stesso impasto io ho fatto dei biscottini a forma di cuore per il compleanno dell’amica Annarita e per un paio di altre persone particolarmente care.

    Provateli: sono facili, buoni e anche molto carini da vedere!




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 29/5/2012 alle 20:3 | Versione per la stampa


    14 dicembre 2011

    Kosher cakes, torta di mele e uvetta

     





    350 gr. farina | 5 uova | 100 gr. zucchero | 150 gr. zucchero di canna | 50 gr. miele | 110 gr. burro | 3 mele | 1 bustina lievito | 1 manciata uvetta | 1 manciata mandorle | mezzo bicchiere aranciata

    Prendete una ciotola grande e versateci le uova e lo zucchero e aiutandovi con una frusta elettrica cominciate a montare gli ingredienti.
    Una volta fatto aggiungete il burro ammorbidito, la farina, il miele, mezzo bicchiere di aranciata e il lievito e continuate a mescolare.
    In ultimo unite le mele tagliate sottili e l'uvetta messa precedentemente in ammollo e poi nella farina. Mescolate quindi tutto insieme.
    Fate scaldare il forno a 180° e nel frattempo tritate le mandorle. A questo punto versate l'impasto in una tortiera ben capiente e poi cospargete la superficie con la granella di mandorle.
    Fate cuocere per circa 45 minuti controllando di tanto in tanto la cottura e facendo la prova dello stecchino per controllare che non sia cruda dentro.

     

    Questa torta di mele e uvetta comunque può essere preparata e servita in qualunque peridodo e momento dell’anno visto che è di una bontà unica e perfetta sia a colazione con una calda tazza di latte che per la merenda dei più piccoli o ancora in un freddo pomeriggio assieme ad un tè e ad una chiacchera tra amiche.

    Se poi vi piace sperimentare ricette e piatti di altre culture e in particolar modo le kosher cakes dovete assolutamente provare la torta di ricotta e visciole, la challa, la challa french toast, o visto l’avvicinarsi della festa di Hanukkah, i sufganiot, delle ciambelle fritte davvero squisite.

    [photo courtesy of Apple recipe]




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 14/12/2011 alle 12:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    8 dicembre 2011

    I dolci della festa ebraica di Channukkah

     



     

     Le sufganiot



    Le sufganiot sono i dolci tipici di Channukà. Come ho già scritto 
    l'importante è che siano fritti nell'olio, perchè è appunto l'olio trovato 
    nel piccola ampolla il soggetto del miracolo che noi ricordiamo. Esistono 
    diverse ricette, ve ne lascio una di base:

    Ingredienti:

    -1 bicchiere d'acqua
    - 1 bicchiere di olio
    - 2 cucchiai grandi di zucchero
    - farina (quanta ce ne vuole)
    - 1 cubetto di lievito di birra sciolto nell'acqua tiepida

    Preparazione:

    Mescolare tutti gli ingredienti e lasciar lievitare fino a che la pasta non 
    raddoppia di volume. Fare le palline con la pasta e friggere in olio 
    bollente. Sono consigliabili le palline piccole così riesce a friggere 
    meglio.

    buon appetito e chag sameach




    permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 8/12/2011 alle 11:29 | Versione per la stampa

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