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6 giugno 2008

Ahmadinejad isolato continua a strillare

 

Sorride Mahmoud Ahmadinejad. Gli occhi come due piccole fessure, i denti in bella mostra, la mano destra alzata a benedire i presenti.



Sorride mentre, vestito con la sua solita giacca marrone-grigia, entra nella sala conferenze allestita presso il palazzo della Fao che, per una singolare coincidenza, si chiama «sala Iran». La casualità è resa ancora più evidente dall'impaccio con cui un incaricato dell'organizzazione sistema, sottosopra, la bandiera iraniana (segno che, da queste parti, del paese mediorientale si sa poco o niente). E solo la prontezza di riflessi di un giornalista evita un caso diplomatico.
 
Ma non importa. L'Ahmadinejad che, causa faccia a faccia con il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, si presenta con mezz'ora di ritardo davanti ai giornalisti, è un «uomo di pace». Si concede anche una battuta quando, per la quarta volta, è costretto a ricominciare il suo discorso per problemi tecnici che rendono impossibile la traduzione. «Questa è la tecnologia» ironizza il presidente iraniano.

Poi, dopo aver ringraziato il «Dio onnipotente e misericordioso», si rivolge direttamente al popolo italiano che è «molto simile a quello iraniano soprattutto per la sua ospitalità e accoglienza cordiale». Ahmadinejad è rammaricato di non aver potuto parlare direttamente agli italiani, ma «il programma molto serrato e la visita troppo breve» lo ha impedito.

Poco male, il presidente si augura che i giornalisti possano trasmettere a tutti il suo messaggio. E se due ore prima, intervenendo durante l'assemblea plenaria, aveva puntato il dito contro gli organismi decisionali delle Nazioni Unite, controllati da Paesi che «pensano solo ai loro interessi», stavolta l'esordio è soft.

Ahmadinejad ricorda Khomeini (di cui ricorre l'anniversario della morte) un uomo che si è sempre battuto «contro la tirannia, la guerra e le aggressioni che distruggono amore e affetti». Un uomo che aveva «gli stessi valori di Gesù Cristo».

Dall'amore agli attacchi a Usa e Israele il passo è breve. «Perché il popolo iracheno è in crisi? - si domanda - Perché è un Paese sotto occupazione». Stesso discorso per i palestinesi: «Sotto assedio, vittime di embargo, attaccati e bombardati».

«Il punto - continua - è il mondo è gestito da incompetenti. C'è una concentrazione di potere nelle mani di potenze e persone che non hanno rispetto della vita dei propri simili. Khomeini ha lottato contro queste potenze corrotte. Noi operiamo per promuovere un messaggio di amicizia, giustizia, pace per tutte le nazioni del mondo».

Il resto è cronaca. Incalzato dalle domande dei giornalisti, Ahmadinejad si limita, spiega, a «dare notizie». La prima è che Israele scomparirà. «Gli analisti ne sono consapevoli - racconta sereno -. Io ho solo parlato degli sviluppi che si stanno verificando. È nell'interesse dello stesso popolo europeo che ha vissuto il costo dell'occupazione che gli è stata imposta. E comunque sappiamo che gli europei non amano i sionisti e non vogliono che vivano in Europa».

La seconda riguarda gli Usa. «Solo loro hanno paura di noi» dirà in serata. In ogni caso l'amministrazione Bush sta terminando la propria esperienza con il rammarico di non essere riuscita ad attaccare l'Iran, ma «noi non abbiamo paura delle minacce, noi basiamo la nostra esistenza sulla giustizia e lo stato di diritto». C'è ancora il tempo per spiegare che la durata della visita («sono qui solamente per partecipare al vertice Fao») ha impedito incontri bilaterali con il governo italiano e che, anche se Gianfranco Fini ha annullato l'incontro con l'ambasciatore iraniano in programma la prossima settimana, tra i due Stati non ci sono problemi. È ora di andare. Ahmadinejad esce dalla sala sorridendo. Ma il suo sorriso sembra un ghigno.

Nicola Imberti



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