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17 dicembre 2007
ORIANA FALLACI, MOSTRA A ROMA

"Oriana Fallaci è una personalità incancellabile per la cultura e per il giornalismo italiano, per il suo modo di vivere la professione in modo alto, degno, frutto anche di un carattere irruente come il suo": con queste parole il ministro per la cultura Francesco Rutelli ha inaugurato oggi la mostra 'Oriana Fallaci. Intervista on la storia'. L'esposizione, fortemente voluta dal Ministero per i Beni culturali, realizzata da RCS Media Group, con la cura di Alessandro Cannavò e Alessandro Nicosia, ha già avuto un prologo a New York, durante il viaggio negli States di Rutelli; ed una prima importante tappa a Milano, dove ha raggiunto in poche settimane i 64mila visitatori. A Roma resterà aperta al pubblico da domani al 30 gennaio. Si sta inoltre organizzando una tappa fiorentina della mostra. La rassegna ripercorre la vita e l'avventura professionale della celebre giornalista, morta il 15 settembre 2006, all'età di 77, attraverso manoscritti, bozze, cimeli, libri, oggetti personali, numerosi filmati e fotografie. In 12 sezioni ricostruisce un'epoca storica attraverso gli occhi della Fallaci, illustrando il suo modo di vedere la storia, le sue idee fissate nei libri e nei lunghi reportage, le prese di posizione che spesso hanno diviso l'opinione pubblica. Significativo il titolo, rubato al libro pubblicato nel 1974, che raccoglieva le interviste realizzate per l'Europeo con gli indiscussi protagonisti di quegli anni, da Henry Kissinger a Golda Meir, da Indira Gandhi e ad Alekos Panagulis. Così, in un percorso espositivo arricchito nell'edizione romana da ulteriori filmati e foto, riemerge la figura della giornalista e delle sue battaglie "ancora oggi attualissime - ha detto Rutelli - tutte per la democrazia: come la lotta all'antifascismo, quella alle dittature di destra e di sinistra fino al fondamentalismo islamico". Visitando con attenzione la mostra insieme alla moglie Barbara Palombelli, Rutelli ha incontrato Tito Stagno, storico giornalista del Telegiornale, proprio davanti allo schermo che rimandava le immagini del primo sbarco sulla luna (1969), evento storico che lo stesso Stagno raccontò in diretta e che fu poi fra gli argomenti preferiti della Fallaci, sinceramente ammirata della preparazione e del coraggio degli astronauti americani. L'insieme della mostra è quella già vista a Milano; tuttavia - ha spiegato il nipote della giornalista, Edoardo Perazzi - a Roma si è dato maggiore spazio al rapporto dela Fallaci con la politica e anche alla sua militanza nella Resistenza, quando poco più che bambina aiutava i partigiani che liberavano Firenze: un'esperienza che segnò la piccola Oriana e formò il suo carattere coraggioso, fino a diventare, come scrisse il Los Angeles Time, " L'unica giornalista al mondo, alla quale nessun uomo di potere nel mondo ha potuto dire di no".
16 dicembre 2007
Sarkozy: Iran "il pericolo di una guerra esiste" - Le Figaro
Il presidente afferma che è disposto a recarsi a Teheran, se la repubblica islamica consentirà all’AIEA effettuare controlli sui suoi impianti nucleari.
 In un eloquente gesto, quanto potrebbe accadere all'Iran ...
Due mesi fa, il proprietario del Quai d’Orsay, Bernard Kouchner, aveva provocato qualche subbuglio, dichiarando che il mondo doveva "prepararsi al peggio", cioè alla possibilità di una “guerra” con l'Iran. In quell’occasione, Nicolas Sarkozy aveva risposto che, da parte sua, non si serviva del "termine ‘guerra’ ".
Tuttavia mercoledì, in un'intervista che appare giovedì nel settimanale Nouvel Observateur, Nicolas Sarkozy utilizzava veramente il termine "guerra", riferendosi alla repubblica islamica.
Il "pericolo di una guerra (con l’Iran ndt) esiste", dichiarava il presidente francese. "Non sono mai stato favorevole alla guerra. Il problema per noi, non è tanto sul rischio che gli americani si lanciano in un intervento militare, ma che gli Israeliani considerino realmente minacciata la loro sicurezza", affermava Nicolas Sarkozy.
Il capo di Stato indicava anche di essere disposto di recarsi a Teheran, a condizione che "l'Iran permettesse all’AEIA (Agenzia internazionale dell'energia atomica) di effettuare i suoi controlli, sarei pronto ad andare a Teheran ed esaminare una collaborazione sul nucleare civile", dichiarava, facendo tuttavia valere "la fiducia degli Israeliani e degli americani sulla questione".
L'Iran è "pericoloso"
Ma nel settore del nucleare, "tutti sono concordi nell’affermare che quanto stanno facendo gli iraniani non ha nessuna spiegazione civile", aggiungeva, “mentre il regime iraniano afferma che il suo programma di arricchimento dell'uranio ha fini civili”, "il solo dibattito, consiste nel sapere se giungeranno a possedere una capacità militare (nucleare ndt) tra uno o tra cinque anni ", proseguiva.
Martedì, il suo omologo americano George W. Bush, ha affermato che l'Iran era "pericoloso" e lo sarebbe ancora più se avesse il controllo dell'arricchimento dell'uranio.
Dopo la pubblicazione il 3 dicembre di una relazione dei servizi di intelligence americani, secondo cui Teheran avrebbe sospeso nel 2003 il suo programma nucleare militare, Washington continua a fare pressioni, con il sostegno di Parigi e di Londra, affinché venga adottata rapidamente una terza risoluzione del Consiglio di sicurezza che accentui le sanzioni già prese.
Quanto alla Siria, altra questione spinosa per la diplomazia occidentale, il presidente Sarkozy si dice anche "pronto a recarsi a Damasco" se in Libano ci sarà un'elezione presidenziale "basata sul consenso" e "se gli assassini si fermeranno".
J.C. (lefigaro.fr) avec AFP - Traduzione Alberto/Hurricane
16 dicembre 2007
L'Iran scarica Nasrallah
 Quando finisce un amore ...
L’Iran ha licenziato Hassan Nasrallah dal suo incarico di capo militare degli Hezbollah. Resterà capo politico ma ormai le azioni militari e terroristiche decise da Teheran sarà il suo ex vice Naim Qasim a coordinarle. “Ha perso la guerra con Israele nel sud del Libano e quest’anno ci è costato oltre un miliardo di dollari”. Queste parole attribuite all’ayatollah iraniano Alì Khamenei e riportate da numerosi giornali arabi tra cui Al Shark Al Awsat costituirebbero la spiegazione del siluramento, che oltretutto risalirebbe allo scorso agosto e sarebbe stato tenuto segreto per non dare armi propagandistiche ai numerosi nemici dell’organizzazione terroristica in Libano.
L’importanza di questa notizia, smentita sul sito ufficiale di Hezbollah e ignorata dai media italiani ed europei, non sfugge a quanti avevano mal digerito la vera e propria esultanza con cui gli analisti politically correct avevano salutato la presunta sconfitta dell’esercito dello stato ebraico nella guerra del luglio e agosto 2006 nel sud del Libano.
Per due motivi: il primo è che nei loro interna corporis sia Hezbollah sia gli iraniani che li hanno creati dal nulla negli anni ’80 sono consapevoli che non ci fu alcuna vittoria contro Tsahal; il secondo è che la pubblicazione di questa storia sui giornali arabi implica un’ammissione della eterodirezione da parte di Teheran di tutte le iniziative armate anti israeliane in Medio Oriente. Da Gaza al Libano. Circostanza che porta acqua al mulino di chi chiede sanzioni più dure o addirittura un intervento militare contro il regime degli ayatollah.
Nell’articolo di Al Shark Al Awsat si legge, tra l’altro, che nel corso di un'ispezione dei pasdaran iraniani nei territori feudo di Hezbollah, risalente allo scorso agosto, sarebbero emerse forti carenze nel settore militare. Ed in particolare per quanto riguarda gli armamenti e gli approvvigionamenti dei miliziani. Tanto che è stata esplicitamente chiesta una rendicontazione delle spese sostenute. Uno degli ufficiali iraniani (le famigerate Guardie della Rivoluzione che l’America ha aggiunto di recente nella black list dei terroristi, suscitando lo sdegno di molti osservatori alla Sergio Romano in Italia e in Europa) presenti nella Bekaa come addestratore avrebbe inoltre rivelato i forti contrasti tra Nasrallah e il suo vice, Qasim, su questioni molto delicate che riguardano l'ala militare degli Hezbollah. L'eco dello scontro sarebbe giunta fino a Teheran, così da convincere la guida suprema iraniana, Ali Khamenei, a disporre l’ispezione che ha dato il via al ridisegnamento dell'organizzazione militare del gruppo terroristico.
La fonte di Al Ahark Al Awsat spiega anche che ci sarebbero forti divergenze sull’utilizzo di quei 400 milioni di dollari annui che Hezbollah riceve da Teheran e che dall’anno scorso sono stati aumentati sino a un miliardo di dollari dopo i danni provocati dall’azione israeliana. Con questi fondi gli Hezbollah non solo hanno ricostruito i palazzi distrutti a sud di Beirut e realizzato nuovi insediamenti strategici, ma avrebbero anche comprato appezzamenti di terra nelle zone montuose e nelle regioni a prevalenza cristiana.
Tra le righe si capisce che ci potrebbero essere sospetti da parte iraniana di malversazioni e di distrazioni di fondi per uso personale. E in ogni caso la temerarietà dell’attacco a Israele, solo parzialmente concordata prima con Teheran, avrebbe messo il regime degli ayatollah in difficoltà economiche. Anche perché se l’ala facente capo a Khamenei ed Ahmadinejad non ha mai fatto mistero di aver approvato l’operazione, i cosiddetti moderati di Rafsanjani, che sono l’unica opposizione ammessa in quel paese e quindi non perseguitata, non hanno a propria volta mai fatto mistero di essere stati contrari all’escalation del conflitto provocata dagli oltre diecimila razzi sparati sulla Galilea.
Dimitri Buffa
16 dicembre 2007
Israele stai ferma in modo che non sbaglino la mira
B"H Proprio adesso un piccolo bambino è stato colpito da un missile ,come si può continuare a vivere cosi? Un bambino di un anno e mezzo è ormai un nemico del popolo palestinese? Sua madre colpita anche lei, è in stato di shock, è vero io sono lontana da Sderot ,però riccordo ancora l`ultima guerra ,so che cosa si prova e come si vive sotto le bombe,e quei poveracci si vivono giorno e notte in questa situazione!
Questa è la pace che ci hanno promesso i governanti quando hanno "evacuato" i coloni e hanno "regalato le terre a questi palestinesi? Allora chi ci crede ancora alla pace? Soloi bugiardi? Non mi direte che ci sono ancora degli ingenui in questo mondo!
Sandra Esther
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Un Qassam e' stato lanciato dalla striscia di Gaza
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Un razzo Qassam, lanciato dalla striscia di Gaza, e' esploso nel cortile di una casa a d Ashkelon: ferita una donna. Il razzo e' caduto a sud della citta' israeliana (100 mila abitanti), la donna e' stata ferita lievemente come anche suo figlio. Lo ha annunciato la radio pubblica israeliana.
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16 dicembre 2007
Regno Unito: minaccia di morte per la figlia di un imam convertita al cristianesimo

Da qualche mese, la figlia di un imam britannico di origine pakistana vive sotto protezione perché ha ricevuto di recente delle minacce di morte da parte di suo fratello. "Hannah" è nata nel Lancashire, ha 31 anni e vive "nascosta" da dieci anni. Non solo la sua identità non è nota (utilizza uno pseudonimo) ma il suo numero di telefono viene regolarmente cambiato per evitare che suo padre la possa raggiungere. Educata in una madrassa, cresce come una sunnita: preghiere, letture del Corano, vestiti tradizionali e matrimonio combinato in prospettiva… fino a che non è fuggita di casa all'età di 16 anni. Studentessa poi all'università di Manchester e laureatasi, decide di farsi battezzare e attira le ire della famiglia. E' l'inizio delle minacce di morte. Sua padre piomba nella via dove abita con quaranta uomini armati di asce, di martelli, di coltelli e di randelli. "Mio padre urlava attraverso la buca delle lettere "Ti ammazzo". Gli altri rompevano le finestre e prendevano a martellate la porta". Il codazzo di armati lascia il quartiere dopo una dozzina di minuti, come era venuto. Nessuno di quelli è stato incolpato di nulla, nemmeno lo stesso fratello, il cui ultimo messaggio minatorio risale al mese di giugno. La polizia britannica ha semplicemente iscritto la giovane nel registro delle "persone a rischio", fornendole un numero dove chiamare con urgenza in caso di problemi di sicurezza… Ma la figlia dell'imam non getta la spugna: "La mia situazione è terribile ma non mi lascio invadere dalla paura al punto di non vivere più la mia vita".
L'ostilità dell'islam verso le conversioni è totalmente ansiogena per i musulmani che vorrebbero convertirsi ad altre religioni in Gran Bretagna, ma uno studio realizzato quest'anno rivela che il 36% dei musulmani britannici tra i 16 e i 24 anni sono favorevoli alla pena capitale per i convertiti. Le persecuzioni. Le persecuzioni di questo tipo sono sempre più frequenti in questo paese europeo. La difficoltà nel valutare precisamente il problema è tanto più difficile in quanto pochissimi musulmani convertiti cercano protezione presso la polizia, e ancor meno sporgono denuncia. Maryam Namazie, portavoce del Consiglio degli ex-musulmani britannici, spiega che "l'intimidazione e la minaccia sono molto diffuse e molto efficaci", e che molti "delitti d'onore" si rivelano in realtà degli assassini di persone che hanno abbandonato l'islam. "Per quello che mi riguarda" aggiunge, "ricevo delle minacce permanenti. E-mail, lettere, telefonate. Sono andata alla polizia. Hanno registrato la mia deposizione, ma non mi hanno mai chiamato." Nel 2004, il principe Carlo ha riunito i principali leader musulmani per ricordare questo flagello integralista, ma questi leader hanno dichiarato all'unanimità che per la sharia la punizione per l'apostasia è la morte. Così la maggior parte dei dottori della fede islamica sostengono questa posizione appoggiandosi al Corano e agli altri testi sacri islamici. I convertiti passano così nel mondo dei "koufars", che non credono né in Allah, né ai suoi missionari, distogliendo l'essere umano dal messaggio islamico. La trasgressione sociale che costituisce la conversione si rivela una scelta di sanzioni sociali molto pericolose per i musulmani, quindi per le musulmane.
Royaume-Uni : menace de mort pour la fille d'un iman convertie au christianisme
Depuis quelques mois, la fille d'un imam britannique d’origine pakistanaise vit sous protection policière parce qu’elle a reçu récemment des menaces de mort de la part de son propre frère. “Hannah” est née au Lancashire il y a 31 ans et vit “cachée” depuis dix ans. Non seulement son identité n’est pas étalée au grand jour, d’où le pseudonyme utilisé, mais son numéro de téléphone est régulièrement changé pour éviter que son père ne puisse la rejoindre. Elève d'une madrassa, son éducation était sunnite : prières, lecture du coran, port de vêtements traditionnels et mariage arrangé en perspective... jusqu'à ce qu'elle s'enfuie du domicile familial à l'âge de 16 ans. Etudiant ensuite à l'université de Manchester et diplômée, elle décide de se faire baptiser et s'attire alors les foudres de la famille. C'est le début des menaces de mort. Son père débarque dans la rue où elle habite avec quarante hommes armés de haches, de marteaux, de couteaux et de gourdins. “Mon père criait à travers la boite aux lettres "Je vais te tuer". Les autres brisaient les fenêtres et martelaient la porte”. Le cortège armé quitte le quartier après une dizaine de minutes, comme il était venu. Aucun d'eux n'a été inculpé depuis, ni même son frère dont le dernier message de mort date du mois de juin. La police britannique l'a simplement inscrite sur un registre de "personnes à risques" avec un numéro d'urgence où appeler en cas de problèmes de sécurité... Mais la fille de l'iman ne baisse pas les bras : “Ma situation est terrifiante mais je ne vais pas me laisser envahir par la peur au point de ne plus vivre ma vie”. L'hostilité de l'islam envers les conversions est totalement anxiogène pour les musulmans souhaitant se convertir à d'autres religions en Grande-Bretagne, d'autant plus qu'une étude réalisée cette année révèle que 36% des musulmans britanniques âgés de 16 à 24 ans sont favorables à la peine capitale pour les convertis. Les persécutions de ce type sont de plus en plus fréquentes dans ce pays européen. La difficulté d'évaluer précisément le problème est d'autant plus difficile que très peu de musulmans convertis viennent demander une protection au service de police, voire porter plainte. Maryam Namazie,porte-parole du Conseil des ex-musulmans britanniques, explique que “l’intimidation et la menace sont très répandues et très efficaces”, et que beaucoup de “meurtres pour l’honneur” s'avèrent être des assassinats de personnes ayant quitté l’islam. “En ce qui me concerne” ajoute-t-elle, “je reçois des menaces en permanence. E-mails, lettres, coups de téléphone. Je suis allée voir la police. Ils ont pris ma déposition, mais ils ne m’ont jamais contactée.” En 2004, le Prince Charles a réuni les principaux leaders musulmans pour évoquer ce fléau intégriste. Ils ont déclarés à l'unanimité que dans la charia, le châtiment pour apostasie est la mort. Ainsi la plupart des docteurs de la foi soutiennent-ils cette position en s'appuyant sur le coran et les autres textes islamiques sacrés. Les convertis rejoignent le monde des "koufars" qui ne croient ni en Allah, ni en ses missionnaires et détournent l'être humain du message islamique. La transgression sociale que constitue la conversion s'avère un choix de sanctions sociales fort périlleux pour les musulmans, a fortiori pour les musulmanes.
Nathalie Szuchendler
Fonte: Procoix
16 dicembre 2007
Romania, testa di ponte del terrore islamico
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/gaza-new/normal_gazanew12.jpg) Miliziani di Hamas a Gaza: secondo i servizi segreti romeni sono decine gli affiliati del movimento palestinese che vivono nel paese
Di Fausto Biloslavo
La Romania è una testa di ponte del terrorismo islamico che punta a penetrare in Europa. Con inediti collegamenti che portano in Italia. Il mese scorso è stato condannato a 12 anni di carcere Ioan Florin Lesch: romeno, convertito all’Islam, venne arrestato al volante di una macchina minata. Voleva farla esplodere in una piazza affollata di Timisoara nel giugno 2006. Un attentato contro la presenza di truppe romene in Afghanistan e in Iraq, a Nassiriya, per anni assieme ai soldati italiani. Nell’autunno 2005 fu sgominata una cellula di Al Qaeda, composta da sauditi, siriani e sudanesi, fondata nella città di Iasi. Secondo i servizi romeni sono decine gli affiliati del movimento palestinese Hamas che vivono nel paese. Uno di questi, Nazmi Hussein, è stato reclutato in Romania e assieme a Salam Zidan si era laureato nel paese dell’Est Europa. Nel settembre 2005 sono stati arrestati entrambi dagli israeliani per terrorismo. La Romania ha espulso anche esponenti di Hezbollah, come il finanziatore libanese del partito armato sciita Mahmoud Hamoud. Hamas e altri estremisti islamici godono della copertura della Lega islamica e culturale romena presente nelle più importanti università. La Lega riceve donazioni da associazioni pseudocaritatevoli come la World assembly for the Islamic youth e la El Hilal, fonti finanziarie del terrorismo. Il collegamento con l’Italia viene alla luce il 28 novembre, quando finisce in manette a Bucarest Kamel Abbachi. Uno dei ricercati dell’inchiesta Rinascita, che ha mandato in galera una dozzina di sospetti terroristi islamici a Milano, Reggio Emilia, in Francia, Portogallo e Gran Bretagna. Le accuse sono di reclutamento di volontari per la guerra santa in Afghanistan e Iraq, ma pure di agevolazione dell’immigrazione clandestina e falsificazione di documenti. Una conversazione intercettata dai carabinieri fra Bechir Kaouana, tunisino di 37 anni arrestato in provincia di Bergamo, e un altro indagato apre uno spiraglio inquietante. Nell’intercettazione «si nomina anche l’organizzazione Al Qaeda e alcuni gruppi che si addestrano in Romania» scrive il gip di Milano Luisa Savoia nell’ordinanza di custodia cautelare. Purtroppo la cattiva qualità della registrazione non aiuta a carpire informazioni più precise. «I servizi romeni sono particolarmente attenti e sensibili nel contrastare sul loro territorio elementi collegati al terrorismo internazionale. Lo dimostra il recente arresto di Kamel Abbachi» dichiara a Panorama Paolo Sartori, capo dell’Ufficio di collegamento del ministero dell’Interno italiano a Bucarest. Abbachi, che verrà estradato in Italia, è legato a Samir Boussaha, arrestato in Portogallo su mandato della procura di Milano. I due operavano assieme a Tamaoni, nella regione romena di Galati. Si sospetta che fosse questa la zona dove si addestravano gli aspiranti terroristi. Abbachi è accusato di favorire l’immigrazione clandestina. Ma c’è dell’altro. Boussaha, il suo socio, rispondeva a Imed Zarkawi Ben Mekki, in carcere a Parigi. Tunisino, 33 anni, era stato beccato con i manuali di Al Qaeda su come preparare attentati. E aveva affittato un appartamento in Liguria dove viveva Sadi Fadhal, che si è fatto saltare in aria in Iraq. Da Ben Mekki è partita l’indagine Rinascita, arrivata fino in Romania. panorama del 16/12/2007
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