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19 gennaio 2009
Toni Capuozzo (Tg5): vi racconto la guerra vista da vicino

Bloccare i lanci di missili da Gaza, e impedire le forniture di armi in futuro. Questi gli obiettivi di Israele, mentre le truppe avanzano verso l’interno di Gaza City, non certo con l’intento di occupare la città, ma solo di rendere sempre più complicata la prosecuzione delle attività militari da parte di Hamas. È questa l’opinione del vicedirettore del Tg5 Toni Capuozzo, il quale, appena rientrato dalle zone degli scontri, spiega a ilsussidiario.net qual è nel dettaglio la situazione della guerra in Medio Oriente.
Capuozzo, cerchiamo innanzitutto di capire a che punto sono le operazioni militari. Israele ha parlato di “terza fase”: cosa significa?
Bisogna ragionare sui pochi elementi certi che abbiamo. Uno di questi è il fatto che Israele ha fatto entrare nella Striscia di Gaza i riservisti: ad essi probabilmente verrà affidato il presidio delle zone già controllate dentro Gaza, mentre i reparti professionali di leva si spingono più avanti. Ciò detto non credo proprio che Israele voglia prendersi la patata bollente di rioccupare Gaza, lasciata qualche anno fa con i costi che sappiamo. Più probabile che l’obiettivo finale sia rioccupare la fascia di confine con l’Egitto, e stabilire una fascia di sicurezza a nord della Striscia.
In quali condizioni si trova Hamas dal punto di vista militare?
Molti dei missili Qassam che venivano lanciati prima dell’inizio dell’operazione israeliana partivano da zone a ridosso del confine con Israele, per raggiungere più facilmente gli obiettivi e per operare in zone scoperte. Dall’inizio della reazione israeliana, non solo il numero di missili è diminuito, ma questi si sono anche fatti sempre più imprecisi. Sparando sempre da uno stesso punto, infatti, si imparano le coordinate, mentre spostandosi in continuazione si fanno sempre nuovi calcoli, e si sbaglia. Inoltre i miliziani di Hamas hanno dovuto notevolmente accorciare le operazioni di lancio, ridotte a 90 secondi, per non essere intercettati dalle operazioni aeree israeliane. Questo ha reso sempre più imprecisi i lanci, e noi stessi abbiamo visto missili cadere vicino a noi, praticamente in aperta campagna.
Indebolita la capacità militare di Hamas, ora dunque Israele che obiettivi a lungo termine si pone?
Israele credo che abbia due obiettivi irrinunciabili: bloccare per sempre il lancio di Qassam, facendo inaridire gli arsenali, e bloccare l’afflusso di nuove armi. Inoltre penso che Israele punti anche a creare attriti nella popolazione. Finché Hamas operava dalle zone di confine non c’erano problemi, ma quando questi lanci avvengono sotto le case dei civili anche l’atteggiamento dei civili stessi cambia. E più viene ridotto il campo d’azione di Hamas, più questa situazione si complica. Certo, l’effetto è anche quello di creare rabbia contro Israele; ma al tempo stesso la popolazione non è più così contenta di quello che fa Hamas.
Vista più da vicino rispetto a noi, com’è la situazione della popolazione civile a Gaza?
In realtà nemmeno noi inviati abbiamo informazioni dirette. Certo, stando lì vediamo le televisioni di Gaza, oppure parliamo con arabi israeliani che hanno parenti nella Striscia. Potremmo dire che se qui in Italia le informazioni sono di quarta mano, là sono di seconda. Dovendo dire qual è la caratteristica particolare di questa guerra dall’interno, il vero punto tremendo è che si tratta di una situazione in cui non si vede una via d’uscita. Per il resto bisogna essere molto obiettivi, perché spesso c’è anche molta ipocrisia a parlare di questo. Guardiamo ad esempio i profughi: si tratta di profughi interni, che si spostano di qualche chilometro da casa propria, andando a casa di parenti o in stabili dell’Onu, mentre l’Egitto non ha aperto le frontiere. Nelle altre guerre la situazione è ben diversa: nella guerra in Afghanistan c’erano oltre due milioni di profughi tra Pakistan e Iran, che se ne andarono prima durante il regime dei talebani e poi durante l’offensiva americana.
Lei dice che la caratteristica peggiore di questa situazione è che non ci sia una via d’uscita. Cosa dice delle prospettive che dovrebbero aprirsi grazie alla mediazione dell’Egitto?
L’Egitto sta sicuramente giocando un ruolo importantissimo, ma dietro le quinte ci sono molti elementi che pesano su queste trattative. Innanzitutto l’Egitto stesso non vuole truppe internazionali sul proprio territorio, perché farebbe la figura di chi non è in grado di controllare in casa propria; ma al tempo stesso non può nascondere che il traffico di armi viene dal Sinai (che curiosamente è anche dove noi andiamo in vacanza), ed è un traffico che arriva principalmente dall’Iran. Dall’altro lato non dimentichiamo quanto detto anche dall’Anp, e cioè che Hamas più che rispondere alla popolazione di Gaza, da cui pure è stata eletta, risponde a Damasco e Teheran. Si dice che l’Iran spinga moltissimo perché Hamas non accetti il cessate il fuoco, minacciando la fine degli aiuti e del rifornimento di armi. Hamas è poi legata ai Fratelli Musulmani, non certo a Mubarak. Infine non è pensabile mandare lì truppe internazionali, finché risulta chiaro che, data la posizione di Hamas, queste sarebbero esposte a rischi altissimi di sequestri e altre azioni ostili.
Che ruolo può avere l’Italia nelle vicende future, nel caso si realizzi la pur difficile ipotesi dell’intervento di una forza internazionale?
L’Italia era già presente con una missione europea al confine tra Gaza e l’Egitto, con una quindicina di carabinieri; quindi ha un’esperienza diretta della situazione. È stata una presenza positiva, svolta in partnership con l’Anp, per cercare di portare un minimo di legalità in quel valico di frontiera; un’esperienza che si è però sostanzialmente interrotta con la presa di potere da parte di Hamas. La collaborazione è stata cioè proficua fino al momento in cui l’Anp non è stata sostanzialmente umiliata dalle armate di Hamas (non parlo solo di quello accade nei tunnel, ma anche nel famoso terminal, dove passava di tutto, con gli uomini dell’Anp sempre più sviliti e messi in un cantuccio da quelli di Hamas). Allora la situazione si è fatta insostenibile, i nostri sono stati ritirati ed è rimasta solo una presenza simbolica. Ma questo è un terreno su cui si potrebbe tornare: nell’ottica di ristabilire in quella frontiera una qualche forma di legalità, l’Italia potrebbe dare il suo contributo avvalendosi dell’esperienza già maturata. Ovviamente, ripeto, solo si ristabilisse un contesto di sicurezza, senza andare lì essendo sottoposti continuamente alla minaccia di sequestri.
Da ultimo le chiedo un’opinione sulla posizione del Vaticano. Il Papa afferma che l’«opzione militare» non può portare risultati: oltre al valore spirituale, che valore concreto hanno queste sue parole?
Io penso che la Terra Santa sia un tallone d’Achille del Vaticano. La legittima difesa delle comunità cristiane in Terra Santa, e il tormentato rapporto di fatto con Israele fanno sì che questo sia per il Vaticano un nervo scoperto. È molto facile dunque incorrere in scivoloni, come ad esempio quello accaduto al cardinal Martino in un’intervista a questo giornale. La mia perplessità è che da un lato la politica del Vaticano non abbia sortito l’effetto di protezione della comunità cristiane: oggi Betlemme non è più una città a maggioranza cristiana. Le comunità cristiane stanno rapidamente declinando, anche perché la vecchia armonia tra arabi cristiani e arabi musulmani si è andata offuscando con la crescita del fondamentalismo. Poi però ci sono le parole del Papa, che sono altre, e “alte”: sono convinto anch’io che la reazione israeliana, seppur legittima nelle sue motivazioni (azzerare una minaccia permanente) rischi però di allevare intere generazioni con l’odio negli occhi. Le vittorie militari nel presente rischiano di trasformarsi in sconfitte per il futuro; ed è vero che la guerra genera guerra. Quindi il messaggio è giusto; ma è necessario che il Vaticano riesca a dare corpo a questo messaggio costruendo una posizione più solida e meno reticente. Da una parte chiarendo il rapporto con Israele, e dall’altra evitando, in virtù di un certo pensiero benaugurate, di sottovalutare la crescita del fondamentalismo islamico.
18 gennaio 2009
Al Qaeda: siti pedofili per pianificare gli attacchi
E' quanto scrive il 'Sunday Mirror'. Una fonte dei servizi di sicurezza al tabloid: ''E' l'ultimo disperato tentativo della rete del terrore di evitare di essere intercettata''. L'alto livello di segretezza e protezione richiesto da questi siti possono infatti offrire ''una buona copertura ai terroristi"

I militanti di Al Qaeda usano i siti web legati al network dei pedofili per pianificare attacchi contro la Gran Bretagna. E' quanto scrive il 'Sunday Mirror', citando fonti dei servizi di sicurezza, secondo cui questi siti - protetti da password e dati criptati - sono più difficilmente controllabili e infiltrabili dalla polizia.
"L'uso di siti di pornografia infantile sembra essere l'ultimo disperato tentativo di Al Quaeda di evitare di essere intercettata - dice una fonte al tabloid - Purtroppo, l'alto livello di segretezza e protezione richiesto dai pedofili significa che i loro siti possono offrire una buona copertura ai terroristi".
Adnkronos
17 gennaio 2009
Le responsabilità di Hamas
An Israeli police officer and reporters take cover during a rocket attack in the southern town of Sderot, Israel
di Marco Ottanelli da Democrazia e Legalità
Hamas, forse non tutti lo sanno, è un partito politico. La parola hamas è l'acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya , che si può tradurre con Movimento di Resistenza Islamico. Questa premessa è importante, perché in occidente Hamas viene sempre ricordata come "fazione", "gruppo paramilitare", "milizia" e talvolta "gruppo terroristico". Pur possedendo, in effetti, una sorta di esercito proprio, Hamas è invece uno dei partiti che ha concorso alle libere elezioni del popolo palestinese, libere quanto possono esserlo in un territorio occupato ed in stato d'assedio permanente. Vinse, con circa il 46% dei suffragi, proprio il Movimento di Resistenza Islamico. Era il gennaio del 2006.
Nonostante che Solana, a nome della UE, dichiarasse che il voto si era svolto "democraticamente e pacificamente" , Israele, USA e UE stessa imposero delle sanzioni economiche. Inoltre Al Fatah (l'altro partito palestinese) non ha mai accettato la sconfitta e la impostazione politica del concorrente. Ciò, in un crescendo di tensioni e di conflitti, ha portato ad una serie di atti illegittimi e golpisti tanto di una parte quanto dell'altra, che sono sfociati in una vera e propria guerra civile, con centinaia di vittime, e che si è conclusa (dopo assalti a luoghi istituzionali e alle reciproche milizie) con una spaccatura insanabile. Nonostante l'occidente appoggiasse Fatah sotto ogni punto di vista, è a questa ultima componente che, perlomeno militarmente, vanno attribuiti i primi attacchi, compreso quello al parlamento di Ramallah. In ogni caso, la guerra civile ha portato ad una divisione delle due enclave di Gaza e della Cisgiordania, la prima controllata da Hamas, e la seconda da Fatah. La comunità internazionale ha sottoposto Gaza al più stretto isolamento, e Israele ad un vero e proprio assedio, impedendo persino il passaggio di generi di prima necessità. Cosa chiede, cosa teme, cosa pretende l'occidente da parte dei dirigenti di Hamas? In primo luogo, il riconoscimento di Israele. Un riconoscimento esplicito, diretto, senza equivoci. Hamas non ha mai neanche fatto un solo passo diplomatico e politico verso il dialogo (anche conflittuale, anche violento, anche solo rivendicativo) con lo Stato ed il Governo di Israele, che, e questa è una nozione base del diritto internazionale, esiste, è a pieno titolo nell'ONU ed è- ovviamente- una parte in causa. La pretesa di "innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina" non è, alla luce del diritto internazionale, affatto temperata dalla affermazione che "all'ombra dell'Islam, è possibile per i seguaci di tutte le religioni coesistere nella sicurezza: sicurezza per le loro vite, le loro proprietà e i loro diritti.". (come si legge nello statuto di Hamas).I diritti individuali (preziosissimi) sono comunque altra cosa rispetto ai diritti delle Nazioni. E Hamas, se non riconosce anche i secondi, si mantiene nella condizione di illegittimità diplomatica nella quale è confinata. NB: Un altro aspetto che spaventa molto i politici ed i commentatori occidentali (e anche me, se mi è concessa una nota personale), è il carattere di integralismo religioso di Hamas. L'art. 1 del suo statuto, tanto per rimanere nel soft, recita: La base del Movimento di Resistenza Islamico è l'islam. Dall'islam deriva le sue idee e i suoi precetti fondamentali, nonché la visione della vita, dell'universo e dell'umanità; e giudica tutte le sue azioni secondo l'islam, ed è ispirato dall'islam a correggere i suoi errori. Questo non implica però alcunché sia nel campo del diritto internazionale (le teocrazie sono lecite- Arabia, Iran, Vaticano, lo sono in senso stretto. Oman e Libia in senso indiretto, avendo assunto come Costituzione il Corano) sia nel campo del diritto interno (moltissimi stati a prevalenza musulmana applicano come legge e come codice la sharia ), nel quale ambito in ogni caso ogni Stato ha, secondo la Carta dell'Onu, ampio margine. La prima responsabilità di Hamas è quindi quella di aver negato dignità di interlocutore ad Israele, disconoscendo persino tutti i trattati e gli accordi precedentemente sottoscritti da Fatah (e violando così una regola fondamentale, pacta sunt servanda). La seconda è quella di aver scelto, come metodo di lotta e/o di rivolta, la via del lancio di missili verso obiettivi civili israeliani. Non importa se questo è un metodo approvato o meno dalla maggioranza degli abitanti di Gaza; non importa se questo è un metodo dovuto alla disperazione o alla esasperazione; non importa se questo è un metodo di risposta a precedenti provocazioni: lanciare missili è un atto terroristico a tutti gli effetti. Hamas lo sa, e sa anche che le sue milizie non sono un esercito di uno stato indipendente o un corpo riconosciuto come belligerante, e che ciò quindi le pone fuori dai trattati di Ginevra e da tutte le altre garanzie di guerra. Non si può dunque opporre giuridicamente alle rappresaglie israeliane, che saranno eventualmente, e sono spesso state, deprecate dall'Onu per la loro virulenza. Per dire le cose in altre e più brutali parole: Hamas non riesce, non è capace, non può, (e sa perfettamente di non potere) colpire obiettivi militari e strategici del nemico, né è capace di uccidere soldati israeliani, né con lanci di razzi, né con attentati, né con attacchi suicidi, né tantomeno in combattimento. Lo sa, e agisce, per scelta, attaccando indiscriminatamente obiettivi civili. Fa parte poi della sfera etica e non di quella del diritto la decisione politica dei dirigenti palestinesi di esporre la popolazione civile alla (inevitabile ed inevitabilmente feroce) rappresaglia israeliana. Sparare razzi da postazioni collocate tra le abitazioni, e arroccarsi fra le stesse, iniziare un impari confronto militare con l'unica arma deterrente delle inevitabili, ed inevitabilmente altissime, perdite di vite innocenti, è, lo ripeto, una scelta politica che esula dai concetti di legalità e di opportunità, per ricadere in quelli, intesi nel senso più alto dei termini, di responsabilità e di consapevolezza delle proprie azioni tanto nelle immediate quanto nelle più lontane (nel tempo e nelle intenzioni) conseguenze.
17 gennaio 2009
Israele è l'aggredito non lo si può confondere con l'aggressore

Dopo l'aggressione nei confronti di Israele compiuta da Michele Santoro, è necessario alzare la voce a favore di Israele. Io lo farò con le parole con cui ho aderito lunedì scorso alla manifestazione pro Israele che si è tenuta a Milano, la mia città
Non mi unisco agli ipocriti appelli al «cessate il fuoco». Se fossi un membro della Knesset sosterrei il mio governo e l'operazione «piombo fuso», convinto che il fuoco debba cessare solo quando l'aggressore - Hamas in questo caso - abbia dichiarato la resa. Le immagini di morte delle vittime civili israeliane e palestinesi provocano in me orrore della violenza. E dunque, poiché i civili israeliani sono vittime di Hamas e i civili palestinesi sono anche essi vittime di Hamas, che li usa come scudi umani e carne da cannone violando ogni più elementare regola, io voglio che Hamas venga definitivamente vinta, se necessario - così come è evidente oggi essere necessario - ricorrendo alle armi. Così come le Nazioni Libere sconfissero il nazismo e le nazioni che ad esso si erano unite con il ricorso alle armi. Sono indignato per come l'informazione continua a manipolare la verità dei fatti. «Piombo fuso» è la reazione dell'aggredito all'aggressore. Israele subisce ogni giorno da Hamas attacchi su postazioni civili: case, scuole, ospedali. E li subisce da quando Israele si è ritirata da Gaza, con un atto di coraggio storico che ha offerto ai palestinesi l'opportunità di una pace vera. Da allora i palestinesi di Hamas hanno ripreso la loro iniziativa che ha un solo, dichiarato, esplicito fine: la distruzione dello Stato di Israele, lo sterminio dei suoi cittadini. Esattamente come predica il nemico della pace e della vita, il dittatore iraniano Ahmadinejad. Eppure, per l'informazione italiana, gli attacchi quotidiani contro Israele non esistono. Sono occorsi dieci giorni prima che Sky Tg24 mettesse in onda un filmato della vita quotidiana di alcune città israeliane, dove i missili cadono ad ogni ora e tutto è fortificato e blindato. Provo orrore per chi manifesta a favore di Hamas, per chi brucia la bandiera di Israele, per chi confonde volutamente vittima e aggressore, per chi prega verso la Mecca davanti alle cattedrali in spregio alla propria e all'altrui preghiera, per chi usa le reti televisive a sostegno di Hamas. Provo angoscia quando ascolto un cardinale cattolico eminentissimo come Renato Martino sostenere che Gaza è un campo di concentramento, dove gli israeliani sarebbero i carnefici e i palestinesi le vittime. Non è il caso che la Chiesa cattolica ripercorra gravi errori del passato. Non è il caso di confondere l'aggredito con l'aggressore, non è il caso di invertire le parti tra vittima e carnefice, non è il caso di confondere una democrazia autentica, Israele, con una teocrazia come Hamas che si finge democratica e pratica il terrore tra gli stessi palestinesi. Per questi motivi che sto con Israele, fino in fondo, fino alla fine di «piombo fuso», fino alla resa di Hamas, fine alla pace, l'unica vera, quella in cui nessuno vuole lo sterminio dell'altro e tutti vogliono vivere in pace nella loro terra. *Deputato del Pdl http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/01/17/977539-israele_aggredito_confondere_aggressore.shtml
15 gennaio 2009
Gazzate d'alemiane ...

Io ho sempre preso molto sul serio Massimo D’Alema, anche perché a memoria d’uomo solo pochi intimi hanno potuto vederlo sorridere o ridere. Questo leader politico incarna, vorremmo dire veste, la serietà quasi antropologicamente: baffi, occhiali, taglio degli abiti, brizzolatura, tutto indica serietà, ancora serietà, e - l’avrete capito - serietà, la quale per definizione suggerisce autorevolezza. E in questa serietà prossima alla cupezza sta l’antica scuola, la genetica mitica del vero Pci del tempo che fu.
E ora con la massima serietà D’Alema dice che Hamas ha ragione, e che Israele ha torto ed è l’aggressore, che Hamas non è un’organizzazione terrorista perché ogni famiglia palestinese ne ha uno di loro in famiglia, che Hamas è stata votata dal popolo e che dunque è un interlocutore politico e militare del conflitto. Ne consegue, come in un teorema, che l’operazione militare israeliana per farla finita una volta e per sempre con il lancio di migliaia di missili, razzi e colpi di mortaio sulle città israeliane (riconosciuta lecita per questo proprio da Obama e dal Congresso americano), non è altro che una «spedizione punitiva», espressione importata dal lessico fascista e dunque parafrasi di un’accusa di fascismo nei confronti di Israele.
D’Alema, da ministro degli Esteri italiano, andò sottobraccio con alcuni esponenti di Hezbollah in Libano (nella foto) e anche allora, serissimo ai confini del funebre, spiegò che Hezbollah fa parte del quadro politico libanese e dunque va considerato come legittimo interlocutore. Ciò ci ricorda la grande tradizione togliattiana dell’attenzione: i veri comunisti della miglior scuola, sono prima di tutto attenti alle forze in campo, e poi alla morale, alle idee, ai principi. Togliatti era fermamente ateo, ma raccomandava la massima attenzione verso cattolici intesi non come forza etica, ma forza in campo, componente della partita che aveva come obiettivo la conquista del governo in Italia. D’Alema non vuole conquistare, almeno che si sappia, il Libano o Gaza, ma ripete egualmente la lezione: tu esisti, tu dimostri di essere una forza dunque io ti riconosco. Dice poi D’Alema che una sproporzione più o meno di 900 palestinesi morti contro dieci israeliani non va chiamata guerra. La serietà implica correttezza lessicale. E infatti quella di Gaza è una operazione militare antiterroristica su vasta scala: se dalla Svizzera piovessero per un anno missili sulla Lombardia, prima o poi un tale inconveniente diventerebbe un problema militare con la simpatica confederazione. Ma per D’Alema questi sono pensieri rozzi adatti agli americani i quali sono i più rozzi di tutti. Noi togliattiani pratichiamo altre logiche.
Quel che a D’Alema sembra sfuggire del tutto è che Hamas cerca a ogni costo di incassare il più alto numero di proprie vittime civili possibile perché intende imporre esattamente la logica che conduce alle conseguenze perfettamente sciorinate da D’Alema il quale sembra non accorgersi che Israele ha tutto l’interesse a uccidere il meno possibile come prova il fatto ch l’Idf telefona in anticipo agli abitanti delle case da colpire perché contengono rampe o mortai, affinché si mettano in salvo. Ed ecco perché Hamas vuole, al contrario, che tutti muoiano affinché possa subito incassare la provvigione politica delle «sproporzioni» alle quali è sensibile D’Alema, perfettamente adattato alla logica di Hamas. Per limitare le perdite palestinesi Israele allestisce sulla striscia di Gaza ospedali da campo in cui sono curati i feriti e ricovera nei propri ospedali i più gravi.
Diciamo pure che lo fa, oltre che per lo spirito umanitario della religione ebraica che esalta la vita e disprezza il suicidio, anche per un motivo pratico: ridurre al massimo l’aspirazione al martirio di massa di Hamas che persegue dichiaratamente - abbiamo ascoltato comizi di Hamas in questo senso - lo scopo di «produrre morte al livello industriale: noi desideriamo la morte quanto voi israeliani desiderate la vita». E non sono parole insensate o fanatiche o fondamentaliste: sono parole politiche che contano sul fatto che a recepirle ci sia la serietà di D’Alema e di chi me condivide la struttura mentale.
La morte dei bambini è per Hamas la più grande provvista propagandistica. Ho davanti a me le foto dei bambini di Hamas in uniforme a tre anni, con la pistola, il mitra, il volto coperto da vernici, gridare e urlare odio, morte e desiderio di morte. Della propria morte. Ho anche davanti agli occhi i miliziani che marciano facendo il saluto nazista. Sfugge al serissimo D’Alema tutto questo perché a lui importa soltanto sottolineare che una controparte, non importa quanto violenta e sanguinaria, se ha seguito popolare - e Hamas ha addirittura vinto le elezioni battendo il Fatah di cui ha scaraventato in galera o messo al muro i membri - è di per sé legittima, perché democraticamente legittimata.
Forse gli andrebbe ricordato che quando gli alleati fecero strage di cittadini tedeschi ammazzandone a centinaia di migliaia con bombe incendiarie come a Dresda e in altre città, nessuno si intenerì: i tedeschi avevano votato per Hitler, e adesso ne pagavano il fio. I prigionieri tedeschi in mano all’Armata rossa finirono per lo più a fare terra per ceci e nessuno si commosse. Non è questo che vuole Israele, ma la logica della legittimazione democratica ci sembra goffa e insostenibile.
Ci rendiamo conto che è impossibile far capire a D’Alema che lo scopo di Hamas è stato proprio quello di scatenare questa operazione militare israeliana che non poteva essere evitata e che non poteva che comportare una scelta infernale: o concedere ad Hamas il diritto di terrorizzare un’intera nazione costringendola a vivere nei rifugi o passare a un’operazione militare per quanto possibile chirurgica, non terroristica, ritenendo ovvio che il peso morale delle vittime innocenti e specialmente dei bambini deve ricadere su chi ha provocato una reazione di difesa.
Ma a tanta spregiudicatezza logica D’Alema non arriva. In compenso, venendo meno al suo look severissimo, ha voluto regalarci una stupenda barzelletta quando ha detto davanti alle telecamere di Red che i nostri media, giornali e televisioni, sono quasi tutti nutriti dalla propaganda di Israele. Allora abbiamo veramente riso di gusto tutti, tranne lui, che ha fatto finta di credere alla propria battuta restando impassibile da grande professionista, come Buster Keaton.
Paolo Guzzanti
14 gennaio 2009
Solo quando è coinvolto Israele
Quando praticamente ogni nazione – dalla Repubblica Ceca alla Turchia alla Francia – chiede di essere coinvolta con Israele e con le questioni di questa regione, sorge la domanda: come mai il mondo si interessa così tanto a Israele? La locuzione “opinione internazionale” rimbalza tra politici, stampa e commentatori, ma il cittadino medio norvegese o canadese sono davvero tanto interessati agli eventi che hanno luogo a Gaza o a Sderot? “Forse non interessano il singolo cittadino, ma sicuramente interessano le elite di quelle nazioni, gli intellettuali metropolitani: la stampa, gli autori, gli accademici”, risponde il professor Shlomo Ben-Ami, già ministro degli esteri nel governo Barak (200-2001). “Il che non si deve tanto all’orrore che una persona normale prova di fronte alle scene di morte in televisione – spiega Ben-Ami – quanto al fatto che c’è Israele coinvolto nella faccenda. Ho chiesto molte volte ai palestinesi se pensano davvero che il mondo sia tanto interessato alla loro sorte. Dopotutto, quando degli arabi uccidono altri arabi, fossero anche palestinesi, la cosa non suscita nemmeno una minima parte di queste proteste mondiali. Se fossero gli egiziani o i giordani ad attaccarli, forse che si vedrebbe una tale levata di scudi?”. In effetti, senza risalire ai tempi del “settembre nero” 1970 in Giordania, anche in anni recentissimi l’attacco dell’esercito libanese al campo palestinese di Nahr al Bared nel Libano settentrionale (estate 2007, più di 400 morti), o il massacro di palestinesi ad opera di altri palestinesi durante il sanguinoso golpe di Hamas nella stessa striscia di Gaza nel giugno 2007 sono stati a mala pena notati dall’opinione pubblica mondiale. “Solo quando sono coinvolti degli ebrei – continua Ben-Ami – si scatena una grande passione pubblica, e questo perché evidentemente esiste una radicata sindrome globale riguardo agli ebrei”. Secondo l’ex ministro del processo di pace, non si tratta di antisemitismo in se stesso, quanto piuttosto di un fenomeno legato alla relazione pluri-secolare fra ebrei e resto del mondo. “Quando il mondo vede che siamo implicati in un conflitto che (come tutti i conflitti) coinvolge anche degli innocenti, si scatena un meccanismo del tipo: vedete, lo fanno anche loro. Il desiderio del mondo di alleggerire il proprio senso di colpa (per i secoli di maltrattamenti degli ebrei, culminati come sappiamo) è così forte che lo spinge continuamente a trarre conclusioni pericolose”, prendendo per buone ogni notizia anti-israeliana senza controllare. “Come mai – si domanda Ben-Ami – si fa ricorso così rapidamente a parole come ‘genocidio’?”. E risponde: “Perché c’è la voglia di pareggiare i conti”. Ben-Ami ricorda ad esempio il caso del Premio Nobel Jose Saragamo che, parlando da Ramallah, equiparò ad Auschwitz l’Operazione Scudo Difensivo contro l’ondata di attentati suicidi che colpiva le città israeliane, e si chiede: “Come può parlare in questi termini una qualunque persona col lume della ragione? Nella crisi di Sri Lanka sono state uccise circa 70.000 persone, più dei morti causati da tutte le guerre d’Israele messe insieme. Eppure il mondo sa a mala pena che c’è una crisi in Sri Lanka. Quella che ne emerge è una dose notevole di cinismo e di ipocrisia double-speak”. Conclude Ben-Ami: “E’ importante capire che questo nostro conflitto vedrà sempre coinvolti altri attori: non sarà mai semplicemente ‘noi contro i palestinesi’ o contro gli arabi. Questa non è una guerra normale, qui c’è sempre anche una guerra per l’opinione pubblica”.
(Da: YnetNews, 11.01.09)
13 gennaio 2009
Ma che, siamo Italia o una provincia di Gaza?

Falò di "straccetti" a Torino
Quattro cortei di musulmani e militanti filo palestinesi in una settimana sono francamente troppi, anche per una città come Milano, siamo stufi di queste sistematiche invasioni del centro da parte di orde di fanatici che invocano Allah, ritmando insulti contro Israele e Usa, bruciando bandiere, scusate stracci colorati (perché ora sono stati "declassati"), stazionando sul sagrato del duomo a pregare Milano con i deretani opposti alla Mecca, capeggiati in una funzione religiosa da un tipo che, solo due mesi fa, è stato condannato in appello per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo. Milano non è una provincia di Gaza! Se la chiesa ammette manifestazioni di questo genere ed è disposta ad "immolarsi" al musulmano, rapita da un anelito di amore estremo, liberissima di fare “hara kiri”, ma le istituzioni no! Non debbono più tollerare di questi affronti, ne va della credibilità (già abbastanza incrinata) di questo Stato.
Basta con queste pagliacciate: i teatrini che mimano i funerali di “pseudo martiri”, certi slogan, certe provocazioni come il demenziale boicottaggio dei “giudei” (boicottino anche l'acquisto di certi medicinali "giudaici", questi ignoranti!) o lordare i negozi di ebrei con scritte di triste sapore nazista, rappresentano uno schiaffo alla nostra società e come tali debbono essere affrontati.
Abbiamo impiegato secoli per cercare di dividere certe commistioni tra politica e religione, non ci siamo ancora arrivati, ed ora – ironia della sorte con il compiacente fiancheggiamento dei cosiddetti "democratici" di casa nostra, che dovrebbero rappresentare i baluardi della laicità, dobbiamo sorbirci orde di extracomunitari urlanti che si permettono – a casa nostra – di fare politica sotto la bandiera dell'islam? Dove sono le istituzioni? Dov'è l'ordine pubblico? Stiamo confondendo la democrazia con l'anarchia e non è certo chiudendo gli occhi davanti a queste manifestazioni, che si favorisce l'integrazione (ammesso che mai sia stata voluta, ne è la riprova i gravissimi fatti di questi giorni) tra maghrebbini e occidentali; a nessuno punge vaghezza che tanto permessivismo possa essere interpretato da questi facinorosi manifestanti come il segno manifesto della debolezza di una società decadente da riconquistare in nome dell'islam?
Lor signori, mi riferisco a chi a diverso livello è stato eletto, vogliono aprire gli occhi prima che Milano, e non solo, diventino davvero delle province di Gaza? E che al loro potere subentri quello dei mullah e della sharia e che noi si diventi schiavi di questi barbari? Può darsi che, chi ci governa non interessa un fico secco dei propri concittadini (cosa su cui incomincio a nutrire seri dubbi), penso che almeno nel suo smisurato egoismo abbia a cuore la sua poltrona? Se non prende provvedimenti di fronte a questi gravi episodi, di questo passo potrebbe veramente mettere a serio rischio il luogo su cui posa il proprio fondoschiena: chi oggi urla nelle piazze agitando e bruciando "stracci" colorati (leggasi bandiere), domani potrebbe farlo, magari agitando in mano uno "scoppiettante" Kalashnikov per reclamare e riappriopriarsi con la violenza del potere, proprio come si è soliti fare a Gaza e in altri paesi medio orientali.
Hurricane 53
11 gennaio 2009
Hamas si appropria degli aiuti umanitari
Almeno una parte degli aiuti umanitari internazionali che affluiscono nella Striscia di Gaza sono sequestrati da Hamas e da questo distribuiti solo ai suoi uomini e ai suoi sostenitori. Lo ha affermato nell'odierna riunione del governo israeliano il capo dello Shin Bet, il servizio segreto interno, Yuval Diskin, secondo una fonte governativa ad alto livello a Gerusalemme.
La fonte non ha precisato quali organizzazioni umanitarie siano state oggetto di questo comportamento del movimento islamico.
Diskin ha inoltre affermato che ci sono testimonianze secondo le quali miliziani di Hamas hanno approfittato dei combattimenti a Gaza per uccidere decine di attivisti di Al Fatah, l'organizzazione palestinese della quale e' leader il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas). A suo dire, inoltre, scuole palestinesi sono state deliberatamente minate da Hamas.
10 gennaio 2009
Hamas usa le ambulanze dell’ONU per trasportare miliziani
“…però gli israeliani fanno problemi anche nel far passare le ambulanze!” Ora, osservate questo video, e diteci se gli israeliani non dovrebbero essere sospettosi delle ambulanze. Da quanto ci risulta, la loro funzione primaria non è trasportare miliziani di Hamas.
Grazie a Massimo per la segnalazione
focus on Israel
8 gennaio 2009
Il sacrificio dei bambini di ADRIANO SOFRI

Quando i grandi giocano alla guerra, i bambini muoiono. Da Gaza, le immagini dei bambini ammazzati, mutilati, terrorizzati invadono i mezzi di comunicazione. Al Jazeera le trasmette in continuazione, inframmezzate a servizi e commenti. A sinistra, Hilmi al Samuli piange accanto ai corpi di due figlioletti e di un nipote. A destra, il corpo di una bimba emerge dai resti della sua casa a Zeitun. Le redazioni dei giornali le accumulano, e si chiedono se metterle in pagina o no, e come. La risposta è facile quando l'esitazione è legata alla crudezza eccessiva, che può ferire lo spettatore. Ma già il verbo "ferire", impiegato nel suo senso traslato in un contesto simile, fa vergognare di averlo pronunciato. Siano pure feriti, gli occhi distratti e illesi degli spettatori: l'eccesso di crudezza non è dei fotogrammi, ma della realtà. Alla realtà si può scegliere di aprire o chiudere gli occhi, chi abbia la provvisoria fortuna di starne alla larga: ma vedere è una condizione per decidere meglio come destinare la propria voce pubblica, o la propria privata preghiera, o anche solo il proprio pianto. Bisogna risparmiarne la vista ai bambini, si avverte giustamente. Tuttavia c'è un doppio inciampo. Il primo: che ci si adopera per sottrarre bambini alla vista di bambini. Il secondo: che i bambini, anche i più premurosamente protetti, vengono sempre a sapere, per certe loro vie misteriose, le cose dalle quali i grandi vogliono ripararli, e ricevono e custodiscono in silenzio la notizia che nel mondo scoppiano guerre che uccidono e spaventano i bambini.
8 gennaio 2009
VOCI DEL GHETTO DI ROMA – “I NOSTRI FIGLI IN GUERRA E CI SI DIMENTICA DEI RAZZI CHE CI LANCIANO” – “MA SI PARLA SOLO DELLA NOSTRA REAZIONE” – “CHI NON È STATO LAGGIÙ NON PUÒ CAPIRE COME SI VIVE” “CESSATE IL FUOCO? OK. CESSATE IL TERRORISMO NO?”…
Maria Lombardi per "Il Messaggero"
Riccardo Pacifici
La guerra questa volta è più vicina. E' lì, davanti agli occhi, «vai su Internet e vedi i morti e i feriti. L'immedesimazione è più forte e anche l'ansia», Umberto gestisce un locale nel Ghetto di Roma e si collega alla rete appena può. Il pensiero di tutti è altrove, ai parenti, agli amici, ai figli di amici che sono andati a combattere.
Il pensiero è perennemente lontano da Roma, in questi giorni, corre a chi laggiù è in guerra. «Viviamo uno stato d'angoscia e non potrebbe essere altrimenti. Abbiamo troppi legami», Roberto Cohen, consigliere della comunità ebraica romana, insegue ogni notizia che arriva dal fronte.
La preoccupazione cresce, col passare dei giorni, «perché la situazione non sta migliorando e non si sa come possa evolvere. Gli israeliani sono abituati ad affrontare situazioni del genere, da quel che mi raccontano le città continuano a vivere un'apparente normalità, il dramma è nelle famiglie».
In quel mondo piccolo così, l'ansia di una mamma che ha il figlio militare diventa quella di un'intera comunità. «Speriamo finisca presto, speriamo che si trovi una soluzione, che arrivi una tregua, un armistizio», Cohen sa bene di sperare troppo al momento.
Giuseppe Di Segni
L'agitazione, certo, l'apprensione sotterranea che accompagna i gesti di sempre, ma anche una «leggera irritazione», confessa Nando Tagliacozzo, studioso della Shoah. «Lascia un po' perplessi il modo in cui i media stanno rappresentando questa guerra. Si dimentica che Israele è sotto attacco da mesi, come si può pensare che un paese possa vivere così?
Si invoca il cessate il fuoco, ma non si chiede contemporaneamente ad Hamas di smettere di lanciare i missili. Insomma, quel che passa sempre in secondo piano è che si tratta di una reazione a un attacco, poi si può discutere se la reazione è proporzionata o esagerata. Per noi ebrei l'atmosfera, in questo momento, non è gradevole».
L'ingegnere Tagliacozzo è stato un mese fa in Israele, ancora avverte una morsa allo stomaco a ripensare a quei giorni: entri al supermercato e ti controllano la borsa, vai alla stazione e viene di nuovo ispezionato, ogni passo ti senti in pericolo. «Chi non c'è stato non può rendersi conto di come si vive lì. C'è una brutta atmosfera - ripete lo studioso - la stessa che c'era nel 1937 o nel 1938, quando qualcuno diceva "vogliamo distruggere gli ebrei" e la gente non ci credeva. Così è oggi, la gente non ci crede.
Ci si dimentica che quelli che lanciano razzi hanno espressamente dichiarato la volontà di distruggere Israele. Ma è come allora, la gente non ci crede. E così si parla solo dell'eccesso di reazione piuttosto di quello che l'ha provocato».
Renzo Gattegna
Un timore che riecheggia anche nelle parole di Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica romana, «ci mobiliteremo in ogni sede istituzionale per riaffermare il diritto di Israele ad esistere e a non fare la fine toccata ai nostri nonni 60 anni fa».
Ma questa volta non è come tutte le altre, «questa volta - sostiene Daniela Di Castro, direttrice del museo ebraico romano - anche le persone da sempre pronte ad accusare Israele ammettono che non c'erano alternative. Noi ebrei siamo abituati a sentire parole ben più dure e ipocrite, stavolta Israele ha ricevuto un sostegno mai avuto». Facile parlare di alternative, quando si è lontani, quando non si vive con la paura dei razzi che possono piovere nelle case. «Chi non è stato laggiù non può capire qual è il palcoscenico di questa tragedia. Una situazione terribile».
Tullia Zevi
Intorno al Ghetto di Roma la sorveglianza delle forze dell'ordine è aumentata, racconta chi ci vive, e con questa è cresciuta la tensione. «Noi vogliamo la pace», dice il titolare di un negozio di tessuti. «E chi può gioire per la guerra?», due anziani che si scambiano notizie nella piazzetta le hanno conosciute tutte, dalla seconda guerra mondiale in poi, e adesso sono in ansia «perché è difficile parlare al telefono con chi sta in Israele, noi chiediamo ma loro non rispondono, fanno attenzione a tutto quel che dicono». Michele, nel suo negozio, ha raccolto molti attestati di solidarietà, «ma l'avete mai visto al mondo uno Stato che vince, stravince e poi restituisce tutto?».
Qualche dissenso suscita l'iniziativa della comunità ebraica romana e dell'unione delle comunità italiane di raccogliere 300mila euro per i bambini palestinesi e quelli del sud di Israele. «C'è stata un po' di polemica - racconta Umberto - non tutti sono d'accordo, anche se si tratta di una piccola percentuale, non più del 20%. Dicono: non ci sembra giusto sostenere e aiutare chi ci lancia i missili addosso».
7 gennaio 2009
Lettere immaginarie / Adolf Hitler a Massimo D’Alema
(Velino) - Caro camerata D’Alema. – Vi ringrazio dell’informazione. Mi ero rassegnato a immaginare che il mio partito, il glorioso Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, fosse crollato insieme alla Germania alla fine della seconda guerra mondiale, e che proprio a causa di quella sonora batosta, infertagli, come forse anche voi sapete, dalla cricca giudaica mondiale, fosse sparito per sempre dalla faccia della mia patria. Voi però mi avete appena ordinato di ricredermi. Questo ordine me lo avete impartito, ovviamente, con le sobrie e ferme parole con cui, discorrendo in questi giorni di Hamas, l’eroico Movimento di Resistenza Islamica, e della guerra sferratagli contro dall’armata dell’entità sionista, avete più volte autorevolmente proclamato che "non si distrugge un partito con la guerra”.
Il rispetto che ho per voi mi impone infatti di escludere che un uomo così accorto e giudizioso abbia potuto pronunciare questa frase senza disporre di qualche elemento per poter legittimamente asserire che il mio partito non fu affatto distrutto da una guerra. Da quella vostra storica frase si potrebbe anzi inferire che esso sia ancora vivo e vegeto. E che vivo e vegeto, magari, sono anche io. Stando così, le cose, vi prego di farmi sapere al più presto in quale regione del pianeta io e il mio partito stiamo felicemente operando all’insaputa di tutti. Non sarà, questo luogo, la vostra simpatica zucca?
(Ruggero Guarini)
7 gennaio 2009
Hamas spara dalle scuole
Hamas ha finora cercato di evitare il più possibile scontri diretti con i soldati israeliani entrati nella striscia di Gaza preferendo piuttosto nascondersi nei quartieri densamente abitati dalla popolazione civile palestinese. È quanto avevano affermato delle fonti palestinesi ad Haaretz lunedì, cioè prima della tragedia della scuola di Jebaliya. Hamas, dicevano le fonti palestinesi citate, preferisce sparare dalle case, lasciando che sia la popolazione locale a subire i colpi della controffensiva israeliana. Nel riferirlo, le fonti palestinesi esprimevano una forte condanna di Hamas, sottolineando come la sua decantata “fiera resistenza” contro qualunque incursione di terra israeliana si fosse rivelata una promessa senza fondamento. Sempre le stesse fonti sostenevano che l’alto tasso di perdite civili rispetto a quelle dei miliziani è dovuto appunto alla scelta di Hamas di nascondere i propri combattenti nei quartieri civili anziché affrontare le truppe israeliane al di fuori di essi. Contro le truppe israeliane Hamas ha fatto finora ricorso soprattutto a cecchini e imboscate, senza mai mandare in avanscoperta contingenti importanti dei suoi 15-20.000 uomini armati, per timore – spiegavano lunedì le fonti palestinesi – della superiorità tecnica delle Forze di Difesa israeliane le quali, dal canto loro, hanno finora cercato di evitare di penetrare nelle zone più densamente abitate, benché siano appunto quelle dove si nasconde il grosso delle forze di Hamas. Nondimeno il portavoce di Hamas Abu Obeida lunedì continuava a insistere che “la sconfitta dell’esercito sionista è più vicina che mai”. Le fonti palestinesi avevano anche riferito che alti comandanti di Hamas sono stati visti più volte aggirarsi nei pressi del reparto di maternità dell’ospedale Shifa della città di Gaza, e addirittura usare l’edificio dell’ospedale per tenere conferenze stampa, evidentemente nella convinzione che esso offra un rifugio sicuro dal fuoco israeliano. Per lo stesso motivo, forze di Hamas si nascondono nei pressi di edifici che fungono da sedi di varie organizzazioni internazionali, come la Croce Rossa e le Nazioni Unite.
Una tragica conferma di questo stato di cose sembra essere arrivata con la sciagura occorsa martedì quando circa 30 palestinesi, per lo più civili, sono morti in un edificio scolastico dell’UNRWA a Jebaliya colpito da alcune granate di carro armato israeliano. Secondo i primi accertamenti, risulta che terroristi di Hamas avevano sparato granate di mortaio dalla scuola verso le truppe israeliane, le quali hanno risposto mirando alla fonte del fuoco nemico. I colpi israeliani sono caduti all’esterno dell’edificio, ma ne è seguita una serie di esplosioni “secondarie”, molto probabilmente dovute alla presenza di munizioni o esplosivi immagazzinati all’interno della scuola. Secondo fonti dell’intelligence israeliana, tra i morti figurerebbero Immad Abu Iskar e Hassan Abu Iskar, due noti lanciatori di granate di mortaio di Hamas, il che confermerebbe l’uso che i terroristi facevano della scuola come “scodo umano”. “Dei civili non avrebbero mai dovuto morire – si legge in un comunicato del governo israeliano diffuso martedì sera – ma è imperativo capire come si è prodotto questo orrore, e chi ne porta la vera responsabilità”. Dopo aver ricordato che il conflitto in corso è stato voluto da Hamas, che tre settimane fa ha unilateralmente infranto la tregua e intensificato i lanci di razzi sulle città israeliane, il comunicato afferma: “Non un solo israeliano né un solo palestinese sarebbero stati colpiti o uccisi in questi gironi se Hamas non avesse ripreso i suoi brutali attacchi”. Non è certo la prima volta che Hamas spara granate e razzi da edifici scolastici, usando deliberatamente i civili come “scudi umani”: una pratica di cui alcuni esponenti di Hamas non hanno esitato a vantarsi esplicitamente in pubblico (si vedano i link qui di seguito).
(Da: Haaretz, MFA, 6.01.09)
Nella foto in alto: Un'immagine dal filmato d'archivio di terroristi che sparano da una scuola Onu
Un filmato delle Forze di Difesa israeliane mostra terroristi palestinesi della striscia di Gaza che sparano granate di mortaio da una scuola elementare Onu http://it.youtube.com/watch?v=zmXXUOs27lI&feature=channel_page
Un filmato d'archivio che mostra terroristi palestinesi a Gaza che sfuggono a uno scontro con i soldati israeliani saltando a bordo di una ambulanza Onu http://www.liveleak.com/view?i=116_1231063776
6 gennaio 2009
Fosforo

L'unità ora accusa Israele di usare bombe al fosforo anche se ammettono che:
Lo stesso "Times" ha ricordato che le bombe a grappolo – a conchiglia, shells, si chiamano in inglese – al fosforo bianco non sono illegali se usate solo come proiettili traccianti per indicare la direzione e coprire l’avanzata delle truppe terrestri. Gli inglesi lo sanno bene perché le hanno utilizzate con questo escamotage in Iraq.
il portavoce dell'esercito israeliano ha detto che «Israele usa munizioni che sono accettate dalle leggi internazionali», ovviamente però gli israeliani dicono le bugie e ci sono le prove
I dubbi sulla liceità di questi bombardamenti al fosforo però restano tutti. Anche in considerazione del fatto che Tel Aviv ha dapprima negato ma alla fine ammesso di aver usato armi illegali come le cluster bombs durante la guerra nel Sud del Libano, nell’estate di tre anni fa.
infatti una cosa è un proiettile con il fosforo (che lascia dalla coda la traccia) nello spazio e nel tempo ( i traccianti) ed una cosa ben diversa sono le bombe al fosforo, vietate dai trattati, che fanno dei danni di tutt'altra natura, molto più grandi, e facilmente riconoscibili a causa della enorme temperatura causata dall'esplosione. quindi, a parte la nota conoscenza della materia (?) dell'Unità e della stampa di sinistra in queste cose, si rileva ancora una volta la capacità di lavorare sull'ignoranza della gggente che adesso potrebbe anche andare a manifestare per una cosa non vera. sai che novità!!!!
peccato che neanche le cluster bombs fossero illegali. Lo sono diventate solo nel 2008, e solo per certi paesi, tra cui non Israele
mauroD
6 gennaio 2009
Predicatore Hamas esorta conquista di Roma e del mondo ... ebrei fratelli di scimmie e maiali (cioè noi!)
"Sempre più in alto" ... recitava Mike in uno spot televisivo. Ora Hamas - schiumante di rabbia - per bocca di un predicatore del regime, con un patetico pretesto religioso (tanto per cambiare), cerca di fomentare l'odio mondiale nel suo abbraccio di morte; questa volta cercando di tirare in ballo esplicitamente l'intero occidente.
Per una forma di cortesia, ritengo doveroso ricambiare l'augurio al predicatore di odio ... o gli consiglio di cambiare pusher prima di snocciolare i prossimi sermoni. Hurricane 53
 Il sogno di Yunis al-Astal
In un sermone mandato in onda venerdì scorso [11/04/2008] dalla tv di Hamas Al-Aksa
(ora tradotto in inglese da MEMRI), il parlamentare e chierico di Hamas Yunis al-Astal ha detto ai fedeli che l'islam presto conquisterà Roma, "la capitale dei cattolici, la capitale crociata che ha dichiarato guerra all'islam e che ha insediato in Palestina i fratelli delle scimmie e dei maiali [gli ebrei] per impedire il risveglio dell'islam", come fu per Costantinopoli. Roma, ha affermato al-Atal, diventerà "un avamposto della conquista islamica che si estenderà su tutta l'Europa e poi si volgerà alle due Americhe ed anche all'Europa orientale". "Allah ha scelto voi per sé e per la sua religione – ha continuato il predicatore palestinese – affinché serviate da motore che traini questa nazione verso la fase della successione, della sicurezza e del consolidamento del potere, e verso la conquista delle capitali di tutto il mondo per mezzo della predicazione e della conquista militare.
Credo che i nostri figli e i nostri nipoti erediteranno la nostra jihad [guerra santa] e i nostri sacrifici e, a Dio piacendo, i comandanti delle conquista si leveranno fra loro. Oggi noi instilliamo queste buone nozioni nelle loro anime e, mediante le moschee, i libri coranici e le storie del nostro Profeta, dei suoi compagni e dei grandi condottieri, li prepariamo per la missione di salvare l'umanità dal fuoco dell'inferno sul cui orlo oggi si trova".
Il video del sermone di Yunis al-Astal è disponibile (con sottotitoli in inglese) al link:
http://www.memritv.org/clip/en/1739.htm
da MP
6 gennaio 2009
UNA LETTERA DI FIAMMA NIRENSTEIN

"La pena per i morti e feriti anche da parte palestinese è in ogni uomo di buona volontà, si capisce, ma non deve fare velo alla verità. Chi sarà pietoso col crudele, finirà per essere crudele col pietoso"
"Miei cari amici,
mi sento molto confortata, in queste ore di guerra, dalla vostra chiarezza mentale e morale, dal vostro desiderio di difendere attivamente Israele. Ciascuno di noi, mi sembra, vorrebbe almeno far sentire l?opinione pubblica italiana ed europea che non esiste solo un punto di vista vaneggiante ed estremista come nella manifestazione di Milano, o saccente e ripetitivo, come sui giornali benpensanti, che gli italiani non sanno parlare solo quando non tengono in alcun conto le ragioni della vita e della democrazia, o ripetono con riflesso pavloviano le vecchie e disgustose maledizioni antisraeliane, le orride comparazioni col nazismo, gli slogan sull?apartheid, gli stereotipi antisemiti della sete di sangue degli ebrei. E' un'onda che cresce in questi giorni, e crescerà ancora.
La pena per i morti e feriti anche da parte palestinese è in ogni uomo di buona volontà, si capisce, ma non deve fare velo alla verità. Chi sarà pietoso col crudele, finirà per essere crudele col pietoso. Se mai, al giorno d'oggi, c'è stato uno scontro chiaro e definito fra il bene e il male, fra il diritto alla difesa e l?attacco, fra la democrazia e la dittatura, fra la cultura della libertà e quella dell?odio, fra un mondo che fa capo all?Iran e agli Hezbollah, quello del terrore internazionale, e il mondo liberaldemocratico... se è rimasto nella nostra cultura il sogno di battersi contro ciò che odia la democrazia, i diritti umani, il buon senso e infine anche la pace... se ci spinge il desiderio di contrapporsi ai luoghi comuni che dilagano in Europa nel consueto segno dell?odio contro Israele, questo è il momento. Non esiste parametro di malvagità peggiore di Hamas: basta guardare su Youtube i film che documentano l?educazione all?assassinio dei bambini di Gaza, senza che?UNICEF o l'UNIFIL muovano un dito, per capire che cosa succede oggi nel mondo. Hamas, la faccia oscura della luna. Uccidere gli ebrei e rendere il mondo dominio islamico è lo scopo di Hamas. E chiunque si frapponga a questo scopo è oggetto di caccia, una volpe inseguita dai cani, un essere privato dal Cielo del proprio diritto alla vita che deve essere eliminato senza processo: durante questa guerra Hamas ha trovato il tempo di uccidere e imprigionare decine di uomini di Fatah. Hamas odia la vita, la considera un mezzo per perseguire il fine del califfato mondiale. Basta guardare come usi deliberatamente scuole, moschee, case private, centri densamente popolati facendo della sua gente uno scudo umano. E non si tratta di difesa estrema: si tratta dell?ideologia della morte che vede in ogni palestinese, in ogni islamico, un guerriero e un terrorista suicida possibile.
E' difficile oggi farsi ascoltare quando si dice che la teoria della sproporzione è sbagliata. Abbiamo fatto del nostro meglio in articoli che trovate sul sito stesso. Adesso è tempo di chiederci: siamo davvero tanti a condividere l'idea che la guerra di Israele sia una guerra giusta contro il terrorismo e per la democrazia? Saremmo capaci di andare in piazza in un numero che possa pesare sull?opinione pubblica? Me lo chiedo: questa battaglia è forse la più difficile, perché riguarda anche l'illusione, che qui si infrange definitivamente, che sia possibile parlare con i terroristi. Riguarda anche la rottura l?ipocrisia sull?Iran e i suoi amici.
Saremmo capaci di non isolarci nell?amara convinzione di essere una minoranza? Ricordo la grande bellissima manifestazione promossa dal Foglio nel 2002: chi è pronto oggi a sostenere la gente che sente di voler scendere in piazza? Proviamo a lavorare per questo, tutti quanti, per qualche giorno, scrivete la vostra opinione, vediamo che cosa riusciamo a fare. Alla radio israeliana in questo minuto, ho sentito questa notizia: un soldato ferito è scappato [UTF-8?]dallâ•?ospedale, inseguito dagli infermieri, per tornare alla sua unità dei Golani dentro Gaza. Ha detto che la necessità di fermare Hamas è così evidente, che nessuna persona di buon senso e di buone intenzione può restare a casa.
Lascia il tuo commento <http://fiammanirenstein.com/scrivicommento.asp?IdArticolo=2079>
6 gennaio 2009
Gaza muoiono di fame? Certo come no!
Guardate il video
http://pl.youtube.com/watch?v=83aJj72UjlM&eur l=http://www.jihadwatch.org/archives/024248.p hp.

13 ottobre 2008
Pillole di Israele

L’Iran non è disposto a intavolare negoziati con gli Usa sul suo programma nucleare se “gli Usa non lasciano il Medio Oriente e il governo americano non abbandona il suo sostegno al regime sionista”. Lo ha dichiarato Mehdi Kalhor, consigliare del presidente iraniano per la comunicazione.
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Siria: dodici militanti per la democrazia sono attualmente processati per “indebolimento del nazionalismo” e “diffusione di notizie false o esagerate suscettibili di mettere a repentaglio il morale del paese”, dopo che hanno partecipato a una riunione dell’opposizione. Rischiano fino a 15 anni di carcere.
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Forze di Difesa israeliane hanno scoperto in tempo quattro ordigni esplosivi vicino alla barriera di sicurezza fra Israele e striscia di Gaza, nel settore di Kissufim.
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Numerose cerimonie si sono svolte domenica nei cimiteri militari d’Israele per commemorare la memoria dei 2.689 soldati delle Forze di Difesa caduti 35 anni fa nella guerra di Yom Kippur.
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Crisi finanziaria: l’inviato del Quartetto (Usa, Ue, Onu, Russia) Tony Blair ha messo in guardia domenica sera contro l’imminente fallimento delle banche palestinesi nella striscia di Gaza e ha chiesto a Israele di versare 100 milioni di shekel al mese allo scopo di garantire il pagamento degli stipendi dei funzionari.
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In base alla classificazione annuale delle 200 migliori università del mondo pubblicato dal Times londinese, l’Università di Gerusalemme si piazza in 93esima posizione, il Technion di Haifa risulta in posizione 109, l’Università di Tel-Aviv in posizione 114. Come sempre, l’Università americana di Harvard guida la classificazione. L’unica Università italiana presente in questa classifica è La Sapienza di Roma, che si colloca al 197° posto.
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Disordini ad Acco: allo scopo di calmare gli animi, il ministro della sicurezza interna Avi Dichter si è incontrato domenica con i rappresentanti delle comunità ebraica e araba della città.
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I due Gran Rabbini d’Israele, Shlomo Amar e Yona Metzger, hanno diffuso domenica un comunicato congiunto nel quale lanciano un appello per il ritorno della calma ad Acco. “Facciamo appello a ogni comunità perché dia prova di tolleranza e di rispetto verso gli altri”, dichiarano i due rabbini-capo askenazita e sefardita.
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Disordini ad Acco: incontro domenica sera tra il ministro della scienza, della cultura e degli sport, l’arabo israeliano Gualeb Madjadleh, accompagnato da una delegazione di artisti, e il sindaco di Acco Shimon Lancry, per cercare di tenere regolarmente il tradizionale Festival del Teatro d’avanguardia, che ha luogo ogni anno a Sukkot. Il sindaco aveva decretato l’annullamento del festival in seguito ai disordini scoppiati il giorno di Kippur tra abitanti arabi e ebrei della città.
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Disordini ad Acco: si scusa il guidatore arabo all’origine dei tumulti. Tawfiq Jamal ha ammesso d’avere commesso un errore entrando in auto in una zona ebraica della città il giorno di Yom Kippur (quando nella zona il traffico è vietato per rispetto della ricorrenza ebraica). Ha tuttavia smentito che fosse ubriaco e che ascoltasse musica ad alto volume. “Se quello che ho fatto ha causato tutto questo – ha detto Jamal domenica alla commissione interni della Knesset – allora sono pronto a sacrificare il collo anche subito pur di far tornare la pace e la coesistenza nella città di Acco”.
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Il padre di un 12enne iraniano operato di tumore al cervello all’ospedale israeliano Tel HaShomer ringrazia Israele per la sua ospitalità. “Non ci sono parole sufficienti per ringraziare gli ebrei per tutto l’amore e il sostegno che ci hanno accordato. È importante per me che sappiate che la maggioranza degli iraniani non odia Israele”, ha aggiunto. Il ragazzino iraniano era arrivato mercoledì in Israele per essere operato d’urgenza. Su suggerimento di medici turchi, la famiglia del bambino aveva presentato una domanda al ministero degli interni e ai servizi di sicurezza israeliani che avevano accettato. Il caso richiedeva un’autorizzazione speciale essendo l’Iran “paese nemico”. “Ma quando è minacciata la vita di un bambino – aveva dichiarato il ministro Meir Sheetrit – la provenienza e la religione non contano. Se possiamo aiutare, siamo più che disposti a farlo”.
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“Il governo sosterrà il sistema finanziario”. Lo ha detto il ministro delle finanze israeliano Roni Bar. “I risparmi israeliani messi nei fondi di pensione non sono mai finiti male in questi 60 anni e continueremo a garantire la loro stabilità”, ha aggiunto Roni Bar. “Non c’è motivo per avere paura o per agire in modo irrazionale – ha dichiarato il primo ministro israeliano Ehud Olmert – Se continuiamo ad adottare misure responsabili, potremo superare le eventuali ripercussioni della crisi mondiale”.
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Disordini ad Acco: la polizia non ha ancora individuato la persona che la sera di Kippur ha lanciato un appello nelle moschee della città annunciando la morte per linciaggio dell’automobilista sorpreso a guidare in una zona ebraica dove il traffico quel giorno era vietato. La falsa notizia ha contribuito a infiammare gli animi e scatenare gli incidenti.
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Il primo ministro israeliano Ehud Olmert raccomanda tolleranza zero riguardo agli estremisti di entrambe le parti che hanno fomentato i disordini ad Acco a partire dalla sera di Kippur. “La sensazione è che la popolazione della città sia ostaggio di gruppi di estremisti” ha detto Olmert. Tra giovedì e domenica sono state arrestate 54 persone, metà appartenenti alla comunità ebraica, metà a quella araba. Quattordici persone sono rimaste ferite nei tafferugli (tutte ebree).
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| I capi della comunità araba di Acco intendono diffondere questa settimana un opuscolo in cui chiedono ai membri della loro comunità di astenersi dal guidare nei quartieri ebraici in occasione di Yom Kippur come forma di rispetto per la ricorrenza ebraica. |
21 agosto 2008
Una foto che meriterebbe maggior attenzione…
IDF
Terrorismo.
| inviato da LiberaliPerIsraele il 21/8/2008 alle 16:13 | |
21 agosto 2008
Pillole di Israele

Ahmadinejad martedì, sul suo sito ufficiale: Israele è “un microbo corruttore che verrà presto sradicato”
Nonostante le proteste del ministero della difesa israeliano, Cipro ha annunciato la partenza per la striscia di Gaza di due imbarcazioni con a bordo sedicenti attivisti umanitari che intendono forzare il blocco al regime golpista di Hamas.
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Nuova tirata, mercoledì, del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad contro Israele, definito un “microbo corruttore che sarà presto sradicato”. Le dichiarazioni sono riportate dal sito internet ufficiale del regime iraniano. (Non risultano imbarcazioni di attivisti umanitari dirette contro il regime iraniano)
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Nel tentativo d’allentare le tensioni dovute al conflitto in Georgia, il presidente russo Dimitri Medvedev ha avuto mercoledì sera un colloquio al telefono con il primo ministro israeliano Ehud Olmert. I due hanno discusso a lungo le questioni più scottanti sul tappeto, i rapporti bilaterali tra i due paesi e la visita del presidente siriano Bashar el-Assad, atteso per giovedì a Mosca.
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Amnesty International riferisce che dal gennaio 2008 sono almeno 19 i profughi africani abbattuti dalle guardie di frontiera egiziane mentre tentavano di raggiungere Israele. (Non risultano imbarcazioni di attivisti umanitari dirette in Egitto)
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Algeria: almeno 12 morti e decine di feriti mercoledì in un doppio attentato ad Algeri. Martedì 43 persone erano morte in un altro attento suicida, anch’esso attribuito a gruppi islamisti algerini affiliati ad Al Qaeda. (Non risultano imbarcazioni di attivisti umanitari dirette in Algeria)
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Damasco ha respinto martedì la richiesta di scarcerazione anticipata per Michel Kilo, figura emblematica della lotta per la democrazia in Siria. Arrestato nel maggio 2006, Kilo è stato condannato a tre anni di carcere per avere pubblicato “informazioni menzognere che indeboliscono il sentimento nazionale, istigando sentimenti settari”. Il capo dell’Organizzazione per i diritti dell’uomo in Siria, Ammar Qurabi, ha spiegato che in teoria la legge siriana permetterebbe la scarcerazione per buona condotta di detenuti che hanno scontato tre quarti della pena. (Non risultano imbarcazioni di attivisti umanitari dirette contro il regime siriano)
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Allarme dell’Ufficio israeliano per la lotta al terrorismo: martedì ha avvertito che Hezbollah ha intenzione di prendere in ostaggio cittadini israeliani, soprattutto all’estero, verosimilmente per vendicare la morte del capo terrorista Imad Mughnieh, assassinato nel febbraio scorso a Damasco. (Non risultano imbarcazioni di attivisti umanitari dirette nel Libano controllato da Hezbollah)
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L\'Unione Europea ha annunciato l’invio di 59 milioni di $ all’Autorità Palestinese per aiutarla a finanziare i servizi pubblici e pagare gli stipendi dei suoi funzionari. La somma va ad aggiungersi ai 646 milioni di $ promessi dalla Ue alla conferenza dei paesi donatori lo scorso dicembre.
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Un portavoce di Hamas nella striscia di Gaza ha dichiarato che “se Israele insiste sulle sue posizioni, Gilad Shalit potrebbe diventare un nuovo Ron Arad” (l’aviatore israeliano scomparso nelle mani di terroristi jihadisti sin dal 1986). Intanto Abu Obeideh, portavoce dell’ala militare di Hamas, ha ribadito che la cattura di altri ostaggi israeliani è sempre all’ordine del giorno e che la sua organizzazione conduce vaste manovre di addestramento nella striscia di Gaza volte espressamente a questo obiettivo. (Non risulta che il tema sia nell’agenda delle imbarcazioni di attivisti umanitari dirette a Gaza)
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L\'Università di Gerusalemme si posiziona al 65esimo posto nella classifica delle 100 migliori università del mondo stilata dall’Università Jiaotong di Shanghai. In vetta alla classifica: Harvard Stanford e Berkley.
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La Jihad Islamica palestinese addestra squadre di donne all’esecuzione di attentati suicidi, nell’eventualità di un’incursione israeliana nella striscia di Gaza controllata da Hamas. L’addestramento delle terroriste suicide è testimoniato anche da un filmato. (Non risulta che il tema sia nell’agenda delle imbarcazioni di attivisti umanitari dirette verso Gaza)
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Rinviato a giudizio un ufficiale delle Forze di Difesa israeliane che tre anni fa aveva seriamente ferito un palestinese. Il procuratore generale militare lo ha incriminato per essere andato oltre gli ordini, tirando su un giovane palestinese che lanciava pietre vicino a Tekoa (Cisgiordania).
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| Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è preoccupato per il ravvicinamento tra Hamas e Giordania. Secondo fonti giordane, Abu Mazen rimprovera alle autorità giordane i loro contatti con Hamas che indebolirebbero il suo status. |
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