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28 luglio 2013

Germania: un tedesco su 10 ha antenati ebrei

 


Un tedesco su dieci ha antenati ebrei e solo uno su sei è di origine germanica da parte di padre. Lo rivela una ricerca genetica della ditta Igenea di Zurigo finora non pubblicato, ma anticipato in parte dalla stampa tedesca. Sulla base di 19.457 analisi genetiche è risultato che il 30% dei circa 82 milioni di abitanti della Germania sono originari dell'Europa orientale. ''La genetica moderna dimostra l'insensatezza del razzismò', dichiara Imma Pazos, una scienziata che ha partecipato ai lavori. La studiosa ha così dimostrato che ogni persona ha innumerevoli radici ed è il risultato di una grande mescolanza. Se mai ce ne fosse bisogno, si tratta di una nuova prova scientifica che dimostra la follia delle teorie razziste di Adolf Hitler e dei nazisti, di ieri e di oggi.


1 agosto 2012

Turchia: sesso, cocktail e tabù

 

Selin Tamtekin, 33 anni, è stata ribattezzata il «Salman Rushdie in gonnella».

Turchia: sesso, cocktail e tabù
Giovane scrittrice fa scandalo

Figlia di un diplomatico, vive a Londra. «Non sono una prostituta»

 Occhi chiari fissi sul fotografo, sorriso compiaciuto. Tailleur con generosa scollatura e bicchiere in mano. Selin Tamtekin, figlia di un diplomatico turco, 33 anni, 14 dei quali trascorsi a Londra, ostenta sex appeal e sicurezza dalla pagina del tabloid Daily Mail. Brinda al suo primo romanzo, La figlia del diplomatico turco, appena uscito in Gran Bretagna e di prossima pubblicazione nella sua nativa Turchia. Storia di sesso nell’alta società. Inno all’amore libero tra una giovane turca benestante e tanti uomini, tra cui un padrone di casa e un marinaio, sposati alcuni, e col doppio degli anni pure. A Ginevra, Londra, Istanbul, Islamabad. Il giorno dopo, la stampa britannica la battezza «Salman Rushdie in gonnella».

Eppure nessuno ha scagliato una fatwa contro Tamtekin, né la giovane ha ricevuto minacce di morte. Che possa accaderle è un’idea di un suo amico inglese, William Cash, editore di una rivista per miliardari a Londra. Cash ha dato un party per lanciare il libro di Tamtekin alla galleria Maddox Arts, nell’esclusivo quartiere di Mayfair. «È diventata la Salman Rushdie della Turchia», ha detto. Dopo la rivelazione del suo vero nome in patria (il romanzo è firmato con lo pseudonimo Deniz Goran), «ha dovuto nascondersi », ha incalzato. La stampa britannica ha preso nota e il Times ha titolato: «Sex and the Muslim Girl», il sesso e la ragazza musulmana, paragonandola anche al regista Theo Van Gogh, assassinato in Olanda per il suo film sull’Islam. Tamtekin, laureata in arte allo University College di Londra, fa la gallerista aMayfair e ha tanti amici altolocati. Papà Yuksel è un diplomatico noto in Turchia, proprio come il padre della protagonista del suo romanzo. Lei insiste: «Non è autobiografico».

Ma poi provoca la stampa turca e, come la protagonista del romanzo, dice al giornale Sabah di aver avuto rapporti con uomini più grandi e sposati: «Non suggerisco alle ragazze di fare come me, ma dovevo vivere queste esperienze per maturare». Provoca, ma si lamenta: «La stampa turca ha scoperto chi sono e mi sono ritrovata in prima pagina su tutti i giornali. Mi hanno definita una prostituta dei quartieri alti». Secondo il Times, Tamtekin è stata «derisa» e ha causato «oltraggio» in Turchia. Però il giornalista turco Gokan Eren precisa: «I quotidiani non le hanno prestato così tanta attenzione». Secondo il Times, inoltre, Tamtekin è «la prima donna turca musulmana a pubblicare un libro esplicito sul sesso». Ma ad Eren non risulta: «Da 25-30 anni vi sono giornaliste e scrittrici turche che parlano di sesso, raccontando anche le proprie esperienze. La prima fu Duygu Asena, duramente criticata per La donna non ha nome, ma oggi considerata una grande femminista». «Si sta facendo pubblicità — osserva Emre Kizilkaya sul suo blog Istanbulian —. Funziona sempre con i media occidentali: è il solito trucco dello scrittore novellino mediorientale che vive in Occidente e denuncia la propria cultura». 

Tamtekin dice al Times: «In Turchia le donne hanno una vita sessuale, ma fanno in modo che nessuno lo sappia. Non possono parlare di sesso o desiderio per gli uomini». «Dipende. Il sesso è tabù in alcune parti della Turchia, ma non lo è nelle grandi città», afferma Bedri Baykam, autore del romanzo Sex, uscito in Italia e in Turchia. «Nel suo libro non è il solo sesso a fare scandalo, ma il fatto che è figlia di un uomo noto». Il papà, che le ha tolto il saluto, non ha dichiarato se era offeso dal sesso tout court o dal danno alla propria reputazione. Lei però ha subito raccontato alla stampa del litigio protestando: «Eppure è lui che mi ha insegnato che nell’arte non ci sono tabù».

Viviana Mazza


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19 giugno 2012

Moda islamica, in passerella con la maschera

 

L'attesa era grande, come la domanda che gli esperti si ponevano: come sarà possibile coniugare la moda all'Islam?. In questa galleria una selezione di immagini delle sfilate a Kuala Lumpur dove sono state presentate, tra le altre, le creazioni di Ameera Aamer. Grande attesa per una delle design più originali del momento che ha caratterizzato la passerella nel corso dell'Islamic Fashion Festival. Le modelle hanno sfilato con maschere e la testa coperta
 


28 maggio 2012

Al-Qaeda inserisce messaggi subliminali nei film porno


Tre europei tenuti in ostaggio dall'organizzazione terroristica Al-Qaeda
Di Raffaele Del Gatto 

Accade nel Michigan, Stati Uniti. Un residente di Mason durante la visione di un film porno, acquistato a Jackson, riesce a notare alcuni particolari agghiaccianti. Il film a luci rosse, infatti, conterrebbe una serie di messaggi subliminali inseriti dall'organizzazione terroristica Al-Qaeda. L'ignaro cittadino, dopo aver avvertito la polizia locale, mostra alle forze dell'ordine il video hard al rallenty. L'ufficiale di polizia ha potuto notare distintamente quattro lettere e una serie di messaggi non comprensibili perchè troppo veloci.Il cittadino afferma di aver denunciato l'incidente solo perchè aveva letto dove Al-Qaeda stava inserendo questi messaggi. I messaggi subliminali di questo tipo, secondo il dipartimento di polizia, possono essere opera anche di gang criminali, oltre che della nota organizzazione terroristica. Certo che le preoccupazioni della popolazione, amplificate anche dalla propria immaginazione, restano alte considerando che il giorno dell'uccisione di Osama Bin Laden è stato rinvenuto diverso materiale pornografico nel suo nascondiglio.http://it.ibtimes.com/articles/26515/20120107/al-qaeda-film-porno-messaggi-subliminari.htm



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6 maggio 2009

Barzellettina






Un musulmano, un cristiano e un ebreo muoiono e vanno all’inferno.
Il diavolo li fa salire sull’ascensore, e fa scendere al primo
piano sottoterra il musulmano annunciandogli:
“qui il fuoco brucia i piedi per l’eternità. Non è piacevole, ma si può sopportare”.
Al secondo piano sottoterra fa scendere il cristiano annunciandogli:
“ Qui il fuoco ti brucerà fino ai fianchi per sempre. Vedrai che tormento!”
Poi annuncia all’ebreo:
“ e tu, lurido ebreo, andrai al terzo piano, dove le fiamme ti bruceranno
fino alla cima dei capelli, fino a farti maledire il giorno in cui sei nato!!!”
Come le porte dell’ascensore si aprono, davanti al diavolo e
all’ebreo compaiono viali alberati, parchi giochi dove i
bambini corrono felici, prati verdi dove i teenager si baciano
 e camminano mano nella mano, un canto di uccellini…
E il diavolo urla:


“MALEDETTI SIONISTI!!!!
HANNO FATTO UN INSEDIAMENTO ANCHE QUI!!!!!!


 DEBORAHFAIT


17 gennaio 2009

Arabia Saudita: il gran muftì incita alla pedofilia

 

 
Lo sceicco Abdul Aziz Al Sheikh: una
foto eloquente ...


"Massì - contesteranno i relativisti - è la loro cultura, in fin dei conti è giusto rispettarli ...", personalmente credo che ci siano delle regole che valgono a qualsiasi latitudine, e che qualcuno si nasconde dietro la foglia di fico della religione, non tanto per giustificare, ma per incitare la perversione sessuale. Leggo che Il gran mufti saudita, un certo sceicco Abdul Aziz Al Sheikh, ha espresso la propria approvazione riguardo il matrimonio per le giovani ragazze. Lo si legge tra le pagine del sito web dell'emittente saudita al Arabiya.

Il religioso saudita e' dell'opinione che le fanciulle possono sposarsi a partire dall'eta' di 10 anni ed ha rinforzato la sua idea perversa, criticando chi vuole alzare l'età a partire dalla quale è possibile sposarsi.

Secondo Al Sheikh, ma pare anche secondo l'Islam, una ragazza sarebbe pronta a sposarsi e quindi ad entrare nel talamo nuziale, quando ha tra i 10 e i 12 anni (naturalmente non esiste alcun limite per lo sposo, anche un settantenne può impalmare la ragazzina, come insegna la cronaca di quei paesi). Il religioso ha poi spiegato che la legge islamica non è in alcun modo opprimente nei confronti delle donne, oltre al danno la beffa!

''Coloro che chiedono di alzare a 25 l'eta' per sposarsi stanno sbagliando completamente'', ha affermato il gran mufti durante una conferenza tenuta in una facolta' dell'università islamica di Riyadh. ''Le nostri madri e le nostre nonne si sono sposate quando avevano appena 12 anni. L'insegnamento di Dio rende le ragazze pronte a svolgere tutti i compiti coniugali a quell'eta'''. Ha aggiunto lo sceicco Abdul. Suffragando così il suo pensiero con pratiche in uso dalla notte dei tempi in quel paese.

Le dichiarazioni dello sceicco seguono un caso in cui si parlò del matrimonio con ragazze minorenni senza il loro consenso: una aperta violazione alla legge islamica che non può essere tollerato! L'Associazione saudita per i diritti umani (Nhra) ha criticato l'elevato numero di casi che vedono unire in matrimonio ragazze minorenni a uomini piu' grandi ed ha giudicato il fatto una grave violazione dell'infanzia. L'Nhra cerca di lavorare con le autorità per frenare la pratica e proteggere i diritti dei bambini. Ma incontra delle forti resistenze da parte delle autorità religiose e, possiamo immaginare, dei pedofili sauditi ...

Hurricane


23 dicembre 2008

Siria: sotto il chador ... di tutto

 

L’incredibile universo erotico dietro l’austerità di Damasco



Il commesso barbuto prende un paio di slip rossi con la zip davanti dalla vetrina piena di guêpière made in Cina e lo mostra alle tre ragazze velate che si tengono a braccetto e parlottano. Dietro il bancone della piccola bottega a pochi isolati dalla Muqata, la sede del governo palestinese, un ritratto di Yasser Arafat. La taglia è giusta: le amiche pagano e si rituffano nel trambusto dei centri commerciali di Radio Bulevard, il cuore di Ramallah, automobili con la musica sparata, banchi di fragole, un grande albero di Natale.

«E' un settore che qui non conosce crisi» scherza Mustafà, titolare d'un negozio di corsetti piumati e reggiseni trasparenti, alcuni di marche europee. Suo cugino vive a Gaza, dove di questi tempi i trafficanti si arricchiscono importando armi e Viagra: «Quando è riuscito ad andare in Egitto, attraverso il valico di Rafah, ha comprato diversi capi, cose adatte a una serata speciale con la moglie. Anche il Cairo ormai è invaso da prodotti cinesi, costano meno, li usi una volta e poi cambi fantasia».

Nonostante il numero crescente di donne velate, il mondo arabo mantiene la passione per la biancheria intima licenziosa. Facce entrambe della stessa medaglia, secondo il libro di due giovani studiose che sta facendo il giro della comunità musulmana londinese e di quella virtuale, la umma online. The Secret Life of Syrian Lingerie, la vita segreta della lingerie siriana, è un'inchiesta sul lato occulto della capitale siriana tra i cui vicoli non si nascondono solo gli agenti del Mukhabarat, la temibile polizia segreta del presidente Assad, ma un'immaginario erotico decisamente audace narrato finora solo dalla letteratura.

Romanzi come La prova del miele di Salwa Al-Neimi, una specie di Melissa P mediorientale, hanno avuto molto successo all'estero e in patria, seppure grazie a internet. Ma raccontare la realtà resta un tabù sostiene Malu Halasa, una delle due autrici di The Secret Life of Syrian Lingerie: «Basta pensare alla fantasiosa biancheria intima siriana. Prodotta da tradizionali e religiose famiglie sunnite per una clientela tradizionale e religiosa sarebbe l'ideale contro la convinzione occidentale che l'islam sia puritano e sessuofobico». Il condizionale è d'obbligo: «Dopo mesi di discussioni l'editore ha rifiutato le immagini della prima donna musulmana in lingerie che si vedono sui cartelloni pubblicitari di mezza Siria per paura di una reazione violenta». Della serie si fa ma non si dice. Scriverne poi, apriti cielo.

Intanto però, il libro c'è. Avrebbe potuto mostrare di più, come sa bene chi si è addentrato almeno una volta nei vicoli dello storico Suq Hamadiyeh di Damasco, tra antichi backgamon siriani intarsiati di madreperla e bustini in latex che farebbero impazzire Madonna. Ma racconta molto attraverso le voci delle protagoniste come la giovin signora che spiega l'uso delle mutandine accessoriate di cellulare. «Quando desidero mio marito - dice la donna - mi siedo sul letto con indosso solo di slip e lo chiamo: dring, dring, il telefono squilla, vieni a rispondere».

«Alla scuola d'arte mi dicevano di guardare all'interno della mia cultura, l'ho fatto ed è stata una vera sorpresa» ammetta Rana Salam, l'altra autrice che lavora in studio grafico a Londra. La vita segreta della lingerie siriana pullula d'indumenti intimi bordati di pelliccia o arricchiti di uccellini in plastica, boa di struzzo, reggiseni a coppa che si aprono come scrigni e partners che s'ingegnano a vicenda ad aprire e chiudere cerniere lampo.

Pazienza se i cultori di Victoria's Secret, la raffinata marca di lingerie americana, storceranno il naso: «Chiamatelo pure kitsch, è l'inno alla sessualità mediorientale, arte pura» ripetono le autrici. La performer libanese Ayah Bdeir ha incluso gadget erotici «alla siriana» nelle sue ultime installazioni.

Una fanciulla con il velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi esce dal un negozio di Salah Eddin street, a Gerusalemme est, infilando nella borsa un paio di culotte con un cuore lampeggiante davanti. «Non c'è vergogna nella religione» dice uno degli intervistati alla fine di The Secret Life of Syrian Lingerie, spiegando che l'islam incoraggia i coniugi a cercare la reciproca soddisfazione sessuale. E' la teoria degli orientalisti Hassouna Mosbahi e Heller Erdmute, secondo cui sarebbe stata la cultura tribale araba a aver aggiunto misoginia e bigottismo a quella musulmana. Peccato che oggi sul lungomare di Gaza i fidanzati non possano neppure prendersi per mano.

Francesca Paci


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20 dicembre 2008

Iran: marchio britannico apre punto vendita biancheria intima sexy ...

 


Cosa potrà celarsi sotto il chador tra
poco ...

Il celebre emporio britannico della moda, 'Debenhams', sta per aprire un punto vendita in Iran, in cui mettera' a disposizione delle signore biancheria intima 'sexy' in un Paese in cui le donne sono obbligate ad indossare un foulard come copricapo quando sono in pubblico.

E' quanto pubblicato sul sito web dell'emittente televisiva 'al Arabiya'.

La lingerie sara' messa in vendita in un negozio di tre piani situato su una strada commerciale della capitale iraniana soprannominata la 'Regent Street iraniana', in riferimento alla nota via modaiola di Londra.

L'Iran impone alle donne, musulmane o di altro credo religioso, un severo codice di abbigliamento che prevede l'uso di un foulard che copra la testa e la scelta di abiti dallo stile moderato che non mettano in mostra braccia e gambe.

Secondo il direttore internazionale di Debenhams, il punto vendita sara' un grosso successo grazie alle nuove generazioni, meno conservative negli usi e sorattutto nei 'costumi'.

Il nuovo Debenhams iraniano dedichera' una vasta sezione alla biancheria in cui pero' non saranno ammessi gli uomini, e vendera' abiti disegnati da stilisti di grido.

La rivista inglese ha anche riportato che la speranza e' quella che il mercato iraniano risponda come il resto del Medio Oriente all'offerta commerciale di Debenhams, che proporra' al pubblico femminile lingerie audace, articolo che gia' vende davvero bene in Arabia Saudita.

Asca



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16 dicembre 2008

Jasad: la prima rivista araba che parla del corpo della donna

 

jasad.jpgUn corpo di donna avvolto da un velo rosso e una manetta aperta che in realtà rappresenta la 'J' di 'Jasad', che in arabo vuol dire 'corpo'. Perché questo è il nome della nuova rivista edita in Libano che uscirà questa settimana grazie alla sua direttrice e ideatrice Joumana Haddad, giornalista e poetessa cattolica libanese. Grazie perchè 'Jasad' è la prima rivista in lingua araba dedicata all'arte e alla cultura del corpo, in cui saranno approfondite tutte quelle tematiche erotiche, sessuali, legate alla fisicità e al suo stretto rapporto con le sensazioni, le emozioni: tematiche quindi assolutamente censurate e inaccettabili nel loro proporsi in modo così 'svelatamente' esplicito.

E si parte subito in quarta col primo numero che, attraverso cinquanta articoli firmati da scrittori arabi e in larga parte musulmani, tratterà argomenti molto caldi come l'omosessualità, il sesso orale, il cannibalismo. Un inizio forse rischioso, ma indubbiamente necessario per disegnare con tratto forte e deciso un nuovo panorama in cui le parole servono per raccontare la sessualità, l'erotismo, il corpo senza metafore superflue, senza compromessi, nudo, così com'è, senza il filtro di un velo sugli occhi, senza la demonizzazione che ha sempre aleggiato attorno al 'Jasad' e a ciò che lo riguardava.

Una buona dose di coraggio, dunque, a cui in effetti la Haddad ci ha sempre abituati con i suoi scritti liberi e 'oltraggiosi', per opporsi e resistere ai numerosi commenti già pervenuti, nonostante non sia ancora uscito il primo numero del trimestrale incriminato. L'Arabia Saudita ha già infatti bloccato il sito web della rivista e alla fiera del libro di Beirut i membri del partito sciita Hezbollah hanno cercato di chiudere lo stand di Jasad. Ma la poetessa libanese non si scoraggia e ci tiene a precisare, come si può leggere sul 'Corriere della Sera', che "non c'è e non ci sarà mai un'ideologia dietro Jasad, perchè io no credo alle 'cause' e alle lotte collettive, anche le più nobili.

Diciamo che la rivista sarà una tribuna libera per gli scrittori liberi in lingua araba. E ne abbiamo tanti, al contrario di quanto si pensa in Occidente. Hanno solo bisogno di spazio per esprimere questa loro libertà e la rivista vorrebbe contribuire a dare loro questo spazio vitale". Si spera quindi che l'uscita di 'Jasad' possa essere vista dalle varie comunità arabe per quello che effettivamente è: non un oltraggio ad una religione, a dei principi, neanche il voler a tutti i costi infrangere tabù e rivoluzionare le menti.

Ma come un inno alla libertà, alla poesia, uno spalancare gli occhi, le orecchie, i sensi, a ciò che il corpo sussurra. Non è la nudità o il sesso a spingere numerosi intellettuali musulmani a scrivere per la rivista, ma il diritto, il dovere, la volontà di poter usare le parole per descrivere le tante facce della realtà. Proprio come Sherazade. E Che 'Jasad' possa vivere per altre mille e una notte.

FLORENCE URSINO


26 settembre 2008

"Voglio diventare una spogliarellista"Ma è figlia di un predicatore islamico

 

Il padre è Mohammed Omar Bakri, noto come «l'ayatollah di Londra»

Si è fatta cambiare il nome da Yossra a Yasmin. Per ora fa la ballerina nei bar di Londra, ma la sua vera aspirazione è quella di diventare spogliarellista. Nulla di strano se non fosse che Yasmin sia la figlia di Mohammed Omar Bakri, il noto predicatore islamico di origini siriane definito «l’ayatollah di Londra» perche dalla donne pretendeva che si coprissero «dalla testa al piede». Oggi il giornale britannico The Sun, pubblica le foto della figlia del predicatore che nel 2005 ha dovuto lasciare la Gran Bretagna e vive da tre anni a Tripoli nel Libano. «Non ho nessuna rapporto con mio padre e non sono mai stata d’accordo con il suo modo di vivere ne con le sue opinioni estremiste», afferma Yasmin, madre di un figlio di tre anni da un matrimonio finito male con un marito turco.

Mohammed Omar Bakri è un attivista militante islamico che è stato spesso al centro di numerose polemiche come quando, nel dicembre 2004, giurò che i musulmani avrebbero dato all'Occidente un nuovo 11 settenbre «giorno dopo giorno dopo giorno» se i governi non avessero cambiato le proprie politiche. E' stato descritto come molto vicino ad al Quaeda - fu lui a rilasciare i comunicati preparati da Osama bin Laden dopo le bombe all'ambasciata Usa del 1998 - ma anche come l'«ayatollah di Tottenham», considerato da molti solo un personaggio sopra le righe .
Nel 2005, dopo le bombe a Londra del 7 luglio, il Times riportò che «una dozzina di membri» del suo gruppo Al-Muhajiroun «hanno preso parte agli attentati suicidi o sono diventati molto vicini ad Al Quaeda e al suo network di supporto». Poco dopo Bakri ha lasciato la Gran Bretagna per trasferirsi in Libano, da dove non si è più mosso dal momento che il Regno Unito l'ha ufficialmente dichiarato persona indesiderata.

Il quotidiano di Londra, riporta la reazione incredula di Bakri che sembra non avere notizie della figlia da diversi anni: «Se fosse vero quello che mi dite, sarei profondamente scioccato». Tuttavia, l’uomo noto per le sue posizioni contro la «perversione» degli occidentali si mette da parte e afferma: «Mia figlia è sposata ed è suo marito il responsabile di lei»; e aggiunge: «non sono io a doverla perdonare, ma è il padreterno che perdona tutto, ma non che abbia cambiato fede». Bakri, non sa quindi che la bionda Yasmin, è invece divorziata dal marito turco con cui viveva in Turchia. Un suo amico racconta al Sun: «se suo padre vedesse quello che fa Yasmin, gli verrebbe subito un infarto».
la stampa


21 agosto 2008

Nelle braccia del Nazismo

 

Still from Salon Kitty


Libro scandalo: le francesi si gettarono nelle braccia dei nazisti. Furono i soldati di Adolf Hitler a scatenare negli anni dell’occupazione la rivoluzione sessuale in Francia e le francesi, affascinate dai biondi e prestanti tedeschi, fecero quasi a gara per gettarsi nelle loro braccia. Ha scatenato furiose polemiche il libro di Patrick Buisson “1940–1945: Gli anni erotici”, che smonta uno dei miti francesi più tenaci, quello dell’eroica resistenza della popolazione contro l’occupante nazista, al quale si sarebbero rifiutate perfino le prostitute dei bordelli. Il quotidiano Le Monde ha sferrato un durissimo attacco all’autore, un politologo diventato lo scorso anno consigliere di Nicolas Sarkozy, accusandolo di aver «colpito sotto la cintura» ed aver trasformato l’occupazione nazista «in una gigantesca orgia».

Ma le cifre del libro sono difficilmente contestabili e mettono in evidenza una verità amara, riconosciuta recentemente anche dal ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, che in una conferenza all’università Humboldt di Berlino ha chiesto di rendere giustizia agli oltre 200 mila «enfants de boches», i figli dei crucchi, ancora oggi umiliati a causa della loro origine, chiedendo di «trasformare in una realtà positiva la loro identità franco-tedesca». Nel suo libro Buisson mette in evidenza che, a dispetto dei 92 mila soldati francesi caduti nella disperata resistenza contro l’aggressore nazista e dei due milioni di uomini deportati in Germania dopo la disfatta del giugno 1940, in Francia ci fu uno spettacolare boom delle nascite, al quale non è stato estraneo il contributo della virilità dei “boches”.

Un altro choc i parigini lo hanno subito qualche mese fa, in occasione della mostra fotografica “Parigi sotto l’occupazione”, in cui sono state esposte le immagini scoperte dopo la morte del fotografo André Zucca, da cui emerge che all’ombra della croce uncinata i francesi, una volta assuefatti all’occupazione, hanno continuato a spassarsela allegramente. Da più parti era stato chiesto di chiudere la mostra, ma il sindaco socialista Bertrand Delanoë ha tenuto duro, con il risultato che mai un’esposizione degli ultimi 140 anni ha avuto un’affluenza così massiccia. Nel suo libro, che sta scatenando ancora più polemiche di quello di Jonathan Littell, “Le Benevole”, incentrato sulla figura di un mostruoso ufficiale delle SS dalle tendenze omosessuali, Buisson cita a sostegno della sua tesi anche Simone de Beauvoir, che in quegli anni rimase affascinata dalla «cultura del corpo» dei soldati tedeschi, scoprendo «la spontanea gentilezza» degli occupanti e «il vero significato della parola party», mentre il suo compagno e filosofo Jean-Paul Sartre non ebbe difficoltà ad ammettere che «non siamo mai stati così liberi come sotto l’occupazione». «È irritante apprendere che mentre gli ebrei venivano deportati, i francesi si dedicavano alle avventure sessuali, ma questa è la verità», sostiene Buisson, il quale rincara la dose affermando che l’argomento del suo libro «rompe un tabù, con una storia che nessuno vuole ascoltare. Anche se ferisce il nostro orgoglio nazionale, la realtà è che la gente si era adattata all’occupazione». Nel libro di 571 pagine, edito da Albin Michel, l’autore scrive che la schiacciante supremazia dell’esercito tedesco aveva prodotto sulle donne «uno choc erotico, la cultura nordica del corpo aveva scardinato la visione morale francese. I tedeschi si mostravano costantemente a petto nudo, quando si lavavano alle fontane dei villaggi o pulivano le loro armi. I corpi dei soldati della Wehrmacht scatenarono un terribile scompiglio in Francia, poiché in fin dei conti erano alti, ben curati e ben fatti», mentre di fronte alla loro virilità gli uomini francesi rimasti in patria apparivano «stanchi masturbatori».

L’umiliante disfatta dell’esercito francese nel giro di poche settimane viene assimilata nel libro a un fiasco della virilità gallica mentre, emancipate sessualmente dai soldati di Hitler, le donne scoprivano la scarsa forza erotica dei loro uomini. Se «le donne serbano il loro cuore per i vinti», come vantava un famoso detto del tempo, era però ai vincitori che facevano spesso dono dei loro corpi ovunque capitasse, anche al cinema, che secondo l’autore «per pochi franchi era meno costoso di una stanza d’albergo, era oscuro e offriva anonimità, un posto ideale per le espansioni amorose». Distrutto anche il mito del rifiuto all’occupante delle prostitute, creato sul modello della protagonista del racconto “Boule de suif”, palla di sego, di Guy de Maupassant, ambientato all’indomani di un’altra disastrosa disfatta francese, quella contro i prussiani nel 1870. Buisson rivela che i tedeschi erano i benvenuti nelle migliori “maison”, con un terzo dei locali riservato agli ufficiali di Hitler, mentre «altre 100 mila parigine si trasformavano in prostitute occasionali», ammaliate dal fascino teutonico o semplicemente per sopravvivere meglio e ottenere qualche vantaggio e comodità. All’indomani della disfatta nazista, queste francesi colpevoli di aver amato un tedesco vennero sottoposte al terribile supplizio di essere rapate a zero e fatte sfilare per le vie di città e villaggi tra lo scherno feroce dei loro concittadini. A rimanere vittima del fascino teutonico era stata anche la celebre attrice Arletty, che però con francese strafottenza aveva ribattuto a chi l’accusava che “mes fesses n’ont pas de patrie”, le mie chiappe non hanno patria.
secolo xix


3 agosto 2008

In Israele la politica si spacca su porno. Per gli ortodossi si deve vietare accesso a siti hard.

 

 La possibilità di consentire o meno agli israeliani l'accesso in blocco ai siti internet pornografici ha spaccato la Knesset, il parlamento israeliano. Il partito ortodosso Shas ha presentato  prima lettura la bozza di una legge che permetterà di impedire di visitare i siti pornografici, istigatori alla violenza o incoraggiatori dei giochi d'azzardo. Al momento del voto, 46 deputati hanno votato a favore, mentre 20 sono stati i voti contro.

La coalizione di Ehud Olmert attraversa una fase di debolezza e il partito rabbinico sefardita Shas è ora un tassello importante. Fra gli oppositori, si sono espressi con eguale fervore Ghilad Erdan (Likud, destra nazionalista) e Dov Henin (comunista). ''Questa legge - hanno esclamato - non deve passare. Altrimenti saremo come l'Iran''.

Anche gli opinionisti sono scesi in campo. Secondo Maariv i rabbini ortodossi di Shas sono in realtà impegnati in una 'guerra di cultura' contro il mondo moderno, allo scopo di difendere i loro ghetti mentali. Ma il ministro delle comunicazioni Ariel Atias, un dirigente di Shas, ha assicurato di essere animato solo dal desiderio di difendere i giovani israeliani dai mille rischi che incombono su di loro in internet. Atias ha detto di aver preso ad esempio non l'Iran, bensì Australia, Turchia e Singapore. L'idea è di elaborare una lista dei siti perniciosi: quindi ai server sarebbe ordinato di bloccare ogni possibilità di contatto con essi.

Secondo il deputato Henin, Atias e il partito Shas hanno intrapreso una strada molto rischiosa per la democrazia israeliana. ''Non desideriamo affatto avere un Grande Fratello'', ha osservato. Gli espedienti tecnici, a suo avviso, non potranno mai risolvere un problema del genere. Anche perché comunque i bambini resteranno esposti a rischi nelle sale chat e nello scambio di messaggi con possibili pedofili.

 


17 giugno 2008

Hamas censura il Web a luci rosse


 
Con l'intento di migliorare la morale e lo spirito della popolazione, Hamas ha raggiunto l'accordo con un ISP locale per applicare dei filtri che non lascino passare contenuti pornografici. Il sistema rallenta,però, pesantemente la navigazione 

Mentre in Italia ha destato scalpore e curiosità la propos di normare più severamente la diffusione di contenuti pornografici online, in Medio Oriente le autorità di Hamas hanno avviato una profonda opera di censura online orientata a precludere l'accesso ai contenuti pornografici dalla Palestina.

A Gaza, l'unico ISP che fornisce connessioni ADSL è PalTel e le autorità di Hamas hanno siglato un accordo con loro a metà maggio, ora diventato operativo, che prevede il filtraggio totale dei contenuti di Internet per bloccare la pornografia. Il tema è infatti particolarmente sentito nella zona, già in passato ci sono stati degli incidenti con bombe incendiarie gettate agli internet point da parte di gruppi estremisti che rivendicano la pulizia della rete per una maggiore moralità.

I filtri, infatti, sono stati progettati secondo l'autorità per «proteggere i figli della gente della Palestina e rinforzare la morale della nazione». Ma ben lungi dal rafforzare la morale, i filtri stanno scontentando tutti e non solo per il fatto che inibiscono l'accesso alla pirateria, quanto soprattutto per il fatto che rallentano tutta la navigazione. Alle volte alcuni siti ci mettono anche due ore per aprirsi.

E se gli studenti e chi fa ricerca si lamenta e di non poter svolgere il proprio lavoro, gli utilizzatori comuni lamentano la morte anche dell'ultima forma di intrattenimento che gli era rimasta. Eppure i 50.000 abbonati ad una linea ADSL (su un milione e mezzo di abitanti) continuano a crescere, segno che la rete continua ad avere un senso e un'utilità.
Gabriele Niola


15 giugno 2008

Porno in rete: i Guardiani della Rivoluzione iraniana contro internet

 Gossip Foto Porno in rete i Guardiani della Rivoluzione iraniana contro internet
Il regime degli ayatollah preoccupato per l'influenza negativa che internet porrebbe avere sui giovani

 

A Tehran si prepara una caccia ai frequentatori siti porno

Il governo iraniano sarebbe preoccupato per l'influenza negativa che internet potrebbe avere sui giovani, e per questo i Guardiani della Rivoluzione vorrebbero perseguire coloro che si collegano alla rete in cerca di materiale pornografico. I Pasdaran sarebbero terrorizzati dall'idea che l'accesso al web possa "corrompere" i costumi della gioventù iraniana, minando le fondamenta dello Stato, e, alla lunga, mettere in crisi il regime teocratico.

In seguito al referendum komeinista, che il 30 marzo 1979 sancì la fine dell'Impero persiano, e la nascita della Repubblica Islamica, vennero infatti banditi dall'Iran le bevande alcoliche, il gioco d'azzardo e la prostituzione, dando contemporaneamente il via alle persecuzioni contro gli omosessuali, e contro chiunque assumesse comportamenti non conformi alla sharia, la legge islamica conforme al Corano e agli insegnamenti del Profeta Maometto.

I Pasdaran, garanti della stretta osservanza della sharia, chiederebbero quindi "solo" l'applicazione della legge, trovando il supporto del Consiglio dei Saggi che affianca la Guida Suprema (il rahbar), l'effettivo detentore del potere di ispirazione religiosa. Il Consiglio dei Saggi, infatti, è formato da 12 personalità scelte da un'assemblea di esponenti religiosi, sulla base del loro curriculum, sei dei quali vengono nominati direttamente dalla Guida Suprema.

Il timore che l'iniziativa dei Guardiani della Rivoluzione possa essere la scusa per sanguinose repressioni, ha portato i giovani iraniani (in particolare gli studenti dell'Università della Capitale) ad acquistare al mercato nero ad elevato prezzo schede per la connesione a internet delle compagnie telefoniche degli stati confinanti (una sim card della Omantel è venduta sottobanco a Tehran per 150 dollari).

Tutta la legislazione iraniana è sottoposta alla supervisione del Consiglio dei Guardiani, in base al principio della cosiddetta vilaet-e faqih, ossia la "tutela del giurisperito", per controllare che le leggi non siano in contrasto col Corano e la dottrina islamica. E' chiaro che in una Paese come l'Iran, dove le candidature a presidente dello Stato devono ottenere il placet del Consiglio dei Guardiani, e dove la Guida Suprema è il comandante in capo delle forze armate, ed ha il potere di nominare i vertici della magistratura, il timore che possa scatenarsi un'ondata di repressione contro coloro che navigano su siti pornografici, è molto più di un'ipotesi remota.

Mentre anche Raul Castro ha deciso di permettere ai cubani di possedere computer e cellulari (pur essendoci sull'isola un altissimo tasso di prostituzione "non uficialmente riconosciuta"), il regime degli ayatollah resta l'ultimo baluardo del conservatorismo religioso.

John Kamut


 


14 giugno 2008

Islam e verginità: la chirurgia “soccorre” le donne musulmane

 
 

 

Rifarsi una verginità ed essere pronte per un matrimonio islamico senza il rischio di vederselo annullato il giorno dopo la prima notte di nozze? Oggi bastano meno di tremila dollari, un’incisione semicircolare, una decina di punti di sutura riassorbibili e circa trenta minuti di tempo. Il New York Times racconta la storia di una giovane studentessa, francese di Montpellier ma di origine marocchina, che ha perduto la verginità a dieci anni a causa di un incidente mentre andava a cavallo e che nella cosiddetta imenoplastica ha trovato “la chiave per una nuova vita”. La ricostruzione chirurgica dell’imene, la membrana vaginale che di norma si rompe durante il primo rapporto sessuale, è una pratica alla quale - scrive il NYT – sembra fare ricorso un “numero sempre più alto di donne musulmane in Europa”. Con il crescere della popolazione islamica nel Vecchio continente, molte donne musulmane si sono trovate a vivere “tra le libertà che offre la società europea e le inamovibili tradizioni dei genitori e delle generazioni ancora precedenti”.

“Nella mia cultura – ha detto la studentessa marocchina al New York Times – non essere vergine è scandaloso”. Una donna islamica che cresce in una più aperta società europea – afferma Hicham Mouallem uno dei chirurghi che effettua l’imenoplastica – si espone al “rischio probabile” di avere rapporti sessuali prima del matrimonio e “se si ha intenzione di sposare un uomo di religione musulmana e non si vogliono problemi, è possibile cercare di ricostruirsi la verginità”. Scrive ancora il quotidiano statunitense: “Secondo i ginecologi, negli ultimi anni il numero delle donne di fede islamica che hanno richiesto certificati di verginità per mostrarli a qualcuno è cresciuto”. Un fenomeno che a sua volta ha aumentato la domanda per interventi di questo tipo che “se effettuati con cura” sono, secondo i chirurghi estetici, praticamente impossibili da scoprire. Inoltre il servizio – nota il NYT – è largamente pubblicizzato su internet, dove è addirittura possibile trovare ‘pacchetti di viaggio’ verso paesi come la Tunisia dove l’intervento è molto meno costoso”. Sull’argomento, secondo il quotidiano Usa, “non esistono statistiche attendibili perché la procedura è per lo più effettuata in cliniche private e nella maggior parte dei casi non gode della copertura di piani assicurativi finanziati dallo Stato”.

La riparazione dell’imene è un argomento di cui negli ultimi tempi si parla molto e al quale due registi italiani hanno di recente dedicato un film. Corazones de Mujer è il titolo. Dietro la macchina da presa ci sono Davide Sordella e Pablo Benedetti che – hanno spiegato – data la delicatezza dell’argomento hanno deciso di firmarsi con il nome collettivo di Kiff Kosoof (in arabo, “Eclisse”) “per quello che era successo a Theo Van Gogh, per proteggerci”. La pellicola, completamente autoprodotta, costata appena 50 mila euro e scelta dal Festival di Berlino per la sezione Panorama, narra la storia (vera) di un sarto travestito di origine marocchina e di una promessa sposa araba che vive a Torino e che insieme a lui si reca a Casablanca per sottoporsi all’operazione e recuperare la verginità perduta.

L’argomento è particolarmente sentito anche in Francia dopo che, un paio di settimane fa, una sentenza pronunciata a Lille ha decretato l’annullamento del matrimonio di una coppia di musulmani francesi dopo che il marito ha scoperto che la sposa non era vergine come aveva dichiarato di essere. Come racconta il New York Times, l’uomo, un ingegnere di circa trent’anni, in seguito alla deludente scoperta “ha abbandonato il letto nuziale ed è andato ad annunciare agli ospiti ancora in festa che la sua sposa gli aveva mentito”. La bugiarda – aggiunge il NYT - “è stata riconsegnata sulla porta di casa dei genitori la notte stessa”. Il giorno seguente lui s’è rivolto a un avvocato e lei, pentita, “ha confessato e ha acconsentito all’annullamento”. La Corte che ha preso la decisione non ha menzionato questioni religiose parlando semplicemente di “rescissione di contratto”, in quanto l’anonimo ingegnere aveva preso la decisione di sposare la donna perché gli era stata presentata come “libera e illibata”.

Riferisce ancora il quotidiano statunitense che “secondo femministe, avvocati e medici, l’accettazione da parte di una Corte di un ruolo tanto centrale della verginità nel matrimonio finirà per incoraggiare sempre più donne, francesi ma di background culturale islamico, a sottoporsi alla ricostruzione chirurgica dell’imene”. “Chi sono io per giudicare?”, commenta Marc Abecassis, il chirurgo che ha effettuato l’imenoplastica alla studentessa di Montpellier. “Alcuni miei colleghi negli Stati Uniti hanno pazienti che si sottopongono all’intervento per fare un regalo di San Valentino al marito. Quel che faccio io non è per divertimento: le mie miei pazienti – conclude Abecassis – non hanno scelta se vogliono trovare la serenità. E un marito”.

Andrea Di Nino 


16 maggio 2008

ISLAM/ KAMASUTRA SECONDO L'ISLAM, POLEMICHE IN AUSTRALIA

 

Riedizione raccolta di disegni erotici nell'Islam del 15mo secolo

Bufera nella comunità islamica in Australia per la decisione di una università locale di tenere un corso sulle "posizioni dell'amore secondo l'Islam", basato su racconti e disegni erotici risalenti all'avvento del maomettanesimo. La tv satellitare al Arabiya afferma che si tratta di una raccolta messa insieme da un noto religioso della Tunisia alla fine del 15esimo secolo, che riporta anche editti religiosi sulle 'frequentazioni amorose del profeta con le sue mogli'.

La notizia è riportata oggi con grande risalto dal sito web della tv araba, che è tempestato da lettere di protesta dei suoi utenti.

Il corso tenuto dall'università australiana 'Western Sydney' è intitolato "La donna nella letteratura araba e islamica". Secondo l'emittente araba si tratta di un seminario che "raccoglie nozioni dal libro 'Il giardino profumato'. Una raccolta fatta dallo Sheikh Omar Bin Mohammed al Nafzawi, storico ulema religioso della fine del 15esimo secolo. La raccolta contiene "consigli per le posizioni dell'amore e di come l'uomo possa trarre il massimo del piacere dall'amplesso sessuale". L'opera, secondo il sito web, contiene anche "una serie di racconti erotici con illustrazioni dell'amplesso": come un "giullare di corte che fa giochi erotici con la moglie" di un sultano.

Ma a mandare su tutte le furie la comunità islamica è l'aver fatto "una rappresentazione scorretta della donna nell'Islam e di come gli arabi vedono la donna", come l'appello del Consiglio federale degli Imam australiani afferma: "Si tratta di una palese esibizione sessuale che offende il Corano - recita la nota del Consiglio - chiediamo quindi all'università di rivedere l'insegnamento di questa materia".


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29 aprile 2008

Il sesso dei tedeschi alla mercé degli Usa




Passi per nome, cognome e nazionalità. Passi, volendo, anche per le impronte digitali. Ma il motivo per cui, in futuro, le autorità statunitensi potranno scoprire persino l'orientamento e le pratiche sessuali dei tedeschi sospettati di terrorismo resta un mistero. Fatto sta che l'autorizzazione a conoscere la vita intima dei cittadini è arrivata direttamente dal governo di Berlino, nel più completo silenzio. L’ 11 marzo i ministri degli Interni e della Giustizia, Wolfgang Schäuble e Brigitte Zypries, hanno firmato con i colleghi statunitensi per la Sicurezza nazionale e per la Giustizia, Michael Chertoff e Michael Mukasey, un accordo per la lotta al terrorismo.

L'intesa, che consente ai due Paesi uno scambio più rapido di informazioni sensibili, tra cui i profili del Dna dei sospetti, contiene alcuni passaggi rimasti finora segreti. Come l'articolo 12. Anche i dati personali relativi a «razza o provenienza etnica, opinioni politiche, religiose o altre convinzioni», come pure quelli riguardanti «appartenenza sindacale, stato di salute o vita sessuale» potranno essere scambiati, «se rilevanti ai fini dell'accordo», si legge nel testo. Non è chiaro come Berlino possa ricostruire i profili sessuali dei suoi cittadini né in che misura tali dettagli possano aiutare a combattere il terrorismo internazionale.

In ogni caso la notizia, rivelata dal settimanale «Der Spiegel» nel suo nuovo numero e confermata dal Ministero federale degli Interni, ha già scatenato polemiche in Germania. Per Michael Sommer, capo della confederazione sindacale Dgb, «il fatto che il governo possa comunicare agli Usa l'appartenenza sindacale dei cittadini tedeschi è il colmo della sfrontatezza». Secondo Gisela Piltz, esperta del partito liberale per le questioni interne, si tratta di «una sorpresa sgradevole», mentre Petra Pau, vicepresidente del Bundestag (la Camera bassa del Parlamento) ed esponente della Linke, parla di «una cosa da manicomio».

Il ministero degli Interni si affretta a precisare: il trasferimento delle informazioni sulla vita sessuale o l'iscrizione a un sindacato è sì formalmente consentito, ma rappresenta una pura circostanza teorica, in quanto tali dettagli sono irrilevanti nella lotta al terrorismo. Inoltre, ha spiegato un portavoce di Schäuble, l'articolo 12 prevede controlli speciali prima che i dati vengano trasferiti a Washington. Una puntualizzazione che non basta però a frenare le polemiche.

Già al momento della firma dell'accordo il delegato del governo federale per la protezione della privacy, Peter Schaar, aveva espresso forti dubbi. L'intesa estende infatti alcuni meccanismi del «Trattato di Prüm», siglato originariamente da sette Paesi Ue, anche agli Stati Uniti, senza che questi siano dotati degli stessi standard europei in materia di privacy. L'accordo di Prüm sulla cooperazione nella lotta al terrorismo, firmato nel 2005 e sottoscritto dall'Italia in un secondo momento, prevede una serie di controlli e diritti a tutela dei cittadini. Negli Usa, al contrario, la legge sulla protezione dei dati personali vale solo per i cittadini statunitensi e per gli stranieri che vi vivono da lungo tempo e non si applica alle informazioni provenienti dall'estero. Come a dire: una volta superato l'Atlantico, non si sa quello che succederà ai dettagli sui comportamenti sessuali dei tedeschi o sulla loro appartenenza sindacale.

Malgrado i dubbi, comunque, l'intesa dovrebbe assumere un valore esemplare, almeno nei piani di Washington. Lo scorso marzo il ministro Chertoff aveva chiarito di voler estendere i contenuti dell'accordo siglato con Berlino anche ad altri Paesi europei, senza fornire ulteriori dettagli. Un accenno che era bastato a sollevare le critiche della Commissione europea, preoccupata che altri Paesi Ue possano imboccare la strada di accordi separati e bilaterali con Washington. Passeranno comunque mesi prima che la Germania sveli all'intelligence Usa i dettagli della vita intima dei suoi cittadini sospettati di terrorismo o di gravi crimini. Per essere ratificato, l'accordo dovrà ricevere l'ok prima del presidente federale, Horst Köhler, e poi dei due rami del Parlamento tedesco.
alessandro alviani
la stampa


27 aprile 2008

Ombelichi al vento: le origini della danza del ventre

 

La danza del ventre è oggi di gran moda in Europa. Ma qual è la sua origine e il significato dei suoi movimenti?



L’ultima lite tra Israele ed Egitto? Non si è accesa per motivi strettamente politici, ma ha i contorni sinuosi delle ballerine di danza orientale. Al centro del dibattito c’è infatti il IV festival internazionale di danza del ventre che si svolge a Eilat, a sud di Israele. Da una parte gli organizzatori dell’appuntamento dichiarano che proprio la posizione di Eilat, tra Giordania ed Egitto, ribadisce la diversità della danza del ventre israeliana da quella araba.

Dall’altra parte, l'Egitto ne rivendica la paternità assoluta
e accusa Israele di “saccheggiare” la propria eredità musicale. Tra un’accusa e l’altra, il festival si è svolto tra il 17 e il 19 gennaio e tra gli appassionati non si sono viste solo donne.

Il ritorno della danza del ventre ha coinvolto infatti anche gli uomini (...
), anche se questa non è esattamente una novità: già tra il 1834 e il 1849 le danzatrici (ghawazee) erano state bandite dalla città del Cairo. Si riteneva infatti che le loro esibizioni esponessero troppo le donne e, per un certo periodo, a loro furono preferiti danzatori maschi.

Ma qual è la storia che si cela dietro i veli delle danzatrici del ventre? Ecco la ricostruzione di Focus Storia.

Era l’estate del 1893, il luogo era Chicago e il contesto quello del World’s Columbian Exposition, l’esposizione universale per l’anniversario della scoperta dell’America. Una piccola folla di uomini si accalcava entusiasta di fronte a uno spettacolo mai visto prima. I loro occhi erano stati rapiti dalla sinuosa bellezza di alcune danzatrici egiziane che si esibivano in un padiglione dall’esotico nome di “Una strada del Cairo”. Tra quelle ballerine, la più abile e fascinosa portava il nome di Fahreda Mahzar, e stava mostrando per la prima volta agli Stati Uniti d’America le meraviglie della raqs al sharqi, la “danza orientale”.

Antico rito
Per sapere quale storia si celasse dietro i seducenti movimenti di quella danzatrice bisogna fare qualche passo indietro nel tempo. Rintracciare una località e una data precise a cui far risalire la nascita della danza del ventre (nome col quale è oggi più conosciuta la danza orientale) è per la verità impossibile.

«La cosa certa è che le sue radici appartengono a più culture e sono antichissime» spiega Maria Strova, autrice del libro Il linguaggio segreto della danza del ventre (Macro Edizioni). Alcuni studiosi la collegano addirittura ai ritrovamenti di statuine “dal ventre fertile” databili a 20 mila anni fa, come la Venere Laussel, un modello primordiale di fertilità e femminilità dai fianchi larghi. Ma la maggior parte degli esperti ne attribuiscono l’effettiva origine alle cerimonie religiose praticate dalle donne dell’antica Mesopotamia in onore alla dea-madre Ishtar (Inanna per i Sumeri).
 
A lei si rivolgevano le sacerdotesse attraverso danze propiziatorie, per invocare la fertilità della terra e del ventre femminile. Le movenze cercavano quindi di imitare le forme e i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo o il serpente; mentre altre evocavano esplicitamente il parto o l’atto sessuale: in questa ottica vanno interpretati i movimenti (
shimmy) dei fianchi e del bacino, fatti vibrare e sussultare velocemente.

Focus


19 aprile 2008

Il capo della polizia iraniano trovato nudo con sei prostitute

 


 
 Stavolta è proprio il caso di dirlo: “Predica bene e razzola male”. Raramente, infatti, questo detto è stato usato così a ragione come nel caso di Reza Zarei, capo della polizia di Teheran a cui fino a un mese fa era affidata la difesa dei costumi e la lotta alla corruzione: ruolo barattato con un bell'arresto da parte delle autorità iraniane (che hanno però confermato la notizia solo ieri) dopo essere stato trovato nudo e in atteggiamenti inequivocabili con sei prostitute in un bordello clandestino.

Il generale si è dimostrato poco corretto nei confronti dei precetti dell'Islam, in nome dei quali aveva condotto nell'ultimo anno una serrata campagna di repressione delle pratiche ritenute immorali e contrarie al Corano, provocando l'incarcerazione di migliaia di ragazze solo perché indossavano veli che lasciavano uscire troppo i capelli, indumenti che facevano intravedere il corpo o pantaloni troppo corti. 

E poiché è invece universale la massima “chi la fa l'aspetti”, sorge il dubbio che l'arresto del capo della polizia comporterà delle modifiche ad hoc nell'applicazione di queste norme, che rappresentano il più duro giro di vite dai tempi della rivoluzione del 1979: quali altre soluzioni potrebbe infatti adottare il regime per uscire da una situazione che è un'eufemismo definire “imbarazzante”?

(Mrp/Dire)


10 aprile 2008

Iran, l'insoddisfazione sessuale dietro il boom di divorzi

   

Il dato emerge dalla terza conferenza nazionale sul tema svoltasi a Teheran
     

 











 

Sarebbe l'insoddisfazione sessuale la ragione principale per la quale il 50% dei matrimoni nella Repubblica Islamica finisce con un divorzio: e' quanto emerso dalla terza conferenza nazionale su "Famiglia e procreazione" svoltasi a Teheran.

Secondo i dati presentati nel corso della conferenza dal direttore del Centro per la salute della famiglia, il 68,1% delle donne divorziate hanno dichiarato di aver perso pochi mesi dopo il matrimonio l'appetito sessuale, il 59,1% ha sensazione di rabbia dopo ogni rapporto sessuale con il marito e il 66,8% ha affermato di sentirsi utilizzata dal consorte come uno strumento di soddisfazione sessuale, mentre per il 63,9% il piacere sessuale e' un concetto completamente sconosciuto.

Un particolare interessante e' che il termine 'procreazione', per decisione del presidente Ahmadinejad, ha sostituito la definizione "salute sessuale" utilizzata nelle prime due edizioni.

Ma la decisione di modificare il nome della conferenza ha scatenato l'ira persino di alcuni religiosi, come Mehdi Khazaeli".

Posso capire che il nostro amato presidente non conosca la differenza tra procreazione e sesso, ma mi stupisce che nemmeno il suo ministro della Salute sia incapace di distinguere tra il sesso consumato all'interno di una coppia regolarmente sposata, e la decisione di avere un rapporto a scopo di procreazione", ha aggiunto polemicamente Khazali.


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