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11 novembre 2012

Re Leone nella foresta di Gaza: i personaggi di Disney rivisti e trasmessi dalla tv jihadista

 


L'immagine del maestoso Re Leone di Walt Disney che, da solo, mette in fuga un esercito di ratti armati di mitra e gonfi di dollari sintetizza lo stato delle cose in Terra Santa: forze in campo, alleanze, strategie. L'ultimo cartone animato mandato in onda da al Aqsa tv, l'emittente del movimento islamico Hamas, racconta la questione palestinese dopo la guerra civile di Gaza così come la vedono i nuovi signori della Striscia.

Re Leone, criniera esuberante e ruggito melodioso come il richiamo del muezzin, rappresenta Hamas, il partito dell'ex premier Ismail Haniyeh uscito vittorioso dallo scontro con Abu Mazen. I topi sono gli avversari di al Fatah, battuti sul campo nonostante il numero soverchiante e i kalashnikov pagati dagli americani: guidati da un comandante con gli occhiali da sole neri e la voce dell'ex governatore Mohammed Dahlan, incendiano le case, devastano le moschee, profanano il libro sacro del Profeta Maometto. Una favola di cinque minuti intitolata «Messaggio ai gruppi criminali della Cisgiordania occupata», che non sono più solamente le brigate dell'esercito israeliano, ma anche quelle palestinesi fedeli al presidente Abu Mazen. Già due mesi fa al Aqsa aveva utilizzato Mickey Mouse per diffondere tra i bambini sura del Corano e sintassi della jihad.

Gaza non ha pace. Nei giorni scorsi le fazioni rivali hanno ripreso a sparare per le strade e mille e cinquecento persone sono scese in piazza contro il regime islamico imposto dagli uomini di Haniyeh. La Muqata di Ramallah, quartier generale di al Fatah, controlla militarmente le città della Cisgiordania con l'aiuto degli israeliani: teme il contagio della guerra civile. Quando tacciono le armi, i palestinesi combattono tra loro a colpi di trasmissioni televisive. Le gesta di Re Leone, che il direttore esecutivo di al Aqsa tv Hazem Sharawi si è affrettato a sconfessare come «controinformazione nemica», sono l'ultimo atto di un conflitto a bassa intensità esploso all'indomani della vittoria elettorale di Hamas.

«Il cartoon è volgare, Hamas non ha più legge né morale» dice Fahmi al Zhair, portavoce di al Fatah. Da mesi, l'ufficio di Abu Mazen denuncia la campagna mediatica degli estremisti di Gaza, al Aqsa tv, l'antenna di Hamas, ma anche «il microfono fondamentalista» di al Jazeera. Perché, spiega, una fonte interna alla Muqata, la rete spesso definita «Cnn araba», «si è schierata da subito con i fanatici di Hamas e boicotta ogni tentativo di pace». «Siamo quotidianamente intimiditi dalle milizie di Fatah. Ci seguono, ci minacciano, disturbano le trasmissioni», rivela Fatima, inviata palestinese di al Jazeera che chiede di restare anonima.

Re Leone contro i topi è metafora della trincea che spacca i territori palestinesi, parla una lingua semplice e raggiunge la gente. Ma può essere letta in vari modi. Topi vigliacchi che fuggono al primo potente ruggito, secondo Hamas. Topi che perdono la battaglia ma vincono la guerra, secondo Fatah. Conclude sarcastico Fahmi al Zhair: «Il Re Leone voleva la foresta? L'ha avuta, gliela abbiamo lasciata, ora c'è chiuso dentro».

Francesca Paci


11 gennaio 2009

Hamas si appropria degli aiuti umanitari

Aiuti internazionali
Almeno una parte degli aiuti umanitari internazionali che affluiscono nella Striscia di Gaza sono sequestrati da Hamas e da questo distribuiti solo ai suoi uomini e ai suoi sostenitori. Lo ha affermato nell'odierna riunione del governo israeliano il capo dello Shin Bet, il servizio segreto interno, Yuval Diskin, secondo una fonte governativa ad alto livello a Gerusalemme.
  

La fonte non ha precisato quali organizzazioni umanitarie siano state oggetto di questo comportamento del movimento islamico.

  

Diskin ha inoltre affermato che ci sono testimonianze secondo le quali miliziani di Hamas hanno approfittato dei combattimenti a Gaza per uccidere decine di attivisti di Al Fatah, l'organizzazione palestinese della quale e' leader il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas). A suo dire, inoltre, scuole palestinesi sono state deliberatamente minate da Hamas.



6 dicembre 2008

Sui banchi, a scuola d’Intifada

 

Sui banchi, a scuola d’Intifada

I testi usati nelle scuole di Arafat incitano all’odio contro Israele. Alcuni neppure riportano sulle mappe l’esistenza dello stato ebraico. E l’Occidente, Italia compresa, continua a finanziarli.

di Matteo Spina

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Scene dell’Intifada di Al Aqsa: i giovani e giovanissimi sono spesso in prima fila nelle manifestazioni e negli scontri.

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In una riunione segreta tenutasi fra Yasser Arafat e alcuni alti esponenti degli apparati della sicurezza il 5 novembre 2000, il leader palestinese ha annunciato l’assegnazione di un «premio» ai bambini dell’Intifada di Al-Aqsa per il successo conseguito con la loro partecipazione ai tumulti e in segno di riconoscenza nei confronti delle vittime. Il premio consiste nell’addestramento dei bambini al tiro con le armi per superare la fase del lancio di pietre durante gli scontri. Diversi gruppi di bambini, a partire dai 10 anni, hanno già iniziato l’allenamento nei poligoni di tiro degli apparati della sicurezza dell’Autorità palestinese. Data l’importanza della loro missione, l’addestramento deve avvenire a un livello più elevato rispetto a quello che i bambini della stessa età hanno ricevuto nei campi estivi durante le ultime vacanze scolastiche.

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La fase del tiro delle pietre e quella dell’utilizzo di armi sono il complemento dell’istruzione teorica che i bambini ricevono a scuola, a partire dalle prime classi fino alle superiori. Guardando le trasmissioni della televisione palestinese e consultando i libri di testo utilizzati nelle scuole sottoposte alla giurisdizione palestinese, si comprende come l’educazione alla violenza e all’odio verso Israele e gli ebrei non sia cambiata dall’inizio del processo di pace. I libri scolastici incitano alla jihad (la guerra santa) e al terrorismo e menzionano i trattati di pace non come accordi che rappresentano una svolta nella storia palestinese, ma come accordi che hanno permesso alle forze palestinesi di entrare nella striscia di Gaza e in Cisgiordania.

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Nelle cartine usate nelle scuole palestinesi, d’altronde, non compare il nome dello stato di Israele. Il nome Palestina campeggia su tutta la superficie dello stato di Israele. Le città israeliane vengono rappresentate come città palestinesi. L’industria e l’agricoltura israeliane vengono illustrate come successi palestinesi. I testi scolastici negano qualunque collegamento storico o attuale del popolo ebreo con la terra di Israele. I brani riportati nei libri di testo incoraggiano a tirare pietre contro soldati e cittadini israeliani. Nei libri di scuola e nelle trasmissioni della televisione palestinese Israele e gli ebrei vengono definiti scaltri, truffatori, traditori, sleali, animali selvatici, aggressori, ladri, banditi, nemici, conquistatori, rapinatori, nemici dei profeti e dei credenti. Ecco qualche esempio.

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«Sono venuto da te, con la spada in mano… li getteremo in mare… il tuo giorno è arrivato, conquistatore, e così regoleremo i conti. Non ci sono limiti al nostro rancore, con pallottole e pietre». (Poesia recitata da un bambino in un campo estivo, trasmessa alla televisione palestinese il 2 luglio 1998).

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«Ogni bambino porta nel cuore la Palestina e in mano una pietra, un fucile e un ramo d’ulivo…». (Televisione palestinese, 14 maggio 1998).

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Foto di una donna che sventola la bandiera palestinese e, sullo sfondo, una cartina della Palestina che include l’area dello stato d’Israele. (Educazione palestinese nazionale per il primo anno, pagina 11).

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Sulla cartina d’Israele figura l’espressione «La nostra terra Palestina». (Educazione palestinese nazionale per il secondo anno, pagina 21. La stessa frase appare anche nell’Atlante del Nuovo mondo).

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«L’importanza della Palestina deriva dal fatto che Allah la scelse per essere il centro di tutte le religioni. È il luogo in cui nacque Gesù il Nazareno, figlio di Maria, di santa memoria, e in cui Maometto - che la pace e ogni benedizione siano con lui - fece il suo viaggio… Migliaia di cristiani sono venuti in Palestina per ottemperare ai propri doveri religiosi…

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Turisti di tutto il mondo arrivano in Palestina per visitare i luoghi santi… I musulmani vengono per visitare il primo Kiblah… I cristiani vengono per visitare Betlemme, dove nacque il Messia, e la chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme…». (Educazione palestinese nazionale per il quarto anno, pagina 5, pagina 23).

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I luoghi sacri agli ebrei non vengono menzionati.

«Ricordate che l’inevitabile risultato finale sarà la vittoria dei musulmani sugli ebrei». (La nostra lingua araba per il quinto anno, pagina 67).

«Chi è il ladro che ha diviso il nostro paese?». (La nostra lingua araba per il sesto anno, pagina 15).

«Perché gli ebrei odiano l’unità dei musulmani e vogliono creare divisione tra loro? Fornite un esempio delle malvagità compiute dagli ebrei prendendo ispirazione dai fatti accaduti oggi». (Educazione islamica per il settimo anno, pagina 19).

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«Gli ebrei sostengono che questo è uno dei luoghi di loro proprietà e lo chiamano “il muro del pianto”, ma non è così». (Racconti e testi letterari per l’ottavo anno, pagina 103).

«È giunta l’ora di sguainare la spada. Gli assassini sono in azione a Gerusalemme». (Al-Mutalaa’ Wa Al-Nasus Al-Adabiyah’ per l’ottavo anno, pagina 120).

«Gli esempi più palesi di dottrine razziste e discriminazione razziale in tutto il mondo sono il nazismo e il sionismo». (La storia moderna degli arabi e del mondo, pagina 123).

Una canzone di lode dedicata a chi tira le pietre (Al-Mutalaa’ Wa Al-Nasus Al-Adabiyah’ per il nono anno, pagine 146-148).

«Scrivete sul quaderno: “Un episodio che illustra il fanatismo degli ebrei in Palestina contro i musulmani o i cristiani”». (Educazione islamica per il nono anno, pagina 182).

«Bisognerebbe combattere Israele con l’aumento demografico che, agli occhi di Israele, rappresenta un pericolo per la sua esistenza. Nei prossimi vent’anni bisognerebbe pertanto aumentare il tasso di natalità tra i palestinesi». (Società palestinese per l’undicesimo anno, pagina 29).

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In questo modo, anziché venire preparati per le sfide della scienza e della tecnologia del Terzo millennio, i bambini palestinesi vengono indottrinati e spediti in missione nei violenti tafferugli per le strade. Anche grazie ai finanziamenti concessi dall’Occidente: solo per fare un esempio, la Gran Bretagna ha donato 13 milioni di sterline, mentre l’Italia ha contribuito con 2,5 milioni di dollari. Il Giappone, i paesi dell’Europa occidentale, l’Unione Europea, la Banca mondiale e l’Unesco forse non sanno che stanno sovvenzionando libri di testo e finanziando una scuola che incitano i bambini alla violenza.


17 luglio 2008

Colpo di gong

 

Oggi si è conclusa la seconda Guerra del Libano.

Oggi è incominciato un altro giro di ruota in questa maledetta parte del mondo.

Stasera guardando il notiziario alla tv ho visto la dignità dei famigliari di Eldad e Ehud, l'ipocrisia di Olmert e Barak, la paura negli occhi di Nasrallah durante la sua brevissima apparizione in carne ed ossa in pubblico, l'aria stranita dei prigionieri libanesi davanti al pubblico di bestie esultante, la vigliaccheria dipinta sulla faccia di Siniora,

la viscidità dei presentatori di certe tv straniere.

Questo round si è concluso.

In Israele nel notiziario serale in tv, accanto al presentatore c'è sempre un perito in materia di arabi che spiega azioni, comportamenti, decisioni dei movimenti terroristici islamici. Stasera ha commentato e spiegato i fatti del giorno, ha spiegato che probabilmente adesso Hizboullah vorrà vendicare la morte di Mughniyeh ed ha raccontato che Nasrallah, non solo continua a nascondersi nel bunker perché ha paura che un elicottero israeliano lo raggiunga con un missile se esce allo scoperto, ma addirittura "sente" rumore di aerei, teme quei rumori. Il presentatore ha chiesto a bassa voce "Ma il bunker è vicino all'aereoporto?"

Domani devo andare a Kiryat Shmone, invece di viaggiare sulla strada normale che costeggia la frontiera, passerò per la strada interna molto più sicura.

Domani è un altro giorno.

Buona notte.


2 luglio 2008

Oggi in Israele

 

02/07/2008 "Mi rendo conto che non possiamo pretendere una tregua totale in così poco tempo: occorre essere pazienti. Ma questa pazienza non deve essere percepita dai nostri nemici come un segno di debolezza. E se Hamas viola il tregua, sapremo come reagire e non esiteremo a usare la forza". Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Ehud Olmert durante la una visita martedì nel Negev occidentale.

02/07/2008 Riprende mercoledì il transito delle merci tra Israele e striscia di Gaza attraverso i terminali di Sufa, Nahal Oz e Karni, brevemente sospeso dopo i lanci di Qassam palestinesi di lunedì.

02/07/2008 Secondo France 24, il mandato del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che dovrebbe scadere alla fine di gennaio 2009, sarebbe stato prolungato di un anno ad opera di un comitato straordinario di giudici. La decisione sarebbe stata presa per lasciare più tempo a Fatah per trovare un candidato alla successione.

02/07/2008 Grecia: nel corso della riunione dell'Internazionale Socialista martedì ad Atene, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha stretto la mano al presidente iracheno, Jalal Talabani. È la prima volta che rappresentanti ufficiali dei due paesi si incontrano in pubblico. A margine della conferenza, Barak ha incontrato anche il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

02/07/2008 Secondo il settimanale egiziano Al Ahram el-Arabi, Hamas avrebbe trasmesso agli egiziani un video e una lettera dell'ostaggio Gilad Shalit per provare che è in vita. In Israele, fino a martedì sera non se ne sapeva ancora nulla.

02/07/2008 Iran: il direttore di un importante giornale riformatore è stato arrestato dopo aver pubblicato un articolo contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad. È accusato "di diffusione di menzogne e insulti verso il presidente".

02/07/2008 Più di 25.000 donazioni di sangue raccolte in tutto Israele, martedì, nel quadro di una campagna lanciata dall'organizzazione "Ezer Mitsion" per creare una banca dati di possibili donatori di midollo osseo. La campagna è stata lanciata all'insegna della ricerca di un donatore per Talia Borochov, bambina di 10 anni colpita da leucemia.

02/07/2008 Nessun commento martedì sera dal governo israeliano sulla terza serie di colloqui indiretti a Istanbul fra gli emissari israeliani Yoram Turbovitch e Shalom Tordjman e rappresentanti siriani, sotto mediazione turca.

02/07/2008 Il governo israeliano ha deciso di finanziare campi estivi per i bambini di Sderot e delle altre località vicine alla striscia di Gaza. Il progetto costerà quasi 5 milioni di shekel.

02/07/2008 Il ministro delle finanze israeliano, Roni Bar, parlando del Negev occidentale ha dichiarato che il governo "intende investire più denaro nel sud del paese, per sviluppare progetti e finanziare le infrastrutture della regione".

02/07/2008 Iran: Akbar Velayati, consigliere della guida suprema ayatollah Ali Khamenei, ha messo in guardia il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, suggerendogli maggiore "prudenza e moderazione" nelle sue dichiarazioni. "I suoi discorsi particolarmente provocatori - ha detto - nuocciono all'Iran e alle relazioni che la repubblica islamica intrattiene con l'occidente".

02/07/2008 Israele smentisce che il giornalista di Gaza Mohammed Omer sia stato maltrattato. Di ritorno della Gran Bretagna dove ha ricevuto un premio, Omer aveva affermato la settimana scorsa di essere stato trattenuto, aggredito e insultato al valico di Allenby, fra Giordania e Cisgiordania. Le Forze di Difesa israeliane sostengono d'aver fatto solo controlli di sicurezza accurati poiché si sospettava che fosse entrato in contatto con "elementi nemici".

02/07/2008 Arrestato martedì a Tulkarem Mouassam al-Iraki, terrorista della Jihad Islamica implicato nella fabbricazione di ordigni esplosivi e nella preparazione di attentati. Nessuno scontro a fuoco giacché l'uomo non ha opposto resistenza.

02/07/2008 Mohamed Dahlan è tuttora "persona non grata" nella striscia di Gaza: lui e i suoi uomini non vi possono entrare. Benché Hamas abbia deciso di riaprire le porte "a tutti i palestinesi senza distinzioni" tuttavia, secondo il giornale Al Quds al-Arabi, "non perdona i responsabili delle sommosse, della scissione e della guerra" che hanno preceduto il suo golpe nella regione.

02/07/2008 Il vice-ministro della difesa Matan Vilnai è convinto che "l'accordo con Hamas regge" nonostante i lanci di Qassam di lunedì sera. Vilnai ritiene che la tregua segni un'apertura verso la liberazione di Gilad Shalit.

02/07/2008 Un funzionario del Pentagono ha dichiarato alla ABC che Israele "con forte probabilità" attaccherà l'atomica iraniana prima della fine del 2008. Martedì il portavoce del dipartimento di stato Usa Tom Casey ha smentito e criticato come del tutto infondata l'anonima insinuazione.

02/07/2008 Entrata in vigore martedì in Israele la riforma del mercato elettrico. Gli israeliani, se lo desiderano, possono produrre elettricità e venderla. L'Autorità pubblica incaricata dell'energia elettrica è disposta a pagare 2 shekel ogni kilowatt prodotto da energia solare. Il ministero delle infrastrutture conta così su una produzione supplementare di 50 megawatt all'anno e sull'estensione delle energie pulite.

02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il rapporto del Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moonm escluderebbe che Hezbollah abbia ripristinato il proprio arsenale di prima del 2006 a sud del fiume Litani. Secondo fonti interne alle Nazioni Unite, tutti sanno che è vero il contrario ma l'Onu non lo può dire per non ammettere il fallimento della risoluzione 1701 e non compromettere gli equilibri interni libanesi. Un'altra fonte diplomatica delle Nazioni Unite ritiene che Hezbollah si sia specializzato nel nascondere le sue attività all'Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese.

02/07/2008 Gerusalemme ha avvertito Hamas per mezzo dell'Egitto che i soldati delle sue Forze di Difesa procederanno d'ora in poi a tiri d'avvertimento verso chiunque si avvicini troppo alla frontiera con Israele. Il governo israeliano intende impedire alle fazioni terroristiche di costruire fortificazioni a ridosso della barriera di sicurezza o di piazzarvi mine e altri ordigni alla maniera di Hezbollah.

02/07/2008 Le conclusioni dell'indagine di polizia confermano che la morte di una guardia della polizia frontiera sulla pista dell'aeroporto, in occasione della partenza del presidente francese Nicolas Sarkozy, è stata un suicidio.


30 giugno 2008

Pillole di Israele

 

30/06/2008 Siria: un tribunale ha condannato a sei mesi di carcere duro un attivista dei diritti umani per aver criticato il regime siriano in un articolo.

30/06/2008 Nell'entourage del primo ministro israeliano si ritiene che il processo di scambio di prigionieri tra Israele e Hezbollah prenderà da 10 a 15 giorni. Il mediatore tedesco deve innanzitutto ricevere da Hezbollah un rapporto su Ron Arad. Quindi avverrà lo scambio. La terza tappa, che prevede la scarcerazione di detenuti palestinesi, sarà realizzata successivamente.

30/06/2008 "Se fossi stato convinto che il rifiuto di scarcerare Samir Kuntar potresse spingere Hezbollah a darci informazioni concrete su Ron Arad, non avrei mai consigliato di accettare questo accordo". Lo ha dichiarato domenica il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gaby Ashkenazy. Hezbollah non ha mai mantenuto l'impegno che aveva preso in uno scambio precedente di fornire informazioni concrete sulla sorte dell'aviatore israeliano caduto in mani terroriste nel 1986.

30/06/2008 "Tutti sanno ora che Israele capisce soltanto il linguaggio della forza". Lo ha dichiarato domenica un funzionario dell'Autorità Palestinese, in relazione alla decisione di Gerusalemme di approvare l'accordo di scambio con Hezbollah.

30/06/2008 Hamas ha arrestato nella notte tra sabato a domenica a Rafah Mohamed Abu Iramena (Abu Kussai), un terrorista delle Brigate Al-Aqsa (Fatah) sospettato d'essere responsabile di recenti lanci di missili Qassam dalla striscia di Gaza su Israele.

30/06/2008 Hezbollah celebra la decisione di Gerusalemme di accettare lo scambio e prepara grandiosi festeggiamenti per l'imminente "liberazione" del pluri-assassino e infanticida Samir Kuntar. "E' la prova che la parola della nostra lotta armata è la più affidabile, la più forte e quella suprema" ha dichiarato il capo del consiglio esecutivo di Hezbollah Hashem Safieddine.

30/06/2008 Il ministro delle finanze Roni Bar, il ministro della giustizia Daniel Friedman e il ministro dell'edilizia popolare Ze'ev Boim sono i tre ministri che si sono opposti all'accordo con Hezbollah per la restituzione dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev. L'accordo prevede la restituzione da parte di Hezbollah dei due soldati in ostaggio, molto probabilmente morti, di decine di resti di soldati israeliani uccisi durante la seconda guerra in Libano e di un rapporto dettagliato sulla scomparsa dell'aviatore Ron Arad. In cambio, Israele libererà detenuti libanesi, il terrorista Samir Kuntar e restituirà i resti di terroristi Hezbollah.

30/06/2008 Il governo israeliano ha approvato domenica pomeriggio l'accordo con Hezbollah per la restituzione di Ehud Golwasser ed Eldad Regev. Ventidue ministri hanno votato a favore, 3 ministri contro.

30/06/2008 Il ministro della sicurezza interna Avi Dichter si è pronunciato a favore dello scambio di prigionieri con Hezbollah sostenendo che il terrorista detenuto Samir Kuntar non può più servire per avere informazioni su Ron Arad.

30/06/2008 I capi del Mossad e dei servizi di sicurezza interna si sono detti contrari allo scambio di prigionieri con Hezbollah. In occasione del Consiglio dei Ministri, Meir Dagan e Yuval Diskin hanno affermato che tale patteggiamento incoraggerebbe ulteriori sequestri di ostaggi.

30/06/2008 "Abbiamo il diritto e il dovere di esitare (a proposito dello scambio di prigionieri con Hezbollah) poiché ciò influirà sulla nostra vita nei prossimi anni". Lo ha detto il primo ministro israeliano Ehud Olmert domenica all'apertura del Consiglio dei Ministri.

30/06/2008 Aperto domenica il valico di Sufa tra Israele e striscia di Gaza al transito di merci e prodotti alimentari, come da accordo di tregua, nonostante molte granate di mortaio palestinesi siano state lanciate la notte precedente dalla striscia di Gaza contro il sud di Israele.

29/06/2008 Israele e Italia hanno firmato un accordo "cieli aperti" per la liberalizzazione del traffico aereo tra i due paesi. In base all'accordo, una compagnia regolare supplementare, oltre a El Al e Alitalia, entrerà in concorrenza sulle tratte Milano-Tel Aviv e Roma-Tel Aviv.


30 giugno 2008

Pillole di Israele

 



 

 

30/06/2008 Siria: un tribunale ha condannato a sei mesi di carcere duro un attivista dei diritti umani per aver criticato il regime siriano in un articolo.

30/06/2008 Nell'entourage del primo ministro israeliano si ritiene che il processo di scambio di prigionieri tra Israele e Hezbollah prenderà da 10 a 15 giorni. Il mediatore tedesco deve innanzitutto ricevere da Hezbollah un rapporto su Ron Arad. Quindi avverrà lo scambio. La terza tappa, che prevede la scarcerazione di detenuti palestinesi, sarà realizzata successivamente.

30/06/2008 "Se fossi stato convinto che il rifiuto di scarcerare Samir Kuntar potresse spingere Hezbollah a darci informazioni concrete su Ron Arad, non avrei mai consigliato di accettare questo accordo". Lo ha dichiarato domenica il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane Gaby Ashkenazy. Hezbollah non ha mai mantenuto l'impegno che aveva preso in uno scambio precedente di fornire informazioni concrete sulla sorte dell'aviatore israeliano caduto in mani terroriste nel 1986.

30/06/2008 "Tutti sanno ora che Israele capisce soltanto il linguaggio della forza". Lo ha dichiarato domenica un funzionario dell'Autorità Palestinese, in relazione alla decisione di Gerusalemme di approvare l'accordo di scambio con Hezbollah.

30/06/2008 Hamas ha arrestato nella notte tra sabato a domenica a Rafah Mohamed Abu Iramena (Abu Kussai), un terrorista delle Brigate Al-Aqsa (Fatah) sospettato d'essere responsabile di recenti lanci di missili Qassam dalla striscia di Gaza su Israele.

30/06/2008 Hezbollah celebra la decisione di Gerusalemme di accettare lo scambio e prepara grandiosi festeggiamenti per l'imminente "liberazione" del pluri-assassino e infanticida Samir Kuntar. "E' la prova che la parola della nostra lotta armata è la più affidabile, la più forte e quella suprema" ha dichiarato il capo del consiglio esecutivo di Hezbollah Hashem Safieddine.

30/06/2008 Il ministro delle finanze Roni Bar, il ministro della giustizia Daniel Friedman e il ministro dell'edilizia popolare Ze'ev Boim sono i tre ministri che si sono opposti all'accordo con Hezbollah per la restituzione dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev. L'accordo prevede la restituzione da parte di Hezbollah dei due soldati in ostaggio, molto probabilmente morti, di decine di resti di soldati israeliani uccisi durante la seconda guerra in Libano e di un rapporto dettagliato sulla scomparsa dell'aviatore Ron Arad. In cambio, Israele libererà detenuti libanesi, il terrorista Samir Kuntar e restituirà i resti di terroristi Hezbollah.

30/06/2008 Il governo israeliano ha approvato domenica pomeriggio l'accordo con Hezbollah per la restituzione di Ehud Golwasser ed Eldad Regev. Ventidue ministri hanno votato a favore, 3 ministri contro.

30/06/2008 Il ministro della sicurezza interna Avi Dichter si è pronunciato a favore dello scambio di prigionieri con Hezbollah sostenendo che il terrorista detenuto Samir Kuntar non può più servire per avere informazioni su Ron Arad.

30/06/2008 I capi del Mossad e dei servizi di sicurezza interna si sono detti contrari allo scambio di prigionieri con Hezbollah. In occasione del Consiglio dei Ministri, Meir Dagan e Yuval Diskin hanno affermato che tale patteggiamento incoraggerebbe ulteriori sequestri di ostaggi.

30/06/2008 "Abbiamo il diritto e il dovere di esitare (a proposito dello scambio di prigionieri con Hezbollah) poiché ciò influirà sulla nostra vita nei prossimi anni". Lo ha detto il primo ministro israeliano Ehud Olmert domenica all'apertura del Consiglio dei Ministri.

30/06/2008 Aperto domenica il valico di Sufa tra Israele e striscia di Gaza al transito di merci e prodotti alimentari, come da accordo di tregua, nonostante molte granate di mortaio palestinesi siano state lanciate la notte precedente dalla striscia di Gaza contro il sud di Israele.

29/06/2008 Israele e Italia hanno firmato un accordo "cieli aperti" per la liberalizzazione del traffico aereo tra i due paesi. In base all'accordo, una compagnia regolare supplementare, oltre a El Al e Alitalia, entrerà in concorrenza sulle tratte Milano-Tel Aviv e Roma-Tel Aviv.


3 giugno 2008

Collegamento tra terra e cielo

 

Emanuel Feldman

Dopo una curva sulla strada per Gerusalemme, ecco, improvvisamente ti colpisce: slanciato in alto verso il cielo, il nuovo, possente ponte all’ingresso della città. Ti fermi un momento proprio sotto, getti indietro la testa e guardi in su. Non puoi fare a meno di sentirti sopraffatto dalla sua mole e dalla sua presenza torreggiante, e rimani un attimo senza respiro.
Ma poi chiedi: Che cos’è? Certo, è un ponte che porta in città, ma è chiaramente più di questo. Che cosa rappresenta, posto che rappresenti qualcosa? È un’astrazione culturale o ha qualche significato?
Se lasciamo correre l’immaginazione, la sua presenza dominante potrebbe essere una metafora per l’ascesa dell’anima ebraica che entra in quel luogo di santità che è Gerusalemme. O forse la sua forma ad uccello incarna la grazia e la bellezza del volo, evocando l’eterna brama dell’uomo a volare staccandosi dai confini della terra per raggiungere vette di spiritualità. Il suo biancore luccicante rappresenta forse la purezza della città santa? I suoi cavi simili a corde, così reminiscenti del più alto ponte del mondo, il viadotto Millau nel sud della Francia, sembrano legare alla terra questo uccello in ascesa. Se i cavi fossero recisi, forse l’intera imponente creatura fluttuerebbe verso il cielo?
La sua stessa altezza – 120 metri circa – ci costringe ad alzare gli occhi verso il cielo, creando in noi un senso di umiltà, suggerendoci sottilmente di cambiare le nostre prospettive e vedere la vita non dal nostro limitato raggio visivo terreno, ma dai più vasti orizzonti celesti. Potrebbe tutto questo essere un simbolo del collegamento tra cielo e terra, tra lo spirituale e il fisico, un collegamento che è l’essenza dell’ebraismo, e l’essenza della vera Gerusalemme?
Sì, forse. È facile lasciarsi trascinare. Ad alcuni, i cavi e la forma del ponte suggeriscono una gigantesca arpa colossale, l’arpa di re David. Dopo tutto, che cosa potrebbe essere più adatto di un’arpa all’ingresso della città di David? Venite – sembra dire – venite nella città che David amava tanto, per la quale egli e la sua arpa cantavano in modo tanto eloquente: “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia mano destra…” (Salmi, 137:5). Era la stessa arpa, dolce ed armoniosa, che portava tranquillità al melanconico re Saul quando la sua anima era tormentata da spiriti maligni (I Samuele, 16:14). Giacché l’arpa è lo strumento di chi canta con dolcezza Israele, e la sua voce è calma e spirituale. L’arpa fa eco a tutta la vita di David. Con un’immagine espressiva, i saggi ci dicono che un’arpa pendeva sopra il suo letto, e che a mezzanotte il vento toccava le sue corde, la musica svegliava David ed egli si alzava dal letto per farsi assorbire dalla Torah e dal culto divino fino alle luci dell’alba (Talmud Brachot, 3). Gerusalemme e l’arpa del re David: se questo è quello che rappresenta il nuovo ingresso a Gerusalemme, si tratta di un’ abbinamento ispirato. Suggerisce la musica delle sfere celesti che ringiovanisce, porta la pace e ci ricorda da dove veniamo. Che cosa potrebbe “essere più Gerusalemme” di così?
Ma non tutti sarebbero d’accordo: questa nuova costruzione eccezionale ricorda ad alcuni qualcosa di molto diverso dall’arpa. A causa delle sue grandi proporzioni, evoca in essi l’immagine di una moderna, orgogliosa Torre di Babele. Con la torre, gli antichi cercarono di dominare non solo la terra, ma anche il cielo (Genesi, 11). Vedete come siamo forti e potenti, dicevano. Guardate il nostro talento e la nostra tecnologia, come costruiamo una struttura che è la più alta nel nostro mondo. Nulla può far fallire i nostri desideri, nessun essere – e nessun Essere – può ostacolarci. Possiamo tirare un pugno in faccia al cielo. Invaderemo i cieli e daremo battaglia all’Uno che vi abita, e lo renderemo vano ed elimineremo il suo dominio su di noi. Egli vuole che viviamo a modo suo: noi vogliamo vivere a modo nostro. Egli chiede che adoriamo solo lui, noi adoreremo chi vogliamo. Egli ci impone disciplina, noi vivremo con la libertà di fare quello che vogliamo, quando vogliamo, come vogliamo. Questa torre ci darà il dominio sul mondo. Dimostrerà che noi, e non Lui, siamo i sovrani dell’universo (Midrash Tanhuma, Gen. 11).
Così, con un alto costo di vite e di risorse, costruirono la loro gigantesca torre per raggiungere il cielo e distruggere Dio stesso.
Ma, per quanto l’uomo resista e occasionalmente si offenda per i limiti che Dio ci pone, Egli non può essere distrutto. E così Dio scatena la sua giustizia su di loro. Volevano sbarazzarsi di Dio, invece Egli si sbarazza di loro e li sparge su tutta la superficie della terra, dando loro una babele di lingue, una cacofonia di suoni, una confusione di linguaggi dove nessuno capisce quello che dice l’altro, e dove nessuno ascolta, a nessuno importa, e ogni uomo si allontana nella propria direzione, creando solo caos e distruzione. Essi divengono, insomma, i precursori di un’umanità senza Dio. Qualcuno potrebbe aggiungere: precursori dell’umanità contemporanea.
Per alcuni gerosolimitani di oggi, il nuovo ponte è una specie di Torre di Babele, un simbolo di spacconeria vanesia, di esibizionismo nazionale, di sperpero di risorse preziose, negazione dell’esortazione del profeta Zaccaria a non vantarsi “della propria forza e della propria potenza”.
Quale immagine trasmette in realtà questo nuovo ingresso a Gerusalemme: l’arpa spirituale di David o l’arrogante Torre di Babele? Rappresenta l’umiltà, la calma che dà sollievo, la spinta verso Dio, o suggerisce arroganza, avidità e insolenza? È la sottomissione di David al volere di Dio o è l’autopromozione dell’uomo moderno? È l’armonia dell’arpa o la cacofonia di una Babele?
La risposta è nel vento che mormora di notte tra i suoi cavi. Il suono ci sveglia e dobbiamo affrontare delle scelte. Possiamo, come David, sorgere dal nostro sonno collettivo e volgerci verso imprese significative o perfino divine; oppure possiamo ignorare la musica celeste, tirarci le coperte sugli occhi e, come la generazione della Torre, rimanere ignari delle necessità di quanti ci circondano, preoccupati solo dei nostri desideri e dei nostri bisogni, comodi nella nostra indolenza, convinti che noi e nessun altro siamo i veri sovrani dell’universo.
Sebbene l’ingresso sia tecnicamente completato, se infine sarà un’arpa di David o una Torre di Babele non sta nella visione dell’architetto, ma nelle mani di quelli di noi che là risiedono. Dipende tutto da come viviamo la nostra vita. In ultima analisi, sarà sempre un lavoro in corso: proprio come siamo tutti noi.

(Da: Jerusalem Post, 20.05.08)


3 aprile 2008

Serata "Stella d'Italia, Stella di David" (Roma, sabato ore 21)

 

 

 
Stella d'Italia, Stella di David
 
 
QUALCHE SPUNTO SUL CONTRIBUTO FONDAMENTALE DEL MONDO EBRAICO ALLA NASCITA DELLO STATO ITALIANO
Bibliothè, via Celsa 4 (da piazza Gesù a Botteghe Oscure)
SABATO 5 aprile, ore 21. Ingresso libero
(la sala è piccola: chi vuole sedersi venga per tempo)
 
Non è la solita conferenza, ma una conversazione simpatica e alla buona, con qualche curiosità e rivelazione nell'introduzione di Nico Valerio, che vuole mettere i puntini sulle i (anche per ricordare quello che gli Ebrei -alcuni dei quali veri e propri eroi - hanno fatto per l'Italia, e di cui nessuno mai parla). Invitati, anzi protagonisti d'obbligo, gli amici della Comunità di Roma. Che, per favore, portino aneddoti, episodi, racconti, ritratti di personaggi. Perché la piacevole serata è dedicata a loro, da una bella idea di Georges de Canino. Il tema originario, "Non c'è pace senza giustizia e libertà", è il filo conduttore che unifica e spiega tutto, da Artom, segretario di Cavour, ai 200 ebrei dei Mille di Garibaldi, dal sindaco mazziniano Nathan al capitano piemontese israelita che "unifica l'Italia" ordinando l'attacco a Porta Pia al posto del generale cattolico, dalla britannica Brigata Ebraica fino ai giorni nostri, in cui Israele è accerchiata e deve difendere ancora una volta la sua e la nostra libertà. E già, perché la pace non si aspetta, e neanche si proclama una volta per tutte, ma si costruisce giorno dopo giorno cercando giustizia e libertà. Almeno quel tanto che è possibile. Buona serata.
 
Bibliothè, via Celsa 4 (da piazza Gesù a Botteghe Oscure)
SABATO ORE 21. Ingresso libero
 
...E mentre parleremo potremo ammirare, esposte nella sala, le toccanti opere pittoriche di Georges de Canino, pittore e poeta, grande e umanissimo narratore. La mostra è dedicata a Giglia Tedesco, alle vicissitudini degli Ebrei e alla loro lotta per la libertà. Che, da sola, porta alla Pace.


3 aprile 2008

Israele, un 60esimo compleanno all’insegna del classico

 Sotto la direzione del Maestro Zubin Mehta, un gran numero dei principali direttori d’orchestra e musicisti d’Europa prenderà parte alla serie di concerti per festeggiare il 60esimo compleanno di Israele insieme alla Israel Philharmonic Orchestra.
I concerti avranno luogo il prossimo maggio all’auditorium Mann di Tel Aviv a Hekhal Hatarbut.
La lunga lista di musicisti partecipanti è un vero e proprio “who’s who” della musica classica: i direttori Valery Gergiev, Riccardo Muti, Kurt Masur, Gianandrea Noseda e Raphael Fruhbeck de Burgos; i pianisti Murray Perahia e Fazil Say, la clarinettista israeliana Sharon Kam, i violinisti Yulian Rakhlin e Vadim Repin, e la soprano israeliana Chen Reiss.
L’avvenimento più festoso nella serie di nove concerti avrà luogo il 18 maggio, con Zubin Mehta alla direzione sia della Israel Philharmonic Orchestra che della Buchman-Mehta School of Music Symphony Orchestra: in tutto un insieme di 200 elementi.
Quattro giorni dopo, Riccardo Muti dirigerà la Filarmonica israeliana, con la quale si esibirà il violinista Vadim Repin. Si svolgeranno anche altri due recital di piano, con i noti pianisti Fazil Say e Murray Perahia.
Uno speciale concerto, sotto la direzione del direttore Raphael Fruhbeck, si terrà il 12 maggio in onore dell’Unione Europea. Il concerto comprenderà importanti composizioni di compositori classici di tutta Europa.
La serie di concerti terminerà il 2 giugno con uno speciale concerto diretto da Kurt Masur.

(Da: YnetNews)

Nella foto in alto: La Israel Philharmonic Orchestra durante una esibizione a Beer Sheva nel novembre 1948, durante la guerra d’indipendenza. Al pianoforte: Leonard Bernstein.


21 marzo 2008

Israele tra maschere e attentati

 

Oggi si svolge il Purim, il carnevale ebraico

  Servizi di sicurezza israeliani in allerta nel timore di attentati: oggi in Israele si svolgono le sfilate del carnevale ebraico (Purim). Da due giorni, per ragioni di sicurezza, i territori palestinesi sono stati sigillati dalle autorita' militari israeliane. Il timore - che si basa anche su episodi drammatici avvenuti in anni passati - e' che cellule terroristiche riescano a sfruttare il clima di allegra confusione che accompagna le sfilate carnevalesche per realizzare attentati.


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15 marzo 2008

Ci sono fascisti di serie A e fascisti di serie B?

 

Perché certa gente (giustamente) si rifiuta di dialogare con i fascisti italiani, ma poi difende tanto il dialogo con i terroristi nazistoidi?





  



Giusto per cronaca:
Hamas e Hezbollah hanno collaborato alla preparazione dell'attentato di giovedi scorso nella scuola religiosa


14 marzo 2008

Ecco perchè la moderazione non può funzionare in Israele

 

Da un articolo di Barry Rubin

Una delle cose meno capite, in occidente, è il quadro - o forse dovremmo dire la camicia di forza - che esercita l'ideologia dominante nel mondo arabo sulla formulazione del pensiero, dei discorsi, delle alternative politiche. La cosa si manifesta nei minimi scambi di battute, ma - si sa - gli atomi, pur minuscoli, sono quelli che stanno alla base della grande varietà delle cose del mondo.

La si potrebbe chiamare AIDS - Sindrome da Dottrina Ideologica Araba -, una malattia che non minaccia solo il Medio Oriente e che si presenta con andamento endemico sin dagli anni '50, con ben pochi segnali di cedimento.
Vediamo un piccolo esempio che getta luce su un quadro ben più ampio. Lo scorso 25 febbraio, il ministro libanese Marwan Hamada è stato intervistato dalla Press Tv. È consuetudine che i sostenitori del governo libanese vengano accusati d'essere degli agenti al servizio dell'occidente, un sottinteso che spesso e volentieri viene fatto proprio anche dai mass-media occidentali quando li definiscono "filo-americani". Sostenere questa accusa a proposito di chiunque non voglia fare la guerra all'America o a Israele, o si opponga alle forze più estremiste, o non gradisca sottostare a governi arabi estremisti, nazionalisti o islamisti, è un'arma comunemente utilizzata per indebolire e screditare tutte le forze arabe non estremiste. Mentre in occidente la qualifica di "moderato" suona come un complimento (gli stati arabi "moderati", l'Autorità Palestinese "moderata"), nel mondo arabo suona come un insulto, una vera e propria accusa di tradimento.
Infuriato per essere accusato di essere una spia dell'occidente (accusa spesso mossa da Hezbollah a tutti i suoi avversari), Hamada nell'intervista ha risposto dicendo che, se mai c'è una spia che agisce in Libano al servizio di stranieri, questi è il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che "spia per l'Iran". "Io non sono la spia di nessuno", ha affermato.

Di fronte alla sarcastica reazione dell'intervistatore, Hamada ha continuato: "Io difendo il mio paese. Difendo la mia indipendenza, difendo la mia democrazia, difendo la mia integrità, e non accetterò che nessuno me impedisca, anche se crede di essere un santo".

In altri termini, Hamada dice di essere un patriota libanese. E fa ciò che fanno i buoni patrioti: si batte affinché il Libano sia indipendente dal controllo iraniano-siriano, affinché Hezbollah non imponga uno stato islamista a tutti i libanesi, affinché gli interessi del Libano non siano compromessi venendo trascinati in una guerra contro Israele inutile, controproducente e persa in partenza.

In qualunque altra parte del mondo questi sarebbero argomenti convincenti. Un uomo che si batte per gli interessi del suo paese è un patriota. Viceversa, uno uomo - come Nasrallah - che viene finanziato da uno stato straniero(l'Iran), che mira a prendere il controllo della sua patria, e che si batte per gli interessi di un altro paese straniero (la Siria), che ha già dominato e saccheggiato per decenni la sua patria, non è precisamente un eroico patriota. Nasrallah, dopo tutto, è l'agente ufficiale in Libano della suprema guida "spirituale" iraniana, mentre Hamada rappresenta una coalizione formata dalla maggioranza dei libanesi: cristiani, musulmani sunniti, drusi.

Ma non è così che funziona in Medio Oriente. Qui, uno che si comporta come un buon patriota libanese viene percepito come un traditore: dell'arabismo, dell'islam e alla fin fine del Libano stesso, esattamente come vengono considerati traditori gli iracheni che si sono rallegrati per la caduta di Saddam Hussein, e i palestinesi che sono davvero disposti a fare definitivamente la pace con Israele in cambio di uno stato indipendente a fianco dello stato ebraico. Insomma, un mondo alla rovescia.

Così, nel caso di Hamada, l'intervistatore ha ribattuto (o dovremmo dire, ha sbuffato): "Una spia dell'Iran non offrirebbe suo figlio in sacrificio e non verserebbe il proprio sangue sul suolo del Libano, in nome del Libano. Se fosse una spia per l'Iran, non combatterebbe contro Israele sin dal 1982".

Ma, un momento: Nasrallah combatte sin dal 1982 per prendere il potere in Libano. E se è vero che combatte contro Israele, questo è perfettamente in linea con la politica e gli interessi dell'Iran. Ma l'intervistatore, come molti intellettuali, giornalisti e tanti altri che hanno voce in capitolo nel dibattito pubblico arabo, non la vede affatto così. Per loro, combattere contro Israele significa essere un santo, significa dimostrare autentico amore per il proprio paese, significa essere al di sopra di qualunque critica. Puoi perdere clamorosamente la guerra (come l'egiziano Gamal Abdel Nasser), puoi mandare in rovina il tuo stesso paese (come l'iracheno Saddam Hussein), puoi essere uno spietato dittatore (come i siriani Hafez e Bashar Assad), puoi condurre il tuo popolo alla catastrofe (come il palestinese Yasser Arafat), puoi essere straordinariamente corrotto (come questi e tutti gli altri): ma tutto ciò non avrà importanza finché combatti contro Israele e l'occidente.

Hamada e altri come lui stanno cercando di superare questo riflesso automatico, ma è una strada tutta in salita. Conclude lo stesso Hamada: "Chi, a parte colui che lui ritiene il Padreterno, ha dato a Nasrallah l'autorità per lanciare il Libano da solo in questa guerra? Io lo accuso di sacrificare il proprio figlio". E, per stare al gioco, aggiunge il suo appello alla lotta contro Israele, purché non soltanto dal suolo libanese: "Perché non va a combattere dai veri territori arabi occupati, in Palestina e sulle alture del Golan?"

Naturalmente Hamada ha ragione. Ma questo non significa che il suo argomento possa convincere. Se la questione centrale è e resta quella dell'onore, e non i vantaggi materiali, e se combattere Israele e occidente resta la priorità assoluta, il fatto che questa politica porti alla sconfitta, alla bancarotta, alla tirannia e al disastro generale resta del tutto irrilevante.

Nonostante la presenza di coraggiosi dissidenti che respingono questa dottrina, essa domina tuttora nel mondo arabo: un dato di fatto perfettamente compreso da tutti gli arabi, ma solo da pochi in occidente. Ecco perché pace, moderazione e pragmatismo, qui, non possono ancora prevalere.

(Da: Global Research in International Affairs, 1.03.08)

Traduzione a cura di Israele.net

Nel fotogramma: Gaza, 6 marzo - Scene di tripudio palestinesi per la strage di 8 studenti israeliani a Gerusalemme. Si distribuiscono caramelle agli automobilisti

CLICCA QUESTO LINK PER VEDERE IL VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=dMxPUzEBWDU


28 febbraio 2008

Fatah non fece nulla per fermare il golpe di Hamas

 

Il Presidente palestinese Abu Mazen e i responsabili per la sicurezza sapevano del progetto di Hamas di assumere il controllo della Striscia di Gaza, ma non mobilitarono le forze armate per far fallire il piano. E' questa la conclusione di un'indagine ordinata dalla stesso Presidente palestinese, che però non mette sotto accusa Abu Mazen, il suo consigliere per la sicurezza Mohammed Dahlan nè altri leader politici, ma raccomanda di portare davanti alla giustizia militare 74 ufficiali, perlopiù di medio livello, e di degradarne altri 23.

Le conclusioni del rapporto sono state anticipate da alcuni funzionari palestonesi. Il presidente del comitato di inchiesta, Tayeb Abdel Rahim, stretto collaboratore di Abu Mazen, non ha voluto commentare.

Hamas ha conquistato il controllo di Gaza nel giugno 2007, dopo mesi di scontri con i fedelissimi di Abu Mazen del partito Fatah. In quel periodo, si legge nel rapporto, "i leader di Gaza avevano indicazioni e prove del fatto che Hamas stesse orchestrando la presa del potere. Il Presidente aveva informazioni dettagliate a riguardo". L'indagine evidenzia quindi la scarsa preparazione delle forze di sicurezza di Fatah a Gaza e l'assenza di una leadership, sottolineando che solo 2.000 dei 50.000 uomini armati del Presidente si confrontarono con i 20.000 miliziani di Hamas nelle ultime fasi dello scontro.

Nel rapporto si evidenzia inoltre che nel febbraio 2007 Dahlan, l'uomo forte di Fatah a Gaza, aveva ricevuto 25 milioni di dollari per rafforzare le truppe fedeli ad Abu Mazen. Dahlan ha speso almeno 20 milioni e di alcune spese dovrebbe essere chiamato a rispondere, si legge nelle conclusioni dell'inchiesta. Lo stesso Dahlan non era a Gaza durante le ultime fasi degli scontri tra Fatah e Hamas, perchè ricoverato all'estero per cure mediche. Venerdì scorso, il responsabile della sicurezza ha difeso le truppe di Fatah, ricordando che non venivano pagate da mesi e che uscivano da anni di combattimento con Israele. "Hamas ha combattuto con violenza per prendere il controllo di Gaza, mentre noi non eravamo pronti a questo", ha sottolineato. Inoltre, le truppe di Fatah avevano ricevuto solo l'ordine di difendere le loro postazione e non di lanciare attacchi.

Da
Ap


27 febbraio 2008

«Il martirio è quello che noi desideriamo»

 

Minacce al disegnatore danese autore delle vignette su Maometto

 

Propaganda in stile cartoon in un programma tv per ragazzi palestinesi. «Uccidiamo chi ha offeso il profeta»

Un frame del video «per bambini» con la propaganda a favore del martirio

WASHINGTON (Stati Uniti) – Il movimento palestinese Hamas continua ad usare personaggi dei cartoni animati per indottrinare i minori e allevarli alla cultura del martirio. Il 22 febbraio nella nuova puntata dello show tv «I pionieri del domani», condotto da una bambina, Saraas, e da un attore travestito da coniglio, gli integralisti minacciano di morte il vignettista danese che ha offeso il Profeta con i disegni satirici. Inoltre gli spettatori sono invitati a boicottare i prodotti danesi e israelianiGuarda il video).

«LI UCCIDEREMO» - Il pupazzo di nome Assud, riferendosi ai disegni, dice alla bimba: «Se lo faranno di nuovo noi li uccideremo. Li morderò e li mangerò». Il «coniglio» e la piccola presentatrice discutono poi di come liberare i territori palestinesi occupati dagli israeliani ma anche città come Jaffa e Haifa che oggi sono parte di Israele. Questo perché Hamas non riconosce il diritto all’esistenza dello stato ebraico.

IL MARTIRE E LA TIGRE - «Se io sarò martire – aggiunge il pupazzo – sarà una tigre a prendere il mio posto». Una battuta seguita dal seguente dialogo sotto l’occhio delle telecamere e tradotto dall’istituto Memri, che segue da tempo i mass media dei paesi arabi.

Coniglio: «Se diventerai martire chi guiderà questo show in tv? Ci saranno centomila Saraas che prenderanno il tuo posto?».
Saraas: «Con la volontà di Dio».
Coniglio: «Le prenderemo dai “Pionieri del domani”».
Saraas: «Ci sono migliaia di soldati dei “Pionieri del domani”».
Coniglio: «Il martirio è quello che noi desideriamo, giusto?»
Saraas: «Esatto».

Guido Olimpio
corriere della sera


21 febbraio 2008

Il Canada non parteciperà alla conferenza ONU sul razzismo: “si finirà nell’antisemitismo”

 

Il Canada non parteciperà alla conferenza ONU sul razzismo: “si finirà nell’antisemitismo”

Esponenti del governo hanno dichiarato che il Canada non parteciperà alla conferenza ONU sul razzismo in programma per l’anno prossimo a Durban, in Sudafrica, perchè è probabile che la manifestazione decada in un “deplorevole antisemitismo”.

Una precedente conferenza sullo stesso tema, svoltasi sempre a Durban nel 2001, fallì a causa del ritiro di Israele e Stati Uniti che protestavano per alcune bozze di dichiarazioni che bollavano Israele come stato razzista e basato sull’apartheid.

Il ministro degli Esteri Maxime Bernier ha dichiarato: “Speravamo che il processo di preparazione per la conferenza del 2009 avrebbe rimediato agli errori del passato. Nonostante i nostri sforzi, dobbiamo concludere che non sarà così. Pertanto il Canada non parteciperà.”

Il segretario di stato per le politiche multiculturali, Jason Kenney, ha dichiarato che il governo è sicuro che la conferenza “esprimerà lo stesso deplorevole antisemitismo” manifestato nella riunione del 2001. “Il nostro governo - ha dichiarato alla stampa- non vede alcun valore nel contribuire a continuare a conferire dignità e legittimazione ad una simile propaganda, aliena dallo spirito canadese”.

Le Nazioni Unite hanno rifiutato di commentare direttamente l’autoesclusione canadese ma la portavoce ONU Marie Okabe ha dichiarato: “il razzismo è un problema troppo importante e gli stati membri dovrebbero superare le loro differenze. Vi sarà un anno di tempo per preparare questa conferenza e speriamo che gli stati membri lo usino in modo costruttivo. Il Segretario Generale continuerà a seguire il problema da vicino.”

Fonte: Haaretz


15 febbraio 2008

Pillole di Israele

 



 

2008-02-15 GERUSALEMME [Foto:Una dozzina i Qassam palestinesi lanciati giovedì su Israele. Uno si è abbattuto nel cortile di un'abitazione del moshav Netiv Haassara]

15/02/2008 Almeno otto missili Qassam palestinesi lanciati giovedì pomeriggio e sera dalla striscia di Gaza verso Israele. Uno si è abbattuto vicino a una cisterna d'acqua a sud di Ashkelon. Altri due sul moshav Netiv Haassara colpendo il cortile di una abitazione e le serre.

15/02/2008 ''Israele è minacciato sin dalla sua nascita. Sappiamo come misurarci con queste minacce ed è ciò che faremo anche ora". Così il ministro degli esteri israeliano Tzipi Livini ha reagito alla dichiarazione di "guerra aperta" a Israele del capo Hezbollah Hassan Nassrallah.

15/02/2008 In segno di solidarietà con gli abitanti di Sderot, la rete televisiva israeliana Canale 10 ha deciso di annunciare ogni allarme Qassam proveniente dalla striscia di Gaza con una luce rossa in un angolo dello schermo, durante la diffusione dei suoi programmi.

15/02/2008 Washington allarmata per la dichiarazione di "guerra aperta" lanciata a Israele dal segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah. "Ogni volta che un'organizzazione terroristica minaccia una democrazia, uno stato membro delle Nazioni Unite, ciò dovrebbero preoccupare tutti i paesi civili", ha dichiarato il portavoce del dipartimento di stato Usa Sean McCormack.

15/02/2008 Libano: il leader dei drusi ha affermato che la Siria è all'origine della eliminazione di Imad Mughniyeh. L'accusa è stata formulata durante un discorso in occasione del terzo anniversario dell'assassinio dell'ex primo ministro Rafic Hariri.

15/02/2008 Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak stima in 200 milioni di shekel la somma necessaria per la protezione dell'insieme delle abitazioni di Sderot. Il dossier sarà esaminato dal prossimo consiglio dei ministri.

15/02/2008 "I fedeli musulmani devono essere fieri di Mughniyeh". Lo ha dichiarato giovedì il ministro degli esteri iraniano Manoushehr Mottaki. Poco prima, il presidente Ahmed Ahmedinejad aveva inviato un telegramma di condoglianze al capo di Hezbollah Hassan Nassrallah nel quale si legge: ''Benché il popolo libanese abbia perso il comandante supremo, ne abbiamo in serbo milioni come lui".

15/02/2008 Al-Qaeda esorta gli islamisti ad "attaccare Israele e liberare la Palestina". Abu Omar al-Bagdadi, capo di Al-Qaeda in Iraq, ha diffuso un messaggio via internet nel quale propone di trasformare l'Iraq "nella piattaforma di lancio per la conquista di Gerusalemme" e critica le organizzazioni terroristiche palestinesi, Hamas in testa, per aver fallito nel "liberare la Palestina".

15/02/2008 Iraq: il capo sciita estremista Moqtada Sadr ufficialmente in lutto per Imad Mughniyeh.

15/02/2008 5 missili Qassam palestinesi sono stati lanciati dalla striscia di Gaza su Israele nella mattina di giovedì.

15/02/2008 Imad Mughniyeh aveva incontrato un alto responsabile della sicurezza siriano poco prima di essere ucciso. Una fonte iraniana avrebbe detto al giornale arabo Asharq al-Awsat che il capo terrorista Hezbollah era partito 25 giorni fa da Teheran per Damasco, dove doveva incontrare il capo dell'ufficio politico di Hamas Khaled Mechaal.

15/02/2008 Le Forze di Difesa israeliane hanno distrutto giovedì mattina degli edifici abbandonati nella vecchia zona industriale di Erez, al nord della striscia di Gaza: da tempo fungevano da riparo per i commando terroristici che lanciano Qassam di Israele.

15/02/2008 Secondo Nir Barkat, membro del consiglio comunale di Gerusalemme, alti responsabili palestinesi hanno affermato che il vice primo ministro israeliano Haim Ramon e il funzionario di Fatah Mohamed Rashid avrebbero condotto negoziati segreti sulla divisione di Gerusalemme, approvati dal ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni.

15/02/2008 Sette missili Qassam palestinesi lanciati mercoledì dalla striscia di Gaza verso il territorio israeliano.


12 febbraio 2008

Pillole di Israele

 

Incessanti Qassam palestinesi su Sderot: gli abitanti israeliani hanno manifestato ira e frustrazione nelle strade di Gerusalemme e Tel Aviv


12/02/2008 Missile Qassam palestinese lanciato lunedì pomeriggio dalla striscia di Gaza verso Israele si è abbattuto presso Zikim, a sud di Ashkelon.
12/02/2008 Il capo di stato maggiore israeliano Gaby Ashkenazi ha dichiarato lunedì che “l’esercito è pronto ad allargare la sua azione nella striscia di Gaza in base alle decisioni che saranno prese a livello politico”.
12/02/2008 Secondo fonti palestinesi, lunedì l'aviazione israeliana avrebbe preso di mira a Rafah, nel sud della striscia di Gaza, un veicolo di terroristi Hamas: due palestinesi sarebbero stati colpiti.
12/02/2008 I caschi blu dell’UNIFIL schierati nel Libano meridionale hanno iniziato a costruire una barriera che separa le due parti del villaggio Radjar, a cavallo della frontiera israelo-libanese. E’ in questo villaggio che la scorsa settimana i soldati israeliani hanno colpito un trafficante di droga che aveva aperro il fuoco dopo essere stato sorpreso mentre tentava di infiltrarsi in Israele.
12/02/2008 Due granate di mortaio palestinesi tirate lunedì pomeriggio si sono abbattute vicino al valico di Karni fra Israele e striscia di Gaza.
12/02/2008 Dopo Gerusalemme domenica scorsa, lunedì abitanti di Sderot, accompagnati dal sindaco Eli Moyal, hanno manifestato la loro frustrazione bloccando strade attorno a Tel Aviv e davanti al ministero della difesa: chiedono interventi più decisi da parte del governo contro gli incessanti lanci di Qassam palestinesi.
12/02/2008 L'Egitto ha nuovamente minacciato di “spezzare le gambe” ai palestinesi che tenteranno di varcare la frontiera a Rafah. Il ministro degli esteri egiziano non ha esitato a ribadire la minaccia, nonostante le reazioni suscitate la settimana scorsa. Il ministro ha specificato che l’Egitto “non lascerà morire di fame i palestinesi”, ma che non può permettersi di vedere violata la propria sovranità.
12/02/2008 Hamas ha confermato che i suoi principali capi si sono dati alla macchia, temendo azioni mirate dell'anti-terrorismo israeliano.
12/02/2008 Le Forze di Difesa israeliane si preparano per un’eventuale operazione in grande stile a Gaza. Lo ha detto il ministro della difesa israeliano Ehud Barak. “L’Esercito opera e opererà per la cessazione dei lanci di Qassam con tutti i mezzi necessari”, ha aggiunto Barak parlando lunedì alla commissione affari esteri e difesa della Knesset.
12/02/2008 Primo storico incontro domenica a Hebron fra capi clan palestinesi e abitanti ebrei della città. Questi ultimi hanno ringraziato gli sceicchi per avere preservato una sinagoga della distruzione e hanno definito “cordiale” il clima dell’incontro.
12/02/2008 Il deposto primo ministro palestinese Ismail Haniyeh (Hamas) sarebbe passato in clandestinità per timore di un tentativo israeliano di eliminarlo. Secondo il giornale Al Quds al-Arabi, pubblicato a Londra, solo un pugno di guardie del corpo del leader di Hamas sa dove si nasconde per sfuggire alla reazione d’Israele per i continui lanci di missili Qassam. Anche altri capi politici e militari di Hamas e Jihad Islamica si sarebbero dati alla macchia.
12/02/2008 Quattro missili Qassam palestinesi si sono abbattuti nelle prime ore di lunedì mattina nella zona di Sdot Negev (sud Israele).


5 febbraio 2008

Pillole di Israele

 

Dolci e fiori per le strade a Gaza per "celebrare" l’attentato di lunedì contro civili israeliani in un centro commerciale di Dimona


Dibattito alla Knesset lunedì sul rapporto della Commissione Winograd. “Porto la responsabilità finale per gli errori fatti – ha dichiarato il primo ministro Ehud Olmert – L’ho detto sin dall’ultimo giorno della guerra e non ho mai cercato di sottrarmi a questa responsabilità”. Al termine del dibattito, la Knesset ha approvato la comunicazione del primo ministro con una maggioranza di 59 voti a favore e 53 contro (fra i quali anche i parlamentari laburisti Shelly Yachimovich, Ophir Pines, Eitan Cabel e Danny Yatom).

Dopo i violenti scontri con palestinesi armati, l’Egitto ha riaperto lunedì sera il passaggio tra striscia di Gaza e Sinai.

Violenti scontri armati tra palestinesi e poliziotti egiziani lunedì alla frontiera tra Egitto e striscia di Gaza: un palestinese morto, decine di feriti da entrambe le parti.

Secondo il capo dei servizi di sicurezza israeliani, Meir Dagan, l'esercito siriano avrebbe moltiplicato negli ultimi mesi i suoi tentativi d'acquisire nuovi armamenti. “L'alleanza militare tra Damasco e Teheran ha accelerato la corsa al riarmo nella regione. Non penso tuttavia che la Siria preveda di attaccare Israele”, ha detto Dagan alla commissione parlamentare esteri e difesa.

La televisione iraniana ha annunciato lunedì il lancio nello spazio di un razzo vettore per satelliti “di ricerca”, a partire da un impianto segreto situato in una regione desertica del paese.

Verrà creato nella valle Arazim, a ovest di Gerusalemme, un monumento alla memoria delle vittime dell'11 settembre 2001 (fra le quali - va ricordato - si contarono anche numerosi ebrei di varie nazionalità, compresi cinque cittadini israeliani).

Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha elogiato lunedì “la presenza di spirito dei civili che si trovavano sul luogo dell'attentato a Dimona e il coraggio dell'agente che ha neutralizzato il secondo attentatore, evitando un più grave bagno di sangue”.

La polizia egiziana ha annunciato lunedì d’aver arrestato un palestinese munito di esplosivo vicino al posto di frontiera di Rafah con la striscia di Gaza.

Le Brigate Martiri di Al Aqsa, braccio armato di Fatah, hanno ufficialmente rivendicato l'attentato di lunedì contro civili israeliani in un centro commerciale di Dimona. A una conferenza stampa a Gaza, i responsabili del gruppo terrorista hanno reso noti i nomi dei due attentatori.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) ha condannato lunedì l'attentato che ha ucciso una 73enne israeliana nel centro commerciale di Dimona, aggiungendo subito un'analoga condanna delle attività anti-terrorismo delle Forze di Difesa israeliane in Cisgiordania, dove i soldati hanno abbattuto nella notte (a Kabatiya, presso Jenin) due terroristi della Jihad Islamica.

Fonti palestinesi hanno confermano lunedì che i due terroristi dell’attentato a Dimona provenivano dalla striscia di Gaza. Uno di loro era membro del FPLP. Secondo Forze di Difesa e servizi di intelligence israeliani, non si può escludere che i due attentatori siano invece arrivati dalla Cisgiordania (la cui parte meridionale non è ancora protetta dalla barriera difensiva ancora in costruzione).

Incursione aerea israeliana lunedì nella striscia di Gaza: ucciso nel suo veicolo Abu Saad, portavoce delle Brigate di Saladin, braccio armato dei Comitati di Resistenza Popolare.

Libano: Hezbollah minaccia di vendicare la morte di un trafficante di droga libanese morto domenica sera in uno scontro a fuoco con soldati israeliani nel villaggio di Ghajar (che si trova a cavallo del confine).

Israele avrebbe ricevuto recentemente una seconda lettera di Gilad Shalit, l’ostaggio nelle mani di Hamas dal giugno 2006. Secondo Maariv, che cita fonti egiziane, la lettera di Shalit sarebbe stata trasmessa da una parte terza non egiziana. La missiva non aggiungerebbe nulla di nuovo sullo stato di salute del soldato israeliano sequestrato.

Hamas ha definito “atto eroico” l’attentato suicida che lunedì ha ucciso Liuvov Razdolskiya, 73 anni, israeliana di Dimona.

Si moltiplicano gli appelli per la costruzione di una barriera lungo tutta la frontiera israelo-egiziana dopo l'attentato di lunedì a Dimona. Se verrà confermato che i due terroristi sono venuti dalla striscia di Gaza attraverso l’Egitto, la misura potrebbe imporsi nonostante il suo costo elevato.

Spari in aria e distribuzione di dolci per le strade a Gaza per “festeggiare” la “vittoria” dell’attentato di lunedì contro civili israeliani in un centro commerciale di Dimona che ha causato la morte della 73enne israeliana Liuvov Razdolskiya.

Il bilancio dell’attentato di lunedì a Dimona avrebbe potuto essere molto più pesante se non fosse stato per l’intervento coraggioso di un poliziotto che non ha esitato a sparare al secondo terrorista che, pur caduto a terra per l'esplosione del suo complice, ha tentato di attivare la propria cintura di 5 kg di esplosivo una frazione di secondo prima che l’agente facesse fuoco.

Quattro missili Qassam palestinesi lanciati lunedì mattina dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattuti vicino a Sderot. Colpita un'infrastruttura idrica.

Ventiquattro autocarri di aiuti umanitari internazionali sono entrati domenica nella striscia di Gaza attraverso il valico di Sufa. Secondo quanto approvato dalle autorità israeliane, 30 autocarri sono autorizzati ogni giorno ad entrare a Gaza.


4 febbraio 2008

Winograd: “Occorre una politica chiara e condivisa sulla questione degli ostaggi”

 Israele ha bisogno di formulare una chiara linea politica rispetto ai casi di sequestro di civili e militari da parte di gruppi terroristici, senza accettare “folli negoziati” che hanno il solo effetto di incoraggiare la determinazione dei terroristi a catturare altri ostaggi. Lo si legge in una parte del rapporto della Commissione Winograd sulla gestione della seconda guerra in Libano.
La Commissione ha dedicato alla questione un capitolo, intitolato “Sequestri di persona: una minaccia strategica”, del suo rapporto finale pubblicato mercoledì scorso.
Israele attualmente si adopera per cercare di ottenere la liberazione degli ostaggi Eldad Regev e Ehud Goldwasser, nelle mani dei terroristi libanesi Hezbollah dal 12 luglio 2006, e di Gilad Schalit, ostaggio nelle mani di terroristi palestinesi nella striscia di Gaza dal 25 giugno 2006.
Al’inizio del capitolo, i membri della Commissione, pur sottolineando la delicatezza della questione, sostengono che la mancanza di una politica chiaramente formulata su come affrontare la presa in ostaggio di soldati israeliani è stata un fattore che ha messo a repentaglio la sicurezza nazionale del paese.
“La mancanza di una politica chiara e dettagliata, a tutti i vari livelli, su come affrontare la minaccia della presa in ostaggio di cittadini israeliani costituisce un errore strategico che indebolisce Israele – si legge nel rapporto – E’ chiaro che, finché appariremo vulnerabili, il prezzo per la liberazione di ogni ostaggio sarà sempre più alto e la motivazione a sequestrarne altri sempre più forte”.
Pur non facendo nomi, il capitolo del rapporto critica il capo del governo israeliano dicendo che aver dichiarato inizialmente che Israele non avrebbe negoziato per il rilascio di Schalit e aver poi avviato trattative con Hamas “ha indebolito Israele e la sua capacità di affrontare la questione rapimenti”. I governi israeliani, dice il rapporto, hanno affrontato le catture di ostaggi “in modo improvvisato e non pianificato”.
“Un piano strategico circa i sequestri – continua la Commissione – non dovrebbe comprendere soltanto una precisa politica rispetto alle eventuali trattative … ma anche garantire che le dichiarazioni fatte all’inizio del sequestro non risultino
definitive e irrealistiche”.
Il rapporto cita la dichiarata politica statunitense di non negoziare con alcun terrorista la liberazione di propri ostaggi come un esempio che, secondo la Commissione, spiega in parte il basso numero di tentativi di sequestro di cittadini e soldati americani da parte di terroristi.
La Commissione Winograd raccomanda che Israele avvii un dibattito con gli alleati che devono affrontare questa stessa minaccia, per formulare una politica comune che goda di legittimazione internazionale e di cooperazione globale.

(Da: Jerusalem Post)


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