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30 agosto 2011

L'Iran chiede alla Siria di interrompere la repressione della popolazione

Mahmoud Ahmadinejd che invita Bashar al Assad a riconoscere alla popolazione siriana diritti e rivendicazioni. Pensavamo che, finora, avesse dato solo suggerimenti su come soffocare meglio nel sangue le manifestazioni. Quando il bue dice 'cornuto' all'asino ...

TEHERAN — L'Iran, alleato strategico della Siria, ha invitato ieri il governo di Damasco a riconoscere le «legittime rivendicazioni del suo popolo». L'appello, rivolto dal ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi, segna una svolta rispetto alla posizione tenuta finora dal regime dei mullah, che ha sempre condannato le rivolte anti-Assad come complotto dell'Occidente. Le parole di Salehi sono il primo segnale pubblico del crescente disagio di Teheran per le possibili ripercussioni della crisi siriana nella regione.

Corriere della Sera/Informazione corretta


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30 ottobre 2010

Ambizioni persiane contro interessi siriani - Yalibnan Traduzione Hurricane 53


 

 

Ci sono state diverse speculazioni dietro la visita in Libano del presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad. La teoria più accreditata vuole che sia il desiderio dell’egocentrico leader iraniano di rosolarsi al sole libanese, accreditato come “protettore” contro Israele. Con la milizia armata di Hezbollah che agisce sul territorio a mo’ dei pretoriani, Ahmadinejad si è esibito in apparizioni pubbliche come se fosse in un ufficio periferico. Le folle, sotto la guida di  Hezbollah hanno avuto bisogno di qualche piccolo incoraggiamento per tributare un’accoglienza eroica al piccolo persiano. Si sarebbe potuto credere che i festanti libanesi avessero perso il tradizionale amore per i secolari vantaggi a favore dell’austerità iraniana. Un disincantato giornalista locale ha evidenziato la reazione della folla, notando con cinismo: “non importa in che modo ci si metta in luce (politicamente), i miei libanesi amano le rock star”.
 
Di certo Ahmadinejad ha ricevuto un benvenuto degno di una rock star e la sua claque ha lavorato affinché la sua visita avesse una valenza internazionale. Ma i promotori ufficiali iraniani avevano trascurato che, mentre tutto ciò avveniva, in Cile era in atto il salvataggio dei minatori, che occupava a livello mondiale le TV. Alla fine, anche se in realtà ciò ha poca importanza, il boss non ha detto nulla degno di nota. Era a proprio agio mentre ghignava e gesticolava davanti alla folla, sferrando un pugno retorico contro Israele.
 
Tuttavia, dietro le quinte, c’è il fatto che la Siria è sempre meno soddisfatta degli sviluppi dell’influenza iraniana nella politica libanese. A Beirut la questione fra Hezbollah, l'Iran e gli altri gruppi politici musulmani, si ritiene,  è nelle mani di Damasco, che ha sempre esercitato un ruolo principale nella vita politica libanese. Recentemente l’intelligence siriana è stata indicata per essersi infiltrata in modo sostanziale tra Hezbollah, grazie ad un considerevole incremento delle forniture militari da Damasco. Si pensa che la presenza di Ahmadinejad in Libano avesse lo scopo di controbilanciare ciò, ricordando a certi leader di Hezbollah da dove provenivano il loro addestramento ed il supporto originari.
 
L’annunciata visita di Mahmoud Ahmadinejad, più che un atto di stampo regionale, era ad uso e consumo locale, più esattamente libanese. Gli iraniani stanno lavorando su tre fronti di attacco: allineare l’Irak alla religione scita, l’alleanza con Hamas a Gaza ed il desiderio di Hezbollah di governare in Libano. I siriani vedono ciò come i primi passi del tentativo di un piano, da parte della leadership clericale di Tehran, per arrivare ad una Grande Persia - e Damasco non gradisce ciò che vede.
 
Gli anni di concorrenza fra le ali siriane ed irachene del partito Baath sono stati modificati bruscamente con la cancellazione del controllo di Saddam Hussein sull'Irak. Gli sciti in quella nazione non hanno mai ottenuto un ruolo importante in seno al Baath. Erano i fratelli Sunniti di Saddam che dominavano e sostenevano in Irak il carattere pseudo-socialista Baathista. La Siria ha ospitato migliaia di Sunniti Baathisti durante l'invasione e l'occupazione statunitense.
 
La leadership Scito Alawita di Bashir Al-Assad non ha interesse nel permettere che si espanda il potere sciita iraniano sui confinanti vicini alla Siria: Irak e Libano. Bisogna ricordare che la Siria è un paese a maggioranza sunnita. Il clan della leadership di Al-Assad è molto più contrassegnato dalla setta regionale affiliata agli Alawiti che alla coscienza religiosa scita. E questo senza parlare dell’amichevole coesistenza che esiste da lungo tempo fra il clan libanese cristiano Maronitea di Franjieh e la numerosa famiglia di Assad, quando nei lontani giorni del 1957 Hafez Al-Assad era un funzionario dell'intelligence siriana, incaricato di proteggere la fuga dell'anziano Suleiman Franjieh.
 
Nulla di tutto ciò ha molto significato per Ahmadinejad, che intellettualmente e politicamente non appartiene alla leadership clericale di Tehran. Rimarrà al suo posto solamente sino a quando il leader supremo dell'Iran ed il suo centro di potere militare, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, lo vorranno.
 
Le pantomime del presidente iraniano in Libano, involontariamente, confermano gli avvertimenti di Bibi Netanyahu circa le intenzioni iraniane contro Israele. Dai sostenitori di Obama agli oppositori di Sarkozy, si sono levate richieste urgenti verso gli israeliani affinché smorzassero il tradizionale timore nei confronti della bomba persiana. Forse qualcuno avrebbe suggerito ad Ahmadinejad che quanto più farnetica a favore dei suoi seguaci, tanto più perde Israele, nel senso che viene trattenuta dai governi occidentali.
 
Le sfilate a Beirut ed i discorsi in un villaggio che da sul confine israeliano servono agli scopi della leadership clericale iraniana in quanto le permette di mostrare i muscoli nella regione, che vuole mantenere l'allarme di Damasco circa le attività sul territorio e sullo status internazionale raggiunto da Tehran. Inoltre ricorda agli Stati Uniti ed in generale all'occidente, che c’è altro di cui doversi preoccupare, piuttosto che dello sviluppo nucleare persiano, mentre sono in atto pressioni attraverso le sanzioni. 
   
La Grande Persia può sembrare un sogno per chi vive fuori dell’Iran. Ma nell'Iran e nella regione che essa tenta di dominare, è piuttosto reale. Se invece chiedete a qualcuno che fa parte dell'entourage di Bashar Al-Assad, scoprirete che c’è ancora chi crede nella Grande Siria!
George H. Wittman yalibnan 22 ottobre 2010 Traduzione Hurricane 53

 


6 settembre 2008

Siria: Sarkozy fa flop, da Assad soltanto promesse



Dobbiamo abituarci all’idea che la storia si sta svolgendo su un doppio palcoscenico. Su uno, in questo caso quello di Damasco, si sono svolti episodi incoraggianti, scene di speranza, forse esorcismi rispetto a ciò che sta accadendo sull’altro palcoscenico. Il secondo teatro produce senza sosta scene di guerra, con i medesimi protagonisti. Cosa abbiamo visto a Damasco? Quattro Paesi leader che si incontrano per promuovere Bashar Assad e riabilitarlo: la Francia, che oggi guida la Comunità europea, la Siria stessa, che presiede il Summit arabo, il Qatar, attuale presidente del Consiglio di cooperazione del golfo, e la Turchia, il cui governo tenta di giocare oggi un complesso ruolo di mallevadore fra Islam e occidente.

Sarkozy in termini immediati si aspetta la prosecuzione dei colloqui, cui Assad e lo stesso Sarkozy hanno fatto continuo riferimento, fra Siria e Israele, e la quiete in Libano. Peccato che questi colloqui siano stati sospesi con varie scuse al loro quinto round proprio nelle ore in cui Sarkozy era a Damasco, e che comunque si siano svolti mettendo Israele nel ruolo consueto per la Siria, dell’intoccabile: i siriani, decisissimi a ottenere in anticipo sui colloqui diretti una garanzia che la restituzione del Golan è l’oggetto principe, non hanno mai voluto rischiare di sfiorare i loro interlocutori, lasciando nel mistero il contraccambio eventuale. La Siria seguita ad apparire un interlocutore molto abile nell’ottenere senza concedere contraccambi: alla base paradossalmente ciò che le consegna la chiave di questo ruolo privilegiato è la sua disinvoltura nel cavalcare l’amicizia iraniana e la paura che essa suscita, il rapporto largo e antico con i terroristi, e la possibilità quindi di ridurne la fornitura di armi e le possibilità organizzative.

Niente di tutto questo è stato abbandonato, ma Sarkozy sta cercando di strappare Assad all’Iran e ai suoi compagni di strada, il maggiore pericolo attuale, promettendogli la riabilitazione internazionale in cambio. Assad gioca con abilità sul terreno del perbenismo internazionale, vellicando il giusto brivido che dà all’Europa la parola pace, senza di fatto concedere niente e invece tenendosi a disposizione tutto il tavolo, l’altro palcoscenico. Forse l’unico vero cambiamento è la rinuncia, almeno al momento, a preparare un’arma nucleare: solo qualche mese fa le sue strutture in costruzione sono state distrutte da un misterioso blitz, probabilmente israeliano. La Siria non ha intenzione di lasciare il suo rapporto di interdipendenza con l’Iran, che le dà una forza mai avuta prima; né di frenare adesso, dopo due anni di confini aperti, il riarmo intensivo degli hezbollah e comunque servirebbe a poco; e la sistemazione attuale del Libano, stabilita dall’accordo di Doha dopo molte vicissitudini fra cui l’uscita di Assad dopo la rivoluzione democratica seguita all’assassinio di Hariri, comunque ne garantisce la profonda influenza legata alla preminenza degli hezbollah stessi cui ormai è riconosciuto come legale l’esercito privato e il diritto di veto.

Difficile immaginare che Damasco abbandonerà la leva dell’ospitalità a Damasco di gruppi terroristi come Hamas (sembra che la pretesa di Mashaal, capo di Hamas, di una sua fuoruscita verso il Sudan non risponda verità, ma è difficile dirlo). Forse, per avviare un rapporto anche gli Usa, accetterà per ora la fine del passaggio di terroristi e istruttori per l’Irak. Ma Sarkozy non ignora che la novità più recente è stata la visita di Assad alla Russia post Georgia, con la richiesta di importanti sistemi d’armi e la disponibilità a rappresentare per la Russia una nuova grande base navale a Tartous, buona per influenzare tutto il Medio Oriente.

Questo è lo scenario di guerra. Ma c’è l’altro: Assad ha anche mandato avanti, con appropriate dichiarazioni di fiducia nella pace, i contatti con Israele tramite intermediari. Oggi sostiene che comunque non si potrebbe arrivare a un accordo data la fragilità di Olmert e fino al rinnovo della presidenza americana. Quanto al Libano, la richiesta di Sarkozy probabilmente otterrà risposte diplomatiche immediate, ma aprendo un’ambasciata Damasco non garantisce la sua presa di distanza dal dominio su Beirut, non avendo operato nessun distacco dagli hezbollah e quindi dall’Iran, il vero pericolo sia per il Libano che per tutto il Medio Oriente.

Bashar Assad danza a molti matrimoni in questo momento. E il fatto che Sarkozy sia tuttavia andato a Damasco si basa su due fatti molto importanti per l’Europa: la parola pace, costruita nella nostra mente a mo’ di architrave fondamentale cui sacrifichiamo talora molto della logica e dell’evidenza, e la sostanziale disperazione di fronte a una minaccia, quella islamista, per fronteggiare la quale tentiamo ogni possibile sentiero. Il rischio è semplice da capire: il rafforzamento dello scenario di guerra che si nasconde dietro il primo sipario.

Fiamma Nirenstein


4 settembre 2008

Lo schiaffo ad Assad



Gli attempati generali dell’esercito siriano non possono credere ai loro occhi. L’Unione Sovietica è tornata. Dopo aver visto i carri armati russi entrare in Georgia, hanno avuto l’impressione di essere tornati indietro di due decenni, all’epoca in cui la superpotenza sovietica appoggiava il presidente Hafez Assad (padre): un’epoca in cui i consiglieri sovietici stazionavano in Siria, le navi da guerra sovietiche attraccavano nel porto di Tartus e Mosca dava missili e carri a Damasco gratuitamente. Ancora più importante, era l’epoca in cui l’Unione Sovietica forniva alla Siria protezione contro Israele.

Ecco perché i consiglieri del presidente Bashar Assad (figlio) gli hanno dato il peggior consiglio possibile. È giunto il momento, gli hanno detto, di fare alla Russia un’offerta che non potrà rifiutare. E naturalmente Assad, l’eterno principiante, ha accettato il consiglio. E così il presidente siriano è volato a Mosca con una serie di proposte che i generali ritenevano vantaggiose per entrambe le parti.

1. La Siria accetta il dispiegamento russo sul suo territorio di missili terra-terra sofisticati come contrappeso al dispiegamento di missili americani in Polonia.
2. La Siria accetta che i jet dell’aeronautica russa usino il territorio e lo spazio aereo siriani.
3. Il porto di Tartus sarà riaperto.
4. Alla Russia sarà concesso un avamposto militare amico in Medio Oriente, alle porte dell’Europa, e ritornerà ad essere una potenza nella regione.

In cambio Assad intendeva chiedere missili terra-terra sofisticati, oltre ad altri tipi di armi. Si sentiva ottimista, e menzionò la sua proposta in un briefing con i giornalisti russi alla vigilia del suo viaggio a Mosca.

La reazione dei russi ha colpito il leader siriano come uno schiaffo. La risposta di Putin e Medvedev alla sua richiesta è stata: “non ci interessa.” Non avevano interesse ad imbarcarsi in una nuova guerra fredda. Lo schiaffo è stato anche peggiore perché i russi si sono rifiutati di vendere missili avanzati ai siriani aggiungendo alcune condizioni. Primo, avrebbero venduto alla Siria solo armi difensive e non offensive. Secondo, non avrebbero venduto alla Siria armi che modificassero l’equilibrio garantito dalla supremazia militare di Israele sulla Siria. Terzo, qualunque cosa venderanno dovrà essere pagata in contanti, e in anticipo.

I russi sanno molto bene che l’economia siriana è instabile. Sanno che gli iraniani aiutano i siriani con i pagamenti, ma sanno anche che l’Iran stesso si trova di fronte a grandi difficoltà.

Assad ha ingoiato l’insulto ed è tornato a Damasco. Perché il “pacchetto dorato” di Assad non aveva nessuna possibilità? Perché la Russia non è l’Unione Sovietica. Quello che i generali di Assad non hanno afferrato è che, invadendo la Georgia, la Russia ha causato a se stessa danni economici e politici che ci vorranno anni a riparare. La Russia è un paese capitalista che fa affidamento sulla propria economia, e l’economia ha reagito con grande ansia agli avvenimenti in Georgia. Gli investitori che hanno risollevato l’economia russa oggi stanno letteralmente scappando: dodici miliardi di dollari sono stati portati fuori dalla Russia solo nelle ultime due settimane. L’indice RTS della borsa russa è sceso del 32%, e il rublo russo è stato deprezzato. La Russia non aveva la possibilità materiale di continuare questo conflitto.

Va inoltre ricordato che, a questo punto, la Russia è strettamente legata a Israele, non meno e forse di più che alla Siria. Un milione e mezzo di ex russi risiedono in Israele, e l’industria israeliana high-tech è molto importante per l’economia russa. Il mondo nell’era della globalizzazione (una parola con cui la Siria ha ancora ben poca dimestichezza) non tornerà ad essere in bianco e nero, e non ci sarà nessuna babushka russa ad aspettare Assad con una soluzione magica.

Guy Bechor


5 maggio 2008

Assad, difensore della laicità per paura dei Fratelli musulmani

 di Jihad Issa
La controllata stampa di Damasco contesta l'appello di 39 imam contro la decisione di non insegnare religione nelle scuole elementari.

Damasco (AsiaNews) ? Preoccupato per l'ormai acquisita leadership dell'opposizione da parte dei Fratelli musulmani, Bachar al-Assad sembra impegnarsi ad approfondire il carattere "laico" del regime siriano del partito Baath, al governo da più di 40 anni.

Sulla stampa siriana di questi giorni, sempre strettamente controllata, accanto alle critiche al comportamento antisiriano della comunità internazionale, ed in modo speciale degli Stati Uniti e dei loro alleati francesi e britannici, largo spazio ha il problema dei rapporti tra "la comunità laica" e quella "religiosa", seguito alla pubblicazione dell'appello di 39 importanti imam. Esponenti di rilievo della comunità musulmana, gli imam chiedono al presidente Assad di esercitare il suo ruolo costituzionale per fermare la "campagna velenosa" iniziata dai nemici dell'Islam contro l'insegnamento della religione nelle classi elementari delle scuole pubbliche, sostenendo che tale scelta mira a "trasformare la società in una società laica, secondo un modello che svuota il Paese dei valori insegnati e vissuti dai padri".

Il ministro dei beni religiosi in Siria, Mohamad Ziad El Ayoubi, parlando con AsiaNews ha ribadito la "necessità di lasciare spazio allo sviluppo mentale e culturale nelle scuole, evitando qualsiasi manifestazione religiosa, perché il fanciullo deve crescere sotto un clima  neutrale, senza essere costretto a subire le pressioni degli altri". Il ministro ha rivelato che più di dieci imam sono stati ricevuti in questi ultimi giorni dal presidente Assad, al quale hanno voluto esprimere la loro protesta contro le sue direttive. Vero motivo della protesta, secondo El Ayoubi "salvare la faccia nei riguardi dei fondamentalisti, che stanno cercando di cambiare il volto del Paese". Il ministro ha criticato questi imam, sostenendo che è in atto un complotto contro la visione laica dello Stato: "vogliono seguire l'esempio dei fondamentalisti dell'Afghanistan e della Somalia, vogliono infiltrarsi dentro le anime dei cittadini, strumentalizzando la religione e mettendola a loro servizio".

Ieri, il giornale "Al Sawrat" (La Rivoluzione) ha pubblicato un servizio con il quale ha criticato la trasformazione del giardino pubblico di Kfarsousa (vicino a Damasco) di 4000 metri quadrati di superficie,  in uno spazio riservato alle donne ed ai bambini. Commentato questa decisione presa dai fondamentalisti, il giornale ha indicato il rischio che "sta dietro le porte della Siria": trasformare lo Stato laico in uno governato dalla sharia. Sottolineando che molti ristoranti hanno proibito le bevande alcoliche e che aumentano le donne che indossano il chador, Al Sawrat ha lanciato un appello per la creazione di un fronte per la difesa dello Stato laico.


29 aprile 2008

Assad dimostri autentica volontà di pace

 







il reattore nucleare nordcoerano di Yongbyon, a destra un’immagine del reattore siriano a Tibnah quando era in costruzione, prima del raid israeliano del 6 settembre 2007

Se il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha chiarito al presidente siriano Assad d’essere disposto a ritirarsi dalle Alture del Golan in cambio della pace, ha fatto bene. È un impegno che rappresenta effettivamente un alto prezzo, ma nessuno ha ancora restituito le Alture e la strada verso un accordo è ancora lunga.
D’altra parte, se la Siria vuole davvero avviare un processo diplomatico, deve mostrare segnali in questo senso, e devono essere segnali molto seri. Assad dovrebbe appoggiare l’amministrazione americana e fare ciò che fece Assad padre con Bill Clinton a Ginevra nel novembre 2000: dichiarare il proprio inequivocabile impegno a rinunciare alla guerra. Dovrebbe troncare pubblicamente i suoi legami con l’Iran. Dovrebbe lasciare in pace in Libano, permettendo che elegga finalmente il suo presidente. E dovrebbe interrompere i collegamenti fra Hezbollah e sue le fonti di finanziamento e riarmo. Solo allora Israele si convincerà che Damasco fa sul serio.
Se accadrà tutto questo, si può ben supporre che la maggioranza degli israeliani si dimostrerebbe disposta ad abbandonare le Alture del Golan (benché abbiano finora garantito la quiete su quel confine) in cambio di una pace autentica.

(Da: Yediot Aharonot, 27.04.08)




3 agosto 2007

Assad ha capito il messaggio

 Quando, la scorsa estate, Hizbullah è riuscito a paralizzare per più di un mese il nord di Israele, il presidente siriano Bashar Assad rimase a bocca aperta. Con tutta la sua inesperienza, vide in quel fatto la dimostrazione che Israele poteva essere sconfitto. Ecco perché nell’anno trascorso ha impresso una notevole accelerazione ai programmi di riarmo siriani. Assad pensava che, in caso di necessità, anche lui avrebbe potuto ottenere una specie di vittoria su Israele paralizzandolo con lanci di missili e razzi e che, così facendo, avrebbe potuto riportare la questione delle alture del Golan al centro dell’agenda internazionale fino a riprendersele “con onore” atteggiandosi a colui che le ha riconquistate grazie a una straordinaria operazione militare.
L’istituzione del tribunale internazionale sull’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, che dovrebbe aprire i lavori tra breve, desta forti preoccupazioni in Assad giacché pone una minaccia esistenziale a lui personalmente e al regime della minoranza alawita con cui controlla la Siria. Dal momento che i siriani tradizionalmente per spegnere un incendio ne appiccano un altro più grande, Israele aveva ragione di temere che Damasco si stesse preparando a innescare una guerra prima di essere incolpata dell’uccisione di Hariri.
L’effetto positivo di questo allarme è stato che le Forze di Difesa israeliane hanno significativamente incrementato il loro livello di allerta sulle alture del Golan. Tutti abbiamo letto della serie di grandi esercitazioni che l’esercito ha condotto sul Golan nei mesi scorsi. Queste manovre alla luce del sole sono risultate utili – ed è bene che proseguano – perché hanno condotto a un importante sviluppo: i siriani sono stati dissuasi, la deterrenza è stata ripristinata, le regole del gioco sono state ristabilite.
Israele ha chiarito ai siriani che Assad sbaglia di grosso se pensa che un attacco alla sovranità di Israele possa essere una passeggiata, e che Israele si accontenterebbe di reazioni indecise come quelle che hanno caratterizzato la guerra in Libano della scorsa estate. Sono le Forze di Difesa israeliane che sono schierate alle porte di Damasco, non viceversa.
Per questo le conseguenze di un attacco a Israele potrebbero comportare la fine del regime della minoranza alawita in Siria. Israele non accetterà mai di pagare il prezzo che paga il Libano per la crescente instabilità siriana.
Possiamo presumere che i siriani abbiano capito il messaggio. I siriani capiscono questo genere di messaggi perché questo è esattamente il loro modo di regolarsi. Non vi è dubbio, poi, che l’arrivo di un ministro della difesa come Ehud Barak che conosce da vicino i siriani e il loro modo di fare ha contribuito a rafforzare il messaggio.
Anche tutto quel parlare sui mass-media israeliani delle intenzioni bellicose dei siriani ha contribuito alla deterrenza, giacché se mai i siriani avevano pensato a un effetto sorpresa come quello dello Yom Kippur 1973, ora qui nessuna sorpresa sarebbe più possibile.
Il rischio di guerra con la Siria è diminuito nel breve periodo, ma non è scomparso del tutto. Dovremo analizzarlo attentamente nei prossimi mesi, dal momento che le potenziate capacità missilistiche siriane sono certamente preoccupanti e dovrebbero preoccupare tutti coloro che desiderano la pace in Medio Oriente. La deterrenza – non va dimenticato – deve essere sempre riaffermata.
È così che funziona la deterrenza, ed è così che funziona il Medio Oriente. In altre parole, coloro che pensavano che parlare di guerra fosse pericoloso devono rendersi conto che in realtà è stato salutare. Le parole hanno una loro forza, in questa parte del mondo, e magari lo stesso fosse avvenuto con Hezbollah subito dopo la presa in ostaggio dei due soldati israeliani lo scorso anno. Forse in questo modo anche quella guerra si sarebbe potuta prevenire.

Guy Bechor

(Da: YnetNwes, 2.08.08)


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19 luglio 2007

Siria: Assad presta giuramento

 
La famiglia Assad

E' stato rieletto il 27 maggio per un secondo mandato


       Il presidente siriano Bashar al-Assad, rieletto il 27 maggio in un
referendum dai risultati plebiscitari, ha prestato giuramento stamani.Assad
ha giurato per un secondo mandato di 7 anni di fronte al Parlamento riunito
a Damasco. Ritrasmesso dalla tv, il giuramento avviene in un momento in cui
Assad, succeduto al padre Hafez alla sua morte nel 2000, sembra avere il
pieno controllo del paese, con i rivali isolati, un gran numero di
oppositori in prigione e le pressioni internazionali ridotte.


      E chi lo "schioda" a quello?


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13 giugno 2007

President Al-Assad Discusses Developments with Italian Communist Party

 
Damascus,  President Bashar al-Assad met on Tuesday Secretary General of the Italian Communist Party Oliviero Diliberto.
President al-Assad and Dilberto discussed means of enhancing relations between the Italian Communist Party and al-Baath Arab Socialist Party, as well as between the two countries. They also discussed current regional developments.
The meeting was attended by Secretary General of al-Baath Arab Socialist Party Abdullah al-Ahmar and the accompanying Italian delegation.
H. Sabbagh, Mazen


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