.

  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
Diario
 








  







Liberali per Israele 






     
  A Shuny 
                     

    
  




 Contatori visite gratuiti


6 settembre 2008

Siria: Sarkozy fa flop, da Assad soltanto promesse



Dobbiamo abituarci all’idea che la storia si sta svolgendo su un doppio palcoscenico. Su uno, in questo caso quello di Damasco, si sono svolti episodi incoraggianti, scene di speranza, forse esorcismi rispetto a ciò che sta accadendo sull’altro palcoscenico. Il secondo teatro produce senza sosta scene di guerra, con i medesimi protagonisti. Cosa abbiamo visto a Damasco? Quattro Paesi leader che si incontrano per promuovere Bashar Assad e riabilitarlo: la Francia, che oggi guida la Comunità europea, la Siria stessa, che presiede il Summit arabo, il Qatar, attuale presidente del Consiglio di cooperazione del golfo, e la Turchia, il cui governo tenta di giocare oggi un complesso ruolo di mallevadore fra Islam e occidente.

Sarkozy in termini immediati si aspetta la prosecuzione dei colloqui, cui Assad e lo stesso Sarkozy hanno fatto continuo riferimento, fra Siria e Israele, e la quiete in Libano. Peccato che questi colloqui siano stati sospesi con varie scuse al loro quinto round proprio nelle ore in cui Sarkozy era a Damasco, e che comunque si siano svolti mettendo Israele nel ruolo consueto per la Siria, dell’intoccabile: i siriani, decisissimi a ottenere in anticipo sui colloqui diretti una garanzia che la restituzione del Golan è l’oggetto principe, non hanno mai voluto rischiare di sfiorare i loro interlocutori, lasciando nel mistero il contraccambio eventuale. La Siria seguita ad apparire un interlocutore molto abile nell’ottenere senza concedere contraccambi: alla base paradossalmente ciò che le consegna la chiave di questo ruolo privilegiato è la sua disinvoltura nel cavalcare l’amicizia iraniana e la paura che essa suscita, il rapporto largo e antico con i terroristi, e la possibilità quindi di ridurne la fornitura di armi e le possibilità organizzative.

Niente di tutto questo è stato abbandonato, ma Sarkozy sta cercando di strappare Assad all’Iran e ai suoi compagni di strada, il maggiore pericolo attuale, promettendogli la riabilitazione internazionale in cambio. Assad gioca con abilità sul terreno del perbenismo internazionale, vellicando il giusto brivido che dà all’Europa la parola pace, senza di fatto concedere niente e invece tenendosi a disposizione tutto il tavolo, l’altro palcoscenico. Forse l’unico vero cambiamento è la rinuncia, almeno al momento, a preparare un’arma nucleare: solo qualche mese fa le sue strutture in costruzione sono state distrutte da un misterioso blitz, probabilmente israeliano. La Siria non ha intenzione di lasciare il suo rapporto di interdipendenza con l’Iran, che le dà una forza mai avuta prima; né di frenare adesso, dopo due anni di confini aperti, il riarmo intensivo degli hezbollah e comunque servirebbe a poco; e la sistemazione attuale del Libano, stabilita dall’accordo di Doha dopo molte vicissitudini fra cui l’uscita di Assad dopo la rivoluzione democratica seguita all’assassinio di Hariri, comunque ne garantisce la profonda influenza legata alla preminenza degli hezbollah stessi cui ormai è riconosciuto come legale l’esercito privato e il diritto di veto.

Difficile immaginare che Damasco abbandonerà la leva dell’ospitalità a Damasco di gruppi terroristi come Hamas (sembra che la pretesa di Mashaal, capo di Hamas, di una sua fuoruscita verso il Sudan non risponda verità, ma è difficile dirlo). Forse, per avviare un rapporto anche gli Usa, accetterà per ora la fine del passaggio di terroristi e istruttori per l’Irak. Ma Sarkozy non ignora che la novità più recente è stata la visita di Assad alla Russia post Georgia, con la richiesta di importanti sistemi d’armi e la disponibilità a rappresentare per la Russia una nuova grande base navale a Tartous, buona per influenzare tutto il Medio Oriente.

Questo è lo scenario di guerra. Ma c’è l’altro: Assad ha anche mandato avanti, con appropriate dichiarazioni di fiducia nella pace, i contatti con Israele tramite intermediari. Oggi sostiene che comunque non si potrebbe arrivare a un accordo data la fragilità di Olmert e fino al rinnovo della presidenza americana. Quanto al Libano, la richiesta di Sarkozy probabilmente otterrà risposte diplomatiche immediate, ma aprendo un’ambasciata Damasco non garantisce la sua presa di distanza dal dominio su Beirut, non avendo operato nessun distacco dagli hezbollah e quindi dall’Iran, il vero pericolo sia per il Libano che per tutto il Medio Oriente.

Bashar Assad danza a molti matrimoni in questo momento. E il fatto che Sarkozy sia tuttavia andato a Damasco si basa su due fatti molto importanti per l’Europa: la parola pace, costruita nella nostra mente a mo’ di architrave fondamentale cui sacrifichiamo talora molto della logica e dell’evidenza, e la sostanziale disperazione di fronte a una minaccia, quella islamista, per fronteggiare la quale tentiamo ogni possibile sentiero. Il rischio è semplice da capire: il rafforzamento dello scenario di guerra che si nasconde dietro il primo sipario.

Fiamma Nirenstein


2 luglio 2008

Oggi in Israele

 

02/07/2008 "Mi rendo conto che non possiamo pretendere una tregua totale in così poco tempo: occorre essere pazienti. Ma questa pazienza non deve essere percepita dai nostri nemici come un segno di debolezza. E se Hamas viola il tregua, sapremo come reagire e non esiteremo a usare la forza". Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Ehud Olmert durante la una visita martedì nel Negev occidentale.

02/07/2008 Riprende mercoledì il transito delle merci tra Israele e striscia di Gaza attraverso i terminali di Sufa, Nahal Oz e Karni, brevemente sospeso dopo i lanci di Qassam palestinesi di lunedì.

02/07/2008 Secondo France 24, il mandato del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che dovrebbe scadere alla fine di gennaio 2009, sarebbe stato prolungato di un anno ad opera di un comitato straordinario di giudici. La decisione sarebbe stata presa per lasciare più tempo a Fatah per trovare un candidato alla successione.

02/07/2008 Grecia: nel corso della riunione dell'Internazionale Socialista martedì ad Atene, il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha stretto la mano al presidente iracheno, Jalal Talabani. È la prima volta che rappresentanti ufficiali dei due paesi si incontrano in pubblico. A margine della conferenza, Barak ha incontrato anche il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

02/07/2008 Secondo il settimanale egiziano Al Ahram el-Arabi, Hamas avrebbe trasmesso agli egiziani un video e una lettera dell'ostaggio Gilad Shalit per provare che è in vita. In Israele, fino a martedì sera non se ne sapeva ancora nulla.

02/07/2008 Iran: il direttore di un importante giornale riformatore è stato arrestato dopo aver pubblicato un articolo contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad. È accusato "di diffusione di menzogne e insulti verso il presidente".

02/07/2008 Più di 25.000 donazioni di sangue raccolte in tutto Israele, martedì, nel quadro di una campagna lanciata dall'organizzazione "Ezer Mitsion" per creare una banca dati di possibili donatori di midollo osseo. La campagna è stata lanciata all'insegna della ricerca di un donatore per Talia Borochov, bambina di 10 anni colpita da leucemia.

02/07/2008 Nessun commento martedì sera dal governo israeliano sulla terza serie di colloqui indiretti a Istanbul fra gli emissari israeliani Yoram Turbovitch e Shalom Tordjman e rappresentanti siriani, sotto mediazione turca.

02/07/2008 Il governo israeliano ha deciso di finanziare campi estivi per i bambini di Sderot e delle altre località vicine alla striscia di Gaza. Il progetto costerà quasi 5 milioni di shekel.

02/07/2008 Il ministro delle finanze israeliano, Roni Bar, parlando del Negev occidentale ha dichiarato che il governo "intende investire più denaro nel sud del paese, per sviluppare progetti e finanziare le infrastrutture della regione".

02/07/2008 Iran: Akbar Velayati, consigliere della guida suprema ayatollah Ali Khamenei, ha messo in guardia il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, suggerendogli maggiore "prudenza e moderazione" nelle sue dichiarazioni. "I suoi discorsi particolarmente provocatori - ha detto - nuocciono all'Iran e alle relazioni che la repubblica islamica intrattiene con l'occidente".

02/07/2008 Israele smentisce che il giornalista di Gaza Mohammed Omer sia stato maltrattato. Di ritorno della Gran Bretagna dove ha ricevuto un premio, Omer aveva affermato la settimana scorsa di essere stato trattenuto, aggredito e insultato al valico di Allenby, fra Giordania e Cisgiordania. Le Forze di Difesa israeliane sostengono d'aver fatto solo controlli di sicurezza accurati poiché si sospettava che fosse entrato in contatto con "elementi nemici".

02/07/2008 Arrestato martedì a Tulkarem Mouassam al-Iraki, terrorista della Jihad Islamica implicato nella fabbricazione di ordigni esplosivi e nella preparazione di attentati. Nessuno scontro a fuoco giacché l'uomo non ha opposto resistenza.

02/07/2008 Mohamed Dahlan è tuttora "persona non grata" nella striscia di Gaza: lui e i suoi uomini non vi possono entrare. Benché Hamas abbia deciso di riaprire le porte "a tutti i palestinesi senza distinzioni" tuttavia, secondo il giornale Al Quds al-Arabi, "non perdona i responsabili delle sommosse, della scissione e della guerra" che hanno preceduto il suo golpe nella regione.

02/07/2008 Il vice-ministro della difesa Matan Vilnai è convinto che "l'accordo con Hamas regge" nonostante i lanci di Qassam di lunedì sera. Vilnai ritiene che la tregua segni un'apertura verso la liberazione di Gilad Shalit.

02/07/2008 Un funzionario del Pentagono ha dichiarato alla ABC che Israele "con forte probabilità" attaccherà l'atomica iraniana prima della fine del 2008. Martedì il portavoce del dipartimento di stato Usa Tom Casey ha smentito e criticato come del tutto infondata l'anonima insinuazione.

02/07/2008 Entrata in vigore martedì in Israele la riforma del mercato elettrico. Gli israeliani, se lo desiderano, possono produrre elettricità e venderla. L'Autorità pubblica incaricata dell'energia elettrica è disposta a pagare 2 shekel ogni kilowatt prodotto da energia solare. Il ministero delle infrastrutture conta così su una produzione supplementare di 50 megawatt all'anno e sull'estensione delle energie pulite.

02/07/2008 Secondo il giornale libanese Al Akhbar, il rapporto del Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moonm escluderebbe che Hezbollah abbia ripristinato il proprio arsenale di prima del 2006 a sud del fiume Litani. Secondo fonti interne alle Nazioni Unite, tutti sanno che è vero il contrario ma l'Onu non lo può dire per non ammettere il fallimento della risoluzione 1701 e non compromettere gli equilibri interni libanesi. Un'altra fonte diplomatica delle Nazioni Unite ritiene che Hezbollah si sia specializzato nel nascondere le sue attività all'Unifil, la forza Onu schierata nel sud del paese.

02/07/2008 Gerusalemme ha avvertito Hamas per mezzo dell'Egitto che i soldati delle sue Forze di Difesa procederanno d'ora in poi a tiri d'avvertimento verso chiunque si avvicini troppo alla frontiera con Israele. Il governo israeliano intende impedire alle fazioni terroristiche di costruire fortificazioni a ridosso della barriera di sicurezza o di piazzarvi mine e altri ordigni alla maniera di Hezbollah.

02/07/2008 Le conclusioni dell'indagine di polizia confermano che la morte di una guardia della polizia frontiera sulla pista dell'aeroporto, in occasione della partenza del presidente francese Nicolas Sarkozy, è stata un suicidio.


15 febbraio 2008

Sarkozy: ogni scolaro "adotti" un bimbo morto nella Shoah

A me sembra una bellissima idea

L'annuncio durante il Consiglio delle istituzioni ebraiche
Il presidente vuole affidare
a ogni allievo della 4a elementare
la memoria di una
delle piccole vittime francesi

Il presentimento al presidente l’ha dato certamente una canzone. Di Jean-Jacques Goldman, uno dei cantanti che ama di più, che con Carla Bruni ha tenuto regolari concerti per scopi benefici (e che della Première Dame è stato uno degli amori ufficiali). Il brano si intitola «Comme toi»; dà voce a un padre che racconta alla figlia la storia di una bambina come lei, inghiottita nei gironi infernali dell’Olocausto: «…si chiamava Sarah aveva appena otto anni / la sua vita era gioia sogni e nubi bianche / ma altri hanno deciso diversamente…». Così Sarkozy, ospite del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia, ha annunciato un altro imperioso «desiderio»: «Ho chiesto al governo e al ministro dell’Educazione che, a partire dalla riapertura scolastica il prossimo autunno, a ciascun allievo della quarta elementare sia affidata la memoria di uno degli undicimila bambini francesi vittime della Shoah». Sarkozy ha poi fornito la spiegazione pedagogica: «Non c’è nulla di più intimo e di più emozionante per un bambino che la storia di un altro bambino della sua età».

Nella sala dove era riunito il Crfi il presidente ha raccolto fitti e convinti applausi. Il presidente Richard Prasquier ha confermato: «Una decisione che risponde alla nostra preoccupazione di agire il più presto possibile sull’emergere di comportamenti antisemiti». Anche quest’anno in aumento allarmante. Sarkozy cercava consenso nella comunità ebraica, visto che si sono appannati gli entusiasmi che raccoglieva come candidato o ministro degli Interni. Li hanno svenati la visita di Gheddafi e le offerte nucleari fatte a molti Paesi arabi. Oltre che le manifestazioni di cattolicesimo e i progetti di modificare la legge sulla laicità del 1905 a cui la comunità è molto affezionata.

L’annuncio ha fatto bufera tra i politici: ai consensi si sono opposte perplessità e critiche severe a tutte le latitudini, dall’ex premier Villepin ad alcuni socialisti. Fiutano in lui «atteggiamenti di predicatore e ora anche di istitutore, che si arroga il diritto di decidere che cosa è buono e qual è il modo di formare i bambini». Ma è tra gli insegnanti che il dovere della memoria riportato alle elementari crea seri biasimi. Sono già in freddo con lui per un’altra iniziativa clamorosa: la lettura obbligatoria nei licei della lettera alla madre del martire comunista della resistenza Guy Moquet, giudicata una «intrusione», un tentativo pericoloso di imporre e proporre una storia di Stato. Questa volta si domandano polemicamente se sia valutato l’impatto psicologico: «C’è il rischio che l’allievo ne ricavi un sentimento di colpevolezza per la sorte di un bambino di cui lui non è assolutamente responsabile», denuncia il sindacato maggioritario nella scuola elementare. Si critica anche che il presidente si ponga di nuovo sul terreno dell’emotività dopo l’episodio Guy Moquet: «Ogni volta che un avvenimento colpisce la attenzione di un uomo politico ci si sente autorizzati a rinviarlo alla scuola. Non sarebbe ora che si lasciasse fare agli insegnanti?». Il brontolio è arrivato al ministro dell’Educazione Darcos. Ha dettagliato la richiesta di Sarkozy: «Gli allievi dovranno condurre ciascuno una piccola inchiesta sulla famiglia, il contesto e le circostanze in cui il bambino ebreo è scomparso». Poi ha promesso: «L’idea forse è un po’ normativa, prometto di non mettere un poliziotto in ogni classe». Sullo sfondo ci sono i malumori per il ruolo che Sarkozy sembra assegnare alla religione, alle «radici cristiane», insomma per il presidente «crociato» dei discorsi in Vaticano e in Arabia Saudita. Davanti alla comunità ebraica lui non si è tirato indietro: «Nessuno vuole rimettere in gioco la laicità. Ma i nostri figli hanno il diritto di incontrare a un momento della loro formazione intellettuale ed umana religiosi che schiudano loro la spiritualità».
Domenico Quirico


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sarkozy shoah carla bruni

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 15/2/2008 alle 15:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 gennaio 2008

LIBANO: SARKOZY, BOICOTTEREMO SIRIA FINO A ELEZIONE PRESIDENTE

 

La Francia interrompera' i contatti con la Siria fino a quando Damasco non si mostrera' disponibile a favorire l'elezione di un nuovo presidente in Libano che metta fine alla crisi politica. La linea dura e' stata annunciata dal presidente Nicolas Sarkozy, al termine di un colloquio al Cairo con il collega egiziano Hosni Mubarak. Il titolare dell'Eliseo ha spiegato che Parigi "non avra' piu' contatti con la Siria fin quando non avra' prova della sua volonta' di lasciare che il Libano elegga in modo concordato un nuovo presidente".

"La Francia vuole un presidente per il Libano", ha insistito Sarko', ricordando che per 11 volte il Parlamento libanese ha dovuto rinviare l'elezione del successore del filo-siriano Emile Lahoud, a causa dell'atteggiamento dell'opposizione imperniata su Hezbollah e sostenuta da Damasco e Teheran. La Siria si e' ritirata nel 2005 dal Paese dei cedri ma ha mantenuto una forte influenza attraverso Hezbollah e altri movimenti politici. L'incontro nel palazzo presidenziale del Cairo, al termine della vacanza a Luxor e Sharm-el-Sheikh con Carla Bruni, segna la prima visita ufficiale di Sarkozy in Medio Oriente.

Repubblica


16 dicembre 2007

Sarkozy: Iran "il pericolo di una guerra esiste" - Le Figaro

 

Il presidente afferma che è disposto a recarsi a Teheran, se la repubblica islamica consentirà all’AIEA effettuare controlli sui suoi impianti nucleari. 

Nicolas Sarkozy se dit prêt à aller à Téhéran et à Damas à certaines conditions. (AP)
In un eloquente gesto, quanto potrebbe accadere all'Iran ...

Due mesi fa, il proprietario del Quai d’Orsay, Bernard Kouchner, aveva provocato qualche subbuglio, dichiarando che il mondo doveva "prepararsi al peggio", cioè alla possibilità di una “guerra” con l'Iran. In quell’occasione, Nicolas Sarkozy aveva risposto che, da parte sua, non si serviva del "termine ‘guerra’ ".

Tuttavia mercoledì, in un'intervista che appare giovedì nel settimanale Nouvel Observateur, Nicolas Sarkozy utilizzava veramente il termine "guerra", riferendosi alla repubblica islamica.

Il "pericolo di una guerra (con l’Iran ndt) esiste", dichiarava il presidente francese. "Non sono mai stato favorevole alla guerra. Il problema per noi, non è tanto sul rischio che gli americani si lanciano in un intervento militare, ma che gli Israeliani considerino realmente minacciata la loro sicurezza", affermava Nicolas Sarkozy.

Il capo di Stato indicava anche di essere disposto di recarsi a Teheran, a condizione che "l'Iran permettesse all’AEIA (Agenzia internazionale dell'energia atomica) di effettuare i suoi controlli, sarei pronto ad andare a Teheran ed esaminare una collaborazione sul nucleare civile", dichiarava, facendo tuttavia valere "la fiducia degli Israeliani e degli americani sulla questione".

L'Iran è "pericoloso"

Ma nel settore del nucleare, "tutti sono concordi nell’affermare che quanto stanno facendo gli iraniani non ha nessuna spiegazione civile", aggiungeva, “mentre il regime iraniano afferma che il suo programma di arricchimento dell'uranio ha fini civili”, "il solo dibattito, consiste nel sapere se giungeranno a possedere una capacità militare (nucleare ndt) tra uno o tra cinque anni ", proseguiva.

Martedì, il suo omologo americano George W. Bush, ha affermato che l'Iran era "pericoloso" e lo sarebbe ancora più se avesse il controllo dell'arricchimento dell'uranio.

Dopo la pubblicazione il 3 dicembre di una relazione dei servizi di intelligence americani, secondo cui Teheran avrebbe sospeso nel 2003 il suo programma nucleare militare, Washington continua a fare pressioni, con il sostegno di Parigi e di Londra, affinché venga adottata rapidamente una terza risoluzione del Consiglio di sicurezza che accentui le sanzioni già prese.

Quanto alla Siria, altra questione spinosa per la diplomazia occidentale, il presidente Sarkozy si dice anche "pronto a recarsi a Damasco" se in Libano ci sarà un'elezione presidenziale "basata sul consenso" e "se gli assassini si fermeranno".

J.C. (lefigaro.fr) avec AFP - Traduzione Alberto/Hurricane


18 novembre 2007

Ahmadinejad accusa Nicolas Sarkozy - Le Figaro

  

Lunedì scorso il presidente repubblica ha ricevuto una missiva del suo omologo
iraniano. "Encomiabile" la posizione di attesa della Farnesina davanti ad una questione che potrebbe, a breve, avere gravissime ripercussioni sullo scacchiere medio orientale ...
Alberto/Hurricane



Nella sua edizione, della data odierna, “Le Monde” parla di una lettera dal tono "aspro" indirizzata dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad al suo omologo francese Nicolas Sarkozy. In questa missiva, secondo il quotidiano, il presidente iraniano qualificherebbe il capo dello Stato francese "giovane ed inesperto" e lancerebbe "velate minacce" all'indirizzo di Parigi.

Ieri l’Eliseo non ha reagito ufficialmente a queste informazioni. La Francia raccomanda la messa in atto di altre misure coercitive attraverso l'Unione europea, oltre ad un inasprimento delle sanzioni contro l'Iran allo studio all'ONU. Ma entrambe le due opzioni appaiono problematiche. la riunione dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU e di Germania, fissata lunedì in previsione dell'adozione di un nuovo gruppo di sanzioni è stata annullata a causa della defezione della Cina che ha sollevato come pretesto dei problemi di calendario. Una decisione che avalla soprattutto le persistenti riserve da parte della Cina nell’appesantire le sanzioni contro l'Iran.

“I dubbi restano”
Che riguardano le sanzioni europee, esistono delle divergenze, in particolare i tedeschi e gli italiani manifestano scarso entusiasmo e privilegiano come passo iniziale la strada dell’Onu. A Parigi si continua a pensare che le nuove sanzioni siano tanto più necessarie in quanto "permangono, se non aumentano, dubbi importanti" sul programma nucleare iraniano, in particolare per quanto riguarda l'esistenza delle centrifughe di nuova generazione. Reagendo all'ultima relazione dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA), il Quai d’Orsay ha giudicato che Teheran debba rispondere "in modo chiaro, completo e preciso alle richieste sulle sue attività nucleari passate e presenti".

In compenso l’Iran si rallegra per la relazione dell’AIEA che sottolinea che "sostanziali progressi " sono stati fatti per rivelare la natura e la dimensione del programma nucleare, ma che tutto ciò è ancora insufficiente. È un "grande successo dell’AIEA", ha così commentato ieri un diplomatico iraniano, aggiungendo che questo documento "distrugge ogni fondamento circa le accuse contro l'Iran".

A. Ba. Traduzione Alberto/Hurricane


10 agosto 2007

Liberazione degli infermieri: il figlio di Gheddafi parla di "ricatto" – Le Figaro

 

"E’ un gioco immorale, ma hanno stabilito le regole del gioco, e gli europei pagano ora il prezzo ...", ha dichiarato Seif al- Islam Gheddafi.

Il figlio del presidente libico, Seif al-Islam Gheddafi, continua a commentare, apparentemente in modo contradditorio, la liberazione degli infermieri e del medico bulgari.

Dopo aver definito, l’altro ieri, che la conclusione di "una questione umanitaria non può essere oggetto di uno scambio", Seif el-Islam questa volta sul settimanale americano Newsweek parla di un "ricatto" dalla doppia faccia.

"Un ricatto? Può darsi. È un ricatto, ma anche gli europei hanno fatto un ricatto", spiega". "E' un gioco immorale, ma hanno stabilito loro le regole del gioco, e gli europei ora pagano il prezzo ...", dichiara Seif al-Islam Gheddafi. "Tutti hanno giocato la propria carta per favorire gli interessi del proprio paese".

Alla domanda di Newsweek "se i francesi avessero offerto più degli altri", il responsabile libico risponde: "Parliamo di centinaia di milioni di euro per sostenere il comparto sanitario in Libia". Secondo il figlio della guida libica, non costerà “meno di 300 milioni di euro per l'ospedale di Bengasi", che la Francia si era impegnata di rinnovare da più di un anno. Parigi non ha mai fornito gli importi circa il costo dei lavori.

Seif al-Islam Gheddafi non si ferma a ciò ed esprime il suo parere sul progetto francese per la costruzione di una centrale nucleare destinata alla desalinizzazione dell’acqua di mare. (Il reattore) "è molto grande e molto costoso" assicura. Per parte sua, il gruppo europeo EADS ha firmato un contratto per la fornitura di missili anticarro Milan per 168 milioni di euro. Ribattendo alle critiche dell'opposizione in Francia, il presidente Sarkozy aveva escluso ogni idea di "contropartita".

Le Figaro – Traduzione Alberto/Hurricane


13 giugno 2007

Sarkò invita Hezbollah a Parigi e Israele trema

 
<b>Gaza, un giorno ad alta tensione</b>


Altro che metterli sulla lista nera delle organizzazioni terroristiche europee. Gli hezbollah verranno invitati in Francia a partecipare alla conferenza di pace sul Libano che si dovrebbe tenere entro giugno.

La notizia è ufficiale e non farà piacere ai tanti ammiratori del neo eletto presidente Nicolas Sarkozy. Anche perché in molti, a Gerusalemme e negli Stati Uniti, avevano interpretato come premesse  pre elettorali gli intenti più volte manifestati e ribaditi dallo stesso Sarkozy e dal suo staff di darsi da fare per includere il partito di Dio di Nassan Nasrallah nella black list dove grazie all’Italia di Berlusconi è finito il movimento terrorista di Hamas. Addirittura si era beccato un articolo negativo per questo da uno dei quotidiani di riferimento della sinistra americana, il New York Times.

Ieri un diplomatico israeliano, sentito nell’ambito di  lungo articolo del Jerusalem Post, commentava senza particolare sorpresa questo voltafaccia presidenziale. Spiegandolo così: “il punto di vista a Gerusalemme è che Sarkozy voglia agire gradualmente e giocare un ruolo onesto per stabilizzare il Libano e la conferenza di Parigi fa parte di questo sforzo.”

Ma perchè allora invitare un movimento filo iraniano, islamo fascista e spiccatamente anti semita come gli hezbollah?

“L’eredità di Chirac non si può dissipare in un attimo”, è la risposta delle alte sfere diplomatiche. Che comunque, sebbene molto disilluse dopo questo invito ufficiale, fanno sapere di non avere ancora perso tutte le speranze che la vittoria di Sarkozy possa alla fine persuadere tutta l’Europa che le milizie hezbollah debbano essere messe al bando dall’Europa.

La finezza, un po’ ipocrita, di Sarkozy sta nel separare le milizie armate dal partito che ha attualmente 13 deputati nel parlamento libanese. “Se pure l’ala armata fosse messa fuorilegge, noi continueremmo a trattare per il bene del Libano con il movimento politico.”

Il  nuovo ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, che in passato ha spesso sferzato gli uomini della sinistra francese di cui fa parte, per il proprio filo arabismo senza sé e senza ma e per il proprio essere pregiudizialmente sempre e comunque contro Israele, fa una certa fatica a spiegare alla stampa francese il proprio passo diplomatico: “l’obiettivo della conferenza di Parigi è quello di restaurare una certa confidenza tra i partiti libanesi, noi abbiamo l’opportunità di mettere fine al conflitto e non parlare con loro, cioè con gli hizbullah, vorrebbe dire essere negligenti con l’attuale posizione geo politica libanese, perché hizbullah ne è un componente fondamentale.”

Qualcuno ha anche chiesto a Kouchner se non temeva che questa iniziativa sarebbe costata non poco in termini di credibilità all’immagine di serietà del paese che pure Sarkozy sta tentando di costruire a livello interno e internazionale, Kuchner ha replicato in maniera disarmante: “in questo momento è più importante la pace e la stabilità in Libano che l’immagine della Francia”.

Cosa dunque sottende questa prima virata politically correct e di continuismo chiracchiano di Sarkozy?

Le ipotesi che si fanno sono molte. Qualche esperto francese di dietrologia all’italiana fa anche il seguente ragionamento:

 “bisogna ragionare con l’ottica diplomatica di Sarkozy, lui da una parte legittima gli hezbollah come partito dall’altra farà pressioni perché l’ala militare sia messa fuori legge in Europa e così lo costringerà a trattare con la politica internazionale e con il governo di Sinora, un po’ come fece Blair con l’Ira”.

D’altronde, e questa sarebbe la riprova del precedente ragionamento, Sarkozy ha invitato alla stessa conferenza anche la Siria, ma non per questo non continuaa tenere puntata alla tempia di Assad la pistola del tribunale internazionale che deve indagare sulle complicità siriane nell’omicidio dell’ex premier libanese Hariri.

Qualche maligno fa anche notare l’interesse di Sarkozy di venire comunque a un compromesso che garantisca la pace nella travagliata regione libanese dove di recente molti studi dimostrerebbero l’esistenza di numerosi e ricchi giacimenti petroliferi su cui la Francia vorrebbe in qualche maniera mettere le mani.

Dimitri Buffa
L'Occidentale


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. israele sarkozy parigi hamas

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 13/6/2007 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 giugno 2007

Libano, Sarkozy invita Hezbollah in Francia

 



 Il presidente francese Nicolas Sarkozy inviterà il gruppo sciita filo-iraniano dell’Hezbollah alla conferenza sul Libano che si terrà a fine mese a Parigi, ed è disposto a riprendere i contatti con la Siria. Lo riferisce oggi il quotidiano israeliano The Jerusalem Post.
Il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, ha invitato a Parigi i rappresentanti di tutti i principali gruppi libanesi per porre fine alla crisi politica in cui è piombato il Libano dallo scorso novembre.

Parigi-Damnasco: prove di dialogo Per quanto riguarda la Siria, fonti diplomatiche a Gerusalemme hanno detto che la Francia ha fatto sapere a Damasco di essere disposta a riprendere i rapporti, senza che Parigi rinunci a sostenere l’istituzione di un tribunale internazionale incaricato di processare i responsabili dell’uccisione dell’ez premier libanese Rafik Hariri. Le relazioni tra Francia e Siria si sono raffreddate dopo l’uccisione di Hariri, caro amico dell’ex presidente francese Jacques Chirac.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. hezbollah francia sarkozy

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 12/6/2007 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


9 giugno 2007

Allez Sarkozy

 

Allez la France. Abbassa le tasse, detassa gli straordinari, rilancia la crescita. Consiglio dei ministri il 20 giugno, approvazione delle Camere in luglio, operatività l’1 di ottobre. Un lampo. Fantastico Sarkozy. 11 miliardi di tasse in meno. Dice: non ci sono. Risponde: li troviamo. Niente Irpef per chi lavora di più, niente contributi, oneri sociali ridotti per le aziende. Basta tasse di successione, crediti d’imposta sui mutui per la prima casa, 150 mila euro esentasse a ciascun figlio. Ogni sei anni. Patrimoniale bloccata al 50 per cento. E mica è finita, poi tocca ai manager. Liquidazioni d’oro solo a chi fa guadagnare all’azienda. Il consiglio di amministrazione prefissa. E controlla. Se no, pippe. Stock options concesse con la stessa filosofia. Niente profitti? Altre pippe. Turn over degli statali segato a metà, riforma delle pensioni speciali, risparmi sul sistema sanitario. Allez Sarkozy. Allez la France. E questo è ancora niente. Perché Cécilia, quant’è bona Cécilia?

Andrea's version


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sarkozy

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 9/6/2007 alle 13:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


8 giugno 2007

L’Unione Mediterranea di Sarkozy, un’idea da non sottovalutare

 

 

La sera stessa della sua elezione a presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato che intende promuovere un progetto per la realizzazione di una Unione Mediterranea. Secondo l’idea del neoeletto capo dello Stato transalpino, si tratterebbe di una nuova organizzazione internazionale, dotata di istituzioni autonome e aperta a tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo. L’ipotesi avanzata da Sarkozy ha aperto un dibattito che sta ponendo in evidenza vari punti di vista. A prescindere da quelli che saranno gli sviluppi, il progetto evocato dal presidente francese merita comunque di essere tenuto in debita considerazione.

A differenza di ciò che molti pensano, non è detto che Sarkozy abbia pensato a questa soluzione meramente per tenere fuori la Turchia dall’Unione europea (Ue). Per quanto ha già dimostrato nelle sue precedenti esperienze di governo come titolare dei dicasteri dell’Economia e dell’Interno, appare evidente che Sarkozy è un politico vero e perciò provvisto di quella dote che appartiene a tale categoria: il pragmatismo. Questa considerazione induce a pensare che il nuovo inquilino dell’Eliseo non abbia intenzione di porre troppi vincoli di natura ideologica per nessuna materia. Da buon esponente della linea politica tracciata a suo tempo dal generale Charles de Gaulle e poi raccolta dai suoi eredi (il celebre gollismo), Sarkozy persegue il solo e unico obiettivo di tutelare gli interessi della Francia a livello internazionale.

Il veto all’ingresso della Turchia nella Ue, che ha rappresentato uno dei capisaldi della campagna elettorale del leader del partito gollista, è da intendersi come una scelta di tipo politico. L’asserzione per cui la Turchia non è Europa bensì Asia Minore è solo un pretesto per nascondere le vere intenzioni del presidente francese. Sarkozy pone il veto ad Ankara perché la Repubblica Turca, se dovessero rimanere in vigore i parametri attuali, si prenderebbe una gran parte dei fondi strutturali europei, sottraendoli al misero bilancio comunitario, già oggetto di molte discussioni.

L’interesse nazionale francese è il motivo stesso per cui Sarkozy ha lanciato il progetto di Unione mediterranea. La Francia esercita un ruolo di preminenza, sotto il profilo politico ed economico, nei paesi del Maghreb (Algeria, Marocco, Tunisia). Il rafforzamento della cooperazione nel Mediterraneo permetterebbe a Parigi di consolidare la sua leadership in un’area di interesse strategico.

Considerate le motivazioni che animano il progetto di Sarkozy, tocca agli altri Stati di compiere un analogo ragionamento e di considerare se la proposta francese possa essere compatibile pure con i loro interessi. Al riguardo, il piano del neo inquilino dell’Eliseo potrebbe essere appetibile per molti, non solo per la Francia. Potrebbero trarre dalla nascita dell’Unione mediterranea diverse tipologie di soggetti: ai Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, all’Unione Europea nel suo complesso e perfino la stessa Turchia, che appare invece essere la più penalizzata dal progetto.

In primo luogo, a trarre beneficio dall’Unione mediterranea sarebbero le Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo stesso. È oramai accertato che il processo di integrazione fra le due sponde del Mare Nostrum, iniziato nel 1995 con la conferenza di Barcellona, sta mancando i suoi obiettivi. Appare davvero improbabile che entro il 2010 possa nascere la zona di libero scambio fra gli Stati rivieraschi del Mare Nostrum. Il fallimento è da imputarsi proprio alla formula stessa scelta dal Processo di Barcellona, che prevedeva la partecipazione paritaria di tutti gli Stati membri della Ue, conferendo anche a quelli dell’Europa settentrionale od orientale i medesimi obblighi e diritti di quelli che si affacciano sul Mediterraneo. Ne è conseguito che il meccanismo si è inceppato sia per il numero eccessivo di membri sia perché i Paesi non mediterranei non hanno avuto interesse a portare avanti il programma.

Il piano francese sarebbe uno strumento molto più efficace per favorire una più solida interazione fra le due rive del Mediterraneo, giacché prevede la partecipazione di un numero molto più ristretto di Nazioni, tutte mediterranee e pertanto interessate a sviluppare l’integrazione nell’area. Inoltre, si vorrebbe costituire un'organizzazione modellata sullo stile dell'Unione Europea, dotata di istituzioni proprie e perfino di una Banca del Mediterraneo, incaricata di promuovere gli investimenti per la promozione dello sviluppo nelle aree più povere. Con questa nuova organizzazione regionale si potrebbe finalmente compiere il passo decisivo verso la creazione di quella zona di libero scambio nel Mediterraneo che rappresentava l’obiettivo finale del Processo di Barcellona.

Il piano di Sarkozy potrebbe pure essere funzionale al rafforzamento dell’Ue nel suo complesso, poiché conferirebbe a Bruxelles l’opportunità di assumere un ruolo geopolitico di maggiore incisività sulla scena internazionale. L’Unione mediterranea, infatti, potrebbe essere il perfetto anello di congiunzione fra la Ue e i rimanenti Stati dell’Africa. Mediante questa aggregazione l’Europa occidentale creerebbe di fatto un confine nuovo con i Paesi del Continente Nero che più soffrono di una condizione di sottosviluppo. Favorendo un ulteriore salto di qualità degli Stati del Nord Africa, che già oggi godono di un livello di sviluppo superiore rispetto alla media continentale, la Ue potrebbe innescare un circolo virtuoso capace di generare ricchezza nell’intera Africa. Se dovesse riuscire in questo obiettivo - difficile ma non impossibile - la Ue otterrebbe un successo politico fondamentale per conferire a Bruxelles quel ruolo di primo piano nel contesto mondiale che da molto tempo va ricercando.

Il progetto di Sarkozy potrebbe, infine, convenire alla Turchia. In primo luogo, Ankara potrebbe assumere un ruolo di assoluto prestigio nel Mediterraneo orientale, col risultato di guadagnare ulteriore credibilità a livello internazionale. Confermando di essere un partner affidabile per la Ue, come del resto lo è sempre stata fino ad oggi, la Turchia potrebbe convincere la Francia di Sarkozy a mutare atteggiamento riguardo alla sua prospettiva europea. L’Unione mediterranea può quindi essere per Ankara un’opportunità di mostrare la sua utilità a Bruxelles, non un declassamento rispetto alla richiesta di adesione immediata alla Ue. Oltretutto, non dobbiamo dimenticare che la nascita dell’Unione mediterranea non comporterebbe il blocco dei negoziati fra la Turchia e le istituzioni europee.

Al momento nessuno può sapere con certezza cosa abbia in mente Sarkozy. Probabilmente neppure il presidente francese ha un’idea precisa di quello che possa essere il risultato finale di questa sua proposta. D’altronde un politico di spessore (Sarkozy senz’altro lo è) è sempre pronto ad adattarsi al contesto piuttosto che rimanere rigido su preconcetti ideologici che mal si conciliano con le regole delle relazioni internazionali. Perciò, il progetto di Unione mediterranea non deve essere bocciato a priori, poiché potrebbe rappresentare una grossa opportunità per lo sviluppo del Mediterraneo e per il rilancio della Ue nel suo complesso.

Rudy Caparrini


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Sarkozy

permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 8/6/2007 alle 8:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     agosto        ottobre
 

 rubriche

Diario
La cucina ebraica
Filmati e humour
Documenti
Israele
Archivio
Ebraismo
Viale dei giusti e degli eroi
Made in Israel
Il meglio in libreria
Kibbutz

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

Il signore degli anelli
Komunistelli
il reazionario
Oknotizie
Facebook
yahoo gruppi
informazione
israele
ucei
hurricane
CERCO CASA
Esperimento
Antikom
societapertalivorno
iljester
lehaim
milleeunadonna
lideale
bendetto
focusonisrael
asianews
viva israele
giuliafresca
stefanorissetto
ilberrettoasonagli
pensieroliberale
jewishnewssite
ControCorrente
Fort
Centro Pannunzio
bosco100acri
essere liberi
Fiamma
Maralai
Orpheus
Nomi in Ebraico
Barbara
Snake
Raccoon
Salon-Voltaire
Frine
Serafico
Enzo Cumpostu
zamparzigogola
Israele-Dossier.info
Dilwica
300705
Deborah Fait
Nuvole di parole
calendario laico
gabbianourlante
imitidicthulhu
Fosca
Geppy Nitto
Topgonzo

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom