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21 gennaio 2008

Rihani, il poeta arabo fiero di essere americano

 Citato da Bush, voleva la statua della libertà a Suez



"Per la stragrande maggioranza delle persone a questo mondo non esiste un simbolo più grande dell’America della statua della libertà”. Il presidente Bush ha chiuso il discorso di Abu Dhabi, probabilmente il più ambizioso di un presidente americano sulla “nobile religione dell’islam”, con i versi di un poeta libanese.

Bush ha ricordato che la statua “fu disegnata da un uomo che viaggiò molto in questa parte del mondo e che originariamente aveva immaginato che questa donna potesse reggere la sua torcia all’ingresso del Canale di Suez. Alla fine, invece, fu eretta nel porto di New York, dove è stata di ispirazione per generazioni e generazioni di immigrati. Uno di questi immigrati era un poeta di nome Ameen Rihani. Guardando la sua luce tenuta in alto, si chiese se mai la sua sorella potesse essere eretta nella terra dei suoi progenitori arabi. Scrisse proprio così: ‘Quando porgerai il tuo volto a oriente, oh Libertà?’”.

Chi è Rihani, il pensatore arabo a cui hanno scritto presidenti statunitensi come Theodor Roosevelt e regnanti arabi come Al Saud? Rihani fu mentore di quel Kahil Gibran che sarebbe stato espulso dalla biblioteca della venerabile università Al Ahzar islamica perché giudicato “blasfemo” dai custodi dell’ortodossia sunnita.

Sesto di sei figli nato in Libano nel 1876, Rihani è stato anche il più grande intellettuale arabo-americano del Novecento, diceva che “per tutti noi la libertà è un diritto e la ricerca della felicità l’obiettivo supremo”. Autore di numerosi saggi, il più famoso dei quali è “The Book of Khalid”, Rihani per tutta la vita cercò di unire “i due mondi”, occidente e mondo arabo. “Non esiste est e ovest, siamo liberi”. Diceva di avere “nuove scarpe americane” e “antichi occhi orientali”. Rihani macerava il pragmatismo arabo con una visione orientalista innamorata dell’idealismo anglosassone, infondeva l’ottimismo della speranza americana nella tentazione autoritaria della sua terra. Orgoglioso della sensualità araba che sarebbe stata cancellata da decenni di tirannie panarabe e islamiche, Rihani celebrava “i vasti silenzi del deserto dove ogni voce, ogni nota e ogni suono ha valore”. A differenza della scuola formatasi con Edward Said, Rihani non dipingeva l’oriente come una vittima perpetua dell’imperialismo, era fiero di essere americano, di far parte di una cultura che aveva istituzionalizzato lo studio di Avicenna, Averroè, al Khawrizmi e al Farabi. Cristiano maronita cresciuto in un ambiente agnostico e tollerante che sognava il rinascimento arabo, Rihani ha scritto fra i reportage di viaggio più belli del secolo scorso, il più splendente è su Karbala, la città sciita in Iraq, in occasione di una Ashura.

Celebrata in questi giorni, l’Ashura è la festività in cui gli sciiti rievocano l’anniversario della morte dell’imam Hussein, Rihani ci consegna un gruppo di giovani che porta un alto palo metallico ornato di nastri rossi verdi e bianchi che schioccano al vento, i bambini che offrono l’acqua alla folla, tutti che bevono e recitano una preghiera per il martire nipote di Maometto, dietro agli uomini avanza un cavallo bianco senza cavaliere, con una magnifica sella e ornato di piume bianche sulla testa ciondolante. Le donne piangono, l’atmosfera è carica di attesa. In quelle processioni, Rihani vide il fremito arabo per la “deliverance” tanto attesa, la liberazione. Come ha spiegato lo storico Michael Oren nel suo ultimo saggio “Power, Faith and Fantasy”, “Rihani proclamò il suo amore per le libertà del Nuovo Mondo davanti al pubblico arabo e americano, chiedendo di costruire quelle libertà anche in medio oriente”. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Rihani esortò gli immigrati arabi ad arruolarsi nell’esercito americano.

Fervente oppositore del califfato ottomano, Rihani portò avanti una generosa e coraggiosa campagna per formare una generazione araba dedita alla costruzione di un medio oriente libero e tollerante. Fu arrestato ed espulso dal Messico, mentre cercava di convincere gli immigrati siriani e libanesi sulla necessità di entrare in guerra contro le autocrazie europee dell’Asse al fianco degli Stati Uniti. Visitando il centro islamico di Washington nel giugno dello scorso anno, Bush ha detto: “Conserviamo nei nostri cuori l’antica speranza di uno dei grandi poeti musulmani, Rumi: ‘Le lampade sono differenti, la luce è la stessa’”. E’ la grande lezione di Rihani su quel mondo arabo che sogna la signora con la torcia.

di Giulio Meotti


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