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14 giugno 2011

Lo Yemen scoppia e nessuno lo aiuta

 

di Daniel Pipes
Liberal

 

Pezzo in lingua originale inglese: The Emptying of Yemen


Se combinate, queste diverse crisi – ecologica, economica, politica, ideologica – potrebbero indurre a un tragico esodo di massa senza precedenti fuori dallo Yemen, che porterà a un'epica reazione violenta anti-yemenita. Una nota personale: sono rimasto affascinato dallo Yemen, grazie a un viaggio da me fatto in questo Paese nel 1972 quand'ero studente. Una terra di così difficile accesso al punto che le potenze coloniali hanno solo lambito i suoi margini, è riuscita a mantenere i suoi costumi, tra cui uno straordinario stile architettonico e una peculiare cultura di uomini che indossano il pugnale e che prevede che la maggior parte degli adulti mastichino qat. Può il mondo esterno evitare la catastrofe? No. Il terreno, la cultura e la politica dello Yemen, tutto rende insostenibile un intervento militare; e chi, in questo momento di deficit e austerità, sovvenzionerà la sua economia sconfortante e debole? Né gli Stati si offriranno spontaneamente per accogliere milioni di profughi. La verità è che nel loro momento più buio gli yemeniti sono soli.

  

Per la prima volta nella sua storia estremamente lunga, lo Yemen si trova a minacciare il mondo esterno. E lo fa principalmente in due modi. Innanzitutto, ancor prima dell'attuale agitazione politica cominciata il 15 gennaio scorso, la violenza che si è scatenata fuori dallo Yemen aveva già colpito gli occidentali. Per quanto il debole governo del presidente Ali Abdullah Saleh controllasse solo una piccola parte del Paese, la violenza era emersa sia vicino allo Yemen (come gli attacchi alle navi Usa e francesi) che a grande distanza (l'istigazione da parte di Anwar al-Awlaki al terrorismo in Texas, in Michigan e a New York). Con l'apparente abdicazione di Saleh del 4 giugno, quando il presidente si è recato in Arabia Saudita per ricevere cure mediche, il mandato del governo centrale si ridurrà ulteriormente. Lo Yemen è destinato a diventare un esportatore di violenza sempre più grande. Ma è il secondo pericolo che mi sconcerta di più: uno svuotamento senza precedenti dello Yemen con milioni di profughi senza arte né parte (molti di loro islamisti) e soprattutto non graditi, che si riversano prima in Medio Oriente e poi in Occidente per chiedere asilo economico.


Tutto è cominciato con un deficit idrico, ormai sempre più catastrofico. Nel 2010, Gerhard Lichtenthaler, uno specialista nel campo, scriveva come in molte delle zone montane del Paese la quantità di acqua potabile disponibile, di solito attinta da una fonte o da una cisterna, fosse scesa a meno di un quarto di litro per persona al giorno. Le falde acquifere, infatti, sono state scavate a un ritmo tale che i loro livelli sotterranei diminuiscono dai 10 ai 20 metri l'anno, minacciando l'agricoltura e lasciando le grandi città senza un'adeguata quantità di acqua potabile. Sanaa potrebbe essere la prima capitale al mondo a rimanere a secco. E non solo Sanaa. Come recita un titolo del Times di Londra, lo Yemen «potrebbe diventare la prima nazione a rimanere senza acqua». Nulla di simile è mai accaduto nei tempi moderni, sebbene modelli simili di siccità siano stati sviluppati in Siria e in Iraq. Come l'editorialista David Goldman sottolinea, le scarse risorse alimentari minacciano di lasciare affamati un gran numero di mediorientali, mentre un terzo degli yemeniti ha patito la fame cronica prima dei disordini. Un numero che sta crescendo rapidamente.

La prospettiva di un collasso economico si profila più minacciosa ogni giorno che passa. Le riserve di petrolio sono ridotte al punto che «camion e autobus stanno in coda per ore alle stazioni di servizio, mentre la mancanza di scorte idriche e l'interruzione di corrente elettrica sono la norma quotidiana». L'attività produttiva è proporzionalmente in declino. Se l'acqua e il cibo non hanno dato abbastanza preoccupazioni, lo Yemen ha uno dei più alti tassi di nascita del mondo, aggravando il problema delle risorse. Con una media di 6,5 figli per donna, quasi una donna su sei è incinta in qualsiasi momento. Si prevede che nel giro di trent'anni la popolazione attuale di 24 milioni raddoppierà.

La politica esacerba il problema. Se Saleh è storia (troppe forze si sono schierate contro di lui per tornare al potere, inoltre i sauditi potrebbero non lasciarlo partire), il suo successore avrà difficoltà a governare anche l'esigua porzione del Paese che lui controllava. Troppe fazioni con obiettivi diversi sono in competizione per il potere – le forze di Saleh, i ribelli Houthi a nord, i secessionisti a sud, le forze stile al-Qaeda, un movimento giovanile, i militari, le tribù al potere e la famiglia Ahmar – per riuscire a coalizzarsi in un chiaro conflitto binario. In un paese governato da un «sistema tribale mascherato da autocrazia militare», l'anarchia sembra essere uno scenario più probabile di una guerra civile, e la Somalia e l'Afghanistan potrebbero essere i modelli. Gli islamisti yemeniti vanno dai membri del Partito Islah, che compete alle elezioni parlamentari, ai ribelli Houthi che combattono le forze saudite, fino ad al-Qaeda nella penisola arabica. La loro crescente forza incrementa "il blocco della resistenza" di stati e organizzazioni appoggiato dall'Iran. Se gli sciiti prevarranno sui sunniti in Yemen, Teheran ci guadagnerà ancor più.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 14/6/2011 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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