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28 luglio 2010

Israele è una delle poche nazioni autenticamente anti-coloniali in Medio Oriente

 
 
Più di duecento israeliani, per lo più originari del Sudafrica, hanno partecipato con passione a un seminario su “Combattere la delegittimazione d’Israele: smascherare il mito dell’apartheid” che si è tenuto domenica scorsa al Menachem Begin Heritage Center di Gerusalemme. L’evento è stato organizzato da due israeliani immigrati dal Sudafrica, Ari Rudolph e Diane Morrison, nel quadro di un progetto lungo un anno per la Legacy Heritage Fellowship.
Sono intervenuti il prof. Gideon Shimoni, autore di “Comunità e la coscienza: gli ebrei nel Sud Africa dell’apartheid; Dore Gold, già ambasciatore d’Israele alle Nazioni Unite; e D.J. Schneeweiss, coordinatore della strategia anti-boicottaggio al ministero degli esteri israeliano. I relatori hanno respinto senza mezzi termini ciò che hanno concordemente stigmatizzato come i tentativi sempre più intensi, da parte dei denigratori di Israele, di etichettare Israele come uno stato da apartheid.
“In quanto ex sudafricano – ha esordito la co-organizzatrice Morrison –per me è facile smontare il paragone spiegando le enormi differenze”. Ma per gli altri – ha aggiunto – che hanno storie diverse alle spalle, “è assai più difficile”, il che spiega l’urgente necessità di un seminario come quello di domenica.
L’evento si è aperto con la proiezione di un video clip dell’ex parlamentare arabo israeliano Azmi Bishara, successivamente fuggito all’estero per sottrarsi a un processo per spionaggio a favore di terroristi nemici d’Israele, che interveniva ad un evento della cosiddetta “Settimana sull’Apartheid d’Israele” a Johannesburg nel 2008. Nello stralcio, Bishara accusava Israele di essere, con la sua stessa esistenza, un caso di apartheid colonialista, per poi condurre dei paralleli fra il regime di apartheid in Sudafrica e il trattamento da parte d’Israele dei palestinesi in Cisgiordania, nella striscia di Gaza e all’interno stesso d’Israele.
Shimoni, il primo intervenuto, ha fatto notare come proprio il fatto che Bishara parlasse nella sua qualità di membro di un parlamento dal cui pulpito poteva liberamente denunciare il paese stesso nel quale era stato democraticamente eletto, contraddiceva clamorosamente il grosso delle sue asserzioni. Shimoni ha poi sottolineato come in Sudafrica le due parti in conflitto puntassero ad una sorta di “matrimonio”, laddove le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese mirano esattamente al contrario, cioè a separarsi con un “divorzio”. Ed ha citato il concetto di “superiorità razziale” come quello che stava al cuore del sistema dell’apartheid sudafricano, squalificando come “menzogneri” i tentativi di comparare tale sistema e tale mentalità con il contesto israeliano. Shimoni ha criticato con forza la minoranza di israeliani di estrema sinistra che abbraccia il falso paragone con l’apartheid, ma ha criticato con altrettanta severità la minoranza di israeliani di estrema destra “seguaci di Kahane” il cui pensiero è simile a quello che egli ha descritto come prevalente nelle ultime fasi del regime di apartheid: una sorta di apartheid in sedicesimo.
Dore Gold ha sottolineato la necessità per Israele di mettere in rilievo le sue rivendicazioni in Terra di Israele o Palestina riconosciute dal diritto internazionale, allo scopo di contrastare le false rappresentazioni di Israele come di una illegittima entità colonialista; e la necessità di ribadire che Israele non desidera affatto governare sui palestinesi e che anzi è pronto ad arrivare con loro a un compromesso territoriale “all’interno di confini che siano difendibili”. “Chiunque conosca la storia del popolo ebraico – ha detto Gold – sa che la storia di Israele è la storia di un movimento nazionale e non quella di un movimento colonialista”, ricordando che la sua lotta per l’indipendenza giunse al punto di vedere l’esile forza aerea israeliana appena nata impegnata in combattimento con la Royal Air Force nel periodo finale del dominio britannico. Mentre altre nazioni in Medio Oriente sono state il prodotto diretto di un’imposizione delle potenze colonialiste, Israele può essere considerato come una delle poche autentiche “nazioni anti-colonialiste” della regione. “L’analogia con l’apartheid – ha detto Gold – è totalmente infondata. Lo sforzo di incastrare Israele nel parallelo con l’apartheid sudafricano rientra semplicemente nel tentativo di delegittimare Israele, puntando a cancellare la storia ebraica da questa terra”. Per combattere “il veleno” del paragone con l’apartheid “bisogna andare direttamente al cuore della questione affermando immediatamente la verità dei fatti, bisogna ricordare i diritti di cui godono le minoranze in Israele, e far rilevare che Israele aspira al compromesso territoriale con i palestinesi. Ma la cosa più importante – ha concluso Gold – è ribadire, di fronte alla comunità internazionale, i nostri diritti storici in questa terra, chiarendo al mondo che il popolo ebraico è quello che ha i più profondi, originari e duraturi legami con questo paese”.

(Da: Jerusalem Post, 19.7.10)

Nelle foto in alto: sopra, il vero aparthed in Sudafrica (sul cartello: "solo per bianchi"); sotto, la realtà in Israele (sul cartello: "sono un fiero israeliano")

 




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 28/7/2010 alle 20:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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