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27 luglio 2010

Perché non arriva la pace

Moshe Dann
Tutti i tentativi di imporre uno stato palestinese (le proposte di soluzione “a due stati”) sono destinati al fallimento per una semplice ragione: gli arabi palestinesi non vogliono questo stato. Essi non costituiscono una nazione, un popolo: il loro nazionalismo non si fonda su un’unica identità linguistica, storica, culturale o religiosa; il suo fine primario è spazzare via lo stato d’Israele e i suoi abitanti ebrei. Pertanto qualunque forma di “statualità” palestinese che accetti il diritto di Israele ad esistere è, per definizione, impossibile. La cosa è chiaramente evidente nelle Carte costitutive dell’Olp e di Hamas.
Il “palestinismo” non è un’identità nazionale, bensì una costruzione politica sviluppata come parte di un’agenda terroristica, quando l’Olp venne formata nel 1964. Era un modo per distinguere fra arabi ed ebrei, e fra gli arabi che vivevano in Israele prima del 1948 e gli altri arabi. La definizione “arabi palestinesi” non è un’invenzione straniera o colonialista: è la locuzione con cui essi usavano descrivere se stessi nei loro documenti ufficiali. La loro identità venne fondata su un mito: il solo scopo era “la liberazione della Palestina, compreso ciò che oggi è Giordania. Gli arabi che vivevano in Palestina non consideravano se stessi separati dalla più ampia nazione araba, come risulta dai documenti dell’Olp.
Si accodarono al mufti filo-nazista Haj Amin Hussein non perché egli esprimesse la loro identità nazionale, ma per via del suo odio contro gli ebrei. Non definiscono la loro lotta come il raggiungimento dell’indipendenza a fianco di Israele: il loro obiettivo è sostituirsi a Israele. Perciò le proposte di soluzione “a due stati”, con la statualità palestinese come obiettivo territoriale, di fatto sono la negazione del palestinismo. Tali soluzioni significherebbero la fine del palestinismo e della loro lotta per sradicare Israele.
Il che spiega come mai nessun leader arabo “palestinese” accetterà di accondiscendere agli interessi occidentali e sionisti, e come mai per loro scendere a compromessi equivalga a un’eresia. Statualità (accanto a Israele) significa sconfessare la “Naqba” (catastrofe), che coincide con la nascita dello stato di Israele nel 1948, e ammettere che tutto ciò per cui si sono battuti e sacrificati è stato vano. Statualità (accanto a Israele) significa lasciar perdere cinque milioni di arabi che vivono nei 58 cosiddetti “campi profughi” sponsorizzati dall’Unrwa in Giudea, Samaria, striscia di Gaza, Libano, Siria e Giordania, e le centinaia di migliaia sparsi in giro per il mondo: che non sarebbero più considerati “profughi”, con la perdita secca di più di mezzo miliardo di dollari che l’Unrwa riceve ogni anno. Statualità (accanto a Israele) significa abbandonare la “lotta armata”, che è il fulcro della loro identità: significa che il concetto di palestinismo, creato dall’Olp, accettato dall’Onu e dai mass-media ed anche dai politici israeliani, era solo un’invenzione, una falsa identità, con falsi scopi. Il che comporta che le loro sofferenze sono state inutili. Statualità (accanto a Israele) significa assumersi responsabilità e porre fine all’indottrinamento, all’istigazione e alla violenza. Significa fare i conti con i miti dell’“archeologia palestinese”, della “società e cultura palestinese” e costruire un autentico nazionalismo, istituzioni e strutture nella trasparenza. Significa anche, naturalmente, porre fine al conflitto, e farla finita con il terrorismo come politica ufficiale, e farla finita con la guerra civile fra islamisti e laici, fra tribù e clan rivali, e farla finita con la corruzione, l’illegalità e l’arbitrio; significa dare vita a un vero governo democratico.
Nessuna costruzione artificiale imposta dall’esterno può surrogare alla creazione di un genuino processo di edificazione nazionale dall’interno. Paradossalmente il “palestinismo” è il maggiore ostacolo alla nascita di uno stato palestinese a fianco di Israele, e alla stabilità nella regione.

(Da: YnetNews, 15.07.10)

Nell’immagine in alto: Come graficamente mostrato dalla mappa, tutta la pubblicistica palestinese identifica la “Naqba” (catastrofe) con la nascita dello stato di Israele nel 1948, e la cancellazione di Israele come unica possibile "giustizia"
 




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 27/7/2010 alle 20:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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