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17 marzo 2010

la sinistra italiana e Israele... un equilibrato (strano!!) articolo di Repubblica, che comunque commette il solito strafalcione di considerare Tel Aviv e non Gerusalemme la capitale dello stato Ebraico

Sinistra-ebrei, 60 anni di corto circuito

 

E' una storia di sbandate e ribaltamenti, di pregiudizi e balbettii, di ostilità e rincorse, spesso solo di facciata. E' una questione di testa, ma anche di pancia, quella del rapporto tra la sinistra italiana e Israele. Un groviglio di sentimenti, una distorsione percettiva a sfondo addirittura semi-famigliare, in qualche modo un caso di sdoppiamento della personalità. E non solo, perché basta allungare il tavolo della vicenda storica perché tutto, a cominciare dall' intervista del ministro degli Esteri D' Alema all' Unità, appaia ancora più complicato, e a suo modo indecifrabile. Non a caso D' Alema: un classico «figlio del partito». Ebbene, per dare un' idea dei rovesci e della difficoltà di acchiappare un filo, è bene sapere che dopo la sconfitta elettorale del 18 aprile 1948 una delle prime mobilitazioni del Pci contro il governo De Gasperi fu proprio contro il mancato riconoscimento dello stato di Israele, allora appena costituitosi con le felicitazioni dell' Unione Sovietica di Stalin. Ma il pendolo moscovita girò in senso anti-israeliano nel 1953; acquistando velocità anche per le Botteghe Oscure 14 anni dopo, con la guerra dei sei giorni e l' inaudita, coraggiosa dissidenza di Umberto Terracini. Da allora si può dire che la storia si avvita e insieme si frantuma per quante sono le sinistre in Italia. Socialdemocratici e radicali si stringono a Tel Aviv. Ma già gli stessi socialisti sulla questione palestinese si dividono e si contraddicono. Sintomatico è il destino di Craxi, quel giovanottone che nelle foto sta al fianco di Nenni durante una visita in Israele nel 1970. Come il vecchio Pietro, Bettino è entusiasta di quella democrazia; pianta il suo alberello nella foresta dei Martiri; visita la Knesset: e quando torna a Milano il suo orientamento è così marcato che (con suo grande divertimento) gli attribuiscono di essere il rappresentante occulto della Jaffa e dei suoi pompelmi. Ecco, per dire: nella seconda metà degli anni Ottanta, quando Craxi interviene a una riunione dell' Internazionale socialista, i laburisti israeliani non trovano di meglio che abbandonare la sala; e quando nel decennio seguente lascia l' Italia è da Arafat e dai tunisini che trova sollievo, ospitalità e protezione. Bobo e Stefania, i figli, non lo dimenticano: ed è questa forse una delle poche faccende su cui non hanno da litigare. «Ma insomma: cosa vogliono questi ebrei?». Qualcosa del genere borbottò una volta anche Pertini, che certo non prendeva ordini da Mosca, durante il suo settennato. Vero è che pure i cattolici e la destra neofascista ebbero le loro adeguate e contraddittorie code di paglia riguardo allo Stato ebraico. E tuttavia è soprattutto nella sinistra che l' intreccio si fa appassionato e lacerante, come se la sua stessa origine risentisse di una poco accettata, o mal vissuta, o mancata, o comunque controversa primogenitura. «Non si può comprendere l' identità della sinistra - ha scritto Piero Fassino nella sua autobiografia (Per passione, Rizzoli, 2003) - senza riconoscere che una delle sue radici è la cultura ebraica», con i suoi grandi intellettuali e gli uomini dei kibbutz. Nel 1988 proprio Fassino coordinò una commissione del Pci «per i rapporti con il mondo ebraico». Presidente ne era Giorgio Napolitano. Fu organizzato un convegno e prodotto un tomo, con una titolazione che suonava invero piuttosto specialistica: Marxismo, diaspora, sionismo: confronto con le ragioni di Israele (Editori riuniti). C' erano lì i primi segni del disgelo. Ci fu in seguito (1991) anche un viaggio di Occhetto. Ma già partiva - con i dovuti ritorni in Italia - la suggestione dell' Intifada. Il Pds nacque piuttosto confuso riguardo al Medio Oriente. Anche per questo Rifondazione lo fu subito molto meno. Stava contro Israele. Del resto è impossibile pensare che in una società complessa tutti fossero a favore. Lo Stato di Israele, in effetti, non è immune dai torti - la maggior parte dei quali, oltretutto, compiuti come negli ultimi anni contro il suo stesso futuro. Ma è pure vero che esiste in Italia una sinistra che sembra, anzi che è quasi più anti-israeliana che filo-palestinese. Un mondo che vive di equazioni temerarie e ignoranti (sionismo uguale colonialismo, uguale razzismo, uguale nazismo uguale terrorismo). Di bandiere bruciate, diplomatici impediti di parlare nelle università e manifestanti fatti sfilare in tenuta da kamikaze. Così un giorno dell' aprile 2002 un pezzo di gruppo dirigente ds volle partecipare a una manifestazione per il Medio Oriente, si presentò bel bello a piazza Esedra, ma sentiti gli slogan e visti i cartelli altrettanto truculenti che aprivano il corteo se ne tornò al Botteghino con il suo bello striscione arrotolato che diceva: «Pace in Medio Oriente, due popoli due Stati». Due ragioni, si può aggiungere, due diritti e in fondo anche due sogni. Ora. Sarebbe consolante poter contrapporre alle polemiche qualche segno di buona volontà, che pure c' è. Gli sforzi di Fassino per «liberarci da visioni manichee»; la nascita di un gruppo che si chiama appunto "Sinistra per Israele"; gli abbracci tra ebrei e palestinesi con la benedizione del sindaco Veltroni; la stessa Rifondazione che nel novembre dell' anno scorso partecipò alla fiaccolata di solidarietà per Israele sotto l' ambasciata dell' Iran. Ma il punto difficile, il vero dramma della sinistra - se ha ancora un senso parlarne come di un' entità unica - è che fin quando laggiù continueranno a spararsi, a far saltare bar, autobus e mercati, a bombardare e a buttar giù le case con le ruspe, ecco, la linea dell' equidistanza non solo appare ambigua e impotente, ma qui in Italia scivola, sbatte e degenera in ambivalente dissociazione. Quanto di più simile, in politica, a una specie di astuta e vana schizofrenia. - FILIPPO CECCARELLI


 




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 17/3/2010 alle 21:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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