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16 marzo 2010

Shoah, un “eroico” Schindler svedese di nome Wallenberg

Shoah, un “eroico” Schindler svedese di nome Wallenberg

Roma, 15 mar (Velino) - Raoul Wallenberg, eroico diplomatico svedese, è passato alla storia per aver salvato migliaia di ebrei a Budapest durante l’Olocausto. Una delle figure più ammirate, ma allo stesso più enigmatiche di questo tragico periodo: catturato dai sovietici, morì il 17 luglio del 1947 nel gulag moscovita di Lubyanka. Numerose sono le associazioni filantropiche a lui ispirate, così come scuole, piazze, strade dedicate, senza dimenticare le cittadinanze onorarie riconosciutegli. Una figura quasi "mitica" a cui Paul A. Levine dell’Università di Uppsala, in Svezia, ha cercato di restituire una sincera dimensione storica attraverso il suo ultimo libro "Raoul Wallenberg in Budapest; Myth, History & Holocaust", pubblicato da Vallentine Mitchell & Co Ltd. “Ho trascorso gli ultimi vent’anni a studiare Wallenberg, la sua figura e la sua missione - dice Levine alla Bbc - e questo libro ne è il risultato”. Perché un giovane rampollo di una ricca famiglia svedese ha deciso di abbandonare tutto e partire per una Budapest infestata dai nazisti per salvare migliaia di ebrei, concedendo passaporti svedesi di protezione? “Quando nei primi anni ’90 ho iniziato a intervistare i sopravvissuti direttamente o indirettamente aiutati da Wallenberg, ho capito quanto la forza morale del suo lavoro toccasse l’immaginazione di molti”. Poco soddisfatto dalle notizie e dalle ricerche storiche già esistenti, “perché superficiali, non-contestualizzate e poco convincenti”, Levine capì come molte dei racconti e delle conoscenze che circondavano questa figura fossero basati più sul mito che su uno studio storico-scientifico.


Raoul Wallenberg, eroico diplomatico svedese, è passato alla storia per aver salvato migliaia di ebrei a Budapest durante l’Olocausto. Una delle figure più ammirate, ma allo stesso più enigmatiche di questo tragico periodo: catturato dai sovietici, morì il 17 luglio del 1947 nel gulag moscovita di Lubyanka. Numerose sono le associazioni filantropiche a lui ispirate, così come scuole, piazze, strade dedicate, senza dimenticare le cittadinanze onorarie riconosciutegli. Una figura quasi "mitica" a cui Paul A. Levine dell’Università di Uppsala, in Svezia, ha cercato di restituire una sincera dimensione storica attraverso il suo ultimo libro "Raoul Wallenberg in Budapest; Myth, History & Holocaust", pubblicato da Vallentine Mitchell & Co Ltd. “Ho trascorso gli ultimi vent’anni a studiare Wallenberg, la sua figura e la sua missione - dice Levine alla Bbc - e questo libro ne è il risultato”. Perché un giovane rampollo di una ricca famiglia svedese ha deciso di abbandonare tutto e partire per una Budapest infestata dai nazisti per salvare migliaia di ebrei, concedendo passaporti svedesi di protezione? “Quando nei primi anni ’90 ho iniziato a intervistare i sopravvissuti direttamente o indirettamente aiutati da Wallenberg, ho capito quanto la forza morale del suo lavoro toccasse l’immaginazione di molti”. Poco soddisfatto dalle notizie e dalle ricerche storiche già esistenti, “perché superficiali, non-contestualizzate e poco convincenti”, Levine capì come molte dei racconti e delle conoscenze che circondavano questa figura fossero basati più sul mito che su uno studio storico-scientifico.

“Questo libro corregge molte delle falsità e mistificazioni su Wallenberg”, continua l’autore. Scavando negli archivi del governo svedese, Levine ha riportato alla luce verità “scottanti”, in conflitto con quanto finora è stato detto su questo “eroe”. “Contrariamente alle credenze popolari, Wallenberg non è andato a Budapest per salvare gli ebrei ungheresi - dichiara il professore -. Questo era impossibile, perché la maggior parte erano già stati trasferiti ad Auschwitz-Birkenau al momento del suo arrivo”. La scelta del giovane diplomatico fu dettata più dal tentativo di trasformare la propria reputazione in patria - un ricco, viziato rampollo di buona famiglia dedito a una vita mondana ed eccentrica - che dalla reale volontà di impegnarsi in questa disperata missione umanitaria. Detto questo, “quando le drammatiche circostanze glielo imposero”, come sottolinea Levine, Wallenberg insieme ai suoi colleghi ha dato la propria vita per salvare, non 100 mila come vuole la leggenda, ma comunque migliaia di vite umane. Catturato nel 1945 dall’Armata Rossa per motivi ancora sconosciuti, egli non fece più ritorno a casa, trasformandosi nella memoria di molti in un eroico “Schindler”. “Questa tragedia ci tormenta ancora - conclude l’autore -. Eppure è giusto ricordare quest’uomo non tanto per come è morto, ma piuttosto per ciò è riuscito, volutamente o meno, a fare in vita”.


“Questo libro corregge molte delle falsità e mistificazioni su Wallenberg”, continua l’autore. Scavando negli archivi del governo svedese, Levine ha riportato alla luce verità “scottanti”, in conflitto con quanto finora è stato detto su questo “eroe”. “Contrariamente alle credenze popolari, Wallenberg non è andato a Budapest per salvare gli ebrei ungheresi - dichiara il professore -. Questo era impossibile, perché la maggior parte erano già stati trasferiti ad Auschwitz-Birkenau al momento del suo arrivo”. La scelta del giovane diplomatico fu dettata più dal tentativo di trasformare la propria reputazione in patria - un ricco, viziato rampollo di buona famiglia dedito a una vita mondana ed eccentrica - che dalla reale volontà di impegnarsi in questa disperata missione umanitaria. Detto questo, “quando le drammatiche circostanze glielo imposero”, come sottolinea Levine, Wallenberg insieme ai suoi colleghi ha dato la propria vita per salvare, non 100 mila come vuole la leggenda, ma comunque migliaia di vite umane. Catturato nel 1945 dall’Armata Rossa per motivi ancora sconosciuti, egli non fece più ritorno a casa, trasformandosi nella memoria di molti in un eroico “Schindler”. “Questa tragedia ci tormenta ancora - conclude l’autore -. Eppure è giusto ricordare quest’uomo non tanto per come è morto, ma piuttosto per ciò è riuscito, volutamente o meno, a fare in vita”.

 
(sta)




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