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15 dicembre 2009

Dai frammenti di un’iscrizione in greco trovati a sud di Gerusalemme nuove conferme alla storia dei Maccabei

 

 

Ricomposta la Stele di Eliodoro

È un antico comunicato reale che descrive l’incarico ad un nuovo esattore di tasse. E il suo testo, recentemente decifrato dopo che quattro recenti reperti archeologici sono stati riuniti, conferisce una chiara verosimiglianza agli avvenimenti che causarono la rivolta dei Maccabei nel 167-164 a.e.v. e alla storia di Hanukka.
Il significato del comunicato, inviato dal re siro-greco Seleuco IV (187-175 a.e.v.) ai governanti della Giudea, è emerso quando si è capito che tre frammenti di pietra con iscrizioni, trovati a Tel Maresha di Beit Guvrin tra il 2005 e il 2006, dovevano essere riuniti a un più grande pezzo di stele, donata al Museo d’Israele nel 2007.
La ricostituita stele, o tavola inscritta, riporta un testo del re, datato 178 a.e.v: undici anni prima della rivolta dei Maccabei. Contiene istruzioni per il suo capo ministro Eliodoro, riguardanti l’incarico, conferito ad un certo Olimpiodoro, di cominciare a raccogliere denaro da tutti i templi della regione, cosa che segnò l’inizio di un periodo negativo nella politica dei seleucidi rispetto all’autonomia ebraica. Quel periodo culminò in una spietata persecuzione da parte dei seleucidi ai danni degli ebrei di Giudea, e nelle misure restrittive per il Tempio del 168-167 a.e.v., che generarono la rivolta dei Maccabei, come viene ricordato nella storia di Hanukka .
I tre pezzi più piccoli, che provengono dalla base della stele, furono dissotterrati sotto l’egida del programma “Dig for a Day” (scava per un giorno)dell’Istituto dei seminari archeologici di Ian Stern. Da 25 anni, Stern porta volontari dilettanti a partecipare ai suoi scavi a Tel Maresha, nel parco nazionale Beit Guvrin. Durante un seminario del dicembre 2005, i fortunati partecipanti trovarono in una grotta della zona un manufatto di pietra rotto, con un’iscrizione in greco. Benché il ritrovamento fosse eccezionale, il suo pieno significato storico all’epoca non apparve del tutto chiaro. “L’iscrizione conteneva 13 righe, molte delle quali interrotte. Il reperto era importante perché la scritta non era su pietra locale gessosa, ma su calcare di Hebron di qualità migliore”, spiega Stern.
Nei mesi seguenti di giugno e luglio, furono trovati altri due pezzi con testo greco nello stesso sito di Tel Maresha, il che accrebbe l’interesse per il potenziale significato dei reperti.
Più tardi, all’inizio del 2007, una grande stele con sezioni mancanti alla base venne data in prestito al Museo d’Israele dal cofondatore Michael Steinhardt e da sua moglie Judy, di New York. Considerata una delle più importanti iscrizioni antiche mai trovate in Israele, , la stele non è più stata esposta dopo quei mesi di maggio e giugno, a causa di una ristrutturazione della sezione archeologica del museo. Acquistata dagli Steinhardt sul mercato antiquario all’inizio del 2007, la stele del 178 a.e.v. contiene 28 righe di testo greco, che descrivono le istruzioni reali a Eliodoro.
Nel marzo 2007, poco prima che la stele fosse esposta al Museo d’Israele, Hannah M. Cotton-Paltiel, dell’Università di Gerusalemme, specializzata in lingue classiche, e Michael Wöerrle, della commissione per la storia antica e l’epigrafia dell’Istituto archeologico di Monaco, pubblicarono una traduzione e una ricerca analitica del testo della stele.
Lo stesso anno, ignaro di una possibile connessione con la stele, Stern si consultava con il Dov Gera, dell’Università Ben-Gurion, uno specialista della storia ebraica durante il Secondo Tempio e di epigrafia greca, a proposito dei tre pezzi trovati a Maresha. Gera, che si mise al lavoro per decifrare le iscrizioni solo sul primo pezzo Stern, dice che inizialmente “non aveva fatto molti progressi”. “E’ solo più tardi, nell’autunno 2008, nei depositi della Israel Antiquities Authority, che sono riuscito a vedere riuniti tutti i pezzi che Stern aveva trovato sul sito, e ho cominciato a riconoscere la loro somiglianza con il pezzo del Museo d’Israele, che avevo visto quando era esposto – racconta Gera –Lavorando con i tre pezzi al deposito, e passando del tempo in biblioteca e altro tempo a casa, ci fu un momento particolare nel quale mi resi conto che i tre pezzi appartenevano alla stessa iscrizione”: come quella sulla stele che aveva visto l’anno precedente al Museo d’Israele.
Quando la stele venne ricomposta per la prima volta – a febbraio di quest’anno – con i tre frammenti trovati dai volontari di Stern, Stern ricorda con orgoglio: “Combaciavano perfettamente”.
Un altro ricercatore che ha lavorato con Stern, Yuval Goren dell’Università di Tel Aviv, è certo, sulla base della patina e dei resti di terra che vi sono attaccati, che la stele acquistata dagli Steinhardt doveva provenire dalla stessa area di cave gessose dove sono stati trovati gli altri tre pezzi. Insieme, la stele e i suoi frammenti costituiscono la più grande iscrizione del genere mai rinvenuta in Israele.
Il testo decifrato, indirizzato da Seleuco IV al capo dei ministri Eliodoro e a due altri funzionari seleucidi, Dorymene e Diofane, combacia perfettamente con il secondo libro dei Maccabei. Seleuco IV era il fratello maggiore di Antioco IV, che gli succedette e la cui persecuzione degli ebrei è citata in Maccabei II come la causa della rivolta dei Maccabei. Eliodoro è descritto nello stesso libro come colui che causò il primo conflitto aperto tra i seleucidi e gli ebrei, cercando di impadronirsi dei fondi del Tempio di Gerusalemme nello stesso anno del comunicato, il 178 a.e.v.
Nel messaggio, che presumibilmente era destinato ad essere visto dai residenti di Maresha – uno dei centri della comunità ebraica dell’epoca – Eliodoro viene formalmente informato che Olimpiodoro è stato designato, tra gli altre compiti, a supervisionare la raccolta delle tasse con “moderazione” da tutti i maggiori santuari entro le satrapie, o province, di Coele-Syria (poi Palestina e Israele) e Fenicia (lungo la costa mediterranea del moderno Libano). Si presume che questo nuovo incarico sia stato reso necessario dalla morte o dal licenziamento di un precedente governatore. Secondo Gera, l’incarico di Olimpiodoro come supervisore di tutti i santuari di Coele-Syria e Fenicia, compreso in particolare il Tempio di Gerusalemme, era inteso ad espandere la giurisdizione finanziaria dell’impero seleucide. Fino a quel momento, l’impero non aveva tassato gli ebrei della regione. Il re precedente, Antioco III, padre di Seleuco IV e di Antioco IV, aveva concesso ampia autonomia religiosa ai popoli delle satrapie del suo impero durante il suo regno, dal 222 al187 a.e.v., e Seleuco IV aveva continuato a rispettare le decisioni di suo padre riguardo agli ebrei. Ma solo fino a l’impero cominciò verosimilmente a restare a corto di denaro.
Come ha osservato Stephen Gabriel Rosenberg, del W. F. Albright Institute of Archeological Research di Gerusalemme, “gli ebrei di Gerusalemme avevano accolto Antioco III spalancando le porte della città al suo esercito nel 200 a.e.v., e in cambio lui aveva concesso uno statuto che permetteva loro di vivere secondo le loro abitudini ancestrali, esentava i sacerdoti dalle tasse e dava perfino contributi reali per la manutenzione del Tempio e per i sacrifici”.
La designazione di Olimpiodoro e la nuova richiesta di pagare tasse all’impero, come scritto sulla stele, rappresentava quindi evidentemente un cambiamento cruciale nell’atteggiamento dei seleucidi verso gli ebrei. Può anche essere stato considerato, in Giudea, una diretta violazione dell’autonomia religiosa ebraica: la violazione di uno status quo scritto, concordato con lo statuto di Antioco III.
I templi all’epoca erano il posto più sicuro in cui nascondere il denaro, secondo Stern. La tentazione di impadronirsi di una parte dei beni del tempio degli ebrei a Gerusalemme per l’indebitato impero seleucide – che era in debito con Roma per un indennizzo richiesto dall’impero romano in risposta all’espansione seleucide nella regione – fu evidentemente troppo forte.
Secondo Maccabei II, fu Simon di Bilgah che, per disprezzo verso l’alto sacerdote ebreo Onias, menzionò al governatore seleucide locale che il Tempio di Gerusalemme “conteneva ricchezze inaudite… suggerendo di trasferirle sotto il controllo di Seleuco IV”. Come scritto in Maccabei II (e dipinto nella “Espulsione di Eliodoro dal Tempio”, di Raffaello), Eliodoro fu mandato da Seleuco a impadronirsi del tesoro contenuto nel Tempio. Al suo ingresso, Eliodoro fu affrontato da un cavallo con un cavaliere in armatura d’oro, fiancheggiato da due giovani che lo buttarono a terra. La sua vita fu risparmiata per intervento del sacerdote Onias, ma venne cacciato dal Tempio a mani vuote. Gera ipotizza che non fosse Eliodoro, bensì Olimpiodoro, che tentò di entrare nel Tempio e che ne venne cacciato, e che l’apparente confusione e/o revisione storica fosse destinata a mettere in una luce negativa in tutta la regione la figura più importante, Eliodoro, piuttosto che una figura minore come Olimpiodoro.
Tre anni dopo, nel 175 a.e.v., Eliodoro assassinò Seleuco IV e assunse il potere, solo per essere rapidamente rovesciato da Antioco IV, di ritorno dalla prigionia a Roma. In generale si ritiene che Antioco IV cercò di ellenizzare gli ebrei (ma un professore dell’Università di Gerusalemme, Doron Mendels, in un nuovo libro, “Jewish Identities in Antiquity”, sostiene che, sebbene nel decennio degli anni 160 a.e.v. il regno greco dei seleucidi decretasse che gli ebrei dovevano smettere di obbedire ai comandamenti rituali ebraici, esso non richiedeva loro specificatamente di adottare le pratiche ellenistiche). Nel 169/168 a.e.v. il Tempio venne trasformato in un santuario dedicato al dio greco Zeus, il tesoro del tempio saccheggiato, il Sancta Sanctorum dissacrato e tutte le pratiche religiose ebraiche furono messe fuori legge. Verso il 167 a.e.v., mentre circolavano false voci sulla morte di Antioco in Egitto, in Giudea scoppiò la rivolta. Alla notizia della rivolta, il re marciò con il suo esercito sulla Giudea nel tentativo di soffocarla. Come descritto in Maccabei II, “quando questi avvenimenti furono riferiti al re, egli pensò che la Giudea fosse in rivolta. Furioso come un animale selvaggio, partì dall’Egitto e assaltò Gerusalemme. Ordinò ai suoi soldati di abbattere senza pietà quelli che incontravano e di massacrare quelli che si rifugiavano nelle proprie case. Fu un massacro di giovani e vecchi, di donne e bambini, di vergini e neonati. Nello spazio di tre giorni, ci furono 80.000 perdite, di cui 40.000 incontrarono una morte violenta e altrettanti furono venduti in schiavitù”. Le violenze innescarono la rivolta dei Maccabei contro l’impero, guidata da Mattatia e dai suoi 5 figli: Judah, Eleazar, Simeon, Yohanan e Jonathon. Nel 164 a.e.v.la rivolta finiva con successo e il Tempio dissacrato veniva liberato e purificato il giorno 25 di Kislev: celebrato fino d oggi come il primo giorno di Hanukka.
Secondo David Mevorah, curatore dei periodi ellenistico, romano e bizantino al Museo d’Israele, la stele, ora conservata nel museo insieme ai tre frammenti Stern, sarà esposta al pubblico – ricomposta – quando verà aperto il nuovo dipartimento di archeologia, la prossima estate.

(Da: Jerusalem Post, 10.12.09)

Nella foto in alto: La sete di Eliodoro –




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