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6 agosto 2009

Maurizio Stefanini : " Gli ebrei sono sempre stati pionieri,perfino al servizio dell’islam e della civiltà araba "

 

Pensando agli insediamenti ebraici in Cisgiordania è normale pensare al modello del Far West: con gli ebrei nel ruolo dei cowboys e dei pionieri; i palestinesi in quello degli indiani; e il giudizio generale collegato in gran parte a mode di origine cinematografica, prima ancora che storiografica. Cioè, più o meno fino al 1968 filo-cowboys, e filo-Israele; e in seguito filo-indiani. Invece, la storia del pionierismo ebraico è ben sorprendentemente più antica. E la cosa più clamorosa è che si trattò di un pionierismo per molti secoli al servizio dell’islam e della civiltà araba. Formalmente, infatti, le regole islamiche sui “dhimmi” vietavano agli ebrei di portare armi, come pure di andare a cavallo. Ma di fatto molti ebrei furono invece arruolati come ausiliari negli eserciti arabi che sparsero a punta di spada l’islam dai Pirenei all’Asia Centrale. Come ricorda Paul Johnson nella sua “Storia degli Ebrei”, gli ebrei furono nell’alto medio evo l’unico popolo a rimanere prevalentemente urbano, nel momento in cui la civiltà urbana dell’Impero romano era collassata e quella dei comuni non era ancora nata. “Sotto un certo punto di vista – scrive Johnson – gli ebrei furono l’unico vero anello di congiunzione fra le città dell’antichità romana e i comuni urbani emergenti dell’alto medio evo; anzi, si è sostenuto che lo stesso termine ‘comune’ sia una traduzione della parola ebraica kahal”. E questa fama di costruttori di insediamenti era ben nota anche agli arabi, così come era nota la loro capacità di procurarsi informazioni attraverso la rete di relazioni delle loro comunità. Selezionati per il loro know how in materia di pianificazione urbanistica e per la loro abilità nel reperire informazioni, insomma, gli ebrei furono in gran parte quelli che noi definiremmo i genieri e l’intelligence degli esercito dei califfi. Furono in particolare ebrei egiziani al seguito degli eserciti arabi che nel 670 fondarono la città tunisina di Kairouan, capitale delle successive dinastie aghlabida, fatimida e zirida. Nel secolo successivo, sotto la protezione della locale corte islamica, vi sarà fondata un’accademia da studiosi babilonesi dissidenti, e per i 250 anni successivi Kairouan sarà così uno dei maggiori centri di cultura ebraica del mondo. Pure in Spagna alcune centinaia di ebrei andarono al seguito degli eserciti arabi di Tariq, il condottiero che ha dato il nome a Gibilterra (Gebel Tariq, “monte di Tariq”). Lì trovarono altre comunità ebraiche già pre-esistenti che, tollerate dai re visigoti al tempo della loro adesione all’eresia ariana, erano state poi ferocemente perseguitate dopo la loro conversione al cattolicesimo. E dunque non solo accolsero con favore gli invasori, ma secondo quanto confermano gli storici sia cristiani sia musulmani furono loro la quinta colonna che aprì le porte delle città spagnole assediate agli arabi. A Cordova, a Toledo e a Siviglia subito dopo l’occupazione a milizie di ebrei fu affidato il controllo dell’ordine pubblico.

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