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3 marzo 2009
Gerusalemme capitale di Israele? Non è solo questione di termini

Da sempre solidarizziamo con Israele, Stato la cui esistenza è ingiustamente minacciata da molte parti e i cui cittadini sono vittime di attentati terroristici. E rispettiamo le opinioni che il nostro collaboratore Yasha Reibman esprime nella rubrica che cura sul nostro settimanale (qui a pagina 31). Ma è importante chiarire che definire il governo israeliano “governo di Tel Aviv” anziché “di Gerusalemme” non è un incomprensibile vezzo dell’Osservatore Romano. È semplicemente la conseguenza del mancato riconoscimento internazionale di Gerusalemme come capitale “completa e unita” dello Stato di Israele, come recita la legge approvata dalla Knesset nel 1980. La risoluzione 478/80 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, approvata con la sola astensione degli Stati Uniti (che non hanno posto il veto), ha definito la dichiarazione di Gerusalemme come capitale una violazione del diritto internazionale. L’Unione Europea non riconosce Gerusalemme capitale di Israele ritenendo che lo status definitivo della città debba essere deciso nel contesto dei negoziati per la soluzione del conflitto israelo-palestinese. Nessun paese al mondo ha insediato ambasciate a Gerusalemme (con la parziale eccezione di Bolivia e Paraguay, le cui sedi si trovano nel distretto di Gerusalemme), mentre ben 64 ambasciate (fra cui quella italiana) si trovano a Tel Aviv. Nel 1995 una legge votata dal Congresso ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e stabilito che gli Usa vi trasferissero la loro ambasciata entro il 1999, ma i presidenti americani considerano fino ad oggi “consultivo” l’atto del Congresso e rinviano puntualmente il trasferimento dell’ambasciata. Per parte nostra ci auguriamo che Gerusalemme sia presto riconosciuta internazionalmente capitale di Israele nel contesto di una soluzione negoziata del conflitto coi palestinesi. tempi
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