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30 settembre 2008

Dopo Hamas, arrivano le bombe mafiose

 Nuova minaccia alla sicurezza di Israele: regolamenti di conti fra clan della malavita



Non bastavano gli “shaheed” palestinesi e i terroristi islamici. Adesso Israele si ritrova a fronteggiare una nuova emergenza terroristica che in Italia abbiamo conosciuto molto bene nei primi anni ’90: quella delle stragi di mafia. Proprio ieri polizia e servizi di intelligence hanno infatti lanciato due distinti allarmi a tutta la popolazione: evitate di andare a fare le vacanze sul Sinai, perché Hezbollah progetta di rapire cittadini israeliani, ma evitate anche di andare a mangiare nella catena di ristoranti, che fa capo al magnate arabo israeliano, “un po’ in odore di mafia” (come si direbbe in Italia) François Abutbul, perché potrebbero essere oggetto di attentati da parte di clan rivali. Proprio ieri la polizia israeliana ha fatto irruzione in due distinti ritrovi alla moda di Netanya, cioè il Beit Haikar e il Gehalim, e dopo avere identificato tutti i presenti li ha avvertiti del rischio che stavano correndo a mangiare lì. C’è da dire che il presunto boss Abutbul, domenica, aveva ottenuto dalla corte di Kfar Saba l’annullamento di un provvedimento di polizia che gli aveva ingiunto di chiudere cinque dei suoi ristoranti che fanno parte di una catena di slow food molto amata a Netanya e in mezza Israele. Adesso Abutbul aspetta un pronunciamento nel merito delle richieste da parte dei pm di sospendere la sua attività per sospetti di collusione con la criminalità organizzata locale.

Abutbul, per la cronaca, è il figlio di un boss, stavolta non presunto ma accertato, che si chiamava Felix Abutbul, che morì ucciso da una gragnuola di proiettili nel 2002 in un regolamento di conti fuori dal Casinò di Praga. Sempre domenica c’era stato un confronto tra Abutbul figlio e il sindaco di Netanya Miriam Feierberg, l’autorità che aveva chiesto alla polizia di chiudere le attività del figlio del boss. Un confronto drammatico in cui Abutbul ha rinfacciato al primo cittadino di Netanya di averlo “pugnalato alle spalle”, frase a cui il sindaco ha risposto così: “sei tu ad avere pugnalato alle spalle la città di Netanya”. Sia come sia, dopo che il Mossad e lo Shin Bet, nelle stesse ore, erano stati costretti a chiedere ai cittadini israeliani di non sognarsi di andare a fare in questi mesi le vacanze nel Sinai, perché a rischio di attentato e di rapimento da parte degli Hezbollah e di Hamas, adesso è nato un nuovo e inatteso fronte interno: quello della criminalità organizzata locale. E questa “nascita” preoccupa non poco la polizia di Netanya, ma anche quelle di Tel Aviv e di Gerusalemme, altre città in cui il gruppo di ristorazione, che fa capo al figlio del boss ucciso a Praga, possiede locali o cura interessi vari.
di Dimitri Buffa
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