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20 luglio 2007

Cicchitto: «Massimo va contro la pace tra israeliani e palestinesi»




 Sono emerse nuove ragioni di dissenso sulla politica estera del governo specie per quello che riguarda il Medio Oriente. Non c'è dubbio che D'Alema abbia cambiato tutto l'asse della politica estera dell'Italia. La nostra politica estera è passata dalla solidarietà con Stati Uniti, Inghilterra, Israele, paesi arabi moderati in nome dei valori dell'Occidente, della lotta al terrorismo, dell'alleanza con l'unico stato veramente democratico del Medio Oriente, appunto Israele, del sostegno a tutta la parte pacifica del mondo islamico, a una linea assai ambigua che ha per suo asse la visione di un'Europa antagonista e conflittuale con gli Usa, una scelta preferenziale per i palestinesi contro Israele, un comportamento di grande doppiezza nei confronti di tutta la vicenda mediorientale. Siamo a qualcosa di peggio del ritorno a quella lunga fase che ha caratterizzato la politica estera italiana, nella quale in Europa l'Italia era subalterna alla Francia e alla Germania, nel Medio Oriente aveva un atteggiamento distaccato e neutro nei confronti di Israele e invece una posizione favorevole nei confronti del mondo arabo in quanto tale e che aveva realizzato una sorta di compromesso con il terrorismo palestinese nel senso di concedere l'Italia come base logistica a condizione che nel nostro territorio nazionale non fossero effettuate azioni dirette: non sempre, come si sa, quell'accordo fu rispettato. Detto questo, bisogna partire da una premessa di carattere generale. Con al Qaeda tutta la questione riguardante il terrorismo di matrice islamica fa un salto di qualità. Non è vero che i rapporti israeliano-palestinesi sono determinanti per la sua esplosione. Il fondamentalismo-terrorista espresso da al Qaeda ha una dimensione globale - religiosa, politica, operativa - che travalica di gran lunga la vicenda mediorientale in quanto tale. Al Qaeda si inserisce conflittualmente nella globalizzazione ed esprime per quello che la riguarda, appunto, una visione «totale» che ha due facce, quella dello scontro di civiltà con i «crociati» occidentali, che in primo luogo sono gli americani e non gli israeliani (come dimostrano l'attentato dell'11 settembre e tante altre iniziative) e quelle della lotta implacabile nei confronti degli islamici moderati, stati, partiti, gruppi, persone che dir si voglia. Infatti non bisogna dimenticare che l'85% circa dell'attività terroristica di al Qaeda si svolge in Paesi islamici moderati, migliaia di islamici sono stati uccisi nelle Filippine, in Malesia, in Giordania, in Kenya, in Marocco, in Algeria, in Arabia Saudita, in Egitto. È in questo contesto che consideriamo del tutto inaccettabile la scelta fatta dal governo italiano e specialmente dal ministro degli Esteri D'Alema nei confronti di Hamas e di Hezbollah. Come ha dimostrato l'intervista data al «Corriere della Sera» dall'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, non è un'argomentazione valida quella di D'Alema che fa riferimento alla forza politico-elettorale di Hamas: su quel terreno Hitler e il partito nazista avevano le carte in regola. Il problema è del tutto diverso: nel momento in cui Hamas a Gaza ha fatto la scelta del colpo di mano militare (così come Hezbollah aveva fatto la scelta guerrigliero-terrorista in Libano) e Abu Mazen e al Fatah fanno invece la scelta di trattare con Israele e da parte sua il governo israeliano compie lo stesso percorso e, a sua volta, il governo Usa si appoggia ad entrambi, il fatto che D'Alema e Fassino aprono ad Hamas significa il sabotaggio del tentativo di realizzare un'intesa fra il governo israeliano e il Presidente Abu Mazen attraverso un'apertura dell'Italia a formazioni politiche guerrigliero-terroriste che neanche si sognano di riconoscere Israele, ma anzi, come gli iraniani che le finanziano, puntano alla sua distruzione. Per di più Hamas ha dei rapporti talora occulti, talora palesi con al Qaeda. Con i suoi campi di addestramento, con la sua forza militare, è evidente, allora, che anche sul terreno della politica estera il governo italiano è subalterno o, in questo caso, condivide le posizioni della sinistra radicale, quelle più efferate espresse dal Pdci. 

FABRIZIO CICCHITTO *
* Vicecoordinatore nazionale di Forza Italia


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