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30 ottobre 2014

era cosi vasto il Regno di Israele ai tempi del re David




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28 ottobre 2014

Così le Nazioni dell'Europa stanno perdendo la loro sovranità

Servono nuove  regole internazionali o rischiamo l'anarchia globale. Le ingerenze di Washington riportano il mondo alla Guerra Fredda"

Un discorso programmatico, da vero capo di Stato. Quello tenuto dal presidente russo Vladimir Putin il 24 ottobre scorso, alla sessione plenaria del Forum internazionale del «Club Valdai» (la fondazione no-profit che da anni si occupa del ruolo geopolitico della Russia nel mondo), non è una dichiarazione di guerra, ma un duro messaggio all'Occidente e in particolare agli Stati Uniti. Dagli errori in Medio Oriente alla lotta al terrorismo, dalle sanzioni dopo la crisi ucraina alle ingerenze economiche e politiche, Putin spiega perché la Russia non cambia posizione. E anzi, rilancia il suo ruolo di superpotenza.

Egregi colleghi! Signore e signori! Cari amici! (...)

Non intendo deludervi e parlerò in modo diretto, franco. Qualche dichiarazione potrà, probabilmente, apparire esageratamente aspra.

Ma se non parliamo in modo chiaro e diretto esprimendo i nostri pensieri reali e veri, allora non avrebbe alcun senso fare incontri di questo tipo. Si potrebbe, in quel caso, convocare dei raduni diplomatici dove nessuno parla in modo essenziale, in quanto, ricorrendo alle parole di un noto diplomatico, la lingua è stata data ai diplomatici solo per non dire la verità.

Noi ci riuniamo invece per altri scopi. Ci riuniamo per parlare senza mezzi termini. La rettitudine e la durezza nel formulare delle valutazioni servono oggi non per punzecchiarci reciprocamente, ma per cercare di comprendere che cosa veramente sta accadendo nel mondo, perché esso diventa sempre meno sicuro e meno prevedibile, perché ovunque aumentano dei rischi.

Il tema dell'incontro di oggi è ben definito ormai: «Nuove regole del gioco oppure gioco senza regole?». Formulato così, il concetto descrive puntualmente quel bivio storico in cui ci troviamo, la scelta che dovrà essere compiuta da tutti noi. L'idea che il mondo contemporaneo cambi precipitosamente non è nuova. Infatti, rimane difficile non notare le trasformazioni nella politica globale, nell'economia, nella vita sociale, nell'ambito delle tecnologie industriali, informatiche e sociali (...). Ma nell'analizzare la situazione attuale non dobbiamo dimenticare le lezioni della storia. In primo luogo, il cambio dell'ordine mondiale (e i fenomeni che osserviamo oggi appartengono proprio a questa scala), veniva accompagnato, di solito, se non da una guerra globale, da intensi conflitti locali. In secondo luogo, parlare di politica mondiale significa affrontare i temi della leadership economica, della pace e della sfera umanitaria, compresi i diritti dell'uomo.

Nel mondo si è accumulata una moltitudine di contrasti. E bisogna chiedersi in tutta franchezza se abbiamo una rete di protezione sicura. Purtroppo, la certezza che il sistema di sicurezza globale e regionale sia capace di proteggerci dai cataclismi non c'è. Questo sistema risulta seriamente indebolito, frantumato e deformato. Vivono tempi difficili le istituzioni, internazionali e regionali, di interazione politica, economica e culturale. Molti meccanismi atti ad assicurare l'ordine mondiale si sono formati in tempi lontani, influenzati soprattutto dall'esito della Seconda guerra mondiale. La solidità di questo sistema non si basava esclusivamente sul bilanciamento delle forze e sul diritto dei vincitori, ma anche sul fatto che «i padri fondatori» di questo sistema di sicurezza si trattavano con rispetto, non cercavano di «spremere fino all'ultimo» ma cercavano di mettersi d'accordo. Il sistema continuava ad evolversi e, nonostante tutti i suoi difetti, era efficace per - se non una soluzione - almeno per un contenimento dei problemi mondiali, per una regolazione dell'asprezza della concorrenza naturale tra gli Stati.

L'ARROGANZA DEI VINCITORI

Sono convinto che questo meccanismo di controbilanciamenti non potesse essere distrutto senza creare qualcosa in cambio, altrimenti non ci sarebbero davvero rimasti altri strumenti se non la rozza forza (...). Tuttavia gli Stati Uniti, dichiarandosi i vincitori della «Guerra fredda», hanno pensato - e credo che l'abbiano fatto con presunzione - che di tutto questo non v'è alcun bisogno. Dunque, invece di raggiungere un nuovo bilanciamento delle forze, che rappresenta una condizione indispensabile per l'ordine e la stabilità, hanno intrapreso, al contrario, i passi che hanno portato a un peggioramento repentino dello squilibrio.

La «Guerra fredda» è finita. Però non si è conclusa con un raggiungimento di «pace», con degli accordi comprensibili e trasparenti sul rispetto delle regole e degli standard oppure sulle loro elaborazione. Par di capire che i cosiddetti vincitori della «Guerra fredda» abbiano deciso di «sfruttare» fino in fondo la situazione per ritagliare il mondo intero a misura dei propri interessi. E se il sistema assestato delle relazioni e del diritto internazionali, il sistema del contenimento e dei controbilanciamenti impediva il raggiungimento di questo scopo, veniva da loro immediatamente dichiarato inutile, obsoleto e soggetto ad abbattimento istantaneo (...).

Il concetto stesso della «sovranità nazionale» per la maggioranza degli Stati è diventato un valore relativo. In sostanza, è stata proposta la formula seguente: più forte è la lealtà a un unico centro di influenza nel mondo, più alta è la legittimità del regime governante. (...). Le misure per esercitare pressione sui disubbidienti sono ben note e collaudate: azioni di forza, pressioni di natura economica, propaganda, intromissione negli affari interni, rimandi a una certa legittimità di «infra-diritto» (...). Recentemente siamo venuti a conoscenza di testimonianze di ricatti non velati nei confronti di una serie di leader. Non è un caso che il cosiddetto «grande fratello» spenda miliardi di dollari per lo spionaggio in tutto il mondo, compresi i suoi stretti alleati.

Allora facciamoci la domanda se tutti noi troviamo la nostra vita confortevole e sicura in questo mondo, chiediamoci quanto sia giusto e razionale il mondo (...). Forse il modo in cui gli Usa detengono la leadership è davvero un bene per tutti? Le loro onnipresenti interferenze negli affari altrui implicano pace, benessere, progresso, prosperità, democrazia? Bisogna semplicemente rilassarsi e godersela?

Mi permetto di dire che non è così. Non è assolutamente così.

LOTTA COMUNE AL TERRORISMO

Il diktat unilaterale e l'imposizione dei propri stereotipi producono un risultato opposto: al posto di una soluzione dei conflitti, l'escalation; al posto degli Stati sovrani, stabili, l'espansione del caos; al posto della democrazia, il sostegno a gruppi ambigui, dai neonazisti dichiarati agli islamisti radicali (...). Continuo a stupirmi di fronte agli errori ripetuti, una volta dopo l'altra, dei nostri partner che si danno da soli la zappa sui piedi. A suo tempo, nella lotta contro l'Unione Sovietica, avevano sponsorizzato i movimenti estremisti islamici che si erano rinvigoriti in Afghanistan, fino a generare sia i talebani sia Al Qaida. L'Occidente, pur senza ammettere il suo sostegno, chiudeva un occhio. Anzi, in realtà sosteneva l'irruzione dei terroristi internazionali in Russia e nei Paesi dell'Asia Centrale attraverso le informazioni, la politica e la finanza. Non l'abbiamo dimenticato. Solo dopo i terribili atti terroristici compiuti nel territorio degli stessi Usa siamo arrivati alla comprensione della minaccia comune del terrorismo. Vorrei ricordare che allora siamo stati i primi a esprimere il nostro sostegno al popolo degli Stati Uniti d'America e abbiamo agito come amici e partner dopo la spaventosa tragedia dell'11 settembre.

Nel corso dei miei incontri con i leader statunitensi ed europei ho costantemente ribadito la necessità di lottare congiuntamente contro il terrorismo, che rappresenta una minaccia su scala mondiale. Non possiamo rassegnarci di fronte a questa sfida (...). Una volta la nostra visione era condivisa, ma è passato poco tempo e tutto è tornato come prima. Si sono verificati in seguito gli interventi sia in Irak sia in Libia. Quest'ultimo Paese, tra l'altro, (...) ora è diventato un poligono per i terroristi. E soltanto la volontà e la saggezza delle autorità attuali dell'Egitto hanno permesso di evitare il caos e lo scatenarsi violento degli estremisti anche in questo Paese-chiave del mondo arabo. In Siria, come in passato, gli Usa e i loro alleati hanno cominciato a finanziare apertamente e a fornire le armi ai ribelli, favorendo il loro rinforzo con gli arrivi dei mercenari di vari Paesi. Permettetemi di chiedere dove i ribelli trovano denaro, armi, esperti militari? Com'è potuto accadere che il famigerato Isis si sia trasformato praticamente in un esercito? Si tratta non solo dei proventi dal traffico di droga, (...) ma la sovvenzione finanziaria proviene anche dalle vendite del petrolio, la cui estrazione è stata organizzata nei territori sotto il controllo dei terroristi. Lo vendono a prezzi stracciati, lo estraggono, lo trasportano. Qualcuno lo compra, lo rivende e ci guadagna, senza pensare al fatto che così sta finanziando i terroristi, gli stessi che prima o poi colpiranno anche nella sua terra.

Da dove provengono le nuove reclute? Sempre in Irak, dopo il rovesciamento di Saddam Hussein sono state distrutte le istituzioni dello Stato, compreso l'esercito. Già allora abbiamo detto: siate prudenti e cauti (...). Con quale risultato? Decine di migliaia di soldati e ufficiali, ex militanti del partito Baath, buttati sulla strada, oggi si sono uniti ai guerriglieri. A proposito, non sarà nascosta qui la capacità di azione dell'Isis? Le loro azioni sono molto efficaci dal punto di vista militare, sono oggettivamente dei professionisti. La Russia aveva avvertito più volte del pericolo che comportano le azioni di forza unilaterali, delle interferenze negli affari degli Stati sovrani, delle avance agli estremisti e ai radicali, insistendo sull'inclusione dei raggruppamenti che lottavano contro il governo centrale siriano, in primo luogo dell'Isis, nelle liste dei terroristi. Tutto inutile.

IL BIPOLARISMO «COMODO»

L'accrescimento del dominio di un unico centro di forza non conduce alla crescita del controllo dei processi globali. Al contrario, (...) è efficace contro le vere minacce costituite dai conflitti regionali, terrorismo, traffico di droga, fanatismo religioso, sciovinismo e neonazismo. Allo stesso tempo ha largamente spianato la strada ai nazionalismi (...) e alla rude soppressione dei più deboli. Il mondo unipolare è la celebrazione apologetica della dittatura sia sulle persone sia sui Paesi. Ed è un mondo insostenibile e difficile da gestire anche per il cosiddetto leader autoproclamatosi.

Da qui nascono i tentativi odierni di ricreare un simulacro del mondo bipolare, più «comodo» per la leadership americana. Poco importa chi occuperà, nella loro propaganda, il posto del «centro del male» che spettava una volta all'Urss: l'Iran, la Cina oppure ancora la Russia. Adesso assistiamo di nuovo a un tentativo di frantumare il mondo, fabbricare delle coalizioni non secondo il principio «a sostegno di», ma «contro»; serve l'immagine di un nemico, come ai tempi della «Guerra fredda», per legittimare la leadership e ottenere un diritto di diktat (...). Durante la «Guerra fredda», agli alleati si diceva continuamente: «Abbiamo un nemico comune, è spaventoso, è lui il centro del male; noi vi difendiamo, dunque abbiamo il diritto di comandarvi, di costringervi a sacrificare i propri interessi politici e economici, a sostenere le spese per la difesa collettiva, ma a gestire questa difesa saremo, naturalmente, noi». Oggi traspare evidente l'aspirazione a trarre dividendi politici ed economici tramite la riproposizione dei consueti schemi di gestione globale (...). Tuttavia il mondo è cambiato (...).

SANZIONI CON IL BOOMERANG

Le sanzioni hanno già cominciato a intaccare le fondamenta del commercio internazionale e le normative del WTO, i principi della proprietà privata, il modello liberale della globalizzazione, basato sul mercato, sulla libertà e sulla concorrenza. Un modello i cui beneficiari, lo voglio rilevare, sono soprattutto i paesi occidentali (...). A mio parere, i nostri amici americani stanno tagliando il ramo su cui sono seduti. Non si può mescolare politica ed economia, ma è proprio questo che sta accadendo. Ho sempre ritenuto e ritengo ancora che le sanzioni politicamente motivate siano state un errore che danneggia tutti quanti. Comprendiamo bene in che modo e sotto quale pressione siano state adottate. Ma ciò nonostante la Russia non intende, e lo voglio mettere ben in chiaro, impuntarsi, portare rancore contro qualcuno o chiedere qualcosa a qualcuno. La Russia è un Paese autosufficiente. Lavoreremo nelle condizioni di economia esterna che si sono create, sviluppando la nostra industria tecnologica (...). La pressione esterna non fa altro che consolidare la nostra società, ci obbliga a concentrarci sulle tendenze principali di sviluppo. Beninteso, le sanzioni ci ostacolano: stanno cercando di danneggiarci, di arrestare il nostro sviluppo, di ridurci all'auto-isolamento e all'arretratezza. Ma il mondo è cambiato radicalmente. Non abbiamo alcuna intenzione di chiuderci nell'autarchia; siamo sempre aperti al dialogo, compreso quello sulla normalizzazione delle relazioni economiche, nonché quelle politiche. In questo contiamo sulla visione pragmatica e sullo schieramento delle comunità imprenditoriali dei Paesi leader.

Affermano che la Russia avrebbe voltato le spalle all'Europa, cercando partner economici in Asia. Non è così. La nostra politica in Asia e nel Pacifico risale ad anni fa e non è affatto legata alle sanzioni (...). L'Oriente occupa un posto sempre più importante nel mondo e nell'economia e non possiamo trascurarlo. Lo stanno facendo tutti e noi continueremo a farlo, anche perché una parte notevole del nostro territorio si trova in Asia. (...).

Se non sapremo creare un sistema di obblighi e accordi reciproci e non elaboriamo i meccanismi per gestire le situazioni di crisi, rischiamo l'anarchia mondiale. Già oggi è aumentata repentinamente la probabilità di una serie di conflitti violenti con il coinvolgimento, se non diretto, ma indiretto, delle grandi potenze. Il fattore di rischio viene amplificato dall'instabilità interna dei singoli Stati, in particolar modo quando si parla dei Paesi cardine degli interessi geopolitici e si trovano ai confini dei «continenti» storici, economici e culturali. L'Ucraina è un esempio - ma non l'unico - di questo genere di conflitti che dividono le forze mondiali.

Da qui scaturisce la prospettiva reale della demolizione del sistema attuale degli accordi sulle restrizioni e il controllo degli armamenti. Il via a questo pericoloso processo è stato dato proprio dagli Usa quando, nel 2002, sono usciti unilateralmente dal Trattato sulla limitazione dei sistemi di difesa antimissilistica per avviare la creazione di un proprio sistema globale di difesa. Non siamo stati noi a iniziare tutto questo. Stiamo di nuovo scivolando verso tempi in cui i Paesi si trattengono dagli scontri diretti non in virtù di interessi, equilibri e garanzie, ma solo per il timore dell'annientamento reciproco (...). È estremamente pericoloso. Noi insistiamo sui negoziati per la riduzione degli arsenali e siamo aperti alla discussione sul disarmo nucleare, ma deve essere seria, senza «doppi standard». Che cosa intendo dire? Oggi le armi di precisione si sono avvicinate alle armi di distruzione di massa. Nel caso di rinuncia assoluta o diminuzione del potenziale nucleare, i Paesi che si sono guadagnati la leadership nella produzione dei sistemi di alta precisione otterranno un netto dominio militare. Sarà spezzata la parità strategica, comportando così il rischi di una destabilizzazione: affiora così la tentazione di ricorrere al cosiddetto «primo colpo disarmante globale». In breve, i rischi non diminuiscono ma aumentano.

Un'altra minaccia evidente è l'ulteriore proliferazione dei conflitti di origine etnica, religiosa e sociale, che creano zone di vuoto di potere, illegalità e caos, in cui trovano conforto terroristi, delinquenti comuni, pirati, scafisti e narcotrafficanti. I nostri «colleghi» hanno continuato i tentativi, nel loro esclusivo interesse, di sfruttare i conflitti regionali: hanno progettato le «rivoluzioni colorate», ma la situazione è sfuggita a loro di mano, alla faccia del «caos controllato» (...). E il caos globale aumenta.

Nelle condizioni attuali sarebbe ora di cominciare ad accordarsi sulle questioni di principio. È decisamente meglio che non rifugiarsi nei propri angoli, soprattutto perché ci scontriamo con i problemi comuni, siamo sulla stessa barca. La via logica è quella della cooperazione tra i Paesi e la gestione congiunta dei rischi, sebbene alcuni dei nostri partner si ricordino di questo solo quando risponde al loro interesse. Certo, le risposte congiunte alle sfide non sono una panacea e nella maggioranza dei casi sono difficilmente realizzabili: non è per niente semplice superare le diversità degli interessi nazionali, la parzialità delle visioni, soprattutto se si parla dei paesi di diverse tradizioni storico-culturali. Eppure ci sono stati casi in cui, guidati dagli obiettivi comuni, abbiamo raggiunto successi reali. Vorrei ricordare la soluzione del problema delle armi chimiche siriane, il dialogo sul programma nucleare iraniano e il nostro soddisfacente lavoro svolto in Corea del Nord. Perché allora non attingere a questa esperienza anche in futuro, per la soluzioni dei problemi sia locali sia globali? (...) Non ci sono ricette già pronte. Sarà necessario un lavoro lungo, con la partecipazione di una larga cerchia di Stati, del business mondiale e della società civile (...). Bisogna definire in modo nitido dove si trovano i limiti delle azioni unilaterali e dove nasce l'esigenza di meccanismi multilaterali. Bisogna trovare la soluzione, nel contesto del perfezionamento del diritto internazionale, al dilemma tra le azioni della comunità mondiale volte a garantire la sicurezza e i diritti dell'uomo e il principio della sovranità nazionale e non intromissione negli affari interni degli Stati (...). Non c'è bisogno di ripartire da zero, le istituzioni create subito dopo la Seconda guerra mondiale sono abbastanza universali e possono essere riempite di contenuti più moderni (...). Sullo sfondo dei cambiamenti fondamentali nell'ambito internazionale, della crescente ingovernabilità e dell'aumento delle più svariate minacce abbiamo bisogno di un nuovo consenso delle forze responsabili per dare stabilità e della sicurezza alla politica e all'economia (...).

IL CASO UCRAINA

Vorrei ricordarvi gli eventi dell'anno passato. Allora dicevamo ai nostri partner, sia americani che europei, che le decisioni frettolose, come ad esempio quella sull'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea erano pregni di seri rischi. Simili passi clandestini ledevano gli interessi di molti terzi Paesi, tra cui la Russia, in quanto partner commerciale principale dell'Ucraina. Abbiamo ribadito la necessità di avviare una larga discussione. Una volta realizzato il progetto dell'associazione dell'Ucraina, si presentano da noi attraverso le porte di servizio i nostri partner con le loro merci e i loro servizi, ma noi non lo abbiamo concordato, nessuno ha chiesto il nostro parere a riguardo. Abbiamo dibattuto su tutte le problematiche inerenti all'Ucraina in Europa in modo assolutamente civile, ma nessuno ci ha dato ascolto. Ci hanno semplicemente detto che non era affar nostro, finito il dibattito e la faccenda è deteriorata fino al colpo di Stato e alla guerra civile. Tutti allargano le braccia: è andata così. Ma non era inevitabile. Io lo dicevo: l'ex presidente ucraino Yanukovich aveva sottoscritto tutto quanto, aveva approvato tutto. Perché allora bisognava insistere? Sarebbe questo il modo civile per risolvere le questioni? Evidentemente coloro che «producono a macchia» una rivoluzione colorata dopo l'altra si ritengono degli artisti geniali e non ce la fanno proprio a fermarsi (?).

Voglio aggiungere che avremmo gradito l'inizio di un dialogo concreto tra L'Unione Eurasiatica e l'Unione Europea. A proposito, fino a oggi ci è stato praticamente sempre negato: e di nuovo è poco chiaro per quale motivo, cosa c'è di spaventoso? Ne ho parlato spesso in precedenza trovando l'appoggio dei molti nostri partner occidentali, almeno quelli europei: è necessario formare uno spazio comune di cooperazione economica e umanitaria, lo spazio che si stenda dall'Atlantico al Pacifico. La Russia ha fatto la sua scelta. Le nostre priorità sono costituite dall'ulteriore perfezionamento degli istituti di democrazia e di economia aperta, l'accelerazione dello sviluppo interno tenendo conto di tutte le tendenze positive nel mondo, il consolidamento della società sulla base dei valori tradizionale e del patriottismo. La nostra agenda è orientata all'integrazione, è positiva, pacifica (...). La Russia non vuole ricostituire un impero, compromettendo la sovranità dei vicini, e non esige un posto esclusivo nel mondo. Rispettando gli interessi altrui vogliamo che si tenga contro anche dei nostri interessi, che anche la nostra posizione sia rispettata (...). Abbiamo bisogno di un grado particolare di prudenza, di evitare passi sconsiderati. Dopo la «Guerra fredda» i protagonisti della politica mondiale hanno perduto in certo senso queste qualità. È giunto il momento di ricordarli. Nel caso contrario le speranze per uno sviluppo pacifico, sostenibile si riveleranno una nociva illusione, mentre i cataclismi di oggi significheranno la vigilia del collasso dell'ordine mondiale (...). Siamo riusciti a elaborare le regole di interazione dopo la Seconda guerra mondiale, siamo riusciti a trovare un accordo negli anni 1970 a Helsinki. Il nostro obbligo comune è trovare un soluzione per questo obiettivo fondamentale anche nel contesto di una nuova tappa di sviluppo.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/1063116.html




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27 ottobre 2014

L'Isis: "Abbiamo decapitato la combattente curda Rehana"

Mostrata su Internet la foto del capo reciso della giovane soldatessa simbolo della resistenza a Kobane

La foto che l'ha resa celebre su Twitter la ritrae con le dita della mano tese in segno di vittoria, i capelli castani raccolti in una coda di cavallo e un sorriso giovane e vispo.

Rehana era il suo nome di battaglia. Era, perché secondo le immagini appena diffuse dai terroristi dell'Isis, la ventottenne curda simbolo della resistenza contro lo stato islamico in Siria sarebbe stata decapitata. La notizia, appena diffusa dal Daily Mail, non e' ancora confermata dall'esercito curdo, ma nemmeno smentita.

Rehana, il nome di battaglia del giovanissimo soldato, ha ucciso cento terroristi nella zona di Kobane. Nelle ultime ore la ragazza sarebbe stata catturata e decapitata. La foto dell'orrore diffusa dall'Isis mostra il capo reciso di una donna. 

Nelle scorse settimane, Il suo primo piano in tenuta mimetica era stato rilanciato su Twitter migliaia di volte e il suo volto era diventato un'icona di pace. Ora e' un'altra la foto della giovane che circola in rete, l'orrore di una decapitazione.

Con Rehana, centinaia di donne si sono unite negli ultimi mesi all'esercito curdo per combattere l'Isis.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lisis-abbiamo-decapitato-combattente-curda-rehana-1062998.html




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27 ottobre 2014

ITALIA 2014 "Dobbiamo tagliare gli stipendi ai lavoratori e togliergli il diritto allo sciopero" (Adolfo Hitler)

ITALIA 2014 

"Dobbiamo tagliare gli stipendi ai lavoratori e togliergli il diritto allo sciopero" 
(Adolfo Hitler) 
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Io non aggiungo altro, perche' siete tutti grandi politici, oltre che abili allenatori di calcio.

ITALIA 2014




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26 ottobre 2014

ISIS usa 19mila conti correnti nelle banche Ubs e Hsbc. E Obama lo sa dal 2008

L’Intelligence Usa scoprì che il denaro di Al Qaida passava per la banca svizzera l’Ubs. L’allora senatore Obama sapeva ma insabbiò. Da quei conti passano i soldi dell’Isis

di Franco Fracassi

isil-obama

I media occidentali ci hanno raccontato che l’Isis è l’organizzazione terroristica più ricca al mondo, ci hanno raccontato che parte delle risorse finanziarie dell’Isis provengono dalle vendita del petrolio, ci hanno spiegato che l’Isis è un gruppo (il più potente, probabilmente) che fa parte della galassia di Al Qaida. Vi siete mai chiesti dove viene custodita questa montagna di denaro?

Otto anni fa la Cia e l’Fbi si erano posti la stessa domanda. L’Isis non esisteva, ma Al Qaida sì. Venne messa su una squadra speciale di cui fecero parte membri di tutti i servizi segreti Usa (compresi dei consulenti esterni). Dopo due anni di indagine la cassaforte era stata individuata. I consulenti vennero pagati profumatamente, venne stilato un rapporto, venne tenuta una seduta a porte chiuse presso una sottocommissione del Congresso. E alla fine venne tutto insabbiato. Chi sapeva e tenne la bocca chiusa fece carriera, chi si ribellò finì in galera. La banca in questione era l’Unione banche svizzere (Ubs). Membro di quella commissione era l’allora senatore dell’Illinois Barak Obama. Il principale finanziatore delle sue campagne presidenziali è divenuto il presidente di Ubs Americans. La rete finanziaria e bancaria di Al Qaida è oggi utilizzata dall’Isis. Ma andiamo per ordine.

In piena “guerra al terrore”, promossa dall’Amministrazione Bush, negli Stati Uniti 2006 venne creata una squadra speciale d’investigazione finanziaria su Al Qaida. Cia ed Fbi stavano nel contrasto al terrorismo. E così si pensò che prosciugando i loro fondi bin Laden e gli altri estremisti islamici potessero esaurire la loro spinta bellica. Popoff in passato ha spiegato (documenti alla mano) di come fossero gli stessi servizi segreti statunitensi ad aiutare Al Qaida. Ma come tutte le strutture umane, anche quella dell’Amministrazione Usa non era un monolite: fianco a fianco lavoravano persone che servivano padroni e ideali diversi e che perseguivano scopi talvolta opposti.

A capo della squadra venne messo un consulente esterno. Booz Allen Hamilton era da tempo già consulente per il Pentagono. Era stato lui ad aver selezionato Edward Snowden quando era stato assunto dal National Security Agency. Hamilton era anche esperto di finanza internazionale. Facevano parte della sua squadra anche l’ufficiale dell’esercito Scott Bennett (vice di Hamilton), il capo dell’ente di controllo dei servizi segreti Mike McConnell e altri quattro funzionari del Nsa: James Clapper, Thomas Drake, William Binney e J.Kirk Wiebe.

Nell’anno e mezzo successivo i sette uomini indagarono sotto traccia in tutto il mondo. Seguirono molto tracce. Ma soprattutto trovarono un uomo, un funzionario della seconda banca svizzera: l’Unione banche svizzere, più conosciuta come Ubs. Brad Birkenfeld era il classico banchiere tutto d’un pezzo e (cosa, invece, non comune) convinto che il buon nome del suo istituto di credito fosse più importante della quantità di soldi ammassati nei suoi caveau.

Birkenfeld era anche un uomo interessato al denaro. E i centoquattro milioni di dollari versati dalla squadra di Hamilton su un suo conto furono un argomento molto convincente. Lo svizzero fornì i numeri di diciannovemila conti bancari, e poi numeri di cellulare, numeri di stanze d’albergo, date di appuntamenti, indirizzi email e altre informazioni in grado di smantellare la rete finanziaria del terrorismo.

«Ci vollero sei mesi per verificare tutte le informazioni dateci da Birkenfeld e per scrivere il rapporto finale. Finalmente, all’inizio del 2008 eravamo pronti per essere ascoltati dalla sottocommissione presieduta dal senatore democratico del Michigan Carl Levin», ha spiegato Benett a Popoff.

Le audizioni si tennero a porte chiuse. Solo i nove senatori poterono ascoltare tutta la storia e leggere il rapporto, intitolato “Shell Game” (127 pagine che Popoff ha avuto modo di visionare). Tra questi c’era il senatore dell’Illinois Barak Hussein Obama, futuro presidente degli Stati Uniti.

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Ancora Bennett: «Ascoltarono Birkenfeld, ascoltarono me, ascoltarono altri testimoni chiave. E poi che cosa fecero? Minacciarono l’Ubs e la Hsbc? Le comminarono una multa? Denunciarono pubblicamente la cosa? Si rivolsero al governo svizzero e a quello britannico? Non fecero nulla di tutto questo. Insabbiarono tutto, sbatterono in galera me e Birkenfeld, secretarono “Shell Game” e si dimenticarono della faccenda. Ecco quello che fecero».

I due colossi bancari (l’Hsbc è la quarta banca del pianeta, l’Ubs la quattordicesima) non subirono alcun contraccolpo e i diciannovemila conti proseguirono nel veder transitare i soldi del terrorismo islamico. Bennett: «La cosa che scopersi solo dopo è che parte di quei conti era talvolta utilizzati anche dalla Cia. Ecco perché è stato insabbiato tutto, pensai. Ma forse c’erano anche altre ragioni più importanti, di valore geopolitico».

il relatore del documento “Shell Game”, Scott Bennett, ha lavorato per anni per i servizi segreti statunitensi. il relatore del documento “Shell Game”, Scott Bennett, ha lavorato per anni per i servizi segreti statunitensi.

Che cosa ne è stato dei membri della sottocommissione e di tutti coloro che hanno messo gli occhi su quel rapporto? C’è chi è diventato ambasciatore, chi capo dell’antiterrorismo, chi presidente di commissione e chi inquilino della Casa Bianca.

Lo sapete chi è stato il principale finanziatore singolo della campagna presidenziale di Obama del 2008 e di quella che ha portato alla sua rielezione? Un certo Robert Wolf, presidente della Ubs Americas, il ramo statunitense dell’Unione banche svizzere. Ha donato mezzo milioni di dollari la prima volta e 434.800 dollari la seconda.

Ha concluso Bennett: «Oggi Quei diciannovemila conti sono la linfa vitale dell’Isis. Si sarebbe potuto evitare tutto questo. E, invece… Gli stiamo permettendo di finanziarsi e gli facciamo guerra al tempo stesso». Li hanno anche addestrati e armati, come ha dimostrato Popoff in diversi articoli già pubblicati da questo giornale.

Dichiarazione del generale statunitense Martin Dempsey, capo degli stati maggiori riuniti di fronte alla commissione senatoriale di controllo delle Forze armate.

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Senatrice repubblicana Lindsey Graham: «Lei è al corrente che i nostri principali alleati arabi si sono alleati all’Isil?».

Dempsey: «Sono a conoscenza del fatto che i nostri maggiori alleati arabi li stanno finanziando».

Graham: «Sì, ma sono diventati alleati?».

Dempsey: «Li finanziano perché l’Esercito di liberazione siriano non è in grado di combattere contro Assad».

http://www.imolaoggi.it/2014/10/25/isis-usa-19mila-conti-correnti-nelle-banche-ubs-e-hsbc-e-obama-lo-sa-dal-2008/




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25 ottobre 2014

Hamas ha elogiato l'attentato a Gerusalemme: atto eroico Vogliamo parlare di eroismo?.

- Eroismo e' entrare in un tunnel a Gaza per cercare di salvare il tuo amico che e' stato preso in ostaggio da Hamas, 
- Eroismo e' trasportare i tuoi amici in Nepal durante una tempesta di neve quando sai che può costarti la vita. 
- Eroismo e' chiamare la polizia cercando di spiegare che si e' stati rapiti e tutto questo quando si è ancora solo un adolescente. 
- Eroismo e' saltare su una granata perche' non espolda sui tuoi soldati. 
- Eroismo e' lasciare una vita comoda negli Stati Uniti e andare in Israele per arruolarsi all'IDF.
- Eroismo e' nascondere ebrei in casa durante la seconda guerra mondiale. E posso continuare con molti altri esempi.
Uccidere una neonata di 3 mesi non è eroico. Questo e' TERRORISMO. Si tratta di un assassinio.




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22 ottobre 2014

Ci sono italiani svegli che lo sanno fin dall'inizio, ma ci sono italiani idioti e addormentati che ancora credono alle favole che raccontano a sinistra




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20 ottobre 2014

Onore ai Curdi, i soli che combattano veramente l'ISIS!!!

 




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19 ottobre 2014

sta succedendo come per la caduta di Costantinopoli nelle mani islamiche

....a Roma parlavano e filosofavano di che sesso erano gli angeli...mentre lì i loro fratelli nella fede venivano uccisi e conquistati dalle orde ottomane e così Costantinopoli l ultima roccaforte del sacro romano impero cadde e divenne Istambul.....speriamo che questa volta non cada la stessa Roma


Mentre noi in Occidente filosofeggiamo sul #terrorismo #islamico chiedendoci se, come e quando intervenire per fermarlo, loro che hanno molto ben chiaro ciò che vogliono continuano a invadere e ad occupare. Dopo l'Iraq, la Siria, la Libia, la Nigeria, la Somalia, ora anche lo Yemen rischia di cadere nelle grinfie del terrorismo islamico di #AlQaeda. Approfittando dello scontro tra sciiti e sunniti, i terroristi islamici continuano a conquistare posizioni. Il 9 ottobre scorso un kamikaze legato al movimento di Ayman al-Zawahiri, che ha preso le redini del gruppo dopo l'uccisione di Osama Bin Laden, si è fatto esplodere nella capitale, a piazza Tahrir, dove era convocata una manifestazione dei ribelli sciiti del movimento Ansar Allah: il bilancio è stato di 43 morti e una settantina di feriti. Ieri dodici morti in seguito a scontri tra terroristi e ribelli sunniti. Oggi presunti combattenti di al-Qaeda hanno preso il controllo di una città nella provincia sudorientale di Idlib. Lo ha reso noto una fonte della sicurezza, riferendo anche della morte di cinque poliziotti nell'offensiva lanciata dai miliziani contro la città di Udain, situata 20 chilometri a ovest del capoluogo Ibb.Sveglia Occidente!

Mentre noi in Occidente filosofeggiamo sul ?#?terrorismo? ?#?islamico? chiedendoci se, come e quando intervenire per fermarlo, loro che hanno molto ben chiaro ciò che vogliono continuano a invadere e ad occupare. Dopo l'Iraq, la Siria, la Libia, la Nigeria, la Somalia, ora anche lo Yemen rischia di cadere nelle grinfie del terrorismo islamico di?#?AlQaeda?. Approfittando dello scontro tra sciiti e sunniti, i terroristi islamici continuano a conquistare posizioni. Il 9 ottobre scorso un kamikaze legato al movimento di Ayman al-Zawahiri, che ha preso le redini del gruppo dopo l'uccisione di Osama Bin Laden, si è fatto esplodere nella capitale, a piazza Tahrir, dove era convocata una manifestazione dei ribelli sciiti del movimento Ansar Allah: il bilancio è stato di 43 morti e una settantina di feriti. Ieri dodici morti in seguito a scontri tra terroristi e ribelli sunniti. Oggi presunti combattenti di al-Qaeda hanno preso il controllo di una città nella provincia sudorientale di Idlib. Lo ha reso noto una fonte della sicurezza, riferendo anche della morte di cinque poliziotti nell'offensiva lanciata dai miliziani contro la città di Udain, situata 20 chilometri a ovest del capoluogo Ibb.
Sveglia Occidente!




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18 ottobre 2014

Dunque, riepilogando.....

 un signore Filippino, che aveva già ammazzato un tizio per una lite, anziché stare in galera, se ne va a spasso, tenta di ammazzare moglie e figli, riesce solo ad ammazzare il figlio e poi si ammazza, un altro ragazzo 15enne viene seviziato in palestra con un attrezzo e finisce in ospedale, il Papa dice che non è nessuno per poter giudicare i gay e apre loro le porte della Chiesa, il Sindaco Marino ne approfitta e trascrive un bel po' di matrimoni gay celebrati all'estero, Alfano si incazza e dice che la trascrizione non vale un caxxo, i Vescovi di Roma si incaxxano e dicono che è una scelta ideologica, la lega fa una manifestazione contro l'immigrazione clandestina e i centri sociali del caxxo ne fanno una contraria e cercano lo scontro, e il TG intervista un immigrato il quale si lamenta e dice che in Italia non c'è lavoro, non c'è niente e non c'è dignità (ma perché non se ne torna a casa sua a cercarsi la dignità che lamenta di non avere qua?) ...... gli sbarchi continuano in massa e il rischio ebola è sottovalutato, le tasse aumentano anche se Renzi dice di averle abbassate ( a chi? forse ai politici e ai suoi amici), lo spread sale, le fabbriche chiudono, l'Italia sprofonda nel fango e i genovesi se la pigliano con Grillo ( contenti loro.....)......
Sinceramente non ci capisco più nulla...... Caro Marino, se quel che conta è l'amore, allora siccome amo da morire i miei amici a 4 zampe, sappi che voglio sposarli tutti, quindi le chiederò di trascrivere il matrimonio che farò con loro e che verrà celebrato di fronte ad un emerito somaro titolato e non me ne frega nulla se questo tipo di matrimonio non è previsto dalla legge, tanto a lei di cosa prevede la legge non frega un tubo. Se l'amore è quel che conta, sappia che io amo tantissimo i miei amici a 4 zampe, con i quali condivido tutto: voglio sposarli e voglio metterli tutti nel mio stato di famiglia e voglio anche il riconoscimento di tutte le detrazioni fiscali che hanno le famiglie con componenti a carico...... e non è mica finita qui, oggi la Boldrini con tanto di velo in testa è andata in moschea a dire che l'Islam è religione di pace...... ma perché non ci resta in moschea?
MA CHE ANDASSERO TUTTI IN QUEL POSTO.....




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17 ottobre 2014

Oggi ho imparato che il mio migliore amico è morto di cancro all'età di 5 anni

Mio hockey, nessun altro può capire ciò che abbiamo avuto insieme. Imboscate, compiti, chonnoies, viaggio, formazione. Insieme abbiamo rotto tutti i record. Hai salvato un sacco di persone innocenti e catturato i terroristi stavano progettando attacchi di massa. Lei non avrebbe potuto essere qui oggi. Si mi ha salvato più di due volte e ha anche avuto un coltello accoltellato a me.
Non ti dimenticare per sempre! Non dimenticare l'amore che mi hai dato abbracci, chiamare per hockey di avere accanto.
Mio caro amico, amo e ti adoro abbracci!
Hockey, 2009-2014. Egli può riposare in pace (David Wettin) (Tradotto da Bing)

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Mio hockey, nessun altro può capire ciò che abbiamo avuto insieme. Imboscate, compiti, chonnoies, viaggio, formazione. Insieme abbiamo rotto tutti i record. Hai salvato un sacco di persone innocenti e catturato i terroristi stavano progettando attacchi di massa. Lei non avrebbe potuto essere qui oggi. Si mi ha salvato più di due volte e ha anche avuto un coltello accoltellato a me.
Non ti dimenticare per sempre! Non dimenticare l'amore che mi hai dato abbracci, chiamare per hockey di avere accanto.
Mio caro amico, amo e ti adoro abbracci!
Hockey, 2009-2014. Egli può riposare in pace (David Wettin) (Tradotto da Bing)

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Non ti dimenticare per sempre! Non dimenticare l'amore che mi hai dato abbracci, chiamare per hockey di avere accanto.
Mio caro amico, amo e ti adoro abbracci!
Hockey, 2009-2014. Egli può riposare in pace (David Wettin) (Tradotto da Bing)

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16 ottobre 2014

Mail bombing degli animalisti ad albergatori e ristoratori




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16 ottobre 2014

La jihad sessuale sbarca in Europa. Forum erotici dedicati allo Stato Islamico

Forum Jihadisti dedicati unicamente alla Jihad sessuale e a mostrare come lo jihadista perfetto combatte la battaglia per l'ISIS anche facendo sesso con donne occidentali, possibilmente cristiane.


Una premessa importantissima: ci abbiamo pensato parecchio prima di pubblicare questo articolo. Lo abbiamo fatto per due motivi. Il primo è che non potendo dare i link dei forum di cui parliamo (ci interessa continuare a monitorarli) tecnicamente non possiamo dimostrare quello che diciamo. Il secondo è che non vorremmo nella maniera più assoluta che il presente articolo passasse come un atto discriminatorio verso i musulmani e non vorremmo che qualche sito o qualche imbelle lo strumentalizzi in tal senso. Non lo è assolutamente. E solo un avvertimento alle donne occidentali affinché non si facciano riprendere durante i loro liberi rapporti sessuali. Alla fine abbiamo quindi deciso di pubblicarlo in quanto riteniamo che il Diritto di cronaca prevalga su qualsiasi considerazione.

Durante il nostro continuo monitoraggio dei forum jihadisti e dei social network ci siamo più volte imbattuti in riferimenti alla Jihad sessuale. Per diversi mesi abbiamo cercato di entrare su un forum dedicato specificatamente a questo argomento incuriositi da alcuni messaggi inviati dagli utenti.

Fino a pochi giorni fa credevamo onestamente che si trattasse di una specie di forum di reclutamento per donne interessate ad andare a combattere la Jihad sessuale con l’ISIS (è di qualche giorno fa la notizia del pentimento di due ragazzine austriache) ma quando siamo riusciti finalmente a farci accettare nel forum abbiamo scoperto una realtà davvero sconvolgente. In realtà si tratta di un vero e proprio sito porno completamente in inglese dedicato alla Jihad sessuale dove gli utenti islamici postano i loro filmati amatoriali di sesso con donne occidentali, una specie di esibizione delle “vittorie” ottenute sul campo in occidente fatte passare come una vittoria del machismo jihadista sulle donne occidentali. Per ovvie ragioni non abbiamo potuto verificare l’originalità dei video che però sembrano originali e comunque caricati tutti dagli utenti attraverso un sistema di caricamento interno al sito.

Molti filmati sembrano registrati con il consenso delle donne ma alcuni sono raccapriccianti persino per menti aperte come le nostre. In particolare ci hanno colpito alcuni video che mostrano la più grande “vittoria” a cui uno jihadista occidentale miri (per loro stessa ammissione), cioè la sodomizzazione di una donna occidentale. In uno in particolare si evidenzia che la donna è cristiana e porta la croce al collo. Ma quello che veramente ci ha colpito è stato il vedere alcuni video fatti con una webcam che sembrano rappresentare quella che sembra francamente più una violenza sessuale che un atto volontario.

screenshot-from-paris

Intendiamoci, nella maggioranza dei casi sembrano rapporti tra adulti consenzienti sebbene piuttosto violenti, ma in almeno una decina di casi le donne sembrano costrette, piangono visibilmente e vengono mostrate alla webcam come un trofeo (prese per i capelli e mostrate alla telecamera). E’ difficile da spiegare a parole e l’unica cosa sarebbe mostrare i video. Solo che oltre a non sembrarci il caso potremmo persino danneggiare ulteriormente le vittime mostrandone il viso e violare così la loro privacy. Francamente non ci sembra il caso.

Quello che per il momento ci interessa fare, visto anche l’altissimo numero di “partecipanti” a quel forum, è lanciare una specie di avvertimento alle donne occidentali affinché non cadano in questi trabocchetti . Ogni donna maggiorenne è libera di fare sesso con chi vuole ma attenzione a non farvi riprendere e a non finire, magari inconsapevolmente, a diventare protagoniste della Jihad sessuale sui forum jihadisti.

Scritto Paola P.

Sostieni Rights Reporter

http://www.rightsreporter.org/la-jihad-sessuale-sbarca-in-europa-forum-erotici-dedicati-allo-stato-islamico/



15 ottobre 2014

La Turchia viene allo scoperto: bombarda i curdi invece che l’ISIS

La Turchia di Erdogan invece di intervenire contro l'ISIS bombarda postazioni curde. Il Saladino turco è venuto finalmente allo scoperto.

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Aerei da caccia turchi hanno bombardato postazioni del PKK, il partito dei lavoratori curdi, nel sud- est della Turchia. Lo riferisce questa mattina l’agenzia di stampa curda Rudaw.

Secondo quanto riferisce la Rudaw, confermato dai media turchi, aerei F-16 ed F-4 turchi avrebbero attaccato obbiettivi del PKK nella regione montuosa a maggioranza curda di Hakkari, al confine con l’Iraq. Secondo il quotidiano turco Hurriyet gli attacchi avrebbero provocato “pesantissime perdite” tra i curdi. Fonti curde riferiscono di decine di civili, tra cui moltissime donne e bambini, tra le vittime.

E così la Turchia è finalmente venuta allo scoperto e dimostra in maniera lampante da che parte sta nella guerra allo Stato Islamico, anche se Ankara sostiene di aver colpito obbiettivi terroristici considerando che la Turchia ritiene il PKK un gruppo terroristico. In realtà in questo modo giustifica ampiamente l’immobilismo nei confronti di Kobane e soprattutto la ferma opposizione al fatto che i curdi ricevano armi dall’occidente per combattere l’ISIS. Ankara preferisce lo Stato Islamico ai curdi. Ormai è un fatto conclamato.

Pensiamo che ormai sia arrivato il momento di dire le cose come stanno in maniera decisa e senza tanti giri di parole: la Turchia, membro della NATO e in predicato di entrare in Europa, è un regime islamico estremista che lavora in stretto contatto con lo Stato islamico. Se nemmeno dopo questi fatti in Europa non lo si capisce allora che i politici europei se ne vadano tutti a casa perché dimostrano di essere incapaci se non collusi con Erdogan.

Scritto da Sarah F.

Sostieni Rights Reporter




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13 ottobre 2014

ISIS: massacro a Kobane. Dove sono i pacivendoli?

A Kobane si combatte casa per casa. Oltre 100.000 profughi sono intrappolati nella parte nord della città e rischiano il massacro. Eppure non c’è traccia di manifestazioni pacifiste, nessuno che dica una sola parola. L’ipocrisia del pacifismo con Kobane ha davvero superato ogni limite.

L’inviato delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, ha detto ieri alla AP che “Kobane è la nuova Srebrenica”,una nuova vergogna per quella parte di mondo che si definisce civile, un mondo che resta immobile di fronte al massacro di migliaia di civili che, se l’ISIS dovesse conquistare tutta la città, rischia di trasformarsi in un vero e proprio genocidio.

Metà della città è già finita nelle mani dei terroristi dello Stato Islamico che nemmeno i deboli bombardamenti americani sono riusciti a fermare. La parte nord è ancora in mano alle forze curde (almeno nel momento in cui scriviamo) e resiste casa per casa. E’ in quell’area che si sono rifugiati i 100.000 profughi (stima Onu) curdi, cristiani e sciiti per sfuggire ai massacri dell’ISIS. Se anche quella zona dovesse cadere il massacro sarebbe più che certo.

E’ un massacro annunciato di decine di migliaia di persone che però non sembra smuovere i pacivendoli, quelli che per intenderci non esitano mai un secondo a scendere in piazza per condannare le azioni difensive di Israele contro Hamas. Forse sarà perché sarebbe imbarazzante scendere in piazza per difendere Hamas e poi condannare l’ISIS che con Hamas condivide tutto. Meglio quindi girarsi dall’altra parte e chiudere gli occhi di fronte ai massacri veri dello Stato Islamico.

La beffa americana dei bombardamenti

E’ imbarazzante il comportamento di Obama che continua a parlare di “grande coalizione contro l’ISIS”. Per stessa ammissione del Comando Centrale dell’Esercito USA tra giovedì e venerdì l’aviazione americana ha condotto nove attacchi (solo nove, capito bene) contro le postazione del ISIS. Come intendono incidere gli americani in questa guerra con soli nove attacchi è davvero un mistero. E’ una vera beffa alla quale si aggiunge quella di impedire sia la consegna di armi ai combattenti curdi che il blocco totale del passaggio di combattenti curdi pronti ad andare ad aiutare i loro fratelli a Kobane.

La città di Kobane deve essere sacrificata alle mire ambiziose di Erdogan e non c’è ragione che tenga. Poco importa se migliaia di persone rischiano di essere massacrate dai terroristi del ISIS.

In questo contesto di vera immobilità spicca ancora di più il silenzio dei pacivendoli, ipocriti senza alcuna dignità che non si curano minimamente delle decine di migliaia di persone massacrate sistematicamente dal ISIS. Una vergogna senza fine.

 Scritto da Carlotta Visentin

 Sostieni Rights Reporter

http://www.rightsreporter.org/isis-massacro-a-kobane-dove-sono-i-pacivendoli/




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11 ottobre 2014

Stato Islamico, mostro islamico. Il coraggio di parlare chiaro

 ISIS-MAP

In molti lo hanno definito “un mostro”. Lo Stato Islamico, o ISIS che dir si voglia, è veramente un mostro biblico che allunga i suoi tentacoli nel cuore del Medio Oriente, un mostro creato da menti neppure troppo occulte che lo usano a loro piacimento per i loro scopi politici e militari.

«Inutile girarci troppo intorno, lo Stato Islamico è una creazione di due degli Stati più terroristici al mondo, il Qatar e la Turchia. Ne abbiamo continuamente le prove». A dirlo all’agenzia SANA non è stato uno qualsiasi ma il parlamentare libanese Nabih Berri. Certo, va detto che Nabih Berri non può essere considerato al di sopra delle parti, ma la sua affermazione non è per nulla di parte e probabilmente è la più chiara che sia mai stata fatta in merito allo Stato Islamico.

Gli intrecci politici

La vera guerra sotterranea che si sta combattendo in Medio Oriente è tra l’Arabia Saudita e il Qatar. Dove i sauditi intervengono per supportare un esercito o uno Stato il Qatar interviene sulla parte opposta. I sauditi finanziano l’esercito libanese e il Qatar finanzia Al-Nusra, i sauditi sostengono Al-Sisi in Egitto e il Qatar sostiene i Fratelli Musulmani, i Sauditi sostengono il Governo in Yemen e il Qatar sostieni i ribelli Houti. Dove c’è un interesse saudita c’è un contro-interesse del Qatar. Con lo Stato Islamico è la stessa identica cosa. L’ISIS minaccia i regni del Golfo che girano intorno all’orbita saudita e il Qatar ci affonda le mani come un coltello nel burro caldo. In questo caso il valore aggiunto è la Turchia che ha fortissimi interessi a lasciare che lo Stato Islamico faccia il suo corso, in particolare con il regime di Damasco ma, soprattutto, con il Kurdistan. L’immobilità turca di fronte al massacro di Kobane non è solo vergognosa, è palesemente volontaria. La connivenza con lo Stato Islamico è evidente, la logistica fornita all’ISIS, gli uomini turchi che combattono con lo Stato Islamico e persino l’aperta collaborazione con ONG turche del calibro della IHH parlano talmente chiaro che non c’è bisogno di dire niente altro. Solo in Europa e a Washington fanno finta di non vederlo. Solo in occidente fanno finta di non vedere che quando si tratta di ostaggi turchi o vicini al Qatar lo Stato Islamico e Al-Nusra non praticano nessuna esecuzione pubblica. I casi dei diplomatici turchi rilasciati in cambio di un centinaio di miliziani del ISIS “trattenuti” in Turchia e dei 45 caschi blu delle Fiji il cui riscatto è stato “generosamente” pagato dal Qatar, una operazione che ha evidenziato il sostegno economico dell’Emiro al-Thani al gruppo legato ad Al-Qaeda che sta confluendo nello Stato Islamico, sono davanti agli occhi di tutti.

L’assurdità dell’Islam moderato

Il paradosso è che in occidente sia la Turchia che la Fratellanza Musulmana, la madre di tutti i gruppi terroristici e ampiamente sostenuta dal Qatar, vengono considerati come “Islam moderato” mentre i Wahabiti sauditi vengono considerati l’Islam integralista. Francamente non credo che ci sia differenza tra i due schieramenti ma mi pare il colmo parlare del “mostro” Stato Islamico senza tenere in considerazioni i “moderati” che lo sostengono.

Il vero padre dello Stato Islamico

Alla fine, nel complesso vortice di interessi e conto-interessi che si vedono in Medio Oriente l’unica cosa che appare evidente è che lo Stato Islamico ha molte teste ma un unico vero padre: l’Islam integralista. Non importa se questo islam sia sciita, sunnita, wahabita, non importa se in apparenza queste forze si combattono tra di loro. Ormai siamo alla resa dei conti e qualsiasi forza ne uscirà vincente i prossimi obbiettivi saremo noi. Anzi, siamo già nel mirino. Lo ha detto chiaramente il Grande Ayatollah Ali Khamenei solo pochi giorni fa. Il nemico è l’occidente, Israele per primo. Quel messaggio, passato in sordina sui media occidentali, non è solo un proclama, è una dichiarazione di intenti. E’ arrivato il momento di avere il coraggio di parlare chiaro e di chiamare il nemico con il suo vero nome che non è ISIS, Stato Islamico, Al-Nusra, Al Qaeda, wahabiti, sciiti o sunniti, non importa chi sia a manovrare i fili, Turchia, Qatar, Arabia Saudita o altri, sono tutti figli di un unico padre che si chiama Islam. Cominciamo a rendercene conto prima che sia troppo tardi (se già non lo è).

Scritto da Noemi Cabitza
http://www.rightsreporter.org/stato-islamico-mostro-islamico-il-coraggio-di-parlare-chiaro/




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9 ottobre 2014

La Turchia andrebbe immediatamente espulsa dalla Nato perché alleata dei terroristi islamici che la Nato dice di combattere e di voler sconfiggere.

 


Kobane resiste! I Peshmerga, "i combattenti curdi che sfidano la morte", continuano a controllare due terzi della città che si trova in Siria a ridosso della frontiera con la Turchia.
Intanto la Turchia ha fatto sapere che non intende condurre un'operazione terrestre contro i terroristi islamici dell'Isis a Kobane. "Non è realistico aspettarsi dalla Turchia che conduca da sola un'operazione terrestre" contro l'Isis, ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu al termine di un incontro ad Ankara con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Quest'ultimo ha detto che la Nato non intende creare una "zona di interdizione aerea" sui cieli della Siria e di proclamare che l'obiettivo dell'intervento della Nato è la caduta del regime siriano di Assad.
La Turchia conferma di essere alleata dei terroristi islamici, di aver schierato 10 mila soldati sul fronte di Kobane per aiutare i terroristi islamici impedendo ai miliziani curdi turchi del Pkk di andare in aiuto dei propri fratelli curdi in Siria. La Turchia andrebbe immediatamente espulsa dalla Nato perché alleata dei terroristi islamici che la Nato dice di combattere e di voler sconfiggere
Magdi Cristiano Allam




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8 ottobre 2014

Brava gente. C'è poco da aggiungere, brava gente da accogliere in massa




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8 ottobre 2014

Gilan,19 anni, dopo aver combattuto con coraggio nella difesa di Kobani, si è uccisa per non cadere nelle mani dei terroristi dell'Isis

 




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7 ottobre 2014

Non dovrebbe essere una decisione di normale e assoluto buon senso?

 




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