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  LiberaliPerIsraele “la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme”
 
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30 gennaio 2015

Noi siamo due mici di 8 mesi bellissimi, come si vede, ma è il nostro carattere che ci rende ancora più speciali

Lesa (provincia di Novara)Noi siamo Archimede e Mambo una tata un giorno ha deciso che non saremmo stati più randagi e così ci ha accolto e fatti volare in stallo al nord.Due mici così in strada sarebbero davvero stati in pericoloNoi siamo due mici di 8 mesi bellissimi, come si vede, ma è il nostro carattere che ci rende ancora più specialiRiconoscenti e affettuosi sempre in cerca del contatto umano...tanto da baciarti le mani e credetemi commuove vedere tanta dolcezzaE poi siamo incredibilmente uniti ecco perché cerchiamo casa assiemeSe siete pronti a questo tripudio micioso d affetto chiamate3201127266
Se siete pronti a questo tripudio micioso d affetto chiamate
3201127266

Lesa (provincia di Novara)
Noi siamo Archimede e Mambo
una tata un giorno ha deciso che non saremmo stati più randagi e così ci ha accolto e fatti volare in stallo al nord.
Due mici così in strada sarebbero davvero stati in pericolo

Noi siamo due mici di 8 mesi bellissimi, come si vede, ma è il nostro carattere che ci rende ancora più speciali
Riconoscenti e affettuosi sempre in cerca del contatto umano...tanto da baciarti le mani e credetemi commuove vedere tanta dolcezza
E poi siamo incredibilmente uniti ecco perché cerchiamo casa assieme
Se siete pronti a questo tripudio micioso d affetto chiamate
3201127266




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29 gennaio 2015

Vi invito a vedere questo video sull'islamizzazione dell'Europa e dell'Occidente


 Lo sapete che noi europei, soprattutto noi italiani, siamo destinati a scomparire come società è come civiltà perché abbiamo il più basso tasso di natalità al mondo? Come potremmo dunque non essere critici nei confronti delle esternazioni ad alta quota di Papa Francesco quando ha chiesto ai cattolici di non fare tanti figli come i conigli?
Pensate che su circa 500 milioni di abitanti dei 28 paesi membri dell'Unione Europea solo 80 milioni, pari al 16%, ha meno di 30 anni. Per contro sull'altra sponda meridionale e orientale del Mediterraneo il 70% della popolazione ha meno di 30 anni. Se mettiamo a confronto le due carte demografiche, la conclusione è che noi europei siamo irrimediabilmente destinati ad essere ad essere sottomessi,. Per gli islamici ci presentiamo come una landa deserta e ci percepiscono come una terra di occupazione.
Già nel 1974 intervenendo all'Assemblea generale dell'Onu, l'allora presidente algerino Boumedienne disse che l'Europa sarà islamizzata grazie al ventre delle nostre donne.
Successivamente il leader libico Gheddafi disse: "Ci sono segni che Allah darà una magnifica vittoria all'islam in Europa, senza spade, senza cannoni, senza conquista, non abbiamo bisogno di terroristi, non abbiamo bisogno di uomini bomba, 50 milioni di musulmani trasformeranno l'Europa in un continente islamico in pochi decenni".
I demografi concordano sul dato statistico che quando una popolazione ha un tasso di natalità inferiore all'1.9% è destinata a perdere la propria civiltà. Ebbene l'Italia e la media europea registrano un tasso di natalità dell'1.3%, un livello che rende impossibile recuperare l'equilibrio demografico della popolazione autoctona e il riscatto della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane. 
In questo contesto le parole del Papa risultano preoccupanti, sia quando dice: "Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile"; sia quando precisa: "Io credo che il numero di 3 per famiglia sia quello che gli esperti ritengono importante per mantenere la procreazione, 3 per coppia".
Le parole del Papa sono preoccupanti perché non tengono conto sia del fatto che attualmente mediamente una coppia in Italia e in Europa ha poco più di un figlio (1.3%), sia il fatto che l'equilibrio demografico in Europa lo conseguiamo solo grazie al più elevato tasso di natalità degli immigrati musulmani che arrivano anche a 8 figli per coppia. 
Ebbene cari amici è ora di dire basta. Basta farci conquistare dagli islamici. Basta odiare noi stessi. Basta infierire sulla famiglia naturale. Basta sanzionare la natalità della popolazione autoctona. 
È arrivata l'ora di riscattarci, sostenendo la famiglia naturale, incentivando la natalità delle famiglie italiane, aiutando i giovani affinché siano messi nella condizione di rigenerare la vita, bloccando l'invasione degli immigrati e sconfiggendo la strategia di islamizzazione dell'Italia e dell'Europa. 
Andiamo avanti. Insieme ce la faremo! 
Magdi Cristiano Allam

Vi invito a vedere questo video sull'islamizzazione dell'Europa e dell'Occidente. Seppur datato e con qualche imprecisione, è sempre utile.
http://youtu.be/aDaUppMaoEI
 




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28 gennaio 2015

LA VITTORIA CONTRO IL MALE IN UN'IMMAGINE: DORA, 89 ANNI SOPRAVVISSUTA AD AUSCHWITZ, FA IL BAGNETTO ALLA SUA AMATA PRONIPOTE, GAL.

LA VITTORIA CONTRO IL MALE IN UN'IMMAGINE:
DORA, 89 ANNI SOPRAVVISSUTA AD AUSCHWITZ, FA IL BAGNETTO ALLA SUA AMATA PRONIPOTE, GAL.




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26 gennaio 2015

Cancellare tutte le pagine e tutti i gruppi antisemiti presenti nel social network Facebook che restano attivi nonostante le migliaia di segnalazioni

Firmare qui    https://www.change.org/p/facebook-cancellare-tutte-le-pagine-e-tutti-i-gruppi-antisemiti-presenti-nel-social-network-facebook-che-restano-attivi-nonostante-le-migliaia-di-segnalazioni  




Chiediamo di cancellare da Facebook tutti i gruppi antisemiti presenti e tuttora attivi nonostante le migliaia di segnalazioni inviate da persone che si sentono ferite per i messaggi che vengono quotidianamente e violentemente divulgati contro Israele in generale e contro gli Ebrei in particolare.
Le segnalazioni ricevono puntualmente la seguente risposta: "Abbiamo controllato la Pagina che hai segnalato per la presenza di discorsi o simboli di incitazione all'odio e abbiamo riscontrato che rispetta i nostri Standard della comunità"
Tutto ciò è inaccettabile, sia che la risposta venga inoltrata "in automatico" o che ci sia del personale presposto ad esaminare le segnalazioni.
Non è concepibile che chi riceva tali segnalazioni le liquidi con un messaggio pressappochista ed insolente non solo in considerazione della STORIA ma anche degli episodi di cronaca recenti.
Lasciare attivi gruppi e pagine inneggianti all'antisemitismo è favoreggiamento ed istigazione all'odio.
G.L.Zampieri




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24 gennaio 2015

StopVivisezione: la nostra battaglia continua. UNISCITI A NOI.




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23 gennaio 2015

Le donne che combattono per Israele




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21 gennaio 2015

Vero è che per la signora Mogherini, per l'ONU per la UE e chi più ne ha più ne metta...Hamas ed i suoi uomini non figurano tra i terroristi....ma comunque fate uno sforzo!!!

  • Signora Mogherini...e per buona misura ci aggiungo anche...Signora Boldrini...in considerazione del fatto che evidentemente, in base alle vostre dichiarazioni, voi avete instaurato un dialogo..amicale...con i vari terroristi...vi dispiacerebbe fare una telefonata ad Hamas??!!! Vero è che per la signora Mogherini, per l'ONU per la UE e chi più ne ha più ne metta...Hamas ed i suoi uomini non figurano tra i terroristi....ma comunque fate uno sforzo!!! Dialogate ...Avvisateli...che ci siamo rotti...tutto quello che ci potevamo rompere!! Siamo stanchi di questi vili e codardi attentati....e che non è Israele...lo Stato terrorista...né meno che mai il Primo Ministro di Israele..Benjamin Netanyahu!!! Vergogna!!!




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21 gennaio 2015

È PROPRIO VERO, L'ODIO È FIGLIO DELL'IGNORANZA. IN PAKISTAN UN DRAPPELLO DI IMBECILLI CHE INNEGGIANO A HITLER E NON SANNO NEMMENO SCRIVERE HOLOCAUST




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20 gennaio 2015

' Je suis Charlie '... Quando a 7 anni Miriam Monsenago fu presa per la sua coda di cavallo e gli fu sparato in viso uccidendola a Tolosa solo per essere ebrea




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18 gennaio 2015

Il padre e la madre di Vanessa Marzullo mentre disperati con una coppia di amici attendevano con ansia il rientro della pora piccoletta.....(e ci credo che sostiene che la figlia non deve chiedere scusa)




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18 gennaio 2015

Dieci anni dopo l’assassinio di Theo Van Gogh l’Olanda fa ancora paura


Theo van Gogh si era sentito rivolgere le stesse parole, “ti uccideremo”, una sera dell’estate del 2003. Abou Jahjah, agitatore islamista d’Olanda, era stato invitato a parlare in un teatro di Amsterdam. Theo van Gogh lo accusò pubblicamente di essere il “ruffiano del Profeta”. All’uscita Theo venne avvicinato da un gruppo islamista. Partì il grido che gli avrebbero aperto la pancia. “Finiremo quel maiale”, dissero le guardie del corpo di Jahjah. L’ultimo obiettivo in ordine cronologico della spectre wahabita è il cabarettista e umorista Ewout Jansen. Come Van Gogh, Jansen vuole dimostrare che “è impossibile ridere del Profeta in Europa”. Ewout è figlio di Hans Jansen, il grande islamologo che il Foglio ha intervistato nell’autunno del 2005 a un anno dall’uccisione di Theo van Gogh. La storia è stata diffusa dal quotidiano Het Parool. E’ successo che Eric van den Berg, giovane giornalista del bollettino studentesco Folia, voleva mostrare alcune affermazioni di Jansen a un imam della moschea Assoena, per farle commentare. Uno dei presenti dice che Jansen “merita di morire secondo gli insegnamenti dell’islam”. Viene registrato tutto, è presente il capo imam Mohammed Bouljhaf. Scoppia il caso e Ahmed Aboutaleb, consigliere del sindaco di Amsterdam Job Cohen, apre un’inchiesta. Aboutaleb era stato definito “infedele” dall’assassino di Theo van Gogh. Si scopre così che Jansen era stato più volte minacciato dagli islamisti di seconda generazione e che sebbene la moschea negasse ogni rapporto con “Mr. Kabli”, l’autore della minaccia di morte, l’islamista da anni si muoveva ai vertici della moschea di Frederik Hendrikstraat. Scatta anche l’iniziativa parlamentare del Partito della libertà del pluriminacciato di morte Geert Wilders. “Manteniamo il programma”, commenta Jansen, che non vuole interrompere lo show nonostante le minacce. E’ da qualche mese sotto inchiesta anche Fawaz Jneid, lo sceicco accusato di istigazione alla violenza. Jneid aveva augurato la morte a Van Gogh e un bel cancro ad Ayaan Hirsi Ali. Il cabarettista Jansen non è stato il primo né sarà l’ultimo. Rachid Ben Ali è un pittore. Dire che le sue opere sono sacrileghe è poco: Rachid dipinge imam vestiti da nazisti fra cadaveri, bombe e frasi coraniche. Nel suo atelier si entra solo dopo un serrato controllo. “Certo che il terrorismo è collegato alla religione, i terroristi crescono nelle moschee” ha detto Ali. Ha dovuto abbandonare di notte il proprio letto e riparare in albergo a causa delle minacce di morte. Nel 2000 l’opera teatrale “Aisha” è stata interrotta a causa degli anatemi islamisti, perché ritraeva la moglie del Profeta. Accuse di “infedeltà” sono state rivolte anche a Naima el Bezaz, l’autrice de “L’amante del diavolo”, un romanzo sulla vita sessuale dei musulmani. “E’ dovere dell’artista tirare fuori l’indicibile” commenta quel Ger Beukenkamp che lavora a una pièce su Mohammed Bouyeri e Volkert van der Graaf, gli assassini di Van Gogh e Pim Fortuyn. Dal 1998 al 2006, l’avvocato W .G. Van Dorian è stato coinvolto in numerosi casi di terrorismo e di estremismo islamico. Un anno fa Van Dorian ha scelto di lasciare l’Olanda per il Sudafrica per lavorare al suo libro contro l’islamismo. Nel 2000 l’intellettuale conservatore Bart Jan Spruyt ha fondato il pensatoio dedicato all’inglese Edmund Burke. La polizia gli ha consigliato di ingaggiare una guardia del corpo. “Il problema è che siamo stati tolleranti con l’intolleranza” ha detto Spruyt. Lo studioso Paul Cliteur ha annunciato in diretta tv che non avrebbe più criticato l’estremismo islamico a causa delle troppe minacce di morte. E la femminista irriverente Ebru Umar, atea di origine turca, è stata aggredita vicino a casa dopo che aveva rilevato la rubrica di Theo van Gogh sul quotidiano Metro. Il produttore cinematografico Gijs van de Westelaken ha accettato di non trasmettere più il film “Submission”. E la prossima settimana uscirà negli Stati Uniti il nuovo libro di Ayaan Hirsi Ali, “Infidel”. Ovviamente non vedremo stampato il nome del traduttore. Giulio Meotti il foglio




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15 gennaio 2015

“CHE DIO SI VENDICHI DI TUTTI I NOSTRI NEMICI, NON SOLTANTO COLORO CHE HANNO UCCISO, MA ANCHE DI CHI SI È COMPIACIUTO”

Giulio Meotti per "il Foglio"

 

YOAV HATTAB YOAV HATTAB

“Perché vengono sepolti in Israele?”, chiedeva ieri maligno il settimanale francese Nouvel Obs. “Il primo ministro Netanyahu non cerca forse, in campagna elettorale, di recuperare con i funerali in Israele?”. Ieri Yoav Hattab, Yohan Cohen, François-Michel Saada e Phillipe Braham, i quattro ebrei assassinati nel supermercato Hyper Cacher di Parigi, sono stati sepolti nel cimitero Givat Shaul di Gerusalemme, dopo che i rabbini israeliani li hanno pianti nelle yeshiva dello stato ebraico.

 

YOHAN COHEN YOHAN COHEN

Il più duro è stato il rabbino Meir Mazuz, a capo della scuola Kisseh Rahamim: “I terroristi sono la feccia della terra, ma questi uomini santi non sono morti invano. Israele è il rifugio degli ebrei, mentre il terrore colpisce America, Inghilterra e ora la Francia”. Il rabbino Tzemah Mazuz, un amico della famiglia Hattab, ha condannato non soltanto i terroristi: “Che Dio si vendichi di tutti i nostri nemici, non soltanto coloro che hanno ucciso, ma anche di chi si è compiaciuto”.

 

FRANÇOIS MICHEL SAADA FRANÇOIS MICHEL SAADA

La famiglia di Yoav Hattab non è la prima volta che viene colpita dal terrorismo islamico. La zia di Yoav, Yehudit Bucharis, venne uccisa dagli attentatori che l’8 ottobre 1985 attaccarono la sinagoga di Djerba, in Tunisia. Dunque la famiglia Hattab era stata colpita perché ebrea in Tunisia e aveva trovato riparo in Francia, dove è stata però nuovamente massacrata in quanto ebrea.

 

Adesso troverà riparo in Israele. Il presidente israeliano, Reuven Rivlin, alla cerimonia ha detto che le vittime “sono state uccise solo perché erano ebrei”. E ha aggiunto: “Il terrorismo non distingue fra sangue e sangue ma persegue in modo particolare gli ebrei. Non è ammissibile che settant’anni dopo la guerra mondiale gli ebrei in Europa abbiano timore di comparire con la kippah”.

 

PHILLIPE BRAHAM PHILLIPE BRAHAM

Le vittime dell’attacco al supermercato kasher di Parigi riposeranno al fianco di tutte le altre vittime dell’antisemitismo in Francia. Al cimitero, una donna ieri ha alzato un cartello che diceva “Je suis Yohan Cohen”, in onore del ragazzo ebreo che ha cercato di fermare il terrorista prima di essere ucciso. Un altro cartello diceva: “Io sono Charlie, io sono ebreo, io sono israeliano, io sono francese, io sono stufo”.

 

Serge Cwajgenbaum, segretario generale del Congresso ebraico europeo, ieri nella sua eulogia a Gerusalemme ha detto che le quattro vittime sono state seppellite in Israele per evitare che le loro tombe potessero essere profanate. Il primo caso di profanazione avvenne al cimitero ebraico a Carpentras, in Provenza. Era il 1990 e il cadavere di un ebreo di ottant’anni fu trovato impalato e, sul ventre, l’emblema con la stella davidica. Il gesto venne rivendicato dal “Gruppo Mohammed el Bukina”.

CIMITERO GIVAT SHAUL CIMITERO GIVAT SHAUL

 

Fu l’inizio di una serie di attacchi ai cimiteri ebraici da parte di gruppi dell’estrema destra e degli islamisti. La prima che ha deciso di seppellire una vittima in Israele è stata la madre di Ilan Halimi, Ruth, otto anni fa: “E’ mio dovere di madre offrire a mio figlio un riposo che giudico impossibile qui. Perché è qui, su questa terra di Francia, che Ilan è stato affamato, picchiato, ferito, bruciato. Come riposare in pace in una terra dove si è tanto sofferto?

 

Questa domanda, alla quale né le mie figlie, né il mio ex marito hanno saputo rispondere, ci ha convinti che Gerusalemme doveva essere la sua ultima dimora”. Il 13 febbraio 2006 era stato ritrovato il corpo senza vita di Halimi, un ragazzo ebreo sequestrato e torturato per tre settimane e poi lasciato agonizzante sui binari di una ferrovia nella banlieue parigina da un gruppo di arabi, capeggiato dal fondamentalista islamico Youssouf Fofana.

 

CIMITERO GIVAT SHAUL CIMITERO GIVAT SHAUL

Accanto a Halimi e alle quattro vittime dell’Hyper Cacher a Gerusalemme riposano anche le quattro vittime dell’attacco alla scuola ebraica di Tolosa nel 2012, il rabbino Jonathan Sandler, i suoi due figli Aryeh e Gabriel e la piccola Miriam Monsonego. Ieri è uscita la notizia che i terroristi che hanno decimato la redazione di Charlie Hebdo avrebbero deciso di uccidere una delle giornaliste presenti, Elsa Cayat, proprio perché ebrea. Tanto che l’altra donna presente, Sigolène Vinson, sarebbe stata risparmiata dal commando che le aveva puntato la pistola alla testa.

 

Parlando alla Cnn Sophie Bramly, la cugina della Cayat, psichiatra di professione, ha detto ieri che “Elsa è stata uccisa perché ebrea. Gli assassini hanno chiesto alle loro vittime di alzarsi e identificarsi”. Il fratello della Cayat ha rivelato che la giornalista aveva ricevuto numerose minacce di morte al telefono, tipo “sporca ebrea”. “Quindi se fai due più due, sembra che sia stata uccisa proprio perché ebrea”, ha detto Bramly alla Cnn. “I terroristi hanno risparmiato tutte le donne, tranne lei. E lei era l’unica ebrea”. 




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14 gennaio 2015

vivisezione, ovvero: da che parte sta la scienza?

Marco Mamone Capria - Una recente polemica sulla vivisezione, ovvero: da che parte sta la scienza? 
Leggi tutto: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html 

Qui alcuni passaggi tratti dall'articolo del prof. Marco Mamone Capria: 
"[…] Desidero [...] fornire informazioni il più possibile oggettive e verificabili alle persone onestamente interessate alla questione, alcune delle quali mi hanno sollecitato al riguardo, in quanto autore di articoli che sostengono che cercare di “provare” sui membri di una specie animale ciò che serve di sapere in un’altra è una pericolosa pratica pseudoscientifica." 

"[…] le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto." 

"[…] per un vivisettore ammettere che la vivisezione sia una branca della pseudoscienza e/o qualcosa di inaccettabile da un punto di vista etico equivarrebbe a squalificarsi pubblicamente come scienziato e/o come essere umano. È mai probabile che ciò avvenga? Sarebbe un po’ come aspettarsi che l’ex presidente George W. Bush o qualcuno del suo entourage dichiarasse che la guerra scatenata contro l’Iraq nel 2003 era ingiustificata e basata su un castello di menzogne, come adesso -- si badi bene -- è noto al di là di ogni ragionevole dubbio e destinato ad essere riportato in questi termini nei libri di storia. 

La guerra che ho appena menzionato ha causato, secondo le stime più favorevoli all’amministrazione USA, oltre centocinquantamila vittime, l’80% delle quali civili. Questo numero può essere paragonato con quello annuale dei morti per reazioni avverse da farmaco nella sola Unione Europea, che, secondo una stima del 2008 della Commissione Europea, ammontano a 197.000 (con un costo economico per la comunità valutato sui 79 miliardi di euro). L’accostamento non è peregrino, in quanto i critici della vivisezione da un punto di vista scientifico e metodologico ritengono che di questa ecatombe annuale planetaria la vivisezione sia tra i principali responsabili-- unitamente all’avidità dell’industria farmaceutica che, senza escludere l’impiego di vari altri tipi di frode, non esita a far “garantire” i propri prodotti anche da questa ingannevole metodica." 

"[…] che l’uso di modelli animali nella ricerca sul cancro sia una condizione necessaria del progresso medico (piuttosto che, tutto al contrario, un ostacolo) è un’opinione respinta da diversi ricercatori, come vedremo esplicitamente in seguito. E non è affatto vero che « nessun laboratorio di ricerca al mondo può prescindere dall'impiego di animali»: una banale ricerca su Internet basta a scoprire che, per esempio, i laboratori della Pharmagene lavorano ai nuovi farmaci usando “solo” tessuti umani e tecnologie informatiche. […]" 

"[…] un’inchiesta giornalistica molto interessante e informata, pubblicata dal periodico statunitense Fortune nel 2004 "[…]: la ricerca sul cancro. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una rivista di affari e finanza, alla cui linea editoriale non appartiene la benché minima preoccupazione per i diritti o il benessere degli animali: a Fortune interessa solo dare informazioni che possano aiutare i suoi lettori a investire bene il proprio denaro. Inoltre l’inchiesta è particolarmente significativa in quanto riguarda l’Eden scientifico dei “cervelli in fuga” o aspiranti tali di tutto il mondo: gli Stati Uniti. L’autore è Clifford Leaf e l’articolo si intitola “Perché stiamo perdendo la guerra contro il cancro (e come vincerla)”. In questa inchiesta l’autore ha intervistato diversi prestigiosi ricercatori del settore, e questo giustifica le citazioni abbastanza lunghe che ne farò. Ecco come viene esposto, limpidamente, il problema dei “modelli murini”, cioè quelli che utilizzano i topi per simulare la malattia umana:

Un gene di un topo può essere molto simile a un gene umano, ma il resto del topo è molto diverso. Il fatto che tanti ricercatori nel campo dei tumori sembrano dimenticare o ignorare questa osservazione quando lavorano con “modelli murini” in laboratorio chiaramente infastidisce Robert Weinberg. Professore di biologia al MIT e vincitore della Medaglia Nazionale della Scienza per la sua scoperta sia del primo oncogene umano sia del primo gene soppressore di tumore, Weinberg è una persona concreta [...] e si lancia in una lezione:

“Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usati è prendere cellule cancerose in una coltura, metterle in un topo -- un topo immunocompromesso --, permettere ad esse di formare un tumore, e quindi esporre lo xenoinnesto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Questi sono i cosiddetti modelli preclinici”, spiega Weinberg. “Ed è ben noto da più di un decennio, forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani -- cioè dei veri tumori umani nei pazienti”. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo nudo e un uomo in camice bianco, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare eccetera. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, per uno stesso valore dell’interruttore genetico, sono vastamente diversi.
Weinberg dice: “Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono una schifezza". 
Facciamo una pausa per sottolineare che Robert Weinberg, che non è un animalista ma uno scienziato di primissimo piano, afferma nel 2004 che è da una ventina di anni che si sa che i topi presi come modelli dell’uomo in campo oncologico non funzionano. Cioè non sta dicendo che si tratta di una scoperta recente, o di una sua particolare opinione, ma che è un dato di fatto risaputo. Eppure i vivisezionisti, nella loro litania sulla supposta necessità della vivisezione per il progresso medico, non tengono minimamente conto di questo fatto risaputo: sono veramente così ignoranti? 
Penso che la verità sia un’altra, e ci torneremo. Ecco altre testimonianze citate nella stessa inchiesta: 
Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html  

[…] Un ricercatore con tutte le carte in regola mandò una proposta elegante al NCI due anni fa per studiare l’epigenetica (cioè i cambiamenti nelle normali funzioni del gene) delle metastasi confrontata con quella dei tumori primari. Adesso che sta sottoponendo la proposta per la terza volta, dice: “Voglio dire, di questo argomento non si sa niente. Ma per una ragione o per l’altra non riesco a suscitare interesse nelle persone che dovrebbero finanziarmi!”.
Josh Fidler, della M.D. Anderson's , suggerisce che la metastasi sta ricevendo scarsa attenzione semplicemente perché “è tosta. D’accordo? E gli individui non sono ricompensati per mettersi a fare cose toste”. I revisori che devono assegnare i finanziamenti, aggiunge, “si sentono più a loro agio con progetti con una visuale limitata. Ecco un anticorpo che intendo usare, ecco un bla-bla-bla, e allora i soldi me li danno”.
In sintesi: le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto. Poiché a sentire Remuzzi e altri il lettore potrebbe pensare che queste siano insinuazioni ingiustificate sull’onore della classica “stragrande maggioranza dei ricercatori che si sacrificano per il bene dell’umanità”, mi limiterò a ricordare due articoli pubblicati sulla rivista ad accesso gratuito PLoS Medicine nel maggio 2005, Il primo si intitola:

 • «Le riviste mediche sono l’estensione del ramo commerciale delle compagnie farmaceutiche».
L’autore è Richard Smith, che è stato direttore del British Medical Journal e comincia l’articolo citando la dichiarazione fatta nel marzo 2004 da Richard Horton, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, Lancet, secondo cui: «Le riviste si sono dedicate ad operazioni di riciclaggio dell’informazione per conto dell’industria farmaceutica». Qualche anno prima Marcia Angell, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, il New England Journal of Medicine, aveva intitolato senza troppi riguardi il suo editoriale con la domanda: «La medicina accademica è in vendita?». Tre direttori di importanti riviste che sottolineano in maniera così enfatica l’influenza corruttrice dell’industria farmaceutica sulla ricerca medica mi sembra che siano più che sufficienti.
Il secondo articolo, di un notissimo esperto di statistica medica, John P. A. Ioannidis, si intitola:
 • «Perché la maggior parte dei risultati di ricerca pubblicati sono falsi»,
ed elenca le ragioni (comprese le pressioni dei finanziatori, naturalmente) per cui in praticamente ogni campo della medicina la probabilità che un risultato pubblicato sia vero è molto bassa. Di questi articoli raccomando la lettura ai ricercatori che veramente hanno l’ideale scientifico come loro faro, e anche a chiunque altro sia interessato a questioni di metodologia e sociologia della ricerca scientifica.

Quanto precede, e in particolare le citazioni in cui udiamo la voce di scienziati impegnati, di alto livello e appartenenti a pieno titolo all’establishment (cioè non si tratta di scienziati “dissidenti”), direi che illustri più che a sufficienza diversi punti che troppo facilmente sono ignorati dai fautori della vivisezione:

 1. a ritenere la vivisezione gravemente colpevole “per atti e omissioni” ai danni del progresso medico sono scienziati di primissimo piano, esperti riconosciuti del settore -- non un gruppuscolo di incolti e sentimentali amanti degli animali;
 2. il fatto che un certo indirizzo di ricerca sia seguito dalla massa della comunità scientifica del settore non prova minimamente che si tratti di un indirizzo particolarmente fruttuoso (salvo che, ovviamente, in termini di pubblicazioni e di altri vantaggi extrascientifici);
 3. l’insistenza sulla “pubblicabilità” di una ricerca sta deviando molti ricercatori medici dai problemi realmente importanti, quelli cioè che riguardano il paziente e il decorso della sua malattia, e li mette nelle braccia dell’industria farmaceutica che ha bisogno dell’avallo di uno scienziato ai suoi bollettini pubblicitari. 

Potrei moltiplicare gli esempi a conforto di queste tesi, ma per i miei fini attuali sarebbe superfluo. In effetti non posso credere che Remuzzi (o i tanti colleghi che in un contesto pubblico si esprimerebbero più o meno come ha fatto lui, a partire da Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri) non sappia quanto sono andato illustrando. Non posso cioè credere che non sappia che ci sono studiosi di altissimo livello secondo i quali i modelli murini sono una disgrazia per la ricerca oncologica, non certo una garanzia di progresso. Del resto, se veramente credesse che solo qualche inesperto animalista possa essere scettico circa l’uso dei modelli animali nella ricerca biomedica, ne dovremmo concludere che la sua disinformazione è di gran lunga superiore a quella che rimprovera ai non scienziati nella parte del suo articolo dedicata a improvvisate considerazioni sui rapporti tra scienza e democrazia. Essere ignari del carattere problematico e controverso di certe tesi ha conseguenze molto gravi, perché chi non riconosce un problema difficilmente ne troverà la soluzione: e abbiamo visto che ignorare la scarsa affidabilità dei modelli animali del cancro costituisce un grande spreco di risorse -- e di vite umane. […]

Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html 

Vesione pdf: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.pdf 

- Fonte: http://www.hansruesch.net/

_________________________

Marco Mamone Capria - Una recente polemica sulla vivisezione, ovvero: da che parte sta la scienza?
Leggi tutto: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html

Qui alcuni passaggi tratti dall'articolo del prof. Marco Mamone Capria:
"[…] Desidero [...] fornire informazioni il più possibile oggettive e verificabili alle persone onestamente interessate alla questione, alcune delle quali mi hanno sollecitato al riguardo, in quanto autore di articoli che sostengono che cercare di “provare” sui membri di una specie animale ciò che serve di sapere in un’altra è una pericolosa pratica pseudoscientifica."

"[…] le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto."

"[…] per un vivisettore ammettere che la vivisezione sia una branca della pseudoscienza e/o qualcosa di inaccettabile da un punto di vista etico equivarrebbe a squalificarsi pubblicamente come scienziato e/o come essere umano. È mai probabile che ciò avvenga? Sarebbe un po’ come aspettarsi che l’ex presidente George W. Bush o qualcuno del suo entourage dichiarasse che la guerra scatenata contro l’Iraq nel 2003 era ingiustificata e basata su un castello di menzogne, come adesso -- si badi bene -- è noto al di là di ogni ragionevole dubbio e destinato ad essere riportato in questi termini nei libri di storia.

La guerra che ho appena menzionato ha causato, secondo le stime più favorevoli all’amministrazione USA, oltre centocinquantamila vittime, l’80% delle quali civili. Questo numero può essere paragonato con quello annuale dei morti per reazioni avverse da farmaco nella sola Unione Europea, che, secondo una stima del 2008 della Commissione Europea, ammontano a 197.000 (con un costo economico per la comunità valutato sui 79 miliardi di euro). L’accostamento non è peregrino, in quanto i critici della vivisezione da un punto di vista scientifico e metodologico ritengono che di questa ecatombe annuale planetaria la vivisezione sia tra i principali responsabili-- unitamente all’avidità dell’industria farmaceutica che, senza escludere l’impiego di vari altri tipi di frode, non esita a far “garantire” i propri prodotti anche da questa ingannevole metodica."

"[…] che l’uso di modelli animali nella ricerca sul cancro sia una condizione necessaria del progresso medico (piuttosto che, tutto al contrario, un ostacolo) è un’opinione respinta da diversi ricercatori, come vedremo esplicitamente in seguito. E non è affatto vero che « nessun laboratorio di ricerca al mondo può prescindere dall'impiego di animali»: una banale ricerca su Internet basta a scoprire che, per esempio, i laboratori della Pharmagene lavorano ai nuovi farmaci usando “solo” tessuti umani e tecnologie informatiche. […]"

"[…] un’inchiesta giornalistica molto interessante e informata, pubblicata dal periodico statunitense Fortune nel 2004 "[…]: la ricerca sul cancro. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una rivista di affari e finanza, alla cui linea editoriale non appartiene la benché minima preoccupazione per i diritti o il benessere degli animali: a Fortune interessa solo dare informazioni che possano aiutare i suoi lettori a investire bene il proprio denaro. Inoltre l’inchiesta è particolarmente significativa in quanto riguarda l’Eden scientifico dei “cervelli in fuga” o aspiranti tali di tutto il mondo: gli Stati Uniti. L’autore è Clifford Leaf e l’articolo si intitola “Perché stiamo perdendo la guerra contro il cancro (e come vincerla)”. In questa inchiesta l’autore ha intervistato diversi prestigiosi ricercatori del settore, e questo giustifica le citazioni abbastanza lunghe che ne farò. Ecco come viene esposto, limpidamente, il problema dei “modelli murini”, cioè quelli che utilizzano i topi per simulare la malattia umana:

Un gene di un topo può essere molto simile a un gene umano, ma il resto del topo è molto diverso. Il fatto che tanti ricercatori nel campo dei tumori sembrano dimenticare o ignorare questa osservazione quando lavorano con “modelli murini” in laboratorio chiaramente infastidisce Robert Weinberg. Professore di biologia al MIT e vincitore della Medaglia Nazionale della Scienza per la sua scoperta sia del primo oncogene umano sia del primo gene soppressore di tumore, Weinberg è una persona concreta [...] e si lancia in una lezione:

“Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usati è prendere cellule cancerose in una coltura, metterle in un topo -- un topo immunocompromesso --, permettere ad esse di formare un tumore, e quindi esporre lo xenoinnesto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Questi sono i cosiddetti modelli preclinici”, spiega Weinberg. “Ed è ben noto da più di un decennio, forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani -- cioè dei veri tumori umani nei pazienti”. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo nudo e un uomo in camice bianco, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare eccetera. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, per uno stesso valore dell’interruttore genetico, sono vastamente diversi.
Weinberg dice: “Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono una schifezza".
Facciamo una pausa per sottolineare che Robert Weinberg, che non è un animalista ma uno scienziato di primissimo piano, afferma nel 2004 che è da una ventina di anni che si sa che i topi presi come modelli dell’uomo in campo oncologico non funzionano. Cioè non sta dicendo che si tratta di una scoperta recente, o di una sua particolare opinione, ma che è un dato di fatto risaputo. Eppure i vivisezionisti, nella loro litania sulla supposta necessità della vivisezione per il progresso medico, non tengono minimamente conto di questo fatto risaputo: sono veramente così ignoranti?
Penso che la verità sia un’altra, e ci torneremo. Ecco altre testimonianze citate nella stessa inchiesta:
Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html

[…] Un ricercatore con tutte le carte in regola mandò una proposta elegante al NCI due anni fa per studiare l’epigenetica (cioè i cambiamenti nelle normali funzioni del gene) delle metastasi confrontata con quella dei tumori primari. Adesso che sta sottoponendo la proposta per la terza volta, dice: “Voglio dire, di questo argomento non si sa niente. Ma per una ragione o per l’altra non riesco a suscitare interesse nelle persone che dovrebbero finanziarmi!”.
Josh Fidler, della M.D. Anderson's , suggerisce che la metastasi sta ricevendo scarsa attenzione semplicemente perché “è tosta. D’accordo? E gli individui non sono ricompensati per mettersi a fare cose toste”. I revisori che devono assegnare i finanziamenti, aggiunge, “si sentono più a loro agio con progetti con una visuale limitata. Ecco un anticorpo che intendo usare, ecco un bla-bla-bla, e allora i soldi me li danno”.
In sintesi: le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto. Poiché a sentire Remuzzi e altri il lettore potrebbe pensare che queste siano insinuazioni ingiustificate sull’onore della classica “stragrande maggioranza dei ricercatori che si sacrificano per il bene dell’umanità”, mi limiterò a ricordare due articoli pubblicati sulla rivista ad accesso gratuito PLoS Medicine nel maggio 2005, Il primo si intitola:

• «Le riviste mediche sono l’estensione del ramo commerciale delle compagnie farmaceutiche».
L’autore è Richard Smith, che è stato direttore del British Medical Journal e comincia l’articolo citando la dichiarazione fatta nel marzo 2004 da Richard Horton, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, Lancet, secondo cui: «Le riviste si sono dedicate ad operazioni di riciclaggio dell’informazione per conto dell’industria farmaceutica». Qualche anno prima Marcia Angell, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, il New England Journal of Medicine, aveva intitolato senza troppi riguardi il suo editoriale con la domanda: «La medicina accademica è in vendita?». Tre direttori di importanti riviste che sottolineano in maniera così enfatica l’influenza corruttrice dell’industria farmaceutica sulla ricerca medica mi sembra che siano più che sufficienti.
Il secondo articolo, di un notissimo esperto di statistica medica, John P. A. Ioannidis, si intitola:
• «Perché la maggior parte dei risultati di ricerca pubblicati sono falsi»,
ed elenca le ragioni (comprese le pressioni dei finanziatori, naturalmente) per cui in praticamente ogni campo della medicina la probabilità che un risultato pubblicato sia vero è molto bassa. Di questi articoli raccomando la lettura ai ricercatori che veramente hanno l’ideale scientifico come loro faro, e anche a chiunque altro sia interessato a questioni di metodologia e sociologia della ricerca scientifica.

Quanto precede, e in particolare le citazioni in cui udiamo la voce di scienziati impegnati, di alto livello e appartenenti a pieno titolo all’establishment (cioè non si tratta di scienziati “dissidenti”), direi che illustri più che a sufficienza diversi punti che troppo facilmente sono ignorati dai fautori della vivisezione:

1. a ritenere la vivisezione gravemente colpevole “per atti e omissioni” ai danni del progresso medico sono scienziati di primissimo piano, esperti riconosciuti del settore -- non un gruppuscolo di incolti e sentimentali amanti degli animali;
2. il fatto che un certo indirizzo di ricerca sia seguito dalla massa della comunità scientifica del settore non prova minimamente che si tratti di un indirizzo particolarmente fruttuoso (salvo che, ovviamente, in termini di pubblicazioni e di altri vantaggi extrascientifici);
3. l’insistenza sulla “pubblicabilità” di una ricerca sta deviando molti ricercatori medici dai problemi realmente importanti, quelli cioè che riguardano il paziente e il decorso della sua malattia, e li mette nelle braccia dell’industria farmaceutica che ha bisogno dell’avallo di uno scienziato ai suoi bollettini pubblicitari.

Potrei moltiplicare gli esempi a conforto di queste tesi, ma per i miei fini attuali sarebbe superfluo. In effetti non posso credere che Remuzzi (o i tanti colleghi che in un contesto pubblico si esprimerebbero più o meno come ha fatto lui, a partire da Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri) non sappia quanto sono andato illustrando. Non posso cioè credere che non sappia che ci sono studiosi di altissimo livello secondo i quali i modelli murini sono una disgrazia per la ricerca oncologica, non certo una garanzia di progresso. Del resto, se veramente credesse che solo qualche inesperto animalista possa essere scettico circa l’uso dei modelli animali nella ricerca biomedica, ne dovremmo concludere che la sua disinformazione è di gran lunga superiore a quella che rimprovera ai non scienziati nella parte del suo articolo dedicata a improvvisate considerazioni sui rapporti tra scienza e democrazia. Essere ignari del carattere problematico e controverso di certe tesi ha conseguenze molto gravi, perché chi non riconosce un problema difficilmente ne troverà la soluzione: e abbiamo visto che ignorare la scarsa affidabilità dei modelli animali del cancro costituisce un grande spreco di risorse -- e di vite umane. […]

Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html

Vesione pdf: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.pdf

- Fonte: http://www.hansruesch.net/

Marco Mamone Capria - Una recente polemica sulla vivisezione, ovvero: da che parte sta la scienza? 
Leggi tutto: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html 

Qui alcuni passaggi tratti dall'articolo del prof. Marco Mamone Capria: 
"[…] Desidero [...] fornire informazioni il più possibile oggettive e verificabili alle persone onestamente interessate alla questione, alcune delle quali mi hanno sollecitato al riguardo, in quanto autore di articoli che sostengono che cercare di “provare” sui membri di una specie animale ciò che serve di sapere in un’altra è una pericolosa pratica pseudoscientifica." 

"[…] le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto." 

"[…] per un vivisettore ammettere che la vivisezione sia una branca della pseudoscienza e/o qualcosa di inaccettabile da un punto di vista etico equivarrebbe a squalificarsi pubblicamente come scienziato e/o come essere umano. È mai probabile che ciò avvenga? Sarebbe un po’ come aspettarsi che l’ex presidente George W. Bush o qualcuno del suo entourage dichiarasse che la guerra scatenata contro l’Iraq nel 2003 era ingiustificata e basata su un castello di menzogne, come adesso -- si badi bene -- è noto al di là di ogni ragionevole dubbio e destinato ad essere riportato in questi termini nei libri di storia. 

La guerra che ho appena menzionato ha causato, secondo le stime più favorevoli all’amministrazione USA, oltre centocinquantamila vittime, l’80% delle quali civili. Questo numero può essere paragonato con quello annuale dei morti per reazioni avverse da farmaco nella sola Unione Europea, che, secondo una stima del 2008 della Commissione Europea, ammontano a 197.000 (con un costo economico per la comunità valutato sui 79 miliardi di euro). L’accostamento non è peregrino, in quanto i critici della vivisezione da un punto di vista scientifico e metodologico ritengono che di questa ecatombe annuale planetaria la vivisezione sia tra i principali responsabili-- unitamente all’avidità dell’industria farmaceutica che, senza escludere l’impiego di vari altri tipi di frode, non esita a far “garantire” i propri prodotti anche da questa ingannevole metodica." 

"[…] che l’uso di modelli animali nella ricerca sul cancro sia una condizione necessaria del progresso medico (piuttosto che, tutto al contrario, un ostacolo) è un’opinione respinta da diversi ricercatori, come vedremo esplicitamente in seguito. E non è affatto vero che « nessun laboratorio di ricerca al mondo può prescindere dall'impiego di animali»: una banale ricerca su Internet basta a scoprire che, per esempio, i laboratori della Pharmagene lavorano ai nuovi farmaci usando “solo” tessuti umani e tecnologie informatiche. […]" 

"[…] un’inchiesta giornalistica molto interessante e informata, pubblicata dal periodico statunitense Fortune nel 2004 "[…]: la ricerca sul cancro. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una rivista di affari e finanza, alla cui linea editoriale non appartiene la benché minima preoccupazione per i diritti o il benessere degli animali: a Fortune interessa solo dare informazioni che possano aiutare i suoi lettori a investire bene il proprio denaro. Inoltre l’inchiesta è particolarmente significativa in quanto riguarda l’Eden scientifico dei “cervelli in fuga” o aspiranti tali di tutto il mondo: gli Stati Uniti. L’autore è Clifford Leaf e l’articolo si intitola “Perché stiamo perdendo la guerra contro il cancro (e come vincerla)”. In questa inchiesta l’autore ha intervistato diversi prestigiosi ricercatori del settore, e questo giustifica le citazioni abbastanza lunghe che ne farò. Ecco come viene esposto, limpidamente, il problema dei “modelli murini”, cioè quelli che utilizzano i topi per simulare la malattia umana:

Un gene di un topo può essere molto simile a un gene umano, ma il resto del topo è molto diverso. Il fatto che tanti ricercatori nel campo dei tumori sembrano dimenticare o ignorare questa osservazione quando lavorano con “modelli murini” in laboratorio chiaramente infastidisce Robert Weinberg. Professore di biologia al MIT e vincitore della Medaglia Nazionale della Scienza per la sua scoperta sia del primo oncogene umano sia del primo gene soppressore di tumore, Weinberg è una persona concreta [...] e si lancia in una lezione:

“Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usati è prendere cellule cancerose in una coltura, metterle in un topo -- un topo immunocompromesso --, permettere ad esse di formare un tumore, e quindi esporre lo xenoinnesto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Questi sono i cosiddetti modelli preclinici”, spiega Weinberg. “Ed è ben noto da più di un decennio, forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani -- cioè dei veri tumori umani nei pazienti”. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo nudo e un uomo in camice bianco, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare eccetera. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, per uno stesso valore dell’interruttore genetico, sono vastamente diversi.
Weinberg dice: “Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono una schifezza". 
Facciamo una pausa per sottolineare che Robert Weinberg, che non è un animalista ma uno scienziato di primissimo piano, afferma nel 2004 che è da una ventina di anni che si sa che i topi presi come modelli dell’uomo in campo oncologico non funzionano. Cioè non sta dicendo che si tratta di una scoperta recente, o di una sua particolare opinione, ma che è un dato di fatto risaputo. Eppure i vivisezionisti, nella loro litania sulla supposta necessità della vivisezione per il progresso medico, non tengono minimamente conto di questo fatto risaputo: sono veramente così ignoranti? 
Penso che la verità sia un’altra, e ci torneremo. Ecco altre testimonianze citate nella stessa inchiesta: 
Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html  

[…] Un ricercatore con tutte le carte in regola mandò una proposta elegante al NCI due anni fa per studiare l’epigenetica (cioè i cambiamenti nelle normali funzioni del gene) delle metastasi confrontata con quella dei tumori primari. Adesso che sta sottoponendo la proposta per la terza volta, dice: “Voglio dire, di questo argomento non si sa niente. Ma per una ragione o per l’altra non riesco a suscitare interesse nelle persone che dovrebbero finanziarmi!”.
Josh Fidler, della M.D. Anderson's , suggerisce che la metastasi sta ricevendo scarsa attenzione semplicemente perché “è tosta. D’accordo? E gli individui non sono ricompensati per mettersi a fare cose toste”. I revisori che devono assegnare i finanziamenti, aggiunge, “si sentono più a loro agio con progetti con una visuale limitata. Ecco un anticorpo che intendo usare, ecco un bla-bla-bla, e allora i soldi me li danno”.
In sintesi: le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto. Poiché a sentire Remuzzi e altri il lettore potrebbe pensare che queste siano insinuazioni ingiustificate sull’onore della classica “stragrande maggioranza dei ricercatori che si sacrificano per il bene dell’umanità”, mi limiterò a ricordare due articoli pubblicati sulla rivista ad accesso gratuito PLoS Medicine nel maggio 2005, Il primo si intitola:

 • «Le riviste mediche sono l’estensione del ramo commerciale delle compagnie farmaceutiche».
L’autore è Richard Smith, che è stato direttore del British Medical Journal e comincia l’articolo citando la dichiarazione fatta nel marzo 2004 da Richard Horton, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, Lancet, secondo cui: «Le riviste si sono dedicate ad operazioni di riciclaggio dell’informazione per conto dell’industria farmaceutica». Qualche anno prima Marcia Angell, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, il New England Journal of Medicine, aveva intitolato senza troppi riguardi il suo editoriale con la domanda: «La medicina accademica è in vendita?». Tre direttori di importanti riviste che sottolineano in maniera così enfatica l’influenza corruttrice dell’industria farmaceutica sulla ricerca medica mi sembra che siano più che sufficienti.
Il secondo articolo, di un notissimo esperto di statistica medica, John P. A. Ioannidis, si intitola:
 • «Perché la maggior parte dei risultati di ricerca pubblicati sono falsi»,
ed elenca le ragioni (comprese le pressioni dei finanziatori, naturalmente) per cui in praticamente ogni campo della medicina la probabilità che un risultato pubblicato sia vero è molto bassa. Di questi articoli raccomando la lettura ai ricercatori che veramente hanno l’ideale scientifico come loro faro, e anche a chiunque altro sia interessato a questioni di metodologia e sociologia della ricerca scientifica.

Quanto precede, e in particolare le citazioni in cui udiamo la voce di scienziati impegnati, di alto livello e appartenenti a pieno titolo all’establishment (cioè non si tratta di scienziati “dissidenti”), direi che illustri più che a sufficienza diversi punti che troppo facilmente sono ignorati dai fautori della vivisezione:

 1. a ritenere la vivisezione gravemente colpevole “per atti e omissioni” ai danni del progresso medico sono scienziati di primissimo piano, esperti riconosciuti del settore -- non un gruppuscolo di incolti e sentimentali amanti degli animali;
 2. il fatto che un certo indirizzo di ricerca sia seguito dalla massa della comunità scientifica del settore non prova minimamente che si tratti di un indirizzo particolarmente fruttuoso (salvo che, ovviamente, in termini di pubblicazioni e di altri vantaggi extrascientifici);
 3. l’insistenza sulla “pubblicabilità” di una ricerca sta deviando molti ricercatori medici dai problemi realmente importanti, quelli cioè che riguardano il paziente e il decorso della sua malattia, e li mette nelle braccia dell’industria farmaceutica che ha bisogno dell’avallo di uno scienziato ai suoi bollettini pubblicitari. 

Potrei moltiplicare gli esempi a conforto di queste tesi, ma per i miei fini attuali sarebbe superfluo. In effetti non posso credere che Remuzzi (o i tanti colleghi che in un contesto pubblico si esprimerebbero più o meno come ha fatto lui, a partire da Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri) non sappia quanto sono andato illustrando. Non posso cioè credere che non sappia che ci sono studiosi di altissimo livello secondo i quali i modelli murini sono una disgrazia per la ricerca oncologica, non certo una garanzia di progresso. Del resto, se veramente credesse che solo qualche inesperto animalista possa essere scettico circa l’uso dei modelli animali nella ricerca biomedica, ne dovremmo concludere che la sua disinformazione è di gran lunga superiore a quella che rimprovera ai non scienziati nella parte del suo articolo dedicata a improvvisate considerazioni sui rapporti tra scienza e democrazia. Essere ignari del carattere problematico e controverso di certe tesi ha conseguenze molto gravi, perché chi non riconosce un problema difficilmente ne troverà la soluzione: e abbiamo visto che ignorare la scarsa affidabilità dei modelli animali del cancro costituisce un grande spreco di risorse -- e di vite umane. […]

Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html 

Vesione pdf: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.pdf 

- Fonte: http://www.hansruesch.net/

_________________________

Marco Mamone Capria - Una recente polemica sulla vivisezione, ovvero: da che parte sta la scienza?
Leggi tutto: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html

Qui alcuni passaggi tratti dall'articolo del prof. Marco Mamone Capria:
"[…] Desidero [...] fornire informazioni il più possibile oggettive e verificabili alle persone onestamente interessate alla questione, alcune delle quali mi hanno sollecitato al riguardo, in quanto autore di articoli che sostengono che cercare di “provare” sui membri di una specie animale ciò che serve di sapere in un’altra è una pericolosa pratica pseudoscientifica."

"[…] le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto."

"[…] per un vivisettore ammettere che la vivisezione sia una branca della pseudoscienza e/o qualcosa di inaccettabile da un punto di vista etico equivarrebbe a squalificarsi pubblicamente come scienziato e/o come essere umano. È mai probabile che ciò avvenga? Sarebbe un po’ come aspettarsi che l’ex presidente George W. Bush o qualcuno del suo entourage dichiarasse che la guerra scatenata contro l’Iraq nel 2003 era ingiustificata e basata su un castello di menzogne, come adesso -- si badi bene -- è noto al di là di ogni ragionevole dubbio e destinato ad essere riportato in questi termini nei libri di storia.

La guerra che ho appena menzionato ha causato, secondo le stime più favorevoli all’amministrazione USA, oltre centocinquantamila vittime, l’80% delle quali civili. Questo numero può essere paragonato con quello annuale dei morti per reazioni avverse da farmaco nella sola Unione Europea, che, secondo una stima del 2008 della Commissione Europea, ammontano a 197.000 (con un costo economico per la comunità valutato sui 79 miliardi di euro). L’accostamento non è peregrino, in quanto i critici della vivisezione da un punto di vista scientifico e metodologico ritengono che di questa ecatombe annuale planetaria la vivisezione sia tra i principali responsabili-- unitamente all’avidità dell’industria farmaceutica che, senza escludere l’impiego di vari altri tipi di frode, non esita a far “garantire” i propri prodotti anche da questa ingannevole metodica."

"[…] che l’uso di modelli animali nella ricerca sul cancro sia una condizione necessaria del progresso medico (piuttosto che, tutto al contrario, un ostacolo) è un’opinione respinta da diversi ricercatori, come vedremo esplicitamente in seguito. E non è affatto vero che « nessun laboratorio di ricerca al mondo può prescindere dall'impiego di animali»: una banale ricerca su Internet basta a scoprire che, per esempio, i laboratori della Pharmagene lavorano ai nuovi farmaci usando “solo” tessuti umani e tecnologie informatiche. […]"

"[…] un’inchiesta giornalistica molto interessante e informata, pubblicata dal periodico statunitense Fortune nel 2004 "[…]: la ricerca sul cancro. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una rivista di affari e finanza, alla cui linea editoriale non appartiene la benché minima preoccupazione per i diritti o il benessere degli animali: a Fortune interessa solo dare informazioni che possano aiutare i suoi lettori a investire bene il proprio denaro. Inoltre l’inchiesta è particolarmente significativa in quanto riguarda l’Eden scientifico dei “cervelli in fuga” o aspiranti tali di tutto il mondo: gli Stati Uniti. L’autore è Clifford Leaf e l’articolo si intitola “Perché stiamo perdendo la guerra contro il cancro (e come vincerla)”. In questa inchiesta l’autore ha intervistato diversi prestigiosi ricercatori del settore, e questo giustifica le citazioni abbastanza lunghe che ne farò. Ecco come viene esposto, limpidamente, il problema dei “modelli murini”, cioè quelli che utilizzano i topi per simulare la malattia umana:

Un gene di un topo può essere molto simile a un gene umano, ma il resto del topo è molto diverso. Il fatto che tanti ricercatori nel campo dei tumori sembrano dimenticare o ignorare questa osservazione quando lavorano con “modelli murini” in laboratorio chiaramente infastidisce Robert Weinberg. Professore di biologia al MIT e vincitore della Medaglia Nazionale della Scienza per la sua scoperta sia del primo oncogene umano sia del primo gene soppressore di tumore, Weinberg è una persona concreta [...] e si lancia in una lezione:

“Uno dei modelli sperimentali del cancro umano più frequentemente usati è prendere cellule cancerose in una coltura, metterle in un topo -- un topo immunocompromesso --, permettere ad esse di formare un tumore, e quindi esporre lo xenoinnesto che ne risulta a vari tipi di medicinali che potrebbero essere utili nella cura delle persone. Questi sono i cosiddetti modelli preclinici”, spiega Weinberg. “Ed è ben noto da più di un decennio, forse da vent’anni, che molti di questi modelli preclinici del cancro umano hanno pochissimo potere predittivo in termini della risposta degli esseri umani -- cioè dei veri tumori umani nei pazienti”. Malgrado le somiglianze genetiche e del sistema degli organi tra un topo nudo e un uomo in camice bianco, le due specie hanno differenze chiave in fisiologia, architettura dei tessuti, tempi del metabolismo, funzione del sistema immunitario, sistema di segnalazione molecolare eccetera. Quindi i tumori che sorgono in ognuno, per uno stesso valore dell’interruttore genetico, sono vastamente diversi.
Weinberg dice: “Un problema fondamentale che dev’essere risolto nell’intero sforzo della ricerca sul cancro, in termini di terapie, è che i modelli preclinici del cancro umano, in gran parte, sono una schifezza".
Facciamo una pausa per sottolineare che Robert Weinberg, che non è un animalista ma uno scienziato di primissimo piano, afferma nel 2004 che è da una ventina di anni che si sa che i topi presi come modelli dell’uomo in campo oncologico non funzionano. Cioè non sta dicendo che si tratta di una scoperta recente, o di una sua particolare opinione, ma che è un dato di fatto risaputo. Eppure i vivisezionisti, nella loro litania sulla supposta necessità della vivisezione per il progresso medico, non tengono minimamente conto di questo fatto risaputo: sono veramente così ignoranti?
Penso che la verità sia un’altra, e ci torneremo. Ecco altre testimonianze citate nella stessa inchiesta:
Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html

[…] Un ricercatore con tutte le carte in regola mandò una proposta elegante al NCI due anni fa per studiare l’epigenetica (cioè i cambiamenti nelle normali funzioni del gene) delle metastasi confrontata con quella dei tumori primari. Adesso che sta sottoponendo la proposta per la terza volta, dice: “Voglio dire, di questo argomento non si sa niente. Ma per una ragione o per l’altra non riesco a suscitare interesse nelle persone che dovrebbero finanziarmi!”.
Josh Fidler, della M.D. Anderson's , suggerisce che la metastasi sta ricevendo scarsa attenzione semplicemente perché “è tosta. D’accordo? E gli individui non sono ricompensati per mettersi a fare cose toste”. I revisori che devono assegnare i finanziamenti, aggiunge, “si sentono più a loro agio con progetti con una visuale limitata. Ecco un anticorpo che intendo usare, ecco un bla-bla-bla, e allora i soldi me li danno”.
In sintesi: le ricerche sulla possibilità di ridurre tumori umani impiantati su un topo sono quelle che ricevono più finanziamenti, anche se si sa che è improbabile che da queste arriveranno mai i reali progressi per la cura dei tumori. Ma, come dice molto bene Weinberg, «l’accumulazione dei dati dà l’illusione alla gente di aver fatto qualcosa di significativo». È questo un problema molto serio: gran parte delle pubblicazioni scientifiche non arricchiscono ma inquinano la letteratura, mettendo in circolazione risultati irrilevanti o fuorvianti -- per non parlare degli articoli fraudolenti in senso stretto. Poiché a sentire Remuzzi e altri il lettore potrebbe pensare che queste siano insinuazioni ingiustificate sull’onore della classica “stragrande maggioranza dei ricercatori che si sacrificano per il bene dell’umanità”, mi limiterò a ricordare due articoli pubblicati sulla rivista ad accesso gratuito PLoS Medicine nel maggio 2005, Il primo si intitola:

• «Le riviste mediche sono l’estensione del ramo commerciale delle compagnie farmaceutiche».
L’autore è Richard Smith, che è stato direttore del British Medical Journal e comincia l’articolo citando la dichiarazione fatta nel marzo 2004 da Richard Horton, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, Lancet, secondo cui: «Le riviste si sono dedicate ad operazioni di riciclaggio dell’informazione per conto dell’industria farmaceutica». Qualche anno prima Marcia Angell, direttore di un’altra prestigiosa rivista medica, il New England Journal of Medicine, aveva intitolato senza troppi riguardi il suo editoriale con la domanda: «La medicina accademica è in vendita?». Tre direttori di importanti riviste che sottolineano in maniera così enfatica l’influenza corruttrice dell’industria farmaceutica sulla ricerca medica mi sembra che siano più che sufficienti.
Il secondo articolo, di un notissimo esperto di statistica medica, John P. A. Ioannidis, si intitola:
• «Perché la maggior parte dei risultati di ricerca pubblicati sono falsi»,
ed elenca le ragioni (comprese le pressioni dei finanziatori, naturalmente) per cui in praticamente ogni campo della medicina la probabilità che un risultato pubblicato sia vero è molto bassa. Di questi articoli raccomando la lettura ai ricercatori che veramente hanno l’ideale scientifico come loro faro, e anche a chiunque altro sia interessato a questioni di metodologia e sociologia della ricerca scientifica.

Quanto precede, e in particolare le citazioni in cui udiamo la voce di scienziati impegnati, di alto livello e appartenenti a pieno titolo all’establishment (cioè non si tratta di scienziati “dissidenti”), direi che illustri più che a sufficienza diversi punti che troppo facilmente sono ignorati dai fautori della vivisezione:

1. a ritenere la vivisezione gravemente colpevole “per atti e omissioni” ai danni del progresso medico sono scienziati di primissimo piano, esperti riconosciuti del settore -- non un gruppuscolo di incolti e sentimentali amanti degli animali;
2. il fatto che un certo indirizzo di ricerca sia seguito dalla massa della comunità scientifica del settore non prova minimamente che si tratti di un indirizzo particolarmente fruttuoso (salvo che, ovviamente, in termini di pubblicazioni e di altri vantaggi extrascientifici);
3. l’insistenza sulla “pubblicabilità” di una ricerca sta deviando molti ricercatori medici dai problemi realmente importanti, quelli cioè che riguardano il paziente e il decorso della sua malattia, e li mette nelle braccia dell’industria farmaceutica che ha bisogno dell’avallo di uno scienziato ai suoi bollettini pubblicitari.

Potrei moltiplicare gli esempi a conforto di queste tesi, ma per i miei fini attuali sarebbe superfluo. In effetti non posso credere che Remuzzi (o i tanti colleghi che in un contesto pubblico si esprimerebbero più o meno come ha fatto lui, a partire da Silvio Garattini, fondatore del Mario Negri) non sappia quanto sono andato illustrando. Non posso cioè credere che non sappia che ci sono studiosi di altissimo livello secondo i quali i modelli murini sono una disgrazia per la ricerca oncologica, non certo una garanzia di progresso. Del resto, se veramente credesse che solo qualche inesperto animalista possa essere scettico circa l’uso dei modelli animali nella ricerca biomedica, ne dovremmo concludere che la sua disinformazione è di gran lunga superiore a quella che rimprovera ai non scienziati nella parte del suo articolo dedicata a improvvisate considerazioni sui rapporti tra scienza e democrazia. Essere ignari del carattere problematico e controverso di certe tesi ha conseguenze molto gravi, perché chi non riconosce un problema difficilmente ne troverà la soluzione: e abbiamo visto che ignorare la scarsa affidabilità dei modelli animali del cancro costituisce un grande spreco di risorse -- e di vite umane. […]

Continua a leggere il resto qui con i riferimenti: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.html

Vesione pdf: http://www.hansruesch.net/articoli/rep_remuzzi.pdf

- Fonte: http://www.hansruesch.net/




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13 gennaio 2015

I morti ebrei per l'Europa sono morti di serie B. LA VERA APARTEID E' IN EUROPA




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13 gennaio 2015

Magdi Cristiano condannato per islamofobia, Je suis Magdi

La vignetta di Marcello Sartori - Quando capiremo che siamo in guerra, una guerra scatenata dal terrorismo islamico legittimato dall'islam che è incompatibile con la nostra civiltà? Quando prenderemo atto che il terrorismo islamico colpisce dei simboli ma a rischio è il diritto inalienabile alla vita, alla dignità e alla libertà di tutti noi?

La vignetta di Marcello Sartori - Quando capiremo che siamo in guerra, una guerra scatenata dal terrorismo islamico legittimato dall'islam che è incompatibile con la nostra civiltà? Quando prenderemo atto che il terrorismo islamico colpisce dei simboli ma a rischio è il diritto inalienabile alla vita, alla dignità e alla libertà di tutti noi?




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11 gennaio 2015

JE SUIS CHARLIE - JE SUIS JUIF




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11 gennaio 2015

Dopo Parigi

E’ piuttosto avvilente il riflesso condizionato con cui la correttezza politica obbliga in fretta  a sostenere, sin dalle dichiarazioni a caldo  che la strage di CharlieHebdo apre le porte al rischio di islamofobia.  Dunque: viene attaccata la libertà e chi sono le vittime ?  Non i disegnatori, non i giornalisti, non i francesi, non tutti noi. Ma i musulmani.  Ora non c’è dubbio che i musulmani rischiano di essere vittime di un accresciuto pregiudizio, e di sospetto, e di una malevola attenzione.  Non è qualcosa che nasca oggi:  le decapitazioni, gli attentati, i sequestri avevano già prodotto qualcosa. E certo, la condizione femminile nell’Islam, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, il velo e tutto il resto, diffuso anche in tanto Islam moderato, non accresce la simpatia. Ma i rischi che si corrono, al mio parere di non islamofobo, sono altri.

Il primo è l’oblio: ci siamo dimenticati di Theo Van Gogh, e nessuno ha mai citato Pim Fortuyn, sepolto in Italia. Abbiamo dimenticato Hina, la ragazza uccisa a Brescia da un consiglio di famiglia perché voleva vivere all’occidentale. Dimentichiamo  perché vogliamo illuderci, perché non riusciamo a capire, perché un conto è celebrare la Malala del Pakistan, un conto è guardare distratti alle stragi di Boko Haram, altra cosa  è considerarli atti, crimini e culture con cui condividiamo il tempo e il luogo: è scomodo. Preferiamo sorprenderci, come se non sapessimo della fuga degli ebrei di Francia. Come se i pensieri beneauguranti della correttezza politica fossero una protezione. In un certo senso siamo tutti delle Pippa Bacca con il suo abito da sposa insanguinato in Turchia, o delle volontarie partite entusiaste per la Siria.

Il secondo rischio è considerare queste imprese criminali un’opera di folli. No, dietro a quello che è successo ci sono reti organizzate, arricchite dallo spontaneismo del fai da te. Ma l’appello a  fare da soli –auto o coltello o kalashnikov non importa- è venuto dall’alto, e il disordine delle cento scuole criminali rende solo più difficile la difesa, non esclude né il brodo di cultura, né i contatti organizzati. Per dire: i due di Parigi hanno provato a dirigersi verso il Belgio. Dove ci sono imam radicali, già distintisi nella protesta contro le vignette danesi. Il più noto è Ahmed Abou Laban. Accanto a lui Najb Bilhami, algerino ch emolti anni fa soggiornò ad Arezzo. Un terzo imam “belga” è Bassam Ajachi che, di ritorno dalla Siria, sarebbe agli arresti in Italia.  Il minore tr ai due fratelli assassini di CharlieHebdo, Sherif, sarebbe stato iniziato allo jihad in una moschea salafita di Tunisi, e poi addestrato in un campo di Ansar Al Sharia al confine con l’Algeria. Suo mentore era Abou Baker El Hakim. Entrambi, Sherif e Abou Baker, vengono arrestati in Francia, mentre cercava nodi andare a Damasco per raggiungere l’Iraq, nel 2005. Sherif viene condannato a tre anni – che toppa, la polizia francese – Abou Baker, a sette anni. Esce di prigione e rientra in Tunisia. Partecipa all’uccisione di due politici laici, traffica in armi con la Libia e, quando la Tunisia imbocca una strada che non è la sua,   va in Siria. Sono nomi e storie note agli  investigatori. Come in Italia sono noti i nomi degli “italiani”, tra i foreign fighters. Il fatto è che, a suo tempo, li hanno lasciati andare. Non per liberarsene, ma perché contro Assad facevano comodo.

Il terzo rischio è quello dell’islamoindifferenza. In nome dell’ecumenismo e della correttezza politica, e della “follia” dei criminali, si salva anche l’acqua torbida che li ha allevati. Un atteggiamento leale e rispettoso dell’interlocutore musulmano deve tallonarlo, convocarlo a un confronto franco, tracciare delle linee rosse: la condizione della donna, la violenza, la libertà di critica. Possiamo anche bere un tè nel deserto, e descrivere un Islam di pace e amore, come ci piacerebbe e come molti buoni musulmani insistono a credere. Non è così, purtroppo: l’Islam è una religione che arriva oggi, in una crisi identitaria globale, a contraddizioni che altre religioni hanno sepolto nel tempo grazie  a un secolod ei lumi che l’Islam ha saltato a piè pari : la commistione tra potere spirituale e temporale, la confusione tra legge di Dio e legge degli uomini, la conversione forzata, piuttosto che l’opera di convincimento. In altre religioni rimangono poche tracce del passato, e riguardano la condizione della donna, il sesso, la tentazione di far diventare legge dello Stato un convincimento profondo che non può che essere individuale. Possiamo baloccarci con il multiculturalismo, e in una gioiosa debolezza far finta che Sottomissione sia solo il titolo di un film di Van Gogh  e non anche la traduzione di Islam. Certo,  la sottomissione alla volontà di Dio – inch Allah – al destino, ma alla fine, agli uomini che se ne fanno interpreti più fedeli. Qualcuno, ogni tanto, si sorprende che tra i ranghi di questa rete criminali si arruolino rapper, o delinquenti comuni. L’Islam oggi assegna identità semplici, e forti, e una morale univoca, a fronte della confusione occidentale, e dell’incertezza di sé, della solitudine esistenziale di noi europei, capaci di sussulti solo davanti a una redazione insanguinata. La nostra libertà a volte annaspa, il musulmano militante, che sia violento o no, ha a disposizione un’agenda quotidiana di certezze, e una demografia trionfante. Andate a sera in una chiesa e vedrete poche donne anziane. Andate il venerdì all’uscita della preghiera di mezzogiorno davanti a una moschea: uomini, vecchi e giovani, senza neanche un conflitto generazionale. Il terrorismo non ha fede, si dice, o è una fede a sé. Non sono lontani gli anni del terrorismo cattolico dell’Ira, vero. Ma se è ovvio dire che non tutti i musulmani sono terroristi, bisogna pur ricordare che i terroristi, oggi, sono quasi tutti musulmani. Ti diranno che è colpa degli sbagli dell’Occidente, e in qualche misura è vero. Potresti rispondere che forse una qualche spiegazione la si trova anche nella religione, ma non si può dire.  Con qualche mio amico musulmano, vero musulmano e vero amico,  sostenevo che il mio Dio – a dirla tutta il Dio con cui sono cresciuto a dottrina, e poi basta – è più forte del suo, anche se poi gli diamo nomi diversi, ma preghiamo tutti verso l’alto. Perché ? Perché il suo governa i fedeli. Il mio mi ha insegnato che tutti, fedeli o peccatori, sono “il prossimo”, sono figli suoi. E il mio non solo non teme di farsi degradare con il ritratto ingenuo dei presepi e dei santini, ma non ha neanche paura che si ritraggano gli animali, senza esclusioni: sono tutte creature. Ma non sono un prete, e mi tengo il mio Dio che può essere un bambino o un vecchio o una pubblicità del caffè, e so che anche il peggiore degli uomini ha un vincolo di fraternità con me, fede o non fede. Ci sono equivoci nelle parole, perfino: per loro il martire è uno che si sacrifica per uccidere gli altri, per noi chi si lascia morire per non rinnegarsi ma non uccide nessuno. E forse la presenza di una donna, Maria, in quelle lezioni di catechismo, ci ha aiutati a essere un po’ meno peggiori con le donne.

L’ultimo rischio è, adesso sì, l’islamofobia. Il sospettare tutti. No, bisogna stanare, e diffidare delle giaculatorie di principio, e della dissimulazione, predicata nell’Islam.  Molti musulmani dicono, dopo Parigi: questo non è Islam. Anche a sinistra si diceva che le Brigate Rosse erano la Cia, o qualcosa altro da sé, un compagno non può averlo fatto. Incominciò a cambiare quando si riconobbe il cancro interno: Lotta Continua con l’intervista di Gad Lerner e Andrea Marcenaro al figlio di Casalegno, il PCI con la morte di Guido Rossa. Ecco, all’Islam non servono prese di distanza, né sguardo imbarazzato e sdegnato. Servono dei Guido Rossa,  un impegno fatto di nomi, di collaborazione, di pentimenti, di denunce. Serve che riconosca il male come interno a sé, e si domandi il perché, e lo combatta, e sia aiutato, sollecitato a farlo. Non basta il pilota giordano sbranato in Siria, serve l’impegno di ogni credente a essere intollerante con gli intolleranti. Non sono credenti che sbagliano: sono assassini che hanno per trofeo la libertà occidentale, ma anche quella dei tunisini, degli sciti,  e di tanti musulmani indocili. Ma possiamo insegnarglielo noi, che della tolleranza abbiamo fatto un alibi ? Diciamo che siamo tutti Charlie, è già qualcosa.

Toni Capuozzo




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9 gennaio 2015

.....scommettiamo?Ecco cosa diranno i soliti buonisti accoglienti

1) Erano solo "lupi solitari".

2) C'è anche un Islam moderato.

3) Non possiamo criminalizzare tutti gli islamici.

E io rispondo che non è vero,che se esistesse un Islam moderato questo combatterebbe contro questi bastardi di merda e li denuncerebbe invece di tacere e proteggerli...

Che non è vero che sono dei lupi solitari perchè l'Europa ne è piena di pazzi fanatici,basta vedere quanti europei di origine sia islamica che occidentale sono andati ad arruolarsi nell'Isis...

Non possiamo criminalizzare tutti gli islamici "buoni" ma tra lor si nascondono i "cattivi" per cui fuori tutti dall'Europa entro tre mesi altrimenti vi deportiamo con i fucili puntati sulle vostre chiappe,sui vostri figli e sulle vostre mogli.

A brigante brigante e mezzo...mi spiace ma in epoca di barbarie si reagisce adeguatamente.Con la barbarie.

Possibile che siamo cosi sotto ricatto? Che un giornale satirico non può più prendere in giro queste merde barbute e fanatiche e il loro Profeta? Ma Cristo invece si può veri prenderlo n giro....dove è finita la laicità e la libertà di fare della satira? Ma a che punto di sottomissione e di ricatto siamo arrivati a furia di accoglienza e buonismi?




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9 gennaio 2015

IL CASO DEL CUORE: BRENDA DALLA PROVINCIA DI ROMA

 Per info: eleonora.curatola@hotmail.it e alessandratucci85@gmail.com






Lei è Brenda, trovata legata fuori dal nostro rifugio in provincia di Roma. Chi l'ha lasciata fuori dal nostro cancello deve aver iniziato la sua opera di crudeltà parecchio tempo prima disinteressandosi di lei fino a farla diventare magra da far paura, un mucchietto d'ossa dagli occhi tristi e spenti.
Adesso è passato quasi un mese da quando è arrivata, piano piano sta tornando in forma, è tornata a sorridere e i suoi occhi sono più sereni, desiderosi e avidi di quelle coccole che non deve aver mai ricevuto, Brenda è una cagnolona brava e non invadente, ma se le dedichi attenzioni allora lei non ti si allontana, ti appoggia la testa sulla mano e ti guarda con gratitudine, si mette a pancia all'aria felice come un cucciolo...
Per lei cerchiamo una splendida famiglia, in grado di amarla e di farle dimenticare il brutto passato, purtroppo non va d'accordo con gli altri cani, è un derivato cane corso ma di taglia medio-grande, ha all'incirca 6 anni, positiva alla leishmania ma senza sintomi, deve solo fare controlli periodici.
Adottabile in tutto il centro nord con controlli pre e post affido e firma modulo d'adozione, verrò data vaccinata, microchippata e sterilizzata con rimborso spese, non possiamo sostenere tutti i costi da sole o dovremmo smettere di aiutare queste creature..
Per info: eleonora.curatola@hotmail.it e alessandratucci85@gmail.com




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8 gennaio 2015

ATTENTATO AL CHARLIE HEBDO. La Francia e l’Europa scoprono il vero volto dell’Islam

Parigi, mattina di un normale giorno lavorativo, la redazione del giornale Charlie Hebdo si riunisce, normale amministrazione. Nel frattempo, due islamici, terroristi, ritratto perfetto degli immigrati musulmani perfettamente integrati, dopo aver freddato due agenti di polizia all’esterno, irrompono negli uffici della redazione armati di mitra, al consueto urlo “allah akbar” (lo scrivo volutamente in minuscolo) sparano, uccidono versano il sangue degli infedeli. Bilancio: dodici morti, otto feriti, di cui cinque gravissimi.

Quale era la colpa del giornale satirico francese per meritare questa atroce barbarie che solo la teocrazia islamica poteva compiere? Semplice: aver pubblicato vignette satiriche su maometto (anche ora il minuscolo è fortemente voluto).

charlie hebdoEd è proprio urlando “vendicheremo il profeta” che i due sanguinari terroristi islamici, molto lrobabilmente di cittadinanza francese, ieri mattina hanno spezzato dodici innocentima Libere Vite.

Vite libere di Pensare, libere di Scrivere, libere di Vivere e di Combattere quella religione retrograda, teocratica, incapace di far progredire i suoi sudditi-fedeli, nemica di ogni libertà, nemica della democrazia e, soprattutto nemica della Superiore Cultura occidentale. Mi tacceranno di razzismo per tale affermazione? Francamente non mi importa di essere considerato tale dagli invertebrati pusillanimi complici di quegli spietati assassini e non mi interessa nemmeno se sarò considerato razzista da esseri che non son nemmeno degni d’essere paragonati a quegli animali che essi considerano impuri. Sorge il dubbio, lecitamente: ma che siano loro gli animli impuri? Avete voi mai visto un maiale od un cane uccidere con tanta freddezza un suo simile, come invece ha fatto quel terrorista islamico con quel poliziotto ormai a terra e già colpito da due proiettili?

Impuri sono anche i loro complici che cercano di cancellare le radici storiche, religiose, culturali dell’Italia e dell’Europa.

Quei complici venduti e traditori della Patria e del popolo che dovrebbero aver l’onore di rappresentare che si prdgiano di appellativi quali: presidente, “presidentessa”, governatore, ministro o deputato.

Napolitano, Renzi, Boldrini, Kyenge, Chaouki, Alfano, Vendola, Pisapia.

Ecco alcuni dei nomi dei traditori dell’Italia, dei nostri valori, mandanti, fiancheggiatori dei terroristi islamici, tra cui quelli francesi.

Gente venduta a quella sotto cultura teocratica al solo scopo di mantenere quel potere che ogni giorno che passa vedono sempre più vacillare.

Gente venduta a quella sotto cultura teocratica incompatibile col nostro senso civico, con la nostra tolleranza, col nostro modo di vivere e di concepire la famiglia, la libertà sia essa di espressione, di stampa e di critica.

charlie hebdo2Non esiste e mai esisterà un islam moderato, ed il premier turco Erdogan si è chiaramente espresso in materia. Erdogan: il maggior finanziatore, dopo il Qatar, del movimento terrorista della fratellanza musulmana e dell’isis.

Non è reale, e mai lo diventerà, la fiaba propinata dai pusillanimi ed evirati mentali politicamente corretti, dell’integrazione.

Loro non vogliono integrarsi, loro vogliono, in nome di una divinità e del suo profeta, un brigante che assaltava carovane di mercanti, un sanguinario che non esitò, dopo aver conquistato Medina, a sgozzare circa 8/900 uomini e a vendere come schiavi donne e bambini, un galantuomo che all’età di 45 anni non esitò ad avsre rapportsessualiai con una ragazzina di 9 anni, schiavizzare, sottomettere, distruggere la nostra Grands Civiltà.

Sgozzare, ridurre in schiavitù, matrimoni con bambine: era il VII secolo d.c. cosa è cambiato in circa 1400 anni nel mondo islamico? Nulla! Si sgozzano gli infedeli, le donne ed i bambini curdi e cristiani iracheni catturati dai fanatici dell’isis sono stati venduti ala modica cifra di circa 12 USD cadauno come schiavi, anche del sesso e, sempre in Iraq, alcuni mesi fa ilmparlamento ha legalizzato, a larghissima maggioranaza, i matrimoni con bambine minorenni, dai sei anni in su.

Eccola lamreligione di pace e fratellanza!

Oggi, come citava l’amica e blogger Charlotte Matteini “Con l’attentato al Charlie Hebdo è stata assassinata la libertà”.

Gian Giacomo William Faillace


http://www.lacritica.org/slide/attentato-al-charlie-hebdo/http://www.lacritica.org/slide/attentato-al-charlie-hebdo/http://www.lacritica.org/slide/attentato-al-charlie-hebdo/




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