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31 agosto 2015

Altra sceneggiata pallestinista e gli italioti fessi ci cascano

L'ultimo atto della strategia dei dirigenti palestinesi, che nell’impossibilità di ottenere qualcosa con la lotta armata o attraverso la negoziazione provoca trappole mediatiche per portare Israele davanti ai tribunali. Una commedia costruita ad arte, nella quale l'unico commento sensato dovrebbe essere quello di valutare se le regole d'ingaggio dell'IDF sono adeguate in questo contesto o debbano essere ulteriormente riviste. Ma l'occidente colpito al cuore ci è cascato di nuovo con tutte le scarpe.

foto di Alex Zarfati.

Giornali e tv si riempiono delle immagini di un soldato israeliano che blocca un bambino palestinese e dell'eroico intervento della famiglia che strappa il giovane dalle grinfie dell'occupante. Ma come stanno veramente le cose? Che lettura possiamo dare a questo episodio?

In questa nuova crociata tra carta stampata e internet anche l’informazione più neutra riferisce la vicenda senza avanzare uno straccio di dubbio nei confronti di una versione (=israele-aggressore, palestinese-resistente) accettata come fosse un libro sacro. Si capisce benissimo che molti giornalisti non conoscono il contesto e non si sono fatti uno straccio di domanda prima di vergare la loro tesi preconfezionata: gli israeliani confermano di essere dei mostri che imprigionano immotivatamente bambini responsabili per lo più del lancio di sassi e di resistenza passiva, e rappresentano in quanto a crudeltà un caso più unico che raro nel mondo. Prima di tutto è bene chiarire che il filmato è vero e che se un abuso ci fosse stato, andrebbe condannato. Ma la vicenda e i commenti che sono seguiti alla diffusione di questa notizia meritano qualche minuto per inquadrare la faccenda in un contesto più ampio.

Chi sono i bambini palestinesi che Israele blocca e detiene e che si vedono anche in questo filmato? Già il fatto di chiamarli “bambini” denota una certo orientamento. In realtà si tratta per la maggioranza di adolescenti tra i 13 e 17 anni. E’ bene sapere che le corti militari considerano i bambini di età compresa tra i 16 e i 18 come adulti, a causa della consuetudine di alcuni paesi di utilizzarli come soldati, ma le agenzie palestinesi si rifiutano di considerarli tali per continuare a chiamarli “bambini” e rafforzare il loro assunto. In ogni caso questi adolescenti non vengono strappati alle loro famiglie per un capriccio dei cattivi soldati israeliani, ma sono responsabili di reati. Forse non tutti lo sanno, ma a Gaza sono moltissimi i giovani che ricevono un addestramento militare uguale a quello degli adulti e fin dalla più tenera età vengono tirati su con la cultura delle armi e dell’odio contro Israele (esistono centinaia di fonti al riguardo). L’incitamento alla violenza è pane quotidiano nelle famiglie e nelle scuole, che addirittura organizzano seminari estivi per insegnare ai ragazzi l’uso delle armi e le tecniche d’assalto. Nelle file dei cosiddetti “miliziani” di Hamas figurano in gran numero ragazzini di 16 e 17 anni, che a loro volta incoraggiano altri coetanei cercando di reclutarli o di terrorizzarli. L’indottrinamento anti-israeliano e l’esaltazione del martirio partono dall’asilo in cui si mettono in scena sequestri di militari israeliani, mentre succede di tutto nei campi organizzati dal movimento integralista che controlla la Striscia. E se l’uso del termine “bambino” per noi occidentali richiama alla mente un giovane virgulto che si è appena affacciato alla vita bisognoso di protezione, nel caso degli arrestati questa descrizione non corrisponde al vero. A titolo esemplificativo, uno dei “bambini” considerati anagraficamente tali è Hakim Mazen Awad, responsabile dello sgozzamento di una neonata di 3 mesi, un bambino di 3 anni e uno di 11, insieme ad altri due adulti nella strage di Itamar, trovati nel Marzo del 2011 nei loro letti in un lago di sangue dall’unica sopravvissuta di 12 anni. La verità piuttosto è quella descritta nelle parole di un documento di Amnesty International che denuncia come i gruppi armati palestinesi abbiano ripetutamente mostrato un totale disprezzo per i diritti umani più fondamentali, in particolare il diritto alla vita, prendendo deliberatamente di mira i civili israeliani e utilizzando bambini palestinesi in attacchi armati. Proprio i bambini sono suscettibili di reclutamento attraverso la manipolazione e possono essere spinti a unirsi a gruppi armati per una serie di motivi, tra cui il desiderio di vendicare parenti o amici.

Anche parlare di “sassi” è improprio. Prima di tutto molti degli arrestati con i sassi non hanno niente a che vedere. Hussam Abdo a soli 15 anni, si è presentato ad un check point imbottito di tritolo per farsi saltare in aria con le guardie di confine. L’immagine del bambino, spogliato dell’ordigno esplosivo e circondato dai soldati che gli hanno salvato la vita, viene addirittura usata come immagine per fomentare l’odio anti-israeliano. I “sassi” non sono quelli ad uso dei fotografi che ritraggono bambini con un mucchietto di ghiaia in mano, ma sono pietre e rocce che vengono scagliate contro le auto in corsa con l’obiettivo di uccidere. L'anno scorso a San Cesareo in Italia è stato arrestato un tizio che gettava dei sampietrini da un cavalcavia, qualcuno spieghi dunque alla stampa di mezzo mondo perché agli israeliani la prerogativa dell’arresto non dovrebbe essere concessa, quando questi attacchi fanno morti e feriti giornalmente. In Israele la cronaca annovera recentemente una bimba di 2 anni finita fuori strada e rimasta incastrata nelle lamiere con la mamma dopo che la loro auto era stata attaccata dai lanciatori di pietre. Sorprendersi che questi minorenni possano rappresentare una minaccia seria e meritevole dell’arresto è grottesco, quando i gruppi armati non fanno differenza tra adulti e minori e anzi hanno una particolare predilezione proprio per i secondi: confidano che non vengano percepiti come una minaccia dai soldati israeliani e con l’effetto collaterale che in caso di morte o di arresto possono essere utilizzati come arma mediatica.

Sono piuttosto i palestinesi di Hamas o di altri clan ad impegnarsi esattamente al contrario, nell’indifferenza generale, tranne quando è Israele ad “abusare” di loro, arrestandoli. I veri mandanti al caldo delle loro case non si fanno scrupoli a mandare allo sbaraglio in propri figli a provocare i soldati, sperando in una reazione nervosa, in un attimo di perdita di controllo che permetta di scattare l’implacabile foto che inchioda, come in questo caso. In questo filmato – in cui compare di nuovo la famosa bambina bionda ribattezzata “Shirley Temper” la provocatrice pluripremiata dall'ANP - morde alla mano un soldato, in altri filmati lei ed altri bambini dello stesso clan Tamimi vengono spinti addosso ai soldati per farsi ritrarre dai fotografi. Quale mamma degna di questo nome si comporterebbe così con un figlio che ama? I piccoli ribelli fanno tenerezza e magari se sono fortunati fanno anche qualche morto.

Si tratta dell'ultimo atto della strategia dei dirigenti palestinesi, che nell’impossibilità di ottenere qualcosa con la lotta armata o attraverso la negoziazione, provoca trappole mediatiche per portare Israele davanti ai tribunali. Una commedia costruita ad arte, nella quale l'unico commento sensato dovrebbe essere quello di valutare se le regole d'ingaggio dell'IDF siano adeguate in questo contesto o debbano essere ulteriormente riviste. Ma l'occidente colpito al cuore ci è cascato di nuovo con tutte le scarpe.




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30 agosto 2015

Pallywood: la bufala del soldato israeliano violento con il dodicenne palestinese

144556443-683d33eb-3d31-47bc-822f-cc368de2170e“Soldato israeliano perde il controllo e ferma con violenza dodicenne palestinese”Questo è il titolo di Repubblica.it, ma il video del soldato violento ha fatto il record di condivisioni sui social network. La notizia è tra le più gettonate della giornata, tanto da far cadere nella trappola anche testate come Repubblica, che quanto ad affidabilità dovrebbe garantire qualcosa in più rispetto a Lercio.“ET L’OSCAR DE PALLIWOOD EST ATTRIBUÉ À…” smonta punto per punto la bufala.

Vi offriamo la traduzione in lingua italiana, gentile opera di Alessandro Andretta

“E’ tutto è falso in questo video e nelle immagini che hanno fatto il giro del web: il soldato non è un soldato israeliano, l’uniforme non è nemmeno una vera uniforme IDF e questa famiglia arabo-palestinese è la famiglia di Al Tamimi,esperta in messinscene propagandistiche!
Ve la presento ruoli della ragazza, del ragazzo, del soldato e e delle donne urlanti, per non parlare del cameraman: la famiglia Tamimi!
Riconoscerete la ragazza con la treccia bionda, è cresciuta e ha sviluppato le sue doti da attrice, è la famosa ragazza che insultato i soldati che sono rimasti impassibili, riconoscerete il suo fratellino, che era lo stesso che la madre spingeva brutalmente perchè affrontasse i soldati (il video qui sotto dove si vede molto bene la donna che spinge la ragazza bionda al 00:26 poi 0:42 il bambino e catturato e spinto con violenza), ed anche lui ha compiuto buoni progressi; va detto che nella famiglia Tamimi si è attori dalla culla, con a disposizione telecamere e macchine fotografiche gentilmente concesse dalle ONG anti-israeliane, i cosiddetti difensori dei diritti umani che ricevono numerosi e vari finanziamenti, compresi quelli dell’Unione europea.
La ragazza, soprannominata “Shirley Temple” e il cui vero nome Ahed Tamimi, ha ricevuto il premio della città di Istanbul dalle mani di Erdogan (che partecipa anche al finanziamento probabilmente …) – Vedi l’articolo del Daily Mail –
E, come previsto, il portavoce dell’esercito israeliano non ha avuto il tempo di indagare o studiare i fatti e ha rilasciato una dichiarazione piuttosto fuori luogo che non si riferiva a quantosarebbe accaduto nella zona desertica di Abu Saleh, ma della solita manifestazione settimanale organizzata dal padre di questa famiglia, Bassem Al-Tamimi, nel villaggio di Abu Saleh; come era da aspettarsi Haaretz ha ripreso senza alcuna verifica dei fatti la versione arabo-palestinese.”

http://www.qelsi.it/2015/pallywood-la-bufala-del-soldato-israeliano-violento-con-il-dodicenne-palestinese/




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30 agosto 2015

Alla ricerca dell'oro nazista


1. DOPO 70 ANNI TORNA 'A GALLA' UN TRENO NAZISTA PIENO DI TESORI E UNA CITTADINA POLACCA SI RIEMPIE DI CERCATORI E INDIANA JONES DELLA DOMENICA: ''STATE ATTENTI, È MINATO E PIENO DI ESPLOSIVI''. LORO NON SI FERMANO: ''È UNA SCUSA PER TENERCI LONTANI''
2. E' STATO RINTRACCIATO DA DUE UOMINI, GRAZIE AL TESTAMENTO DI UN 'PENTITO' CHE DURANTE LA GUERRA AIUTO' I TEDESCHI NEI TUNNEL COSTRUITI DAI PRIGIONIERI POLACCHI
3. I DUE LORO VOGLIONO IL 10% DEL VALORE IN CAMBIO DELLA POSIZIONE ESATTA, MA LE ASSOCIAZIONI DELLE VITTIME DELL'OLOCAUSTO: ''I BENI VANNO RESTITUITI AI PROPRIETARI''
4. SAREBBE UN TRENO BLINDATO CON ARMI, DOCUMENTI, GIOIELLI E OPERE D'ARTE, NASCOSTO PRIMA DELL'ARRIVO DELL'ARMATA ROSSA. SECONDO LE AUTORITÀ, CI VORRANNO SETTIMANE PER SCAVARE E RAGGIUNGERE IL PUNTO X. LA CORSA ALL'ORO È APPENA COMINCIATA

Luigi Offeddu per il ''Corriere della Sera''

un treno blindato simile a quello nascosto dai tedeschi un treno blindato simile a quello nascosto dai tedeschi

 

Quello individuato nascosto sotto una collina in Polonia potrebbe essere il leggendario treno carico d’oro che i nazisti avrebbero fatto partire da Breslavia, nel ‘45, diretto a una località rimasta ignota.

 

tunnel nelle montagne polacche con treno nazista tunnel nelle montagne polacche con treno nazista

I l «treno dell’oro» — come l’hanno già chiamato — e dell’odio, è lungo 100 metri. E sta sepolto sottoterra, dove lo nascosero i razziatori nazisti 70 anni fa. Racchiudeva, forse racchiude ancora, i sacrifici, i risparmi, il dolore e le speranze perdute delle loro vittime ebree scomparse nei lager. Oro e gioielli, i loro averi. Ma anche armi, quelle dei loro assassini.

 

Secondo il vice-ministro della cultura polacco Piotr Zuchowski, che si dice sicuro «al 99 per cento» della «straordinaria scoperta», un’immagine anche se sfocata del convoglio munito di torrette e piattaforme con i cannoncini, è stata catturata da un radar in grado di penetrare in profondità nel terreno. E lo stesso ministro l’ha vista.

 

il paese dove e stato trovato il treno col tesoro nazista il paese dove e stato trovato il treno col tesoro nazista

Il treno sarebbe stato ritrovato grazie anche alla confessione in punto di morte di un presunto «pentito», un uomo che avrebbe aiutato i razziatori hitleriani a caricare il treno, e che molti anni dopo sarebbe morto indisturbato nel suo letto, in tarda età. Quei vagoni erano e sono foderati di esplosivi, avrebbe scritto nel suo testamento, disegnando anche su un foglietto le coordinate del nascondiglio.

 

Ma quei vagoni erano anche fantasmi che in molti cercavano, da decenni, a cominciare dai servizi segreti della Polonia comunista: tante voci, quasi una leggenda, qualche vago ricordo riportato forse da chi aveva conosciuto i lager, ma mai una conferma sicura. Ora ci vorranno diverse settimane per scavare, per verificare. Le decisioni anche logistiche spettano per competenza territoriale all’attuale governo di Varsavia.

 

ferrovia wroclaw walbrzych ferrovia wroclaw walbrzych

Due persone, un cittadino polacco e un tedesco, che a loro dire avrebbero dato un contributo decisivo alle ricerche, chiedono una ricompensa attraverso i loro avvocati. Da New York, il World Jewish Congress (Congresso Mondiale Ebraico) avverte: «Nella misura in cui qualunque oggetto scoperto ora in Polonia possa essere stato rubato ad ebrei, prima che questi venissero mandati alla morte, è essenziale che la proprietà sia restituita ai suoi legittimi proprietari o ai loro eredi. Noi speriamo che le autorità polacche adotteranno le azioni appropriate in questo senso».

 

walbrzych walbrzych

La realtà supera a volte i romanzi e i film, anche quelli più drammatici. Ed è proprio una di queste volte, affermano le fonti polacche. Era la primavera del 1945, Hitler annunciava la riscossa e una splendida vittoria a un pugno di persone prigioniere con lui nel bunker di Berlino, mentre il suo esercito fuggiva inseguito dall’Armata Rossa di Stalin. Il fedele Goebbels si preparava a suicidarsi dopo aver ucciso la moglie e i 6 figli.

l oro dei nazisti l oro dei nazisti

 

Nella Polonia da anni trasformata in dominio tedesco, le Ss e la Wermacht lasciavano l’inferno, luoghi con nomi come Auschwitz. Ma anche un sistema di sotterranei, costruito durante la guerra fra la città di Wroclaw e le foreste montane di Walbrzych: i forzieri delle Ss, l’ultima cassaforte dei loro bottini oltre che l’ultimo rifugio prima della sconfitta e della vergogna finale.

l oro dei nazisti trovato nelle miniere polacche l oro dei nazisti trovato nelle miniere polacche

 

Secondo il vice-ministro della cultura polacco, il convoglio era «un carico speciale, probabilmente fatto di equipaggiamento militare ma anche di opere d’arte e documenti d’archivio».

 

il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 2 il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 2 ORO NAZISTA ORO NAZISTA le gallerie dove e stato nascosto il treno con l oro nazista le gallerie dove e stato nascosto il treno con l oro nazista le gallerie dove e stato nascosto il treno con l oro nazista le gallerie dove e stato nascosto il treno con l oro nazista goldtunnel goldtunnel il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 1 il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 1 il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 4 il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 4 il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 3 il treno nazista carico d oro ritrovato nelle montagne polacche 3

Una voce insistente, riportata ieri anche dal «Jerusalem Post», ha raccontato per molto tempo in Polonia che il treno era stato visto entrare in un tunnel, fra i monti della Bassa Slesia, per poi non ricomparire mai più. L’entrata della galleria era stata poi murata, e il luogo in cui si trovava dimenticato per sempre. Almeno fino a quest’agosto, 70 anni dopo.




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29 agosto 2015

Bombe, missili e attentati: cronaca di una “normale” giornata in Israele

La stampa occidentale non ne parla mai, scopre le crisi solo quando Israele si difende e spesso non manca di rivoltare la frittata, di capovolgere la verità. Ma lo stillicidio quotidiano di attentati che avvengono in Israele è davvero impressionante.

Ieri vi abbiamo raccontato che solo a Gerusalemme tra giugno e luglio ci sono stati una media di 10 attentati al giorno contro cittadini israeliani, oggi proviamo a illustrarvi uno spaccato della vita quotidiana che nessun media occidentale si prende la briga di raccontare perché se lo facesse la gente normale, quella minimamente senziente e non accecata dall’odio antisemita, potrebbe cominciare a porsi qualche domandina.

Partiamo da ieri quando Gerusalemme ha vissuto l’ennesima giornata di violenza con attacchi contro la polizia israeliana portati da terroristi palestinesi per mezzo di bombe incendiarie, una giornata dove non sono mancati accoltellamenti e tentativi di attentati di ogni tipo. Qui trovate un breve riassunto. Questa mattina un missile lanciato da Gaza è caduto in territorio israeliano. Poco dopo una camionetta dell’esercito israeliano è stata attaccata con bombe incendiarie nei pressi di Jenin. Altri attentati con bombe incendiarie sono avvenuti a Psagot. Lanci di sassi contro le macchine in transito, spesso con intere famiglie, sono avvenuti lungo tutte le autostrade israeliane e un po’ in tutta la Cisgiordania. E’ una cosa ormai quotidiana tanto che è diventata la norma. Ma questo “terrorismo a bassa intensità” provoca morti e feriti esattamente come ogni altro tipo di terrorismo anche se nessuno ne parla. A Gerusalemme tutti girano con le antenne alzate e ogni arabo che si incontra può essere un potenziale terrorista.

Questa brevissima cronaca non è il resoconto di una giornata particolare ma è il racconto di una normalissima giornata in Israele, nemmeno tanto violenta rispetto ad altre. Eppure in occidente nessuno ne parla mai. Solo quando un palestinese inciampa sui suoi piedi e magari si graffia un ginocchio i media si scatenano. E’ una situazione assurda che vive solamente Israele ma che alla stragrande maggioranza è del tutto ignota proprio grazie alla politica fortemente anti-israeliana portata avanti dai media occidentali. E’ ora che la gente comune apra gli occhi perché quello che accade oggi in Israele domani potrebbe accadere nel cuore dell’Europa. La battaglia per la libertà e la democrazia si combatte sotto le mura di Gerusalemme.

Scritto da Sarah F.


© 2015, Rights Reporte




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25 agosto 2015

Gli angeli di Israele che contribuiscono a rendere lo Stato ebraico tra i più sicuri luoghi al mondo...




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23 agosto 2015

Esercito di 8mila islamici in marcia verso Italia e Germania

PRESEVO/GEVGELIJA – Sono almeno 8mila i clandestini islamici che hanno già raggiunto il centro di accoglienza a Presevo, nel sud della Serbia, nelle ultime 24 ore.

Lo riferisce il segretario della Luna rossa locale, Ahmet Halimi. I clandestini islamici sono entrati in Serbia dalla Macedonia che ha aperto la frontiera con la Grecia dopo l’arrivo in massa dei migranti.
Stanno arrivando. Un esercito in marcia.LI MANDA ISIS: CLANDESTINI ISLAMICI DILAGANO IN MACEDONIA

Migliaia di clandestini islamici al confine tra Grecia e Macedonia hanno oltrepassato i blocchi della polizia e sono entrati nel Paese balcanico. Da lì, saranno ‘lanciati’ verso la Serbia e poi l’Ungheria: obiettivi finali Italia e Germania.
Alla fine del IV secolo dC, l’impero romano era la più grande civiltà del pianeta. Ma nell’estate del 376, registra lo storico Ammiano Marcellino, ‘voci terrificanti si diffondono lungo i confini occidentali che i popoli del nord, i barbari, stanno creando nuovi e insolitamente grandi tumulti‘.Sulle rive del Danubio, lungo la frontiera balcanica dell’impero, funzionari romani segnalano l’arrivo di decine di migliaia di uomini, donne e bambini: saranno noti ai posteri come i Goti.
Vengono descritti come poveri, spaventati e affamati. Erano stati spinti ad ovest dalle guerre con un’altra tribù barbara, gli Unni. Chiesero riparo all’interno dell’Impero, come profughi.

I clandestini hanno superato il filo spinato che marca il confine con la Grecia: li aveva portati lì, il galoppino di Bruxelles, Tsipras.

Sono quasi tutti uomini, ma usano alcuni bambini e donne come ‘scudi umani’ – e come carne da fotografia per i media di distrazione di massa.

La polizia ha usato granate assordanti per cercare di bloccare l’assalto: la maggior parte degli assalitori si è diretta verso la stazione ferrovia di Gevgelia.

“Probabilmente vogliono controllare la corsa all’ingresso nel paese, ma alla fine ci lasceranno andare tutti”, dice Hassan all’Ap, islamico siriano. Lo sa, che l’Europa è debole. Solo lo scorso mese sono stati quasi 40mila gli islamici ad entrare in Macedonia, più del doppio del mese precedente. Un’invasione.

La frontiera era sempre stata aperta, un paio di pattuglie e niente più. Fino a ieri. “Non so perché ci stanno facendo questo”, si chiede Mohammad, altro islamico iracheno. “Non ho un passaporto o documenti di identità, non posso ritornare indietro e non ho nessun posto dove andare. Starò qui sino alla fine”.

Vogliono venire tutti a casa nostra. A distruggere il nostro modello di società. A parassitare la nostra esistenza. A fare i ‘volontari’ alle feste dell’Unità.

Il governo macedone accusa quello greco.“Le nostre squadre non hanno mai visto prima così tante persone alla frontiera”, dove “in questo momento ce ne sono più di 3.000?. Skopje, riferisce l’agenzia locoale Mia, e accusa Atene non solo di non controllare il flusso di clandestini ma addirittura di organizzare bus che da Salonicco li portano al suo confine, lungo appena 50 km ma da cui parte un trenino a due vagoni, negli ultimi giorni letteralmente preso d’assalto dai migranti, che va verso casa nostra.

La storia si ripete. I Romani – non i cittadini, ma il governo romano, la classe privilegiata – spinti dall’idea di importare nuova manodopera a basso costo e riscuotere nuovi tributi, acconsentono. Dall’altra parte del fiume, in scene simili a quelle alle quali stiamo quest’anno assistendo nel Mediterraneo, arrivarono i Goti, a migliaia. Molti annegarano nella corsa per attraversare la frontiera, non abbastanza.

Molti storici ritengono che questo sia stato uno dei grandi punti di svolta nella storia dell’Impero, sia effetto che causa di decadenza. Da quel momento, a ondate successive e senza fine, migliaia di immigrati attraversarono le sue frontiere, fu l’inizio del collasso.

Le invasioni barbariche non furono – o non furono soltanto – guerre tra l’Impero e i barbari, soprattutto all’inizio, furono ‘immigrazione’. L’Impero Romano crollò a causa dell’immigrazione. E di altri fattori correlati.

Perché quando i barbari iniziarono ad essere arruolati nell’esercito, divenne difficile fare loro combattere contro altri barbari. I governanti pensarono di poter sostituire i nativi con i ‘nuovi romani’. Non accadde. La sempre più massiccia presenza soprattutto in zone oltre le Alpi finì per indebolire la società romana dall’interno: poi furono lutti e catastrofi. Furono scorribande e assassini contro le ville isolate di campagna, e poi fu il crollo definitivo.

E furono secoli bui. Oggi, la Storia si ripete. Oggi, altri barbari si affollano lungo le nostre coste, e altri traditori li vanno a prendere e li fanno entrare. Oggi è il 376 dC, l’anno maledetto, l’anno in cui la civiltà iniziò la sua caduta. Ancora.
VOX NEWS


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22 agosto 2015

STANNO RITENTANDO QUELLE INVASIONI CON L'AIUTO DEL ''FALSO AMERICANO'' OBAMA che sta lavorando in modo subdolo per imporre l'islam in occidente.

foto di Raffaele Corapi.
re le falsità storiche dei musulmani contro cristiani ed ebrei.
Vorrei ricordare a tutti,compresi i miei amici che non hanno mai approfondito,che gli attuali paesi islamici del medio oriente e nord africa,erano abitati da popolazioni cristiane finchè le aggressioni dei discendenti maomettani,commettendo stragi immense,come sta facendo Al Bagdadi oggi,costrinse alla sottomissione e conversione intere nazioni.
Tentarono più volte, per secoli,di sottomettere anche l'Europa,invadendo la Spagna,la Sicilia,i paesi balcanici,arrivando nella valle del Rodano,del Danubio fino a Vienna.Queste furono guerre di aggressione e milioni di cristiani ed ebrei ne patirono versando il loro sangue.
Le crociate furono indette per consentire ai cristiani,ai quali veniva impedito,di recarsi a Gerusalemme.Certo,ci furono atrocità,ma furono da entrambe le parti,come in tutte le guerre,e lo stesso S,Francesco,certamente uomo di pace,sentì la necessità di sostenere i crociati,recandosi lui stesso in Egitto.
Nella cartina seguente viene riportata visivamente L'INVASIONE ISLAMICA DELLE TERRE CRISTIANE e cosa significarono,ben poca cosa,anche dal punto di vista numerico,le crociate.
OGGI STANNO RITENTANDO QUELLE INVASIONI CON L'AIUTO DEL ''FALSO AMERICANO'' OBAMA che sta lavorando in modo subdolo per imporre l'islam in occidente.
APRITE GLI OCCHI !




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21 agosto 2015

Slovacchia: accoglieremo pochi migranti e solo cristiani




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20 agosto 2015

Hamas annuncia: “Catturato delfino-spia di Israele”


delfino-mossad-hamas-focus-on-israel il famigerato “zoo del Mossad si arricchisce di una nuova unità: Hamas ha infatti annunciato oggi di aver catturato nei giorni scorsi nel mare di fronte alla Striscia di Gaza un delfino attrezzato di tutto punto con telecamere e altri dispositivi per spiare a favore di Israele le attività dell’organizzazione e perfino per sparare.

Secondo fonti locali e i media israeliani che citano il sito palestinese Al Quds, la cattura, avvenuta nelle scorse settimane, è stata effettuata da un’unità navale di elite di Hamas. I commando di uomini-rana si sarebbero allarmati per i “movimenti sospetti” del delfino. Portato a riva, il delfino ha rivelato la sua dotazione tecnologica da agente in missione. E Al-Quds, secondo Ynet, ha segnalato tra le apparecchiature in dotazione al cetaceo anche una in grado di “sparare dardi capaci di ferire o anche uccidere essere umani“.

Non è la prima volta che Israele viene accusato dai suoi nemici di ricorrere ad animali per raccogliere informazioni di intelligence. A questo proposito, nel passato sono stati denunciati uccelli attrezzati di tutto punto per trasmettere immagini e dati: nel 2012, ad esempio, il Sudan denunciò di aver catturato un’aquila spia del Mossad. Due anni prima dopo che uno squalo assassino attaccò dei bagnanti a Sharm el-Sheikh causando feriti e anche la morte di una turista tedesca, sulla stampa egiziana si riportò la teoria cospiratoria che dietro quei fatti ci fosse il Mossad. Lo scopo sarebbe stato quello di dirottare turisti verso le spiagge israeliane di Eilat.

Thanks to Progetto Dreyfus

Nell’immagine in alto: il deflino spia del Mossad, il nuovo 007 al servizio dei sionisti




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19 agosto 2015

L’immigrazione non è un caso,ma è imposta dall’Europa per seguire il Piano Kalergi”.Ecco cos’è

piano kalergi europa paneuropa unione europea

Ci fanno credere che l’immigrazione è casuale ed inevitabile,invece è un piano per creare un gregge multietnico facilmente dominabile dal potere.Il piano Kalergi.

L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile.
Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo.
Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.
«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».
 
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi 
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente,l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall’élite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.
 
DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.
La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato alla Cancelliera Federale Angela Merkel il Premio europeo nel 2010
Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un convegno specialesvoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del movimento paneuropeo. Alla sue spalle compare il simbolo dell’unione paneuropea: una croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo che era stato l’insegna dei Rosacroce.

L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:

«Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale»


Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.? I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico: il piano Kalergi.




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17 agosto 2015

Riuscite a capire con della grafica che non è questione di razzismo ?




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31 luglio 2015

Multiculturalismo in crisi Via i crociati. La Svezia scopre in casa le guerre di religione tra profughi

Il vicedirettore dell'Ufficio migrazioni: "Non possiamo dividere i rifugiati secondo il credo religioso".

di Matteo Matzuzzi

Un campo affollato di profughi siriani in Giordania

Roma. Vietato esibire la croce al collo, in catenine, ciondoli o pendagli più o meno lunghi. Vietato entrare nelle stanze adibite alla preghiera verso la Mecca. Vietato mettersi a sedere nelle aree comuni quando queste sono occupate dai fedeli all’islam. Non è un decalogo partorito dalle menti dei jihadisti impegnati nell’edificazione del Califfato nero né una lista di proibizioni che si potrebbe leggere su qualche muro di Mosul o d’ogni altro villaggio o cittadina della piana di Ninive caduta nelle mani di Abu Bakr al Baghdadi. Le direttive arrivano da Monsteras, ridente località svedese sul Mar Baltico che parrebbe uscita dalla fantasia del giovane romanziere Joël Dicker: seimila anime in tutto, pescherecci, biciclette e belle foreste, nient’altro da segnalare. E’ qui che, qualche giorno fa, è avvenuto il tutto, nel centro di prima accoglienza per i profughi siriani richiedenti asilo. Un gruppo di famiglie cristiane è stato costretto a sloggiare dall’edificio perché minacciato dai connazionali musulmani, pure loro profughi scappati dal caos del vicino oriente e pure loro in attesa del disbrigo delle pratiche burocratiche. Non da tutti i musulmani ospiti della casa, chiariscono subito le imbarazzate autorità locali: “Solo un gruppetto ha creato problemi”.

 

ARTICOLI CORRELATI Contro l’ideologia islamista Il veto lgbt sul gay pride "islamofobo" Migranti, no all’integrazione che diventa multiculturalismo Non solo parole. La sfida di Cameron all’islamismo passa per le scuole A ogni modo, “l’atmosfera era diventata troppo intimidatoria per i cristiani, che non hanno trovato nessuno che li aiutasse. Così se ne sono andati”, ha spiegato il vicedirettore dell’Ufficio migrazioni di Kalmar, Mikael Lonnegren. Altre strutture non erano disponibili e a quel punto  i profughi non musulmani si sono cercati “da soli un’altra sistemazione”. La polizia non è intervenuta né lo farà, visto che i cristiani “se ne sono andati volontariamente”. La situazione, a ogni modo, “non può essere sottovalutata e i fatti accaduti sono gravi”, si fa sapere ancora dall’organismo governativo. “Non possiamo dividere i rifugiati secondo il credo religioso”, ha chiarito Lonnegren, quasi a presagire che l’incidente di Monsteras sia solo l’anteprima di quel che potrebbe accadere una volta che i richiedenti asilo dal vicino oriente che sbarcano sulle coste dell’Europa meridionale busseranno alle porte della Svezia, non a caso indicata come la meta prediletta e finale dalla gran maggioranza dei migranti.

 

E’ l’ennesimo campanello d’allarme che suona nella patria che per decenni ha coltivato il sogno di raggiungere l’utopia irenista alimentando la chimera del multiculturalismo, arrivando anche a censurare “Pippi Calzelunghe” perché nell’adattamento televisivo del libro di Astrid Lindgren vi erano “frasi offensive” che avrebbero potuto creare turbamento “ai bambini di etnia differente”. A Stoccolma non pensavano di dover assistere alle risse interconfessionali tra profughi: erano convinti che cose del genere si potessero vedere solo al largo di Lampedusa, tra la Libia e l’Italia, dove qualche mese fa dodici migranti cristiani erano stati gettati in mare dai compagni di traversata musulmani: “Sono stati buttati in mare dagli altri perché cristiani”, aveva detto il Papa nell’omelia a Santa Marta del 21 aprile, dedicata ai nuovi martiri nel mondo. Le autorità svedesi fanno sapere che “chi fugge per ottenere rifugio nel nostro paese deve seguire le nostre leggi, una volta che si trova qui”, tentando così di puntellare un castello di carte che sembra crollare. L’immigrazione massiccia – 100 mila immigrati arrivati solo nel 2014, con i record che vengono puntualmente abbattuti anno dopo anno – ha anche mitigato il consenso un tempo forte della popolazione circa il modo del governo di gestire la questione. Basti ricordare quanto avvenuto tra il 31 dicembre e il 1° gennaio scorsi a Uppsala: una bomba molotov fu gettata contro il muro della moschea, sul quale poco prima era stato impresso un messaggio che non necessita d’interpretazioni. “Go home, muslim shit”.




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29 luglio 2015

La piccola antisemita potenziale terrorista ha preso per i fondelli tutti quanti (perlomeno tutti quelli che non aspettano altro per farsi uscire la lacrimuccia "umanitaria" anti-israeliana e anti-occidentale)

La palestinese che pianse davanti alla Merkel: «Spero che Israele sparisca»

di Marco Pasqua
Le sue lacrime hanno fatto il giro del mondo. Lacrime versate davanti alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, alla quale Reem Sahwil, 14enne rifugiata palestinese aveva chiesto di poter rimanere più a lungo in Germania.
Richiesta alla quale la Merkel aveva risposto con una verità lapalissiana: «Non possiamo accogliere tutti». Sedimentata l'onda emotiva collegata a un video che in poche ore ha fatto il giro del mondo, il giornale “Die Welt Am Sonntag" ha dedicato una lunga intervista alla Sahwil, che ha avuto l'effetto di gettare una nuova inquietante luce sulla ragazza palestinese. Alla domanda su cosa fosse la Palestina, la giovane ha risposto, spiazzando il suo interlocutore: «La mia speranza è che prima o poi Israele non ci sia più, e che esista solo la Palestina. Quella terra non dovrebbe più essere chiamata Israele, ma piuttosto Palestina».

A quel punto, l'intervistatore – che ammette di trovarsi in difficoltà di fronte a quell'affermazione chiaramente antisemita - le fa notare che «la Germania non ammette l'odio verso gli ebrei». «Sì, ma qui c'è la libertà di espressione – le ha ribattuto la 14enne – Qui posso affermare cose del genere e sono pronta a confrontarmi su qualsiasi argomento». «La mia patria è la Palestina – ha aggiunto – prima o poi mi trasferirò lì». I suoi nonni vivo in un campo rifugiati in Libano, lo stesso nel quale è nata 14 anni fa.




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28 luglio 2015

La pasta servita in tavola è scadente. Quanto basta per buttarla, con sprezzo, nel cortile. Niente male per migranti in fuga da guerra e fame


E PER FORTUNA CHE SCAPPANO DALLA FAME - “LA CENA FA SCHIFO”! I MIGRANTI OSPITATI IN UN RESIDENCE SUL LITORALE VENETO BUTTANO I VASSOI DALLA FINESTRA - LA MELONI: "L’ITALIA SPENDE 30€ AL GIORNO PER IMMIGRATO. QUEI SOLDI DATELI AI DISOCCUPATI ITALIANI"

Dopo la rivolta del 13 luglio, nuova protesta a Eraclea che ormai è una bomba sociale a orologeria: il sindaco è stremato, la Meloni cavalca la rabbia e attacca il governo: "Avete già messo in ginocchio Eraclea, la sua immagine di località turistica e gli operatori del settore con le vostre folli politiche sull'immigrazione. Dopo l'ennesima protesta di ieri continuerete a dormire o vi svegliate?”...

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Lodovica Bulian per “il Giornale”

 

Non bastava una piccola località balneare trasformata in una pentola a pressione dalla promiscuità tra profughi e turisti. Non bastavano le prenotazioni cancellate, il danno di immagine, il crollo del giro d'affari, la rabbia per albergatori ed esercenti costretti a fare i conti con l'emergenza immigrazione e il degrado, dove a fare soldi sono rimasti solo le coop.

 

Nella minuta Eraclea, un tempo gettonata località balneare del litorale veneto, oggi soffocata da un'ondata di richiedenti asilo che nelle scorse settimane ha toccato quota 300, scoppia una nuova, violenta, protesta. Inscenata dagli stessi migranti ospitati in residence con aria condizionata, balcone e in qualche caso di televisione. Motivo? Non gradiscono il menù che propone la casa, ed è il caos. Urla, rabbia, insulti, cibo e vassoi gettati per strada come spazzatura. 
 

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Eccola la sollevazione che domenica sera all'ora di cena ha richiesto l'intervento d'urgenza del prefetto Domenico Cuttaia e delle forze dell'ordine accorse al residence «Mimose», dove da inizio stagione continuano ad albergare gratis centinaia di migranti. Prima le grida.

 

Poi la ribellione è sfociata nel lancio dei vassoi nella zona mensa della struttura, tanto da far temere che la situazione potesse sfuggire di mano. Gli alimenti distribuiti dalla cooperativa Solaris, che gestisce l'accoglienza nel residence con i soldi dello Stato - 33 euro al giorno a immigrato - non soddisfano il palato dei richiedenti asilo. La pasta servita in tavola è scadente. Quanto basta per buttarla, con sprezzo, nel cortile. Niente male per migranti in fuga da guerra e fame. 
 

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Se lo stesso governatore Luca Zaia aveva allertato che «non si tratta di profughi ma di emigranti che hanno capito da tempo quanto sia facile restare in Italia anche se non verrà accettata la loro richiesta di asilo. Così sono proprio i profughi veri a rischiare di fare le spese di quest'invasione», ora la tensione è alle stelle. Il clima, in tutta la regione, ormai è all'esasperazione. Eraclea è una bomba sociale a orologeria, la rabbia corre tra i residenti e villeggianti, che di sera hanno paura a uscire di casa. La cittadina, dove c'è pure chi aveva investito nel mattone, che nei mesi scorsi aveva comprato un appartamento proprio alle Mimose e ora vede crollare vertiginosamente il valore dell'investimento, rischia di diventare una nuova Quinto di Treviso.

ERACLEA PROFUGHI 2ERACLEA PROFUGHI 2

 

Il sindaco, Giorgio Talon, è stremato. Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia è furiosa: «A chi si lamenta e nel 90% dei casi non ha diritto all'asilo politico, e alle "solidali” cooperative che hanno trasformato l'immigrazione un business, ricordo che lo Stato italiano spende 30 euro al giorno per immigrato.

 

Soldi che l'Italia non prevede invece per i suoi anziani, per i disoccupati, per le famiglie che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese e a mettere in tavola la cena». Poi, la deputata a Matteo Renzi: «Al Governo invece chiedo: avete già messo in ginocchio Eraclea, la sua immagine di località turistica e gli operatori del settore con le vostre folli politiche sull'immigrazione. Dopo l'ennesima protesta di ieri continuerete a dormire o vi svegliate?».
 

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Un film già visto, con la rivolta dello scorso 13 luglio, quando un centinaio di presunti profughi aveva occupato una strada nel centro della città balneare per protestare contro il trattamento riservato dagli «albergatori»: nel mirino degli ospiti ancora una volta pasti ritenuti insufficienti e condizioni igieniche scarse. Intanto gli operatori turistici pensano già di rivolgersi a un legale per chiedere un risarcimento di una stagione andata in fumo.

ERACLEA PROTESTA PROFUGHIERACLEA PROTESTA PROFUGHI


































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28 luglio 2015

..sono pacifici palestinesi pietre e molotov li hanno trovati in moschea è la polizia israeliana cattiva che gli ha impedito di tirarli sulle persone

foto di StandWithUs.

Picture of this EU worker brandishing a rock to throw at Israeli soldiers goes viral. Is this "aid work?" Come on EU!

http://www.dailymail.co.uk/…/EU-funding-illegal-building-We…

Foto di questo lavoratore EU brandendo una roccia buttare a soldati israeliani va virale. È questo "lavoro di aiuto?" Vieni EU! 

http://www.dailymail.co.uk/…/eu-funding-Illegal-Building-We…




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26 luglio 2015

Giovanni Brambilla (giudoitalico) 16 anni lascia questa lettera...... Califfato di Milano 10/06/2055 Cari Papà ,

Vi voglio bene ad entrambi, e vi ringrazio di come mi avete cresciuto. Per fortuna, da tre giorni e' finita la Scuola anche nel nostro Ghetto , e con l'aiuto di Luca, ho individuato il mio Microchip che con una piccola ferita( mi fa ancora un po' male però ) il dottore che voi sapete, abusivamente mi ha tolto, ed ora sono libero di uscire dal ghetto senza far suonare gli allarmi del controllo cellulare. Ho deciso di scappare da questo Califfato, perché sono stufo di vivere in una gabbia come un animale : sempre con Luca, esperto di Informatica , da mesi , eludendo i controlli, riesco a collegarmi con il mondo libero, la Russia specialmente. Ho visto che la', le ragazze come Melissa ( che credo di amare) sono libere di girare col volto scoperto, e di mangiare ciò che gli pare. Io sono stufo di far finta di amare Luca , per non incorrere in punizioni che le regole del ghetto impongono; anche lei scapperà con me, perché anche se si è' fatta infibulare, ed accetta la legge Islamica, LEI è' una ragazza viva , libera e fiera e vuole una famiglia che noi chiamiamo " anomala" con me.
Speriamo di raggiungere San Pietroburgo al più presto, anche se i controlli congiunti Nato/ ISIS sono davvero duri da eludere.....
Ma ho 16 anni e tanta speranza di raggiungere la libertà che qui mi è' negata...
Con affetto vostro Giovanni




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25 luglio 2015

ACCADEVA UN ANNO FA. IL CORAGGIO DI MICHAEL BLOOMBERG


Hamas sparava i suo razzi e Israele si difendeva con il suo supereroe “Iron Dome”, il sistema antimissile che trasforma il cielo del [micro] Stato degli ebrei in una cupola di ferro.

Hamas sapeva bene che lo Stato ebraico viveva e vive di turismo che ogni anno abbatte il record di affluenza dell’anno precedente, e quindi sferra la sua minaccia infame: spareremo i nostri razzi contro l’aeroporto di Tel Aviv. Prima ci fu un ...sussulto, poi la profonda fiducia degli ebrei e degli amici d'Israele negli efficientissimi sistemi di sicurezza israeliani prevale nonostante prima gli Stati Uniti e poi l’Europa si intimoriscano vietando per alcuni giorni di volare in Israele.

In quei giorni solo la compagnia di bandiera israeliana EL AL continuava il suo lavoro quotidiano da e per Israele. Fu in quest’occasione che Michael Bloomberg, magnate americano di fama mondiale, decise di dimostrare al mondo che non bisognava temere. Che Israele, nonostante le minacce dei terroristi, continuava ad essere tra i paesi più sicuri del mondo. « Questa sera volerò a Tel Aviv con EL AL per mostrare solidarietà al popolo d'Israele e dimostrare che volare da e per Israele e’ sicuro. Il Ben Gurion è il più sicuro aeroporto del mondo e i voli EL AL hanno continuato a volare regolarmente. Questa restrizione aerea conferisce una vittoria immeritata ad Hamas e andrebbe tolta immediatamente. Esorto con forza la FAA a cambiare la decisione presa e a consentire alle compagnie aeree americane di volare in Israele»

Altro...
foto di Progetto Dreyfus.




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24 luglio 2015

Lo sapete che anche nei centri di accoglienza in Italia i cristiani subiscono la persecuzione dei musulmani?

È indispensabile che venga immediatamente riconosciuto lo stato di rifugiato politico a tutti i cristiani in fuga dai paesi islamici, sia da parte dell’Italia che dell’Europa, in maniera da levarli dai centri di accoglienza e dalla presenza dei loro persecutori. I cristiani in fuga dagli inferni islamici sono fratelli perseguitati, che hanno rischiato tutto per raggiungere l’Italia e l’Europa, nella speranza di libertà e giustizia, per trovarsi in centri di accoglienza dove, di nuovo, per loro regna la paura, quella paura che da sempre li accompagna, come la loro ombra...(Leggete e commentate una clamorosa denuncia http://bit.ly/1gQxmOE)

foto di Magdi Cristiano Allam.
  veniamo additati come razzisti se esprimiamo le nostre paure e dubbi verso questi arrivi di incerta provenienza, poi gli stessi "rifugiati" Mussulmani si Ritengono In Diritto di Perseguitare i loro Compaesani xké Cristiani? E noi dovremmo credere ad un futuro di Pace con tutti gli islamici che girano x le nostre strade? Mah!!??




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22 luglio 2015

Siamo a un passo dalla guerra civile: Stato e Chiesa sono con i clandestini e contro gli italiani

Siamo a un passo dalla guerra civile: Stato e Chiesa sono con i clandestini e contro gli italiani

(Il Giornale, 22/7/2015) - Siamo a un passo dalla guerra civile. Lo Stato e la Chiesa, i due poteri secolare e spirituale, si rendono conto che gli italiani non solo non si fidano più di nessuna autorità, ma si sentono traditi e umiliati per il fatto che antepongono l’interesse dei clandestini a quello degli italiani? 
Non si era mai visto che i sindacati di Polizia condannino ripetutamente il ministro dell’Interno e dicano di vergognarsi perché vengono obbligati a usare il manganello contro gente perbene. Tutto ciò in un contesto in cui i cittadini, per tutelare legittimamente il valore delle proprie case e per salvaguardare un sistema di vita improntato alla civiltà e alla sicurezza, ormai non si fanno più scrupoli a insorgere  contro le decisioni calate dall’alto di ospitare i clandestini sul proprio territorio. Non era mai successo che il ministro dell’Interno licenzi in tronco un prefetto, in realtà colpevole di aver obbedito agli ordini e brutalmente usato come vittima sacrificale per placare gli animi dei sindaci, contrari ad ospitare i clandestini e a dover corrispondere loro quote dei loro bilanci sempre più erosi dalla voracità di uno Stato ladrone. E che dire del prefetto di Roma che considera razzisti gli italiani perché difendono i propri diritti e promette che, a prescindere dall’atteggiamento degli italiani, i clandestini verranno comunque insediati? Quanto al parroco che vieta l’ingresso in chiesa ai razzisti italiani nel nome di Gesù e chiamando in causa Papa Francesco, è la testimonianza dell’orientamento prevalente in seno a questa nuova Chiesa che esalta la povertà quasi fosse la condizione per la santità, incurante del fatto che gli italiani sono condannati ad essere poveri dalla dittatura finanziaria, eurocratica e partitocratica.
È incredibile l’ostinazione con cui lo Stato si mette contro i propri cittadini pur di favorire l’invasione di clandestini. Renzi ed Alfano la considerano come un fenomeno naturale pari alla migrazione degli uccelli, ritengono che sia assolutamente pacifico che se in Libia si scannano l’Italia debba spalancare le porte a tutti coloro che accampano una ragione anziché un’altra per mettere piede nel Paese del Bengodi. In una famiglia, se i genitori dovessero occuparsi e destinare le loro risorse non ai propri figli ma a degli estranei, finirebbero in galera. Eppure questo Stato anziché occuparsi e destinare le risorse degli italiani agli italiani stessi, elargisce a piene mani denari, servizi e diritti a stranieri di cui oltretutto non sappiamo nulla, dal momento che si presentano sprovvisti di documenti e declinano le generalità a piacimento.
Così come è sconvolgente l’atteggiamento di una Chiesa che si limita ad attuare solo la prima parte dell'esortazione di Gesù “ama il prossimo tuo”, trascurando del tutto la seconda parte “così come ami te stesso”, che significa occuparsi legittimamente del proprio bene e salvaguardare il proprio interesse. Ci vorrebbe un concilio per chiarire una volta per tutte il concetto di “prossimo”. Perché mai secondo questo Papa il prossimo è obbligatoriamente chi sbarca a Lampedusa accampando motivazioni arbitrarie e comunque tutte da verificare, quando per tutti gli italiani il prossimo è giustamente il figlio che non avrà mai un posto di lavoro stabile, il padre disoccupato, il nonno che non potendo sopravvivere con una pensione inferiore ai 500 euro è costretto ad allungare le mani nel cassonetto dell’immondizia per cercare degli avanzi commestibili? Possibile che questo Stato e questa Chiesa non si rendono conto che gli italiani non ce la fanno più?

 




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21 luglio 2015

GRAZIA NONIS - Un poliziotto si schiera dalla parte dei residenti: “Mi vergogno per quello che i miei colleghi hanno fatto a Casale San Nicola”

foto di Magdi Cristiano Allam.
foto di Magdi Cristiano Allam.
foto di Magdi Cristiano Allam.
foto di Magdi Cristiano Allam.


Oddio che stanno facendo, sono impazziti! Questo ho pensato nel vedere i poliziotti caricare donne, uomini, anziani, armati solo di un ventaglio per proteggersi dall’afa. Ho riavvolto il nastro della mia memoria, e il cervello mi ha riproposto le immagini dello scempio del 1°maggio a Milano. Forze dell’ordine che non reagivano, che le buscavano, che osservavano i black bloc ribaltare macchine e cassonetti per dargli fuoco. In quell’occasione “il potere” aveva ordinato “il contenimento dei danni”, il fatevi riempire di botte e lasciate che si sfoghino, non intervenite.

Ieri ho letto la dichiarazione di un poliziotto e la mia rabbia si è placata. Non è verificabile, anonimo, ma mi piace credere che la maggior parte di loro la pensi in questo modo.

Come è possibile, - si chiede il poliziotto - esserci ridotti a manganellare le nostre madri e i nostri padri, per eseguire gli ordini di ladri e mafiosi che stanno al governo? Ci siamo schierati contro la nostra gente per fare posto ad un centinaio di clandestini, che poi sono gli stessi che ogni giorno troviamo a spacciare per le strade di Roma!". E poi arriva un appello che ha del clamoroso: "Io mi rivolgo ai miei colleghi: rifiutatevi! Non obbedite agli ordini di un prefetto come Gabrielli, che ha l’unico scopo di fare carriera politica nel Pd". "E voglio dire ai cittadini che la maggioranza dei poliziotti sono con loro. Ma la questura, - continua il poliziotto - quando c’è una situazione simile, seleziona gli agenti, manda a manganellare chi non vuole i profughi, i “poliziotti adatti”, quella minoranza che per quattro soldi è pronta a tutto. Sanno che se mandassero poliziotti scelti a caso, disobbedirebbero agli ordini". "Da poliziotto - conclude l'agente - chiedo scusa ai residenti di San Nicola, come cittadino sono con voi!".

Il prefetto Gabrielli e gli altri piccoli dittatori di questo indegno paese credono che insultandoci, etichettandoci come razzisti senza cuore riescano a farci capitolare e metterci a tacere. Piglio da duri, muscoli e arroganza, questa è la cura per gli italiani che dicono “Basta!”. Basta all’invasione selvaggia del nostro paese.

I nostri “padroni” pensano di poter risolvere il problema dell’immigrazione facendo i traghettatori, su e giù dalla battigia libica a quella italiana, foraggiando le coop e occupando alberghi e case sfitte. Luoghi mai disponibili per chi ha costruito l’Italia ed ora è costretto a vivere in luoghi di fortuna: roulotte e container per i terremotati, i sedili dell’auto per chi ha perso il lavoro, la pensione del nonno per non morire di fame. Ma sì, fate posto ai profughi e se non c’è n’è lasciate che vaghino, sotto e sopra i ponti, in stazione, al parco giochi. Che si lavino pure nelle nostre fontane, piscino e caghino per strada. E se agli ospiti non piace la location perché lontano dal centro o priva dei più moderni comfort, è giusto scelgano dove essere alloggiati. E poi, che sarà mai qualche televisore lanciato dalla finestra e qualche testa rotta per farci capire i loro gusti. Nemmeno lo stupore ci è concesso, quando apprendiamo che la nave che avrebbe dovuto portare dei migranti in Sardegna è stata “dirottata” in Calabria perché i “profughi” preferivano così. Insomma, è d’obbligo ospitare tutti e chissenefrega se son scappati dalla galera, hanno ucciso, violentato, rubato. L’italiano non deve sapere, mai chiedere, sempre accettare senza fare domande. “Da dove, chi, malattie, religione” è da razzisti. Per farla breve, gli “ospiti” non si controllano perché non c’è tempo, te li tieni come vicino di casa e taci, razzista d’un fascista d’un italiano! E guai a chiedere come mai arrivano in prevalenza uomini. Non si fa. Ma le risposte possono essere solo due: vigliacchi che scappano dalla guerra lasciando mogli, sorelle, madri e figlie oppure bugiardi in rotta verso il paese di Bengodi a pigliar pel culo i nostri ottusi governanti. Nel frattempo, come in un gioco di magia e sottostando a regole che andavano riviste - ma va là! - le frontiere sono magicamente riapparse, solo per noi, gli idioti italiani che hanno l’ordine di assistere impassibili al respingimento dei profughi da parte dei “parenti serpenti” francesi e dai ballerini di walzer viennese.

Ma che brava e vigliacca la banda di Renzi. Noi meritiamo il pugno di ferro, le manganellate e loro calano le ruffiane mutande mostrando organi impotenti ai padroni dell’Unione. Ci hanno venduto all’Europa insieme alle nostre vongole fuori misura, al nostro formaggio che non deve sapere di latte, alle nostre invendibili carote biforcute e alle nostre pensioni che prenderemo dopo morti. Si srotolano come tanti zerbini davanti alla Merkel mentre biascicano un Jawohl! Dobbiamo tenerci i profughi, i clandestini, i migranti? Non è un problema. Volete che li andiamo a prendere in Libia? Non è un problema. Gli altri paesi non li vogliono? Li teniamo noi, non è un problema. Gli italiani si stanno ribellando? Non è un problema, li pieghiamo facendogli assaggiare il bastone




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 21/7/2015 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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