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29 luglio 2014

NON DIMENTICHIAMOLI: HANNO COMBATTUTO E SI SONO SACRIFICATI PER COMBATTERE IL TERRORISMO ED IL FONDAMENTALISMO ANCHE PER NOI CHE VIVIAMO IN PAESI DOVE CRITICARE ISRAELE E' DIVENTATA UNA MACABRA E STUPIDA MODA…

 




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28 luglio 2014

I talenti e le risorse di Hamas, quanto benessere avrebbero portato a Gaza se impiegati per la propria gente invece di essere sprecati per attaccare Israele?

The 800,000 tons of concrete used to construct Hamas terror tunnels makes you wonder: What else could that concrete have been used for? Where would Gaza be today if the concrete and manpower used to build the tunnels had been used for infrastructure, schools, or shelters to keep Palestinians safe? http://bit.ly/1qEe9mu

Photo: IDF
Foto: The 800,000 tons of concrete used to construct Hamas terror tunnels makes you wonder: What else could that concrete have been used for? Where would Gaza be today if the concrete and manpower used to build the tunnels had been used for infrastructure, schools, or shelters to keep Palestinians safe?  http://bit.ly/1qEe9muPhoto: IDF




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28 luglio 2014

I "mortaretti " di Hamas........................Hamas dichiara responsabilità per i missili a sud



BREAKING: Hamas claims responsibility for rocket fire at south, central Israel despite ceasefire extension by Israel

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4550243,00.html

(Illustration photo: Reuters)




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28 luglio 2014

2.538 missili lanciati da Gaza da parte di Hamas, da inizio ostilità

 


Sono stati 2.538 i razzi lanciati su Israele dalla Striscia di Gaza dall'inizio delle ostilita'. Lo ha detto il portavoce militare israeliano. (ANSA)




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27 luglio 2014

Aiutiamo gli ebrei a difendersi dai nazisti islamici, io compro israeliano




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26 luglio 2014

Hamas non ha come obiettivo basi militari israeliana, ma la popolazione civile, e nessun Paese può tollerare che la sua gente venga minacciata.

  1. I tunnel scavati dai terroristi di Hamas conducono direttamente nelle città e nei paesi israeliani vicini alla Striscia di Gaza.
    In meno di una settimana, attraverso l'uso dei tunnel 3 atti terroristici sono stati eseguiti da Hamas. E' sta...to scoperto un altro tunnel che condurrebbe direttamente a un Kibbutz. Hamas non ha come obiettivo basi militari israeliana, ma la popolazione civile, e nessun Paese può tollerare che la sua gente venga minacciata. Altro...




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26 luglio 2014

Guerra ad Hamas: mai cosi' tante donne tra riservisti di Israele Mamme o incinta rispondono alla chiamata e mollano tutto

 questa fase sembra dunque essere una novita' rispetto al passato che ha sempre segnato, tuttavia, la partecipazione delle donne alla vita militare. Del resto il servizio militare in Israele e' obbligatorio per due anni anche per le donne, mentre gli uomini restano in uniforme per tre anni. Secondo alcuni dati, il 50% degli attuali tenenti e capitani dell'esercito sono donne, anche se gli alti gradi sembrano ancora appannaggio degli uomini. L'impiego attuale prevalente delle donne richiamate come riserviste, e' - ha raccontato il sito di Times Of Israel - nel sostegno operativo al Comando del Fronte interno, nell'intelligence, nell'aviazione, ma anche nelle operazioni sul campo. E secondo il sito, su loro richiesta, non sono state escluse neppure donne incinta e madri di famiglia. Tra queste, non sono state poche nelle passate settimane ad aver ricevuto 'Tzav 8', la telefonata di emergenza da parte dell'esercito che avvisa chi la riceve di presentarsi entro un'ora nel posto assegnato. E il piu' delle volte significa lasciare in fretta qualunque cosa si stia facendo. Come e' successo a Lee Betser - 36 anni, nella vita civile direttore finanziario in una impresa, madre di due figlie - che nelle ultime due settimane ogni notte - ha detto a Times of Israel - l'ha passata al suo posto con il battaglione 'ricerca e soccorso' del Fronte del Comando interno dell'esercito. Il tenente Liat Bilinsky - incinta di sette mesi - e' entrata volontaria nei riservisti dell'esercito e anche lei lavora come ufficiale operativo nel Fronte del Comando interno. Nella vita e' una specialista nel campo delle biotecnologie. "Sapevo che mi avrebbero chiamata - ha raccontato al sito - e la telefonata e' arrivata un'ora dopo le prime sirene di allarme. E sono andata''. Stessa cosa accaduta a Rina Schogel - 28 anni - che e' tra le otto donne dei 50 componenti della sua compagnia, inquadrata anche questa nel Comando del Fronte interno. Ma la presenza femminile non e' soltanto tra i riservisti: nel 2004 l'esercito ha formato il Battaglione Caracal - dal nome di un felino del deserto - unita' di fanteria combattente composta al 60% di donne, anche di ascendenza araba. Il suo compito e' di pattugliare il confine tra Israele e l'Egitto, uno dei piu' caldi della zona. (ANSA).
Guerra ad Hamas: mai cosi' tante donne tra riservisti di IsraeleMamme o incinta rispondono alla chiamata e mollano tuttoTra gli oltre 60 mila riservisti richiamati dall'esercito israeliano per l'Operazione 'Margine protettivo' a Gaza, le donne non sono poche, anzi. Pur non fornendo l'esercito dati precisi, quelle impiegate nel conflitto in corso sono migliaia con una percentuale piu' alta di ogni altra precedente operazione condotta da Tzahal. La forte presenza femminile in questa fase sembra dunque essere una novita' rispetto al passato che ha sempre segnato, tuttavia, la partecipazione delle donne alla vita militare. Del resto il servizio militare in Israele e' obbligatorio per due anni anche per le donne, mentre gli uomini restano in uniforme per tre anni. Secondo alcuni dati, il 50% degli attuali tenenti e capitani dell'esercito sono donne, anche se gli alti gradi sembrano ancora appannaggio degli uomini. L'impiego attuale prevalente delle donne richiamate come riserviste, e' - ha raccontato il sito di Times Of Israel - nel sostegno operativo al Comando del Fronte interno, nell'intelligence, nell'aviazione, ma anche nelle operazioni sul campo. E secondo il sito, su loro richiesta, non sono state escluse neppure donne incinta e madri di famiglia. Tra queste, non sono state poche nelle passate settimane ad aver ricevuto 'Tzav 8', la telefonata di emergenza da parte dell'esercito che avvisa chi la riceve di presentarsi entro un'ora nel posto assegnato. E il piu' delle volte significa lasciare in fretta qualunque cosa si stia facendo. Come e' successo a Lee Betser - 36 anni, nella vita civile direttore finanziario in una impresa, madre di due figlie - che nelle ultime due settimane ogni notte - ha detto a Times of Israel - l'ha passata al suo posto con il battaglione 'ricerca e soccorso' del Fronte del Comando interno dell'esercito. Il tenente Liat Bilinsky - incinta di sette mesi - e' entrata volontaria nei riservisti dell'esercito e anche lei lavora come ufficiale operativo nel Fronte del Comando interno. Nella vita e' una specialista nel campo delle biotecnologie. "Sapevo che mi avrebbero chiamata - ha raccontato al sito - e la telefonata e' arrivata un'ora dopo le prime sirene di allarme. E sono andata''. Stessa cosa accaduta a Rina Schogel - 28 anni - che e' tra le otto donne dei 50 componenti della sua compagnia, inquadrata anche questa nel Comando del Fronte interno. Ma la presenza femminile non e' soltanto tra i riservisti: nel 2004 l'esercito ha formato il Battaglione Caracal - dal nome di un felino del deserto - unita' di fanteria combattente composta al 60% di donne, anche di ascendenza araba. Il suo compito e' di pattugliare il confine tra Israele e l'Egitto, uno dei piu' caldi della zona. (ANSA).




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25 luglio 2014

Voi le trovate le differenze?

 




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25 luglio 2014

Questa mostruosita' spiega veri fatti

 

Dal testimonianza di un soldato israeliano che ha catturato un prigionero di Hamas: sono 12 anni che si preparavano per conquistare Israele attraverso dei tunnel. Il giorno della conquista era questo Rosh Hashana, fra 2 mesi.

L'intenzione era attaccare Israele a Rosh Hashana, perche' tanti soldati sono rilasciati a casa per le feste, e quindi c'e' meno sorveglianza. Era in programma rapire centinaia di Isralieliani da tutte le uscite dei tunnel e sparpagliarli dentro Gaza, di modo che il militare Israeliani si rifiuti di bombardare Gaza.

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Questa mostruosita' spiega veri fatti:

1. Il fatto che vari tunnel passino sotto le mense dei kitubz, luoghi dove si festeggiano le feste ebraiche

2. Il fatto che tutti questi tunnel abbiano cosi' tante uscite in diversi insediamenti israeliani

3. Soprattutto, il fatto che questi tunel esistano da anni, ma non siano mai stati usati....




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24 luglio 2014

..che si osservi con attenzione il volto e lo sguardo di questo ragazzo....questo e' uno degli Israeliani "carnefici e criminali che cercano di distruggere senza pietà' i seguaci di Hamas".......purtroppo e' morto

SIETE PROPRIO COSÌ SICURI CHE ISRAELE SIA POPOLATO DI DELINQUENTI ED ASSASSINI.......E NON PROVATE IL MINIMO DISAGIO ANCHE SOLO NEL PENSARE UNA COSA DEL GENERE...?
RIPOSI IN PACE E LONTANO DA QUESTO MONDO IGNOBILE CHE CONSIDERA EROI..GLI ASSASSINI ED I TERRORISTI E CARNEFICI LE VITTIME CHE PROVANO A DIFENDERSI.

Fallen IDF officer Capt. Dmitri Levitas, 26, of Jerusalem - yet another oleh-hero. He arrived as an immigrant to Israel from Tashkent, Uzbekistan, as a young child. Captain Levitas was laid to rest hours ago in Jerusalem’s Mount Herzl military cemetery. May his memory be for a blessing.

Fallen IDF officer Capt. Dmitri Levitas, 26, of Jerusalem - yet another oleh-hero. He arrived as an immigrant to Israel from Tashkent, Uzbekistan, as a young child. 
Captain Levitas was laid to rest hours ago in Jerusalem’s Mount Herzl military cemetery. May his memory be for a blessing.




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23 luglio 2014

Scritto in un momento di tregua tra un combattimento all'altro a Gaza, da uno dei comandanti di riserva israeliani e tradotto da me, per voi cari amici di lingua Italiana

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"Shalom a tutti i miei amici e anche a coloro che non mi conoscono. Vi chiedo di condividere questo post su Facebook, What'sApp o qualsiasi altro mezzo possibile. Condividetelo solamente, niente "LIKE" perfavore.
Dato che sono un comandante in campo, mi chiedete spesso "cosa possiamo fare per aiutare i nostri soldati che si trovano in questo momento sul campo di combattimento?"
Tutti voi sapete che "Zahal" e' un esercito grande che ci "avvolge" in tutti i modi possibili .
L'aiuto più grande che tutti voi possiate dare in questo momento cosi' particolare è quello di abbracciare, in un forte abbraccio pieno d' amore, le famiglie delle vittime e i feriti che abitano nella vostra zona.
Senza tante "cerimonie" - e non e' assolutamente importante da quale "tribu' d'Israele" proveniate - preparate perfavore ai feriti un piccolo pacco con cose buone dentro, inseriteci una bella lettera scritta da voi o un disegnino fatto da vostro figlio e andate a trovarli all' Ospedale.
Non esitate ad entrare nelle case delle famiglie che hanno perso i propri figli o mariti, dite a loro senza vergogna: "Siamo...........e veniamo da ........ siamo qui per stare insieme a voi a rafforzarvi.... .
Credetemi, questi gesti, secondo me, hanno un significato molto piu' alto e potente di quanto ognuno di voi possa credere!
Termino queste righe con un breve episodio che ho vissuto oggi.

Questa mattina abbiamo evacuato dal campo di battaglia un soldato ferito allo stomaco da una pallottola.
Mentre lo stavamo urgentemente trasportando con una barella sulle nostre spalle, la sua testa si e' accostata alla mia, mentre le dita della sua mano destra ci segnalavano che tutto era "OK".
Il ferito mi guarda e mi chiede: "Chi sei?" - Io gli dico il mio nome, il grado e il nome della Divisione a cui appartengo.....
Lui mi sorride e mi chiede: "Fratello mio, staro' bene?"
E io gli rispondo: "Non ti preoccupare, starai piu' che bene!"
E lui continua a chiedermi:" Mi prometti di venirmi a trovare all'Ospedale?" E io rispondo: "Ma ti pare che io non vengo a trovarti!!!!"
Dopodiche', poco prima di farlo entrare nell' elicottero lui mi dice: "Fratello mio io sono uno specialista in artiglieria, devo assolutamente fare ritorno quanto prima nel mio reparto, devo aiutare i miei amici nella battagliai!"
L'ho baciato in testa e posato la barella all'interno dell'elicottero.
Incredibili i nostri soldati!

Uri Schachter,
Dal confine della striscia di Gaza




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23 luglio 2014

ISRAELIANI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI! Un paese costretto a uccidere per non essere ucciso. Le ragioni dell’inimicizia e del terrorismo sono le stesse a Gaza e a Mosul. Anche i cristiani dovrebbero unirsi, invece di fare sofismi di tipo umanitario.

Israeliani di tutto il mondo, unitevi! Avete un mondo da guadagnare e nient’altro che le vostre catene da perdere. Chiunque conosca e a qualunque titolo la storia degli ebrei, quella del sionismo e quella di Israele non deve avere dubbi su quale parte prendere nella guerra di Gaza. E quando infuriano le armi c’è un solo problema per le persone rette: da che parte stare. Chi si tira fuori parteggia senza dirlo, affetta un sentimento che è privo di vere basi etiche, insomma se la cava con poco e con poco si lava la coscienza. Se si guardi a Mosul e alla fuga funesta che una banda di predoni impone a una comunità perseguitata di “miscredenti”, anche i cristiani di tutto il mondo, intesi non come credo cultuale ma come nazione occidentale, dovrebbero unirsi. E contro gli stessi identici nemici.

E’ vero che la sproporzione delle forze colpisce, intimidisce, favorisce la favola umanitaria. Israele è grande in confronto alla Striscia di Gaza, pur essendo un paese piccolo. E’ più ricco, più popoloso, più attrezzato militarmente e tecnologicamente. Paga e ha pagato un prezzo alto al terrorismo, ma in confronto alle vittime di guerra palestinesi i suoi morti civili o in divisa, si contano sulle dita di due mani, per adesso. Se solo si abbia voglia di riflettere onestamente sulla realtà, però, tutto cambia. A parte gli accordi di Camp David, che hanno restituito agibilità politica e diplomatica al confronto statale di Israele con Egitto e Giordania, per tutto il resto Israele è un fazzoletto di terra accerchiato dall’inimicizia armata e dal terrorismo deliberato contro i civili, il vero collante di tutti i suoi vicini: inimicizia per la terra contesa, ma anche per il culto, che l’islam sunnita e sciita del nostro tempo non prevede possa sussistere in piena legittimazione fuori dai confini dell’islam stesso, e questo su basi profonde, che si rintracciano anche nel libro nella profezia coranica intoccabile, e anche per l’estraneità razziale (sono ebrei, una non entità, discendenti di scimmie e maiali).

A guardarla bene, la sproporzione si rovescia come un guanto. Ma sono in pochi a voler guardare nella tragedia di un popolo, quello israeliano, costretto a difendersi con le unghie e con i denti, costretto a uccidere per non essere ucciso, a infierire contro organizzazioni armate parastatuali che fanno del loro popolo uno scudo umanitario permanente allo scopo di vincere, a colpi di bambini e vecchi massacrati, la battaglia decisiva dell’opinione pubblica internazionale. Israele protegge i suoi con i missili, come ha giustamente detto Edward Luttwak, mentre Hamas protegge i missili con i suoi. E’ anche per questo che suonano vacue le perorazioni facili contro le barriere di difesa e contro i muri, quando vengono offerte in terra israeliana e palestinese. E’ anche per questo che sono ingiuste le accuse contro il governo del destro Netanyahu, come furono ingiuste le accuse al socialista Rabin durante la dura repressione della Prima Intifada. E’ anche per questo che risulta non solo fallimentare ma spietatamente ingiusta la riluttanza dell’Amministrazione americana a fare fronte alle proprie responsabilità nel governo dell’ordine mondiale, la tendenza a idealizzare una retorica politica senza conseguenze a favore di telecamere (comprese le gaffe di Kerry segretario di stato).

Noi qui in Europa, affetti da nanismo etico e da impotenza politica, bravi solo a tutelare il valore commerciale delle materie prime di cui abbiamo bisogno per la nostra vita e il loro costo, facciamo un titolo al giorno in cui non si parla di vittime di guerra, ragionando sulle ragioni della guerra e sulle condizioni della pace, ma di strage, di massacro dei civili, di ecatombe dei bambini. E’ comodo. E ci danno manforte tutti quegli israeliani, in particolare i testimoni di un mondo che non esiste, quello della reciproca fiducia e della generale benevolenza e della disponibilità universale alla pace, i quali si sottraggono al compito naturale di un cittadino: proteggere la propria comunità, aiutare chi lo fa in prima linea, capire che ci sono momenti in cui si discute e momenti in cui cessa ogni discussione.

Non ci sono dall’altra parte testimoni capaci di sollevare l’indignazione pubblica. I resoconti dicono, anche quelli di organi di stampa ostili al governo israeliano del momento, che nella Striscia non si può criticare la pretesa di Hamas di essere insieme il puntello di un governo che tratta e la base logistica di un esercito di terroristi che ambisce a mettere sotto minaccia la popolazione civile della comunità vicina, perché tuttora non ne riconosce la legittimità e la vita. La voce della buona coscienza e delle anime belle non si sente al di là della barriera difensiva, al di là del santo muro che protegge le vite degli ebrei e degli altri che vivono entro i confini della democrazia israeliana. In Europa, a parte le dichiarazioni solenni e definizioni di Hamas come gruppo terroristico, non esistono boicottaggi della sua classe dirigente criminale, magari raccordati con una inesistente opinione pubblica. C’è solo l’infinita e comprensibile compassione per le popolazioni del formicaio colpite dalle durezze di guerra, ma senza mai specificare di chi siano le responsabilità strategiche della guerra. Comodo, molto comodo.

di Giuliano Ferrara




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22 luglio 2014

Adesso la scusa sono Israele e gli Ebrei, ma a breve non si sa....e non è sicuramente un problema solo di Parigi e della Francia..

 Migliaia di immigrati islamici di prima, seconda e terza generazione (ah, lo Ius Soli) accompagnati da qualche utile idiota




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22 luglio 2014

Poi dicono che muoiono i bambini! Io i miei figli nn li faccio scarrozzare in mezzo a gente armata sotto i bombardamenti..li metto al sicuro dentro i bunker!!!!!!!!!!!!!




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22 luglio 2014

Quando pensi ai "bambini di Gaza" invece di rivolgerti ad Israele, pensa anche un po' alle responsabilità dei "genitori di Gaza", quelli che hanno dato e continuano a dare un calcio ad ogni opportunità

  1. In questi giorni in cui mi trovo coinvolto in un’insolita attività di reporter, molti mi scrivono chiedendomi di mostrare pietà anche per “i bambini di Gaza” e pongono l’accento sulla necessità di riconoscere come questa guerra sia una most...ruosità in cui entrambe le parti hanno responsabilità e in cui le vittime devono essere messo sullo stesso piano. Ogni bambino a cui viene torto un capello nel mondo è un insulto nei confronti della vita, non c’è dubbio. Figuriamoci quando dovessero addirittura perdere la vita. L’innocenza violata è una cosa capace di sconvolgermi come niente altro, per questo è certamente vero che provo pietà per ogni singolo bambino palestinese. Se potessi - e non scherzo - me li andrei a prendere uno per uno, se questo servisse a risparmiargli lutti e dolore.

  2. Detto questo, non faccio l’errore di mettere sullo stesso piano certe responsabilità. La responsabilità di proteggere, educare ed istruire i figli di Gaza non può ahimè ricadere sugli israeliani, già impegnati nell’esercizio della potestà dei propri figli. Le possibilità che hanno “i bambini di Gaza” dipendono in larga parte dalle opzioni che gli offrono i loro genitori. Sono “i genitori di Gaza” ad essere direttamente responsabili di aver votato, appoggiato e protetto i terroristi di Hamas e essere conniventi - se non addirittura aver scelto direttamente - l'opzione "terrore" a quella della pace. I "genitori d'Israele” una scelta la fecero già nel 2006, quando a forza furono strappati dagli insediamenti dove abitavano, sacrificati dal governo di Sharon “per il bene della pace”. Leggetevi i racconti di quel drammatico ritiro dalla Striscia di Gaza. I genitori israeliani che abitavano quelle zone fecero un enorme sacrificio per la pace e per i loro figli. Chi ricorda oggi i nomi di Bedolah, Bnei Atzmon (Atzmona), Dugit, Elei Sinai, Gadid, Gan Or, Ganei Tal, Katif, Kfar Darom, Kfar Yam, Kerem Atzmona, Morag, Neveh Dekalim, Netzarim, Netzer Hazani, Nisanit, Pe'at Sade, Rafiah Yam? Sono i nomi dei 21 insediamenti di ebrei nell’area di Gaza, che non ci sono più.


    Quando questa gente che aveva letteralmente strappato la terra al deserto con le mani - dovette abbandonare quei luoghi, ci fu un anziano che rischiò di rimanere indietro mentre l’ultimo convoglio partiva. Voleva verificare la temperatura dell’acqua fino all’ultimo minuto, riempì i serbatoi, perché si preoccupava che i nuovi ospiti arabi potessero trovare anche un solo fiore appassito. Lasciò i luoghi in cui era cresciuto con le lacrime e il cuore gonfio di dolore e di speranza. E si lasciò alle spalle quelle serre, un regalo destinato ai palestinesi, un gesto importante - simbolicamente - per favorire la pace. Quelle serre 10 minuti dopo che gli ebrei se ne andarono furono devastate, distrutte, ci orinarono dentro e le trasformarono in arsenali delle armi. Quando pensi ai "bambini di Gaza" invece di rivolgerti ad Israele, pensa anche un po' alle responsabilità dei "genitori di Gaza", quelli che hanno dato e continuano a dare un calcio ad ogni opportunità, quelli che convivono con il terrore, quelli che non hanno la forza di lottare contro una dirigenza corrotta, quelli che - simbolicamente - alla vita di un fiore, ogni giorno ne preferiscono la morte.
     
    Alex zarfati
Foto: In questi giorni in cui mi trovo coinvolto in un’insolita attività di reporter, molti mi scrivono chiedendomi di mostrare pietà anche per “i bambini di Gaza” e pongono l’accento sulla necessità di riconoscere come questa guerra sia una mostruosità in cui entrambe le parti hanno responsabilità e in cui le vittime devono essere messo sullo stesso piano. Ogni bambino a cui viene torto un capello nel mondo è un insulto nei confronti della vita, non c’è dubbio. Figuriamoci quando dovessero addirittura perdere la vita. L’innocenza violata è una cosa capace di sconvolgermi come niente altro, per questo è certamente vero che provo pietà per ogni singolo bambino palestinese. Se potessi - e non scherzo - me li andrei a prendere uno per uno, se questo servisse a risparmiargli lutti e dolore.Detto questo, non faccio l’errore di mettere sullo stesso piano certe responsabilità.  La responsabilità di  proteggere, educare ed istruire i figli di Gaza non può ahimè ricadere sugli israeliani, già impegnati nell’esercizio della potestà dei propri figli. Le possibilità che hanno “i bambini di Gaza”  dipendono in larga parte dalle opzioni che gli offrono i loro genitori. Sono “i genitori di Gaza” ad essere direttamente responsabili di aver votato, appoggiato e protetto i terroristi di Hamas e essere conniventi - se non addirittura aver scelto direttamente -  l'opzione "terrore" a quella della pace. I "genitori d'Israele” una scelta la fecero già nel 2006, quando a forza furono strappati dagli insediamenti dove abitavano, sacrificati dal governo di Sharon “per il bene della pace”. Leggetevi i racconti di quel drammatico ritiro dalla Striscia di Gaza. I genitori israeliani che abitavano quelle zone fecero un enorme sacrificio per la pace e per i loro figli. Chi ricorda oggi i nomi di  Bedolah, Bnei Atzmon (Atzmona), Dugit, Elei Sinai, Gadid, Gan Or, Ganei Tal, Katif, Kfar Darom, Kfar Yam, Kerem Atzmona, Morag, Neveh Dekalim, Netzarim, Netzer Hazani, Nisanit, Pe'at Sade, Rafiah Yam? Sono i nomi dei 21 insediamenti di ebrei nell’area di Gaza, che non ci sono più.Quando questa gente che aveva letteralmente strappato la terra al deserto con le mani - dovette abbandonare quei luoghi, ci fu un anziano che rischiò di rimanere indietro mentre l’ultimo convoglio partiva. Voleva verificare la temperatura dell’acqua fino all’ultimo minuto, riempì i serbatoi, perché si preoccupava che i nuovi ospiti arabi potessero trovare anche un solo fiore appassito. Lasciò i luoghi in cui era cresciuto con le lacrime e il cuore gonfio di dolore e di speranza. E si lasciò alle spalle quelle serre, un regalo destinato ai palestinesi, un gesto importante - simbolicamente - per favorire la pace.  Quelle serre 10 minuti dopo che gli ebrei se ne andarono furono devastate, distrutte, ci orinarono dentro e le trasformarono in arsenali delle armi. Quando pensi ai "bambini di Gaza" invece di rivolgerti ad Israele, pensa anche un po' alle responsabilità dei "genitori di Gaza", quelli che hanno dato e continuano a dare un calcio ad ogni opportunità, quelli che convivono con il terrore, quelli che non hanno la forza di lottare contro una dirigenza corrotta, quelli che - simbolicamente - alla vita di un fiore, ogni giorno ne preferiscono la morte.




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21 luglio 2014

Le altre armi di Hamas: dagli-asini bomba ai finti vecchi


Non solo razzi. Il braccio armato di Hamas si ispira ai talebani e attacca Israele con animali-kamikaze, finti anziani sofferenti e automezzi esplisivi privi di autista

Uno dei razzi di Hamas (Ansa)
Gaza Asini e cani bomba, finti vecchi e finti malati. Sono alcune delle armi letali usate dai miliziani di Hamas nel conflitto con Israele. Venerdì a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, i militari israeliani - ad esempio - alla vista di un asino che si avvicinava, hanno aguzzato la vista, hanno visto un ordigno e gli hanno sparato addosso. L'asino è esploso ma loro sono rimasti illesi. Già nel 1995 un kamikaze che cavalcava un asino nei pressi di Khan Yunes (a sud di Gaza) si fece esplodere nelle vicinanze di una pattuglia israeliana, che tuttavia rimase illesa. Da allora altri asini e anche cani sarebbero stati utilizzati per attaccare l'esercito.

L'episodio più clamoroso avvenne nel 2009 al valico di Karni fra Gaza ed Israele: le truppe israeliane furono sorprese da diversi cavalli lanciati al galoppo, su ciascuno dei quali era stato applicato esplosivo. Si disse allora che quello era stato un primo attentato "in stile al-Qaeda". Altri trovano una certa somiglianza fra gli attentati condotti dai professionisti palestinesi della lotta armata e i talebani afghani. Anch'essi, all'occorrenza, hanno fatto ricorso a cani e ad asini-bomba.

I 'finti vecchi'
Venerdì sempre a Rafah i militari israeliani sono passati accanto a un palestinese che sembrava malato, che sembrava tenersi in piedi a stento. Ma al loro transito questi si è raddrizzato e ha lanciato contro di loro una bomba a mano. Poco prima, nel nord della striscia di Gaza, una motocicletta si era lanciata ad alta velocità contro una pattuglia israeliana. All'ultimo istante i soldati hanno fiutato il pericolo e hanno sparato sul conducente, che è esploso. In questi giorni Hamas ha sorpreso ripetutamente le difese di Israele: quando uomini-rana sono sbarcati dal mare a Zikim, un kibbutz nel Sud del Paese; quando in cielo sono apparsi i primi droni palestinesi, gli Ababil, che sono teoricamente in grado di montare cariche esplosive e di schiantarsi su obiettivi prefissati; e quando miliziani di Hamas sono sbucati dalle viscere della terra, indossando divise israeliane, dopo essere entrati nel Neghev occidentale mediante un tunnel
- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/le-armi-di-hamas-dagli-asini-bomba-ai-finti-vecchi-gaza-israele-012ce62e-cc0f-45a8-bdd7-b111d8d1dbc5.html#sthash.Xrar8BXZ.dpuf




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20 luglio 2014

LE STRONZATE DEI "BUONI"



Tizio passeggia tranquillamente per la strada. Ad un tratto tre uomini lo aggrediscono; sono armati, mirano ad ucciderlo. Tizio però è a sua volta armato ed è un formidabile combattente. Manda uno dei tre aggressori al cimitero e gli altri due all'ospedale. Quanto a lui, se la cava con poche ferite superficiali. Domandina semplice semplice: di CHI E' in questo caso la responsabilità dello scontro? Di Tizio o dei tre che hanno avuto la peggio? Un bambino è in grado di dare la risposta giusta, senza neppure pensarci su.
Dove i bambini trovano subito la risposta giusta i “filosofi” e gli “intellettuali” di sinistra annaspano nel buio. Tutto il can can mediatico sui “crimini” degli israeliani ai danni dei palestinesi si basa sulla seguente premessa: “i morti palestinesi sono molto più numerosi di quelli israeliani, QUINDI sono gli israeliani gli aggressori”. Fantastico! Con questo “ragionamento” (si fa per dire) visto che nel secondo conflitto mondiale la Germania nazista ha avuto più vittime che la Gran Bretagna sarebbe stata la “perfida Albione” la responsabile del conflitto. “Filosofi” (si fa sempre per dire) come Gianni Vattimo sposano in pieno questa tesi. Per loro i missili di Hammas sarebbero armi "giocattolo" a cui gli Israeliani, cattivissimi, contrapporrebbero armi vere. Ma, perché allora i poveri palestinesi di Hammas continuano ad usarle, queste armi “giocattolo”? Che senso ha aggredire qualcuno con “armi giocattolo”, sapendo che lui risponde con armi vere? Vattimo potrebbe cercare la risposta a un tale, semplicissimo, quesito nelle pagine di Gadamer o Heiddeger... 

E' vero, gli israeliani fanno DI TUTTO per ridurre al minimo le proprie perdite. Da anni vivono con l'orecchio teso per scappare nei rifugi non appena i missili “giocattolo” di Hammas si avvicinano. Hanno un sistema anti missile molto sofisticato (strano, deve neutralizzare dei “giocattoli”), insomma, vogliono VIVERE, non morire per offrire al mondo immagini di corpi straziati su cui fare propaganda. 
E' QUESTO invece ciò a cui mira Hammas. I terroristi di Hammas sanno benissimo che sul piano militare non hanno possibilità alcuna di vittoria, così cercano sul piano propagandistico ciò che non possono ottenere sul campo di battaglia. 
I terroristi assassini di Hammas piazzano le loro rampe nelle vicinanze di scuole ed ospedali, comunque in zone densamente popolate da civili. Gli israeliani avvisano la popolazione civile palestinese quando stanno per sferrare un attacco, i terroristi di Hammas ordinano ai civili di restare nelle loro case. Questo dovrebbe dirla lunga su chi sono i veri criminali.
Ma tutto questo non basta agli occidentali “buoni”. “Gaza è TUTTA molto popolosa”, affermano, “gli israeliani non dovrebbero condurre azioni militari contro Gaza, altrimenti qualche civile muore, inevitabilmente”. Favoloso modo di “ragionare”. Hammas può bombardare, da Gaza, tel Aviv, molto popolosa, ma Israele non può rispondere. Gli occidentali “buoni” hanno scoperto il segreto del successo militare: basta lanciare missili da zone popolose ed il gioco è fatto... 
Se i governanti israeliani fossero come quelli di Hammas in Israele non suonerebbe la sirena che invita i civili a correre nei rifugi anti missile (giocattolo). Lascerebbero che qualche giocattolo centrasse un asilo, così potrebbero offrire al mondo le immagini di corpi di bambini israeliani dilaniati dalle schegge. Allora qualche occidentale “buono” verserebbe qualche lacrimuccia ed accenderebbe un lumino. Ma gli israeliani se ne fregano delle lacrimuccie e dei lumini. Sanno che per molti miserabili val la pena di essere solidale con gli ebrei solo quando questi sono MORTI. Quindi continuano a darsi da fare per ridurre al minimo i loro morti, e COMBATTONO. Alla faccia delle stronzate di di tutti i “buoni” di questo mondo.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 20/7/2014 alle 13:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 luglio 2014

Ecco come si inizia a costruire la disinformazione e l'odio. Le immagini più cruente che vengono pubblicate dai media come provenienti da Gaza sono state scattate invece in Siria

  1. BASTA A TUTTE QUESTE BUGIE!

    Condividi sulla tua bacheca l'ennesimo FAKE e smascheriamo insieme la propaganda di Hamas




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 20/7/2014 alle 8:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 luglio 2014

Non sapevo che a Gaza ci fossero Agenti Cileni!!!!!!??




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 19/7/2014 alle 15:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 luglio 2014

Perché Hamas vuole la guerra?

 

di Daniel Pipes
L'Opinione delle Libertà
17 luglio 2014

http://it.danielpipes.org/14606/hamas-vuole-guerra

Pezzo in lingua originale inglese: Why Does Hamas Want War?
Traduzioni di Angelita La Spada

Di' che ti piace questo elemento prima di tutti i tuoi amici.

In uno studio magistrale, dal titolo Le cause delle guerra, Geoffrey Blainey osserva che i politici iniziano le guerre quando sono ottimisti sulle prospettive di vincere, altrimenti eviterebbero di combattere.

E allora perché Hamas ha provocato una guerra con Israele? Di punto in bianco, l'11 giugno è iniziato il lancio di razzi, che ha mandato in frantumi una quiete in vigore dal novembre 2012. Il mistero di questa esplosione di violenza ha spinto David Horowitz, direttore del Times of Israel, a rilevare che i combattimenti in corso "non sono minimamente giustificati". E perché la leadership israeliana ha risposto in modo irrisorio, cercando di evitare il combattimento? È così, anche se entrambe le parti sanno che le forze israeliane sono di gran lunga superiori a Hamas in ogni settore – raccolta di informazioni, comando e controllo, tecnologia, potenza di fuoco, dominio dello spazio aereo.

Le Forze di difesa israeliane hanno il controllo totale dello spazio aereo.

Come si spiega questa inversione di ruoli? Gli islamisti sono così fanatici al punto che non gliene importa nulla di perdere? I sionisti hanno troppa paura di morire nei combattimenti?

In realtà, i leader di Hamas sono abbastanza razionali. Periodicamente (è successo nel 2006, 2008, 2012), essi decidono di fare guerra a Israele ben sapendo di essere battuti sul campo di battaglia, ma ottimisti di vincere a livello politico. I leader israeliani, al contrario, ritengono di poter vincere a livello militare ma temono una sconfitta politica – critiche da parte della stampa, risoluzioni delle Nazioni Unite, e così via.

Concentrarsi sulla politica rappresenta un cambiamento storico; nei primi venticinque anni di vita di Israele abbiamo assistito a ripetute sfide alla sua esistenza (soprattutto nel 1948-1949, 1967 e nel 1973) e non si sapeva come quelle guerre sarebbero andate a finire. Ricordo il primo giorno della guerra dei Sei giorni del 1967, quando gli egiziani proclamavano splendidi trionfi, mentre il totale silenzio della stampa israeliana faceva pensare a una catastrofe. È stato uno shock apprendere che Israele aveva ottenuto la più grande vittoria negli annali della guerra. Il punto è che le sorti della guerra furono decise in modo imprevedibile sul campo di battaglia.

Nel 1967, il mondo non sapeva che le forze israeliane avevano distrutto a terra la forza aerea egiziana.

Non è più così: le sorti delle guerre arabo-israeliane degli ultimi quarant'anni sono state prevedibili; tutti sapevano che le forze israeliane avrebbero prevalso. È stato come giocare a guardie e ladri piuttosto che combattere una guerra. Paradossalmente, questa asimmetria sposta l'attenzione dalla vittoria e dalla sconfitta alle questioni etiche e politiche. I nemici di Israele lo provocano per uccidere civili, la cui morte arreca loro molteplici vantaggi.

I quattro conflitti scoppiati dal 2006 hanno rinverdito la reputazione offuscata di Hamas di "movimento di resistenza", hanno costruito la solidarietà sul fronte interno, hanno fomentato il disaccordo fra arabi ed ebrei in Israele, hanno spronato i palestinesi e altri musulmani a diventare degli attentatori suicidi, hanno imbarazzato i leader arabi non-islamisti, hanno garantito nuove risoluzioni da parte delle Nazioni Unite a discapito di Israele, hanno indotto gli europei a imporre delle sanzioni più severe contro Israele, hanno aperto i rubinetti della critica corrosiva contro lo Stato ebraico da parte della sinistra internazionale e sono riusciti a ottenere un aiuto supplementare dalla Repubblica islamica dell'Iran.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non è mai così felice come quando condanna Israele.

Il Santo Graal della guerra politica è riscuotere la simpatia della sinistra globale presentandosi come perdenti e vittime. (Va sottolineato che, da un punto di vista storico, questo è molto strano: tradizionalmente i combattenti hanno sempre cercato di spaventare il nemico mostrandosi come terribili e inarrestabili.)

Le strategia di questa nuova guerra annovera una serie di espedienti come invocare l'appoggio di personaggi famosi, fare appello alle coscienze e l'utilizzo di semplici ma efficaci vignette politiche (i sostenitori di Israele tendono a eccellere in questo, ora come in passato). I palestinesi sono ancora più creativi, sviluppando due tecniche fraudolente: la "disinformazione attraverso le foto" e la cosiddetta "Pallywood" [secondo Wikipedia è un termine composto da "Palestinese" e "Hollywood, un neologismo utilizzato per indicare "la manipolazione dei media, la loro distorsione e la completa truffa da parte dei palestinesi col fine di vincere la guerra mediatica e della propaganda contro Israele", N.d.T.] utilizzata nei video. In passato, gli israeliani assecondavano la necessità di ciò che chiamano hasbara, ossia veicolare i messaggi [o fare propaganda], ma negli ultimi anni si sono maggiormente concentrati su questo.

Nelle guerre civili in Siria e in Iraq, sono di estrema importanza le sommità delle colline, le città e le strade strategiche, mentre la moralità, la proporzionalità e la giustizia dominano le guerre arabo-israeliane. Come scrissi nel 2006 durante lo scontro diretto tra Israele e Hamas, "la solidarietà, la moralità, la lealtà e la comprensione sono l'acciaio, la gomma, il carburante e le armi dei nostri tempi". O nel 2012: "Gli op-ed hanno sostituito le pallottole, i social media hanno rimpiazzato i carri armati". Più in generale, questo fa parte del profondo cambiamento della guerra moderna quando le forze occidentali e non-occidentali combattono, come ad esempio nelle guerre condotte dagli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq. Come diceva lo stratega prussiano Carl von Clausewitz, l'opinione pubblica è il nuovo centro di gravità.

Detto questo, come procede Hamas? Non bene. Le perdite subite sul campo di battaglia dall'8 luglio sembrano più ingenti del previsto e Israele non ha ancora fatto incetta di condanne internazionali. Anche i media arabi sono relativamente tranquilli. Se va avanti così, Hamas potrebbe arguire che lanciare razzi sulle case israeliane non è una buona idea. Anzi, per essere dissuasa dall'intento di lanciare un nuovo attacco nel giro di qualche anno, Hamas ha bisogno di subire una sconfitta molto pesante sul terreno politico e su quello militare.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 17/7/2014 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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