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3 marzo 2015

CONGRESSO USA, NETANYAHU SI RIVOLGE AD UNO SPETTATORE SPECIALE, ELIE WIESEL : “DESIDERO PROMETTERTI CHE LA LEZIONE DELLA STORIA È STATA APPRESA”

"CONGRESSO USA, NETANYAHU SI RIVOLGE AD UNO SPETTATORE SPECIALE, ELIE WIESEL : “DESIDERO PROMETTERTI CHE LA LEZIONE DELLA STORIA È STATA APPRESA”“I giorni in cui in popolo ebraico è rimasto passivo di fronte al nemico che voleva distruggerlo sono finiti (…) So che l’America è con Israele, so bene che voi siete con Israele!” ha aggiunto il Premier israeliano Netanyahu"


“I giorni in cui in popolo ebraico è rimasto passivo di fronte al nemico che voleva distruggerlo sono finiti (…) So che l’America è con Israele, so bene che voi siete con Israele!” ha aggiunto il Premier israeliano Netanyahu




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2 marzo 2015

Come ti smentisco le cazzate di Manlio Di Stefano su Israele

DistefanoSono Stanco, veramente stanco di ascoltare tutte le cazzate impregnate di odio contro Israele del deputato 5 Stelle Manlio Di Stefano.
Ho sempre confutato la sua falsa propaganda contro Israele sulla sua pagina, continuo a farlo, ma ho deciso di scrivere un articolo per confutare punto per punto il suo ultimo discorso contro Israele alla Camera durante la votazione sul riconoscimento della Pallestina.

La sua propaganda è quella spicciola falsa e ignorante della più bassa propaganda pro-pal(le).
Il “nostro” Manlio pentastellato, come ha lui stesso dichiarato è un autodidatta, avrà letto delle cose selezionate e ora si atteggia a paladino della giustizia internazionale, mostra di non capirci nulla, di essere in malafede e soprattutto senza delle vere basi culturali né di studio.
Io ho studiato 2 anni di Scienze internazionali e Diplomatiche per poi integrare questi esami nella laurea in Economia e finanza che ho ottenuto alla fine dei miei studi. Quindi mi permetto di scrivere su delle basi accademiche, di studio e di informazione.

Cominciamo:
Vorrei innanzitutto ricordare al nostro perito informatico che lo stato della Palestina non è mai esistito. L’ultima espressione di governo indipendente della regione fu il Regno di Giudea fino al 135 d.c. Dopo di che ci furono solo conquiste imperiali. A cominciare dai Romani che dominarono la regione. L’imperatore Adriano adottò la risoluzione di proibire agli ebrei di vivere a Gerusalemme. Fu lui a dare il nome alla regione “Syria-Palaestina”. I romani restarono fino al 326 per poi lasciarlo ai bizantini che dominarono la Siria fino al 638 d.c. quando fu conquistata dall’impero Arabo. Da allora ci furono guerre per il controllo della regione tra crociati e arabi, fino al 1260 quando l’impero mongolo conquistò tutta la Siria.
I mongoli la persero nel 1486 a vantaggio dell’Impero Ottomano che dominò la Syria fino al 1917 quando fu sconfitto nella prima guerra mondiale e Gerusalemme fu occupata dagli inglesi.
Non lo dico solo io che la Pallestina non è mai esistita lo dice anche un famoso leader arabo pallestinese Auni Abd Al Hadi, nato a Nablus nel 1889 e fu cittadino dell’impero ottomano.
Al Hadi dichiarò alla commissione Peel nel 1937 testuali parole: “ Non esiste un paese così [come la Palestina]…. Palestina è un termine che i sionisti hanno inventato…. Il nostro paese fu per secoli parte della Siria”.

1- Israele ruba le terre ai Palestinesi
deserto palestineseDi stefano dichiara che è semplice la storia: “Israele è nato perchè il democratico occidente gli ha donato la terra altrui”. Eppure dice di aver letto molto e di aver studiato… Ma dove? Su Topolino? Sul blog di Grullo? O dal professor Arrigoni buonanima? Poveraccio!
Secondo la versione del nostro perito informatico, il cattivo occidente ha tolto la terra ai palestinesi e l’ha data a questi perfidi sionisti. Ma Al Hadi ci ha appena detto che la Palestina non è mai esistita, quindi la terra non era dei “palestinesi”.

Ma vediamo come stanno veramente le cose e ahimé non sono così semplici come ce le disegna il nostro buon tempone a 5 stelle:
Marc Twain (che di certo non era un sionista) visitò la Terra Santa nel 1867 e scrisse di quel viaggio: “Un paese desolato il cui terreno è abbastanza ricco, ma è dedicato interamente alle erbacce … una distesa di silenzio luttuoso …. una desolazione …. Non abbiamo mai visto un essere umano su tutta la strada. … a mala pena un albero o arbusto. Anche l’ulivo e il cactus, amici di terreni secchi, avevano quasi disertato il paese. ”

In effetti erano pochi i centri abitati nella regione, per lo più beduini, drusi e arabi provenienti dall’Algeria in seguito all’invasione francese del 1830. Algerini invitati dall’impero ottomano per la politica di demografizzazione di quest’area desolata.
Tra il 1870 e il 1890, L’impero Ottomano accolse 350 mila profughi ebrei che scappavano dalle persecuzioni in Europa. I turchi erano molto tolleranti verso gli Ebrei.

La più grande immigrazione si è avuta durante il Mandato britannico di Palestina tra il 1922 ed il 1945. Gli storici e studiosi vari non sono unanimi sulle cifre degli immigrati soprattutto sull’immigrazione clandestina araba. Per quello che riguarda l’immigrazione legale, secondo i dati ufficiali, tra il 1920 e il 1945, immigrarono in zona 367 845 ebrei e 33 304 non-ebrei. Sia il rapporto della commissione Hope Simpson del 1930, sia quello della commissione Peel del 1937, confermano un aumento del benessere e della popolazione araba come conseguenza dell’immigrazione.
Non è possibile di stimare direttamente l’immigrazione araba illegale, ma a quanto pare c’era dell’ immigrazione. L’immigrazione clandestina, che non fu registrata e che non sarebbe stata registrata neanche nei dati definitivi della popolazione per 1945, e i dati sono stati stimati. Gli studiosi semplicemente non sanno quanti arabi ed ebrei c’erano in Palestina prima della dichiarazione dello stato di Israele. E ‘probabile che furono circa 200.000 immigrati arabi in Palestina.

Per quanto riguarda l’immigrazione ebraica, secondo lo storico Sanders gli insediamenti sionista avvenuti tra il 1880 e il 1948 non fecero dislocare e non espropriarono gli arabi residenti. Tutte le indicazioni mostrano che c’era una netta immigrazione araba in Palestina in questo periodo, e che la situazione economica degli arabi fosse migliorata enormemente sotto il mandato britannico rispetto ai paesi circostanti. L’analisi della popolazione da sotto-distretti dimostra che la popolazione araba è aumentata di più tra il 1931 e il 1948 nelle stesse aree dove c’erano grandi proporzioni di ebrei. Pertanto, l’immigrazione sionista non dislocò gli arabi.
Anche l’analisi di Finkelstein mostra che i maggiori incrementi di popolazione arabo-palestinese si sono verificati nei pressi dei centri di popolazione ebraica in Palestina, analisi che va contro la tesi pro-palestinesi che afferma che i sionisti avrebbero espropriato gli arabi.

Un leader di Hamas Fathi Hammad durante un’intervista alla televisione egiziana Al Hekma del 23 marzo 2012, dichiarò: “Noi tutti (Palestinesi) abbiamo radici arabe. E ogni palestinese, da Gaza e ovunque in Palestina, può provare le sue radici arabe, sia dall’Arabia Saudita, dallo Yemen o da ogni parte. Noi abbiamo legami di sangue. Personalmente metà della mia famiglia è egiziana. Più di 30 famiglie in Gaza hanno il cognome “Al Masri” (Egiziano). Metà dei palestinesi sono egiziani e l’altrà metà sono sauditi. Noi siamo egiziani, noi siamo arabi, noi siamo musulmani”.

Quanti grillini sono ancora svegli? Ci avete capito qualcosa fino ad adesso? Euhm!!!

al-Husayni-Bosnian-SSPer quanto riguarda i terreni arabi non ci fu nessun esproprio e a confermarlo fu proprio il leader arabo di Gerusalemme: Il gran Muftì di Gerusalemme, Amin Al Husseini (spiegherò in più in là chi era, ma potete già farvi un’idea:http://it.wikipedia.org/wiki/Amin_al-Husseini), fu convocato da Herbert Samuel e Lord Herbert Plumerche e dichiarò: “I sionisti non stanno espropriando gli arabi, ma ne stanno acquistando le terre pagandole da 3 a 5 volte in più il loro valore reale”.

Non dimantichiamo neanche che tra il 1947 e il 1967, 850 mila ebrei diventarono profughi perchè cacciati ed espulsi dai paesi arabi dall’Algeria, Libia, Egitto, Siria, Libano, Giordania e Iraq e trovarono rifugio nel neonato stato ebraico.

Ma la chicca ve l’ho lasciata per ultima… dove sono nati i leader palestinesi? Vediamo un po’:
Yasser Arafat, nato il 24 Agosto 1929 al Cairo, Egitto e ne era cittadino. A quanto ne so l’Egitto non è in Palestina, eppure Arafat si dichiarava rifugiato palestinese.

Mahmud az-Zahar. Nato nel 1945, al Cairo, Egitto.
Saeb Erekat, nato il 28 aprile 1955, in Giordania ed è cittadino Giordano.
Che dichiarò “Nel 1967 il giorno prima ero un cittadino giordano ed il giorno dopo la madifica dello statuto della OLP mi sono ritrovato rifugiato palestinese”.

Faisal Abdel Qader Al-Husseini, nato nel 1948 a Bagdad in Iraq.
Sari Nusseibeh, nato nel 1949 a Damasco, Siria

2 Le “Colonie” illegali:
Il nostro salvatore del mondo, Manlione Di Stefano dichiara: “[Israele] non accontentandosi del regalo ricevuto, ha occupato illegalmente altri territori palestinesi… costruzioni considerate illegali da ben 5 risoluzioni ONU”.
Il numero delle risoluzioni ONU violate da Israele varia da 5 a 73, ma non si è mai veramente capito quale fosse veramente il numero di queste risoluzioni, ma non lo sanno neanche i detrattori più agguerriti, figuriamoci se lo sa un pischello che gioca a Risiko come Manlio di Stefano.

SettlementsCi sono 2 risoluzioni della lega delle nazioni una del trattato di Sanremo del 1920 e quella del Trattato di pace di Versailles del 1920 che ha dato vita al mandato britannico di Palestina che definiva lo stato ebraico con i confini attuali più la Giudea e la Samaria. Votato e concordato tra Francia, Gran Bretagna, Italia e Impero Ottomano, quest ultimo, secondo il nostro Manlio è famosa potenza occidentale.
Ciò fu anche concordato con il trattato Faysal- Weizmann di Parigi del 1919.. se Manlio non lo sapesse, Faysal era l’emiro arabo rappresentante dei musulmani che era a favore della nascita di uno stato ebraico in medio oriente.

La risoluzione dei due stati del 1947, bocciata dalla lega araba non ha più valore.

Riguardo alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU, esse non sono tutte uguali. Vi sono quelle approvate sulla base del Capitolo 6 della Carta delle Nazioni Unite e quelle sulla base del Capitolo 7.

Il Capitolo 6 si intitola “Composizione pacifica dei conflitti” e afferma (art. 33) che “le parti in causa in un conflitto […] dovranno innanzitutto cercare una soluzione […] con mezzi pacifici”. Quando il Consiglio vota sulla base del Capitolo 6 e’ come se dicesse agli Stati in guerra fra loro: “Dovete negoziare per comporre il conflitto e dovete farlo sulla base delle linee che vi indico”.

Il Capitolo 7, invece, si intitola “Azioni in caso di minacce alla pace, violazioni della pace e atti di aggressione”. Gli articoli di questo Capitolo conferiscono al Consiglio la responsabilita’ di individuare le minacce alla pace mondiale e gli danno facolta’ di varare risoluzioni con valore esecutivo e vincolante, autorizzando la comunita’ internazionale a ricorrere a varie forme di coercizione per ottenere la loro applicazione, dalle sanzioni fino all’uso della forza militare. Quando il Consiglio vota sulla base del Capitolo 7 e’ come se dicesse a uno Stato: “Il tuo comportamento mette in pericolo la pace del mondo: o ti adegui a quanto di dico di fare o interveniamo con la forza”.

Ora, come ricordava qualche mese fa anche l’Economist (10.10.02), “nessuna delle risoluzioni a proposito del conflitto arabo-israeliano e’ stata emanata ai sensi del Capitolo 7. Imponendo sanzioni anche militari contro l’Iraq, ma non contro Israele, l’Onu non fa che rispettare le sue stesse regole interne”.

La risoluzione 242 fu votata il 22 novembre 1967 dal Consiglio di sicurezza dell’ONU dopo la guerra dei sei giorni; è stata emanata sulla scorta del VI capitolo della Carta delle Nazioni Unite, relativo alla risoluzione pacifica di dispute, e come tale ha natura di raccomandazione ma non è vincolante.
La risoluzione 242 non contiene alcun accenno esplicito alla questione palestinese perché la vera “questione palestinese” è sorta successivamente, mentre fa esplicito riferimento questione dei rifugiati.

I principi enunciati dalla risoluzione 242 verranno poi riaffermati nella risoluzione 338 votata in seguito alla guerra del Kippur, ed hanno costituito il principale riferimento internazionale per il processo di pace israelo-palestinese, dagli anni 80 sino ai colloqui di Taba.

Le due risoluzioni enunciano che Israele deve poter ritirarsi dai territori, ma che è prerogativa un tracciamento di confini che garantiscano la sicurezza di Israele.
Il diplomatico Britannico Lord Caradon dichiarò: “La frase essenziale e mai abbastanza ricordata è che il ritiro deve avvenire su confini sicuri e riconosciuti. Non stava a noi decidere quali fossero esattamente questi confini. Conosco le linee del 1967 molto bene e so che non sono un confine soddisfacente”.

Di simile avviso fu l’allora presidente statunitense Johnson:
“Non siamo noi che dobbiamo dire dove le nazioni debbano tracciare linee di confine tra di loro tali da garantire a ciascuna la massima sicurezza possibile. È chiaro, comunque, che il ritorno alla situazione del 4 giugno 1967 non porterebbe alla pace. Devono esservi confini sicuri e riconosciuti. E questi confini devono essere concordati tra i paesi confinanti interessati. »

Perchè in queste risoluzioni ONU la Palestina non è menzionata? Semplice perchè fino al 1967 la Palestina della Cisgiordania non esisteva. Fu inventata dopo. Vediamo come:La OLP Nasceva nel 1964 e la Giudea e la Samaria erano sotto l’occupazione giordana. Lo scopo della OLP nel 1964 era di “liberare” il resto della Palestina sotto occupazione sionista, ossia l’attuale Israele, e di riunificarlo alla Giordania. Dopo il disastro della guerra dei Sei Giorni, che vide la perdita della Giudea e Samaria da parte della Giordania, la OLP cambiò i confini nello statuto e aggiunse anche quella che sarebbe diventata la Cisgiordania o West Bank. Infatti la bandiera palestinese è identica a quella della Giordania.

Vediamo altre risoluzioni violate da Israele prese sempre in base al capitolo 6 della carta delle nazioni Unite:
Le risoluzioni 1402 e 1403 (2002) chiedevano “alle truppe israeliane di ritirarsi dalle citta’ palestinesi”. Ma chiedevano anche e contemporaneamente “l’immediata cessazione di tutti gli atti di violenza, compresi tutti gli atti di terrore, provocazione, istigazione”. In sostanza il Consiglio di Sicurezza ribadiva che solo un cessate il fuoco “significativo” (meaningful, nel testo originale), cioe’ non a parole, unito a un ritiro israeliano dalle ultime posizioni rioccupate, avrebbe permesso la ripresa del negoziato di pace.
La risoluzione 1435 (2002) chiedeva a Israele “la fine immediatamente delle misure prese a Ramallah e dintorni” e “il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle citta’ palestinesi”. Ma e’ vero anche che essa ribadiva “la richiesta di una completa cessazione di tutti gli atti di violenza, terrorismo, provocazione istigazione”, e faceva “appello all’Autorita’ Palestinese affinche’ adempia al suo esplicito impegno di garantire che i responsabili di atti terroristici vengano da essa assicurati alla giustizia”.
Il perchè allora degli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria? Gli insediamenti si basano sulla risoluzione del 1920 di Sanremo e del trattato di pace di Versailles, ma considera e rispetta anche il diritto internazionale. Non essendocisovranità statale su quei territori (No la Palestina non è mai esistita) l’una cosa che potrebbe bloccare la costruzione di un nuovo insediamento è la proprietà privata, stabilita e definita nei trattati internazionali. Quindi Israele o costruisce u terreni di nessuno ossia no stato e no proprietà privata, oppure ne cquista dal proprietario le terre comprate con un prezzo superiore al valore reale.
3 Le sostanze putrescenti
Manlione Di Stefano dichiara: “Questi miei occhi hanno visto camionette israeliane lanciare sostanze putrescenti dentro le cisterne d’acqua domestiche di famiglie inermi”.acqua1
Che Faccia vedere un filmato, delle foto, uno straccio di prova che confermi quello che dica. Uno “paladino della giustizia” avrebbe colto al balzo un’occasione ghiotta come questa… come non registrare il tutto?
Se non ha delle prove, spero che il deputato 5 stelle abbia almeno un ottimo avvocato, perchè se l’ambasciata israeliana decide di denunciarlo sai che dolori!!!

Comunque per la cronaca, le cisterne d’acqua domestiche nella regione sono tutte su torri, per sfruttare la gravità della caduta dell’acqua e sono chiusi. Per poter lanciargli qualcosa dentro prima bisognerebbe romperle, e poi ci vorrebbe un Michael Jordan per fare lanci da 3!

4 Armistizio del 1967
lines 1967Manlio Di Stefano sgarra nuovamente con la storia e con la geografia politica “Per risolvere il conflitto, basterebbe riportarla alle logiche dell’armistizio del 1967, basterebbe imporre ad Israele di ritornare nei confini allora stabiliti”
Manlio ma che diavolo dici? Chi te le passa queste fesserie? Licenzialo!!!
Non esiste nessun armistizio del 1967! Perchè se ci fosse stato un armistizio, non avremmo i casini di oggi.. dai basta rifletterci sono 2 minuti su, ci può arrivare anche un perito informatico!!!
L’armistizio è del 1949 e la famosa linea verde è quella tracciata nel 1949. Poi ci sono state altre due guerre da quel momento 67 e 73. Quindi i confini vanno ridiscussi in base ai nuovi conflitti…. e secondo le regole dell’armistizio del 1949 la Giudea e Samaria dovrebbero essere integrate nello stato d’Israele.

5 Proposizione di pace della Lega Araba del 2002

Manlio DI Stefano dichiara “Il governo israeliano non ha nemmeno ancora risposto all’offerta di pace della lega araba del 2002”
FALSO… devo presumere che Manlione o non è informato o è in malafede… secondo me è la seconda!
Il piano di pace di Beirut nel 2002, poi rilanciato nel 2007 a Riad, prevedeva un ritoro completo dai territori della Cisgiordania inclusa Gerusalemme Est e l’insediamento di rifugiati palestinesi nei territori israeliani in rispetto della risoluzione ONU 194 del 1948 che la lega araba aveva respinto all’epoca e quindi non rispettato dalla contro parte araba del conflitto.
Al contrario di quello che ha dichiarato Di Stefano, il governo israeliano rispose alla proposta. A prescindere che la sinistra israeliana apprezzò la proposta. Ma l’allora primo ministro Ariel Sharon rigettò la proposta dichiarando “La proposta non può essere accettata perché va contro le risoluzioni ONU 242 e 338 che definiscono i negoziati”.
Ancora nel 2007, il governo, questa volta rappesentato da Benjamin Netaniahu rigettò l’offerta. Nel 2009 il presidente Shimon Perez incoraggiò i trattati, perchè “È la prima volta che gli stati arabi vedono in Israele una controparte per negoziati”.
Se Mahmud Abbas accettò il piano e fece pressione al presidente Obama di adottare questa proposta, bisogna anche dire che Hamas dal suo canto, ha rigettato completamente la proposta della lega araba.
Ora qui non stiamo a giudicare se Israele abbia fatto bene o meno a rifiutare la proposta. Stiamo a smentire le balle di una persona in malafede che ha dichiarato che Israele non ha mai risposto. Manlio Di stefano sei un BUGIARDO SERIALE!!!

Però Manlio Di Stefano  non ha menzionato l’offerta di Pace del 2000 a Camp David del Primo Ministro israeliano Ehud Barak, che proponeva il 98% dei territori tranne Gerusalemme. E non ha detto che fu Arafat a rifiutare l’offerta. Facendo arrabbiare anche il presidente Clinton e la lega araba che spingevano Arafat ad accettare.

6 HAMAS e ISIS
hamas isisDi Stefano dichiara che Hamas è un movimento di resistenza e he non ha nulla a che federe con l’ISIS. “Se i due gruppi hanno progetti completamente diversi… L’ISIS vuole tornare a un dominio islamico puro, il califfato. Hamas nasce come movimento di libeazione nazionale. L’isis mira a spazzae via la Palestina e ogni altro stato per imporreil califfato, sono quindi in conflitto”.
‘O vero staje dicenno?

Innanzitutto secondo lo statuto di Hamas Parte 1 articolo 2, Hamas fa parte del gruppo Fratelli Musulmani, che hanno come scopo la restaurazione di un califfato in tutto il mondo arabo.
Non sto a menzionare l’articolo 7 e 9 della parte 2 che vogliono la cancellazione dello stato di Israele e lo sterminio di tutti gli ebrei. Ma voglio soffermarmi sull’articolo 13 della parte 3 dove Hamas dichiara: “La palestina è parte del Waqf Islamico” ecco cosa sta scritto letteralmente in questo articolo: “Questo è lo stato [della terra] nella Shari’a islamica, ed è simile a tutte le terre conquistate dall’Islam con la forza, e reso le terre così Waqf alla loro conquista, per tutte le generazioni di musulmani, fino al Giorno della Resurrezione. … il controllo della terra e la terra stessa dovrebbe essere dotata come Waqf [in perpetuo] per tutte le generazioni di musulmani, fino al Giorno della Resurrezione. La proprietà del terreno dai suoi proprietari è solo uno di usufrutto, e questo Waqf durerà finché il cielo e la terra dureranno”
Ora vediamo nei fatti: già qualche giorno fa Hamas ha minacciato l’Italia “Se intervenite in Libia la considereremo come una crociate e ne pagherete le consequenze”.

demonstrators-kashmir-hold-aloft-isis-palestine-flags-protest-against-israeli-bombings-westRicordiamo che Al Sisi il nuovo presidente dell’Egitto ha spodestato il vecchio presidente Mohamed Morsi, eletto democraticamente, del movimento Fratelli Musulmani, di cui Hamas fa parte. Dopo il colpo di stato, i miliziani fedeli ai Fratelli Musulmani, tra cui Ansar Bait al-Maqdis.Punto di forza del gruppo jihadista è la recente affiliazione allo Stato Islamico di una parte dei miliziani, rinominatisi Wilayat Sinai (Provincia del Sinai): i finanziamenti e il prestigio offerto dal “branding” dell’ISIS, uniti alle tattiche asimmetriche della guerriglia qaedista, hanno portato nel corso del 2014 e nei primi mesi del 2015 ad una drammatica escalation di violenza, per lo più diretta contro forze armate e di polizia, ma che non è escluso possa estendersi indiscriminatamente contro i civili. Oltre che verso Wilayat Sinai, al-Sisi è dichiaratamente ostile nei confronti di Hamas, in quanto emanazione dei Fratelli Musulmani, e accusa il gruppo palestinese di dare rifugio ai terroristi attivi nel Sinai (ma slegati da Wilayat Sinai) e Jish al-Islam (Esercito dell’Islam), il cui leader ha stretti legami con Hamas, di fornire loro addestramento e armi. La ramificazione della rete terroristica nel Sinai si è poi estesa oltre il confine israeliano, nella Strisica di Gaza, dove Wilyat Sinai ha fondato lo Stato Islamico a Gaza. Israele teme anche che la le forze militari egiziane nella penisola del Sinai possano sforare il tetto dell’accordo di Camp David, in base al quale la presenza militare del Cairo nella penisola deve essere concordata con Tel Aviv. Per far fronte alla crescente instabilità dell’area, già nel 2011 l’Egitto, con il benestare di Israele, ha inviato 2500 uomini e 250 mezzi di trasporto blindati con l’operazione Aquila, la più imponente nel Sinai dal 1978. Sempre previa approvazione di Tel-Aviv.
Il 17 gennaio scorso Lo Shin Bet ha arretato 7 persone tra Haifa e Nazareth colpevoli di voler creare una cellula dell’ISIS in Israele. Tra i 7 arrestati c’è anche un avvocato che si è dichiarato “Comandante dell’Isis in Palestina”.

Vorrei ricordare che dal 1947 al 1967 La Cisgiordania e Gaza erano occupate rispettivamente da Giordania e Egitto. In questo periodo non ci fu nessun movimento nazionalista palestinese se non quello creato nel 1964 da Arafat per distruggere Israele e riconqustare la Palestina e riunificarla alla Giordania.
Non esiste nella mentalità araba un nazionalismo territoriale. Esiste invece uno spirito religioso che prevede l’istallazione di un califfato e della Shari’a.
Se Hamas controlla Gaza oggi, non è solo grazie alle elezioni (che ha controllato), ma anche grazie ad una guerra civile contro Al Fatah di un anno tra il 2006 e il 2007 che ha causato a Gaza più di 1000 morti tra cui centinaia di bambini.

7 I sionisti e gli ebrei
jewishrefugeesDi stefano dichiara “La scusa sionista è sempre quella di dover proteggere gli ebrei del mondo”. Caro  pentastellato non è una scusa è una realtà.
Tra il 1947 e il 1967 Israele ha accolto 850 mila ebrei che scappavano perseguitati negli stati arabi dove avevano vissuto per centinaia di secoli.
Se solo ci fosse stato di già Israele come stato negli anni 30, come sarebbe dovuto essere, se si fosse rispettato in pieno la risoluzione della lega delle nazioni che lo prevedeva. Forse i morti della Shoah sarebbero stati molti di meno.

Prima del 1948, c’erano poco più di un milione di ebrei in nord Africa e Medio oriente e fuori dalle aree che divennero Israele, compresi i 40.000 in Cisgiordania e Gaza. Il numero totale è dimezzato negli anni successivi alla guerra del 1948 e poi ridotto di circa 100.000 a seguito del conflitto del 1967. I  40 mila ebrei della Cisgiordania dovettero scappare quando la Giorania occupò quei territori. Prima erano rifugiati, ora che tornano nelle loro case sono coloni illeali.

La popolazione ebraica nei paesi musulmani è sceso ulteriormente negli anni successivi e nel 2007 è stato pari a solo 15.000 a 35.000. La maggior parte di coloro che sono rimasti risiede in Iran. Così circa un milione di ebrei divennero profughi a causa delle azioni di Medio Oriente e paesi del Nord Africa.

Quando i due esodi di profughi sono confrontati, si può concludere con un alto grado di probabilità che il numero di profughi ebrei era circa il 50 per cento superiore a quello dei profughi palestinesi.

8 Genocidio
Genocidio-en-RuandaManlio Di Stefano Dichiara ancora: “Il genocidio nasce dal silenzio”.
Di Stefano sei una persona scorretta e in malafede.
Non sto a criticare i sopravvissuti della Shoah. Quello che hanno vissuto li rendono incriticabili. Le loro parole sono il frutto delle atrocità che hanno vissuto e quindi anche se devo darmi pizzicotti sulla pancia, non posso attaccarli né criticarli. Qualunque cosa dicano, anche se manco di obiettività, hanno ragione sempre. Ma vediamo cosa è veramente il genocidio: Genocidio- sm. Termine coniato nel 1944 che dermina un massacro costante di popolazioni, o etnie religiose volto alla completa distruzione o riduzione drastica del numero dei suoi individui .
Genocidio degli Armeni in Anatolia: Popolazione armena nel 1914 1’750’000; dopo il genocidio nel 1922 la popolazione si riduse a 280’000
Genocidio degli ebrei in Europa: Popolazione ebraica in Europa nel 1938 9’500’000. Popolazione ebraica dopo il genocizio nel 1946: 3’450’000.
Genocidio dei Tutzi in Rwanda. Popolazione Tutzi in 1994 1’500’000. Popolazione nel 1995: 400’000

Genocidio a Gaza: popolazione araba a Gaza nel 1970 340’000, nel 1980: 460’000; nel 1990 650’000, nel 2000: 1’130’000 nel 2010: 1’600’000, nel 2014 1’840’000
Quello di Gaza è un genocidio strano, invece di ridursi il numero della popolazione, aumenta a dismisura…. Manlio tu che sei un esperto internazionale me lo spieghi questo fenomeno strano?

9 Antisemitismo e Antisionismo

anti-israelL’ho lasciata per ultimo questa. Manlio di Stefano Dichiara: “noi rivendichiamo il sacrosanto diritto di criticare le scelte del governo di Israele senza sentirci antisemiti”.
Permettetemi, ma non sono d’accordo con questa affermazione. Nel suo discorso ha dichiarato “Terra rubata ad altri”, “colonizzazione di altra terra rubata”.
Poi ha elencato una serie di bugie: “i liquidi putrescenti”, “la non risposta di Israele alla proposta di pace del 2002”. “La violazione delle risoluzioni ONU”, “Difende un’organizzazione terrorista, Hamas, che prevede la distruzione di Israele e lo sterminio degli ebrei.

Voglio ricordare che Hamas è un movimento fondato dai Fratelli Musulmani nel 1984. I fratelli mususlmani furono fondati nel 1930 anche dal gran Muftì di Gerusalemme Amin Al Husseini, Zio di Arafat, che prevedeva un califfato islamico in tutte le terre arabe, la distruzione del sionismo e lo sterminio degli ebrei. Per essere coerente con queste idee Amin Al husseini grazie all’aiuto ricevuto da Benito Mussolini, incontrò Adolf Hitler e con la sua autorizzazione fondò le Waffen SS Islamische, composto maggioritariamente da musulmani bosniaci, kosovari e palestinesi.

Palestinians hold a sign depicting a swastika during clashes at Qalandiya checkpointQuesto suo ostentare contro lo stato ebraico, con un accanimento feroce e soprattutto menzognero, senza mai mettere la stessa forza per altri luoghi del mondo dove i diritti umani sono calpestati quotidianamente, beh non lo rende credibile. Non è credibile. Non gli credo!
È poi inutile che si nasconda dietro il discorso di un (finto) ebreo che ha fatto della causa palestinese un mestiere. Uno che va in giro con la Kippà che però canta e balla di Shabbat, dovrebbe già far capire che il personaggio.

Ti ricordo le parole di Sir David Lloyd George, (primo ministro britannico dal 1914 al 1922) dichiarò nel 1923: “Fra tutti i fanatismi che sono fuoriusciti dalla perversa natura umana non c’è niente di più irrazionale ed di inspiegabile dell’antisemitismo… Se gli ebrei sono ricchi allora vengono derubati. Se sono poveri, sono vittime di ridicolo. Se prendono le parti in guerra, è perché vogliono sfruttare a proprio vantaggio lo spargimento di sangue di non-ebrei. Se sposano la pace, è perché sono spaventati dalla loro natura o perchè traditori.
Se l’Ebreo abita in un paese straniero che viene perseguitato ed espulso e quindi se vuole tornare al suo paese glielo si impedisce”.

Emanuele Gargiulo

REFERENZE

Ami Isseroff- The mid-east university- The Population of Palestine Prior to 1948

Awni Abd al-Hadi- Wikipedia.org versione inglese

http://en.wikipedia.org/wiki/Haj_Amin_al-Husseini

Manuel Barroz- Come manipolare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu; Focus on Israel

Marc Twain- The Innocent Abroad

http://www.un.org/en/sc/documents/resolutions/ – Risoluzioni ONU 1967 e 1973

Joan Peters – From Time Immemorial: The origins of the conflict arab-jewish over Palestine; Jonathan David Publishers

Alan Dershowitz, The Case For Israel; John Wiley and Sons 2004

Chuck Morse, The Nazi Connection to Islamic Terrorism, WND Books

Paul Jonhson, The History of the Jews

Kristen E. Schulze, The Arab Israeli conflict (Semiar Studies)

James L. Gelvin, The Israel-Palestine Conflict: One Hundred Years of War, Cambridge University Press

Sidney Zabludoff, Jewish Refugees of 1948; http://www.sullivan-county.com/

Michael Grynszpan, The Forgotten Refugees, Movie in DVD, Ralph Avi Goldwasser

https://egleaph.wordpress.com/2015/03/01/come-ti-smentisco-le-cazzate-di-manlio-di-stefano-su-israele/




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28 febbraio 2015

[...] «vestire la divisa israeliana per difendere la nostra minoranza» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono «perseguitati ed uccisi» in più Paesi, a cominciare dalla Siria

Cristiani alle armi per difendere Israele “È l’unica nazione che ci protegge”

Grande balzo in avanti delle reclute arabo-israeliane di fede cristiana nell’esercito dello stato ebraico nella seconda metà del 2013


06/04/2014
INVIATO A RAMALLAH

Pronunciare il “Padre Nostro” e farsi il segno della croce prima di arruolarsi nell’esercito non è qualcosa di molto comune fra le reclute israeliane ma l’aumento dei volontari cristiani sta moltiplicando proprio simili momenti. Nella seconda metà del 2013 gli arabo-israeliani di fede cristiana arruolatisi nell’esercito sono stati 84, ovvero l’equivalente dei totale dei 18 mesi precedenti, e il balzo in avanti fa discutere, sebbene si tratti ancora di un numero ristretto in una comunità di circa 120 mila anime.  

 

A sostenere la necessità di arruolarsi è il “Forum per il reclutamento dei cristiani” di Gabriel Nadaf, il sacerdote greco-ortodosso convinto del bisogno di «vestire la divisa israeliana per difendere la nostra minoranza» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono «perseguitati ed uccisi» in più Paesi, a cominciare dalla Siria. È proprio Nadaf a pregare assieme alle reclute cristiane, dicendogli «voi non sparerete ma proteggerete perché il Messia ha detto di non uccidere ma non ha detto di non difendere, e la Terra Santa va difesa». Per il capitano cattolico maronita Shadi Haloul, 38 anni, portavoce del Forum e riservista, «il numero delle reclute cristiane cresce a seguito di quanto sta avvenendo in Medio Oriente dove siamo perseguitati ovunque e l’unica nazione che ci difende è Israele».  

 

Sono parole che fanno scalpore perché in Israele sono gli ebrei ed i drusi a servire sotto le armi - tre anni gli uomini, due le donne - mentre in genere cristiani e musulmani sono esentati. In particolare, i cristiani sono sempre stati ai margini della vita militare considerandosi anzitutto palestinesi. Ma il Forum di padre Nadaf sembra esprimere l’affermarsi di un’opinione diversa dentro famiglie e villaggi cristiani, concentrati in Galilea. «Servire nell’esercito aiuta l’integrazione nella società israeliana che offre molte opportunità di lavoro, crescita e sviluppo» sostiene Haloul, secondo il quale «i cristiani in Medio Oriente hanno la possibilità di rafforzarsi e prosperare solo nella democrazia israeliana».  

 

Padre Nadaf è in procinto di ricevere dalle forze armate lo status ufficiale di “cappellano militare” e ciò significa che potrà recarsi in qualsiasi base per portare conforto religioso ai soldati cristiani, proprio come fanno i rabbini per quelli ebrei. A criticare aspramente l’approccio di Nadaf è l’ex patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah, accusandolo di «tradimento dell’identità palestinese» al pari di quanto fatto da alcuni deputati arabi della Knesset. Ma il sacerdote greco-ortodosso non fa passi indietro: «Sostengo l’integrazione dei cristiani nella società israeliana e la chiave per riuscirci e il servizio militare, i cristiani servono negli eserciti di molte nazioni e possono farlo anche qui, tanto più che gli ebrei non sono nostri nemici, il Cristianesimo viene dall’Ebraismo».  

 

Fra le giovani reclute che condividono tale approccio c’è Faras Mattar, 19 anni, di Cana, secondo il quale «Israele difende tutti i suoi cittadini ed il voglio fare la mia padre, difendere la mia famiglia e nazione, senza curarmi di chi afferma il contrario». Jennifer Jozel, 17 anni, in settembre si arruolerà nell’aviazione e vuole essere assegnata alle batterie dell’”Iron Dome” che proteggono città e villaggi: «Quando i razzi cadono non distinguono fra ebrei e non, minacciano tutti ed io voglio difendere tutti». 

Maurizio Molinari La Stampa




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27 febbraio 2015

No vivisezione, ancora non l'avete capito che non serve torturare gli animali?

"L'inferno è vuoto, tutti i diavoli sono qui.E chi non lotta al fianco dei malati e a Davide Vannoni , è complice di questi diavoli , che stanno cercando di Boicottare una cura compassionevole , che non prevede l'uso degli animali ! lasciando che questi diavoli rubino la vita a bambini e animali !"

L'inferno è vuoto, tutti i diavoli sono qui.

E chi non lotta al fianco dei malati e a Davide Vannoni , è complice di questi diavoli , che stanno cercando di Boicottare una cura compassionevole , che non prevede l'uso degli animali ! lasciando che questi diavoli rubino la vita a bambini e animali !




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26 febbraio 2015

Problemi di antisemitismo? Pensi che gli ebrei controllino il mondo? Quando senti parlare di medio oriente devi correre su facebook a esprimerti? Da oggi c'è ZIONIUM, compresse al latte e miele

    Previene i commenti sciolti e cura l'ossessione razzista.
    Tre compresse prima, durante o dopo i pasti (è lo stesso, l'importante è che non sia invece, l'inedia complica la guarigione) e potrai ricominciare a usare la testa, invece di sedertici sopra.

    Alito pesante? Il tuo matrimonio va a pezzi? Non trovi lavoro?
    ZIONIUM non può aiutarti, però la smetterai di dare la colpa a Israele e potrai iniziare a farti una vita tua.
    Se scopri di credere ad ANSA, BBC e Al-Jazeera, ai primi sintomi di allucinazione antisionista, ZIONIUM, e la vita ricomincerà a sorriderti.

    È un farmaco di automedicazione, leggere attentamente qualche libro, almeno ogni tanto, l'uso prolungato può provocare effetti indesiderati anche gravi (perdita della dabbenaggine, caduta delle illusioni, assunzione di responsabilità, gli amici ti guarderanno con aria di sufficienza e sospetto, la tua opinione verrà scartata a priori), non somministrare al di sotto dei 12 anni (non serve, i bambini capiscono benissimo da soli la differenza tra amore e odio) se il sintomo persiste prendere un volo per Tel Aviv e andare a vedere coi propri occhi.Vanni frediani




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25 febbraio 2015

Il colonnello Ghassan Alian, il primo non-ebreo comandante della Brigata Golani, è uno dei molti drusi che decidono di servire nelle forze di difesa Israeliane

    Egli porta con sé esperienza di combattimento e ha fatto la storia attraverso la sua dedizione per la difesa di Israele e tutti i suoi cittadini.

    "Col. Ghassan Alian, the first non-Jewish commander of the Golani Brigade, is one of many Druze who decide to serve in the IDF. He brings with him combat experience and has made history through his dedication to the defense of Israel and all of its citizens. Read more at: http://www.idfblog.com/blog/2015/02/24/making-history-first-druze-commander-takes-golani-brigade/"

    Col. Ghassan Alian, the first non-Jewish commander of the Golani Brigade, is one of many Druze who decide to serve in the IDF. He brings with him combat experie...nce and has made history through his dedication to the defense of Israel and all of its citizens.




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23 febbraio 2015

Il grido delle guerriere curde che fa tremare gli jihadisti


Diecimila soldatesse senza paura combattono per «vita, femmine e libertà»: tutto quello che i fanatici dell'Isis odiano e non capiscono


Tululu: si chiama così in curdo, la notte il villaggio occupato dall'Isis lo sente e trema, è l'urlo di guerra delle donne, il gorgheggio, la nota di disprezzo, il laleggio che le guerriere curde di notte lanciano come animali da preda verso gli uomini dell'Isis nei villaggi fra la Siria e l'Iraq dove il confine non esiste più e esiste solo invece l'orma sanguinolenta dello Stato Islamico, che ha decapitato, ucciso col colpo alla nuca a migliaia, infilzato sulle picche le teste dei bambini.

I terroristi tremano, si narra: il «tululu» gli promette due cose: «vi uccideremo» è la prima, e la seconda dice: «Il vostro credo vi promette 72 vergini in paradiso se verrete uccisi in guerra come martiri di Allah, shahid . Però vi dice anche: se morirete per mano di donna è scritto che non potrete entrare in paradiso. Rosolerete all'inferno per sempre». E le ragazze, in divisa verde, con la bandiera curda rosso-mattone bianca e verde col sole nel mezzo, sono là per questo: per ucciderli col kalashnikov che ciondola loro dalle spalle di adolescenti accanto alla treccia lucida e nera, per terrorizzarli e stanarli pronti per lo sguardo di disprezzo e il fucile di una ragazza di 17 anni; una donnetta che i testi sacri promettono a ogni combattente come schiava sessuale, un oggetto da trascinare via dalla sua casa, vendere e comprare, o semplicemente stuprare, picchiare, uccidere.

Ma le guerrigliere curde, un terzo dell'esercito, l'Ypj (Unità di Protezione delle Donne, Yekineyen Parastina Jine) parte del Ypg, ovvero il braccio armato della coalizione curda che ha preso il controllo di un bel pezzo della Siria del Nord (detto Rojava), sono fra le settemila e le diecimila soldatesse, affascinanti e spaventose: hanno fra i 17 e i 40 anni, sono tutte volontarie. Quando scegli questa strada è per la vita, lasci la famiglia per sempre, la tua mamma piange ogni volta che la visiti e poi riparti da casa con un addio che forse è per sempre, che non avrai nè marito nè figli, che il tuo letto sono la polvere e i sassi, il tuo cibo quello che capita. L'Yjp con l'Ypg in questi giorni sono l'unica forza a dare veramente del filo da torcere ai terrificanti terroristi dell'Isis.

Kobane, la città più disputata, è stata riconquistata con l'intervento decisivo delle donne guerriere secondo tutte le cronache; gli Yazidi assediati, affamati, decimati nei villaggi sulle montagne, sono stati salvati e l'Isis messo in fuga con l'intervento decisivo dell'Ypj. Il loro grido di guerra dice «Vita, Donne, Libertà» cioè tutto quello che Isis odia. «Noi combattiamo per la vita, loro per la morte - dice una di loro, Joan Zuidi di 20 anni -. Loro odiano le donne, e la nostra battaglia invece dimostra non solo a loro, ma a tutto il Medio Oriente e anche a tutto il mondo che noi possiamo essere meglio degli uomini persino in battaglia. Abbiamo tre scopi: innanzitutto impedire che le donne vengano seviziate, rapite, vendute; liberare le prigioniere; vendicare quelle che hanno torturato e ucciso, o le cui teste sono state infilzate sulle picche, e purtroppo sono decine. Ognuna di noi piange un'amica o una parente. La libertà è il nostro grande fine: io so per cosa combatto, e so farlo, e in più ho un scopo nobile, lui non lo ha».

I curdi sono ben 35 milioni, forse l'unico popolo così numeroso a non avere ancora un suo Stato autonomo. Il Kurdistan iracheno ne raccoglie una parte. La situazione attuale mentre ne aumenta i rischi giorno dopo giorno, aumenta anche le possibilità che i curdi siriani, iracheni, turchi, iraniani, possano finalmente trovare una strada verso uno Stato unitario. La loro è una forza che per la maggioranza sunnita è tuttavia scevra da integralismo islamico, il governo regionale del Kurdistan guarda decidamente all'Occidente e anche a Israele come a un modello da seguire e comunque a un interlocutore. Le ragazze curde hanno la testa scoperta e i capelli al vento, ballano le danze tradizionali insieme ai maschi, i soldati condividono il servizio con ammirazione.

Un giornalista israeliano, Itay Engel, è riuscito a intervistare una generalessa famosa e inseguita dallo Stato Islamico: Media ha un sorriso duro e dolce allo stesso tempo, una specie di John Wayne donna con la kefia arrotolata sui capelli biondi, che dice quieta: «Il mio compito è fornirgli un biglietto di sola andata per l'inferno». Paura, non l'ha mai avuta: «Loro hanno il kalashnikov, io ho un kalashnikov, io lo uso meglio di loro, le mie ragazze conoscono la guerriglia a fondo, loro sono ignoranti, pensano di terrorizzare tutti con la loro ferocia ma sono molto più incapaci e impauriti di quello che si crede». Insomma, al tululu bisogna far seguire i fatti, e noi occidentali possiamo invidiare Media: lei sa come fare.

Il giornale




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22 febbraio 2015

Aeronautica israeliana sopra Israele nevosa

Israeli air force over snowy Israel


 




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20 febbraio 2015

PD E PALESTINA, UN’ASSURDA MOZIONE DA ACCANTONARE

di Pierluigi Battista (Corriere della Sera, 20/02/2015)

Sempre molto determinato a battere il conservatorismo che ancora paralizza il suo partito, si tratti di Jobs act o di riforme istituzionali, il premier Matteo Renzi, che certo non vuole male allo Stato di Israele, dovrebbe imporsi anche con i suoi amici del Pd decisi a votare un’assurda mozione pro Palestina. L’assurdità ovviamente non sta nell’auspicare la nascita di uno Stato palestinese, ma nel non voler vedere che oggi una parte del territorio palestinese, Gaza, è nelle mani di Hamas: un gruppo che non vuole riconoscere lo Stato di Israele, che vuole eliminare tutti gli ebrei che inquinano la terra sacra, e che fa parte della jihad che oggi sta scatenando l’offensiva antiebraica anche in Europa.

Mentre invece si sta imponendo un altro pregiudizio, fuorviante e pericoloso: che sia Israele il nemico della pace, che sia Israele a non voler imboccare la strada maestra di «due popoli, due Stati». È una manipolazione della storia. È un accecamento collettivo. E anche una vergogna, quando la demonizzazione di Israele si traduce nel boicottaggio organizzato delle merci israeliane, quando le università europee chiudono la porta in faccia agli studiosi israeliani, un concentrato di incultura, ignoranza antiscientifica, fanatismo e antisemitismo che certo non ha bisogno di mozioni ambigue per alimentare un’atmosfera in Europa così ammorbata da costringere, dicono gli ultimi dati, un ebreo su quattro ad andare via dal Vecchio Continente.

Poi si può dire tutto il male possibile dei governi israeliani, della loro cecità, di una politica che non ferma ma anzi incentiva nuovi insediamenti nelle terre che dovrebbero formare l’ossatura di un futuro Stato palestinese. Ma intanto un partito come il Pd non può far finta di non vedere che quella di Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente, che la sua opinione pubblica è divisa come in tutte le democrazie che accettano il pluralismo politico e culturale.

Provate a entrare in una libreria di Tel Aviv e di Gerusalemme: troverete tutti i testi più critici dell’antisionismo ebraico, troverete tutti i testi di un grande intellettuale palestinese scomparso come Edward Said, censurato e boicottato dalla dirigenza palestinese sin dai tempi di Arafat, troverete critica durissima ai governi di destra e di sinistra.

Provate e entrare in una libreria di tutte la capitali dei Paesi mediorientali che fanno la guerra santa ad Israele: solo propaganda di regime, tutto censurato, tutto sotto un controllo totalitario.

In Israele si discute apertamente della politica nei confronti dei palestinesi e delle condizioni che potrebbero portare a una convivenza stabile tra due popoli e due Stati. A Gaza regna il terrore. Lo stesso Abu Mazen sembra prigioniero della sua impotenza politica. Se le mozioni pro Stato palestinese avessero un minimo di equilibrio chiederebbero tassativamente che le componenti della leadership palestinese accettassero senza indugio la legittimità dello Stato di Israele. In caso contrario, non sarebbe solo una scelta pericolosa, ma si configurerebbe come un accanimento nei confronti dello Stato ebraico. Il Partito democratico non può permettersi di commettere un errore tanto colossale.

Poi ci sarebbe anche una questione di banale opportunità, questo sospetto impegnarsi per mettere spalle al muro Israele mentre profanano i cimiteri ebraici, fanno strage nei supermercati kosher, fanno scempio dei simboli della Shoah. Ma mettiamo tra parentesi l’opportunità, e accettiamo anche l’argomento ambiguo ma molto diffuso che considera ricattatorio mettere in relazione l’antisemitismo scatenato con le botte in testa diplomatiche allo Stato di Israele. Solo che questa identificazione viene fatta propria, interamente e senza residui, esattamente da chi sta facendo dell’antisionismo la bandiera del nuovo, omicida, aggressivo, stragista antisemitismo.

Non vedere questa connessione, far finta che non esista alcuna correlazione tra chi spara missili da Gaza per uccidere il maggior numero possibile di ebrei israeliani e le cellule jihadiste che hanno deciso di perseguitare gli ebrei europei è davvero una prova di cecità.

E allora se una mozione parlamentare si rivolgesse ad ambedue le parti e costringesse Hamas a riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele almeno si sarebbe raggiunto un minimo di equilibrio. Non un atto che tenga conto della storia, perché a Camp David Israele è stato a un passo da una serie di concessioni che avrebbero dato vita allo Stato palestinese. Ma per lo meno una sollecitazione che non apparisse come un gesto di deliberato isolamento di Israele. Dunque Matteo Renzi dica al Pd di non farsi trascinare nella follia di una delegittimazione unilaterale di Israele e proprio in un momento come questo, proprio quando l’Isis dimostra tutta la sua pericolosità, proprio quando a Parigi e Copenaghen l’offensiva fondamentalista dimostra un’aggressività e una pericolosità assoluta. Una mozione da accantonare. Un tragico errore da non commettere.





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20 febbraio 2015

Diciamo che la più affascinante delle 72 vergini che gli spettano , vedi che i kamikaze si azzerano




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19 febbraio 2015

Il piano di guerra dell’Isis: “Attaccare le navi crociate”

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I jihadisti conoscono le falle nella sicurezza dei Paesi dell’Europa meridionale. E il traffico di immigrati rischia di rivelarsi un pericoloso cavallo di Troia.

Sono i dettagli esclusivi dei piani di Isis per attaccare l’Europa del Sud e le “navi crociate” – Sicilia e Malta nel mirino dei terroristi.

Li rivela The Telegraph, in un lungo articolo in cui si raccontano i progetti dei jihadisti per attaccare il “ventre molle” del Vecchio Continente.

La Libia come porta d’accesso all’Europa, con le sue coste a un tiro di schioppo da Lampedusa e dalla Sicilia. Una marea di combattenti trasferiti nel Paese nordafricano da Iraq e Siria, pronti a prendere il mare infiltrandosi sui barconi comandati dai trafficanti di uomini. La fonte, riferisce il Telegraph, è il “think-thank” antiterrorismo britannico Quilliam Foundation, che avrebbe visionato i piani stilati da importanti esponenti dello Stato Islamico, attivi nel reclutamento di militanti via internet nella Libia del post-Gheddafi.

Dalle spiagge libiche i jihadisti partirebbero poi per l’Europa del Sud, attaccando anche il traffico navale mercantile, “le compagnie marittime e le navi dei Crociati”. Da settimane le voci sulle infiltrazioni jihadiste nel traffico di uomini nel Mediterraneo continuano a rincorrersi sempre più insistenti. Un’ennesima conferma dell’ambizione jihadista di sfruttare le falle nella rete di controlli, particolarmente vulnerabile proprio alle frontiere del nostro Paese. Debolezze di cui gli islamisti sono perfettamente consapevoli.

 

fonte http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/islamic-state/11418966/Islamic-State-planning-to-use-Libya-as-gateway-to-Europe.html




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18 febbraio 2015

Benvenuti in Europa, dove anche soltanto stare in piedi fuori da una sinagoga può costarti la vita

EUROPA UNITA? SOLO CONTRO GLI EBREI - DA COPENAGHEN A LONDRA DILAGA L’ANTISEMITISMO - POLEMICA CONTRO "SKY NEWS" PER UNA DOMANDA AL RABBINO CAPO DEL COMMONWEALTH SULLE RESPONSABILITA' DI ISRAELE

All’ambasciata israeliana di Berlino arrivano ogni giorno lettere antisemite, in Inghilterra 700 artisti, tra cui Ashcroft, Brian Eno e Roger Waters, hanno rilanciato il boicottaggio culturale di Israele - Il Pew Forum rivela che l’Europa ha perso un terzo della sua popolazione ebraica dal 1960 a oggi: una emorragia inarrestabile...

Giulio Meotti per “il Foglio”

 

Nel diario del comandante di Treblinka, Kurt Franz, c’è una fotografia e una didascalia: “Schöne Zeiten”. I bei vecchi tempi. Quei tempi sembrano essere tornati un po’ ovunque e sotto forme diverse in questa vile Europa. La strage alla sinagoga di Copenaghen, con l’uccisione di una guardia posta a difendere l’istituto di culto ebraico, non è stata affatto una sorpresa, se non per gli ipocriti o gli illusi.

 

Da tempo è pericoloso essere un ebreo in Danimarca quanto in un paese del medio oriente, tanto che l’ambasciatore israeliano a Copenaghen, Arthur Avon, ha consigliato di non esporre simboli dell’ebraismo in città. “Abbiamo avvertito gli israeliani che sono in viaggio qui e che vogliono andare in sinagoga, di indossare la kippah solo una volta entrati all’interno del tempio”, ha detto Avon, precisando che “è meglio esibire tali simboli solo in luoghi sicuri”.

 

COPENAGHEN SINAGOGA COPENAGHEN SINAGOGA

Analogo avvertimento ha espresso il gruppo ebraico Mosaiske Trossamfund, che ha sollecitato i fedeli a non mostrare in pubblico la stella di David. La Danimarca, il primo paese scandinavo che nel XVIII secolo ha accolto gli ebrei e concesso loro di stabilirvisi, e ancora oggi, una delle nazioni più ospitali del mondo, è da tempo diventato un luogo molto pericoloso per gli ebrei.

 

L’ingresso della scuola ebraica Carolineskolen, nel quartiere di Østerbro della capitale, è circondato da un recinto di filo spinato alto due metri, mentre la scuola Humlehave a Odense, la città natale di Hans Christian Andersen, ha detto a dei genitori ebrei che volevano iscrivere i loro bambini in quell’istituto che era “troppo pericoloso”. Un municipio danese ha poi chiesto che la bandiera israeliana non venisse esposta in un festival che voleva promuovere la “diversità”. Il gruppo israeliano sarebbe potuto diventare un bersaglio per i terroristi.

 

Un docente ebreo del dipartimento di Teologia dell’Università di Copenaghen è stato assalito da cinque musulmani che l’hanno picchiato e preso a calci sostenendo che a un ebreo è vietato leggere il Corano durante le lezioni. La scuola ebraica Carolineskolen ha ricevuto una lettera in cui gli ebrei sono chiamati “ratti, serpenti, vampiri, pedofili” e “serpenti con yarmulkes e cernecchi”. La lettera si conclude con una minaccia: “Forse avete dimenticato che abbiamo benzina per distruggere le case, i negozi e i centri ebraici”. Sul sito web del giornale Politiken, un lettore ha pubblicato un appello (poi ritirato) che spronava all’uccisione degli ebrei, fornendo anche i nomi di sei membri di spicco della comunità ebraica danese. E’ la kippah proibita.

Copenaghen, sparatoria contro Lars Vilks autore vignette su Maometto 51862c9 Copenaghen, sparatoria contro Lars Vilks autore vignette su Maometto 51862c9

 

E’ il simbolo di un continente che si sta inesorabilmente svuotando di ebrei. Nei giorni scorsi, il Pew Forum, il massimo istituto al mondo che studia l’opinione pubblica, ha reso noto un fenomeno impressionante. L’Europa ha perso metà della sua popolazione ebraica non dall’Olocausto, ma dal 1960 a oggi. Oggi 1,4 milioni di ebrei vivono in Europa, quando erano due milioni nel 1991. Nel 1960 erano 3,2 milioni.

 

E la Francia svetta in questa triste classifica. Il giornalista israeliano Zvika Klein si è appena messo una kippah e, munito di telecamera, è andato in giro per le banlieue parigine, mentre nei cimiteri francesi vengono ogni giorno profanate le tombe ebraiche. A malapena Klein è uscito vivo da Sarcelles, la “Gerusalemme francese” dove vivono gran parte degli ebrei della capitale. Lo stesso ha appena fatto il reporter svedese Peter Lindgren. Si è seduto in un bar nel centro di Malmö con indosso una kippah, a sfogliare un giornale, mentre i passanti si rivolgevano a lui come “merda ebrea” e “Satana ebreo”.

 

antisemitismo 3 antisemitismo 3

Un immigrato ha detto a Lindgren di “andarsene”, mentre a Rosengard, un quartiere densamente popolato da musulmani dove vive anche una piccola comunità ebraica, il “giardino delle rose” simbolo dei progetti svedesi di integrazione lanciati negli anni Sessanta, Lindgren è stato circondato da una decina di ragazzi di origine araba che lo hanno minacciato di morte, mentre i residenti degli appartamenti vicini gli tiravano uova.

 

Il documentario per la tv svedese spiega che “molti tra gli ebrei rimasti a Malmö hanno paura di lasciare le loro case; molti vogliono lasciare la città e non vogliono che i loro figli crescano lì”. Negli anni Settanta la comunità ebraica di Malmö contava duemila membri, oggi sono rimasti in seicento e di questi la maggior parte ha già pianificato la fuga.

 

Eppure la Svezia era stata nel Novecento uno dei luoghi più accoglienti per gli ebrei (da lì viene Raoul Wallenberg, il più celebre dei Giusti fra le Nazioni). E proprio Malmö, affacciata sul mare del Nord, fu la città-rifugio per molti ebrei scandinavi che riuscirono a fuggire alla deportazione nazista nella vicina Norvegia.

 

Nelle periferie belghe di Anversa, “i borgerhout”, non è più consigliato camminare con lo zucchetto ebraico. E non lo è da oggi, ma da quando nel 1980 terroristi di Abu Nidal lanciarono bombe a mano contro gli studenti ebrei di Agudat Israel e ne assassinarono uno. Sempre in Belgio, nei giorni scorsi, una insegnante si è rivolta così a una studentessa ebrea: “Dovremmo mettervi tutti su un carro merci”.

 

L’episodio è accaduto alla Emile Jacqmain, una scuola di Bruxelles. L’Abraham Geiger Theological College a Potsdam, in Germania, consiglia agli studenti di non portare simboli ebraici per strada. Nell’ultimo numero del settimanale Observer, il rabbino Shmuley Boteach ha raccontato invece come vivono oggi gli ebrei in Olanda. “Eravamo in piedi fuori, parlando innocentemente dopo i servizi rituali, quando la guardia di sicurezza si avvicinò per la seconda volta e ci disse di disperderci. ‘Non è sicuro riunirsi qui’. Benvenuti in Europa, dove anche soltanto stare in piedi fuori da una sinagoga può costarti la vita”.

 

ROGER WATERS ROGER WATERS

Il celebre rabbino americano e la moglie si trovavano di fronte alla famosa sinagoga portoghese di Amsterdam, costruita nel 1675, un periodo in cui in Olanda affluivano ebrei da tutto il mondo, come Baruch Spinoza. Oggi nei Paesi Bassi molti templi ebraici hanno tolto i simboli all’esterno degli edifici, per renderli più anonimi. E la secolare sinagoga di Weesp è diventata la prima che in Europa, dalla fine della Seconda guerra mondiale, ha cancellato i servizi di shabbath a causa delle minacce alla sicurezza dei fedeli. Dopo sono arrivate le sinagoghe di Parigi il giorno dopo la strage al supermercato kasher della capitale.

 

Anche l’Inghilterra, che finora spiccava in Europa come un paese con un grado di antisemitismo tutto sommato contenuto, in questi giorni è scossa da un rapporto del governo che parla di un boom di intolleranza antiebraica nella società britannica. Un ministro, Eric Pickles, ha detto che “la storia dell’antisemitismo mostra che le peggiori atrocità possono iniziare mentre si deriva pigramente verso un mainstream, anche alla moda, nell’accettazione dei pregiudizi”. Il clima è quello caratterizzato dalla baronessa Jenny Tonge, che dalla Camera dei Comuni ha appena chiesto agli ebrei inglesi di prendere le distanze da Israele.

 

IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS

Non si placano le polemiche contro l’emittente Sky News, che nei giorni scorsi ha diffuso un video sulla ricostruzione di Gaza dopo la guerra e in sottofondo la scritta “Auschwitz Remembered”, in occasione delle manifestazioni per la memoria della Shoah. In studio, il giornalista Adam Boulton ha domandato per tre volte al rabbino capo del Commonwealth, Ephraim Mirvis, se le azioni di Israele non siano una causa dell’esplosione di antisemitismo in Europa.

 

IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS IL MAIALE CON LA STELLA DI DAVID AL CONCERTO DI ROGER WATERS

In questo clima, l’attrice inglese Maureen Lippman, protagonista fra gli altri del film “Il pianista” di Roman Polanski, ha annunciato che sta pensando di lasciare il Regno Unito a causa di questa rabbiosa giudeofobia. In una scuola ebraica di Londra, gli alunni si addestrano per un possibile attacco terroristico, una sinagoga ha annullato un viaggio per bambini a Disneyland in Francia, mentre la polizia e le comunità ebraiche hanno intensificato le ronde nelle zone ebraiche. L’opinione pubblica europea rigonfia intanto di ostilità nei confronti degli ebrei e in particolare degli ebrei israeliani. In Austria, questa settimana un magistrato di Linz, Philip Christl, ha deciso che gridare “morte agli ebrei” in una manifestazione è una forma di “protesta contro Israele”.

 

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Si capisce perché sebbene in Austria ci siano circa 15 mila ebrei, nel censimento nazionale soltanto 8.140 si sono dichiarati tali, per “timore di ritorsioni”. Sono i nuovi ebrei invisibili. E sempre in Inghilterra 700 artisti hanno appena rilanciato il boicottaggio culturale di Israele, dicendo che non ci metteranno piede. A firmare l’appello sono musicisti come Richard Ashcroft dei Verve, Brian Eno e Roger Waters, registi come Mike Leigh, letterati come John Berger e la drammaturga Caryl Churchill. In Germania, un sondaggio della Fondazione Bertelsmann ha appena rivelato che il 35 per cento dei cittadini tedeschi considera Israele come un nuovo nazismo.

 

A Berlino intanto è nata una commissione per la Ricerca e la prevenzione dell’antisemitismo. Fin qui tutto bene, tranne il fatto che nel gruppo di otto esperti scelto dal ministero dell’Interno non c’è un solo ebreo. La professoressa Monika Schwarz-Friesel dell’Università Tecnica di Berlino ha analizzato dieci anni di lettere di odio inviate al Consiglio centrale degli ebrei in Germania e all’ambasciata israeliana a Berlino.

 

merkel al telefono merkel al telefono

Con sua sorpresa, solo il tre per cento proveniva da estremisti di destra, mentre oltre il sessanta per cento proveniva da membri istruiti del mainstream. E contenevano dichiarazioni antisemite classiche come “l’assassinio di bambini innocenti si adatta alla vostra tradizione” o “negli ultimi duemila anni rubate la terra e commettete un genocidio”. “Schöne Zeiten”. I bei vecchi tempi che ritornano.




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17 febbraio 2015

"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste.” Martin Luther King

Questa citazione è dedicata alla memoria dei 21 cristiani copti uccisi dagli islamofascisti del Daesh.

Milad Makeen Zaky
Abanub Ayad Atiya
Maged Solaiman Shehata
Yusuf Shukry Yunan
Kirollos Shokry Fawzy
Bishoy Astafanus Kamel
Somaily Astafanus Kamel
Malak Ibrahim Sinweet
Tawadros Yusuf Tawadros
Girgis Milad Sinweet
Mina Fayez Aziz
Hany Abdelmesih Salib
Bishoy Adel Khalaf
Samuel Alham Wilson
Ein Arbeiter aus Awr
Ezat Bishri Naseef
Loqa Nagaty
Gaber Munir Adly
Esam Badir Samir
Malak Farag Abram
Sameh Salah Faruq

Questa citazione è dedicata alla memoria dei 21 cristiani copti uccisi dagli islamofascisti del Daesh.

Milad Makeen Zaky
Abanub Ayad Atiya
Maged Solaiman Shehata
Yusuf Shukry Yunan
Kirollos Shokry Fawzy
Bishoy Astafanus Kamel
Somaily Astafanus Kamel
Malak Ibrahim Sinweet
Tawadros Yusuf Tawadros
Girgis Milad Sinweet
Mina Fayez Aziz
Hany Abdelmesih Salib
Bishoy Adel Khalaf
Samuel Alham Wilson
Ein Arbeiter aus Awr
Ezat Bishri Naseef
Loqa Nagaty
Gaber Munir Adly
Esam Badir Samir
Malak Farag Abram
Sameh Salah Faruq




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16 febbraio 2015

2011, LA PROFEZIA DI GHEDDAFI: “IL MEDITERRANEO SARA’ INVASO, L’EUROPA TORNERA’ AI TEMPI DEL BARBAROSSA”

LEGGI CON ATTENZIONE QUESTA INTERVISTA AL CORRIERE. E RICORDATI COSA DICEVANO I VARI NAPOLITANO, PRODI, VELTRONI, D’ALEMA SULLA GUERRA VOLUTA DA OBAMA E SARKOZY.

«Il Mediterraneo sarà invaso»

Gheddafi da Tripoli: «La scelta è tra me o Al Qaeda L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

Laurent Valdiguié (Corriere.it 2 Marzo 2011)

TRIPOLI – Qual è la situazione oggi?

«Vede… Sono qui…».

Cosa succede?
«Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

Da dove vengono queste cellule di Al Qaeda?
«I leader vengono dall’Iraq, dall’Afghanistan o anche dall’Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».

Come possono convincere i giovani di Bengasi a seguirli?
«I giovani non conoscevano Al Qaeda. Ma i membri delle cellule forniscono loro pastiglie allucinogene, vengono ogni giorno a parlare con loro fornendo anche denaro. Oggi i giovani hanno preso gusto a quelle pastiglie e pensano che i mitra siano una sorta di fuoco d’artificio».

Pensa che tutto questo sia pianificato?
«Sì, molto. Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all’estero in modo molto diverso. E’ stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono la Jamahiriya».

Quando ha visto cadere, in poche settimane, i regimi di Tunisia e Egitto, non si è preoccupato?
«No, perché? La nostra situazione è molto diversa. Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo Al Qaeda, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».

Quali opzioni le si offrono?
«Le autorità militari mi dicono che è possibile accerchiare i gruppuscoli per lasciare che si dileguino e per portarli pian piano allo sfinimento. Questa è gente che sgozza le persone. Che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente».

Le inchieste delle organizzazioni umanitarie parlano di 6.000 morti. Contesta questa cifra?
(Risata). «Le porto un esempio. C’è un villaggio abitato da meno di mille persone, compreso il segretario del comitato popolare. E’ stato detto che lui era in fuga verso l’estero. Invece, era qui, con me, sotto la mia tenda! E’ stato detto che c’erano stati 3.000 morti in questo villaggio che ne conta 1.000, e resta un luogo tranquillo, dove la gente non guarda nemmeno la tv».

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha preso una risoluzione contro la Libia…
«Non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole».

Dal 1969 lei ha conosciuto 8 presidenti americani. L’ultimo, Barack Obama, dice che lei deve «andarsene» e lasciare il Paese…
«Che io lasci cosa? Dove vuole che vada?».

La Cirenaica è una regione dove lei ha sempre avuto dei detrattori. Non c’è richiesta di una più grande autonomia, di federalismo?
«E’ una regione poco popolata, che rappresenta il 25% della popolazione. Nel piano attuale, le abbiamo accordato 22 miliardi di dollari di investimenti. E’ una regione della Libia un po’ viziata».

Cosa si aspetta oggi?
«Che Paesi come la Francia si mettano al più presto a capo della commissione d’inchiesta, che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi».

Quali interventi?
«So che esistono contatti semi-ufficiali, dei britannici o di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione».

I piloti sono vostri prigionieri?
«Sì, ed è normale».

A sentir lei, tutto va bene».
«Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte».

Lei agita lo spettro della minaccia islamica…
«Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c’è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».

Lei sembra pensare che il tempo giochi in suo favore…
«Sì, perché il popolo è frastornato per quel che accade. Ma voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».

Alle democrazie non piacciono i regimi che sparano sulla propria popolazione…
«Non ho mai sparato sulla mia gente! E voi non credete che da anni il regime algerino combatte l’estremismo islamico facendo uso della forza! Non credete che gli israeliani bombardano Gaza e fanno vittime fra i civili a causa dei gruppi armati che si trovano lì? Non sapete che in Afghanistan o in Iraq l’esercito americano provoca regolarmente vittime fra i civili? Qui in Libia non abbiamo sparato su nessuno. Sfido la comunità internazionale a dimostrare il contrario».

Gli americani minacciano di bloccare i suoi beni bancari…
«Quali beni? Sfido chiunque a dimostrare che io possegga un solo dinaro! Questo blocco dei beni è un atto di pirateria, fra l’altro imposto sul denaro dello Stato libico. Vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro della Guida! Anche in questo caso, che ci sia un’inchiesta, affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi. Quanto a me, sono tranquillo. Posseggo solo questa tenda».




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14 febbraio 2015

Iraq: vivere da cristiani sotto l’ISIS

rifugiati_iraqUn gruppo di cristiani, vissuti per mesi sotto il regime dello Stato Islamico, sono stati espulsi. Picchiati e derubati di tutto, sono stati soccorsi anche da musulmani, prima di essere cacciati dal Califfato e giungere in terra curda. La storia coraggiosa di chi rifiuta di convertirsi all’Islam.

Circolano poche informazioni, alcune delle quali false, sulla condizione dei cristiani rimasti intrappolati nei territori iracheni dominati dall’ISIS (o IS). Se volete avere certezza su queste informazioni, contattateci. Vi portiamo la testimonianza da noi verificata di un gruppo di 10 anziani cristiani che hanno vissuto per mesi sotto il regime dello Stato Islamico, per poi essere privati di tutto ed espulsi.

Dopo l’espulsione, gli 8 anziani e 2 anziane hanno viaggiato per 2 giorni fino a giungere a Kirkuk, un’area sotto il controllo dei Peshmerga curdi. “Quando eravamo a Qaraqosh, i membri dell’IS ci picchiavano ogni giorno con le loro armi o a mani nude“, racconta uno degli anziani. Il 24 ottobre 2014 erano stati cacciati dalla casa di riposo in cui abitavano a Qaraqosh e deportati a Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, ancora in mano dei fondamentalisti dell’ISIS. “Un giorno, uno di loro è venuto nel luogo (a Mosul) dove ci avevano messi con altri cristiani e ha iniziato a chiamare i nostri nomi dicendoci: ‘Forza, in piedi, tu verrai contattato presto!’ Pensammo che ci avrebbero ucciso. Più tardi abbiamo chiesto loro se ci avrebbero lasciati andare e uno di loro ci ha risposto: ‘Non senza un riscatto!’“, continua a raccontare uno dei sopravvissuti. Le vite di decine di cristiani intrappolati in territorio dominato dall’IS sono appese a un riscatto da pagare, che spesso non si tratta ovviamente di milioni di euro, ma di qualche migliaio: in alcuni casi parenti e amici, fuggiti in tempo nella zona a dominazione curda, racimolano quello che hanno e pagano, nella speranza di rivedere i loro cari.

Questi poveri anziani in fuga hanno perso tutto, derubati dai miliziani dell’IS anche dei pochi spiccioli in loro possesso. “A Mosul abbiamo cercato di sopravvivere, riuscendoci grazie all’assistenza di qualche famiglia musulmana che ci portava cibo e altri generi di prima necessità. Ma ad un certo punto quelli del Califfato ci hanno detto che potevamo rimanere solo se ci fossimo convertiti all’Islam. Ho rifiutato. Gli ho detto di cacciarmi via“, ha confessato uno del gruppo, sapendo che quel rifiuto poteva costargli la vita. Una delle 2 donne ha confermato che li pressavano affinché recitassero la Shahada (confessione orale di conversione all’Islam), ma: “Noi non volevamo diventare musulmani, volevamo solo andarcene“, spiega esitante la povera donna.

Porte Aperte Italia

http://www.notizievangeliche.com/iraq-vivere-da-cristiani-sotto-lisis/




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13 febbraio 2015

Gemellini rossi salvati da avvelenamento cercano famiglia

 

 

 

Contattare solo con sms il 3471083205 o scrivere mail a
mano-geo@libero.it

 

Due fratellini in cerca di casa.. sono un po' timorosi..ma si fanno prendere e accarezzare..nn soffiano e nn graffiano ...restano un po' rigidi ..ma con il tempo le coccole di sicuro li scioglieranno!

 
 
Roma: due micini
di 6 mesi,gemellini rossi, hanno perso la loro mamma avvelenata da persone che
non sopportavano che la famigliola vivesse nel condominio. Per salvare almeno loro
due, adesso sono stati prelevati da quel condominio e portati in stallo, ma
poveri tesori sono ancora spaventati.Sono però buoni,non soffiano e non
graffiano hanno solo bisogno di un ambiente sicuro e tranquillo e del tempo che
sarà loro necessario.Sono abituati a stare con gli altri gatti e come secondo
gatto sarebbe una soluzione ideale per loro. Si affidano solo in appartamento
con balcone sicuro ( no piano terra o primo piano) e dopo conoscenza diretta
dell’adottante da parte di una volontaria.Si richiede obbligo di
sterilizzazione entro gli 8 mesi.Modulo di adozione finale e disponibilità ad
avere notizie dei mici dopo l’adozione.Adottabili in tutto il centro-nord
staffetta permettendo.




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11 febbraio 2015

GUSEN: Sono state finalmente scoperte 40.000 nuove vittime del nazismo sepolte insieme ai segreti delle bombe nucleari di Hitler?

Il mattatoio austriaco di Mauthausen-Gusen fu tra gli ultimi Campi di concentramento nazisti ad essere liberato. Così, quando le truppe alleate vi giunsero, nel maggio 1945, erano almeno preparate all'impatto con le figure scheletriche e la puzza micidiale.

Ma ci si rese conto che i conti non tornavano del tutto.
I registri SS dimostravano che fino a pochi giorni dalla Liberazione il Campo conteneva 90.000 prigionieri, mentre lì si trovarono effettivamente solo 40.000 anime.
Alcune migliaia erano stati fatti marciare per due ore lungo il Danubio e poi fucilati. Circa 10.000 ebrei erano stati evacuati. Ma dove erano finiti le migliaia che mancavano?

Per
 70 anni il mistero è rimasto irrisolto, ma ora una spiegazione terribile potrebbe essere in procinto di uscire dalle viscere della terra sottostante la sonnolenta cittadina di St Georgen an der Gusen.
Gli esperti ritengono che, sotto la leziosa perfezione delle sue caratteristiche abitazioni, vi siano gallerie che celano i corpi di quelle vittime scomparse.

E c'è di più! Si ritiene che esse siano state massacrate per proteggere un altro sinistro segreto - che i nazisti stessero realizzando armi atomiche in laboratori sotterranei clandestini.
"Ci potrebbero essere fino a 40.000 persone laggiù, uccisi in quella che potrebbe essere descritta come una enorme camera a gas.
"Potremmo essere sul punto di scoprire una vasta fossa comune", afferma Andreas Sulzer, il ricercatore austriaco che guida il progetto.

E' noto che è stata scavata dai deportati dei Campi di concentramento nazisti una rete di 75 acri di gallerie, per nascondere fabbriche di munizioni e di aerei da guerra.
Circa 320.000 deportati vi sono morti a causa delle brutali condizioni di lavoro.
Ma Sulzer è convinto che esista un settore di 12 miglia ancora da scoprire, che sarebbe potuto essere utilizzato per la progettazione della bomba atomica.
Il team di storici e scienziati ha scavato nella zona per più di tre anni e nel mese di dicembre hanno trovato un ingresso nascosto.
Per ora, lo scavo è stato temporaneamente sospeso in attesa di nuove autorizzazioni.
"Fino a quando non arriviamo là non sapremo nulla di certo, ma credo che potremmo trovare migliaia di corpi, e le prove della lavorazione delle armi nucleari.”
"Penso che i nazisti fossero a buon punto e stessero progettando di attaccare per prime Londra e New York", dice Sulzer.
"
Quello che sappiamo è che non esistono quasi testimoni. La ragione può essere: perché quei testimoni sono ancora lì. "

Anche se la ricerca nucleare nazista cominciò prima dello scoppio della guerra, nel 1939, molti storici ritengono che Hitler non fosse affatto vicino al suo obiettivo di creare una bomba atomica come quelle che l'America avrebbe sganciato sul Giappone per porre fine alla guerra nel Pacifico, nel 1946.
Sulzer dice che ci sono prove che un team di scienziati nucleari stava lavorando a Gusen sotto la guida del generale delle SS Hans Kammler, l'uomo incaricato dei programmi missilistici nazisti, tra cui il razzo V-2.
"I gerarchi SS aspiravano a creare una combinazione di missili e armi di distruzione di massa", dice lo storico Rainer Karlsch. "Volevano dotare il missile A4, o razzi più avanzati, di gas velenosi, materiale radioattivo o testate nucleari."
Gli storici sono venuti a conoscenza della possibilità che esistessero tunnel segreti, dai diari di un fisico tedesco, Viktor Schauberger.
"Egli è stato incaricato, dalle SS, di condurre progetti segreti di ricerca a St Georgen", spiega Sulzer. "Nelle sue lettere parla di scissione dell'atomo. Parla inoltre di atomo-smashing. "
Squadre aeree e reparti speciali hanno trovato prove dell'esistenza di strutture sotterranee nell'area esaminata.
"Si potevano vedere pozzi di ventilazione sulla collina vicina, strutture innaturali nelle colline. Sulla base di ciò abbiamo iniziato il nostro scavo ", spiega Sulzer.
Quando è stata trovata l'entrata segreta, era evidente che i nazisti ne avevano sigillato l'ingresso con enormi lastre di granito quando avevano abbandonato il sito, nel 1945.
Un elmetto SS è stato trovato sul luogo durante gli scavi.
Un ufficiale delle SS interrogato dagli americani aveva parlato di un laboratorio chimico operante in profondità.
I nazisti hanno trasferito a Gusen esperti di ricerca atomica da altri Campi di concentramento, compreso Auschwitz.
"Hanno scelto chimici, radiotecnici, fisici e operai specializzati", spiega Sulzer.
"Abbiamo intervistato sopravvissuti di Auschwitz che sono venuti a Gusen e ci hanno detto che sul treno hanno parlato ad altri detenuti e compreso che erano esperti altamente qualificati.
“Documenti dei detenuti e “libri della morte" confermano che a Gusen c'era un'alta percentuale di chimici, elettro-tecnici, fisici, metalmeccanici.”
"C'è stato un tasso di mortalità incredibile per i metalmeccanici che non sopravvivevano più quattro settimane."
Sulzer ritiene causa probabile di tale mortalità l'esposizione a sostanze chimiche presenti nelle gallerie.
La ricerca mostra anche un aumento dei livelli di radiazioni intorno al sito.
"Ci sono segnali molto chiari che probabilmente qualcosa di strano stava succedendo laggiù", dice Sulzer.
I timori che lo scavo scoprirà una fossa comune sono avvalorati da documenti e interrogatori, tra cui quello del comandante SS di Gusen, Franz Ziereis, catturato mentre cercava di scappare e interrogato sul suo letto di morte.
"Ha rivelato che aveva l'ordine di uccidere i detenuti, in particolare le persone che hanno lavorato in questo complesso e che era a conoscenza del progetto segreto.
"Gli è stato ordinato di raggrupparli nei tunnel e di farli saltare in aria con una sostanza chimica", spiega Sulzer "Ma egli ha affermato di non aver eseguito l'ordine."
Le cifre non corrispondenti indicano diversamente - 90.000 detenuti registrati, solo 40.000 vivi quando il Campo fu liberato.

Anche tenendo conto delle fucilazioni conosciute e del bilancio quotidiano delle camere a gas, Martha Gammer, che guida l'equipe di commemorazione di Gusen, crede che ci potrebbero essere 25.000 corpi ancora giacenti sottoterra.
"Penso che potrebbero essere stati uccisi perché sapevano troppo. E in quale altro modo si può uccidere migliaia di persone in pochi giorni? Le SS hanno avuto appena quattro o cinque giorni per ucciderle, prima di fuggire ", dice.

Un rapporto austriaco dal 1960 sembra anche dimostrare che nel complesso dei tunnel hanno avuto luogo esplosioni.
Sulzer non sa se si esplorerà ancora, ma il compito dei tecnici, al momento, era semplicemente di valutare l'area per un eventuale impiego come deposito di scorie nucleari.
"Forse sapevano che era già terreno contaminato", suggerisce.
Dettagli agghiaccianti su come potrebbero essere avvenute le uccisioni di massa sono emersi dalle interviste con i sopravvissuti del Campo.
Sulzer dice: "L'anno scorso ho parlato con un sopravvissuto polacco e mi ha detto che il comandante ordinava a determinati gruppi di prigionieri delle esercitazioni che consistevano nel correre nelle gallerie simulando la minaccia di incursioni aeree.
" Questo è avvenuto quattro o cinque volte, ma i prigionieri delle sezioni che producevano aerei e razzi non vi partecipavano. Solo i fisici, i chimici, le persone che lavorano sul progetto segreto “.

Lui pensa che sia possibile che, durante l'ultimo allarme, in decine di migliaia siano corsi verso la morte.

Fino a quando Sulzer e la sua squadra non riprenderanno i lavori di scavo possiamo solo immaginare quanto vicino Hitler sia stato a costruire armi atomiche e il destino di chi fu costretto a lavorare su di esse.

Ma egli è determinato a scoprire la verità.

"Lo dobbiamo alle vittime", dice.




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10 febbraio 2015

Tre soldati francesi, tre facili bersagli

 

di Daniel Pipes
Israel Hayom

Pezzo in lingua originale inglese: 3 French Soldiers, 3 Sitting Ducks
Traduzioni di Angelita La Spada

È arrivata la notizia che un altro immigrato islamista del Mali, di nome Coulibaly, ha attaccato un'altra istituzione ebraica in Francia. Il primo, Amedy Coulibaly, ha ucciso quattro ebrei in un supermercato kosher a Parigi il 9 gennaio scorso; questo secondo omonimo ha ferito ieri tre soldati mentre erano di guardia davanti a un centro della comunità ebraica, a Nizza.

Il 20 gennaio, due soldati erano all'esterno del museo ebraico di Bruxelles, dove un islamista uccise quattro persone nel maggio 2014.

La polizia dice che Moussa Coulibaly, di circa 30 anni, che ha alle spalle precedenti per furti e violenze e che sembrerebbe non collegato ad Amedy, ha tirato fuori da una borsa un coltello lungo circa venti centimetri, ferendo un soldato al mento, un altro alla guancia e un terzo al braccio.

Casualmente, mi trovavo Nizza circa quattro ore prima dell'attacco e qualche giorno prima ero passato davanti a quel centro ebraico, durante una tappa di un giro che ho fatto nei quartieri a maggioranza musulmana di dieci città di Francia e Belgio. In questi viaggi ho ripetutamente incontrato soldati armati fino ai denti col compito di proteggere le istituzioni ebraiche e questo mi ha indotto a trarre diverse conclusioni scettiche in merito alla loro presenza:

  • Essi sono soldati, e non poliziotti, e pertanto non sono addestrati a questo tipo di violenza urbana.
  • Tendono a lasciarsi distrarre dai loro smartphone o dalle belle ragazze che passano.
  • Tengono i mitra ben stretti, il che li rende vulnerabili a eventuali attacchi da parte di chi gli può sparare a bordo di un'autovettura.
  • Come confermato dall'attacco di oggi, la protezione visibile, in realtà, provoca gli islamisti e gli altri antisemiti.
  • Questi militari sono preposti solo temporaneamente alla protezione delle istituzioni ebraiche in seguito all'attacco al supermercato kosher di Parigi e tra non molto saranno rimossi.
  • Essi proteggono solo le istituzioni e non le persone che le frequentano e che sono più vulnerabili che mai.

Il 30 gennaio, due soldati erano di sorveglianza vicino alla Grande Sinagoga di Marsiglia.

In breve, i soldati sono facili bersagli il cui dispiegamento serve ben poco a proteggere la comunità ebraica o a risolvere il problema più ampio della violenza islamista. Ma ciò offre un altro esempio di "teatrino della sicurezza" emotivamente appagante che dà temporaneamente a tutti la sensazione costruttiva di fare qualcosa.

Invece, al Kabbalah Centre di Montpellier, in Francia, l'1 febbraio non c'era alcuna protezione visibile.

Una vera soluzione richiederà delle misure più drastiche e a più lungo termine che riguardino l'identità nazionale, le politiche sull'immigrazione, gli sforzi per l'integrazione e un'efficace attività di sorveglianza.




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7 febbraio 2015

RE ABDULLAH SI METTE LA DIVISA: “COLPIREMO L’ISIS SENZA SOSTA

Seduto per otto ore assieme ai suoi generali nella sala operativa del comando delle forze armate, re Abdullah ha varato il pugno di ferro contro lo Stato Islamico (Isis) e si è trasformato nel sovrano di una nazione in guerra.
 

RE ABDULLAH E RANIA DI GIORDANIARE ABDULLAH E RANIA DI GIORDANIA

Trenta F-16 dell’aviazione reale, decollati dalla base re Hussein di Mafraq, hanno bersagliato Raqqa in Siria, capitale del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, meno di 24 ore dopo il raid notturno su sette posti di comando di Isis a Mosul, nel Nord dell’Iraq. Raqqa e Mosul sono i pilastri territoriali del Califfato: re Abdullah li ha investiti di fuoco.
 

RE ABDULLAH DI GIORDANIARE ABDULLAH DI GIORDANIA

Il re ha fatto volare i jet al ritorno su Ayy-AlKarek - il villaggio del pilota Muath Kasasbeh arso vivo dai jihadisti - e poi ha chiamato il padre, Safi-Youssef, ripetendo la frase «la nazione intera è in te».

 

Sono le azioni che descrivono la trasformazione del re: salito al trono per una decisione a sorpresa del padre Hussein, incarnazione dell’Occidente, a suo agio a Washington, Davos e Londra, nonché convinto sostenitore di pace regionale ed economia globalizzata, da tre giorni è diventato il leader determinato di una nazione beduina in cerca di vendetta dopo l’onta subita.
 

La vendetta
Basta accendere la tv giordana al mattino per scoprire cosa ha in mente: immagini di guerra, con aerei, tank e obici che bersagliano posizioni avversarie sullo sfondo di inni patriottici che terminato solo quando il fedelissimo portavoce Mohammed al-Momani promette che «la risposta contro Isis sarà forte e decisiva, saranno puniti». Chi ha incontrato il re dopo il ritorno da Washington lo descrive «teso, determinato, aspro, duro».

 

ABDULLAH RE DI GIORDANIAABDULLAH RE DI GIORDANIA

D’altra parte lui stesso ha descritto il proprio stato d’animo ad un gruppo di deputati americani evocando il film «Unforgiven» di Clint Eastwood ovvero un Western incentrato sul personaggio del sindaco Bill Munny che difende una cittadina del Wyoming dai banditi applicando la più spietata versione dell’«occhio per occhio». «Se qualche figlio di puttana mi spara addosso - dice Munny-Eastwood nel film - non ammazzo soltanto lui, gli ammazzo anche la moglie, tutti gli amici e poi gli brucio la casa».

 

esecuzione dle pilota giordanoESECUZIONE DLE PILOTA GIORDANO

Per l’ex generale Mamoun Abu Nuwar, stratega militare giordano sensibile agli umori di corte, la svolta bellica porterà il re a «usare più i raid aerei» ed anche a «possibili operazioni di truppe speciali» contro «obiettivi selezionati». Ovvero per eliminare i leader del Califfato. D’altra parte l’intelligence giordana si vanta di aver contribuito nel 2006 ad eliminare Abu Musab Al-Zarqawi, leader di Al Qaeda in Iraq, in risposta agli attacchi kamikaze che aveva ordinato l’anno precedente contro gli hotel Amman. In una recente conversazione con il Raiss egiziano Abdel Fattah al-Sisi, Abdullah ha illustrato la «strategia su tre fronti» che ha in mente per distruggere Isis. 
 

PARENTI DEL PILOTA GIORDANO RAPITO PROTESTANO AD AMMANPARENTI DEL PILOTA GIORDANO RAPITO PROTESTANO AD AMMAN

La strategia
Primo: più attività militari in Iraq e Siria. Secondo: più sicurezza interna per scongiurare attentati. Terzo: una «risposta ideologica» ai jihadisti con un «grande evento del pensiero musulmano» all’ateneo di Al-Azhar del Cairo, roccaforte della fede sunnita, per innescare una «rivoluzione religiosa». Anche se Abu Nuwar precisa che «non sono maturi ancora i tempi dell’intervento di terra», Abdullah veste i panni hascemiti del legittimo discendente di Maometto e vuole chiudere la partita col Califfo impostore. Per salvare il proprio regno e rigenerare l’Islam.

 

isis abbatte un aereo siriano e prende ostaggio il pilota giordano 5ISIS ABBATTE UN AEREO SIRIANO E PRENDE OSTAGGIO IL PILOTA GIORDANO 5

D’altra parte le notizie che provengono dallo Stato Islamico descrivono un’escalation di orribili violenze destinate a rafforzare la coesione internazionale anti-Isis. Il rapporto Onu di «Save the Children», basato su testimonianze dirette, parla di bambini «crocefissi, decapitati, venduti come schiavi e sepolti vivi» sulla base di editti del «Principe dei Credenti» intenzionato a eliminare le minoranze «infedeli» - cristiani, curdi, yazidi ed altri - distruggendone i figli con ogni mezzo. Incluse la trasformazione dei bambini in bambini soldato e kamikaze.




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 7/2/2015 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 febbraio 2015

Per una volta concordo con il direttore de La Stampa

 

Non permettiamo all’Isis di colonizzare le nostre teste


Caro direttore,  

sono sinceramente inorridita di fronte alle immagini delle esecuzioni dei, ormai numerosi, prigionieri dell’Isis. Il Male Assoluto entra dirompente nelle nostre vite! Desidero esporle un mio pensiero: se da queste immagini terribili i militanti del Califfato traggono la loro forza, perché non pensare di combatterli (oltre che con le armi) «spegnendo la loro visibilità»? Mi creda non chiedo di fare come gli struzzi e di nascondere la testa sotto la sabbia, ma di circoscrivere i filmati, lasciando le notizie scritte alla popolazione. Non so se mi risponderà, né se sono riuscita ad essere chiara senza essere tacciata da «pavida qualunquista», ma mi farebbe piacere avere una sua opinione in merito.  

Patrizia Bertolo  

 

L’altra sera abbiamo deciso di non mettere il video dell’Isis sul nostro sito e di non pubblicare le foto della gabbia in fiamme, ma di proporre invece in prima pagina l’immagine del pilota giordano ancora in vita in vacanza a Istanbul. Non siamo struzzi ma abbiamo pensato che la propaganda dell’Isis, l’intento di seminare il panico e l’orrore non meritassero la nostra complicità.  

Non lo abbiamo fatto però per tenere all’oscuro i nostri lettori (chi volesse vedere l’intero video lo trova facilmente in rete, così come quelli con le decapitazioni o gli omosessuali lanciati dai tetti dei palazzi, video che io personalmente non ho mai guardato) ma per rispetto.  

Per rispetto dei morti ma anche di noi stessi, che dobbiamo sapere e dobbiamo indignarci ma non possiamo essere costretti a fare i guardoni di quello spettacolo dell’orrore che i terroristi islamici confezionano con cura hollywoodiana. 

L’Isis va combattuto e estirpato, ma per riuscirci dobbiamo metterlo prima di tutto fuori dalle nostre teste, non permettergli di colonizzarle e di dare un’estetica all’orrore.  

Mario Calabresi  




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 6/2/2015 alle 21:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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