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24 maggio 2015

DAI CAMPI SPORTIVI AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Gli orrori di ciò che avvenne quasi settant’anni fa nella Germania nazista e in altri paesi europei sotto il dominio dei totalitarismi, è stato narrato e abusato praticamente ovunque, dai libri ai capolavori del cinema; ogni 27 Gennaio, giorno in cui i cancelli dei lager furono abbattuti, gli abusi commessi sulla popolazione israelita vengono riprodotti davanti ai nostri occhi proprio al fine di non dimenticare quanto accaduto; ma raramente si è parlato degli atleti e degli sportivi che persero la vita nei campi dell’orrore.

Una delle storie più commoventi a proposito è quella di Salamo Arouch, un pugile ebreo considerato tra i più forti al mondo. La sua carriera fu breve ma brillante, finché venne deportato in un campo di concentramento polacco a soli vent’anni; da quel momento in poi per lui fu l’inferno: venne subito notato dalle SS e fatto combattere sul ring contro altri prigionieri, in macabri tornei di boxe, in cui il perdente sarebbe stato ucciso. La sua storia è una delle più belle, perché, nonostante i terribili orrori cui dovette assistere, tra cui la morte di molti uomini causata dalla sua mano innocente, riuscì ad arrivare alla fine della guerra, e venne liberato.

 Un destino sicuramente peggiore ebbe Jósef Noji, uno dei migliori atleti polacchi degli anni Trenta, che partecipò ai Giochi Olimpici del 1936 ed agli Europei del 1938; negli anni Trenta fu un campione per il suo paese; considerato un idolo dai suoi concittadini, un esempio per tanti giovani che volevano intraprendere questa disciplina; si trasformò ben presto in un elemento scomodo, perseguitato per il suo essere ebreo; venne deportato a Varsavia tra l’indifferenza e il silenzio di quanti avevano urlato per le sue vittorie soltanto qualche mese prima. Fece parte della resistenza, ma venne arrestato e trasportato ad Auschwitz, dove fu assassinato nel 1943.

Questi sono solamente due esempi dei milioni di persone che persero la vita miseramente in un campo di sterminio; famiglie, uomini, donne bambini e anche atleti uccisi perché considerati diversi agli occhi della follia umana; persone come noi, con l’unica colpa di credere in un Dio chiamato Yahweh (Iavè).

Il loro ricordo deve rimanere impresso nella nostra memoria attraverso gli anni; gli orrori e i soprusi commessi nei “campi della morte”, non devono e non possono mai essere dimenticati; e lo sport è l’occasione migliore per ricordare quanto successo in quegli anni, poiché da sempre è simbolo di abbattimento delle barriere e delle discriminazioni.

Vittoria Dattola


Gli orrori di ciò che avvenne quasi settant’anni fa nella Germania nazista e in altri paesi europei sotto il dominio dei totalitarismi, è stato narrato e abusato praticamente ovunque, dai libri ai capolavori del cinema; ogni 27 Gennaio, giorno in cui i cancelli dei lager furono abbattuti, gli abusi commessi sulla popolazione israelita vengono riprodotti davanti ai nostri occhi proprio al fine di non dimenticare quanto accaduto; ma raramente si è parlato degli atleti e degli sportivi che persero la vita nei campi dell’orrore.

Una delle storie più commoventi a proposito è quella di Salamo Arouch, un pugile ebreo considerato tra i più forti al mondo. La sua carriera fu breve ma brillante, finché venne deportato in un campo di concentramento polacco a soli vent’anni; da quel momento in poi per lui fu l’inferno: venne subito notato dalle SS e fatto combattere sul ring contro altri prigionieri, in macabri tornei di boxe, in cui il perdente sarebbe stato ucciso. La sua storia è una delle più belle, perché, nonostante i terribili orrori cui dovette assistere, tra cui la morte di molti uomini causata dalla sua mano innocente, riuscì ad arrivare alla fine della guerra, e venne liberato.

 Un destino sicuramente peggiore ebbe Jósef Noji, uno dei migliori atleti polacchi degli anni Trenta, che partecipò ai Giochi Olimpici del 1936 ed agli Europei del 1938; negli anni Trenta fu un campione per il suo paese; considerato un idolo dai suoi concittadini, un esempio per tanti giovani che volevano intraprendere questa disciplina; si trasformò ben presto in un elemento scomodo, perseguitato per il suo essere ebreo; venne deportato a Varsavia tra l’indifferenza e il silenzio di quanti avevano urlato per le sue vittorie soltanto qualche mese prima. Fece parte della resistenza, ma venne arrestato e trasportato ad Auschwitz, dove fu assassinato nel 1943.

Questi sono solamente due esempi dei milioni di persone che persero la vita miseramente in un campo di sterminio; famiglie, uomini, donne bambini e anche atleti uccisi perché considerati diversi agli occhi della follia umana; persone come noi, con l’unica colpa di credere in un Dio chiamato Yahweh (Iavè).

Il loro ricordo deve rimanere impresso nella nostra memoria attraverso gli anni; gli orrori e i soprusi commessi nei “campi della morte”, non devono e non possono mai essere dimenticati; e lo sport è l’occasione migliore per ricordare quanto successo in quegli anni, poiché da sempre è simbolo di abbattimento delle barriere e delle discriminazioni.

Vittoria Dattola

http://www.storiesportive.it/2011/01/dai-campi-sportivi-ai-campi-di-concentramento-storie-di-atleti-ebrei-nel-giorno-della-memoria/




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24 maggio 2015

La sperimentazione animale è una pratica obsoleta ( e barbara e inutile)

"Una decina di giorni fa la Sen. a vita Cattaneo, docente all’Università di Milano e inossidabile sostenitrice della sperimentazione animale, ha perorato la sua causa su uno spazio di ben 103 righe concessole da Repubblica, con richiamo in prima pagina. L’associazione scientifica O.S.A. (Oltre la Sperimentazione Animale), ha chiesto di potere ribattere, con le sue argomentazioni, ricevendo l’offerta di 15 righe sul sito web del quotidiano. Offerta rifiutata." LEGGETE E DIFFONDETE. GRAZIE.

di Oscar Grazioli

Premessa. Una decina di giorni fa la Sen. a vita Cattaneo, docente all’Università di Milano e inossidabile sostenitrice della sperimentazione animale, ha perorato la sua causa su uno spazio di ben 103 righe concessole da Repubblica, con richiamo in prima pagina. L’associazione scientifica O.S.A. (Oltre la Sperimentazione Animale), ha chiesto di potere ribattere, con le sue argomentazioni, ricevendo l’offerta di 15 righe sul sito web del quotidiano. Offerta rifiutata. I telegrammi sono utili per nascite e dipartite. OSA mi ha chiesto di pubblicare la replica alla Cattaneo su Tiscali.it. Lo faccio volentieri, anche perché di OSA sono socio fondatore, pur dovendola accorciare. Se qualcuno desidera leggerla per intero basta andare sul sito di OSA.


La sperimentazione animale è una pratica obsoleta. È solo d’ostacolo all’investimento in una ricerca scientifica più evoluta. L’antivivisezionismo scientifico è nato proprio dall’esigenza di quegli scienziati che vogliono la scienza in continuo progresso, non legata al “si è sempre fatto così” e discosta dal “meglio il topo o il bambino?”, argomentazioni fruste, desuete che ormai perdono colpi anche su chi ha la quinta elementare (con tutto il rispetto) e comincia a rendersi conto che è meglio lasciare Topolino vivere nel fatato mondo di Disney e Carletto, sopravvivere su questa terra perché fra i due non c’è la scienza di mezzo, ma la cinepresa e uno schermo cinematografico.


La stragrande maggioranza dei metodi di prova della sperimentazione animale non è mai stata formalmente validata a livello scientifico. È solo stata fatta per tradizione. Ma non è con la tradizione che si evolve la scienza. La sua evoluzione si misura sull’efficacia dei risultati e sui dati statistici. Il resto è fuffa, nel migliore dei casi, business e interessi personali nel peggiore.


Con la sperimentazione animale non si è ottenuto nulla su conoscenza e soprattutto terapia curativa di malattie degenerative devastanti. I malati di Alzheimer, malattia in progressione esponenziale, e i loro familiari aspettano da decenni i “promettenti” risultati dei farmaci testati sui modelli animali. Aspettano e soffrono disperati, nella vana attesa che  da un topo esca il coniglio dal cilindro del farmaco miracoloso. Soffriranno ancora molto per questa criminale roulette, giocata sulla loro pelle.  


Sono i metodi sostitutivi, quelli da cui possono giungere a noi le cure per malattie che finora hanno trovato solo le lacrime e l’indicibile sofferenza di chi ne è stato duramente colpito fino alla morte.


Sia ben chiaro non sono metodi sostitutivi perché noi non vogliamo sostituire il fallimento e il delirio della sperimentazione sugli animali, ma vogliamo una vera scienza moderna. Se un metodo si è dimostrato inefficace, va eliminato e non sostituito.


Sottolineiamo che il mutamento da noi voluto è una evoluzione scientifica che cambierà la storia della scienza biomedica, facendola uscire dall'oscurantismo cartesiano della sperimentazione animale. Questo porterà a un grande progresso su ogni fronte, in quanto tutto il tempo e i soldi sperperati finora per studi con modelli animali ,verranno finalmente utilizzati per studiare realmente il meccanismo biologico della patologie, per come esso si comporta nell’uomo e non su un topo.


Tutte le grandi rivoluzioni della storia hanno spaventato il vecchio resistente, ma il vecchio non ha mai vinto, ha solo al massimo ritardato l’evoluzione scientifica. Perciò si sappia fin d’ora che il bambino di oggi, che fra 50 anni scoprirà di avere l’Alzheimer e scoprirà che la cura per la sua malattia non è ancora disponibile perché si è speso tempo e denaro per curarla sui topi, avrà il diritto di dire che nel XXI secolo c’erano ancora cattivi scienziati o peggio dei disonesti, che per soldi e/o punteggi nei curricula, hanno scientemente nascosto la verità


La scienza va avanti con i nuovi approcci, le nuove ipotesi, con il pensare in un modo differente e accettarlo quando la dimostrazione è evidente, senza bruciare o chiedere abiure a chi ha il merito di avere una mente aperta.




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22 maggio 2015

Ce n'è abbastanza per augurarci che al più presto il nostro governo faccia luce sulle attività dei Fratelli Musulmani nel nostro Paese. Se ne sa poco si informi dai servizi di intelligence dei paesi musulmani che combattono seriamente il terrorismo.

Terrorismo: Garantisti ma non fessi
Perchè Abdelmajid Touil non è credibile. E con lui chi lo difende


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Abdelmajid Touil, fotografato quando arriva clandestino su un barcone dalla Libia

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Foto recente

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Khalid Chaoucki, deputato PD

Le cronache del fermo di Abdelmajid Touil, in attesa dell'estradizione verso la Tunisia in base all'incriminazione di aver partecipato alla strage del museo del Bardo a Tunisi, presenta alcuni aspetti sconcertanti:

1. il giovane marocchino è entrato in Italia a febbraio, da clandestino, con un barcone di clandestini,  mettendo a rischio anche la propria vita, quando poteva benissimo, avendo oltre a tutto un passaporto, giustificare la sua richiesta per ricongiungersi alla famiglia che abita in un paesino alle porte di Milano. Non l'ha fatto. Come mai ?

2. La famiglia lo giustifica dicendo che era andato in Tunisia in cerca di lavoro. Possibile, mi ci è rimasto tre giorni, il che rende poco credibile questa spiegazione. Dopo va in Libia a cercare lavoro, molto strano per un marocchino, a meno che l'andata in Libia servisse solo per entrare in Italia per vie illegali.

3. Preferisce quindi entrare in Italia da clandestino. Forse teme che il suo nome sia già conosciuto dalla autorità tunisine e comunicato in Italia ? Possibile.

4. Quando viene fermato dice di non avere documenti, di avere perso il passaporto sul barcone, ma ne denuncia la perdita solo ad aprile, un mese dopo l'attentato di Tunisi

5. I commenti sui giornali italiani sono curiosamente possibilisti, sposano, anche se con dubbi, la tesi dei famigliari: bravo ragazzo, simpatico, non ama il Jihad ecc.

6. Riceve l'endorsement anche da un deputato PD, Khalid Chaouki, affiliato ai Fratelli Musulmani, un movimento che per fortuna anche in Italia viene oggi riconosciuto terrorista, così come viene giudicato nei paesi arabi-musulmani dove è fuorilegge, che così si esprime sul nostro: " Confondere i profughi con questa vicenda è frutto di malafede e bassa speculazione" (La Stampa, pag.5, 21/05/2015). Ce n'è abbastanza per augurarci che al più presto il nostro governo faccia luce sulle attività dei Fratelli Musulmani nel nostro Paese. Se ne sa poco si informi dai servizi di intelligence dei paesi musulmani che combattono seriamente il terrorismo.

7. Siamo garantisti, da sempre. Vengano fatte tutte le indagini, ma attenzione agli  indizi, la valutazione data dal deputato PD è la via più diretta per non capire nulla del terrorismo.


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90




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21 maggio 2015

Palmira è caduta. L'antica e preziosa città siriana è finita nelle mani dei bastardi terroristi dell'isis (con annesse decapitazione dei soldati siriani caduti prigionieri)

ssedio e combattimenti, incursioni e ritirate. E adesso gli USA si dicono "profondamente preoccupati" per la conquista di Palmira da parte dell'Isis, ma, come al solito, grazie a Obama, non faranno un cazzo. Molto più deciso il presidente francese che arrivando a Riga per il vertice europeo dichiara: "Tutti i giorni ci sono massacri in Siria, tutti i giorni l'Isis combatte e fa pressione sulla popolazione civile. Dobbiamo agire per difendere il patrimonio culturale dell'umanità e per trovare una soluzione politica. Il mondo deve rispondere alla minaccia dell'isis a Palmira", ma dato che gli USA non si muoveranno, l'Europa, sempre pronta a criticarli, non farà un cazzo e un'altra parte della nostra storia andrà a farsi fottere. OBAMA SE NE DEVE ANDARE ..... SUBITOOO!!!!










foto di Roberto Martinelli.
foto di Roberto Martinelli.
foto di Roberto Martinelli.
foto di Roberto Martinelli.




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21 maggio 2015

Sante 'palestinesi'?

Sante 'palestinesi'?
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Mariam Baouardy, vittima della violenza islamica 

Cari amici,

scusatemi se torno sulla sgradevole faccenda della celebrazione papale del dittatore dell'Autorità Palestinese Mahmud Abbas. Non lo faccio per tornare sul tormentone se Francesco abbia detto “sei un angelo di pace” oppure “che tu sia un angelo di pace” a una persona che si è laureata con una tesi negazionista sulla Shoà, che ancora viene ripubblicata come libro nei territori da lui dominati, si è fatto una fama all'interno della sua organizzazione organizzando la strage degli atleti israeliani a Monaco e il dirottamento della nave Achille Lauro dove fu vilmente ammazzato a sangue freddo un vecchio in sedia a rotelle, Leon Klinghoffer, solo perché ebreo ed è diventato dittatore in quanto braccio destro di Arafat durante la terribile ondata terrorista del 2000-2002; il capo di un regime corrotto, che non smette di esaltare qualunque forma di terrorismo sia fatta contro gli ebrei e Israele (per fare un esempio recente, leggete qui: http://www.focusonisrael.org/2014/11/03/abu-mazen-scrive-alla-famiglia-del-terrorista-elogiandolo-per-il-suo-lavoro-e-questo-sarebbe-un-interlocutore-per-una-pace-duratura-e-stabile/) e di pagar loro, se catturati, lauti stipendi, fra l'altro pagati con fondi europei, dunque con le nostre tasse. In fondo non fa differenza. Difficilmente qualcuno, anche un papa particolarmente pio, potrebbe augurare a me che ho una certa età, di vincere la maratona alle olimpiadi; o potrebbe auspicare che Cicciolina mantenesse intatta la sua verginità. C'è un limite anche alle speranze ragionevoli. Né vi voglio tediare con la risposta del Vaticano alle critiche di parte israeliana (“Francesco non voleva offendere nessuno”: http://www.jpost.com/Christian-News/Vatican-says-Pope-meant-no-offense-calling-Abbas-angel-of-peace-403543). Il problema non è l'offesa, ma la presa di posizione politica, in definitiva la legittimazione della guerra, direttamente terrorista o diplomatico/giuridica, non importa, che Mahmud Abbas sta guidando contro Israele, raccogliendo interesse e solidarietà - questo è molto significativo - in Europa e nell'Amministrazione Obama, non nei paesi arabi che ormai ignorano quasi sempre la sua azione.

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Abu Mazen con Francesco

Ciò su cui voglio richiamare la vostra attenzione, che non è stato sottolineato abbastanza anche se circola su Internet è un dettaglio precedente al gesto del papa. La settimana scorsa è stato annunciato che Francesco avrebbe proclamato la santità di quattro donne, una francese, una italiana e due “palestinesi”. Trovate qui, nella cautissima agenzia Ansa, la traccia di questa classificazione nazionale: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/05/17/il-papa-fa-sante-4-donne-due-suore-della-palestina-una-italiana-e-una-francese-_5401bb40-b340-4996-9e36-d05509a2eaee.html. Non mi permetto naturalmente di discutere la santità delle due suore in questione, solo la loro nazionalità. Se guardate la biografia nella nota Ansa, trovate che una, Marie Alphonsine Danil Ghattas, è nata a Gerusalemme nel 1843; l'altra Mariam Baouardy nel 1846 a Ibillin in Galilea (o forse a Nazaret, ho trovato fonti contraddittorie). Ora negli anni '40 dell'Ottocento, nessuno aveva sentito ancora parlare di “palestinesi” nel senso di arabi della regione e non l'avrebbe sentito ancora per 120 anni; si trattava di territori dell'Impero ottomano dipendenti dal capoluogo regionale di Damasco (Siria). Era il momento in cui i viaggiatori occidentali riportavano la notizia di un territorio semidesertico, vuoto di popolazione e desolato (http://www.eretzyisroel.org/~peters/depopulated.html), in cui però la maggioranza relativa della popolazione di Gerusalemme era già ebraica (http://ziontruth.blogspot.it/2005/08/jerusalems-population-throughout-19th.html). Oggi poi Gerusalemme, la capitale di Israele, e Ibillin (un paese che si trova a una dozzina di chilometri da Haifa e da Acco: http://en.wikipedia.org/wiki/I'billin), sono entrambe in territorio israeliano, come del resto Nazaret. Bisognerebbe dunque dire che le due sante non sono affatto palestinesi, ma arabo-israeliane. O piuttosto, considerando che i cristiani locali non possono essersi convertiti durante i secoli dell'occupazione islamica (sarebbero stati immediatamente uccisi per questo), si tratta di discendenti degli abitanti della regione precedenti all'invasione araba, che qualcuno ha proposto di ritornare a chiamare col loro nome antico di aramei (http://www.algemeiner.com/2013/10/04/%E2%80%8Bchristians-in-israel-declare-renewed-identity-and-bonds-to-jewish-state/).

Che c'entra questa identità araba-cristiana-israeliana o aramea israeliana con Mahmud Abbas e le bandiere della Palestina? Nulla, naturalmente. O meglio, può c'entrare per un dettaglio significativo. Mariam Baouardy rimasta orfana, a dodici anni fu portata ad Alessandria d'Egitto. Qui tentarono di farla convertire all'Islam e di farla sposare e un musulmano: a dodici anni. Lei resistette, fu soggetta a un tentativo di stupro e anche ferita gravemente e lasciata per morta sulla strada. Scappò, fece la serva ad Alessandria, Beirut e poi Gerusalemme prima di trovare la strada di un convento (http://www.the-american-interest.com/2015/05/19/the-popes-deeper-meaning-on-palestine/). Insomma, l'episodio decisivo della sua vita è stata la resistenza a un tentativo di convertirla con la violenza e di trasformarla nella schiava sessuale di un pedofilo. Questa è la sorte che hanno subito per secoli e secoli cristiani ed ebrei per mano dei dominatori arabi e che ancora è praticata non solo dall'Isis, ma un po' dappertutto nel mondo islamico. Quando si parla di calo demografico della popolazione cristiana in Medio Oriente, bisogna tenere in conto anche violenze come questa. Se la vita di un santo significa qualcosa, qualla di Mariam Baouardy parla della resistenza di una ragazza alla violenza sessuale e religiosa di una società che non aveva il minimo rispetto per la sua identità (non parliamo della sua libertà).

Ora, quel che vuole (non quel che dice, ma quel che fa) l'Autorità Palestinese non diversamente da Hamas è l'arabizzazione forzata e l'islamizzazione altrettanto forzata del territorio di Israele, la pulizia etnica di tutti gli estranei (prima gli ebrei, ma poi anche i cristiani, come si vede nei fatti). Un'adolescente cristiana orfana e sola avrebbe oggi nei territori dominati da Abbas e soci la stessa sorte di Mariam - non certo in Israele dove sarebbe difesa e tutelata. Per questo nei paesi arabi i cristiani stanno scomparendo, mentre la popolazione cristiana di Israele cresce e si sviluppa. Definire “palestinese” Mariam è un atto di ipocrisia, un insulto alla verità e alla sua memoria. E' anche il tentativo implicito di legittimare la dittatura di Abbas e la pulizia etnica che cerca di attuare. Per quali motivi il Vaticano abbia diffuso notizie così sbagliate, e abbia anzi organizzato la partecipazione “palestinese” a questa celebrazione, lo lascio immaginare a voi. Certamente facendolo non ha offeso tanto Israele, quanto la verità e la memoria di Mariam.

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Ugo Volli


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90




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20 maggio 2015

Quei campioni dei diritti umani osannati da Hamas

Nessun esercito è esente da errori e irregolarità, ma mettere in mostra queste deviazioni senza prove, senza contesto e senza confronti è opera di manipolazione

Di Ben-Dror Yemini

Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo

Ben-Dror Yemini, autore di questo articolo

Il rapporto pubblicato di recente dall’organizzazione “Breaking the Silence” suscita echi in tutto il mondo. Non è semplicemente incantevole predicare i diritti umani? Si tratta in effetti di una posizione molto ambita. Il problema è che qui abbiamo a che fare con un altro pezzo di un grande imbroglio, un altro anello della catena che mira a trasformare Israele in un mostro vivente, un altro sprone alla campagna per il boicottaggio e le sanzioni anti-Israele. Perché un imbroglio?

Primo. Quando Israele viene accusato di colpire civili, o quando si parla di proporzionalità, ci si deve chiedere: quali sono i confronti? Si scopre che non vengono mai fatti confronti, e non per caso. Perché ogni confronto comparativo dimostra senza ombra di dubbio che Israele provoca meno vittime civili di quelle che si registrano su altri campi di battaglia analoghi. Sì, si registra qua e là qualche segnalazione di elevati numeri di vittime civili altrove: ma non vengono lanciate campagne, dai campus universitari al boicottaggio nei supermercati, farcite di orribili immagini e resoconti di incidenti sostanzialmente anomali o involontari che vedano implicate forze inglesi, americane, europee o della Nato sui più vari teatri di guerra (e non menzioniamo nemmeno le altre guerre mediorientali, come quelle in corso in Libia, Siria, Yemen ecc.).

Secondo. Anche un paese come la Gran Bretagna ha delle organizzazioni che militano contro la guerra. Ma nessun paese straniero finanzia la pubblicazione di testimonianze di soldati britannici reduci da zone di conflitto. Allora, perché diavolo la Gran Bretagna si permette di finanziare Breaking the Silence? Perché gli inglesi pensano che sia morale la loro doppia morale?

Soldati israeliani reintrano dai combattimenti contro la roccaforte di Hamas nel quartiere Shujaiyeh (Gaza, luglio 2014)

Soldati israeliani reintrano dai combattimenti contro la roccaforte di Hamas nel quartiere Shujaiyeh (Gaza, luglio 2014)

Terzo. Altri quattro paesi – Svizzera, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca – finanziano un’organizzazione con sede a Ramallah che si chiama Human Rights and International Humanitarian Law Secretariat, che a sua volta finanzia Breaking the Silence. Questo Secretariat finanzia anche gruppi come Al-Haq, BADIL, Al-Mizan e altri ancora che fanno parte a pieno titolo della campagna per il boicottaggio e le sanzioni anti-Israele. Qui non si tratta più di critiche a questa o quella politica di Israele, ma di una ideologia che si oppone all’esistenza stessa di Israele. Questo è l’ambiente ideologico da cui scaturisce il rapporto di Breaking the Silence.

Quarto. Breaking the Silence rifiuta di rivelare l’identità dei denuncianti, nonostante il fatto che in Israele nessuno sia mai stato rimproverato o punito per aver reso tali testimonianze. Le Forze di Difesa israeliane vorrebbero esaminare le testimonianze e indagare le denunce, ma l’organizzazione non cede: non c’è modo di verificare né confutare tali testimonianze. Dunque, come possono essere prese sul serio?

Quinto. L’esercito israeliano non è perfetto, e non tutti i soldati israeliani sono angeli. Alcune delle affermazioni riportate da Breaking the Silence potrebbero essere vere. Si verificano comportamenti irregolari in tutti gli eserciti del mondo e su tutti i campi di battaglia. Ma quando queste deviazioni dalla norma vengono mette in mostra senza alcun contesto di sfondo, senza prove, senza un quadro comparativo, senza ricordare ad esempio il fatto che un documento diffuso da Hamas ordinava ai suoi combattenti di farsi scudo con la popolazione civile e nascondersi nei centri abitati, allora il rapporto di Breaking the Silence non è solo un imbroglio: è una manipolazione.

“Siano benedette tutte le commissioni, gli individui, i gruppi della società civile e le organizzazioni per i diritti umani che si sono adoperate per spezzare l’assedio di Gaza e che si sono battute contro il muro e gli insediamenti. Ricordiamo sempre i liberali di tutto il mondo che si sono schierati con la nostra causa e contro la guerra sionista sulla nostra terra”. Così si è espresso il capo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, in un discorso dell’ottobre del 2013. Lo stesso discorso in cui Haniyeh chiariva per l’ennesima volta che Hamas si oppone a qualsiasi soluzione politica del conflitto e che la battaglia è per “tutta la Palestina” (con l’eliminazione di Israele). Si racconta che Vladimir Lenin abbia pronunciato un discorso simile circa certi suoi sostenitori. Ma Lenin non li chiamava “attivisti per i diritti umani”, li chiamava con il loro vero nome: utili idioti.

(Da: YnetNews, 9.5.15)




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18 maggio 2015

Abu Mazen scrive alla famiglia del terrorista autore dell’attentato al rabbino Glick elogiandolo per il suo “lavoro”: e questo sarebbe un interlocutore per una pace duratura e stabile?

abu-mazen-terrorismo-palestinese-focus-on-israelGerusalemme, 2 Novembre 2014 – Il terrorista palestinese che mercoledì scorso ha sparato all’attivista israeliano Yehudah Glick, all’uscita da una conferenza sul diritto degli ebrei di pregare al Monte del Tempio di Gerusalemme, salirà in cielo come un “martire”. Lo ha scritto il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in una lettera di condoglianze inviata sabato ai famigliari dell’attentatore (morto giovedì in uno scontro a fuoco coi poliziotti venuti ad arrestarlo).

Con rabbia – ha scritto Abu Mazen – abbiamo appreso la notizia del criminale assassinio commesso dai terroristi dell’esercito d’occupazione israeliano contro vostro figlio Mu’taz Ibrahim Khalil Hijazi, che andrà in paradiso come un martire che ha difeso i diritti del nostro popolo e dei suoi luoghi santi”. Gal Berger, di Israel Radio, ha riferito domenica che un portavoce di Abu Mazen ha confermato l’autenticità della lettera, e ne ha postato l’immagine su Twitter.

Mentre noi stiamo cercando di calmare la situazione – ha commentato domenica sera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – Abu Mazen manda lettere di sentite condoglianze per la morte di uno che ha cercato di perpetrare un vergognoso omicidio. E’ giunta l’ora che la comunità internazionale lo condanni per quest’opera di istigazione all’odio”.

(Fonte: Israele.net)

Nell’immagine in alto: la lettera inviata dal presidente dell’A.N.P. Abu Mazen alla famiglia del terrorista autore dell’attentato al rabbino Yehuda Glick




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17 maggio 2015

ASPETTO-UNA-SUA-TELEFONATA-DI-SCUSE-CARO-BERGOGLIO


 

Non è semplice scrivere di questo tema, non è semplice perché per me si tratta di parlare delle azioni di un capo di stato ma, essendo io una persona religiosa, ho ben chiaro che per molte persone, alcune delle quali amiche personali, si tratta di una persona che rappresenta qualcosa che ha strettamente a che fare con la loro fede e con la loro relazione con D-o.

Ciò non di meno mi trovo nella posizione in cui raccolgo immagini e vedo riproporsi qualcosa di assai pericoloso per il mio popolo e per l'umanità nel suo complesso. In virtù del fatto che le azioni compiute da questa persona non condizionano soltanto le persone che appartengono allo stato che governa ma condizionano fortemente le persone che si riconoscono nella fede cattolica e che, immagino, fatichino a relazionarsi con le sue azioni come ci si relaziona con le azioni di una persona.

Le immagini e sopratutto le implicazioni che queste immagini portano in se mi tolgono il sonno, mi spaventano e richiamano alla mia mente qualcosa che profondamente mi sconvolge. Poiché tutto quello che sta accadendo si traduce nella riproposizione di scambi e travisamenti storici le cui conseguenze ancora segnano profondamente la carne del mio popolo, l'assenza di una parte di esso.

La prima immagine, vede quest'uomo in visita in Israele porsi nella medesima posizione fisica, in preghiera, davanti alla barriera difensiva come davanti al Kotel. Ed ecco il primo schiaffo, potente e sonoro in pieno viso, ad attribuire ad una costruzione necessaria per arginare gli attentati terroristici che costantemente vengono compiuti verso i cittadini Israeliani, la dimensione di luogo di preghiera e di sofferenza inflitta come lo è il Kotel, unico piccolissimo residuo del Tempio, distrutto con l'intento di cancellare la presenza ebraica dal mondo.

L'immagine successiva è sempre di quest'uomo che dice messa davanti ad un grandissimo affresco in cui è rappresentato un Gesù, bambino avvolto in una keifià, questo più che uno schiaffo ha la forza di una serie di pugni assestati alla bocca dello stomaco, che ti tolgono il respiro, che ti fanno cadere a terra e quando sei a terra lui prosegue con una quantità di calci alle reni, al viso... così rialzarti sarà davvero difficile. Dire messa davanti ad un immagine di quel tipo significa dare legittimità all'ennesimo travisamento della storia giocato sulla pelle di un ebreo, Gesù appunto, che, come in passato è stato usato per legittimare la persecuzione e lo sterminio del suo stesso popolo grazie alla balla del deicidio, così oggi, attraverso quel gesto così preciso ed inequivocabile viene utilizzato per legittimare una nuova spaventosa bugia: Gesù era palestinese e la sua sofferenza è vissuta e conosciuta dal popolo inventato nel 1964 dalla lega araba! Questo con la precisa funzione di legittimare ancora una volta lo sterminio del popolo ebraico.

L'ultima immagine, che sento come una pistola, caricata e puntata alla mia tempia, è l'abbraccio sorridente tra lo stesso uomo protagonista della precedenti immagini e Abbas, un terrorista che sta facendo tutto il possibile per nutrire le persone che neppure lo hanno eletto (ricordo che il suo mandato è scaduto molti anni fa!) con la peggiore propaganda antisemita ed antigiudaica, che, come il suo predecessore (Arafat), ha sempre fatto il possibile per fare finta di negoziare e portare avanti contemporaneamente la crescita della fame e dell'odio nella sua gente così che questa restasse la più feroce e disumana arma puntata contro Israele e contro tutti gli ebrei del mondo.

Abbas che ha scritto e mai negato (se non per finta in inglese per il pubblico pagante!) la propria tesi di laurea che sostiene il negazionismo. Abbas che ha deciso di stringere alleanza con Hamas, organizzazione terroristica, che dichiara apertamente sia per iscritto che oralmente di volere eliminare Israele e tutti gli ebrei che vi risiedono! Questo è l'uomo che dopo l'abbraccio è stato definito “angelo della pace”!!!

Ma io mi chiedo, quest'uomo, protagonista di questi atti, che stanno riportando le lancette della storia del cristianesimo al medioevo, si rende conto di quello che sta facendo? Si rendo conto del fatto che sta legittimando il terrorismo? Si rende conto che sta legittimando la strumentalizzazione di Gesù al fine di legittimare lo sterminio degli ebrei? Lo sa che una delle due suore che verranno beatificate oggi da lui stesso è stata uccisa dai terroristi che lui abbraccia e rafforza? Lo sa che sta rafforzando chi vuole eliminare dalla faccia della terra l'unico luogo, in medio oriente, nel quale i cristiani possono vivere in pace completamente liberi?

Pensa davvero che sarà possibile dire ancora messa nelle chiese di Gerusalemme qualora questa venisse tolta ad Israele?

Pongo queste domande all'uomo perché per me non è null'altro che un uomo, non si tratta di mancanza di rispetto, tutt'altro: essere umani significa essere stati creati ad immagine e somiglianza di D-o e questo essere ad immagine e somiglianza per me significa avere la più grande e splendida responsabilità che sia stata data ad una creatura, quella di scegliere, tra il bene ed il male, tra la vita e la morte.

Pongo infine a quest'uomo domande semplici e dirette perché lui come me, come tutti noi, come le persone che a lui si riferiscono come guida ma anche quelli che non lo riconoscono come tale, tutte le persone che abitano questo pianeta, che credono in D-o o che non ci credono: perché tutte le volte che bisogna scegliere si sceglie sempre la strada più semplice, quella del potente o del violento di turno, perché quando c'è da scegliere coraggiosamente di non farsi complici dei terroristi che stanno distruggendo vite umane come se fossero nulla, perché quando c'è da compiere una scelta autenticamente rivoluzionaria e vera, quella di scegliere la vita, perché scegliere la morte?!?

Ariel Shimona Edith Besozzi

http://arielshimonaedith.wix.com/ariel#!ASPETTO-UNA-SUA-TELEFONATA-DI-SCUSE-CARO-BERGOGLIO-/cjds/55582bc10cf298b2d3c251ae




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17 maggio 2015

Nel frattempo l'Europa ed il Vaticano riconoscono il cosiddetto "Stato""della "palestina ". ...

A un meeting speciale in Gaza Giovedì tenuto in occasione del giorno della NAbka , il parlamento "palestinese" ha dichiarato che "l intera terra di Palestina" è di proprietà islamica e che gli ebrei non hanno diritto neppure ad un acro di essa.
Direi che mentre tutti dicono "due stati" questa è una dichiarazione "rappacificante"



It was also stated that any Palestinian who gives up on "the right of return" should be treated as though he had committed treason, in accordance with Palestinian...
virtualjerusalem.com





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15 maggio 2015

LA CHIESA E I PALESTINESI: I CRISTIANI VENGONO DOPO

    foto di Progetto Dreyfus.


    Partendo dal presupposto che la Chiesa aveva riconosciuto la Palestina già tre anni fa e che i titoloni dei ...quotidiani internazionali servono soltanto a far esaltare chi non è ben informato sulle vicende mediorientali, appare alquanto anomala la decisione di Papa Francesco di occuparsi dei palestinesi per due ragioni principali: 1. La priorità in Medio Oriente sarebbe quella di salvare milioni di cristiani perseguitati e massacrati dagli integralisti islamici 2. Sarebbe bene, prima di siglare qualsiasi documento, prendere una chiara posizione contro i soprusi dei palestinesi contro la popolazione cristiana della West Bank.

    Nell'ottobre 2014 Padre Naddaf di Nazareth ricordava alle Nazioni Unite che all’inizio del 20° secolo i cristiani rappresentavano il 20% della popolazione del Medio Oriente, mentre ora sono solo il 4%. La media degli ultimi tempi è di 100.000 cristiani uccisi ogni anno. L'unica isola felice per i cristiani, ricordava il prete ortodosso, è Israele.
    Link: http://www.progettodreyfus.com/nazioni-unite-padre-naddaf-…/

    Alla fine del 2013 invece, Progetto Dreyfus proponeva la lettura di un articolo di Roberto Barducci sulla condizione dei cristiani sotto il governo di Abu Mazen; in quello scritto si ricordava che la popolazione cristiana con 25 mila abitanti, rappresentava l'85% nel 1948, mentre ora è diminuita al 12%. Erano approfondite tutte le motivazioni legate ai soprusi islamisti e si raccontava del muro di omertà fra i cristiani per paura di ripercussioni: http://www.tempi.it/i-cristiani-fuggono-da-betlemme-vi-dira…

    Eppure, i fratelli cristiani per la chiesa vengono dopo rispetto alla scala delle priorità politiche. Che li protegga il Signore, perché se si aspetta il Papa...




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13 maggio 2015

LA CROCE COPERTA DALL'ISLAM. L'immagine dell'altare della chiesa cristiana cattolica di Santa Maria della Misericordia, a Venezia, trasformata in moschea

trasformata in moschea dalla Biennale d'arte 2015 e usata quindi come luogo di culto da decine di fedeli musulmani. Il Patriarcato protesta: "Quello è un nostro luogo di culto"




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12 maggio 2015

Indovina in quale paese c'è questa campagna contro il Burqa ?




    1- USA
    2- FRANCIA
    3- MAROCCO
    4- ITALIA




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12 maggio 2015

Foto di bambina di due anni mentre viene decapitata, trovata sul telefonino di un "combattente" islamico dell'isis

Kurdish fighters find image of baby-girl getting beheaded on mobile taken from dead ISIS fighter

 
 
 
 
 
 
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Vile image of baby girl being ‘beheaded’ found by Kurds on phone taken from dead ISIS fanatics in Kobane

  • Sickening image shows child pinned to floor with knife held to her throat
  • Feared she and her family may have been beheaded for being Alevi Muslims
  • Group have previously been targeted by Islamic State militants in Kobane 
  • Other images of phones show jihadis playing football with severed heads

|

An horrific image has emerged of a baby girl moments from being beheaded by IS.

The picture is among several recovered by Kurdish soldiers from the mobile phones of dead fanatics in the Syrian town of Kobane.

It shows the child being pinned to the floor, in clear distress as a knife is held to her throat.

It is feared she may have been beheaded along with her family for being an Alevi Muslim, a branch of Islam whose followers have been targeted by IS. 

Horror: The harrowing image of the 'beheaded' baby girl was found on the phone of a dead Islamic State militant. Others images showed beheadings and jihadis playing football with the severed heads of victims

muslims decapitate baby

Other pictures show beheadings and jihadis playing football with the severed heads of victims.

They were found by Kurdish YPG fighters defending the besieged town, where more than 1,100 are thought to have been killed since last month.

The photo of the girl is believed to have been taken a week last Friday. There were no shots of her decapitation and her body has not been found, leading some to hope she had a miraculous escape.

The many fighters who have circulated the picture on Facebook have nicknamed her ‘Melek’, meaning angel.

Blast: The picture is among several recovered by Kurdish soldiers from the mobile phones of dead fanatics in the Syrian town of Kobane, pictured this afternoon during an American airstrike
Blast: The picture is among several recovered by Kurdish soldiers from the mobile phones of dead fanatics in the Syrian town of Kobane, pictured this afternoon during an American airstrike

One source, Ali, who obtained the picture from YPG soldiers, told The Mail on Sunday: ‘The people of Kobane are desperate for the world to see with their own eyes the atrocities inflicted by these filth.

Each time I look at this picture it makes me weep.

‘You can see how frightened she is. I can almost hear her scream.What kind of depraved monsters are they? What pleasure can killing this child bring anyone?’

Soldiers said Melek, a woman and an older child – thought to be her mother and sister – were witnessed being dragged out of hiding by IS around the time of an air strike.

‘Some have a flicker of hope in their hearts that they might have escaped,’ added Ali.

______________________________________

isis decapitates christian child

We have seen many images and videos of Muslim murder of children for the sake of Islamic ideology, while Muslims holler and celebrate the savagery as if they are at a sports game. Most of the content is being removed by youtube and search engines. This Christian child was decapitated by “rebels” in Syria in 2013. They first stormed into the family’s home, killed the parents and then decapitated the small child. Then they used the opportunity for photo-ops for Sunni propaganda and posed as the child’s parents, pretending to mourn it and pretending to be victims of “the Assad regime”. Syria’s president Assad is from a minority non-Sunni community (Alawites) and is viewed as an infidel. Saudi Arabia wants him removed from power and the country was invaded by foreign Sunni terrorists from Saudi Arabia, Tunisia and Palestine who pretended to be “rebels” fighting for their rights. Based on Saudi duplicity, the Saudi’s encouraged US, UK and the EU to provide military aid to their own rebels and these governments directly, through Saudi pressures, supported the terrorists and turned against the victim of terrorism, the Syrian government.

https://themuslimissue.wordpress.com/2014/10/19/image-of-baby-girl-being-beheaded-found-by-kurds-on-phone-taken-from-dead-isis-fighter/




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11 maggio 2015

E' la differenza che contraddistingue l'uomo. Qualsiasi decoro o elogio di apprezzamento non è mai sufficiente per un uomo di così tanto valore. Grazie Sir NICHOLAS!




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9 maggio 2015

Bolzano, profughi in rivolta: "Vogliamo almeno un autista e i soldi promessi dall'Italia"

Gli immigrati ospitati all'hotel Alpi si lamentano: "Lo Stato italiano aveva promesso di darci regolarmente dei soldi. Ma questo non sta accadendo"Il governo Renzi ha appena inviato 50 profughi, che vanno a rimpolpare il numero di immigrati presentii all'interno dell'hotel Alpi a Bolzano.

I neoarrivati, però, non sembrano affatto gradire questa sistemazione e vorrebbero molto di più. Proprio in queste ore ha cominciato a circolare in rete un video che mostra un profugo lamentarsi perché non riceve i soldi promessi dal governo: "Lo Stato italiano aveva promesso di darci regolarmente dei soldi. Questo non sta accadendo o molto spesso i soldi ci arrivano in grande ritardo. In questo mese per esempio non ci sono stati dati. E non capiamo qual è il problema".

Un altro profugo, invece, si lamenta del fatto che debba camminare dall'ex hotel Alpi fino all'ex caserma Gorio per poter pranzare: "Immaginatevi che siamo costretti a camminare fin qui per ogni pasto e per ogni cena. Ogni volta devo percorrere tutto questo spazio a piedi"


 




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8 maggio 2015

Nel Regno Unito questo incallito parlamentare antisraeliano ha perso il seggio

lo sfondo dietro era tutto un programma...



George Galloway

George Galloway. (photo credit:REUTERS)




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7 maggio 2015

Ora Hamas se la deve vedere con lo Stato islamico a Gaza

I baghdadisti annunciano un ultimatum (scade oggi) contro il gruppo palestinese che “opprime gli abitanti della Striscia”

di Daniele Raineri 

Combattenti della brigata al Qassam nella striscia di Gaza (foto LaPresse)

Roma. Oggi scade un ultimatum di tre giorni contro Hamas annunciato da un gruppo palestinese che si fa chiamare “I sostenitori dello Stato islamico a Gerusalemme” e fa riferimento esplicito allo Stato islamico, il gruppo comandato da Abu Bakr al Baghdadi che ha già fazioni satellite in Nigeria, Egitto, Libia e Yemen. L’ultimatum chiede la liberazione di alcuni palestinesi salafiti – appartenenti quindi a un frangia particolarmente rigida dell’islam – arrestati nei giorni scorsi da Hamas dentro la Striscia (non che Hamas non sia rigida; ma in tutto questa durezza ci sono differenze, se non altro di tattica e visione militare). L’ultimatum dello Stato islamico è stato annunciato poche ore dopo una esplosione contro un comando della polizia di Hamas. Un account su Twitter legato al gruppo dice che i palestinesi di Gaza devono sopportare “arresti, torture e fughe dalle loro case” per colpa di Hamas. Un video dello stato islamico messo lunedì su internet mostra un combattente a Yarmouk, il quartiere palestinese di Damasco, in Siria, mentre dice: “Hamas sostiene di proteggere quella gente, ma in nome di Dio, non hanno nulla a che vedere con i nostri musulmani in Palestina”.

 

ARTICOLI CORRELATI Sisi contro Gaza L’organizzazione che dal 2007 governa la Striscia di Gaza arresta salafiti a intervalli regolari per evitare di essere contestata da gruppi islamisti che si pongono fuori dalla sua autorità. E’ successo anche negli anni passati ed è una conseguenza (anche) della tensione tra al Qaeda – che ispira i gruppuscoli salafiti – e Hamas, che invece ha per modello la Fratellanza musulmana. Il capo di al Qaida, l’egiziano Ayman al Zawahiri, in passato ha accusato la Fratellanza e Hamas di accettare lo strumento democratico del voto e quindi di tradire i princìpi del vero islam, che non tollera poteri superiori sull’uomo che non siano quelli di Dio. Inoltre, per uno di quegli intrecci mediorientali che ingarbugliano l’intera situazione, Hamas riceve finanziamenti dall’Iran, quindi dal potere sciita, e per questo risulta ancora più odiosa agli occhi dei jihadisti sunniti Quest’anno però, a differenza che in passato, il fermento salafita sta prendendo un colore diverso e potenzialmente anche più pericoloso, con la conversione al Califfato di alcune cellule nella Striscia, che ora espongono la bandiera di Baghdadi, pubblicizzano i contatti che hanno con alcuni combattenti in Siria e Iraq e organizzano raccolte fondi per espandersi dentro alla Striscia. Secondo un sondaggio di marzo del Palestinian Center for Policy and Survey Research, l’86 per cento degli abitanti di Gaza pensa che “lo Stato islamico non rappresenta il vero islam”. E’ ancora molto prematuro parlare di “competizione” fra i due gruppi come fa Foreign Policy, ma in passato sottovalutare la capacità di penetrazione e persuasione dello Stato islamico s’è dimostrato un errore.

http://www.ilfoglio.it/esteri/2015/05/06/ora-hamas-se-la-deve-vedere-con-lo-stato-islamico-a-gaza___1-v-128489-rubriche_c504.htm




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6 maggio 2015

Una volta questa non si chiamava dittatura?




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5 maggio 2015

L'Isis si fa l'hotel a 5 stelle

Lo Stato islamico scommette sul turismo e si fa un hotel a cinque stelle.









Venerdì scorso, con una grande cerimonia d'inaugurazione, il Califfato ha riaperto ilNineveh Oberoi, il più elegante albergo di Mosul nonché di tutto l’Iraq, dopo oltre dieci mesi di chiusura.

Ora l'hotel si chiama al Waritheen che in arabo significa I successori (del profeta Maometto). Come racconta il giornale londinese al Quds al Arabi, a ristrutturare l'albergo è stato l'Isis che, per festeggiare l’evento, ha "invitato" le famiglie di Mosul. Sui social network vicini all’organizzazione circolano le fotografie di bambini che giocano attorno alle fontane e nei giardini antistanti all’hotel durante la cerimonia, alla quale hanno partecipato decine di abitanti di Mosul ma anche i miliziani e i leader dell’Isis.

Sulla destinazione e sull’utilizzo che lo Stato islamico intende fare dell'hotel gli internauti sollevano tuttavia una serie di dubbi. Qualcuno resta incredulo di fronte alla notizia, chiedendosi semplicemente: "Ma cosa significa?!". Altri, invece, hanno commentato: "Ora l'Isis ha un hotel a cinque stelle, ma ha distrutto tutti i siti archeologici della città".

Il Nineveh Oberoi fu costruito nel 1986. Nel 2003, durante la guerra americana in Iraq, fu saccheggiato e danneggiato, poi le forze americane vi stabilirono la sede temporanea, prima di essere ripristinato al suo utilizzo originario. Dopo l’occupazione di Mosul da parte delle milizie di Abu Bakr al Baghdadi il 10 giugno scorso, la struttura è stata chiusa fino alla nuova inaugurazione.http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lisis-si-fa-lhotel-5-stelle-1123623.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=L'Isis%2Bsi%2Bfa%2Bl'hotel%2Ba%2B5%2Bstelle%2B-%2BIlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Interna




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4 maggio 2015

Chissà perché gli altri li respingono...e ce li mollano. E noi "accattiamo" tutto!!!

sbarchi2

 

L’Affrica si riversa lentamente, ma inesorabilmente in Italia. Sono 2.400 i cosiddetti “migranti” prelevati oggi al largo della Libia in 12 diverse operazioni di salvataggio. L’ultimo intervento ha riguardato un barcone con a bordo 397 migranti, che ha lanciato l’allarme in acque libiche.

Nelle operazioni sono impegnati 4 mezzi della Guardia Costiera, 2 della Marina Militare; 2 della Guardia di Finanza; un’unità inserita nel dispositivo Triton e 2 mercantili. Complessivamente sono stati intercettati 4 barconi e 8 gommoni. Le operazioni di traghettamento sono ancora in atto.

http://www.imolaoggi.it/2015/05/02/2400-clandestini-prelevati-al-largo-delle-coste-libiche-in-poche-ore/




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